← Torna alla ricerca

19980809 - Dom XIX TO, anno C.mp3

Data: 09/08/1998

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Il testo del libro della Sapienza, nel modo di grande poesia, è vista nella scelta che ha faccio un settimane come primaria la memoria di quella famosa notte, cui i nostri fatti per il braccio forte di Dio sono scappati dalla terra della scelta. In certo modo quella non è scelta, tra l'altro nella grande simbologia cristiana, quella attraversata che lo hanno fatto nelle armi che si sono aperte, è rimasta un simbolo straordinariamente importante nel battesimo e quindi il segno di una terra di schiavitù di cui io intendo perché viene lasciato dietro l'ingresso in una terra nuova. Il segno di un uomo è una terra facile, come sapete, il deserto, questa terra si è poverissima, però si incomincia a vivere. Quello che da quella notte prende molto più forte un nome. Fino allora era stato di alcuni, di qualche famiglia, di qualche persona isolata, adesso tutto il popolo cammina secondo la fede. Preferisco dire della fede nel suo modo più semplice, più concretamente. di un uomo più semplice. Ci sono due mondi che sono stati sempre separati, più di Dio e più del mondo. Ma Dio che ha preso una bella decisione, incominciata da un antico pastore irancheno, ha stabilito di venire a vivere la sua storia con noi. E i due mondi si sono incontrati perché il mondo di Dio è sceso incontro al mondo dell'uomo e gli ha proposto un cammino insieme. Da allora la storia dell'umanità, da quel pastore grande dell'antico irancheno, è diventata con una colossale preghinazione perché in termini sempre più forti si è chiarito che questo cammino secondo la fede è la grande confusione amante di Dio che viene a prendersi la sua gente, qualcuno, nel suo desiderio, poi tutti per portarsi tutti a casa, il tuo viaggio dell'umanità, questo grande dottore di Dio che ha avuto almeno con lo suo inizio una colossale finita dalla morte, e da un sacco di segno di morte. Sono scappati via quella notte, è cominciata così, e sono scappati via da tutte le pericolosissime le pericolosissime, che il mondo di Dio crea come anch'io me la trovo una, e sono scappati via da tutti i poteri, i gruppi del mondo, che di quelle di Dio che dita nel mondo sono l'espressione di forza. Per un ebreo cristiano la politica è un discorso importantissimo, assolutamente legato alla fede, fa un discorso molto pericoloso, dice che bisogna separare la fede e la politica, perché siccome il cristiano è una persona visitata da Dio dentro a questa storia, tutto l'interesse grandissimo di questa vicenda è quella di una grande fiducia, da un riciclio negativo, pesco e di un fiostico in una maniera nuova, di vivere, ma completamente. E siccome la politica è una parola che serve per dire come si fa per costruire quello che noi siamo, la nostra vicenda romana, è importantissimo ricordarci che in quella famosa notte noi siamo scappati via dai cattivi poteri del mondo, quelli che dominano la storia facendo paura di l'unità. Noi c'è paura di soprattutto la grande paura che è una paura della morte, se uno ne combina purtroppo grossa, è vero che in molti posti c'è la pena di morte, vero? Ma anche noi istintivamente usiamo questa pena della violenza, che diciamo sempre lo scavo di donna sverso. Quindi questa è la nostra storia. L'inizio di un regno uomo. Scappar via da questa maniera brutta di governare la vita. La tua, quella della tua famiglia, quella di questo prese, di questa campagna, quella di questa bella e soleggiata da flore, è una maniera tutta diversa. di pensare a strumenti e a strumenti e a strumenti e a strumenti. La tua, quella della tua famiglia, quella di questo prese, di questa campagna, quella di questa bella e soleggiata da flore, è una maniera tutta diversa di pensare a strumenti e a strumenti. La tua, quella della tua famiglia, quella di questo