Questa celebrazione della Pasqua per me è dedicata tutta al mistero dell'amore. Mi sono preso un po' di tempo i giorni scorsi, non tutto quello che volevo, perché d'altra parte il Vescovo Matteo è venuto qui a far visita al laboratorio di Giovanni Battista e dei suoi poveretti e quindi dovevo fare presenza, però ugualmente il Signore mi ha preso molto per mano e quindi arrivo a Pasqua un po' come domenica scorsa mi era sembrato lui promettesse. Per pensare alla Pasqua e a tutto, a tutta la storia, alla vicenda di ogni persona, come a una grande storia d'amore. Dio è amore. E non si può dire qualche cosa d'altro se prima non si ricorda sempre quello. Non si può dire che è giusto prima di dire che è amore. E questo accompagna tutta la nostra vita. Dunque dicevamo sul prato domenica scorsa che appunto è venuto perché ci vuole bene, come accennavo adesso all'inizio della Messa, e ci vuole bene perché ne abbiamo bisogno, perché vuole bene a tutti ma soprattutto a quelli che ne hanno più bisogno, perché sono più cattivi come me, o sono più peccatori, o sono più lontani, o sono più increduli. Ma più uno è lontano, più lui lo insegue con il suo amore. E risponde sempre con l'amore, sempre. E per quello che c'è un tormento di Dio, ormai sono convinto che si tratta proprio di un tormento che Dio vive e accetta nella sua divina vita, che è Giuda. Giuda c'è sempre. È impressionante come ci sia sempre. Perché non riesce a metterlo in disparte. E quindi anche la parola evangelica che abbiamo ascoltato questa sera. Siccome Satana aveva già messo nel cuore a Giuda di tradire il Signore, ecco. E anche a Giuda il Signore lava i piedi. Noi non sappiamo come sia finita la faccenda, ma certamente sappiamo che fino alla fine lo ha amato. È un'occasione preziosa, quella di questa sera, per restituire tutti all'amore di Dio. Soprattutto se c'è qualcuno cui ti sembra di non riuscire a voler bene. Restituisci dal suo amore. Lui lo ama. E sapete qual è la misura dell'amore di Dio, vero? È quello che celebreremo domani. È la sua croce. Tante volte ci siamo ricordati di quell'espressione popolaresca della lingua italiana ti voglio un bene da morire. Stamattina vedevo un'oscillazione di pace tra due dei miei fratelli. Subito questo mi ha fatto stare molto male. E poi però mi hanno rassicurato che tutto era ritornato nella pace. Vi volete bene? È una domanda che questa sera dobbiamo farci. Perché è così termina il Vangelo di oggi. Dunque perché per farci vedere che ci vuole bene viene a lavarci i piedi. Perché è così? Perché non sono i signori ma sono i servi che lavano i piedi ai loro signori. e lui si fa piccolo fino a diventare nostro servo. Ed è per questo che poi alla fine ci ha detto nell'Avangelo che abbiamo ascoltato che siccome io gli ho lavato i piedi anche voi però dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Certo. Fino in fondo. Fino in fondo. senza resistenza. Il valore della vita è misurato dall'amore. Ancora una volta dobbiamo ricordarcelo che tu sei qui questa sera semplicemente perché sei stato molto amato. Se tu non fossi stato amato non saresti qui. Avresti ben altro da pensare, da fare. Invece sei stato molto amato. E quindi alla fine puoi sopportare anche una liturgia del giovedì santo e anche molto di più. E ti viene quasi voglia di voler bene perché hai acquisito un debito enorme. Te lo ricordi? Fin da quando eri piccolino piccolino te lo ricordi? i vecchi come me non si ricordano cosa hanno mangiato oggi a pranzo. Ma di quando mia mamma una sera mi raccontò e io avevo quattro anni che la guerra era finita e che il papà ritornava io quella sua lacrima la ricordo benissimo. la tua storia della salvezza è la tua storia d'amore ed è certamente la storia di come anche tu hai amato. Però ricordatelo bene che quello che tu puoi chiamare il tuo amore per qualcuno è semplicemente la restituzione la sorpresa la meraviglia il desiderio di fare ad altri quello che tu hai ricevuto. Siamo andati stamattina a