La vita di non esaltare questo, che nessuno di noi si ritenga debile da questa necessità di ricerca di noi. Oggi noi celebriamo la vicenda di Lai e celebriamo il fatto che la morte di Lai possa arrivare al cuore di Dio, perché molte persone vogliono bene alla vita, parlano di Lui e portano al Signore le loro lacrime per Lui. Mi sembra inevitabile dire che celebriamo oggi, questa domenica, essendo parte di una cultura molto portata all'esclusione, dove ognuno è semmai portato a piangere su di sé che a sospettare dell'altro. E ho paura che ci siano molte persone per le quali oggi nessuno piange davanti a Dio. Questo a Dio non piace. A Dio piace piangere nelle lacrime del suo figlio prediletto, ma come sedotto dal nostro pianto. Un pianto che non è di chiusura, non è di disperazione, ma è quella protesta buona che sale a Dio da parte di coloro che volendo sul bene vogliono con tutte le loro forze il bene l'uno dell'altro. Pare invece che ci sia una fatica, ci sia una tentazione a ritrarsi, magari con la finzione di essere molto interessati delle cose di questo mondo dallo schermo della nostra televisione, ma assai poco capace di accorgerci di chi accanto a noi precipita nella vita della sua solitudine e della sua morte. E quindi vi propongo che questa domenica prepari bene quella a dare incontro a Gesù alle porte della città, che sarà domenica prossima, avendo però recuperato in modo fortissimo nei nostri cuori il senso di questa familiarità e fraternità che finalmente ci renda capaci di non continuare a piangere e a lamentarci su noi stessi, ma ci consenta quella belletta del pianto d'amore, quello che fa dire alla gente davanti alle lacrime di Gesù, guarda come lo amo. chiediamo che tutto nella nostra vita sia dalla misericordia del Padre riscattato in questa direzione, che tutto possa in noi e da noi esprimere un amore pieno, fraterno, umilissimo e dolente nei confronti di tutti coloro che ci sono intorno, di tutti gli avvenimenti piccoli e grandi che accadono, perché altrimenti domenica non saremo insieme ad iniziare la settimana setta. Quello che ci accomuna oggi è lo splendore di queste lacrime degli ebrei, perché la morte sembra aver detto. Chiediamo di poter essere molto sinceri, molto limpidi, molto forti e sereni nel partecipare a questa grande liturgia dell'amore che Gesù volentieri tiene ad assumere per sé e ha diventato grande protagonista presso il Padre. Grazie. Tutti. Ricordare insieme con voi la strada che Gesù ha fatto in queste settimane. quando si è trovato in San Maria, che a quel pozzo e nella stanchezza, ha vinto quella donna con lo splendore e la potenza delle sue parole. evidentemente le ha accompagnate queste parole, le ha accompagnate soprattutto con quella stanchezza del viaggio che rende vere le parole del Dio di Dio, perché appunto lo mette vicino alle nostre ferite, ai nostri dubbi e alle nostre false sicurezze. quella donna che appunto vi ricordate sembrava così sicura di sé, così tutta compiuta, di fatto poi ha lasciato che si potesse vedere la grande frattumazione della sua esistenza. Di quella frattumazione oggi noi siamo in grado anche di cogliere un elemento ulteriore che appunto è quello che emerge bellissimo in questo momento. Cioè ci rendiamo conto di una cosa decisiva, che quella donna non sapeva più piangere. di questo è tenente. Probabilmente la vita crudele dalla quale era stata ingannata, seduta, dalla quale era stata sottoposta, ne aveva tolto anche questo grande linguaggio dell'affetto, dell'amore. Poi nel suo spostamento a Gerusalemme, quando domenica scorsa si è incontrato con un uomo cieco, mi ha molto commosso questo suo tentativo di riprendere la creazione. dopo la grande fatica per riconquistare quella donna, il male più profondo di quel cegno nato lo aveva stitto a questo gesto, un po' infantile effettivamente da parte di Dio, il tentativo di rinforare le cose. E d'altra parte per noi così forte, così vero, così grande, tanto che la vecchia creazione di Adamo, proprio per quel gesto che Gesù ha fatto domenica su quel povero