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-VenerdiSanto_omelia_GiovanniNicolini-20140418(22).mp3

Data: 18/04/2014

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Il primo pomeriggio sono andato in campagna alla celebrazione del venerdì che veniva fatto nella nostra parrocchietta piccola. Questo mi ha più preparato alla liturgia di questa sera, poi quando sono tornato a casa abbiamo fatto anche questa lavanda dei piedi, quindi Martino ci ha lavato i piedi a noi di casa e anche questo mi ha dato molta consolazione. Perché invece i primi due testi della liturgia, cioè il testo di Isaia e anche la lettera gli ebrei, mi hanno abbastanza impressionato. Perché in fondo ieri è stata anche una grande conversazione, è stato un grande incontro, un grande convergere anche. E quindi pure con tutte le previsioni già buttate su oggi, tutto mi sembrava molto più ricco di incontro. perché quando penso alla morte con spavento, penso soprattutto alla solitudine. E poi conosco molte persone sole, quindi ne conosco l'angoscia. E la figura di lui oggi mi pare proprio così, molto solitaria. Non so se avete notato per esempio il testo del profeta, le prime battute del testo, è Dio che parla di lui. Questo è abbastanza straordinario nei testi biblici. A lui dice, vedete, in modo diretto, ecco il mio servo avrà successo. Poi dice che sarà onorato, eccetera. E però dice la vicenda di questa persona. E quindi il dramma. E quindi il fatto che addirittura è stato ucciso come colpevole. Neanche una congiura, insomma, che si poteva fare con una persona troppo brava, troppo buona. No, proprio. E quindi un'esclusione radicale. Il testo della lettera degli ebrei, sapete che è il testo più forte di tutto il Nuovo Testamento, per dire della vicenda dell'orto. Perché dice in modo esplicito che nell'orto Gesù ha supplicato il Padre con forti grida e lacrime. I testi evangelici sono molto più composti, invece lì, in modo drammatico, ecco viene detto tutto. Perché la morte è drammatica. E la morte rappresenta la scommessa più alta di Dio. Perché dico questo? Perché invece il testo della passione, il testo di Giovanni, che abbiamo proclamato insieme, quello è un grande miracolo. È un grande miracolo letterario. E certamente ispirato in modo fortissimo. Perché lì succede una cosa meravigliosa. Il testo di Giovanni è fedele agli altri testi. Tutti i testi della Pasqua devono molto concordare. E quindi i quattro evangelici dicono tutti la stessa vicenda, gli stessi particolari, gli stessi personaggi. ma nella passione di Giovanni avviene un fatto straordinario. E cioè che tutta la passione di Gesù è in realtà la sua gloria. E tutto quello che lui subisce è in realtà la pienezza del suo compito in mezzo all'umanità. E non si capisce come abbia fatto. Ha cambiato qualche parola, ha fatto qualche spostamento, ha fatto una sottolineatura e tutto il testo è trasformato. Ve lo dico perché questo testo è molto importante per la vita cristiana. Tenete presente capitoli 18 e 19 del Vangelo secondo Giovanni. Il più possibile riprendeteli, riprendeteli, assimilateci dentro, con grande attenzione. Io lo faccio da molti molti anni e tutte le volte ne scopro la novità, lo stupore, la bellezza divina. Non si possono fare degli esempi. Pensate per esempio al primo evento della passione che è quello dell'orto. Pensate a come la vicenda dell'orto è negli altri Vangeli. E quindi il trattimento di Giuda, lui che guida questo trappello armato, lui che lo bacia, Gesù che gli dice con un bacio tradisci. È una scena altamente drammatica. In Giovanni Giuda è una comparsa. Addirittura il testo arriva a dire che c'era anche Giuda con loro. Quindi non è più niente. E poi loro vanno per prenderlo, ma lui li previene e dice chi cercate? Dice Gesù il Nazareno. Quando lui dice sono io, tutti cadono per terra. Perché cadono per terra? Perché Gesù si presenta con quel nome che Dio dava a se stesso nel rovetto ardente di Mosè. Quando Mosè è esiliato doveva