Vabbè, faccio una proposta su come accogliere la Quaresima quest'anno. E' una festa che inizia per un motivo preciso, e cioè che appunto il Signore è venuto, perché altrimenti tutti i discorsi sul convertirsi non avrebbero nessuna possibilità. Invece la cosa importante è che il Signore è venuto a prenderci. Ho sentito come una sorpresa quando stamattina facendo un po' di controllo sia del testo ebraico che del testo greco, ho visto che la parola conversione è attribuita soprattutto a Lui. Perché vedete tutta la storia della salvezza e la grande storia della conversione di Dio. E a che cosa si è convertito Dio? Si è convertito alla nostra povertà, alla nostra piccolezza, alla nostra fragilità. E perché si è convertito alla nostra piccolezza e alla nostra povertà? Perché ci vuole bene. Perché vuole bene a tutta l'umanità. Perché la persona e la vita di ogni uomo e donna sulla Terra è nella attenzione assoluta del cuore di Dio. E quindi Dio non poteva rimanere fermo nel suo paradiso. E dunque la storia della salvezza, la memoria della Bibbia, è prima di tutto la memoria del grande esodo che Dio fa verso di noi. Il suo grande e umile viaggio che lo porta ad immergersi sempre di più nella nostra povera storia ferita, nei nostri geniti, nelle nostre fughe, nelle nostre incredulità. E Lui si immerge sempre di più nella trama faticosa e sanguinante della storia umana. Certamente il Signore è qui con noi questa sera, ma certamente la sua presenza è assai più rilevante, dove nessuno sa che Lui è presente. Ed è presente in modo privilegiato nelle terre sconvolte dalla fame o dalla guerra, nei cuori più chiusi e più violenti o più addolorati. Nelle stesse storie di fatica e di dolore che noi potremmo portare, forse portiamo, questa sera nella celebrazione della Divina Liturgia. Dov'è Dio? È lì. È lì. E quindi tutto avviene per questo grande viaggio della misericordia di Dio. Ho dovuto fare una piccola selezione anche per la preghiera di questa sera, perché le preghiere qualche volta sono ancora un pochino troppo dentro. Per esempio, a dire che il Signore, è ovvio, perdona quelli che si pentono. Sicuramente è vero, ma è quelli che non si pentono? Lui viene sicuramente anche per loro. La vita non è una selezione, è una grande avventura d'amore. Anche noi non abbiamo selezionato e non selezioniamo i nostri figli, ma semplicemente li amiamo. E quindi per noi non c'è una scaletta di meriti o di presenza. Se c'è è al rovescio. A noi serve sempre l'algebra, perché molte volte si va sotto zero. E però più si va sotto zero, più noi desideriamo la loro presenza e il loro affetto. Quindi quello che noi celebriamo questa sera, mi sembra, ecco, è venuto. Ha ascoltato il gemito della storia, si è commosso e ha deciso di venirci a salvare. E adesso incomincia il grande viaggio, quindi. E c'è male dura nel deserto, dicevo all'inizio, occidenti, non c'è da mangiare, non c'è da bere. Prepara tutto lui. E quindi è molto più bello. Perché invece di andarcelo a comprare, a doverlo procurare, a doverlo meritare, a doverlo rubare, quello che si mangia e si beve, quello di cui ci si veste, e vi ricordate il Vangelo dell'altro ieri. Non preoccupatevi, eh, che cosa mangeremo, che cosa berremo. Voi cercate il regno di Dio. Scusi, qual è la direzione? Ecco, cercate quello. Cercate quello. E il resto ci pensa lui a darlo. Lo dà agli uccelli del cielo, dà l'eleganza ai gigli del campo? Darà, certamente, questo. Ma il senso della nostra vita è tutto in questo viaggio. Quindi, la conversione c'è perché lui si è convertito. Gesù rappresenta l'ultimo atto della conversione di Dio. È vero? Perché per convertirsi pienamente a noi cosa ha fatto? Ha preso la nostra carne, ha preso la nostra paura, la nostra fame. Ce lo ripetiamo sempre, ma capite? È importante. È