V Dom.Quaresima 20140406-omelia-GiovanniNicolini(25).mp3
Data: 06/04/2014
🗣️ Lettura Vocale Testo:
Testo dell'Omelia
Premetto che per la mia poca fede io ho un pessimo rapporto con la mia morte e quindi sono messo così. Anche se in questi giorni tutto è stato abbastanza importante, quindi ho un debito di gratitudine nei confronti di Lazaro e cerco di scioglierlo. E mi sono ricordato in questi giorni di quando ero proprio un bambino, insomma, la guerra era appena finita, avevo sette anni, otto anni. La famiglia era già trasferita in città, mio papà era tornato dalla guerra, però lui ancora si stava molto nella casa di campagna. Ricordo che a un certo punto della giornata la nonna faceva preparare la carrozza e poi si andava al cimitero. Lei andava al cimitero e io andavo sempre, volevo andare sempre. E avevo una grande paura e anche un grande strazio perché lei poi andava dal nonno e io l'avevo conosciuto il nonno. E però volevo andare. Dopo ricordo che per consolarmi al ritorno chiedevo se potevo stare in serpa con il cocchiere e allora mi consolavo. Però appunto è sempre stato difficile per me, molto difficile. E poi così, negli ultimi anni ho provato a censurarmi, insomma, e a trovare una ipotesi alternativa. Questa ipotesi alternativa oggi in questa liturgia è molto forte. E c'è già anche nella preghiera della messa di questa domenica. E quindi ho pensato che bisognava orientarsi su come lui, questo Gesù, aveva dato significato e titolo a questa vicenda. Che dopo io mi permetto ogni tanto di diffondere anche fra di noi. C'è che non si deve morire. Ma si deve dare la vita. E per questo mi è servito anche l'esempio del Cardinale Martini. E poi tanti esempi, insomma. Mio papà, moltissimo, insomma. Io ho sempre vivo il ricordo che quando la morte ha suonato il giardino di casa, io stavo in giardino e non avevo voglia di andare. E i miei fratelli dicevano le preghiere, leggevano i salmi, io proprio non riuscivo. Mi precavo contro Dio, che mi portava via mio padre. Mio padre era molto importante. Padre nello spirito. E però appunto lì questo ce l'ho chiarissimo. Che quando la morte è entrata in casa, non ha trovato niente. Appunto perché lui proprio aveva dato. E aveva dato la vita. Non aveva tenuto niente. Era un uomo anche abbastanza potente di per sé. Ma aveva dato tutto. E' stato l'ultimo magistero che lui mi ha dato. E a questa cosa mi sono attaccato parecchio. E quindi di fatto devo dire, dentro di me questa cosa è andata avanti. Che l'opportunità che abbiamo, la grande opportunità per noi di poca fede e con molta angoscia davanti alla morte, è quello di occuparsi e preoccuparsi molto di un'altra cosa. Che è molto vicina. Ma che è capovolta. Per cui tutte le mattine, prima di scivolare giù dal letto, troppo presto, siamo troppo presti. Dico al Signore, aiutami a essere buono. E poi gli chiedo, aiutami a voler bene a tutti. Perché mi sembra che queste siano le condizioni, no? Essere buoni e volere molto bene a tutti. Perché è il volere molto bene che spinge, consente di dare la vita. Quella frasetta da antichi morosi. Ti voglio un bene da morire. E poi la realtà. La realtà meravigliosa, no? Perché voi siete persone che danno la vita. E l'hanno data. E continuano a darla. E voi mi aiutate moltissimo proprio per questo. Perché non risparmiate. E questo lo fate perché a vostra volta, e anch'io ci sono dentro, abbiamo avuto persone che ci hanno dato la vita. da quelli che ci hanno messo al mondo, ma appunto non ci hanno generato solo nella carne, ma ci sono protesi su di noi. Ci hanno nutrito, accarezzati, vestiti, sgridati, nutriti. E