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19981025 - Dom XXX TO, anno C.mp3

Data: 25/10/1998

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Il Signore ha compassione dei Suoi figli più feriti e più fragili. Se ricordate un insegnamento incominciato qualche settimana fa con la parabola di quel servo che serviva il suo Signore nella umiltà e nella concretenza dei gesti, delle diacolie, dei serviti. Per passare poi a quel gruppo dei lebrosi sanati e alla meraviglia di quello che si accorge, si ferma e torna indietro e ringrazia. E poi infine la parabola di domenica scorsa di quella donna che ha subito in giustizia e grida come i santi di Dio che giorno e notte gridano al loro Signore. Tarderà ad esaudirti? Subito gli esauderà. Sicché quello che il Signore ci insegna sulla fede è diventato in qualche modo la fede e preghiera. E tutto questo oggi ha il suo stupefacente culmine. In quella preghiera del peccatore che normalmente si considera impossibile. Forse non ci si riflette abbastanza, ma istintivamente noi diciamo piantala di peccare e poi potrai pregare. La preghiera insomma. Invece come vedremo qui c'è proprio la massima sfida che Dio rivolge alla nostra condizione povera e ferita. Ebbene che possiamo collocarci subito nella figura bellissima dunque del pubblicato che dice al Signore abbi misericordia di me. Peccatore. Chiediamo questa misericordia. Evidentemente per poter domandare misericordia dobbiamo collocarci al posto giusto, che è quello dei peccatori. Confessare i peccati oggi vuol dire quindi abbandonare le proprie sicurezze, le proprie presupposizioni di giustizia, le vanità, le dole e soprattutto quella tristezza suprema che è il giudizio contro i fratelli. La bellezza di un posto dove avendo bisogno di tutti e di tutto e dove sembra quasi impossibile che qualcuno ci arrivi, ecco arriva lui, lieto e potente a prenderci per mano ancora una volta. Affidiamo dunque al Signore ogni nostra miseria, rivolgiamo a Lui il genito della nostra vita e non solamente per noi ma facendoci voce di tanti che in questi giorni sono entrati nel nostro cuore per la loro miseria, le loro fragilità, le loro ferite, i loro errodi, i loro solitetti. Trasporiamo tutto questo genito in una potente preghiera verso la speranza. proviamo a fare qualche passo insieme. Cominciando da un'affermazione bella e importante che abbiamo ascoltato dal libro del Siracide, dalla prima legge pure di questa domenica dove dice che presso il Signore non c'è preferenza di persone. Propriamente il testo direbbe, se fosse reso in senso letterale, che non considera la gloria del conto o la gloria della parente. In questo modo di tradurre ci aiuta un pochino di più rispetto a un istinto che ormai è praticamente un istituto urbana, in cui tutto l'occidente è rigorosamente sottoposto, che è provocato dal fatto che da noi il diritto è evidentemente un falso diritto, insomma, non la giuriscrudenza quasi sempre, per lo meno per le cose importanti è la giustificazione del disfatto, che non è un giuristabilimento della giustizia, insomma. Purtroppo molto spesso le loro leggi del luogo e i studenti ovni idronificano le loro giustizie, le loro fiducia, per diventare giuste, è vero che adesso è tutta parte di questo guaio la faccenda di non avere preferenza di persone, per cui una professoressa a scuola crede di essere giusto e di non fare preferenza di persone quando tratta tutti uguali. Noi pensiamo sempre così istitivamente, che è quanto di più sbagliato sia, no? Perché se tu hai un bambino di due anni, di otto, di un ragazzo di diciotto, tratti tutti uguali, ma anzi trovi la misura per ciascuno. E se c'è una persona che è rimasta ferita nella sua vita e non aveva mangiare, evidentemente non puoi considerarla e farla muovere nella stessa maniera di un'altra persona che è sempre fatto tutto e di mangiarne a troppo. Ma invece il nostro criterio di giustizia, sbagliatissimo, è proprio quello di bloccare le situazioni ingiuste facendole diventare giustizia. Per cui quando uno si stufa di questa faccenda, di questa