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III Dom.Pasqua 2017 -omelia_GiovanniNicolini-Dozza 20170430(24).mp3

Data: 30/04/2017

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Bene, in questi giorni è andata un po' così, e cioè che questa parola del Vangelo mi ha occupato e mi ha anche molto condizionato. E quindi vi chiedo scusa in anticipo, perché tutto si è tradotto in un certo pensiero di urgenza, cui ho già fatto accenno all'inizio della celebrazione. Perché la parola che abbiamo ascoltato dal Vangelo secondo Luca riflette, secondo me, in modo impressionante, una situazione nella quale ci troviamo. E peraltro sottolinea con molta forza un cammino che noi qui un po' cerchiamo di fare, e che personalmente adesso ritengo molto necessario. Vi chiedo scusa nel senso che adesso io questa parola che abbiamo ascoltato, me la ripropongo tradotta in doxettese, diciamo così, ecco. O perlomeno, insomma, in una realtà che avverto molto vicina a noi. Innanzitutto questi due che si mettono in viaggio per tornare a casa. E appunto, vi dicevo, non sono due, sono molti. Non c'è dubbio che anche dal punto di vista numerico, le persone che si ritengono ancora di fede cristiana, sono molto meno che nel mio passato. Potremmo anche esprimere dei dubbi sulla profondità di quella fede, ma certamente era una fede molto più affermata. Anche, mi sembra di dover dire, in elementi profondi dell'esperienza umana, dell'esistenza umana. Non è semplicemente che c'è meno gente che va in chiesa. E che ci sono anche dei dati profondi che erano culturalmente condivisi e che oggi certo lo sono molto di meno. Ho sempre in mente una classe di liceo che ho frequentato, il corso del liceo che ho frequentato 300 anni fa, molto divertente, molto bello, molto impegnato. Eravamo pochi studenti, eravamo neanche venti, una ventina. 14 maschi e 6 femmine. Loro alla domenica facevano bene i compiti in maniera che noi maschi alla sera potessimo copiarli, perché avevamo una visione del fine settimana più disinvolto di quello delle nostre compagne. E però ricordo che ci si vedeva a turno nelle nostre case e avevamo messo su un piccolo complesso musicale e suonavamo Mozart. E siamo rimasti poi amici, qualcuno adesso del paradiso, anzi non pochissimi insomma. E' rimasto un rapporto profondo. Bene, in questa classe c'erano in realtà anche tre dei nostri compagni che erano figli dei grandi capi del comunismo locale. La mia città a Mantua aveva un'amministrazione di sinistra, insomma. Respirava con l'Emilia più che con la Lombardia, quindi Rossi Fuoco era l'anno. E quindi, diciamo così, ufficialmente anche clericali e atei. E c'erano tre ebrei. Non avevamo assolutamente la percezione di questo. La visione della vita, l'immagine, le cose che pensavamo per noi e per il nostro futuro, quello che ci sembrava bello o meno bello, giusto e meno giusto. Era ampiamente condiviso. D'altra parte erano ancora i tempi in cui le nostre povere compagne dovevano andare a venire a scuola fino alla terza liceo, compresa, con il grembiule nero e il collarino. Ricordo anche l'imbarazzo di una nostra compagna, che con un nostro compagno era rimasta incinta, però era anche diventato un pochino più complesso dal punto di vista fisico, aveva sempre questo grembiulino, insomma. Il primaschio era difeso, però dovevamo avere la cravatta. E altrimenti il preside veniva e si capiva che non si era fatto bene. Per dire come nelle piccole cose, piccolissime e nelle grandi, però certo c'era un respiro comune, molto profondo. Penso per esempio alla famiglia. La famiglia è un problema che occupa molto oggi la vita di una persona come me che non è sposata, ma mi occupa tutta la famiglia molte volte, molte ore al giorno. Una realtà, se lo diciamo con pace, insomma, molto fragile, molto complessa. Senza l'improvero del mio arcivescovo mi trovo spesso a suggerire alle persone di aspettare un po' a sposarsi. È meglio che un po' vivano insieme, provano a condividere la loro vita, anche la responsabilità e la fatica dei giorni. Ti puoi immaginare, questa roba qui era un peccataccio. Ecco, fra l'altro non voglio perdere l'occasione per dire che domenica prossima due citrulletti che abbiamo qua oggi al primo banco saranno qui a sposarsi. Io sono stato contento che abbiano pensato di sposarsi di domenica. Credo che faccia bene a tutti, insomma, ricordare questa grande cosa. E poi bisogna dire la verità, per noi è stata anche