prese, di questa campagna, quella di questa bella e soleggiata da flore, è una maniera tutta diversa di pensare a strumenti e a strumenti e a strumenti. E credo che la sua diversità, lui l'abbia fatto vedere in quella notte, in cui ha fatto quella faccetta, che noi facciamo tutte le notte di Pasqua. Perché la notte c'è a luglio, ma in quella notte, dice, in testo antico, lui ha visto una luce. E' stata per loro una luce. E questa faccetta è stata importante. Perché? Perché fa capire che, di fatto, noi camminiamo in una specie di notte. Camminiamo nella notte, per vedere come si hanno le regia, come si deve andare, come si devono vedere le persone, con genere. E d'altra parte, questa notte ha una luce. E la fede, dunque, è questa luce di Dio che ci porta, attraverso la notte, verso la luce serena della casa di nostro Padre. Questa è la fede. E la fede, allora, comincia a prendere piede nel cuore della fede, e tutta dalla grande vista della lettera di Ebrei, e per darci degli esempi, dei ricordi, di cosa succede alla fede quando gira dentro la fede. E noi ne abbiamo letto un bel pezzo, non ne abbiamo saputo più, per fede, per la fede, ne potevamo leggere anche di più. E poi chiederci, ma che strana roba la fede. Uno fa una roba, uno fa un'altra. No, vecchia, un po' più, io, poverò. E potremmo chiederci se di fatto, di tutti questi ricordi della fede e della gente, c'è una data comune, c'è qualche cosa che si può raccogliere insieme. E qui ho proprio domandato se nella grande varietà della vita, perché anche noi noi abbiamo una vita tutta diversa, c'è però un termine comune che ci accomuna tutti. L'ho trovato dentro un canone della Messa che dice che noi non vediamo più per noi stessi. La caratteristica che abbiamo in comune da avere, è che noi non vediamo più per noi stessi. Cosa vuol dire che non vediamo più per noi stessi? Che non siamo più la misura della nostra vita. Né io, né la parola di San Martino, però è anche lo Stato italiano. Noi non vediamo più per noi stessi, ma vediamo il riferimento a quello che ci è venuto a trovare in quella nota che ci ha detto, di chi è data, di chi è data. Per cui in una maniera o nell'altra, in età diverse, con delle modalità diverse, abbiamo questo di comune, che nessuno di noi capa più da solo. La fede è questa suprema decisione di non vivere da solo. Per quello che quando, al lì inizio della Messa, oggi abbiamo dovuto chiedere scusa al Padre Eterno di tutte le stupidate che abbiamo compiato, e abbiamo tutte raccolte in una roba sola. Vi chiedo scusa perché sono ordinato a vivere da solo. Perché invece molte delle altre religioni e molti degli altri pensieri importanti che fanno l'uomo, sono una grande logica del tuo da solo. E' vero? Per cui tu devi cercare di diventare sempre più grande, sempre più grande, sempre più bravo, sempre più intelligente, sempre più ritmo. Vedremo come? E' una migliore spiegazione molto importante. Mentre invece questi qui che sono entrati in contatto con la mano o con le cose di Dio, non vivono più in testo. In tutte le cose vivono di riferimento a lui, ascoltando la sua voce, e che ci dice adesso vieni qui, vieni qui. In questi giorni ho visto una parete liscia e liscia della montagna, e uno che l'ha fatto via un murale, e l'altro che mi diceva sono scosposti, e tre centina di sinistra è quello che è il Dio, ma che è lento, perché per fortuna che sono qui, se non ti dite una motore, guardate per l'ora, è vero? E gli insegnava a camminare. Noi non vediamo più per noi stessi, perché c'è una luce della notte, c'è una voce del cuore, e c'è una carentia. nel nostro dolore, che continuamente ci diceva che si tratta di molti cose. Questa cosa è data a tutti, da più piccolo a più del mondo, rigi e pochi, non occorre un qualità. Non ci sono bene, non si deve portare una testa per per entrare questa cosa. Noi non abbiamo meritato questa dicembre della