la cosa forse più importante. È diventato uno di noi. e questa sera, lo sapete bene, no? Perché è sempre così tutti gli anni, noi dall'Apostolo Paolo ascoltiamo la parola che è la più forte in tutto il Nuovo Testamento. Dove viene detta una cosa così forte che fino a qualche anno fa il traduttore italiano non aveva avuto il coraggio di dirla, insomma. Invece adesso lo dice. Lo dice. E perché è così forte? Perché dice colui che non aveva conosciuto peccato, sta parlando di suo figlio, colui che non aveva conosciuto peccato, era un bravo ragazzo, insomma, il figlio di Dio, eh? Dio lo fece peccato. Lo fece peccato. In nostro favore perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Lo fece peccato. E pensate la meraviglia terribile di questa affermazione. Perché non c'è peccato, non c'è peccatore dal quale lui si è assente. Non c'è un punto su quale lui si ferma perché è impossibile procedere altro. proprio perché è Dio. Mentre gli dei fasulli, è vero, esigono sempre la nostra purificazione per andare da loro, il nostro Dio si contamina, è vero, del nostro stesso peccato per poter venire da noi. e quindi viene da noi essendo peccato fino all'ultima conseguenza del male che è la morte. E il cammino di questi 40 giorni sfocia nella sua croce. E poi certo la mattina di Pasqua nel mattino delle donne, degli angeli, dell'annuncio del risorto, ma resta serio, fondamentale della nostra fede questa immagine. Si fece peccato. Questo è l'atto supremo dell'amore di Dio. Dice, ma quel mio figlio là si è messo in quella strada là e là. Ah, ma io vado là adesso. Io allora vado là. Il nostro non è un Dio che dice siccome sei andato là non puoi venire qua. Il nostro Dio è un Dio che dice siccome mio figlio è andato là ci vado anch'io. Questa è la paternità di Dio. È la meraviglia di questo figlio, capite, che lui ha fatto peccato. E questa è l'espressione che è unica in tutta la Bibbia, unica in tutta la parola di Dio. Nel passato la traduzione era lo trattò da peccato, lo trattò da peccatore. Ma invece no, è proprio intimamente, capite? La sua è una carne di peccato. E quindi non c'è né straneità, né giudizio di condanna, né giudizio di morte. E quindi ricostruire una religione del peccato e della punizione, della virtù e del premio è molto pericoloso. Rischia di essere deviante. Certamente non lo si trova nel Vangelo. Non lo si trova. Perché nel Vangelo ci sono belle azioni e ci sono belle persone che però a motivo di questo fanno quello che fa la ragazza di Nazareth. Dice ragazzi, come sono stata fortunata a te. Mi ha guardato la mia povera vita e ha fatto per me delle gran belle robe. Come dice il Salmo 125, uno dei salmi delle ascensioni, uno dei salmi dello Shabbat, dove la gente dice ma per quelli lì, per quelli lì della doccia, il Signore ha fatto grandi cose. Guarda, pensi sono fortunati e noi a forza di sentircelo dire, dice quel Salmo, ce lo diciamo anche noi e quindi diciamo il Signore ha fatto grandi cose per noi. Certo. Dice ma io sono un asciagurato e quindi devi necessariamente fare un'esperienza molto più grande della meraviglia di Dio. È vero. Perché lui che è una brava persona ha un'esperienza minore di quella che ho io. Io sono molto più esperto di lui perché lui è uno che funziona e non funziona niente e quindi oh, per venirmi a recuperare il ragazzo ne deve fare, ne deve fare. E quante ne ha fatte per venirci a prego? E questo, capite, è il punto focale di tutto quello che noi celebriamo questa sera perché questo è il cuore della nostra vita. Poi ne ascolteremo gli insegnamenti, no? Sapete che quest'anno è quell'anno più privilegiato rispetto agli altri e quindi noi incontriamo quelle tre famose persone in tre domeniche diverse che sono in qualche modo il segno di questo suo intervento. Incontreremo