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-VenerdiSanto-Giovanni_Nicolini-20110422.mp3

Data: 22/04/2011

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Sempre quando arriviamo a questa sera e a questa liturgia, si sente il desiderio di fermare l'attenzione più preziosa e più profonda su questo testo della passione, che mi sembra sia l'apice di tutta la scrittura, il testo supremo di tutte le scritture, la parola più bella. Ed è importantissimo che noi l'abbiamo ascoltata questa sera ancora e cercherò semplicemente di darne una ragione, perché questa memoria della passione nel Vangelo secondo Giovanni contiene una specie di miracolo, è un miracolo lepperario diciamo, perché i fatti che sono raccontati sono gli stessi che riferiscono anche gli altri Vangeli. Però qui c'è una sorpresa, c'è un miracolo appunto, che difficilmente viene rappresentato. Mi veniva in mente oggi quel film truculento sulla passione del Signore, no? Un po' di anni fa mi ricordo, tanto che a un certo punto dovete andare in un cinema a commentare un po' questo film, perché dopo c'era una specie di scambio di pensieri. Mi sono preso un sacco di nomi perché ho cercato di dire che era un film un po' interessante e che a me ricordava soprattutto quelle grandi sacre rappresentazioni che sono diffuse un po' in tutto il mondo, perché vanno certamente dall'Italia meridionale alla Svezia, ma vanno anche nell'America Latina, nel mondo germanico, rappresentazioni cruente della morte del Signore. dove il Signore viene circondato da violenze, contraddizioni, traditori, politicamente senza scrupolo, cinismo delle persone. Solo che in questo testo che noi abbiamo ascoltato questa sera, abbiamo proclamato questa sera, se avrete tempo ogni tanto di ritornarci sopra, si fa una scoperta sorprendente. E cioè che in realtà, mentre lui patisce tutto il suo cammino in obbedienza a suo padre, va verso la morte, in realtà afferma in pienezza il suo potere. Succede una cosa stranissima cioè in questo testo della passione. Dove lui passa niente è più come prima. E quindi in realtà il senso profondo della memoria della passione di Gesù, come la Chiesa ci propone di celebrare nel venerdì santo, è un grande testo della sua signoria. E che ovviamente è anche chiaro, insomma, no? Perché è proprio attraverso la sua passione e quindi il suo sacrificio d'amore che lui fa nuove tutte le cose, certo. Ma la cosa impressionante è il modo come si svolge. Perché dove lui arriva, lui è il Signore. pensate per esempio all'esordio, no? L'inizio del testo di questa sera è il d'orto degli ulivi. L'orto degli ulivi per gli altri evangelisti è il luogo della sua agonia, della sua angoscia fino alla morte, dell'impossibilità dei discepoli di pregare con lui perché sono appesantiti dalla tristezza e poi appunto dove viene l'avversario, l'insediatore, il traditore, il soverchiante. Qui non c'è niente di tutto questo. Sembra un punto, un luogo d'appuntamento dove hanno fissato di doversi incontrare. Quindi lui ci va, va in questo luogo che è conosciuto, che è conosciuto anche a Giuda perché Gesù spesso ci andava. Gesù va e ci va a Giuda con tutti la sua truppa, si incontrano e Gesù dice chi cercate? E dice Gesù il Nazareno. E lui risponde con quella frase breve che nell'antico roveto è stata la parola di Dio rivolta a Mosè che gli chiedeva ma tu come ti chiami? Qual è il tuo nome? E Gesù dice io sono. Dice sono io ma dice io sono insomma. E come lui dice così tutti cadono per terra. Allora una seconda volta lui chiede ma chi cercate? Gesù il Nazareno. Io sono, se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano. E così si addentiva quello che era stato fissato, non ho perduto nessuno da quelli che tu mi hai dato. E quindi quello che dovrebbe essere un atto di fragilità, di assalto, di soprafazione diventa in qualche modo un esordio solenne di tutta la memoria e della passione dove deve essere chiaro che lui si offre e si consegna