Due domeniche, questa è la successiva, prima del grande congetto del procedisso risorto da noi. La sua ascensione al cielo, dunque, e poi la grande domenica di Pentecoste. Queste due domeniche vogliono essere il segreto e la speranza del grande viaggio della Pasqua del Signore nel cuore della gente e tra le genti. L'edificazione di questa nuova, straordinaria famiglia, numericamente piccola, ma larghissima nel suo cuore, perché anche quando solamente due o tre si riuniscono nel suo nome e lui è con loro, il respiro della loro vita avvolge tutta l'umanità. Anche la nostra piccola assemblea domenicale è in realtà un grande abbraccio verso tutte le nazioni. Dio è il padre di tutti. E' anche questa nuova, strana, straordinaria famiglia che voi celebrate in questo momento. Entrando in questo luogo e in questo tempo, vi presentate come figli di Dio, sorelle, fratelli, al di là che prima di tutto, di ogni vostra appartenenza e di ogni vostra estranità. Di tutto quello che potete presentare al Signore come bello e degno e di tutto quello che abbiamo tremore a portare nel cuore, perché ci appesantisce e ci arregge. Ma più potente di tutto c'è questo volto figliare e fratelli della tua vita. E' per questo che in Chiesa c'è un posto anche per me. In Chiesa ci deve essere posto per ciascuno e per tutti. Per questo posto nessuno è escluso, perché a questo posto non ti sono in Italia. Ed è bene anche che chi venisse questa mattina, o per caso, o da una certa estraneità, è bene che sappia che è stato invitato da nostro Padre e che noi, in nome di nostro Padre, lo riceviamo con grande lezizia e gloria di Dio. E tutto questo perché questa domenica celebra un fatto assoluto, e cioè che nel giardino di Dio i vostri ce ne sono moltissimi. E' largo il giardino di Dio, è largissimo. Ed è questo che ci fa vivere con afflizione ogni strettezza del nostro cuore. Ci dispiace non essere buoni, aperti, cordiali, riconoscenti. Ci dispiace ogni ombra verso persone, situazioni, cose. Ci dispiace tutto quello che in noi è anche un segno ancora di esclusione, di giudizio, di distinzione, di allontanamento. Ci dispiace, perché non è degno del regalo che Dio ci ha fatto. E' per questo che con grande coraggio chiediamo al Signore di assumere tutte le ferite delle nostre divisioni ed esclusioni e di restituirci pienissima la nostra condizione di figli e di fratelli. Lienti, perché ci sta accanto e può sostenerci nella fede e al capo a noi, lodate la volontà in finita del Signore. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. perché nessuno si ricordava di loro. E anche questa bellissima famiglia, con il rischio forse di essere un po' troppo sprint, un po' troppo forse allegra, perché certe volte se uno non è in grado di stare alla sintonia a livello dell'allegrezza di tutti, se ci vediamo un po' puntato fuori, c'è un occhio in meno, tanto sta che salta a forza a testa. Le donne straniere senza marito, qui sopra è la propria. Allora la cosa arriva ai diacoli e ora si provvede, qualcuno dice che è una volta che hanno diventato i diacoli. Importantissimi, i diacoli, è vero che in certa volta poi nella storia sono diventati troppo importanti, per esempio mi dicevano in questi giorni che c'è stato un periodo in cui nell'Oriente Cristiano i Vescovi erano sempre dei diacoli, allora giustamente i pregi sui sorti li ha fatti fuori, uno ha fatto martire anche, e poi si è tornato alla tecnologia, però i diacoli sono importanti perché? Perché sono il segno di questa attenzione. L'attenzione ai posti, c'è posto per tutti. Allora bisogna che sia qualcuno qui per favore che ci parte ai posti, eh? Va bene, allora te pensi che sia questo, i minestri, le notte, i vinti, perché questo è il posto dove in modo assoluto dobbiamo celebrare il fatto che tutti possa celebrare. Quindi noi stiamo adesso cercando di nominare che stamattina è anche il diacolo dei mascalzoni, è una gara tra loro e i diacoli perché tutti vogliono trovare i mascalzoni