legge che è uguale per tutti in una maniera così sbagliata, mi ha subito detto che ho fatto a loro. Mi si tocca gran fatica, è vero, a cambiare delle leggi e in genere chi ci riesce, chi deve affermare nuove giustizie. Ma Dio non è così. Dio non fa preferenza di persone perché lui va dando poco, quindi ha la gloria del volto, quello che si vede, va dentro alla realtà delle situazioni, della storia. E allora il libro dell'Eclesiastico può fare un grande canto per dire, sì sì, va bene, voi fate finta di niente, come degli schiacciassassi, passate tutto tutto, tutto diventa uguale. Ma invece il cuore amante del padre riconosce in mezzo alla sua gente che è il piccolino che è ferito, quella donna che è tratta male, quella persona che conta niente e l'hai il disparto, ma invece è piena di sapienze, di bell'ego, di bontà. Il Signore cioè coglie la preziosità di tutte le vicine e di tutte le situazioni. E questo perché? Perché mentre sostanzialmente la giustizia degli uomini serve a tenere ferme le cose come sono, e se uno le può cambiare dicono che è un rivoluzionario, Dio è un gran rivoluzionario. Perché? Perché si è messo in testa fin dal principio di fare giustizia. E quindi continuamente entra nelle nostre situazioni ingiuste e fa giustizia. Tanto che si potrebbe dire che Dio è una specie di grande ma o di grande no al fatto che tutte le cose vanno avanti infleccabilmente così e no. Fermo. Guardiamoci dentro. E per guardarci dentro ha reso acuto il suo orecchio, sicché anche se da questo a terra lo prega un bambino o un bambino piange, lui sente e ascolta. E la grande speranza di Israele è che loro potevano essere i più piccoli di tutti i popoli ed essere in una condizione ferita e oppressa, ma loro sapendo che il loro Signore li ascoltava. E dall'antico Egipto fino ai campi di Auschwitz i nostri padri ebrei hanno sempre pensato che Dio tiene per loro e che tiene per loro per un motivo specialissimo. E cioè che appunto sono dei piccoli e degli oppressi per i quali bisogna fare giustizia. infatti questi nostri padri ebrei hanno perso e anche nei nostri giorni perdono sempre la vivacità e la bellezza e la particolarità inevitabile della loro condizione quando vogliono essere come tutti gli altri popoli e si muovono come gli altri popoli e allora evidentemente tornano a avere ragione e a prevalere criteri che sono ancora quelli di potenza, di affermazioni, di vittoria, di prepotenze e di diritti e di giustizia che di fatto non fanno giustizia e non mettono in evidenza i diritti. Allora riposate un momento su questo grande atto di fiducia e su questo canto lieto che deve in qualche modo anche rassicurare tutte le condizioni del vostro cuore e la condizione con la quale siete venuti ammessi. Il mio compito è prima di tutto quello di dirvi che il Signore vi ascolta. State tranquilli che la vostra preghiera sarà esaudita, sia che la vostra preghiera la formuliate, sia che la esprimiate con il pianto, sia che la esprimiate con il canto e la levitia, sia che siate così scassati che la esprimete con l'angoscia, state certi la vostra preghiera è potente. E c'è anche un'espressione bellissima che mi piace sottolineare, che mi affascina molto, anche perché secondo me sotto c'è un segreto, dice che la preghiera di una persona buona arriva fino alle nuvi. Poi dice ma la preghiera dell'umile penetra le nuvi. E poi descrive questa preghiera come se fosse una persona e dice che questa preghiera non è contenta finché non è arrivata al suo scopo. E quindi quella donna che pregava il giudice iniquo nella parabola di domenica scorsa diventa adesso questa preghiera potente perché è la preghiera di un piccolo e di un umile che penetra le nuvi, precisamente come nella lettera degli ebraici dice che il nostro Signore Gesù Cristo è penetrato al di là dei cieli e si è seduto alla destra del Padre. Potenza della preghiera dunque che partendo dalla nostra povertà arriva. E noi ci crediamo proprio da vero. Viviamo in questa trepidante fiducia. D'altra parte non possiamo puntarsi di età. Gli appari del mondo vanno avanti