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-GiovediSanto-Giovanni_Nicolini-20110421.mp3

Data: 21/04/2011

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Sono stato via due giorni per cercare di pregare un po' per la celebrazione della Pasqua. Da una parte mi sono molto divertito, dall'altra ho fatto molta fatica, perché mi sembrava di non capire niente. Mi sono attaccato via a quando Gesù dice a Pietro che non vuol farsi lavare i piedi, tu adesso non capisci, capirai dopo. Sono un po' preoccupato, perché sono arrivato alla fine della strada e non ho ancora capito. Tutto è sempre come nuovo e anche bisogna dire un po' strano, perché avete visto questa strana maniera di Dio che gli rompe nella vita disgraziata di questi schiavi in Egitto e lì gli insegna una liturgia. Fate questo, fate questo, fate questo. Anche loro secondo me non capivano niente. E hanno fatto quello che mi chiedeva. L'agnello, la mensa, questi, e tutto quello che è avvenuto, insomma. E perché è avvenuto così? Perché lui, in mezzo alla loro storia sciagurata, dava inizio a una storia nuova. Loro questo non lo sapevano ancora, non l'avevano ancora capito. Hanno obbedito ai gesti, come noi questa sera obbediamo ai gesti e alle parole. Ovviamente non capiamo. Ma lui in questo inizia una storia. E si capirà dopo. E da quella notte dell'Egitto è stato tutto un capire di più. Certo fa impressione pensare, mettendo semplicemente in rapporto quegli antichi segni e gesti, nella prigionia, a quella cena, a Gerusalemme, dove il Signore si è consegnato. Agnello di Dio. Questa è la strada che si è fatta. Tante volte, nella vicenda del popolo di Dio, le cose sono cambiate, le circostanze, i luoghi, le possibilità dei segni. Fino a questa sera, sapete che per una coincidenza luminosa, insomma, si fa Pasqua insieme quest'anno. E oggi è la Pasqua degli ebrei. E pensate che storia lunga. Sempre con questo rimando, capirete dopo. E quando si comincia a capire, si comincia a capire una cosa immessa. E cioè che in una situazione di schiavitù e di oppressione, inizia una storia di figliolanza e di libertà. Che dentro a un sistema oppressivo, nel quale l'uomo odia l'uomo, inizia una storia che avrà la sua pienezza nel figlio di Dio, che dà la sua vita per l'uomo. E quindi una grande storia che sempre si capisce dopo e che è sempre contraddizione di quello che si sta vivendo. Perché sembrava che dovessero uscire dall'Egitto per offrire il sacrificio a Dio. La cosa evidentemente non funzionava, il farone era un destone, poi Dio gli aveva anche celato il cuore. E quindi allora è cominciato dentro. È cominciato dentro. Questo, caro fratello, cara sorella, mi piacerebbe tanto comunicartelo, sapervelo comunicare. Soprattutto se sei qui questa sera con noi, con una storia segnata, e quasi sempre, molto spesso lo è, da vicende di chiusura, di esclusione, di errore, di servaggio, di paura. Ebbene, in mezzo alla tua storia, così com'è, Dio dà inizio a una grande storia nuova, alternativa. Questa storia nuova non si può meritarla, è tutto regalo suo. E quando ci sono i regali, i regali sono sempre immeritati. Non è che li ricevi per quello che sei o per quello che hai fatto. Altrimenti non è più regalo. Il tono è assolutamente incondizionato, assolutamente libero. Gli ebrei passeranno i secoli della loro storia a chiedersi, ma come mai ha fatto questo per noi? Hanno una bella canzone per Pasqua, per dire, ma ci sarebbe bastato molto meno, dai! E ripensano tutta questa storia, dicendo, ma se tu avessi anche fatto così, e poi basta, ci sarebbe bastato. E invece hai fatto anche questo, e poi hai fatto anche questo. Ma perché hai fatto tutto questo? Perché hai fatto tutto questo per me? E tu dici questa sera, perché hai fatto tutto questo per me, per noi? E ognuno guarda stupito la sua storia. Perché, Signore, hai fatto questo? Ma c'è questa risposta, non è nella parola