poi tante altre persone, no? Persone meravigliose. Quando il Signore se le ha portate via, appunto come per me e per mio papà, noi abbiamo molto protestato. Perché dicevamo, ma adesso cosa facciamo? Adesso cosa combini tu? Che mi porti via queste persone. E poi però, è vero, sono tutte risorte queste persone, e io come voi li abbiamo vicine, e loro continuano a riversare vita su di noi. Adesso come in perfetta libertà, in piedezza. Sapete che infatti, secondo quello che Paolo scrive ai suoi figli, le cose sono molto cambiate. Perché quando Dio ha fatto il primo ometto, la terra, e poi ci ha soffiato dentro, dice che, il testo biblico dice che Adamo divenne un essere vivente. È un essere vivente. Ma voi, dice Paolo, non siete esseri viventi. Siete molto diversi. Voi siete dei datori di vita. A motivo di lui, di quello che Gesù è venuto a combinare, a quello che ci ha insegnato, a quello di cui ci ha affascinato, e poi al fatto che ci ha regalato il suo cuore. Paolo dice, se avete lo Spirito di Dio. Cos'è lo Spirito di Dio? È che il Signore ci ha regalato il suo cuore. Il suo modo di vedere, il suo modo di pensare, il suo modo di sentire, ce l'ha regalato. Noi molte volte lo chiudiamo nel cassetto allo Spirito, perché non abbiamo nessuna voglia della sua interpretazione. Ma grazie a Dio lui ritorna fuori. Per cui, se non guardiamo le cose con gli occhi del Signore, dopo siamo anche male, perché... Che indio! Tanto mi ha fatto male una persona, ma mi sono rovinato la giornata. No? Perché invece è bellissimo vedere le cose come le vede lui, vedere le persone come le vede lui, amare le persone come le ama lui. È bellissimo. E noi non siamo più esseri viventi, capite? Siamo dei datori di vita. E io sono lì in un angolo, contento anch'io di essere un datore di vita. Oh, cerco anch'io di fare qualche cosa, di far meno carognata, di essere un po' più passiero. Pessimo, per carità. Cinque meno, sempre. Però, lo so, questa cosa mi tiene molto su. E questo mi ha messo dentro al testo di Lazaro come non ce l'ho mai entrato. Come un grande invito. Perché lui è furbissimo. Avete visto cosa combina, no? Lui se li vuol portare tutti dietro, capite? Allora tira fuori il caso di Lazaro. Lazaro abita a una passeggiata di venti minuti, venticinque minuti, da dove lui sarà messo in croce. È vicinissimo. Se li porta là. Avete visto, il testo è molto interessante. È pieno di ondeggiamenti. Lui dice, loro e le sorelle gli mandano un avviso. E' vero, quello che tu ami è malato. Tra l'altro il testo usa una parola raffinata per dire di questa malattia. Non è morbillo o polmonite. Vorrebbe dire di per sé debolezza. È vero. È mortalmente debole. E quindi è la nostra condizione. Insomma, tutti siamo mortalmente deboli. No? Vieni perché sta male. Sta male. È un'umanità che sta male. Vieni. Dice allora, viate. Gli altri gli dicono, ma neanche persone. L'ultima volta che siamo andati lì hanno preso la sassata. È proprio inopportuno. Dice, no, ma così non cagli. Perché se non si va adesso, quando ci abbiamo? Però in realtà non parte. Non ci va. No, ma non è per la morte questa debolezza. No, no, anzi per la gloria. E non parte. Per cui quell'altro crepa. Muore proprio. E dice, è proprio morto. E dice, allora, no, no, andiamo a svegliare. Intanto cos'è? Che la cosa si è insinuata tra di loro e quel matto di Tommaso. Tommaso è un po' pazientale. A un certo punto fa la proposta. Oh, ragazzi, andiamo anche noi a morire con lui. Con chi? Eh, il testo non consente di capirlo. Neanche grammaticalmente si riesce a capire. Vuole andare