Quello che abbiamo celebrato questa sera è la grande avventura di Dio. C'era stato un incidente all'inizio. Nel canto bellissimo del precogno pasquale abbiamo sentito quando il diacono ci ha ricordato quella felice colpa che ha meritato un così grande salvatore. La felice colpa è quel divorzio drammatico che all'inizio si è creato tra Dio e la sua creatura amata. E Dio ha perduto la sua creatura amata. Ma fin dall'inizio, subito, ha deciso che non poteva stare senza di lei. E tutta la storia che abbiamo ricordato questa sera è la storia di questo Dio amante che ha perso la sua amata e la va a cercare. Lo fa perché la ama. Si dice molto della potenza di Dio. Si dice poco della debolezza di Dio. Noi possiamo dirlo perché sappiamo che l'amore è potente ed è potenza, ma inevitabilmente è debolezza. Perché l'amore ti ruba il cuore, ti ruba i pensieri, ti ruba la vita. E quindi quello che abbiamo celebrato e celebriamo questa sera è questo Dio che si perde d'amore. E per cercare questa creatura piccolina si fa piccolino. E per cercare questa creatura perduta anche lui si perde. Si confonde nella vicenda umana, diventa uno di noi, impara a piangere, ad avere fame, ad essere angosciato, a non voler morire, ma obbediente al Padre arriva fino alla fine. Nel Venerdì Santo noi abbiamo celebrato l'ultimo passo del farsi debole di Dio e del suo morire d'amore. Dunque, potenza di Dio o debolezza di Dio? Potenza dell'amore di Dio che prende in un unico abbraccio tutta l'umanità perché secondo l'annuncio di questa sera muore d'amore per il suo figliolo più piccolo, più fragile, più perduto. E tutti conduce al Padre. La storia di Dio è questa. E questo Dio dunque che nel figlio di Dio si esilia da se stesso fino a che dalla croce il figlio di Dio grida provocatoriamente a Dio Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché Dio ha gettato il figlio in mezzo al dramma dell'umanità. in questo ha rivelato che appunto non sono le potenze della violenza, le potenze della guerra a potere veramente costruire la pace. La pace può essere costruita solamente dalla potenza dell'amore. La potenza nuova che Gesù viene a liberare è l'opposto, come tante volte ci diciamo in questa sala, è l'opposto del potere di dare la morte. Il potere proposto da Gesù è appunto il potere di dare la vita. Questa è la vita nuova in cui noi siamo invitati a camminare questa sera. Una vita nuova che si getta alle spalle la morte, che cerca continuamente la fecondità della vita attraverso la conoscenza, l'accoglienza, il perdono, attraverso questa potenza della pace che lancia ponti tra le diversità, supera le diversità linguistiche, perché trova il nuovo comune linguaggio dell'amore. Questa è l'avventura di Dio. La creatura umana esce dalla drammaticità della sua solitudine e ognuno ritrova il volto nutriale della vita. Sapete che questi quattro bambini questa sera che celebrano qui con noi l'ultimo passo della loro consacrazione battesimale in realtà si sposano. Si sposano perché il Signore Gesù si unisce a loro in comunione d'amore intimissima e diventa intimo a loro più di quanto loro potranno essere intimi a se stessi. Il Signore Gesù e ognuno di loro saranno una cosa sola, appunto com'è l'immagine nuziale. E cammineranno insieme a Lui, questi bambini, in novità di vita, per essere donatori di vita, non di morte, donatori di vita, secondi nel voler bene, nel perdonare, nell'accogliere. E quindi esaltando quello che di Dio è la relazione profonda e il nome, perché Dio è amore. L'abbiamo saputo da Gesù, è venuto a rivelarcelo Lui, che Dio non è una solitudine, come pensano i filosofi, ma è il grande, eterno volersi bene del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. Tutta la creazione che è stata descritta questa sera dal testo di Genesi, sapete come l'hanno fatto, no? Volendosi