che si accogliano lì perché anche i mascalzoni devono avere un posto di grande odore. Noi per esempio se ci parliamo del giudatore della Serbia qui non viviamo, perché qui c'è tutto per tutti, capite? Noi qui siamo sballati, ma la concezione che noi abbiamo della storia e di come devono andare le cose e di come vuole Dio ci impedisce di essere come dicevamo nelle scorse domeniche giustizieri e giudici di altri e noi sappiamo per quello che sappiamo dal Vangelo che chiunque entri da quella porta lì può entrare. Evidentemente dovremmo fare una domanda, sei contento che teno tutti? Perché l'unica condizione per entrare nella chiesa di Sammartini è questa, perché però devi essere contento che entra in quello che è l'altro. Non devi pensare che questa sia la chiesa di mezzini, di un partito, di una famiglia, oppure che sia il modo di equilibrare, no? Deve essere il posto per tutti. E perché non è così? Perché la chiesa di Sammartini alla domenica, penso anche le altre chiesi, ma io sono faccio prende qua perché io mi occupo di questo, la chiesa di Sammartini deve essere la coppia, o Lutrina si capisce, ma la coppia è il possibile vedere del grande giardino, del grande. E quindi nel suo piccolo la chiesa di Sammartini deve essere questo miracolo della convergenza, dell'accoglienza, della contentenza per chiunque c'è e del dispiacere di chi non ci fosse e non avesse potuto o non avesse voluto o qualcuno di noi per caso, di non voglia che non avesse voluto e noi. Questo ci dispiacerebbe. Dice, ma stai pensando ai morti? No, no, no. Beh, i morti sono tutti qua. Perché? Perché appunto per questa unione comunale che la Messa stabilisce, la parola di Dio e la pudenda dello Spirito, voi sapete che tra questo pavimento e i cieli c'è un legame così assoluto che siamo un'olica assemblea. Quando noi arriviamo e ci tagliamo la Messa, tagliamo anche loro. E' vero? Quando qui il corpo comincia, comincia anche là, gli angeli, gli arcangeli, gli orini, tutto uno scrimpe l'io, tra il cene della terra che diventano una cosa sola, perché quando c'è un posto dove si celebra la croce e la gloria di Gesù, questo posto viene rapito verso il cielo e il cielo si piega. Amore contento verso la terra. Quindi, ma no, no. domenica mattina noi non pensavamo che la mamma di Arturo si vettasse dal pomeriggio il pastore quasi a due. E mentre c'era cosa? Si dettesa che non se ne andava. Ah, quindi è più come noi oggi ancora, no? Perché domenica scorsa era debolissima, lo stava bene, era nel suo letto. Oggi è l'altro. E quindi, vedete, questo è il posto dove la morte è più forte della morte. Dove anzi, siccome la morte è diventata tra il calvaio e questo posto, non più morire per dare la vita, più una vita, più una vita, più elito. E quindi, qui proprio, la vittoria sulla morte è piena di precedenti. Ma ritorniamo a un momento di cittadini di Gliadio Salerno, perché noi c'è un posto interessante. E cioè, che a posto di farlo con la tribuna di Gattari, che dicono no, eh, se ti spiace, noi delle vecchie signore tra niente non lo scopuliamo, si spiace, adesso qui nominiamo, siete brava persone, vedrete come faranno meglio, e avranno anche nominate le buone, e leggendole dopo i pregati, per i nastri mani, e ora. Perché? Perché noi dobbiamo fortemente obbligarci di un'altra diacolia, di un'altro servizio, che è quello che sta al noccio di ogni cuore, che è una parola di Dio, che è in un genio. E questo è il grande problema e il grande tema. Perché altrimenti, capito, bastava una volta nella vita della messa, dice, buona, hai vita con me? E invece dobbiamo tornare in un momento a questa icona del paradiso, e a questa icona in margine del padre, che è il conto di Gesù, dice al suo amico figlio, chi ha visto me, ha visto il padre. Perché? Altrimenti, appena accorga, io non lo scuola gli altri. Cioè bisogna dire che i demoni, della distinzione dell'esclusione, che i diavoli dell'inimicidia sono potentissimi. Sono più di ragioni, di