tua motte nuova, è stato un regalo che improvvisamente è inocchiato dalla nostra vita. E quando un figlio potesse fare molte ricostruzioni di come è cominciata questa faccia, ah, con la tria venina, ah, con la nuova, ah, ma il segrestante di questo, la vita può raccontare tante cose, ma a me necessariamente non può raccontare più niente, perché introdurse il Signore nella nostra storia e sempre la distrazione. è una cosa strana. Che non ha delle connessioni. Dice, forse bisogna essere tutti i piondi, oppure tutti i nemici, oppure bisogna essere tutti, si imparciano. E' vero che noi ne abbiamo tutti con i capelli, i scadone di lonti, i spazi, i pochi di osi, e via. C'è di tutto. Ma tutti sono stati visitati. E dice, però, ora bisognerà stare in riga. Ma anche questo non è vero. Noi abbiamo sperimentato che si può andare ben ora e tutta le righe, e lui ti viene a cercare. Con lo sopra della gente che sta sempre nelle righe e non va a cercare. Una strana. La vita della fede non si può che caratterizzare così niente di nostro, ma un altro, di decisione assolta da parte del suo, di venire a lidare con noi. Mi ricordo sempre che è importantissimo fare il battismo dei bambini e che la volta che si decidesse di non garantire con i bambini, combineremo con quali tre metri. Perché? Perché ci sarebbe come un momento in mente che il battismo uno, per esempio, lo deve aver capito. Oppure lo deve aver benedato. Invece è importantissimo che lo fighino i bambini, che non possono benedare, che non possono desiderarlo, doverlo, capirlo grazie a Dio. Perché anche noi siamo così. Perché se questo battismo è la compagnia di grande alle cose del Signore, nessuno di noi vuole incinta. Ma ne capirà. Ne comprerà. Niente. Siamo solo vicini. Con delle belle tasse che il Vangelo ci suggerisce. Ricordate quella vecchia incinta? Nel Vangelo secondo Luca. A chi vede? Che la madre del Dio Signore venga a me. E' lo stumore di una vita di spianca. Questa è la fede. E la fede appunto allora diventa giocare tutta l'esistenza insieme. E secondo il libro della sapienza, loro, quella stia da lì, quando hanno capito questa pagenda, si sono fatti una promessa molto importante. Dice, guarda, questa sera, visto che ci succede insieme questa bella roba, che scappiamo tutti via da questi faraoni, che non servono più delle faraone, con tutte le stupidade. Ieri sera mi dicevano, non c'è tutto il problema, che siccome il faraone sembra che abbia carenzato la schiena di una ragazza, ma adesso lo mandano più su. Delle stupidade colossali. Basta. Delle fiorentine audite. Basta. Andiamo via. E la notte lì, quando abbiamo capito che cosa ci stava succedendo, ci siamo fatti una promessa. Che tutte le volte che uno aveva un problema, una grana, l'avremmo vissuta insieme. E' interessante questo, eh? Perché quando tu hai avuto quella grana, tu a quel punto di sei stato trattato di dimenticarti che c'è quello là che ci aiuta, capisci? E, espettivamente, quando entriamo nella prova, cominciamo a continuamente a interminarsi, a ritornare dentro di noi stessi, a dire allora faccio questo, faccio questo. E se uno ti viene a dire, ma il buon Dio ci si muove, i dei, ci fa cosa me ne prega, adesso c'è un problema, lascia perdere la religione. Stiamo solo concreti. Siccome sanno che la parola vince facilmente il nostro cuore, ci sono messi d'accordo che avrebbero vissuto in essenza. E se ti succede delle cose, siamo tutti qua, eh? Ti danno una mano. Con una filetta, però. Ti dice, però prima facciamo il calcio del Signore. Eh, certo. Eh? Sarebbe come dire, te stai passando una latina. E, veniamo a casa. Come cominciamo? Diciamo il padre nostro. Facciamo un calcio al Signore. Dopo vediamo, ci sono questo, ci sono quello stato, è vero, dai, facciamo la mano, ci sono giù. Capisci? Benissimo, no? In quel momento tutti questi qui sono gli angeli di quel Signore che era tirato