uomo senza luce, l'antica creazione di Adamo, che ormai sono profezia, e pallida profezia della meraviglia che lui fa con ciascuno di noi, perché ungello ci del suo spirito ci rinforza, ci rinforza. Ma oggi il Signore viene portato davanti a un dramma più profondo. So che qualcuno è rimasto un po' impressionato che in questi giorni mi sia capitato di dire di questa apprezzione che mi mette il Signore, per come sembra che le cose gli siano scappate di male. È vero che poi che se la fa, quando l'ho detto, il mio interlocutore si è affrettato di dire ma forse l'ha fatto apposta. Sì, può darsi, forse l'ha fatto apposta. Però certo, bisogna dire, dal Dio di lei, ad Alzaro nel suo sepolcro, il viaggio lungo. Questa umanità ha fatto una corsa lontana, molto lontana. Dal giardino di Dio al sepolcro di Meddania c'è una grande esperienza. che adesso non è facile, forse non è neanche opportuno misurare nei suoi termini, nelle sue colpe, nelle sue responsabilità. Certo, certo, povero uomo, come è andato l'ora. Siamo in un tempo nei quali qualcuno tira fuori delle filosofie animaliste per dire che forse i cagliolini e le farfalle sono meglio. evidentemente tutto questo è abominevole. Non è cristiano, è radicalmente non cristiano. Eppure è un segno, è un segno di una percezione della ferita profonda che è stata immersa nell'umanità. che secondo me ha poi un segnale terribile al quale volevo un po' sedurmi fin dall'inizio della messa. E cioè dire che di fatto poi la ferita di questa umanità lottana è tale che ci facciamo paura anche di noi. e che quindi in qualche modo colgo questa creatura è sempre più ricratta su se stessa e spaventata. E come anche grandemente isolata. E in fondo secondo me, vedete, questa donna che andava al pozzo, che sembrava così viva, e quest'uomo che certamente è così morto, di fatto sono meno lontani di quello che loro possono pensare. Di fondo quella cosa che lei sente tutta diversa perché lei è viva e va al pozzo. Ma non lo so. Un grande viaggio ha fatto l'umanità. Lontana. E intanto non mi interessa molto dire che sia allontanata per il suo peccato. In fondo non mi sembra che questo sia stato quello che queste domeniche ci hanno comunicato. In fondo l'ho sentita come sempre più povera, più che sempre più cattiva, no? L'ho sentita così? Sì, in fondo certo. Quella certa durezza di cuore della donna del pozzo. Ma insomma, anche con una storia dietro così vasta, così grande, che poi cosa vuoi dire? Che è colpa. Certo se ne è andata lontana. E mi pare che sia molto importante che oggi noi ci accorgiamo di come Dio tende a riparare il quadro. anche qui io non voglio preoccuparmi di chiedermi se è colpa sua. Qualche volta mi è capitato di pensare, ma anche di dirlo. Mi è capitato di dire che forse è stato un po' troppo ambizioso nel fare questa creatura, che essendo di terra doveva però riuscire a stargli insieme, a stare alla sua altezza. doveva riuscire a respirare con il suo respiro. E forse lì c'è stato qualche cosa che non è andata, insomma. Forse si è fidato troppo della sua opera, di quello che aveva fatto. Tanto sta che questo però gli è scappato a vita. E tu ti ricordate di quella mattina quando lui è sceso ad incontrarsi nel giardino dell'intimità e si è trovato da solo, perché l'altro non era scappato. Si era nascosto. E oggi è bene. E oggi è bellissimo, perché ormai il Signore mi si è trovato frattumato. Ah beh, avrei voglia di dire che mi sono male, ma insomma voi mi prendereste in Dio. Certo c'è una frattumazione anche nel testo, non c'è dubbio. Quando è al di là del Giordano, gli danno la notizia e si ha la netta impressione che lui stia governando tutto. Ed arriva anche una frase fortissima che in qualche modo fa capire benissimo perché il Padre l'ha mandato. Io adesso vado a svegliare. E' molto forte, perché io vado. E si capisce, no? Che sono gli istanti nel quale il Figlio di Dio ricomprende in qualche modo in tutta la sua densità. Il motivo per cui il Padre l'ha mandato è in questa obbedienza, in questa obbedienza drammatica. Perché è vicinissimo, e