la nostra realtà di figli, no? Per me la roba è stata importante, grande. Io mi sono sentito generato dai miei genitori, non solo perché e quando sono nato, ma anche per quando sono andato con un certo tremore nello studio notarile di mio padre, e io mi ero laureato da poco tempo, a dirgli che intendevo proseguire gli studi, ma pensavo di iscrivermi alla facoltà di teologia a Roma. E lui mi disse che ero libero di fare quel che volevo, lui poi era un grande cristiano, e che però voleva avvertirmi che tutte le volte che andava a messa chiedeva una grazia al Signore, che era quella di essersi dimenticato della predica del prete, prima di mettere i piedi fuori dalla chiesa. Tante corpellerie noi i prete dicevano, così, vero, incoraggiava il mio futuro. Però mi ha poi veramente generato, anche in questo mi ha generato. Ho saputo molto in ritardo che era venuto a fare una protesta del cardinale arcivesco di Bologna, che era stato cliente di mio papà che faceva il notaio, perché prima era vescovo di Mantua, e mio padre mi viene a chiedere come mai aveva delle difficoltà a farmi prete. Lui non ha avuto il coraggio di dire a mio papà tutte le sue obiezioni, né mio papà ha avuto il coraggio di dirmi di questa visita, se non me l'ha detto molti anni dopo. Il risultato è che dopo tre mesi questo arcivescovo mi ha fatto prete, e poi credo che ne sia amaramente pentito. Però, insomma, tutta questa storia, capite, per me è stata una storia molto sostenuta dai segni della fede, e anche dai segni di altre fede, ma sempre con una certa ricchezza e complessità. È vero? Mi sono fatto gli studi di teologia, mentre a Roma c'era il concilio ecumenico. Io ho conosciuto tutto il mondo, e non solo quello cattolico, ma la riforma e poi le altre religioni. Tutto questo mi sembra attenuato, mi sembra spaventosamente attenuata la politica, e questo mi sembra un dato molto preoccupante. Non mi sono mai preoccupato molto di pensare al rapporto tra la fede e la politica, ma adesso cerco di non perdere occasione per dire che se uno è un cristiano, bisogna che la politica sia molto importante per lui, mentre la politica non è più importante. Soprattutto se è smarrito un legame fondamentale per noi, che era il rapporto tra la politica e la povera gente, e le grandi povertà del mondo. Si è perso. Qui siamo sempre in ascesa, in grandi conquiste di non so che, è vero, e la politica è diventata amministrazione, qualche volta un po' rubereccia, ma è d'altra parte, questo è quasi inevitabile, è vero però, tutta una grande povertà. Questo devo dire che mi preoccupa. Quei due che andavano via da Gerusalemme, mi hanno preoccupato. E quindi la sorpresa di questo meraviglioso brano del Vangelo, è che Dio, in Gesù, nella persona di Gesù, gli va dietro, e si mette a camminare con loro. E sembra una cosa bellissima, e poi, per canzintatia, penso con l'argentino, che fa il Papa Roma, che in questi giorni è andato a disturbare un po' in Egitto, è vero, facendo dei discorsi di pura politica per parlare di Vangelo. Anche questo sarebbe da sottolineare. Per questo Papa della Sud America, è vero, non bisogna dire alla gente tu sei dentro o tu sei fuori, ma secondo lui bisogna passeggiare con loro, qualunque sia la sua posizione. E quindi, proprio perché invece sta passeggiando lontano, lui dice, allora, vai con lui assolutamente, è vero, e parti da dove è la sua storia, la sua vita, i suoi pensieri. Lì, se mai potrei dirgli qualche cosa del Vangelo, ma se non entri nella sua storia, cosa serve? E quindi sento molto importante questo camminare. Per cui provo a stringere per dire, mi sembra inutile che qualcuno di voi, che si ritiene ancora cattolico, eccetera, dica a un suo figlio, vai a messa. Io lo sconsiglio vivamente. Certo si capisce che non è che mi rassicuri molto il fatto che quando sto lì sulla porta e ci arrivo un po' in tempo per salutare qualcuno che entra in chiesa, mi fa un po' impressione, no? Dei bravi papà, che sono miei amici, siamo molto amici, è vero, che vengono a prendere il loro bambino, la loro bambina, alla fine della nazione di catechismo, e se lo portano a casa, cioè non vengono ammesso. La cosa certa mi mette un po' di perplessità, è vero? E d'altra parte, e d'altra parte, ieri alla confessione, non sanno neanche il Padre Nostro, ci troviamo in una situazione di dispersione. Direi di grande speranza per alcuni avvenimenti, e di grande dispersione. conosco bene anche