tornare per il carico di Dio a liberare il popolo. E loro dice ma se vado là e mi chiedono ma chi è questo Dio che ti manda? Come si chiama? Che cosa gli devo dire? E lei nel rovetto ardente gli dice io sono. Per cui nella grande tradizione della fede dei padri ebrei dire io sono. È solo Dio che lo può dire insomma. E quando lui dice così gli altri cadono per terra perché lui è Dio. Allora glielo chiedono di nuovo. Ma sentiamo Gesù il Nazareno. Sono io risponde. E aggiunge se dunque cercate me lasciate che questi se ne vadano perché doveva adempiersi la scrittura. Che di quelli che tu mi hai dato padre io non ho perso nessuno. Quindi siamo in mezzo alla stessa sconfitta ma tutto è per dire. La mirabile bellezza è quello che lui sta facendo. E in questo senso moltissime cose. La citazione del sommo sacerdote che aveva detto è meglio è conveniente che uno solo muoia per tutto il popolo. Eh certo. È uno solo che muore per tutta l'umanità. E il testo continua a incalzare. E quando subito prima, quando arriva la truppa, Pietro tira fuori la spada e taglia l'orecchio del servo, la cosa è molto descritta, si dice anche come il servo si chiama, eccetera. Ma la reazione del Signore. Mentre con Matteo, nel Vangelo di Matteo, dice metti la spada nel fodero perché chi usa la spada perirà di spada, eccetera. Qui dice rimetti la spada nel fodero, il calice che il Padre mi ha dato. Non dovrò berlo? Vedete? È come una grande liturgia. È una grande liturgia dell'obbedienza al Padre. Tutto quello che avviene, avviene non perché queste cause seconde provocano, fanno, ma semplicemente perché lui obbedisce al Padre. E quindi la morte si trasforma in un grande atto di obbedienza. E di più ancora, molto di più, ma non voglio anche farvi perdere tempo, insomma. Per esempio, quelle presentazioni che Pilato fa. Lo violenta, lo deride, lo tratta male. Poi lo presenta alla gente e la gente lo vede nel pieno della sua passione, derisio. E Pilato dice, ecco l'uomo. È così? È certo che è così. È certo. Perché? Perché in quel momento ci viene dato quel modello di umanità. No? Che cosa possiamo desiderare noi se non vivere un'umanità che il più possibile celebri la sua? In quel momento lui ha detto qual è l'umanità nuova. L'umanità nuova non è più quella di Adamo. C'è una umanità nuova, è quella di questo uomo offerto per amore. Ecco, tutto questo lo dico perché penso che molti di voi ricordino che noi qui abbiamo fatto un patto. Quando io vado in giro a fare le mie chiacchiere, racconto sempre di questo accordo che abbiamo preso tra noi. Ogni tanto io ve lo ricordo, però ho anche paura che voi ve lo dimentichiate. A proposito della morte, ve lo ricordate il patto che abbiamo fatto fra di noi? Il patto che abbiamo fatto fra di noi è che nella parrocchia della doccia non si può morire. Non si può morire. E allora dice, come si fa? Ecco, io l'ho imparato dai capitoli 18 e 19 del Vangelo secondo Giovanni. Perché il Signore ci insegna che invece di morire bisogna dare la vita. Non devi subire la morte. Devi regalare la vita. Devi offrirla. E la cosa va così fino alla fine che quando proprio anche lui muore, dice, Gesù disse, è compiuto. E chi nato è il capo, consegnò lo spirito. Questa parola consegnò, che non è forse la traduzione più felice che potevano scegliere, è la stessa parola che viene detta quando Dio dona il suo spirito. Quindi in realtà, capite, la morte di Gesù è anche un anticipo di Pentecoste, perché non è che lui spira, crepa, muore, ma lui dona lo spirito. Dona lo spirito. E quindi la sua morte è il principio della vita nuova. È il principio della vita nuova. Allora, questa è la bellezza e il fascino di quello che stiamo celebrando. Certo, la morte resta con tutta la sua drammaticità, con queste forti gride e lacrime, resta tutto. Ma dentro c'è un segreto. Dentro c'è un segreto. Ebbene, quello che adesso mi interessa molto dirvi è che questo segreto di vita, che è dentro alla morte, diventa in qualche modo il progetto della