assolutamente in modo indipendente da noi. Cosa possiamo fare? Se poi la sorte, la vita e qualche vicenda strana ci colloca intorno alla messa di poverini, cosa possiamo fare alla fine? Se non pregare il nostro Signore e cercare di comunicarci di un lato che va bene a pregare perché la nostra preghiera è potente. Com'è bello quindi la domenica farsi voce e immergersi nel coro di questa preghiera degli umili che è questa assemblea di gente, piccoli, vecchi, sani, malati, buoni, cattivissimi. E anche noi a mettere dentro la nostra voce e il sentimento del nostro cuore lieti di essere un grande coro che arriva fino al cuore di nostro Padre e lo commuove. Come è bello avvertire anche un segno di rappresentanza della preghiera, no? E' vero? Un pregno dovrebbe molto importare che la gente vada a messa. Insomma, certamente quando uno ha la fortuna di andarci, gli viene da pensare che sarebbe bello che anche un altro avesse quella fortuna lì. E' vero? Ma adesso soprattutto mi sembra molto importante che quando andiamo a messa allarghiamo il cuore per essere interpreti e partecipi di infinita altra gente che a messa non c'è e che noi abbiamo la possibilità, meravigliosa, l'opportunità di rendere presenti, come abbiamo visto più volte in queste domeniche, coinvolgendoli nella nostra preghiera, pregando per loro. Dunque, potenza della preghiera. E in modo particolare della preghiera del piccolo, dell'umine. E quindi quando pregate vicino al vostro bambino piccolo, e quando lui apre le labbra, rimanete stupiti. Quando un bambino che in casa nostra è l'essente di preghiera, è vero? Tra le prime parole che dice, dice alleluia, si resta spalordibile, è vero? Dice, ma non capisce quello che dice. E ma pensa, è ancora più bello che prima della sua mente sia la sua carne a entrare già in questa grande sinfonia di Dio. Però oggi noi, dicevo, arriviamo all'apice di quello che Gesù intendeva comunicarci sulla preghiera. Domenica prossima ci sarà una straordinaria immagine della chiesa, come una casa di peccatori. E questo anno liturgico terminerà con quello che forse di tutto questo è il sigillo, che è la preghiera del ladrone accanto a Gesù. Ma appunto è questa domenica che ci fa arrivare a questo punto. Ve l'accendiamo all'inizio. Perché il testo dell'Antico Testamento cosa dice? Che questa preghiera arriva fino al Padre perché chi lo prega è po' ragente. Quindi sono dei feriti, degli umili, dei piccoli, dei poveri. Questo che non esce sicuramente nel mondo, abbiamo tentato di far vedere che è una dimensione rivoluzionaria della storia. Perché gli umili, chi è che li ascolta, e i piccoli, che è importante poi il diavolo, e invece i nostri padri ebrei dicono, eh no! Proprio perché sei ferito, la tua preghiera è importantissima. Però se non tante c'è un'esclusione. Anche. Anche. E non solo c'è un'esclusione, ma c'è un'affermazione forte. E cioè che se tu però sei un filipustiere, niente da fare. Questo è il punto. Qual è cioè il passaggio straordinario che le scritture di oggi fanno tra il testo dell'Antico Testamento, che come vedete è straordinariamente importante, e il tramite della parabola evangelica. E' quella cosa che noi diciamo tranquillissimi perché siamo abituati bene, ma che invece è tutto straordinario. E cioè che non solamente è ascoltata la preghiera dell'umile, del piccolo, del povero, di chi è fregato, ma anche la preghiera del mascalzone. E qui è un pochino più delicato. Perché per esempio questi pubblicati... Voi sapete che era una marica di mascalzone, vero? Voi sapete che i farisei, poveretti, con la loro preoccupazione di andare dietro alla legge, erano il genere dei poveretti. Stavano a tutti i comandamenti, vero? Passavano la vita nel corti lintorno e in genere erano della povera gente i farisei. I pubblicati avevano la vita con la piscina invece. Perché erano gli esaltori delle tasse, erano della gente che stava con i quattrini. E' vero? Sono stato un po' di tempo in questa settimana sotto quella... la copia di quello bellissimo dipinto, è vero, del Caravaggio, dove si vede la