siamo saputi, no? Quanto è? 5 km, 4 km? Vicinissimo. Si fa a 10. E però, mi ha molto colpito il fatto che quando arriva vicino, si ferma. Certo, c'è questa sorella che gli va incontro, poi però il testo inevitabilmente si accorge che dopo che questa sorella ha parlato, lui gli ha promesso qualcosa, lui continua a star fermo, e ne va, ci va anche quell'altro. Quasi si dicesse, ma quello che Marta non è riuscita a provocare, vediamo se ci riesce Maria. E ci riesce. E ci riesce perché Maria non è come la donna di Stamaria. E forse non è come Marta. Adesso non ci è concesso entrare, è vero, nella conoscenza di queste sorelle attraverso le altre memorie evangeliche. Di fatto Marta, più determinata, più decisa, più forte, strava al Signore una straordinaria proclamazione della potenza della fede. Io sono la resurrezione. E però a questa fede. Io avverto Dio il dimidito davanti al nostro trame. Lo vedo in qualche modo esitante. Come quando si fa all'inizio un viaggio di slaggio, vengo, ma poi e adesso? Sapete quanto si ha l'impressione che adesso bisogna aprire la porta. Dopo si vede però, eh? Se apri la porta, dopo ci sei. Ed è qui questo splendore, secondo me, di Maria. Che esercita un potere di grande seduzione sugli ebrei, evidentemente, no? Un modo bellissimo. di cui le vanno dietro. Quali le vanno dietro? Vi notate che le vanno dietro perché pensano che lei va dal sepolcro. Dice, forse va a piangere al sepolcro. E le vanno dietro. Poi invece lei li porta da lui, da Gesù. e mi appaggia, e mi prende il cuore questa potenza che lei ha nei confronti di Gesù appunto perché piange. Lei piange, le piangono, ma questo Lazaro, dunque, così, consegnato al nulla, è importantissimo, vero? È importantissimo. è così importante che quelli che sono intorno a lui piangono per lui. Ma questo è il principio della voce. Anche perché con delle parole terribili il Vangelo dice che in quel momento Gesù è stato completamente sconfondo. Non mi pare che dica si turbò profondamente, non riesce a esprimermi, insomma, è come quando nel mare scoppia una tempesta, quando nella città in una città si diffonde il terrore, è uno sconvolgimento quello che avviene dentro all'animo del Signore. È impressionante. E mi ha molto colpito il fatto che questa parola non gli sia attribuita quando si dà della morte di Lannaro, in fondo a quel punto come alla lontana riesce lui a dirlo? ma quando invece vede il piatto di Maria e degli ebrei allora è proprio sconfondo. È interessante questo. È interessante perché secondo me in un certo allentimento di alcuni testi del Cantico dei Cati, che adesso non possiamo assolutamente andare a vedere, non solamente la sposa è cercata e visitata, ma lui si è in quel momento, si sente visitato e provocato da questo amore di questa sposa che è Maria di Corleia, la grande sposa del popolo dell'Antica Alleanza, questo popolo che ha imparato a piangere. Perché gli altri popoli non hanno nessuna voglia di piangere e quindi tentano di dimenticarsene. Come fanno? Inventano delle religioni che dicono che per esempio sotto i sepolchi è che si deve mettere il grano, l'olio, il vino, perché dopo si continua a vivere. Oppure che quando si muore in realtà non si muore, si diventa un gatto, si diventa un serpente, un antico, poi forse alla fine si smette di continuare a ritornare a essere qualche cosa. Ma bisogna risolterlo questo problema della morte. Come si fa? invece loro, gli ebrei, sono capaci di rimanere così fortemente davanti al dramma e al sangue dell'esistenza che solo una parte di loro e solo a un certo punto comincia a dire che forse c'è qualche cosa dopo la morte. Altrimenti sono tutti concordi nel dire che c'è qualche cosa dopo la morte che è una gran fregatura perché si sta malissimo. Fino a uno spirito appunto come è quello di Giove che ha una percezione così profonda del dramma dell'esistenza umana e dell'ingiustizia della morte che pensa che la morte non sia neanche la fine dell'eventuale battire che lo sta facendo ma è una specie di continuare a partire cosa? Amati no? Perché in