Non dovete pensare che Tommaso abbia chiesto troppo, ha chiesto troppo poco, e questo è un po' il suo problema. Infatti il Signore commenterà tutta la faccenda dicendo che tu Tommaso hai creduto perché hai bevuto e sono beati quelli che non vedono e credono. Beati dice, non bravi, non virtuosi. La differenza tra bravo e beato è che il bravo è un pechino di serie A, è un pierino, è uno che funziona bene. Il beato è il fortunatore, quindi che non ha meriti, è semplicemente molto migliore la sua vicenda. Allora, per dire, insomma, Tommaso hai preso, ma poi hai preso poco, eh? Povero Tommaso, che poi invece è diventato il grande apostolo della fede, è vero? Per questa sua fatica. Io poi appunto non credo che lui, Tommaso, abbia proprio messo il dito, la mano. Mi piacciono molto tante icone, tanti dipinti che riproducono questo, ma in realtà il Vangelo non lo dice. Dice che all'invito del Signore, metti la tua mano, lui ha reagito dicendo, Signore mio, Dio mio. Non ci dice che il gesto è avvenuto, beh. Ve lo chiediamo quando andiamo là anche noi. Però, di fatto, quello che il Signore prepara e regala oggi attraverso questa domenica, che è stata chiamata anche la Domenica di Tommaso, che tradizionalmente la Domenica in Alvis, e che appunto, come accennavo all'inizio della Messa, vuole custodire, custodisce tutta la luce e tutto il regalo della Pasqua. E quindi Tommaso è in ritardo e otto giorni dopo, ma no, perché è Pasqua. E perché tutte le volte che il Signore ancora ci concedesse di ritrovarci insieme qui, alla Domenica, noi facciamo memoria forte della Pasqua. E quando in ambiti più piccoli, in altari più piccoli, ogni giorno qualcuno, è vero, ha la gran fortuna di poter celebrare la Messa, e beh, ecco appunto, è sempre la memoria della Pasqua, è sempre il ritorno al più grande regalo che Dio ha fatto all'umanità. Ma dunque, che cos'è sta Ressurrezione? Per capirla, per entrarci dentro, perché anch'io ci credo poco, te ci credi, ma insomma, così così, è meglio che non ci pensi troppo, perché se no, non ci pensi. Allora in questo senso questa Domenica, e anche alcune Domeniche dopo, che ci porteranno fino alla Pentecoste, sono importanti, perché è come una piccola scuola della Pasqua, e il Signore ci insegna qualche cosa, ecco, di come poterla accogliere, accogliere, godere, è vero, perché invece l'ha fatto proprio per noi. Allora, la grazia che io gli chiedo per me, prima di tutto, egoistone, perché ci credo poco, ma poi la chiediamo tutti, la chiediamo l'uno per l'altro, è che questa Domenica sia un piccolo asilino, diciamo così, verso la Pasqua. Chissà che questa Ressurrezione venga un pochino più dentro. Ecco, e oggi, secondo me, ci dice una cosa importantissima, e cioè che non si può considerare la Pasqua, né un miracolone, è vero, lui che viene lì, metti la mano, eccetera, così, e neanche si deve considerare la Ressurrezione come quella roba che semplicemente ci capita dopo che siamo morti. Invece qui la notte di Pasqua, e poi un pochino anche avevo insistito dopo, è che la Ressurrezione è una vita nuova, è la vita nuova. La Pasqua è l'inizio della vita nuova. Per Lemma stamattina, il suo battesimo, che cos'è? È l'inizio della vita nuova. È vero? È della vita nuova secondo lo sguardo di Dio e secondo questa vicenda che noi chiamiamo la Ressurrezione. E che però non è un punto isolato, basta quello, capisci? Magari, non so, c'è uno che, è vero, a duemila chilometri da qui vede la Madonna e dopo a lei organizziamo curierate per andare anche noi nel posto. Però dopo noi non è che la vediamo la Madonna, no? È vero? Vediamo quel posto là, magari quella vecchia là che ha visto la Madonna, ma è bella che è finita. Invece la Pasqua, no? Perché la Pasqua è dentro alla tua vita. È dentro alla tua storia. In realtà te continui a far Pasqua. È vero perché? È perché il Signore, per esempio, continua a entrare a porte chiuse, come ha fatto quella sera, che erano tutti inchiavardati perché avevano paura, e lui è a porte chiuse