chiamata che il Signore rivolge a quel suo amico che si chiamava Lemio, Matteo. Eh, lui rappresenta Matteo, ecco, un uomo tutto bel messo con un cappello di velluto, con le piume, con tante belle monete davanti, vero? Il Signore che da lontano punta il dito per chiamarlo. Un quadro bellissimo. E' pubblicata, rende la gente tenuta sotto, capite? E che quindi fa fatica a suscitare la nostra simpatia. Questo è il problema, insomma, a quale voglio arrivare. Anche la preghiera dell'antipatico, di chi ti è antipatico, è ascoltata. La preghiera del malfattore, del peccatore, è ascoltata. Questa è la sfida della parata di oggi. E quindi la sfida non avviene solamente descrivendo il fatto che è un mascazzone che prega. Ma anche per quello che dice. Come accennavo appunto all'inizio della Messa, cosa dice lui pregare? Dice a Dio, a te pietà di me. Peccatore. Insomma, e che va bene perché appunto, come dicevo noi, l'abbiamo ereditato nel nostro linguaggio. Ma guardate che la prassi non è mica così, eh. La prassi è quella di dire, smettila, convertiti e poi vieni via e prenditi. Perché la preghiera è il giusto. Non è del peccatore. Invece la preghiera è del peccatore. Allora io volevo semplicemente proporvi il piccolo segreto che ci sta sotto a questa pagina. E poi è un segreto che voi conoscete benissimo. Provate a guardarlo bene in faccia quel pubblicano lì, eh. State attenti a chi è. Se volete essere un po' aiutati a capire com'è perché è un mezzo di dominello, tiratevi vicino quell'Apostolo di cui si parla nella lettera a Timoteo, che sicuramente è tutto diverso da pubblicare. È una bravissima persona, è vero? E che però insomma ne ha passate tante, è vero? E poi quando è stato sotto pressione l'ha lasciato tutti da solo, no? Avete sentito tutte queste storie che lui racconta e ricorda. Fate un passo più in là e vi accorgerete che dietro gli occhi del nostro imparabutto, del nostro amico pubblicano, ci sta Gesù. Questo è il punto. Non potete pensare cioè di giocarvi tutta la parabola semplicemente dicendo, beh, siccome quello là era un gran sconchione e si dava delle arie e la sua preghiera niente. Invece questo qui era umile e allora il Signore ha detto, buona, ed è tornato a casa giù a sottolineato. No, vedete, è molto più in là, lo facciamo. Cercheremo di vedere perché quello poveretto che ha fatto quella preghiera là in Pariseo, tornato, finita la preghiera, è tornato a casa, sapete come? Solo l'altro invece è tornato a braccetto di Gesù Cristo. Giustificato vuol dire quella roba lì. Giustificato vuol dire non che gli abbia messo su un timbro e che ha detto, quindi il mascazzo di me era comandato, farlo passare. No. Vuol dire che era per mano al suo Signore. E come va? Perché come sapete questa è la strada che Gesù ha fatto. E' lì il punto in qualche modo, capite, rivoluzionario. E' lì il punto dove l'economia antica dei nostri padri, è vero, trova la necessità di fare il suo tuffo. Perché? Perché se no mi lascia fuori un sacco di gente. Anche stiamo fuori tutti. Se tenete troppo fermo il fatto che c'è la legge che è santa, e se vi mettete in testa del cuore che per andare in paradiso bisogna obbedire a tutta la legge, non ci andiamo. Non ci va nessuno. Siamo pregati. Allora San Paolo dice a te, ti bisogna più usciare da sto problema. Perché se si va in paradiso, a forza di stare dentro i comandamenti non ci va nessuno. E perché fossimo sicuri ci dice? Oh, guardiamoci in maniera. Nella condizione del pubblicato, ci siamo tutti. Anche San Francesco da Sisio, anche lui, a scapparsi. Anche lui, tutti, vanno in carica. E quindi non è la strada giusta. È una strada giustissima e meravigliosa. E c'è tutto spaccato e cambiato rispetto alle divinità del mondo e ai signori di questo mondo. Perché la legge antica è quel ma che vi dicevo. Per cui non si può dire che un assassino è un pellefatore. Non si può. E non può uno passare dalla parte della ragione solo perché riesce a ammazzare a mancare l'anno dell'altro. Troveranno delle scuse, diranno che era una roba per l'anno, ma davanti agli occhi di Dio