perché tutti siano liberati. Questo esordio può essere un po' pensato quasi come l'inizio. E' il titolo di tutta la passione. Per cui tutti gli incontri, tutti gli scontri, tutte le vicende che sono narrate, che noi abbiamo ricordato sono in realtà luoghi dove lui si reta per portare salvezza. Questo cammino della passione è il cammino che lui sta facendo nella storia di oggi e adesso. Nel nostro cuore, in ciascuno di noi. E quindi non sono gli ostacoli che si propongono al suo cammino, ma sono le mani di salvezza che lui tende alla storia. Il testo della passione non è altro che la presenza di Gesù nella storia dell'umanità, così come è quella che è. Notate per esempio l'ambito straordinario dei discepoli. Ma vengono nominati in modo privilegiato tre. Pietro, Giuda e quell'altro discepolo amato che nella tradizione è anche quello che conoscendo il sommo sacerdote entra nel cortile e poi lo fa entrare parlando con quell'inserviente. Tre. Due sono traditori. Anche questo è molto interessante. Gli altri non lo sono. Delle altre persone non si può dire che sono traditori. Si deve dire dei discepoli. E questo pone una domanda molto delicata. In altra parte è inevitabilmente così. Solo noi discepoli lo tradiamo. Perché solo noi sappiamo quello che lui dice. Solo noi abbiamo ricevuto la sua visita. Solo noi siamo i figli della sua opera di salvezza. Siamo noi che lo tradiamo. È una banalizzazione dire che la gente del mondo fa i peccati. Solo noi facciamo i peccati. Solo noi. Certamente. Perché solo noi, avendo conosciuto lo splendore della sua gloria, appunto, lo tradiamo. Chi non l'ha conosciuto? Non lo può tradire. E tutto appunto, il racconto è tutto così. Per cui dove lui arriva, immediatamente porta una parola. Certo, non si può usare la spada. Uno dei discepoli, era Pietro, usa la spada. E Gesù, come la scambia la spada? Con il calice. E se non si deve colpir con la spada. Bisogna avere il calice del padre. È certo. Perché da lui in poi non si può più togliere la vita. Bisogna darla la vita. È venuto a insegnare e a regalare questa energia nuova, questa potenza nuova. Quella che è l'unica, eh, che può cambiare la storia dell'umanità. E la storia dell'umanità ogni tanto un po' cambia, perché se qualcuno, appunto, che seguendo il Signore della vita, invece di usare la spada o di usare lo schiacco, come il soldato che lo schiaffeggia, beve il calice. E quindi dona la vita. Offre la vita. Per cui dentro alla storia della passione c'è già tutta la storia nuova, capite? Incomincia questa sera la storia nuova. Lui ci sta annunciando questa storia nuova che sta cominciando mentre lui cammina verso la sua croce. Anche per i due crocifisi con lui non sarà più come prima. Perché il testo, con finezza assoluta, con pochissime varianti di parole, dice che li crocifissero. Uno da una parte, uno dall'altra e lui in mezzo. Ancora, figura regale. È il Signore di quei due poveretti. È l'acrocitisso con loro. C'è una specie di grande segno, no? Di grande regalità. Ci sono anche, ce n'è uno perlomeno, un particolare che potrebbe farci pensare questa sera. Un testo misterioso. Molto, molto misterioso. Mi ricordo che in tutti gli anni che sono stato in campagna, dopo la liturgia del Venerdì Santo, c'era sempre un raduno di mamme, di sorelle, di figlie, perché si ritornava sempre su questo testo, senza poi mai in realtà averne una risposta. Da quando lui è già sulla croce, e però diversamente dalla solitudine di cui parlano gli altri Vangeli, lui come si vede qua nella nostra abside della Chiesa, quando ci sono tutte le immagini, sotto la croce ci sono delle presenze. E ci sono delle donne e c'è il discepolo amato. Tra le donne c'è la madre. E lì c'è quello strano affidamento, no? È vero? Certamente, come vedete bene anche dall'icona, quando l'abbiamo solitamente in fondo alla Chiesa, voi intendete bene, no? Che cos'è quella rappresentazione, che cos'è quell'icona? È la ricostruzione di ciò che