fuori di noi e lo stato accanto. E dice, così, un po' ti consolano. Ma che? Ma che farò che? Ricordati sempre cosa è stata quella notte. La notte non è stata consolazione, poverino, però, non cagliacchino, però, non vagaccio. No, no. È stata la trasformazione della vita. Quando Dio ci è riuscita, e quando i nostri fratelli sono per noi accarenti, trasformano la solitudine di comunione, la tristenza in pace, la morte in risoluzione. Potendo, di questa vita si può riuscita, com'è bella che siamo in questo tono meraviglioso. Com'è bella che si può fare la lista, adesso si cominciasse a fare la lista. Per la fede, l'Auto d'Aleloè, per la fede, l'Irgis, per la fede, l'Irgis, per la fede, l'Irgis. E quindi, ognuno ci sarebbe una bella storia da raccontare. E però è la stessa fede, con una straordinaria sinfonia, dove la nota della vita di ciascuno ha riuscito il canto. Darsi una mano, prima di tutto cantando, cioè confermando che non è che io poi vengo aiutato, perché sono qui semplicemente per essere la memoria di quello che ci ha chiamato, il cuore, che ci ha vinto. Questa faccenda non è molto facile da tenere però. Bisogna dire, dobbiamo molto aiutarci. Si fa prestissimo a perdere la fede. Perché? Perché lui ha cambiato tutto per la nostra vita, questo è vero, ma noi dobbiamo sempre fare i conti. col fatto che noi siamo dei piccoli. Per cui, se siamo così piccoli di un po', che continuamente ci facciamo aiutare, le cose vanno sempre meglio. Se ci dimentichiamo di questo, se ci dimentichiamo di vivere come pelli sventati in barbaccio dall'ormano, se a motivo della violenza della storia anche noi istintivamente diventiamo violenta e si precipita facilmente nella solitudine e nella testa. Allora, sapete cosa si fa? È come se si tornasse in Egidio e si dicesse, adesso per quanto la doida farà ora e organizziamo la rivoluzione. Perché poi non è giusto perché i poverenti sono sempre sono. Bisogna proprio alla fine i poverenti. Guarda quello lì, quel ricone quanto accumulato, disgraziato, adesso della doida. E facciamo una rivoluzione. E' un signore importante che ha messo in piedi, tutto questo pensiero che ha portato insomma i grandi movimenti, i grandi quali, i tutti i due secoli. E' un signore, questo Carlo Marx, che è un ebreo, eh? Il Marxismo è una grande eresia ebraico. Sotto c'è una cosa vera, Ahkabe esige l'ah. Ahkabe, prova a andare a vedere come si definisce uno slantibobbe. Ma provo a andare a vedere come si definisce uno slantibobbe. Ma provo a andare a vedere come si definisce uno slantibobbe. E' un signore che ha detto, e allora qualcuno ha detto, verso Basta, e qualcuno ha detto, ma il nome di Dio non si può andare a vedere. E' un signore che ha detto, ma la storia. E' un signore che ha detto, ma la storia. Anche la storia dei cristiani è sempre stata sotto sotto alto una protesta. Perché? Perché il giardino di Dio non era diviso bene. Facciamo giustizio per questo. Sapete perché vi dico questa cosa? Perché non è rossa. Di fatto ci fanno solo più grossi. C'è una pretesa più grande del Gesù ha del Vangelo del Signore. Qual è la pretesa più forte? La pretesa più grande del Vangelo ha è questa. Tutti quelli che ricevono il Vangelo del Signore. Tutti quelli che quella notte sono scappati via. Tutti quelli che camminano secondo la fredda. Tutti quelli che non agiscono più con le loro azioni, ma con le azioni di Dio nelle loro mani. Sono tutti persone, buonissime, qui presenti stamattina in chiesa. Tutti dei ricordi. Quante cose meravigliose agli enti e dalla nostra vita. Quante cose erano a tutti. Quali meraviglie di Dio a tutti. Che patrimonio immenso gli altri e altri. E allora? E allora la storia nuova non basta per essere quello di dire adesso basta, spirito, scarrinitiamone un po'. Perché dice, fanno delle volte dopo, si fanno delle volte dopo. Perché si capiscono anche. E sono un po' più grandi. Sono