non è giusto. E va bene. Però c'è un problema. Che mi resta fuori il peccatore. Che quello che non sta alla legge, come si fa? Dovete immaginare che il padre e il figlio con lo spirito saggio che gli volava intorno su un balcone in paradiso che constatano il limite della legge. La legge è stata importantissima, capite? Perché altrimenti senza la legge quello che è male diventa bene. Un nazista che andava a prendere gli ebrei del ghetto. La Gestapo che è andata a prendere la nostra lì amica Edith, è vero, dentro al suo convento degli americani. Ma non crediate che avesse una coscienza molto preoccupante. Dovete giudicare. Era semplicemente una coscienza straborda. Dove appunto il male diventa bene. E' importantissima la legge degli ebrei. Sono importantissimi gli ebrei. Sono importantissimi. Non ci saremmo noi, se non ci saremmo noi. Però c'è quel problema del balcone. Stanno al balcone il Padrentino e dicono Oh, ma cosa succede qua? Non entra nessuno. Vabbè, non ce la fai. E allora nella pienezza dei tempi, invece di mandare la parola, invece di mandare i profeti, invece di mandare la mamma, invece di mandare tutti dei segni bellissimi, ma che non erano colui che bisognava mandare. Nella perezza dei tempi, ma da lui. E lui cosa fa? Lui viene dove sei. E poi? E poi ti prende per mano. E poi? E poi ti mette in spalla. E poi? E poi ti porta a casa. E poi ti porta a casa. Ma è peccatore? Te è peccatore! Questa è la nostra fede. Te è peccatore! Per questo è venuto. Non è venuto per giudicare, ma per salvare. ha detto lui. Cosa vuol dire salvare? Che va a cercare quella peccola sbagliata e fugitiva, la prende e la porta a casa, contento. Questa è la novità di Gesù. Di questo ultimo ebreo. Che consegna la legge antica a tutti i popoli come attesa di misericordia. Basta vedere un momento l'altro povero amico che sbaglia tutto della preghiera per capire qual è stato il suo tremendo equivoco. Perché se fosse stato davvero attento, ogni tanto Gesù perde la pazienza e dice ai palisei, siete degli ipocriti. Perché gli dice quella roba lì? Perché se loro guardassero davvero la legge santa che il Signore ha dato, si metteranno al posto giusto. Invece quello lì sta davanti, tutto tranquillo, ti ringrazio, perché faccio questo, perché faccio quest'altro, perché... Ma dove sei? È il tradimento della legge il fariseo. Lui che crede sta lì e tocca questo e tocca questo. Perché la legge doveva metterti al posto giusto. Infatti quel pubblico non è. era stato un gran mascalzone, lo dice il Vangelo, fino alla modo di non credere. Ma sicuramente le cose le deve capire. Certo, proprio come sarà nell'adrono della croce, che i nostri fratelli cristiani dell'Oriente lo chiamano il teologo, quel ladrone nasce sulla croce, perché secondo loro, e hanno ragione, ha capito tutto. e siccome ha capito tutto, non vuole neanche accarre gli occhi, sta in fondo e rischia. Abbi misericordia. E perché torna a casa giustificato? Perché è lì, in quel posto lì che è andato Gesù. Per questo è venuto Gesù. Per lui è venuto Gesù. Non è questione che l'altro sia scocchioso. È questione che lì, in quel posto dove lui si colpa, Gesù, non c'è. Non c'è. Gli unici che possono scappare alla mitragliata della misericordia di Gesù Cristo sono quelli che vanno nel posto sbagliato. il posto sbagliato è quello delle nostre, come ci diciamo sempre, presunte gestite. Invece il peccatore prega. Perché è Gesù. Sapete perché si può dire questa roba qua? Abbi misericordia di me, peccatore. Come si fa a mettere vicino la misericordia e il peccatore? Come si fa? È semplice. Il peccatore si è vero. E Gesù è la misericordia del Padre. Gesù è la misericordia del Padre. E quindi quello là dice Dio, mettili insieme, perdonate il linguaggio banalissimo, mettili insieme, nello stesso risotto al sugo, mettili a dove e la tua misericordia che è Gesù, che è il pastore buono, che è quello che tutto contento ti prende spalle, ti porta a casa. Mettili insieme Dio. Allora adesso ritorna alla preghiera che faceva il libro dell'Ecclesiastico e guarda quella