dal principio era stato distrutto, perché c'è tutto un legame tra l'albero della croce e il primo albero sotto il quale i progenitori hanno spezzato la comunione nuziale con Dio, si sono spezzati tra loro e hanno dato origine a un mondo di violenza, dove il fratello maggiore piglia il piccolo e in campagna lo uccide. Qui invece c'è la ricostituzione della comunione. E quindi in realtà le due figure che sono sotto la croce sono indubitabilmente figure nuziali, tant'è che il testo dice poi esplicitamente che quel discepolo porta questa donna nel suo mondo a sé. Però c'è un particolare, no? E dice ecco tua madre, ecco tuo figlio, una strana coppia. il discepolo e la madre. E fa pensare molto. Fa pensare molto a una chiesa che in questi duemila anni forse non è riuscita a dare uno spazio a questa maternità. Perché certo questa maternità è estremamente impegnativa, capite? È la ripresa della comunione nuziale sotto la croce e però figura la madre. Non c'è questa figura nella vita della chiesa. Certo c'è la Madonna, la devozia della Madonna, ma certamente manca, no? Questa percezione della fonte di tutto dalla maternità. Ci sarà solo un punto nell'Evangelo in cui in modo fortissimo tutto questo emergerà, sarà nella mattina, quella che stiamo aspettando tra poche ore, appunto chiamata la mattina delle donne e degli angeli, quando sarà una donna, saranno le donne ad andare dai discepoli impauriti per dire che colui che è stato crocifisso è risorto. Lì ci sarà. Tanto che la chiesa antica chiamava questa donna apostola degli apostoli. Poi saranno loro che dovranno andare qui nei confini della terra a portare la notizia. però in realtà nascono dall'annuncio di questa donna. Allora, ecco, è tutta una storia, no? Che si apre. È tutto un mondo infinito che continuamente si propone. Fino alla sua morte. E qui c'è una piccola particolare interessante rispetto alla versione italiana che abbiamo letto fino a pochi anni fa. La versione italiana diceva che poi Gesù, finato il capo, spirò. Diceva così. Mi pare che adesso dica consegnò lo spirito. Consegnò. In realtà quel verbo è fortissimo ed è così forte che di fatto si può supporre una specie di anticipazione di Pentecoste per cui quando Gesù muore cioè entra nella piena obbedienza al Padre in quel momento dona anche lo spirito. Cosa che sarà confermata poi da quel colpo di lancia acqua e sangue che escono dal suo costato. No, è vero. È tutto alla storia nella quale viviamo. Questo secondo me è molto importante perché non c'è mai quindi nessuna parola della nostra fede ebraica cristiana che dice questa vicinanza assoluta di Dio nella tessitura della vicenda umana. Assolutamente condividendo tutto. Si potrebbe citare anche quella coda ultima della proposta della lettera agli ebrei che riprende l'orto degli ulivi per dire che in quel luogo quella notte lui ha offerto al Padre suppliche e preghiere e aggiunge con forti grida e lacrime notizie assente dalle memorie dei tre Vangeli. Ha persino gridato, pensate. E ha gridato piangendo e ha pianto gridando. Proprio veramente, vedete, il nostro Signore percorre tutta la vicenda umana. È molto importante che la comunità cristiana stia attenta a non lasciarsi trascinare a diventare una specie di tribunale per dire questo giusto, questo è sbagliato. non solo questo è sbagliato secondo la logica profonda dell'Evangelo ma è inutile. È inutile. Non serve a niente dire che questo è giusto e quello è sbagliato. La strada che Gesù ci insegna questa sera è un'altra. Invece che dire se è giusto o è sbagliato bisogna saltarci dentro alla storia. Bisogna sedersi vicino alle persone. Bisogna immergersi nelle situazioni. È giusto e sbagliato. Non c'è niente di assolutamente giusto e non c'è niente di totalmente sbagliato. Ogni cosa può essere visitata ci dice questa sera il figlio di Dio. Che mi pare voglia restituirci a una passione per la storia fatta di attenzione e di simpatia anche per quello che sembra molto