la fatica di qualcuno di voi in famiglia, per i figlioli, ma come sarà? Cosa succederà? Come andrà? È vero? Capisco, ci sono tutte queste cose. Che fare allora? C'è questa passeggiata di Gesù, che volevo segnalarvi. Non ci si può precipitare a messa. Avete visto come è andata a finire qui, no? Che lui ha fatto una gran camminata con loro. È vero? Fino al tramonto. E intanto gli ha parlato della parola di Dio. Gli ha detto tutta la parola del Signore alla luce del Cristo che era atteso nei tempi. Gli ha parlato del Signore attraverso la parola di Dio. Poi si congettava per dire adesso io vado, eh, arrivederci. E loro a quel punto le dico, no, no, no, no, non andare via, non andare via. Perché? Perché via di sera non è un gran motivo. E invece erano diventati come più fragili. avevano paura del buio. Avevano bisogno di luce. Vedi? Sta tramontando il sole. Fermati. Ed egli entrò, dice il Vangelo, per rimanere con loro. Poi si vede che lì in Parista, il trattore, non so chi fosse, gli porta un po' da mangiare. E lui prende il pane e lo spezza. E quando lui prende il pane e lo spezza, loro lo riconoscono. Capiscono che è lui che li ha accompagnati in quella gran passeggiata. Ma lui scompare e loro ritornano a Gerusalemme e tutto va a finire bene. Però credo che questa passeggiata sia di tenere in conto. O noi riprendiamo in mano il Vangelo e raccontiamo il Vangelo dopo averlo noi assimilato, o sennò la Messa diventerà del tutto incomprensibile. Non possiamo pensare che questo possa andare avanti così. È per questo che un po' mi dispiace che i bambini a Messa non ci vengono, però so che sono nelle mani e nell'affetto da questi buonissimi e bravissimi nostri catechisti e spero che gli raccontino molto il Vangelo. O noi rieditiamo il Vangelo o la Messa va a finire come era ai tempi di Don Lorenzo Milani, che vi ho raccontato. È vero che lui era dei genitori un ebreo e l'altro cattolico e nessuno dei due credenti. Era una famiglia benestante, ricca e quindi loro non andavano né in sinagoga né in chiesa, però come si fa nella buona borghesia dalla quale io provengo, la governante li doveva portare sia in sinagoga che in chiesa. E quindi la governante li portava al sabato in sinagoga questi due ragazzini. e non battezzati, di nessuna religione, al sabato la portava in sinagoga. La domenica mattina li doveva portare a messa. Siccome aveva da fare, li portava a messa prima. Sicché Don Lorenzo diceva che lui aveva pensato fino a un certo punto che quella del sabato fosse la messa per i maschi, perché nella sinagoga ci sono tutti gli uomini, le donne sono su nel cineseo un po' nascoste. E la domenica a messa prima sono solo delle donne e che quindi la messa fosse la messa per le donne. Poi aggiungeva, perché era anche pepato come soggetto, Don Lorenzo, dice veramente che un uomo c'era, ma per gentilezza si resta anche lui da donna e così è vero che tutto più assimilato alla compagnia. Adesso io non so se noi siamo a questo livello, però certamente non possiamo pensare, non possiamo pensare che senza il Vangelo si possa pensare. È finito il tempo di una grande tradizione alla quale io appartengo essendo un vecchio, ma tu no, e il tuo figlio ancora meno. Oggi il confronto è inevitabilmente, ma io dico fortunatamente, più drammatico e più forte. In Chiesa non ci si può più andare per abitudine e non si può sopportare la liturgia, i fumi, il pane, il calice, così, sono robe, sono robe, sono robe. Si rischia che ci si chiede se allora in quella roba che è uno strano pezzettino di pane c'è dentro Gesù, allora uno mi viene a dire ma come io quindi lo mordo con i denti? Insomma, robe da pazzo. O riprendiamo il Vangelo o tutto salta. E salta anche tutta quella faccia della vita che era stata generata dal Vangelo, ma che se non è rinnovata dal Vangelo, capite? ve lo dicevo, è stato molto audace Papa Francesco, no? A dire quella roba che io ho detto qualche minuto fa e cioè che in fondo la convivenza è una preparazione al matrimonio. Voglio sapere io se quando andavate al catechismo voi, è vero, un'ottantina di anni fa una roba così era possibile dirla. però il Vangelo deve entrare nella storia, no? E così come la storia è, il Vangelo ne deve andare incontro, prenderla per mano come è e cercare di dirgli Gesù a partire dalla condizione in cui uno si trova. Se no, sono tutte fole, sono tutte teorie, sono tutte cose che non possono corrispondere. O il Vangelo si incarna