preghiera, eh? Tremenda. Che parte, arriva fino alle nuvi, le sorpassi. Appunto quella preghiera è Gesù. E' Gesù la preghiera che oltrepassa le nuvi, no? E' Gesù quella preghiera che non è contenta di, che non è arrivato ad ottenere il suo scopo. Il suo scopo è il pubblicato. E' venuto per il pubblicato. E' venuto per te. Allora per questo vi dicevo che il fariseo torna a casa solo. Ma tu che sei un pecatore, torni a casa, avrà accetto di nostro sede. Giustificato vuol dire così, no? E' tanto evidente che giustificato vuol dire così. Perché? Perché non vuol dire che te sei giusto. Ma vuol dire che tu cammini con il giusto, vivi nel giusto, ti nutri del giusto, ascolti il giusto. E quindi lui diventa la tua verità. Ma solo i peccatori possono capire l'urgenza di tutto questo. Chi è bravo, sapiente, innocente, giusto, vive già benissimo di per sé lui, con se stesso. Ma un canone della Messa dice che non vivessimo più per noi stessi, ma per lui che è morto e risorto per noi. Ecco. Noi non viviamo più per noi stessi. Perché siamo giustificati. Eh? Fatti giustificati. Fatti giustificati. Allora la nostra salvezza è questa comunione. Tutte le volte che noi abbiamo il dono dello Spirito di dire la preghiera, nel segreto della nostra stanza, o come dicevamo, metti qua la voce del cuore nel cuore fraterno, noi di fatto celebriamo questo Dio con noi, questa misericordia di Dio con noi che è Gesù. Con noi. Dopodiché, saremo fissati in qualche modo nella memoria. io avevo una nonna santa. Suo marito era un gran figlio di Dio. Bene. Ma tutti facciamo la stessa strada. Ma tutti facciamo la stessa strada. Penso semplicemente che la differenza è che il nonno avrà un singoltone spaventoso presentandosi al trono dell'Altesimo. Perché gran parte della misericordia di Dio la scoprirà tutta l'altra. La nonna che è stata un pochino più moderata e un po' più soffietta, lei lo sapeva già da qui. E guardando il suo vecchio mi diceva se è insalta con la cavallina, ma vedrai che c'è lì che per me. Ma certo. Per cui fa benone che alla fine mettiamo in mezzo a noi anche questa faccenda dell'Apostolo, no? Che a questo punto vi danno anche di un Sant'Auro vecchietto ormai, insomma, più ragazzo. E che vi dice è il tempo di sciogliere la bella. siamo arrivati. E che quindi può darci un'interpretazione così assolutamente serena dell'esistenza. Che possono dare solo appunto gli umili che sono tranquilli perché sanno che tutto quello che è accaduto in fondo è andato bene perché Dio li ha portati. potere fare queste memorie positive della propria esistenza vuol dire riconoscere il valore semplice e immediato anche della preghiera più povera perché provoca questo finanzi di Dio e questo diventare la nostra ferita la nostra preghiera. Tu sei venuto qui con il guaglio, è vero? E il guaglio adesso diventa preghiera. Questa è la grande speranza e poi deve diventare, come capite, l'intelligenza della nostra vita. Per lui, ultima parola da dire. Accidenti che inganno, eh! Non solamente la spoccia poveretto, banale, che si dà per fare i seri, ma anche quell'ultima cosa che dice che proprio dall'arte ai calcani, no? Che ti ringrazio che non sono come quello là, io o me. A pensare che Dio ha aspettato un qualche millennio col desiderio di fare esattamente quello cioè di diventare come quello là. E' stato bene il passato della parabola che aveva messo un sospetto. Ti ringrazio che non sono come quello là. Gesù Cristo ringrazia il Padre invece perché l'ha mandato a essere come quello là. A stare vicino a quello là. A comunicare qualche piccola nozione di modestia e di gratitudine per essere ancora più là tutti. Tutti a questa messa dei peccatori salvati. tutti nella nostra bellezza appunto diredenti dall'amore infinito del Padre attraverso il sangue del nostro Signore Gesù Cristo. Qui si apre una storia di sconfinata tenerenza. per ciascuno di noi ma fin da oggi un modo assolutamente nuovo di vedere le persone, le cose con una piccola confidenza finale. è comprensibile che sia così. E' inutile scorciarsi e bisogna aver pazienza. Però, francamente, credo