a entrare. Lui è capace di entrare nelle porte chiuse della tua paura, nella tomba della tua tristezza, nella prigione della tua violenza, nella disperazione della tua solitudine. Lui è capace di entrare dentro dappertutto. Ed è capace di entrare dentro dappertutto, ma non per sgridarti. Non per dirti ma cosa hai combinato. Ma per dirci pace. Pace a voi. Come ha detto quella sera, pace a voi. Gli amici sgridati, no? Ha detto pace a voi. Pace è questa parola bellissima, no? Perché è la pace del cuore, è la pace tra noi e lui, è la pace tra di noi, è la comunione, è il volersi bene la pace. Allora si comincia così, con una parola buona, viene dentro in tutte le nostre galere, e poi da tutte le galere ci cavano fuori. Quando avremo tempo, ci metteremo lì sul prato, seduti con tempo, e così con delle buone dirrette, o non so che cosa, e ci racconteremo tante nostre Pasque. Sai cosa mi è capitato? Ero dentro fino al collo in questo e in questo, e poi però, poi l'altro è venuto a trovarmi, questo mi ha detto una parola buona, uno mi ha preso per mano, sono venuto fuori, sono venuto fuori. È vero? Io mi sono neanche accorto, dentro e dentro nel mio coma, e dopo mi hanno dovuto continuamente annunciare la Pasqua. Cioè, ma lo sai che eri dentro là, e che sei venuto fuori? Ah, qualcosa ricordo, ma poco. Allora, me lo sono fatto raccontare, continuo a farmelo raccontare. Com'è? Ero là dentro, c'era più niente da fare, è vero? C'è uno che scosava la testa, c'era questo qui, c'è la famiglia. Invece, oh, mi ha tirato fuori. Eh? È vero? Quante cose ci ha tirato fuori, quanti bei regali ci ha fatto, il Signore. Un vecchione come me, quante ne ha da raccontare, dalle sue Pasque, non soltanto delle 71 Pasque della mia vita, ma di infinite Pasque, nelle quali il Signore è intervenuto, e mi ha portato carezza, e mi ha portato salvezza, e mi ha portato gioia, e mi ha portato perdono, e mi ha portato compagnie, e non sono stato più solo, e mi ha portato perdono, e non sono stato più ingrugnato, là per conto mio, a tentarmi di darmi ragione, nel guaio che avevo combinato. Invece, Lui sempre è venuto. Quanti racconti di Pasqua abbiamo da raccontarci, quante bellissime resurrezioni. E infatti, anche quando veniamo qui alla domenica, che cosa facciamo? Impariamo la resurrezione, la messa, è la roba più grande che ci sia nella vita. Magari stufa un po', è vero? Stufa un po', poi noi prezi la diciamo in qualche maniera, poi c'è fredda, poi è sempre la stessa barba, abbiamo l'impressione, no? Ma invece di per sé, è la roba più bella che ci sia, se ci pensate. Per esempio, anche stamattina veniamo qui, da tanti posti, certo, ma anche da tanti stati d'animo, da tante vicende, da tante catture, da tante arrabbiature, da tante speracce, ecco, siamo tutti qua. Per prima roba, il prete, se vuole fare la presidenza della messa, non deve cominciare a protestare, dicendoci dei mascalzoni e peccatori, non fate la novena, andate a grattare la schiena alle ragazze, no, no, bisogna che ci tratti bene, dai, il Signore ci tratta bene, come prima cosa, un bel saluto, e poi, e poi invece, di darsi addosso, hai fatto questo, chi ha fatto questo, colpa di questo, colpa di quello, no, il perdono, abbiamo cominciato, con sentirci dire, siete tutti perdonati, siete tutti entrati nella misericordia, anche io, sì, anche te, ma c'è un posto anche per me, sì, c'è un posto anche per te, e si è cominciato col perdono, capite? E poi dopo, invece di darsi su con la voce, avete sentito, no, abbiamo ascoltato tutti insieme, il nostro dolce Signore, invece di litigare tra di noi, con le nostre parole, un po' inutili, un po' aggressive, abbiamo avuto una bella fortuna, beh, siamo stati zitti, e abbiamo ascoltato, e ci sono arrivate delle parole buone, di pace, di speranza, di edificazione, e dopo, e beh, dopo un po', portiamo lì, sulla mensa dell'altare, del pane, del vino, è vero, e poi a un certo punto, questo pane lo spezziamo, in maniera che ce ne sia per tutti, eh, c'è un