quelli che stanno dall'aperto del privilegio. Sono quelli che sono, o dovrebbero essere, infili di Dio. Ma dice, ma che stia, sai che quando ho messo su quella ghiottina di Francia, hanno vinto fuori tutti, no? Tutti i nobili, tutti i messi, vogliamo su tutti. La ghiottina è tta, tta, tta, con la testa tagliata. Dice, ha fatto malissimo. Si, ha fatto malissimo. Quando si è piatta la rivoluzione francese, tutti i messi della Francia, tutti i messi della Francia, abitavano ancora. Non so se voi siete detti mai a vedere il palazzo di Tersaio. Il palazzo di Tersaio ha una cappella. Questa cappella si propone, ha tutto di bellito rosso. C'è l'altare. E poi davanti dall'altare c'è il palco del re. Dal quale sono, ma è messo, mentre c'è la messa. Però c'è pieno di gente che ha messo. Ma tutti i controlli della gente non guardano la città, guardano la mia. E allora, un po' di tigliotti di amici di Dio, meglio che vada bene, meglio che vada bene. Quando la gente sta troppo male, quando il mondo è detto su di due, i maniati sono giusti. E hanno capito, no? Che vi è voglia di dire adesso facciamo questo. La proposta di questa domenica è l'interessa. È quella di effettivamente ritirare nella regia del Signore. Il regio del Signore, l'annuncio del Paggione, il dono del suo Spirito, è la comunicazione a te. Al punto di quanto sei il regno. E allora, ecco, incomincia questa vita nuova descritta dalla parabola che è la tua vita, che è la vita che ti piace, che è la vita che fai, che è la vita che vanno accanto a te, i tuoi familiari, i tuoi figli, i tuoi notti, che è questa benedizione meravigliosa nella quale il Signore ci ha portato dentro, dove siccome tutti sono ritti, tutti hanno moltissimo da dare via. e il loro compiacimento è la via. Parole, affetti, sentimenti, il tempo, la casa, vieni. Vieni, vieni, vieni. Perché hai una ricchezza senza via. Ma allora, sei figlio di un importante? Sì, sono figli di... Voi sapete che nella parabola che oggi abbiamo scontrato, c'è un'immagine straordinaria. C'è solo un quinto di un nuovo testamento che non la dovete più, eh? Fa una descrizione del paradiso assurda, assurda. Perché noi come ce l'immaginiamo il paradiso? E tu ti tornerai, ti scadrivi in tanto, ti vedi. E poi ci fa una descrizione straordinaria. Dice che quando lui, Gesù, tornerà, questi serbi che troverà, ad esempio tu quello che hai, eccetera, lui li farà sedere. Poi lui si cingerà la testa e lui passerà a servire. E' l'unica descrizione del paradiso. L'unica. Padre di questa maniera. Ma perché dice una cosa così strana? Perché dice che per tutta l'eternità staremo a tavola e quello la passerà a lasagna, tagli a pelle, un fruttino e via. E per tutta l'eternità Gesù Cristo passerà a servizio. Perché Dio è così. Perché Dio, essendo l'amore, è perenne l'eterna comunicazione di bene. E' un'immagine bellissima del paradiso. Perché alzarsi, cingersi la veste e servire non è da l'uomo. Prima di tutto è da lì. C'è una cosa così. L'uomo la possono forse subire come una scavitù, ma se ne vogliono ribellare. Solo pochissimi possono comprendere che alzarsi, cingersi la veste e passare a servire. Questo sì è veramente regalo. E dicevamo ieri sera, entrando nella domenica, il compagnio di quel ragazzo che aveva trovato quattrini. Gesù mi ha detto vieni. E' vero, lui se ne è andato via triste perché aveva molte cose. Mi veniva da dire tanto per guardare un po' di disperto. Perché andato via. Perché era un poveretto. Era un poveretto. I ricchi poveretti sono degli ampovementi. Agnese spiegava a Lucia Montella che sono tutti i mali. Perché sono pieni di robe e però sono ansiosissimi di prendere, di prendere, di prendere, di prendere, di averle, di averle. Diciamo, ma come era? Ma non comincia mai il paradiso. E com'è il paradiso? Essere come Dio. E com'è essere come Dio? Comunicare. D'altro. Ho visto persone ricchissime essere