che ci sia a tenere alto il livello dell'attenzione. Cioè, è chiaro che rispetto a Gesù Cristo, a Dio, noi siamo molto più potenti. siamo molto più potenti. Ma disi certo, non è che noi sappiamo vero, moltiplicare i panni, forse buona. Siamo capaci anche di quello, se da vedere cosa facciamo tra pochi minuti, è vero, da un toplino così ne facciamo pane del cielo e della vita, vero, per 200 persone. è chiaro che siamo capaci di moltiplicare i panni. Il punto debole è il miracolo supremo, la misericordia. Lì siamo devoluzi. Non so se avete in mente quella zona della vostra sensibilità dove proprio quella persona lì l'ha mandata a quella legge. Dice, ma beh, insomma, ci ignoriamoci, ci ignoriamo buona. No, parata da un'intera, siamo devoli. E anche la comunità cristiana geme perché ha delle debolezze su questo. La stessa legislazione ecclesiale. Si capisce, poverina, che soffre, eh? Perché dice, lì non ce la faccio. Ovvero, per alcune cose è un po' devoluzione. Si chiede una cosa che è terribile, è vero? Dopo sarà interpretata male, detta male i giornali la diranno in maniera stupida, ci saranno tutte le forme culturali, ideologiche sbagliate. Firmiamo tutto. Andiamo a rosso. Andiamo a rosso. C'è della gente che non capisce che la Chiesa non voglia avere. Dice, ma che sono duppo? Va bene. Ah, ma perché mi hanno confidato? Va bene. Ah, ma perché ha la testa ormai da rotolare? Buona. Però non, capisco. È un problema. È un problema. non si può risolverlo banalmente con le scorciatoie, tutto quello che vuole. Forse si deve fregare. Però questo è, secondo me, il pur. Bisogna andarci per dire a quello lì, io dici. Bisogna andarci. E altrimenti ancora non ci siamo. Non stiamo servendo il nostro Signore in modo pieno. Non lo stiamo rendendo presente. Invece vedi quando una donna perdona il suo uomo che è un gran via con. E quando un figlio sopporta il suo paro che è un gran rimpiscato. E quando una mamma partita con il suo figlio che ci sarebbe da strontare. E lì noi lo rendiamo presente, eccetera. E lì siamo capaci non solo di modificare i pani come ha messa, ma anche di esprimere il cuore di tutti i miracoli. Il miracolo dei miracoli. Che è la possibilità della salvezza e del sorriso. Di quello che è il più malattito di tutti. È talmente malato che gli si dice, no, me lo puoi. C'è qualcuno che non può? Questo non può essere. Capite? Allora, questo lo dico per il tuo cuore, ma lo devo dire soprattutto per il mio. Lo devo dire per casa nostra, per casa tua, per la nostra terra e quattro. E poi allarga, allarga. Bisogna dire. Ma dice, ma anche gli altri, però non vogliono neanche chiarare, non forno. Dico, ma non vorrei mica mettere lo svantaggio. Ma scherziati. E' noi. E' noi. E' noi. Il miracolo deve fare noi. Siamo noi che siamo dotati della possibilità di farlo. Perché l'abbiamo noi questa potenza? Perché l'abbiamo? Prova a dire perché. Siamo dei super uomini e super donne? No. Allora perché abbiamo questa potenza di fare i miracoli? Perché adesso io posso moltiplicare i panni? Perché possiamo perdonare? Perché siamo stati amati? Chi? Noi. I peccatori. Perché siamo stati riempiti della misericordia di Dio? Noi, i peccatori. Perché abbiamo avuto la vita, non i morti. E se adesso vai a fare il peccato, è una sconfessa. Perché siamo stati riempiti della misericordia di Dio, noi, i peccatori. Perché abbiamo avuto la vita, non i morti. E se adesso vai, fai un peccato. È uno scomessato. Come dico, bisogna fare pazienza. Prima di tutto credo con se stessi. Inutile stare lì, mi striggere gli denti. Bisogna fare pazienza con gli altri, con tutti. E' vero, per fortuna abbiamo le lacrime. E' vero che sono state un'invenzione straordinaria di Dio, oltre che un fatto della biologia. E' vero perché possiamo così, insomma, riposare nella preghiera patta con le lacrime. Però certo, dobbiamo sperare. Quindi questa domenica arriva talmente al cuore della nostra storia che ci apre. Un orizzonte scocchinato di attesa, di speranza, di desiderio. E' vero che ci sono state un'invenzione straordinaria di Dio.