seduzioni, di facce, di verità, di bellezza. Per cui io, appena si vede di qua, si perde subito un pochino la russola. Tanto che per qualcuno una settimana è un po' troppo, e allora c'è anche qualcuno che ci parte a lunedì, perché dice, ma io da domenica sarò già dimenticata, immagina, allora aspetta che torno a prenderla. E torna, e vede, e si distesa, e si pende, piange, si consola, e poi in pace va. E cerca di custodire la pace. Questa pace che non si può disgiungere dalla comunione, perché la pace non è l'almo di guerra. Perché la pace è invece questa opera imperiosa del margare il muro di ogni divisione e di ostilità per volerci bene, che è la più grande perché ci sia. Volersi bene sempre. Con quell'inimicidia che sapete, sottile, molte volte, prima di insinuarsi lontano, si colloca lì vicino, districcio tra il cuore e il teatro con la persona più amata di casa, mistero, negativo, per cui è la persona più importante della mia vita. E c'è improvvisamente un parco di silenzio, di comprensione, di divisione. E certe volte questo muro cresce e io sono addosciato perché dico, io vivo tutta la mia vita è stata sbagliata. Ho preso ora, sono sbagliata. Mi sono messo nella condizione che non era mia. Scomento che so dell'albaia. Il Signore di tutte queste cose le sa, le dupone, e quindi avete sentito quando il Diacomo proclamava il Vangelo come incominciato. Non sia dupato il vostro cuore. Non sia dupato. E invece questa domenica ce la regala per darci il senso di questa impotenza dell'amore che noi invece così facilmente smariamo. Allora perché tutto questo avvenga? Allora bisogna però, vedete, che non solamente facciate bello con questo, con quest'altro, perché se fate così da soli non ce la cambi. Allora è per quello che loro hanno detto, aspetta, per l'imilante delle e noi siamo proprio lì. Ma noi non possiamo vogliare questa roba qua. Allora bisognerebbe che la famiglia di San Martini andasse avanti a costruirsi, non perdendo né le minestre delle vecchie né però, né però quello di far imparcare sempre la minestra della vecchia, perché se non dopo un po' ti stuma la minestra, ti stuma la vecchia, ti stuma la vecchia, e dici che la vecchia sarà vecchia, ma perché ha già avuto troppo il minestre, e non gli avrà detto la minestra. Per poter resistere a dar sempre la minestra alla vecchia, dice la Santa Scrittura che di sempre ritorniamo alla fuoco. Perché non siamo noi che siamo capaci di voler bene, capite? Non siamo noi. E che qui noi veniamo a spogliare il nostro cuore di pietra e ricendiamo sempre questo cuore nuovo di carne che è lo Spirito stesso di Dio, allora il nostro cuore si mette a battere con i ritmi cardiaci di Dio e quindi allora ricominciamo a essere un po' capaci di voler bene. Ma abbiamo continuamente bisogno di fare riemergere questo. Ed è la grande fatica della storia. Non si andano in dati, mi trovo, se questi altri si stanno comportando così male. Non si andano in dati. Perché siamo tutti i ritmi? Siamo solo a divino? Non dovete farlo di. Come siamo indietro su questa faccenda della guerra, è vero? Dico, guarda il primo al Geno. Siamo noi che dappertutto siamo quelli che partono, no? Come ho detto tante volte per dire così a di Genoa. Sono i nostri fratelli cristiani dell'Oriente che vanno a piettare i cosovari che sono musulmani e siamo noi allora cristiani, cattolici e protestanti che sappiamo addosso agli orientali per dire ma c'è dei cattivi, c'è un cattivo, però diciamo hanno un pesci. Voi sapete questo è il pesci del francese. E com'è allora che così dentro la frase del genere? Per diversi anni, venuto Gesù Cristo, i cristiani sono stati tutti i bravi, quindi sono fatto che uno non potesse essere schiavo di un altro. E' così. Sulla guerra siamo ancora indietrissimi. Su questo fatto degli imposti siamo indietrissimi. Un guagno, un guagno. E mi sono detto, questa settimana ho visto sul pallone italiano, un cittadino di Milano, ha scritto un articolo un po' di