a morire. Con Lazaro? O con Gesù? Eh, come si vuole? Pensala come vuole. Fattostante vanno. E poi la scena si sposta alle porte di Gerusalemme. Il morto è assolutamente morto. Vengono a sapere che lui arriva. Marco, che è sempre un pochino più frizzina. Esce fuori lei per prima. Gli va incontro. Eh, e fa una piccola protesta, insomma. Signore, se tu fossi stato qui, non sarebbe morto. E c'è questo dialogo importante. Non possiamo fermarci su tutto. Poi lei avvisa Maria. Allora anche Maria esce, ripeta la stessa cosa. Ma se tu eri qui, non sarebbe morto. Questa roba gliela diranno anche gli altri. Quando poi lui va avanti, dicono, ma questo qui, domenica scorsa, ve lo ricordate domenica scorsa? Ha dato la vista al cieco nato. Lui che ha dato la vista al cieco nato non poteva fare in maniera che questo qui non morisse. Tre volte gli dicono non sarebbe morto, non sarebbe morto. Perché l'hai lasciato? Eh, lui non ci sta all'argomento. E all'argomento non ci sta proprio per il motivo che aveva detto prima. Perché è sbagliato non morire. È sbagliato. Tra l'altro è molto pericoloso non voler morire, no? Perché in fondo cosa credi tu? La guerra, perché la si fa? La si va per uccidere. E la si fa. E si cerca di vincere. Perché se no l'altro ti fa fuori. Oggi israeliani e palestinesi vivono in quel pezzo di terra. Sono tutti convinti entrambi di questa cosa. O lo anniento o mi fa fuori. Tutti e due. E con abbastanza realismo. È sbagliato. È sbagliato. Ed è anche fastidioso, insopportabile, no? Autoconservarsi, autoconservarsi e tira la pelle e ti mangolo e prova la pressione. è solo e giusto. È una grasa stufata oltre un certo limite. Anche perché, come sapete, ce lo ripetiamo tante volte, c'è la data di scadenza, no? Per tutto, insomma. Dai succhi di frutto al tonno in scatola. Lo mettono anche sulla pasta che, insomma, potrebbero essere anche più... E quindi ce l'abbiamo scritto anche noi. Non lo sappiamo noi che data c'è scritto, ma siamo in scadenza, c'è niente da fare, no? Allora non puoi continuamente star lì dietro a tenere la carcassa. C'è una cosa più interessante. Fino all'ultimo si può ridalar la vita. E questa è la grande alternativa. È per questo che lui non può entrare. Tra l'altro, leggevo, no? In questi ultimi tempi, che adesso pare che molti cristiani preferiscono la reincarnazione e siccome la resurrezione è un po' troppo fantasiosa, loro dicono, meglio, meglio la reincarnazione. Migliore. Solo che tutti gli induisti sono arrabbiati a satanati contro questi cristiani, perché sono loro che pensano alla reincarnazione. Ma loro però la pensano come una condanna alla reincarnazione, no? Perché te ti reincarnerai? Perché non sei campata del tutto bene in questa vita. E allora si ricomincia e continuerà a farlo finché finalmente funzionerà il cammino e sarà finita. E se no? Allora loro sono arrabbiati perché mentre loro la ritengono una punizione, qui il nostro occidente, così pseudo cristiano, spesso, ma si crepa, ma poi però si rivive, non vale neanche fargli un po' di paura, e se ti reincarni un topo, beh insomma vediamo, adesso non pensiamoci, non si può troppo dire, insomma, la sapere, l'importante è vivere, insomma, una specie di lussuria, diciamo, della vita, no? Ma non è così. Perché? Perché Dio ti vuole bene come sei, ti ama così come sei e vuole portare a pienezza quella tua vita lì fatta così, con quel carattere che hai, con quel peso forma che hai, con la dieta che fai, così, hai i capelli, non ce li hai, sei stato bravo, non sei stato bravo, ti vuole bene, ti vuole bene, ti vuole bene. Uno mi