III DomenicaQuaresima 2017-omelia_GiovanniNicolini-Dozza 20170319.mp3
Data: 19/03/2017
🗣️ Lettura Vocale Testo:
Testo dell'Omelia
E' stato Lorenzo che da Gerusalemme ci ha mandato questa proposta di leggere il Vangelo di questa domenica a tre voci e effettivamente mi sembra una proclamazione efficace, insomma più incisiva. Da questa vicenda di questa donna e del suo incontro con Gesù ho già fatto parecchi pensieri e parole in questi giorni, oggi pomeriggio devo andare da un'altra parte ancora, però il Signore mi ha dato una mano e le cose sono andate avanti, insomma. Per cui quando stamattina cercavo di pensare chi poteva leggere il Vangelo nella parte del Signore o nella parte della donna di San Maria, ho pensato di scegliere una coppia di sposi. E questo per un motivo preciso al quale mi ha portato, insomma, proprio il cammino di questi giorni su questa parola che è infinita. Quindi non si finisce mai di entrarci dentro e di scoprire sempre angolature ulteriori. Così veramente è sempre di tutta la parola di Dio, eh? La parola di Dio, come Gesù stesso ha giustamente affermato, è antica e sempre nuova. Quindi anche adesso mi sento molto sospeso. Però mi sono convinto che, pure con la garbattessa necessaria di un testo biblico, di fatto noi ci troviamo dentro a una vera immagine non di nozze, penso, ma certamente di un fidanzamento. Quindi lui è passato per quella città, ha cercato questa persona con un'intenzione precisa. Tra l'altro è il senso di questo viaggio che dalla Galilea lo sta portando a Gerusalemme. Abbiamo tre domeniche, questa è la prima delle domeniche, lui comincia a raccogliere qualcuno a sé, perché possa accompagnarlo nella sua Pasqua ed essere partecipe della vita nuova che lui vuole regalare a tutti, nella sua misericordia e nel suo infinito amore. Oggi è questa donna della Samaria. La domenica prossima sarà un uomo nato cieco e l'ultima domenica sarà Lazaro nel suo sepolcro, l'amico che è morto. farà impressione e ci aiuta in questo momento notare che quando porteranno Gesù davanti alla tomba di Lazaro, Gesù si metterà a piangere. e la gente che è intorno commenterà dicendo guarda come lo amava. Questo ci aiuta molto bene a capire il senso di questi incontri e di queste convocazioni mentre va verso la sua Pasqua. vuole portare le persone dentro al suo mistero d'amore e alla pienezza di questo complimento dell'amore di Dio. Una domanda evidentemente nasce un po' di più che per un ceco nato e per un morto. Per questa donna di Samaria e lei chi è? E lei chi è alla quale poi abbiamo il coraggio di pensare che ci sia qui una specie diciamo così di fidanzamento, di impegno reciproco tra lui e lei. Chi è lei? Che cosa rappresenta? E' vero? Anche per una umanità piuttosto stagliata e anche non semplice insomma. E' vero? Entriamo in contatto con lei in un momento in cui lei sembra manifestare superiorità, sicurezza e straneità. Lei va là con la sua propria per attingere l'acqua. E' vero? Ed è lui che la provoca venendole incontro e le dice dammi da bere. E' interessante, capite questo, per due motivi almeno. Il primo perché evidentemente per conquistarla lui scende più in basso di lei, in maniera di avere bisogno di lei. Si fa più povero di lei. E le dice dammi da bere. Vuole evidentemente muoverla verso di lui. E muoverla attraverso quella che è la tipicità dell'affetto, della misericordia, dell'attenzione a chi è più piccolo. Dammi da bere. Stamattina nella preghiera con i fratelli e le sorelle leggevamo quel commento bellissimo di Sant'Agostino che a proposito di questa richiesta dammi da bere, lui commenta di fatto di lei lui aveva sete. Anche questo mi sembra una sottolineatura molto importante. E' vero, le chiede da bere ma ha fatto assente di lei. E quindi evidentemente la vuol prendere, la vuol coinvolgere. E lei resiste, no? Resiste. Tra l'altro resiste con un'attualità che un po' mi ha impressionato. Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono samaritana? E sempre Sant'Agostino esagera, è vero, la loro estraneità perché sono tutti ebrei. Anche se i samaritani sono degli ebrei inventati eretici, invece lui tranquillamente dice che sono stranieri. E quindi è interessante anche per noi oggi, insomma, no? Effettivamente è una specie di obiezione che anche nella nostra cultura e nella nostra società in un momento come questo della nostra storia e per una vicenda difficile di cui i nostri pronipoti tra 50 anni penseranno molto male di noi, gli dice ma come mai tu che sei chiedi a me? Non c'è niente da spartire fra di noi. Quasi lei si sentisse invasa da questo straniero che è arrivato al pozzo. Però il pozzo è importante perché nella tradizione biblica è alle sorgenti d'acqua e ai pozzi che si combinano i matrimoni. Ovvero nei testi di oggi viene ricordato Giacobbe che moglie la trova appunto vicino a un pozzo ma vicino a dell'acqua l'aveva trovata anche un servo che era stato mandato dalla sua padrona a cercare moglie per quello che appunto era il padre di, sarà il padre di Giacobbe e cioè Isacco, il figlio di Abramo. Quindi c'è un rapporto tra fonti d'acqua, raccolta d'acqua, andare a tingere l'acqua e stringere lì i rapporti più importanti, i rapporti sentimentali più profondi. E quindi c'è una serie di circostanze, capite, nel testo che convergono in questa direzione fino ad un'annotazione molto importante, anzi due, perché dice che Gesù si siede sull'orlo del pozzo perché era molto stanco del viaggio. E qui tutta l'antico commento dei padri della Chiesa è unanime per dire ma il che viaggio è stanco? E' stanco del viaggio che lui ha compiuto staccandosi dalla casa del padre, assumendo la nostra carne e venendo a fare il nostro pellegrinaggio della vita terrena, un viaggio che porterà alla fine fino alla croce. Quindi entrando in tutta la drammaticità, la perplessità, l'interrogativo, la crisi della vicenda umana che Dio è venuto in Gesù a condividere interamente per arrivare fino alla Pasqua. Quindi, capite, le annotazioni sono tutte molto forti, è vero? Perché sarà proprio la Pasqua quella che stabilirà questo patto iniziale nel corpo e nel sangue di Cristo e farà sì che tutta l'umanità diventi figlia di Dio. Allora, chi è questa donna di Samaria? In realtà forse siamo tutti noi, forse è tutta l'umanità. E' questa umanità che vive nella fatica delle sue divisioni, delle sue competizioni, delle sue autorevolezze, delle sue chiusure. E' questa povera umanità rappresentata da questa donna povera e orgogliosa che forse siamo tutti noi. E quindi il primo incontro che il Signore vuole fare è proprio con globalmente l'umanità perché ci vuol portare tutti alla luce e alla potenza d'amore della sua Pasqua. Non sbagliamo, credo, se in qualche modo ci identifichiamo un po' perlomeno con questa situazione se non direttamente con questa persona che è povera e nello stesso tempo si autodifende e però il Signore la porta avanti e la porta avanti come? E' alla fine nel dialogo facendole un discorso sulle nozze. Roba da niente, no? Sembra. Dice vai a chiamare il tuo marito. E lei però gli dice a quel punto ma io non ho marito. E lui ribatte dicendo sì, è vero, hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso non è il tuo marito. In questo hai detto il vero. Questo capite e sottolinea moltissimo tante cose insieme. Dunque, perché è il segno di tutta l'umanità, vive nella sua pienezza se vive in modo nuziale. Perché per tutta la rivelazione graico-cristiana solitudine non è mai bene. Mai bene. E' bene solo amore. E' bene solo comunione d'amore. E' bene supplica per l'amore. Perché nessuno può essere da solo. Nessuno si salva. Perché la struttura fondamentale della nostra vita è la fede. E la fede dice fidarsi, dice fiducia. Dice prendimi per mano. E' dire ho paura. E' dire ho bisogno di piangere. E' bisogno di carezza, di intimità, di protezione, di consolazione. Di qualcuno che asciughi le lacrime e faccia rinascere il sorriso. Dio, vieni a salvarmi. Tutta la