pane, Dio a me, ma non ci si sta, spezza di più, spezza di più, fai dei pezzettini più piccoli, perché bisogna che tutti, possano avere pane, questo è un posto, dove si mangia, tutti, il pane della vita, non ci sono quelli che hanno diritto, e che non hanno diritto, non ci sono quelli che mangiano troppo, e gli altri che restano alla fame, qui c'è un pane spezzato, per tutti, preparato, per la vita di tutti, e il vello, dice un vecchio libro della Bibbia, che questo pane, che è sempre uguale, però è diverso per ciascuno, perché tu sei venuto qui, per chiedere una consolazione, tu sei venuto qui, per chiedere una grazia, io sono venuto dal buon Dio, per chiedere che abbia facenza con me, ancora un momentino, è vero, e ognuno è venuto a chiedere una roba diversa, e allora quel pane, che è spezzato, ed è per tutti, però, visita te, col tuo problema, visita te, con la tua prigionia, capite? E dopodiché, veniamo concedati nella pace, per far che? Per continuare la Pasqua, no? Perché sono sicuro che dopo, dopo questa Pasqua di oggi, che torni a casa dicendo, però con il mio bambino, sono stata troppo nervosa, e gli vai a dire una parolina, che aggiusti un po', è vero? E poi c'è quella persona, che hai deciso di non salutare più, e invece vai a casa e dici, ma sono pazzo, ma pensa se vado sotto un camion, non ci va lui, non ci siamo neanche salutati, adesso bisogna proprio che lo saluti, e ti viene in mente una telefonata, e che forse è meglio andare a trovare quella persona, e che forse ci sono anche due palanchi in più, nel portafoglio, chissà che non si possa fare qualche cosa per qualcuno, è vero? Ecco, ed è la luce della resurrezione, che accompagna la tua vita, altro che succedere una volta, altro che succedere il miracolo di una volta, come pretendeva il nostro buon Tommaso, è la roba di sempre, è la sapienza di sempre, è la cosa che dobbiamo sempre desiderare, ed è se ci capita qualche cosa invece, che invece di profumare di vita, puzza di morte, via, cercarselo dietro le stalle, cercarselo dietro, perché noi non vogliamo più legami con quello, noi non c'entriamo più, e se io non ce la faccio, a buttarmi indietro la mia morte, o perché ho paura, o perché sono debole, per fortuna ti incontro per strada, e dico, senti, ti devo raccontare una cosa, e ti racconto il mio guaio, la mia galera, e tu con il tuo affetto, con la tua preghiera, con la tua amicizia, semplicemente perché mi stringi la mano, oppure perché magari domani, vieni a trovarmi, per dire, oggi come va, e tu sei per me un angelo di Dio, mandato da Dio, perché anche questa volta, io possa risorgere, e noi siamo per questo, capite, dei datori di vita, non si può continuare a dare alla morte, come si fa nel mare mediterraneo, non si può più, non si può più, adesso bisogna essere dei datori di vita, tutti, il perdono, un sorriso, è vero, un altro d'affetto, molte volte anche delle cose nascoste, è vero, delle cose nascoste, scappo fuori alla mattina, perché non ho fatto in tempo, un tempo, per arrivare giusto, in cappella per la preghiera, torno su, ve, c'è il letto fatto, ve, insomma, sarà una roba piccola, ma, ma, passo il tempo, dire, ma chi sarà stato, a farmi il letto, che neanche me l'ha detto, non lo posso ringraziare, beh, ma, come prima di Pasqua, mi sono successe, delle robe, c'era un sacco di gente, che aveva bisogno, allora un po' l'avevo detto, beh, ma, non avete idea, forse ve l'ho anche detto, ma hanno fatto, dei regali, grandissimi, ma anche da mattina, arriva su Martino, con una busta, dice, questa qui, era lì, nella casa delle lettere, lui infila la mano, piglia, un sacco di soldi, neanche una parola, niente, eh, non sono robe enormi, capite, enormi, e quando voi, insegnate al vostro bambino, di dire, ma guarda, è importante, che tu però chieda scusa, perché se non chiedi scusa, resta una ferita, un piccolo muro di separazione, dai, buttalo giù, chiedi scusa, no? E se te gli vai a chiedere scusa, l'altro, tutto intimidito, dice, ma no, ma non