chiedeva, ma io posso fare la comunione? Ma, perché se, ci sono 40 anni che non la fai, allora è meglio che la fai, se no, le mei, ecco, perché lui, però io sono sicuro di questo, sono sicuro di questo, mi ci gioco la vita, per questo, io sono sicuro che Dio vuole bene a tutti, perché volere bene ai buoni cosa serve? Mandare in paradiso quelli che se lo meritano, l'abbè che fatta allora, no? Non serviva Gesù Cristo scomodato a prendere la nostra ciccia per il mito di alla croce, si sa, chi è bravo e premiato, chi fa l'asino, chi mi. E invece no, perché l'arte era quella di portare anche me in paradiso. Tutti, tutti li vuoi portare a casa. Per questo però la tua vita è preziosa, non c'è mica bisogno di dire ai cani, va bene così, va bene così. E quindi il senso di questa cosa, capite? È quello di portarci tutti a Gerusalemme, perché domenica qui fuori sul prato, lui entra a Gerusalemme e ci porta a Gerusalemme per la sua pace. Ci porta a Gerusalemme perché lì lui in pienezza e totalmente quel bene che ci ha sempre voluto, per il quale ci ha raccontato la parabola, ha placato il mare, ci ha dato da mangiare il cinque mila con cinque panini, eccetera, eccetera. È vero? Ecco, vuole portare a pienezza il bene che ci vuole fino a darci la sua vita. E noi, come vi dicevo all'inizio, di questo aver ricevuto la vita però, il bello è che siamo esperti. La fede non è una dottrina, la fede è un'esperienza. Allora, può anche darsi che tu mi dica che a questo Dio il po' nelle nuvole non ci credi mica tanto, ma di aver avuto la vita però, ci devi proprio credere. e di tutti i regaloni che hai preso in tutta la tua vita, ci devi proprio credere. Hai ricevuto anche delle pregature, certo, hai fatto delle asinate, più sicuro ancora, ma la tua vita, certo, è stata tutta originata, plasmata, portata avanti, portata qui questa mattina, attraverso regali, regali, regali, regali, un sacco di regali. sapete, no? In termini tecnici si chiama grazie, ma vuol dire regali, dono. Bene, e però, siccome siamo datori di vita, grazie a Dio non facciamo il magazzino dei regali, ma? E quindi anche tu sei una meravigliosa dattrice di vita, anche tu sei un meraviglioso datore di vita, anche tu per qualcuno sei la sua vita, è un po' eccessivo, però è così, è così, sei così importante, così prezioso, sei, è così la fonte a cui quell'altra vita si disseta, che proprio sei la vita. Si parlava ieri di fare delle mie solite chiacchiere in giro, la politica, poligamia. Ma adesso non ne parliamo, in ogni modo, lo dico solo per dire, quando una donna resta incinta e fa un bambino, nella cultura poligamica non può più essere avvicinata dal suo marito per più di un anno. la ragione è essenziale, perché? Perché lei deve andare a mangiare al bambino, se lei rimane incinta scompare la cosa, mica hanno le patte, eccetera, e quindi in una cultura primitiva è una sana poligamia per la programmazione, per il mantenimento della specie. bisogna stare molto attenti, adesso noi abbiamo la parola giusta, la regola giusta, aspetta un momento, aspetta un momento, Dio parla sempre nel concreto della storia delle persone, non fa delle regole generali, o meglio le fa, ma però come le vivi te? È alla tua maniera. Mio papà e mia mamma sono in paradiso, io li devo onorare, li devo e li voglio onorare, però è diverso da te, insomma, che hai ancora la mamma che ha 90 anni che tutti i giorni la vai a trovare, eccetera, eccetera, è diverso, no? Ognuno sta parola la vive come la può vivere nella sua storia, no? Bene, e quindi in questa maniera però lui il Vangelo lo può far arrivare a tutti