prima nella tua testa e nel tuo cuore e diventa la parola che ti piace, la parola di cui ti innamori o altrimenti sono regole. Ma la vita non può andare avanti con le regole o la vita va avanti con buon annunzio o altrimenti non va avanti. Si ritiega su se stessa, ritorna a casa, capite? Come quei due che ritornavano a casa? E il Signore, lui, in quella passeggiata troppo lunga, tutta raccontargli tutta la Bibbia, però gli ha scaldato il cuore e siccome gli ha scaldato il cuore non hanno potuto far a meno di lui. Fermati, fermati, fermati, non mollarci perché gli aveva comunicato quella parola e quando allora ha spezzato il pane lì c'è stata la messa che è singolare, no? Questa messa però che la si celebrerà non qui ma in periferia, laggiù in fondo, nel prato, in quel sentierino della tua vita dove finalmente hai recuperato il senso di quella parola che si fa pane di vita, ma certo, adesso il gioco funziona, ma senza la parola di Dio, capite? Si svuota. Questo testo è importantissimo per noi perché noi un pochino questa scommessa del primato della parola lo facciamo i primi anni che ero prete giravo con la biglia sotto il braccio per le strade di San Giovanni in Persicento e tutti pensavano che io fossi un luterano, ma invece non lo ero, io certo apprezzo molto l'utero, sono stato contentissimo quando i vescovi tedeschi dieci anni fa hanno preso una gran stramazzata dalla chiesa di Roma perché hanno mandato in Vaticano la domanda di cominciare a esaminare la causa di beatificazione di Lutero, i vescovi tedeschi. È successo che l'anno scorso però, neanche un anno fa, il Papa si è mosso da Roma per andare a onorare la tomba di Lutero, è vero, nell'anniversario della sua vita. Allora, capite? Il mutarsi della storia esige evidentemente, è vero, fino a pochi anni fa i comunisti erano scomunicati, è vero, e c'era la lotta di classe. Il Papa di adesso dice che non c'è più neanche la lotta di classe perché i poveri valgono talmente poco e talmente poco che non possono e non devono fare neanche la lotta perché devono essere semplicemente eliminati. Il sistema, capite? Li elimina e il Vangelo non ha niente da dire e chi fa la politica non ha niente da dire su questo. Questo, capite, è il segno e non dico mica che è il segno della cattiveria, è il segno del bisogno del Vangelo, perlomeno da parte nostra. Saremo quattro gatti che leggono il Vangelo, però questi quattro gatti che si leggono un po' di Vangelo lo piglio su. Bene? Va bene. Ho chiesto un consiglio c'è perplessità. Io dico lo stesso in ultima roba. Noi tutti i giorni leggiamo un pezzettino di Bibbia. Dico noi per dire i pochi fratelli che saranno qui e qualche amico che viene qui. e però poi tutti i giorni questo piccolo pezzettino della Bibbia infila un pezzettino dopo l'altro un pezzettino dopo l'altro lo spediamo a chi lo vuole ricevere con due righe di spiegazione sotto. Non è che siano le righe di spiegazione che contano molto. Conta molto il fatto che la parola di Dio ti prenda per mano capisci? E qualche riga al giorno si comunica a te. Questa cosa vi permetto di dire è importante. Se vuoi te la spediamo non so come si fa lo chiedete ai diaconi tutti che sono esperti ma anche se te non ricevi il foglietto che non conta niente piglialo tu la misura però guarda che questa roba qui è importante guarda che quando Gesù ci ha insegnato la preghiera e ci ha insegnato di dirgli dacci oggi il nostro pane quotidiano a che cosa si riferiva? Al pane del cielo che è questa parola che è scesa in mezzo a noi e che è Gesù Cristo e Gesù Cristo è quello che dice il Vangelo dacci il nostro pane quotidiano che la parola quotidiano non è neanche la traduzione del tutto giusta perché sarete più impegnativo sarete il pane essenziale il pane senza il quale non si può andare avanti perché loro per quarant'anni hanno camminato nel deserto e lui tutti i giorni dal cielo faceva scendere il suo pane e loro mangiavano quel pane essenziale per fare il viaggio di oggi e domani altro pane del cielo e domani un altro pezzettino di Bibbia facciamo una camminata nella Bibbia facciamo questa camminata da soli benissimo facciamo questa camminata un po' insieme dandoci una mano benissimo ma secondo il Vangelo di oggi a questo bisogna ritornare per poter poi riscoprire all'osteria il pane dell'Eucarestia lontano da Gerusalemme allora si tornerà a Gerusalemme con gioia e si si incontrerà con gli altri a scambiarsi buone notizie