bene. E le persone che si vogliono bene diventano creative. E tutto il mondo è stato creato dall'amore di Dio. Ed è per questo che i nostri fratelli ebrei hanno introdotto quella consuetudine bellissima, alla quale forse loro sono un pochino più fedeli di noi, e ci sono sei giorni che sono le opere della creazione, ma poi c'è un settimo giorno in cui bisogna fermarsi. E perché bisogna fermarsi? Perché lì bisogna fare festa di nozze, perché tutto quello che si fa, si vive, che c'è, altrimenti non ha significato, no? Vi capita mai di arrivare stanchi una sera alla fine di una giornata e ti chiedono poi perché poi, qual è il senso di tutto quello che si vive e si fa? Qual è il senso di tutto quello che si vive e si fa? È la comunione d'amore. Resteggiando il settimo giorno, fermandosi da tutto, i nostri padri ebrei ci hanno insegnato che poi alla fine però bisogna far festa di nozze, far festa d'amore. E questo è il senso della vita. I papà e le mamme di questi quattro marmocchi adesso ricevono la solita raccomandazione che il vecchio prete nonno si preoccupa di dare. Riempiteli di carezze, riempiteli di baci, riempiteli d'amore, perché saranno forti tanto quanto saranno stati amati. perché è l'amore la vera forza. Una persona poco amata è irrimediabilmente fragile. Se è fragile può diventare facilmente violenta, se è violenta diremo che è cattiva e via via. Invece è semplicemente non amata. Noi siamo qui, cari fratelli e care sorelle, a ringraziare Dio perché siamo stati amati. Qualche volta qualcuno mi dice ma chissà com'è la fede, chissà se ho la fede. E io, così un po' per cavarvela, dico ma senti bene, ma tu sei stato voluto bene nella tua vita? Ah ma certo. E mi faccio raccontare la storia della sua vita amata. Perché Dio non è niente di diverso da questo. È il mistero dell'amore Dio. È la vicenda dell'amore. Vedo che anche i nostri amici non credenti, i nostri amici atei, ringrazio qualcuno che questa sera è venuto a farci compagnia qui nella chiesa della Dozza, e anche loro mi dicono di percettire benissimo il mistero della vita. Perché la vita si può misurare in tanti modi, ma c'è qualche cosa che non si può misurare. Quello che non si può misurare è proprio l'amore. È l'amore che ti prende, che ti conquista, che capisci che è più grande di te. Persino fuori della fede ci sono persone che per amore danno la vita. È persino pericoloso l'amore, no? Perché appunto, come dicevamo, è potenza e debolezza. Bene, questa sera noi, attraverso il battesimo di questi quattro piccoli, vogliamo rendere visibile quello che abbiamo ascoltato, per portare poi tutto a pienezza nella memoria della cena del Signore e quindi della vita nuova nel risorto. Per dire appunto che il senso della nostra vita, quello che veniamo a recuperare questa sera, alla fine è il nostro volerci bene, è il nostro volerci bene. sta tutto lì il segreto. E ognuno di noi è stato collegato attraverso relazioni, vicende della vita, è vero? A dei riferimenti d'amore. Beh, è quello. La vita è tutta lì. E lì dentro c'è tutto il segreto di ogni sapienza, di ogni bellezza, è vero? E anche la ragione di ogni patita. siamo nati per amare. Siamo nati per essere amati e siamo nati per amare. Inauguriamo per loro questa vita e rinnoviamo la nostra. Rinnoviamo la nostra. Abbiamo avuto in regalo questa festa, per qualche aspetto un po' noiosetta, anche dati gli orari, eccetera, eccetera. Però, insomma, importante, preziosissima, perché ogni tanto bisogna ricordarselo, perché sono al mondo. E allora sento che il cuore mi vola via e che è rapito e che anch'io, malgrado tutte le mie cattiverie, le mie durezze, le mie asprezze, alla fine, misteriosamente, sono rapito d'amore. E l'augurio che possiamo farci questa sera l'un l'altro per custodire il dono di Dio e farlo fiorire. Grazie. Grazie. Grazie.