fare questa liturgia della lavanda dei piedi dentro al nostro carcere è stato bello per me e osservavo il volto della persona prima gli guardavo i piedi per lavarli ma poi brevemente lo guardavo e credevo e pensavo che il Signore in quel momento mi aiutasse a ripercorrere rapidamente la sua storia un bacio fugace probabilmente in mezzo a tante sventure perché lì dentro c'è gente meno amata di te e di me perché si combinano i guai perché si è poco voluti bene e quando uno è stato voluto molto bene è un lusso voler bene si capisce ne ha tantissimo e noi celebriamo questa sera questa grande pedagogia dell'amore lui che si toglie le vesti si mette una grembiala e passa alla faggiettina ed è importantissimo che sia anche un gesto capisci uno sguardo una parola una lacrima bisogna che ci sia una conversazione dell'amore dobbiamo vederci per volerci bene e noi questa sera è questa la festa che celebriamo lui col suo amore è venuto a farcelo vedere e a insegnarcelo mi raccomando mi raccomando concentriamo su questo l'attenzione della nostra coscienza e del nostro cuore perché questo bene raccoglie tutti i beni imparalo a vedere in chi è accanto a te e non ha il dono della fede impara perché il Signore che non gli ha ancora regalato la fede gli ha però regalato l'amore ma che meraviglia che meraviglia questa sorpresa di Dio che ti fa vedere anche colui che non crede per come è capace di volere bene Dio ci ha sentato che il vecchio l'an passado diceva che quando uno dice amore pratica l'amore pensa l'amore vive dentro l'amore vive la vita di Dio avrà dei dubbi sulla santissima Trinità gli piaceranno le svedesi, non so, di qualche dei voglia, pensa a qualche dei voglia, ma vuole che in quello vive come Dio. Perché Dio è così. Allora, questa sera, in questa primissima parte della liturgia, il Signore è questo che ci vuole insegnare. Ed è stata interessante la messa di stamattina, perché il testo del Libro dell'Esodo dice una cosa straordinaria, e cioè che questi qui hanno cominciato in qualche modo a mettere insieme quello che noi chiamiamo la messa, molti secoli prima, ma non in una condizione favorevole nella loro terra quando le cose andavano bene, ma nell'Egitto, nella violenza dell'Egitto. Sapete, questo testo, se potete dargli un'occhiata, è interessante, perché sono tremila anni di quelli che guardano la Bibbia, e si chiedono se questo qui è un testo di storia, che racconta una storia del popolo antico, oppure è un libro di liturgia, perché è tutta un'istruzione, bisogna fare così, bisogna fare così, ed è quello che gli è capitato. Erano là prigionieri, trattati male, avevano deciso di scappare, capite, leggendo in carcere è stato abbastanza emozionante. E' vero, che hanno celebrato quella notte, quella cena, l'hanno consumato in un modo stranissimo, stando in piedi, con i vestiti da viaggio, con i sandali e il bastone, perché si doveva scappare, hanno mandato in fretta, in quella notte, e sono venuti via. Prendi la buona questa sera, questa parola. Anche tu questa sera. Mangia in piedi, col bastone in mano, con i sandali, pronto a scappare. Perché? Perché devi scappare da quella cosa che ti tiene prigioniero. Che cos'è? La paura? Il risentimento? Una malattia? Un rapporto d'amore che sembra spezzato? Un vizio che ti tortura? Un peccato che non ti lascia libero mai? Bene, stasera si scappa. Si scappa. Stasera ce ne andiamo insieme, poi mi raccomando, eh? Via di forse. Via da quello che ci impedisce. Di accogliere l'amore, di restituire. Di guardare con pace. Di praticare l'umiltà. Di condividere i nostri beni. Scappiamo via da tutto quello che ci imprigiona. Scappiamo. E' il momento giusto. Per scappare via. E ritroviamoci. Per volerci bene. Per dirgli che ci vogliamo bene. Che magari celebriamo male la liturgia dell'amore. Con superficialità, certe volte con violenza, con banalità. Ma in fondo, in fondo. Sai, è buono. Che scoperta meravigliosa, è vero? Quando il Signore ci consente di scoprire la bontà di