la donna di San Maria, poi incontreremo il cieco nato e infine saremo con Gesù vicino alla tomba di Lazzaro. Certo, perché lui entra in tutte le nostre fragilità. Vedremo, no? Ecco, e quindi in queste domeniche e in queste persone e nella loro storia noi riflettiamo la nostra storia, quello che il Signore ha fatto per noi, quello che il Signore continua a fare per noi, quello che questa sera siamo qui a chiedere che lui faccia per noi. O magari neanche lo sappiamo, eh? Si capisce? Magari neanche lo sappiamo. Anche la Signora di San Maria, lei all'inizio fa la disinvoltona, è vero? Perché figurati, lei che bisogno ha e dopo piano piano entra. Ma in ogni modo l'oggettività dell'azione di Dio è questa. Quando andiamo a casa e siamo a casa nostra, quando andiamo a lavorare o viaggiamo in autobus o in macchina, quando ci capitasse di andare in ospedale o altro, bisogna che però queste cose ce le ricordiamo, eh? Perché se no, eh, se no non funziona. Noi siamo al mondo per questo. Noi siamo al mondo per dire la bontà di Dio e la potenza della sua misericordia. voi sapete che un sacco di gente è fuori e ritiene e pensa di non avere la fede perché non ha avuto buona notizia. Quindi, capite, questo fatto della conversione del Signore è molto importante perché altrimenti noi non siamo capaci di convertirci. E adesso, quindi, anche la conversione, se lo siamo detti qualche domenica fa, ma è bene ricordarlo. Non è la conversione che fumavo 30 sigarette e adesso ne fumo 3. Ah, ti sei proprio convertito. Ma convertito è una sigaretta. Convertirsi vuol dire voltarsi verso di lui. No? Siccome lui bussa, siccome lui suona il campanello, voltati verso di lui. È la cosa che puoi fare, no? Allora, invece che guardare di là verso il tuo buio, verso guardare di là, verso l'inutilità delle cose che mi preoccupano, volta di un momento, eh, certo, è questo che dobbiamo fare. E quindi il cammino della conversione è questo, fino al gioco del Vangelo. E dimmi cos'è il gioco del Vangelo. Eh, è quelle tre robe lì che dice questa sera di fare il Vangelo. Vuoi provare a giocare? A giocare a chi? A giocare a che cosa fa Dio. Perché quando lui parla di queste robe, la preghiera, il digiuno, l'elemosina, lui in realtà parla di quello che Dio fa. E se ti piacerebbe giocare, vi ricordate quando dice giochiamo a fare il re, giochiamo a fare il pirata, giochiamo, eh? È vero? E quindi questa sera la proposta è quella di fare il gioco di Dio. Che però ha una condizione. E qual è la condizione? È che ti deve tirar fuori però dalla gara. Allora lui dice, vedi, cioè, quelli lì che pregano e hanno bisogno di andare a pregare sempre a farsi vedere, eccetera, così, quelli che fanno le mose, che mettono su le lapidi al benefattore. E dice, ma, ma, per non farlo. È certo, perché quello rovina tutto. Perché? Perché rovina tutto? Perché ricostruisce l'ipotesi che tu sei in alto perché ti sei arrabbicato in alto. Che te sei il religioso perché dici le preghiere. Capite? E che siccome tu fai delle opere di beneficenza stanno a dire a capperi, allora dice, questa roba qui non farla. Se vuoi fare il gioco di Dio, fallo nel segreto. Fai una briscola a due, te il Padre Eterno, eh, senza l'Eterno. Dopo magari si potrà fare il quadro, insomma amplieremo. Però bisogna che sia chiaro, capite? Che il gioco di Dio è il piacere di un regalo ricevuto, non di un'impresa fatta. È per quello che c'è una condizione fondamentale per il gioco. Non è il gusto del chiudersi via e del segreto. È che di fatto il gioco riesce ed è bellissimo perché è il gioco della sua bontà. Vuoi vedere quanto è buono? vuoi vedere quanto è buono? Eh? E magari una volta se vuoi io te lo racconto anche com'è stato buono con me e com'è buono con me. Io non ho difficoltà, non ho più neanche vergogna