vidino, eh? Qui dice che non si deve più fare la guerra. Contestissimo secondo me, lui ne sa. Ed è furbo di tre cose ma forse lì non può andare troppo. Ma che questo è il mio problema. Perché magari anche qualche cosa si capisce ma non si può dire. Come siamo indietro? Bisogna avere pazienza. Allora per avere pazienza, celebrare questa pazienza, capite? Il consiglio che oggi ci viene dall'antologia è quello di allargare continuamente il cuore ritornando alla fonte. La fonte è la fede dei miei fratelli, quella che io non ho. E quindi non c'è tutto. No. Di base cosa faccio? Vengo qua. E questo è il primo colpo, no? E qua perché cosa custodite? Custodite per la santa tradizione della chiesa la meraviglia della parola evangelica e la meraviglia di questo corpo smettato. Pensate, noi il corpo che si spetta perché noi siamo lì. È vero? E si spetta tutto ed è un abriccio per ciascuno dei nostri spiriti, delle nostre storie perché malgrado la loro lontananza e fra mentalità e vicini queste storie si ricongiugliano insieme e siamo una cosa sull'illugia e questo è il tutto. E quando questo lo celebriamo allora io ritrovo qua, metto dentro la mia testa il mio cuore nella fede dei miei fratelli, quella fede che io non ho, ricevo in questa fede dei miei e io non ho la parola e i pavimenti del cielo e così ritrovo il senso e la verità. Ed è per questo che allora, siccome non deve essere solo denuncia, preoccupazione e fatica, ma deve essere anche belletta e canto, la chiesa di San Martino è descritta questa mattina come una chiesa di pietre fede. Siccome tutti veniamo e ci attacchiamo a questa pietra vera che è lui, questo si può dire perché non siamo figli a noi vivi, vivi nel senso di essere capaci di dare la vita, di dare il perdono, non siamo capaci. Però siccome lui è capace, noi ci attacchiamo a lui con tutte le nostre porte e vogliamo vederlo e vogliamo toccarlo e vogliamo coprirci di lui. La chiesa di San Martino non ha capito il mattone questa mattina, ma è fatta di pietre fede. E tutti insieme queste pietre fede costruiscono una cattedrale meravigliosa che offre al Padre il sacrificio di Gliagrafica. Qual è il sacrificio di Gliagrafica? Quello di Gesù. Qual è il sacrificio di Gesù? Quello per il quale queste pietre fede che siete voi attaccate alla pietra ditta che è Cristo, tutti insieme mettiamo, sentiamo le nostre piccole vite nella grande vita, nella grande morte e nella grande risurrezione di Cristo e diciamo Tomo, signore, sempre qua, vogliamo la pace, vogliamo il sorriso dei nostri figli, vogliamo la speranza dei nostri padri. Eccoci, siamo noi e questo frattetto meraviglioso che ci hai regalato, che vale la tua vita, vale per lo suo lettore e questa videnza nuova, non una videnza passeggera, sospettosa, la pace, che ha l'impressione di dover mangiare la vita e la libertà e il pensiero il ricordo degli altri per essere un po' vivo, no, una vita nuova, pienissima, che è nutrita di lui, è capace continuamente di respirare la carità di Dio, quindi di dare, di dare. E' questa vita nuova, che vienere, vive, che siete voi. E' la meraviglia di questo luogo, capite? Perché c'è posto? Perché voi fate posto. Con il vostro perdone, con la vostra accoglienza, con la vostra cordialità, come fate posto? E' vero, voi sentite nel vostro cuore bellissimo il desiderio di non pensare più male di nessuno. Voi sentite divissimo nel vostro cuore il desiderio di parlare di ciascuno sempre nella direzione della speranza. Voi siete una meravigliosa chiesa che non esclude nessuno. E anche i vostri figli avete imparato a non dire mai se fai questo non ti può, se fai più. Ma vi siete adeguati invece a farti vedere che posto bellissimo lo aspetta e come assolutamente debba ritornare. Deba ritornare a studiare, se devo perdere la parola. Deba tornare alla gentilezza sempre più scopo, scopo, scopo tutti. Deba ritornare, no, ho posto la terza, proprio a quel momento, ragazzi, non si riesce a prendere con le monote. Ma è