vita cristiana. Noi siamo chiamati a questo. Qualche volta mi dispiace, mi addolora, quando si ha l'impressione che l'atteggiamento dei credenti sia sempre un rimprovero, sia sempre una predica, sia sempre per dire questo non va, questo è sbagliato. Allora mi viene voglia di dire, no, chi era? Gianni Moretti che diceva a un capo dei comunisti, prova a dire qualche cosa di sinistra. È vero? Allora mi viene voglia qualche volta di dirlo, no? Prova a dire qualche cosa di Vangelo. Prova a dire una buona notizia. Perché noi siamo chiamati a dare la buona notizia del Vangelo. Allora in questo senso, questa memoria della passione è importantissima, perché non fa sconti. Perché oggi molti di noi che siamo venuti qui, molti sono venuti anche venendo da ambiti delicati dell'esistenza, da rapporti difficili della convivenza, da situazioni molto molto delicate nell'interpretazione della vita. La vita è difficile. Ebbene, questa è la grande arte della vita cristiana. E cioè, che è quello di entrare nella vita così com'è, per portare la buona notizia del Vangelo, per portare la gioia dell'Evangelo. Questa è la sfida. Quindi questo testo non è solo il testo della buona morte, è meglio chiederla una buona morte, ma è il testo della interpretazione nuova della vita. Dove sei? Come vivi? Quali prove il Signore? Quali persone Lui ti ha affidato? È vero? E quindi, certo, si capisce, siamo tutti qui un po' presi da tanti pensieri. Ci sono alcuni ragazzi, in questi giorni, non mi ricordo se quello da questo, che sono fuori di casa. Sono stati mandati via dalle loro famiglie. Perché? Perché non riescono a uscire dalla dipendenza, e allora la famiglia ha detto, va bene, o tu ti metti per strada bene, o se no io non li posso più tenere. E li hanno mandati via. Quel consiglio glielo ho dato anch'io, perché so come sono certe vicende, insomma. Ecco. E però sono drammi grossi, no? Drami grossi. E quando ci vediamo, con uno sguardo ci tendiamo, l'hai sentito, hai detto qualcosa, mi ha fatto una telefonata. Eh, drammi gravissimi, no? Ebbene, la cosa molto importante è entrare nel dramma della vita con la forza dell'Evangelo. Questo è il contrasto tra morire e dare la vita. Questa è la vera differenza. E anche là dove le cose sono sbagliate, l'arte dell'Evangelo è quello di trovare la possibilità di dire c'è questa strada, è bella questa strada. Adesso sono venuti fuori ancora dei problemi di etica, di etica morale, di etica sessuale, per cui come al solito si stanno facendo le categorie di quelli che sono al posto giusto e di quelli che sono al posto sbagliato. Ma l'arte cristiana è quello di entrare dappertutto, qualunque sia la condizione di una persona, anche le scelte che ha fatto, anche i pensieri che non fossero condivisibili, per portare un annuncio buono. Ma per portare un annuncio buono tu non puoi che partire dalla persona così con me, dalla sua vicenda così con me. Se tu cominci a dirgli prima ti converti, poi è già finita. È già finita. È vero. Invece si convertirà a che cosa? Al fascino di una luce buona, al fascino di un sentimento vero e profondo. A quello si convertirà. E allora forse potrà anche qualche cosa mutare nella sua vita. Ma se tu prima non gli dai un annuncio di vita, di speranza, di pace, soprattutto di voler bene, soprattutto di voler bene, perché questa è la suprema arte di Dio. E lui, come sapete, e cerchiamo di ricordare sempre, lui ci vuole bene così come siamo. Così come siamo. È impossibile. Non mi voglio bene neanche io. Ma lui sì. Ma lui sì. Lui ci vuole bene come siamo. e a partire da lì promuove la notizia, promuove il cammino. Molte volte si sbaglia perché c'è un invito al cambiamento che non ha nessuna ragione, capite? Perché uno può cambiare perché è successo qualche cosa di bello. Perché uno ha voglia di muoversi, perché c'è qualcosa che lo invita a uscire dalla sua prigionia. Ma se non c'è niente che lo invita, allora si fa esperienza solo della morte. invece la vita è sempre un cammino