una persona. Soprattutto se è una persona sbagliata. È divertentissimo. Ecco. Questa sera, dunque, l'inizio della liturgia è dedicato a questo esercizio. nel voler bene. Bisogna tornare a casa diversi, da come se ne è venuto fuori. Non perché tu prima non volessi bene, ma magari con una consapevolezza più grande. E questo è il senso della vita, capisci? È il significato della vita. Bisogna che tutto corra in quella direzione. Per cui adesso facciamo sta lavanda dei piedi, eh? Una vertigine. Penso che li abbiano già individuati, quelli che devono farsi lavare i piedi. Perché nella compostezza della liturgia, uno dice, aspetta che sei preso e mi lava i piedi, me li lava. Eh, vabbè, me la forza. Allora, eh. Però questa sera si fa anche un po' diverso. Per cui, se c'è qualcuno che vuol farsi lavare i piedi, il Papa permette. Eh? Il Papa, lui, ha dovuto cambiare la regola. Perché, siccome continuano a lavare i piedi, hanno detto, beh, basta, 12, non diciamo più quanti devono essere. Se no, qua si fa confusione. Siccome viene a trovarci il Papa, ve lo chiederete come mai ha cambiato la regola del lavare i piedi. E ci laviamo i piedi per il desiderio di dirci che ci vogliamo bene. E questa cosa bisogna portarla a casa stasera. Custodirla, perché quello che si celebra domani è il bene che va fino in fondo. È il dono della vita. Ti ricordi le persone che ti hanno regalato la vita e te le ricordi. Allora, dalla lavanda dei piedi di questa sera a domani, raccogli queste persone. Qualcuno è al mondo, qualcuno è già nel giardino di Dio e ti hanno dato la vita. Che roba, che roba. Per cui il gesto di questa sera prepara l'avvenimento di domani. Dove non offrirà più un gesto, ma se stesso. Perché questo è il senso della vita. Celebriamo la Pasqua quest'anno con tutta questa discussione in atto sul fine vita, eccetera. Non sono d'accordo per niente con tutti questi cattolici che sono preoccupatissimi. Se uno non ha la fede, secondo me, bisogna che possa decidere tutto. E noi? Anche noi dobbiamo decidere tutto. Perché? Perché anche noi non dobbiamo morire. Dobbiamo dare la vita, non morire. Un politico laico e ateo ha descritto bene la cosa, dicendo che si sente d'accordo con lo stesso pensiero del Vangelo. E dice che trent'anni fa l'ideale era morire in casa, circondati dagli affetti familiari. Una vicenda quasi religiosa, una specie di grande liturgia dell'affetto, del saluto, del congelo, della pienezza e dell'amore. e dice ma in questi ultimi trent'anni c'è tutto cambiato, si deve morire in mezzo ai cubi. E allora bisogna poter dire adesso basta. Perché tu non devi morire, tu devi dare la vita. E come questa sera devi lasciarti lavare i piedi e lavare i piedi e qualcuno, anche quando torni a casa, poi il progetto che va avanti e che celebriamo domani è appunto dare la vita. Perché per noi la fine della vita è il fine della vita, lo scopo. Lo scopo. le persone che ricordiamo con commozione sono le persone che semplicemente ci hanno dato la vita. È vero? lavandoci i piedi tutti i giorni ci hanno dato la vita. Questa vita meravigliosa che questa sera noi vogliamo innalzare alla nostra gioia. Stupiti, meravigliati, con l'onore tra l'altro di molti fratelli e sorelle molto giovani in questa liturgia di stasera. L'augurio che noi facciamo a loro. Il Signore vi conceda di farvi lavare i piedi e di lavare fino poi alla meraviglia del regalo di tutto. Sono venuti nella nostra piccola parrocchia e hanno però l'onore di celebrare la messa insieme a molte donne, a molte mamme che hanno generato i loro figli e continuamente li generano offrendo la vita per loro in una spesa della carità senza limiti. E anche noi papà cerchiamo di far benino insomma saremo meno meno abili non lo so meno espansivi ma tutti qui gente che volentieri ogni giorno mette la sua vita perché venga a spesa. Allora è l'augurio di questa liturgia è l'inizio adesso di questa memoria liturgica è quello che ciascuno questa sera spero possa portarsi a casa.