lontano anche per quello che sembra molto avverso non lo puoi in realtà ben capire e soprattutto non puoi comunicare qualche cosa del dono che ti è stato affidato se non ci entri dentro. Se in qualche modo non la contidi e quindi questo signore della passione è in realtà semplicemente il Cristo della storia quello che sta accompagnando adesso la storia delle chiese e la storia dell'intera umanità. Dopo sotto noi facciamo tutti i nostri conti questo peccato mortale questo è un peccato veniale bisogna far questo non bisogna far quello questo è un pericolo è su e giù ma col rischio di stare sempre un po' in balaustra e un po' esterni no? Ecco quello che io chiedo al Signore per me e per voi questa sera invece è questo desiderio di lasciarsi tirar dentro alla vicenda umana con affetto come ha fatto lui come fa lui con attenzione appassionata fino alla sua passione allora tutto diventa una straordinaria liturgia della salvezza ma dice ma c'è tanto male è certo è il punto di partenza per questa vita nuova la contempleremo nella notte santa sarà proclamata e sarà ampiamente descritta nella notte santa da tutte le parole di Dio che ascolteremo e celebreremo ma comincia qui comincia questa sera e questo mi sembra tanto importante ieri in Egitto si diceva che hanno cominciato a fare una liturgia di libertà mentre erano tutti schiavi e questa sera dobbiamo dire che in questa storia affaticata e gemente comincia già la vita nuova in fondo è l'avventura di ciascuno di noi è l'avventura di ciascuno di noi se c'è qualcuno che ancora pratica il sacramento della confessione mi sembra sempre più evidente questo andare a confessarsi non vuol dire fare semplicemente l'elenco dei propri peccati andare a confessarsi intanto vuol dire già partecipare alla festa della misericordia di Dio e poi vuol dire dire a Dio mi dispiace mi dispiace perché uno che si compensa vuol dire che è già dispiaciuto se non mi che neanche va a confessarsi se uno dice vado a confessarmi o se uno semplicemente piange davanti al suo signore è perché è già entrato in tutta la sua luce è già stato abbracciato dalla misericordia di Dio e lui che cosa può dire mi dispiace ti dispiace ti voglio bene ma ma mi sono lasciato giocare se potrebbe forse dire appunto che forse è quel pianto che manca tra l'altro nel testo di Giovanni e che negli altri testi evangelici è in qualche modo la differenza di salvezza tra Pietro e Giuda perché tutte e due tradiscono ma Pietro piange la grazia che gli viene data è quella di poter piangere ecco forse è così insomma quindi non c'è mai il fatto che tu sei fuori dalle braccia di Dio perché Dio è sempre dentro la tua storia e questo mi pare la notizia che questa liturgia questa sera ci può dare ed è per questo motivo che adesso noi facciamo questa preghiera dei fedeli temeraria temeraria non la lasciamo creare questa sera dalle nostre mamme della parrocchia è già tutta stampata c'è già tutto perché vuol fare il tentativo che dalla preghiera di questa sera qui da noi alla doccia non sia fuori nessuno nessuna situazione nessuna vicenda perché tutto lo riguarda capite perché tutto è suo e quando dopo si farà qui l'adorazione della croce che è dargli un bacino qua una carezzina di là insomma e che cosa credete che sia per me è chiarissimo questo è che ognuno viene a attaccare al crucifisso il suo guaio la sua speranza la sua memoria ferita la sua paura la sua malattia la sua solitudine e la sua riconoscenza ognuno viene a attaccare al Signore la sua storia e quindi è bellissimo che questa sera capite facciamo questo gesto così semplice si potrebbe dire anche quasi di devozione popolare ma è importantissimo perché perché qui noi con un piccolo bacio noi in realtà compiamo quello che al Signore è più caro è più prezioso che quello di poter avere un posto di accoglienza nella nostra storia per camminare a faticarsi e insegnarci a sperare come Lui ha e come Lui fa per tutte noi verso il Padre grazie a tutti