e chiama tutti, capite? E chiama tutti in che modo? Che ti ha dato la possibilità di essere un datore di vita. allora l'incoraggiamento di oggi, andiamo anche noi a Gerusalemme, dai, andiamoci, abbiamo fissato la data di un pellegrinaggio, dopo devo parlare con lei perché abbiamo pensato alla data. Sì, bisogna andare, andiamo a far Pasqua, andiamo a far Pasqua, mia mamma e mio papà l'hanno già fatta, bene, la devo fare anche, la voglio fare anche, e intanto cosa faccio? Farla tutti i giorni la Pasqua, perché tutti i giorni si può dare la vita, perché con tutte le persone e tutte le circostanze si può dare la vita, no? Si può essere più buoni che più cattivi, si può volere bene invece che volere male, si può? Sì, si può, aiutiamoci, chiediamo, bene, e quindi, eh, va bene così, che cos'è la morte? È dare la vita, perché che cos'è la croce del Signore? Se non incolarsi ai legni della croce in maniera di non poterli più chiudere se si stufa, è vero, se arrivo io chiudo le braccia, invece no, se le fate inchiodare, così ci arrivo anch'io lì, è così, e anche tu che sei inchiodato la tua croce, no? Per quel tuo figliolo che ti preoccupa, anche tu che sei inchiodato la tua croce, perché c'è una ferita della tua coscienza che non va più via, anche tu sei inchiodato alla tua croce, perché avevi un grande amore e l'hai perso, anche tu hai la tua croce, trasformiamola in una grande possibilità di volere bene, di volerci un bene da morire, e io credo che sia questo il motivo di questa domenica, andiamo tutti, andiamoci tutti a Gerusalemme, ma l'ultima cosa bella che bisogna dire è che peraltro anche lui si fa prendere per mano, e comincia la cosa quando lui sente la figliola più giovane, lì la Maria, che anche lei dice fossi stato qui e piange, poi con gli altri che le sono andati dietro piangono, quello, qui il vocabolario del greco si fa un pochino più complesso, ma tu sai che lui resta come trastornato da questa rosa, preso, e dice ma tu dove l'avete messo? E loro gli dicono non vieni a vedere, brutta la traduzione, gli dice vieni e vedi, era la cosa che si diceva di lui, quando dice sai che abbiamo trovato uno super? E dov'è? Vieni e vedi. E adesso loro gli dicono di venire a vedere il luogo e il motivo del loro dolore e del loro piano e lui si lascia condurre, capite? Anche noi lo conduciamo, perché lo conduciamo nel nostro dolore e al nostro dolore. e lui, e questo è super bello, piange. Noi ci diamo una gran spocchia, perché noi abbiamo un Dio che piange per noi. E più combiniamo asinati, più piange, più siamo chiusi nei nostri sepolcri, più lui piange. e infatti la gente subito capisce questo. Perché un Dio che stesse là è seduto sul suo trono a giudicare questi sì, questi no, ma quello lì mi vuol bene, è impossibile che mi vuol bene, le ho combinate le due di crude, ma è impossibile. E invece piange, capite? Questo è importantissimo, il pianto di Dio. e allora da lì, capite? Tutto si scioglie. Tirate via quella pietra, tirate la pietra, ma è proprio morto, dai, tirate la pietra. Padre, io lo so, eh, che bellezza, che bellezza. E per consentirci di andare a Gerusalemme possa dire quello lì, oh, vedete che si chiama pietra? Togli la pietra, togli. E se chi ne diceva, vi verrò a prendere tutti, vi tiro fuori dai vostri sepposti e vi porto tutti nella vostra terra. Tutti a casa. Certo. Meraviglia di questo Dio che piange, che piange fino alla sua croce per noi, in maniera che non ci sia nessuno che deve avere dei dubbi sulla sua potenza a portarci a questa Gerusalemme e a quella del cielo. Grazie a tutti. Grazie a tutti.