santa di Dio, che dice, ma non l'ho fatto perché tu eri più grande di tutti i popoli, perché avevi delle grandi sapienze, perché avevi una straordinaria capacità di rapporto e di dominio con la natura, anzi, tu sei il più piccolo tra tutti i popoli. Ma io ho fatto questo perché ti amo. È chiaro che avrebbe voglia assoluta di fare la domanda, no? E perché mi ami? Perché ti amo. Il numero 8 del Salterio, il Salmotto, dice, ma che cos'è l'uomo, Signore? Perché tu ti occupi di lui, te ne accorgi. La mia vita è come un fragile respiro. E tu l'hai riempita da questa tensione, potente e prepotente. Perché? Perché ti voglio bene. Ma non c'è un'altra spiegazione. E questa risposta di Dio spiega anche il perché lo capirai dopo. Perché non si è mai capito l'amore. L'amore non si può capirlo. È un errore dire che sopra tutto c'è la capacità dell'intelletto di tutto comprendere. Non è vero. L'amore sfugge all'intelletto. L'intelletto può predederlo come un fine di tutte le cose, come una specie di paradiso al diavolo. Ma che cosa sia? Quando noi siamo entrati nell'esperienza dell'amore e ci siamo entrati subito, appena nati, e tutte le volte che siamo entrati nell'esperienza dell'amore, non ci se ne può dare ragione. Perché ti amo. Basta. Perché ti amo. Allora per questo dicevo che il senso della liturgia di questa sera è appunto questo venire ancora una volta a prendere atto che tutta la nostra vita è generata, condotta, corretta, consolata, guidata, sfidata dall'amore di Dio. Tutto contiene questo mistero dell'amore. e quindi se il capirai dopo diventa tutta semplicemente la trama della tua storia. La storia che nel suo tumulto non è capita certamente nella sua interesse e nella sua profondità. Ma quando ti volti indietro perché è diventata già un po' la storia della tua vita, che storia è la tua vita? È storia d'amore. È la storia misteriosa dell'amore. Cosa che questa sera io voglio dire a voi fratelli e sorelle che avete più fede di me e in ogni modo condividiamo in qualche modo quel poco di fede che abbiamo ma vorrei dirlo anche al di là della fede come un mistero che accompagna l'esistenza. È quello che sempre spero in qualche modo di poter comunicare anche ai miei fratelli che si dicono fuori dalla fede a comprendere questo mistero grande della vita che fa diventare la vita nostra più grande di noi più misteriosa perché? Per questo. Perché siamo amanti. Perché siamo stati amanti. Perché questa sera siamo qui perché siamo amanti. altrimenti non saremmo. Non saremmo qui. Tutto il senso della nostra esistenza si raccoglie in questo. E dopo certo c'è l'altra parte della parola di Dio così importante e Paolo comincia in quel breve testo che abbiamo ascoltato e dice io quello che vi trasmetto l'ho ricevuto e poi fa la memoria della cena. certo perché succede questa cosa meravigliosa no? E cioè che il dono non solamente è dono ma può diventare dono che tu a tua volta torci trasmetti comunichi generi al punto che addirittura la lingua delle scritture fa una specie di scherzo grazioso e là dove dice che quando lui viene tradito viene tradito quel verbo tradire è uguale al verbo trasmettere comunicare lo tradiscono ma che cos'è il tradimento? di fatto anche Giuda il nostro povero amico Giuda il povero fratello Giuda lo tradisce e lo trasmette per dire insomma questa possibilità infinita di trasmetterle il dono di Dio per cui siamo qui questa sera a fare festa intorno a quelle parole della cena prendete mangiate questo è il mio corpo è lì il dono che arriva alla sua pienezza alla illuminazione piena dell'antico agnello del suo sangue prendete e beve e dopo però resta una domanda e la liturgia di questa sera vuol venire incontro a questa domanda perché uno si dice va bene adesso qui ci mandano a casa e io che cosa faccio quello che ho ricevuto lo trasmetto quello che ho ricevuto lo posso trasmettere e tutto quello che trasmetto