esagerare, non è stata poi così grossa, e se invece non gliela chiedi la scusa, quel malimpeso che c'è stato, diventa un muro alto, è vero? Allora, ecco, uomini e donne di resurrezione, il miracolo, sempre, e quindi questo cosa vuol dire? Uomini e donne della speranza, vero? della speranza, la speranza vuol dire, che c'è sempre qualcosa di buono, anche in quella faccenda che è tutta annodata, c'è sicuramente qualcosa di buono, coraggio, aiutiamoci a andare dentro, è per quello che San Pietro, scrivendo ai suoi, dice stamattina, è, vi restano un pochino di grano, è vero? Anzi, dice una parola un po' più grossa, dice San Pietro lì, dice, vi restano dei dolori, è vero? Ma certo, ma è la mano che Dio ti chiede, beh, Dio ti chiede una mano di resurrezione, perché c'è un dolore lì, perché c'è una fatica là, e quindi ti chiede di avere il lusso, il lusso, di avere la parola, e la mano, e la carezza di Dio, eh? E allora questa povera mano, e queste labbra da niente, possono per un miracolo, della potenza del Signore, diventare labbra di resurrezione, diventare una carezza di pace, capite? E allora tutto il mondo, diventa una grande celebrazione, della Pasqua, una grande celebrazione, della liberazione, e della vita nuova, diventa la nostra sapienza, e il nostro progetto, capito? Perché sei al mondo, e per questo sono al mondo, per questo sono al mondo, e si capisce che siccome di te si fida molto, è per quello che stamattina sei arrivato qui, e sei anche incagnato duro, perché ti viene da dire, ma porco cane, non bastava quella grana, adesso ne arriva un'altra, è vero? E c'è il buon Dio che ti dice, scusa, ma ne ho talmente tante di grani in giro, che te ne ho dovute dare due per volta, invece che una, è vero? E quindi, è una stima di Dio, è una stima di Dio, è vero? È un saputo della Giorgia, che è una bambina che abita qui vicino, e che è in un reparto difficile dell'ospedale, e però era potuta venire a casa, dopo era stata un po' presa dalla timidezza, tutte le sue compagne di catechismo, sono andate a trovarla a casa, ma lei si è nascosta sotto il tavolo, e non si è fatta vedere, perché ha paura di essere diventata un po' brutta, ma non è vero, io sono andato alla vicina di Pasqua, carina da mattina, però, due giorni fa mi hanno detto, lei è tornata la febbre, ho dovuto ritornare all'ospedale, penso a lei, penso a sua mamma e suo papà, insomma, dolori grossi, sfide grosse, bisogna consolarla la Giorgia, ma bisogna consolare anche la sua mamma, ma bisogna poter dire una parola anche al suo papà, quanto c'è da fare, vero? Quanto c'è da fare, però l'importante, è che il da fare che c'è, sia tutto appunto, nella direzione mai del condannare, mai per dire c'è più niente da fare, mai per dire, con quelli lì non vogliamo avere niente a che fare, ma sempre, buttare in là un piccolo ponte, di attenzione, di comprensione, di affetto, anche perché, e questa è l'ultima parola, beh, se non ci avessero buttato tanti ponti di affetto, di comprensione, di pace, saremmo mica qui, assicura questa, perché siamo qui, beh, siamo qui, perché siamo stati portati qui, da tanti gesti di resurrezione, che il Signore attraverso i Suoi angeli, ha moltiplicato nella nostra vita, ed è a partire da lì, capito allora da questo asilino, da questo piccolo laboratorietto, che facciamo anche stamattina con la messa, e piano piano si viene a scoprire, che ci vuole così bene, così bene, e che anche mia mamma e mio papà, ai quali io voglio molto bene, anche lui gli vuole talmente bene, che non li ha lasciati andare nella morte, ma li ha presi con sé nel suo giardino. In questi giorni, leggevamo un libro molto bello della Bibbia, il libro di Ruth, allora, l'altro ieri ho mandato un messaggino, ai miei quattro fratelli, a casa, e ho detto, ma avete visto dal libro di Ruth, come il nostro papà, voleva bene alla nostra mamma, ed era contento di lei? Piccoli fiori, che prima, durante, e dopo, possono sempre fiorire, nella vita di ciascuno, e nella vita di tutti.