poverissime a motivo di questa preoccupazione di prendere perché non hanno mai. Ho visto il vero. Povera gente. Ricchissima. Tu lo sai? Pensavo, però porto a Africa e Europa. Quando te vai agli ospiti in Ura Katana? In Africa. Loro prende uno spollo. C'è il problema che te lo fanno fuori seduta stanche dalla rossistica. La nostra pidea è duro da macchina. Però insomma c'è questa cosa quasi biblica come ha fatto Abramo, no? Quando l'ha fatto prendere, ah, il pitello, c'ha fatto tre, avevano due dente, un cuore. Quindi mi è piaciuto lo stesso. E' vero che anche noi cerchiamo di dire Dio che è buono sto colui. Prende un po' e lo fanno fuori. Secondo me è l'equivalente come se tu adassi al supermercato e rispetto a ogni po' i passi 700 mila lire di roba che lo fregono per risparmare. Sì, e quindi molto spesso culturalmente la capanna africana è più ricca di una casa occidentale. Facilmente ho visto che una casa calabrese o occultese è più ricca di una casa di sobrio. Perché magari è una casa che è anche piccola, è più augusta, più modesta, no? Ma poi, poi, c'è anche i quattro pomodorini, quello io, così, se la vuoi, insomma, per poi la robina che le faccio dei denti. Ma loro, con quattro pomodori, un orino, e ti sbalancano la canzone, loro ti danno un'idea immensa della tua casa. Come se fosse un grande palazzo. Molto spesso le case calabrese sono più ricche delle case di sobrio. Forse non sono neanche bene, noi invece non ci siamo. Perché Dio ci insegna a essere divisi. Per cui abbiamo il supremo piacere e il dovere di passare la vita a Dio. Quanto dura la vita, oh, non lo so, chissà quando arriva, perché non importa, non importa. Perché tu, vivendo già in questa ricchezza di Dio, vivi già nella tua vita. Quando lui arriva, il ritenzi è a posto. E intanto cosa succede? Che però tu distribuendo tutto questo che diciamo a questo punto con gioia, vendi Dio, perché tu, vendi Dio, perché erai ricevuto, vendi Dio perché non hai verità, distribuendo tutto questo vendi Dio, incoraggi a altra gente a dire, Dio mi rimanora, io ho un patrimoniero, beh, anch'io. E incomincia anche lui a imparare il cesto. Oggi c'è una messa di nostro bambino di Armai, appena arrivato, fresco, fresco, per sovere, tagliaci da qualche giorno. Ma lui, il personaggio, la saluta, in ogni modo. Se tu ti interessi di una persona, quali dev'essere il tuo interesse? Parla di un canto. Devi parlarvi. Ai tuoi figli devi cercando di dare la carità, la cultura, la gioia di vivere, l'attenzione, il piacere del dare. Allora le fai la vostra vita. Se invece l'oltre ombre, dice, tu dai, sconcela ancora in corso, lì, le fai un bastino, le fai un po' lenta. Le fai un po' lenta. La grande scommessa dello Spirito Santo è che anche lui, il cittadino di Armai, è una persona vita. Ogni persona che ti passa davanti è potenzialmente molto vita. La vita, tu stesso, il diavolo, non mi li ha. Coraggio. Fando il. Perché anche lui possa mettervi accanto a te, col supremo piacere di compiere il gesto di Dio, quello che il Cristo vi tratta di tutta la vita. Questa bellissima vita, in sovramontante. Io non credo che la Messa possa avere oggi il potere di mandarti a casa facendoti diventare un grande distributore. Siamo pieni di troppo valore. Però, ho pensato che di pregare per voi in questa direzione. Signore, convinciti di questa. Dei grandi beni di cui tu hai lì, che la nostra vita è un primo passo. Non è vero che sei un suo maestro. Allora, non temere. Non temere. Dicono che è il Gio. Perché al tanto è il Gio. E' il suo regno. E' il suo regno. Roba da lusso. Il Vangelo. Parole meravigliose che trasformano il cuore alla vita. Non temere. Dicono che è il Gio. Perché il padre ti ha regalato il Vio. Come buon tanto gli sentitati al passaggio. Come buon tanto gli sentitati летicipitati. E' il suo regno di fare accesi a tutti. Come buon tanto gli sentitati di senza capitale.