dei miei peccati, un vecchio, ma è bacucco. Te lo racconto, se vuoi io ti racconto la mia vita e ti racconto quindi tutte le cose meravigliose che lui ha fatto per me. Dice, a te cosa hai fatto? Niente. Niente. Io mi sono fatto portare in braccia. Ah, si capisce. È vero. Il GEL, la linea aerea degli israeliani che si chiama El Al, è vero. È una piccola presetta che vorrebbe dire come sulle ali. Come sulle ali, essendo degli aeroplani ed è stato istintivo mettere questi toni lì. Ed è la memoria però, della memoria che loro fanno dei quarant'anni che noi rappresentiamo nei quarant'anni della quaresima. Dice, e come sono andati quei quarant'anni? Ah, ci ha portato come su ali di aquila. Questa è l'espansione. Ma come, ma non c'era il caldo la sabbia, i serpenti, gli amaleciti? No. Guarda, quando ci penso questa sera, ai miei molti anni come su ali di aquila. Come su ali di aquila. Cose meravigliose ha fatto per noi il Signore. Grande cosa. E noi qui questa sera, mentre lo ringraziamo della storia fino a stasera, accettiamo di salire a bordo. El Al, saliamo a bordo, parte puntuale, partiamo, partiamo, partiamo. dal fatto controllo bagagli, è meglio per niente. È vero. Imbarchiamoci, è vero, e così partiamo per il viaggio che ancora ci aspetta da farti. Con questo senso della semplicità, della gratitudine, e con questa consapevolezza che certo dentro di noi apporta anche delle grandi ferite, perché vi viene da dire, ma però non vi dico il nome prima, ma se la fate collare quello lì, poverino, ma come fate? ce la fa, ce la fa, ce la fa. Ed è molto importante che tu per primo, capisci, abbia questa fede, ma il Signore ce la fa a portare. Ed è molto importante che tu ti acquisti l'occhio fino per dire, ma hai visto? No, no, guarda, guarda che sta volicchiando, è un po' volicchiare, un po' ma però è partito, è partito, è partito. E come fai? Fai quel gioco di Dio. È vero? Sì, ho visto, guarda, che anche lui però è capace di compassione, l'ho visto, l'ho visto. Quindi, tu li buschiere, tre coppe, dici quello lì, non so come farà. E invece, ti accorgi delle cose belle e piccole che lo rendono partecipe del gioco di Dio. Segretissime, eh? Quasi non si vede, ma tu che gli vuoi bene, le vedi. Allora, questo consente che nella partenza di questa sera ognuno ne approfitti per mettere in viaggio tutti, eh? A partire da quelli che hanno quei aeroplanini sgagherati della Prima Guerra Mondiale che praticamente non volavano. Bisogna anche quelli farli volicchiare, è vero, in maniera che il buon Dio incoraggiato dalla nostra conversione si converta anche lui. E, è vero, sapete che Mosè era specialista in questo, no? Specialista. E quindi c'è quella famosa volta che Dio si è stufato perché erano insopportabili. Allora, una volta si è incagnato e ha detto a Mosè adesso basta. Adesso questi qui mi hanno proprio rotto. Adesso noi ce ne andiamo via, loro saranno Gerardo, perché si credono tutti bravi e noi ricominciamo. E però Mosè ha detto a Dio no, io non ci vengo, io sto con loro. Infatti, quando è morto dice il racconto accostato alla Bibbia, loro hanno fatto molti racconti accostati alla Bibbia, loro dicono che quando Mosè è morto Dio ha pianto moltissimo, dicendo ma un amico così io non lo trovo più. E mi sembrava oggi di ricordare, di pensare che a Dio veniva in mente quella volta nel deserto dove lui avrebbe mollato forse la gente ma il suo fido amico Mosè ha detto no, no, no, no, io resto qui con loro. E allora anche Dio si è fermato e si è rassegnato a un passo più lento, a un passo più faticoso, certe volte è un passo più penoso come quello che certamente anche tu stai facendo in quella vicenda difficile della tua vita che resta difficile certo ma però che è tutta avvolta ed è tutta illuminata dalla misericordia del Signore.