fondo tutti noi quando abbiamo conosciuto l'angoscia della morte più di meno forse l'abbiamo conosciuta c'è stato un certo pomeriggio non so se ricordi in cui alla fine abbiamo potuto dire adesso a morte fermati perché non mi fai più paura perché ho capito una cosa che adesso mi fai paura ma siccome ho paura che tu mi prendi io oggi ti posso dire che nel momento in cui tu mi prenderai tu non ci sarai più a farmi paura perché almeno a quel punto lì è vero non mi farai più paura io non potrò più avere paura sono cose che si pensano negli spazi della morte Giove più appunto dice no no guarda che si va avanti ancora insomma una specie di orizzonte insopportabile ebbene pensate che questo piccolo popolo di pastori ha avuto il coraggio di stare per sé davanti a Dio chiamandoli il vivente e davanti alla morte come il grande Edeo ma questo vi ha insegnato quella cosa straordinaria di cui Dio si servirà per recuperare la sua creatura amata di fatto gli ebrei hanno imparato a piantare ed è precisamente questa specie di inconciliabilità tra Dio che è il vivente in cui io credo e la morte che deride e annulla tutto questo è questo essere rimasti là così che ha fatto sì che quella creatura che forse a Dio era scappata di mano l'uomo e questa creatura meravigliosa a sua immagine e così precipitata di fatto potesse essere ritrovata Dio ha imparato a piantare forse questa cosa l'ha proprio imparata forse questo è il coraggio che Dio trova per entrare nella nostra morte finché siamo nella purezza del cuore della donna samaritana si mette dentro alla nostra sete al sete di noi è vero ci riseduce nelle direzioni di una vita non più solitaria e orgogliosa ma finalmente minte ceduta nel lavoro forse di che si tratta di questa infermità dell'esistenza perché non ha luce forse lui che è luce riesce a comunicare qualche cosa però capite in fondo fino a domenica scorsa c'era una certa incontaminazione del mistero di Dio che riusciva a farci del bene a volerci bene insomma rimanendo ancora lui ma oggi inevitabilmente la sua strada prende la discesa adesso non si ferma più adesso nei prossimi dieci giorni non si ferma più adesso deve arrivare al venerdì della croce e da questa mattina ad allora non si ferma più per cui penso che questo vi aiuti anche a capire bene che cosa sarà di domenica e spero moltissimo che quest'anno possiamo legare in modo strettissimo anche perché i posti sono vicinissimi no? stamattina siamo alle pendici del monte degli olivi basta fare pochi passi adesso per andare in incontro no? cos'è? una piccola salitina sul grinaldo del monte siamo già arrivati se vogliamo fermarci lì riscenderemo ancora un po' se vogliamo verso il deserto se vogliamo proprio andare in incontro ma ormai siamo lì e questa vicinanza non è solo geografica questa vicinanza è ormai anche della condizione del nostro cuore adesso abbiamo trovato la cosa giusta ma non l'abbiamo trovata solo noi l'ha trovata anche noi per cui adesso siamo proprio pronti perché possa iniziare la grande settimana della salvezza del mondo perché siamo pronti? perché invece di avere paura o avversione o odio per il nostro simile finalmente piangiamo per lui finalmente invece di accusarlo dei suoi peccati viviamo questa situazione secondo la categoria del dolore invece di compiacerci della nostra solitudine di superiorità lo andiamo a cercare e quando lui è così ferito e povero finalmente impariamo a piangere finalmente questa povera umanità ha scoperto la sua vera ricchezza tutto quello che Dio ha fatto attraverso il piccolo popolo degli ebrei fino a questo giorno capisci di Italia è stato proprio di portarlo a questa affermazione divina che è l'amore e che lui peraltro insegna a Dio a partire dalla sua sabbia e dalla sua terra con il pianto oggi di fatto vedete in questo pianto c'è un grande incontro perché tutti e due imparano e tutti e due insegnano Dio insegna certo perché ha detto da lontano Dio vado svegliato adesso e loro questo avevano già talmente intuito che gli avevano mandato a dire colui che tu avvi è malato avevano sollecitato