perché voi lo seducete per la larghezza della vostra mesa, non per me lo terrorizzate con la minaccia della vostra esclusione. Questa, secondo i conti, non vince. Non vince. Non ha mai vinto nessuno. Dice, ma quello lì, voi credete che vincere adesso? Ci vorrebbero 200.000 uomini, somiglie a quel di mo', somiglie a quel debo', non ce ne è mai, non ce ne è mai. Ce ne è mai. Le guerre si perdono, non ce ne è mai. Questo, bisognerebbe riuscire a dire. Voi dovrete dire. Io vi chiedo, in nome di Dio, di dire che anche per quel giudicativo che abbiamo fatto in mente, il Padre non è parato il posto. Perché? Perché Gesù Cristo è morto da tutto. E quindi dà un posto. E in te non ti ha incaricato nessuno di dire che quello lì, invece di essere indirizzato alla vita, deve essere condannato a morte. Nessuno dà un incarico. Se qualcuno ti ha dato un incarico, e in ogni caso questa mattina è rinnovato un incarico, è precisamente quello di comunicare la largenza dell'attesa del Padre. Guarda che il Padre si spetta molto, per esempio. Questo è il proprio più sereno che si può fare la nostra. Capite che non siamo riusciti a trovare nessun discorso culturale, politico, filosofio, spirituale. Questo non è il Padre. Non siamo riusciti a trovare nulla. Per cui facciamo la figura dei Padre che solo possono dire, no, ma smettetela di tirare in con tutte fucilate. E basta. E basta. E basta. E no. Non è così. Bisogna cominciare a ricostruire una scuola della pace profonda, che parte da giascun di noi, che è la forza dell'annunzio evangelico, unito all'operazione della vita, che diventa cultura, sapenza, progetto. E cosa faremo? E cosa farò oggi? Eh, proveremo a fare questo. Oggi, con questo senso dei posti importanti, con un'ultima cosa che va a leggere. E cioè, chiede la tua capacità di far pace, in ogni caso testimonio di un. Quando io, dopo molti millenni di purgatorio, capitassi un paradiso, io dirò, guarda che c'è stata per me una persona, della gente, che è stata la mia strada per arrivare qua. Perché c'era con Marcio, la nostra matia, che diceva, non sappiamo dove va, ma dove facciamo sapere la mia. E invece io dirò che tu, che voi, siete stati la mia mia. E che voi siete stati sempre per me, l'indicazione della conversione, della qualienza, della verità, della pace. E io presenterò, dopo l'ho passata da i clienti di purgatorio, io presenterò i vostri volti e la vostra vita per dire che tutte le volte vi avete rimesso in pista. E quando dicevo, signore, che vado a finire, ma dove vado a finire? Eh, io ho trovato, soprattutto di no, ma dove vado a finire? Ecco che il pensiero, il volo, gli occhi, che sono stati rivolti verso di voi, hanno ritrovato in voi la vita. Io dirò che, signore, sono stati da mia vita. E dirò a tutti, per tutte le volte che sono ritornate in questo posto, alla domenica, e vi ho trovato, e voi avete raccolto la mia incredulità e l'avete sciolta in preghiera, io ho visto in voi, sul nostro volto, il volto del Tanto. Chi ha visto me, dice Gesù, ha visto il Padre. Ma siccome voi siete pietre di tutto, e lo Spirito Santo accosta dalla grande pietra, quella disprezzata e scartata dai costruttori, che è diventata pietra angolare, fondamento della nostra chiesina di San Marino, tutte le volte che io mi sono avvicinato a voi, vedendo voi, ho visto il Padre. Per cui tutte le volte, capite, che se arriva la domenica, è come se proprio si arrivasse a casa. E in questo frammento del tempo, dove non è ridescritta l'eternità, ecco che allora il nostro cuore si flacca, perché è a casa. L'abbraccio di pace è vero, l'ascolto comune della stessa parola è buono, il nutrirsi dello stesso Padre è fragrante. Questo è quel luogo di delizia, dove il Padre ha riconsegnato a noi e noi al Padre, e con stupore scopriamo che anche quello che qui non potrebbe esserci, secondo le strettezza del nostro cuore, ebbene, anche lui ha il suo posto qui. Siete contenti che sia qui anche lui. Ebbene lui è qui con noi. Grazie.