ed è un cammino verso la risurrezione. Domani notte si fa festa se il Signore vuole alla risurrezione, alla vittoria sulla morte. Ma senza questo passaggio non ci si arriva. Si arriva a dire che sì, qualcuno è stato bravo e sono in paradiso, gli altri sono stati meno bravi e allora hanno la punizione, ma però non conta niente. Non conta niente. non serve a niente. La paura dell'inferno non converge nessuno. Quello che converge veramente invece è la potenza d'amore che noi siamo chiamati a esprimere. E quindi questa sera mi pare che adesso adoriamo la croce, facciamo la preghiera dei fedeli, facciamo la comunione, insomma qualche altro segno se lo diamo in questa liturgia sfoglia. come torniamo a casa? Ecco, torniamo a casa in questa maniera, riconciliati con la nostra storia, riconciliati con le persone che quella storia magari la stanno rendendo un po' difficiletta. riconciliate, permettetemi di dirvi, anche con noi stessi, anche con noi stessi. È necessaria questa riconciliazione, non è nevanteria, ne mistificazione. È il vero modo di dire Signore, abbi compassione di me, vieni a salvarmi. È ovvio che ognuno di noi è inadeguato alla sua vita. Allora, questa sera mi pare che la meraviglia di questa umile celebrazione che accompagna Gesù, è vero, al breve riposo che lo porta al Padre, debba essere caratterizzata da questo, rinascere alla speranza. Rinascere alla speranza. È strano, no? Adorare la croce, è vero, muovendosi verso la speranza, ma è proprio così. E siccome lui è sceso fino alla croce, capisci, in questo ha riconciliato tutte le storie, tutte le vicende. Bisogna togliere tutte le scomuniche, togliere tutte le condanne, abbattere tutti i muri e ricominciare a fare strada insieme. Ricominciare. Che non è mai troppo tardi. Va bene adesso. È vero, ma perché non è venuta prima? Eh, perché non era visto il tuo tempo ancora. È vero, e non erano in tempi di Dio. Adesso è venuto. Adesso io ti chiedo di mettere nel centro del tuo cuore in modo particolare un volto. Prova a farlo adesso. Un volto difficile. Prova a farlo adesso. E prova a aprire la scommessa. Che in una realtà che si direbbe irrimediabilmente spenta, lui sia capace di farti accendere una luce. Perché la resurrezione c'è. Ma la resurrezione la si sperimenta solamente accettando di entrare dentro nella morte. I padri antichi con una certa ironia dicevano ovviamente non c'è resurrezione se non dalla morte. Se no, non è resurrezione. Se no, uno si tira su. È vero. Quindi, tenete alta la scommessa di questa sera. Eh? Mi raccomando. Tenetela alta. perché sono sicuro che pensate quanti siamo qui. Sono stupito di quanti siamo qui stasera. Ebbene, pensate quanto bene uscirà da noi questa sera se di fatto andremo con una intenzione, un sentimento, una parola divina verso coloro o chi al quale l'abbiamo negato. Abbiamo pensato impossibile. Abbiamo pensato addirittura ingiusti. La strana giustizia di Dio è quella che dentro la situazione più ferita e morta restituisce la vita. È quello che adesso chiediamo tutti insieme con questa preghiera, questa preghiera dei fedeli è la più importante di tutte le liturgie di tutto l'anno quindi qui nessuno se l'inventa è tutta già scritta, stesa e ha la pretesa di arrivare proprio dappertutto a tutti. Provate un po' a stare attenti a questa preghiera perché non c'è nessuno fuori, non c'è nessuno fuori, neanche quello che chiedeva, è possibile, è raggiunto. Se facciamo attenzione adesso a questo vedrete che ci sono tutti e quando poi allora facciamo la comunione e stasera si fa comunione senza consagrare, abbiamo consagrato il pane ieri e abbiamo consagrato di più per fare la comunione stasera, non c'è messa stasera, vedete? Non c'è. Bene, allora, proprio in questa direzione, là dove si direbbe non c'è messa, non c'è comunione, non c'è, ecco, invece questa sera c'è una bellissima sorpresa e qualcuno riceverà la sorpresa gioiosa della vostra visita e della carezza del vostro affetto. e cerco e chiaramente