il pianto e c'è in quel ritardo del Cristo tutto il dramma di un'attesa troppo lunga per l'Israele antico quanto ha battito Israele quanto è stato sveppeggiato da tutti i popoli da tutte le culture perché aspettano sto Messia che non arriva mai ma cosa ci raccontava e loro sempre ad aspettare bravissimi anche a sopportare in sua idade e poi alla fine è venuto e appunto è venuto perché sapeva che era ormai dentro a questo spazio straordinario di preparazione della sua venuta che vedete non ha nessun altro significato la legge non fa giusto solo i parisei ci hanno creduto ma non ci hanno creduto il vecchio Simeone la vecchia Anna non ci hanno creduto Giuseppe non ci hanno creduto Maria non ci hanno creduto i pastori che sono rimasti nella notte a vegliare perché sapevano che quella notte doveva essere visitata da una luce e da un canto così sono stati i nostri padri nell'antica alleanza hanno avuto il coraggio di aspettare e aspettando hanno imparato che l'unica cosa che valeva la pena vivere in questo mondo per aspettare qualche cosa di nuovo era volersi vivere in questa prigione che è un po' il mondo è la storia del mondo succede come quando si concentrano troppi individui in uno spazio troppo stretto dopo un po' se ne danno di salta ragione salta fuori tutti gli orgogli le violenze le rivalità per Caino il mondo è già stretto quando sono solo i quattro gatti perché se si è prigionieri nel cuore tutto è stretto e tutto è avvenso ma la bellezza e la severità dei 600 e più comandamenti quelli che Dio ha distribuito nella sua storia di bene per i suoi cari figli è servito certamente a questo per dire che in fondo la conoscenza della nostra miseria deve solo servirci a riconciliarci e a volerci bene non si entra mica nella Pasqua non si va a aspettare il Signore alle porte di Gerusalemme non si può vivere la sua venuta come una grande festa perché Lui viene a dare la vita per noi se prima non ci siamo così riconciliati da imparare a piangere di un'operazione io adesso non voglio forzare troppo e dire guardate che se noi non piangiamo l'amore tra di noi Lui non è capace di piangere non lo so non è legittimo di dire insomma non è giusto però guardate la bellezza di quella frase che sta dentro dei nostri cuori e fiorisce sulle nostre labbra quando Lui ci fa una domanda permettete se perco un po' il tempo ma che è preziosissima ancora perché ci dice ma dove l'avete messo? e loro gli rispondono con una frase che noi abbiamo già sentito al principio perché quando abbiamo voluto andare dietro a questo aglietto di Dio se vi ricordate gli abbiamo detto ma tu dove abiti? e lui ha detto vieni e vedi e ci ha portato nello splettore della sua casa oggi lui viene e dice ma dove l'avete messo? e noi con stessa risposta gli diciamo e lo portiamo al secondo è ancora così vedete il grande confronto ma a questo punto sedotto dal pianto di Maria pianto tra l'altro c'è una piccola noioseria anche nel testo che mi permetto di sottolineare che il traduttore italiano proprio poveretto è andato dall'altra parte perché dice che scoppiò il pianto mi sembra come avesse avuto un sicurtore e invece no dice una cosa stupenda dice che l'amore interno di Dio e la sua eterna compassione per l'umanità quel giorno a metà di Dio e quindi dice che lui non scoppiò a piangere come se fosse un avvenimento di impeto ma lacrima la differenza è importantissima questo suo modo di piangere non è il modo di piangere degli altri che il modo è più collegato agli avvenimenti alle tristezze illegali invece lui piange per una specie di perennità del dolore che è il linguaggio dell'amore per tutta l'umanità che non ha ancora ritrovato la sua comunione e la sua pace meravigliosamente piange e la gente affascinatissima da questa cosa immediatamente con sapienza suprema capisce il linguaggio di quelle dalle e dice guarda come lo ha guarda riscatto assoluto evidentemente del piangere che potrebbe essere di orgoglio ferito di valità di preoccupazione che in Dio stesso potrebbe essere un pianto di sconfitta in questo modo totalmente