nostra fede è fede di comunione. L'abbiamo un pochino sciupato tutto questo. Un pochino abbiamo trasformato la nostra fede in una religione di doveri e di meriti. Che ogni tanto ci piace ricordare. Ricordare, insomma, no? Complicata. Per cui anche questo paradiso deve essere una conquista della virtù. E però se no del fare penitenza. E tu sempre da solo. Mentre invece l'ebreo ci continua ad insegnare che la fede è essenzialmente salvezza. La fede è semplicemente l'avere conosciuto una mano più grande della mia. Un abbraccio più forte che è stato capace di chiamarmi e di contenermi. Un archinarsi di una figura misteriosa su di me per perdonarmi e nutrirmi. Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in aiuto. In mio aiuto. E' vero? Adesso spero di non disturbare nessuno. Ma sapete che nel cristianesimo, nella fede cristiana propriamente, nessuno può essere scapolo. Non si può. E' vero? E non si può essere zittelle. Non si può. E' vero? In un modo o nell'altro, è vero, bisogna risolvere il problema. Ma devi essere di qualcuno. Non riesco mai a dimenticare una mia carissima amica, anche lei tornata già in paradiso, piuttosto giovane, che per un incidente di macchina perse il suo marito. E tornavamo a casa, io e lei, dove eravamo stati alla rianimazione e dove lì questo marito era andato in paradiso. E si tornava in macchina un po' silenziosamente quella sera. E lei a un certo punto ha rotto il silenzio dicendomi, vedi, io questa sera ho capito che non mi sposerò più. Era una ventitrenne, ventiquattrenne, giovanissima, insomma. E allora, preso e anche commosso da questa cosa, le ho detto, va bene, però fra qualche mese verrò a trovarti e ti farò una domanda. E ti chiederò, e tu adesso, di chi sei? Perché non si può essere di nessuno. Non si può. La vita è come salvezza, è essere di qualcuno. Perché nessuno ce la cava da solo. Perché la vita non è un'impresa da eroe solitario. È una vicenda di poveretti che tutti stupiti e commossi hanno trovato la possibilità di farsi prendere per mano, di farsi baciare, di farsi perdonare. E proprio per questo possono camminare. Dio tiene per noi. La sua misericordia è infinita. E quindi, dovendo raccogliere Gesù, la gente che vuole portarsi a Gerusalemme, ha cominciato da questa. Da questa umanità, solitaria e assetata d'amore. Bisognosa di non essere da sola e però anche tutta dispersa. Con tutto il rischio di salvarsi dietro l'orgoglio di una brocca. È vero, ma tu non hai neanche la brocca per attingere l'acqua. È bellissimo il particolare, perché alla fine di questo dialogo, siccome lei entra completamente nel gioco e vuole scappare subito in città a dirlo agli altri, dimentica lì la brocca. Quella brocca che era una specie di simbolo della sua autonomia e della sua possessività. Poi non conta più niente, perché adesso c'è ben altro da dire e da fare. Ed è interessante anche questa corsa in città, vero? Dove d'altra parte anche lei, avendo ricevuto preziosa notizia e carezza sublime, non può far altro che comunicarla. È vero? È il Vangelo, loro lo sanno, voi lo sapete, no? Che è come se all'interno desiderasse essere comunicato. È vero? Non è mai capitato di essere con l'ansia di una buona notizia? È assolutamente con una specie di imperativo assoluto, che però questo bisogna che lo vada a raccontare, bisogna che lo venga a dire. Scusa, ci sono le due di notte, ma ti devo dire questo, vero? È perché a tutti i costi. È vero? Il Vangelo desidera essere comunicato. La buona notizia dell'amore di Dio ha una dinamica straordinaria di comunicazione per la comunione d'amore. E quindi che può fare altro se non andare? E va e dice, oh ma lei ha incontrato un tipo, eh? Pensate che mi ha detto tutto quello che ho fatto. C'era di tutto dentro quel che lei aveva fatto. E però c'è quella domanda finale. Ma che sia lui il Cristo? L'atteso, eh? La fede ebraica l'attende per secoli e secoli. Custodisce tutte le profezie che preparano questo arrivo. E' vero? E più passa