lo posso trasmettere perché è stato prima di tutto dono per me dono che trasforma la mia vita non solo dunque perché è riempita del dono di Dio ma perché addirittura diventa fonte del dono di Dio questa sera adesso adesso celebriamo questo segno liturgico non liturgico facciamo questa liturgia strana unica volta in tutto l'anno la lavanda dei piedi e che cos'è vuole essere una prima proiezione no? una prima proiezione e adesso io che ho ricevuto come trasmetto e lui che graziosamente dopo aver lavato i piedi dice vedete io ho lavato i piedi a voi adesso dovete lavare i piedi gli uni gli altri e allora ognuno stasera dalla chiesa della doccia se ne va e dice dunque e come faccio io a lavare i piedi come faccio a lavare i piedi alla mia mamma al mio figlio al mio vicino di casa a quel nonno malato a quella bimba che oggi non ha potuto fare la prima comunione perché la sua situazione è troppo difficile come faccio a lavare i piedi ed è bellissimo perché prima che tu riesca a trovarlo troverai per strada uno che ti dirà scusa ti posso lavare i piedi perché questa novità impressa alla storia è questa reciprocità anche del dono partito da lui il dono adesso diventa il linguaggio essenziale il linguaggio fondamentale tra di noi e cosa posso fare? è morto un vecchio papà quasi cent'anni oggi i suoi figli mi hanno regalato una sua fotografia e nella faccia dell'altra faccia della fotografia si è scritto la frase che questo babbo aveva perso la sua sposa giovanissima tirato su tutti i suoi figli e e aveva una frase che diceva sempre cosa posso fare io per te? è vero che è come dire come posso lavarti i piedi ecco che è la fecondità di questa liturgia capite? è una fecondità della liturgia che noi celosamente custodiamo ma la custodiamo per tutti capite? per cui l'interesse di questa vicenda è che tu uscendo da qui potrai riconoscere che molti che non sono stati qui che non hanno ragione per venire qui questa sera e che quindi non sono qui trasmettono il dono bene diglielo però eh diglielo che bella cosa stai facendo stai trasmettendo il dono e il dono che hai ricevuto ma da chi l'ho ricevuto? ma oh non lo so la tua mamma i tuoi amici adesso lo trasmette vedi è bellissimo è una storia nuova che è cominciata che è dentro alla liturgia più gelosa e più amante della chiesa e poi prende il volo prende spazio entra nelle menti nei cuori nei pensieri sì voi mi dite già guarda che guaio tutte le cose stanno andando storte ma non è vero non è vero anche i quadri più drammatici anche i quadri più sanguinari sono quasi sempre un grande scrigno di cose meravigliose che dentro succedono che dentro succedono ricordate la vicenda di quel ragazzo che una sera è riuscito a scappare da Auschwitz con la sola con un lavaggio insomma è riuscito a saltare i fili si è tutto scorticato ma tutto sanguinante è saltato via e si è messo a correre per la campagna poi però sentiva i cani e allora ha bussato una cappanna e gli ha aperto una vecchietta che vedendo questo ragazzo tutto insanguinato lì davanti si è anche spaventato e lui era un ebreo e questa vecchietta gli ha chiesto è vero ma tu chi sei? e lui osperatamente gli ha detto sono Gesù e lei gli ha detto vieni dentro ti sei salvato dentro le più grandi tragedie ormai si è insinuata questa novità della vita noi siamo qui adesso a celebrarla come perenne novità del nostro cuore seguiamo i gesti della lavanda dei fili come un po' di stupore insomma un gesto quasi imbarazzante ed è bellissimo che sia così perché poi la mia vita è poca cosa io ho bisogno di capire delle cose molto piccole molto semplici molto povere molto nel tessuto mediocre della mia esistenza come ecco allora dalla grande eucaristia quel gesto perché diventi il tuo gesto il sentimento del tuo cuore la tua fecondità la bellezza e questo convito nuziale che è una grande porta della speranza aperta per tutta l'umanità allеро Grazie.