riscattato lui ha insegnato a voler bene ma noi gli abbiamo insegnato a piangere e gli abbiamo insegnato alle latrine come il linguaggio efficace e come l'epifaria più forte dell'amore guarda guarda e dopo la tua si avverta l'altro viene fuori ma insomma questa mattina mi interessa mi interessa invece che parliamo proprio da qui e che da qui ritroviamo capite la nostra perfetta unità tra le generazioni per esempio tra le età tra le culture tra le comunità è necessario assolutamente pacificarci nel dolore e nell'amore perché è così necessario perché poi insieme bisogna andare appunto incontro a Gesù e quindi è solo questo che ci consente di vivere bene e con trepidazione e con vera esultanza la gioia del suo arrivo perché perché abbiamo veramente custato insieme quanto abbiamo bisogno di lui siamo così distratti delle nostre rivalità certe volte e delle nostre divisioni e della nostra sensazione che non possiamo aiutare nessuno perché li abbiamo appena per noi no? E in più lo vive come impaurito e isolato non abbiamo l'animo per aspettare insieme come una festa invece qui nel San Monte del Turivi oggi c'è la grande preparazione perché dopo possiamo andare insieme allora la vedete il teso ci troviamo domenica al Monte del Piulino verso Benfra dove lui viene siamo desiderosi di andarci di andarci insieme c'è questo pianto e questa speranza comune c'è questa grande vittoria che abbiamo riportato come vero preludio della sua presenza in mezzo a noi che è la nostra riconciliazione tra noi e con tutti adesso si può andare veramente ad aspettare e vedete se facciamo così e se prendiamo questa strada eviteremo anche un problema perché si presenta sempre il giorno delle palme che sembra quasi una specie di inganno di tranello messo al Signore perché abbiamo incontro con i fiori e con le palme e poi come entriamo di Gerusalemme proclamiamo la passione come perché questo dramma invece no adesso voi sapete benissimo che noi andiamo per quello voi sapete benissimo che la nostra umile trepidante festa per andarvi in conto è perché abbiamo capito benissimo a motivo di l'altro che cosa non viene a fare viene a dare un senso globale a quel piatto che ha riversato sulla tomba dell'amico viene a dire che questa umanità è tutta amica per lui viene a dire che la volontà del padre è che per questa umanità nemica è diventata amica per la sua appassionata ricerca vale la pena che Dio dà la sua vita è per questo che noi gli andiamo volentieri incontro non è che noi gli andiamo incontro e poi improvvino scoppia il dramma della passione no facciamo festa per la sua passione siamo contentissimi che vi venga a morire in mezzo a noi per tutti noi siamo contentissimi di stringerlo da un vento e di riconoscenza e di riconoscimento finalmente di una legalità nuova avete visto è il pastore buono perché è il pastore buono è diverso da tutti gli altri è venuto a dare la vita per le sue bevole andiamo gli incontri al sepondro di l'anero abbiamo ricapito tutto abbiamo ricapito che forse aveva ragione quel signore che l'altra sera ha detto ma forse ha fatto apposta lasciarselo scappare via e forse si ha fatto apposta forse si perché questa sconfitta di Dio ha provocato tutto quello che adesso ci ha ha provocato questo meraviglioso uccidimento per il quale nessuna persona che sia veramente tale sa che può vivere come in se stessa senza mai cedere perché amare è sempre questo cedere all'altro che cosa te stesso la tua stessa vita la bellezza della vita è questa vita ceduta per forza la lasciata scappare via perché solo così lo canteremo la notte di Pasqua ha potuto farle capire come le voleva avere se non avessi potuto imparare a piangere se noi non avessimo potuto sedurlo con il nostro pianto lui non avrebbe potuto farci vedere come ci vuole più ecco perché oggi allora noi sul crinale di questo monte vantiamo il crinale del mistero e in modo assolutamente deciso nella grande discesa verso il venerdì salto veniamo a capire il chiedente che è proprio vero Dio è amore vino al pianto e vino alla sua croce qui e Grazie.