il tempo, più cresce l'attesa, l'ansia dell'attesa. Il diminuire di altre cose che erano state più importanti per il passato. Ma quando si attende la persona amata, alla fine si attende solo quella. E dice, va bene, aspetterai il treno che la porto. Sì, aspetterò il treno che la porto, ma non aspetto il treno. E' vero? Aspetto proprio lei. Bene. Allora è entrata subito in una intuizione che viene ad essere il compimento dell'attesa profetica e finalmente l'arrivo di colui che è atteso perché è la salvezza di tutta l'umanità. Che sia lui il Cristo e tutta la città le va vieta. Anche questo mi sembra che ci porterebbe a ragionamenti importanti di cui vi dico solo due titoletti. Il rapporto per esempio tra la donna e la città non è mica da poco. Il rapporto che la donna può avere con la politica, perché lì ci tratta di essere in una polis, cioè in una città. E c'è una figura, c'è un compito, c'è una mansione, c'è una missione del femminile per la salvezza dell'umanità. C'è qualche cosa che manca e allora ci sono troppe guerre. No, Bergoglio dice che c'è la guerra mondiale divisa in trenta pezzi, ma è già una guerra mondiale perché sono tutti in guerra. Che occorre a qualcuno che venga dalla fonte dell'amore ed entri in città per invitare tutti ad andare insieme verso questa fonte nuova, alternativa a una città troppo aggressiva con se stessa, troppo divisa, troppo litigiosa, dove non c'è pace e molta solitudine. Il nostro testo vuol forse accennare quindi a una grande missione del femminile che ancora non abbiamo saputo pienamente, cogliere, riconoscere, far emergere e in qualche modo quindi assecondare nella sua potenza. Perché se non c'è quello, capite, non c'è niente. Non c'è niente. Sarà questo vincolo d'amore che poi darà a Gesù la potenza di restituire la luce a un cieco nato e di far risuscitare un morto. Perché l'amore è potentissimo. Ma è solo questo che è potentissimo. E quindi oggi forse in questo primo incontro noi ci incontriamo con la realtà essenziale che deve essere incontrata. Ciascuno di noi possiamo dire, tutti noi possiamo dire, Bologna, la Chiesa, l'umanità. Penso di sì. Penso di sì. La grazia di questa domenica è dunque questo passaggio. E questo legarsi lui affettivamente, profondamente a lei e lei a lui. Per cui ancora il commento della Chiesa antica, qui con un sorriso delicato, riprendeva l'osservazione fatta da Gesù quando la donna gli aveva detto non ho marito. E lui gli aveva detto, certo, in questo dici il vero. Hai avuto cinque mariti e quello che hai adesso non è tuo marito. due punti e adesso ce l'ha. Non è più solo. Certo. Non è più solo. E quindi tutta l'umanità attende, aspetta e può alla fine entrare nelle nozze. Penso che abbia impressionato anche voi, per esempio, un'affermazione dell'argentino che fa il Papa a Roma. di dire, ma per esempio, sempre in temi di neutralità, una convivenza. E lui, l'argentino, dice, va molto accolta perché è un cammino verso le nozze. Mi sembra molto importante. Molto, molto. E ogni volersi bene è sempre radicalmente diverso dal volersi male o dal non volersi. E tutto questo, è tutto quello che celebra l'amore. Permettetemi di dirlo e di lasciare anche alle vostre intuizioni quello che si potrebbe esplicitare. Si vogliono bene, ma è già la cosa più grande. E' grande il mistero di Dio. Poi abbiamo tentato di controllarlo con le leggi del diritto romano, con la teologia razionale, con la morale naturale, ma per fortuna, negli ultimi anni, Dio ha imparato a scappare. E' andato a prendersi un argentino, e adesso se lo tiene stretto. E stanno facendo un po' di confusione, è vero. Qualcuno è anche un po' preoccupato, è comprensibile, è venuto avanti in tempi di culture, e di abitudini, e di tradizioni anche gloriose, diverse. Diverse. Ma il Vangelo, anche per il ministero di un uomo venuto da lontano, può essere riaperto, e può venire avanti la grazia di un ascolto più profondo, più dilattato, più aperto, più meravigliato, più felice.