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II Dom.Pasqua 1999 0411 Giovanni, anno A.mp3

Data: N/D

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La nostra fede La sua fede La nostra fede La nombreux La fede La nostra fede La rahmò Diamo che vorrei in questo senso proponvi innanzitutto il testo degli Atti degli Apostoli come la fonte bellissima della vostra fede. Vorrei avvicinare, cioè il testo degli Atti degli Apostoli, alla semplicità e, se volete, alla povertà dell'affermazione di quei discepoli che accorgono Tommaso quando ritorno e gli dicono abbiamo visto il Signore. Ebbene, oggi mi pare che la prima forza di attenzione che viene liberata in noi dall'opera dello Spirito è questo ritorno alla Sorgente. All'antide che ci è stata tornata attraverso quelli che ci hanno detto in tanti momenti della nostra vita abbiamo visto il Signore. E forse nessuno esplicitamente ce l'ha detto come hanno fatto quel giorno con Tommaso, ma in realtà moltissimi ce l'hanno detto, secondo il testo degli Atti degli Apostoli, per la stupefacente bellezza della loro vita. Per noi la visione della fede non è stata un ricadro di paura e per le inquietudine della nostra esistenza non è stata neanche una via accomodata e accomodante. Per noi la fede è stata la seduzione che su di noi è stata esercitata da chi un pochino più grande di noi o che aveva fatto qualche passo avanti al nostro piccolo cammino e non sono una tavola in genere di persone più adulte di noi, certe poveri sono stati dei colpi e degli occhi di Pimbo, che di fatto hanno in ogni modo manifestato quella bellezza della vita che il testo degli Atti degli Apostoli si compiace di descrivere nella esistenza quotidiana di quei primi credenti in Cristo. La loro preghiera al peggio, il loro aspetto dell'insegnamento apostolico, il fatto che ci vogliamo bene, questo spettare in parte con un giorno, e questo desiderio che nessuno sia lasciato per il suo bisogno e per cui se ho qualche cosa che puoi in qualche modo consolare la tua preoccupazione, la tua cosa, è bene volentieri, è proprio amiche per te. Questo è il respiro per la nostra vita. Per me la mia parrocchia è stata per esempio in più di vent'anni la fonte della fede. Sono venuto a messa tutte le domeniche per farmi sentire abbiamo visto il Signore e i miei pretenti diri lo hanno detto alla mia impunità, alla mia riuscita nata, a tutte le mie assente, alle distrazioni del mio cuore, la bellezza della mia vita ha continuato a cantare. Questo abbiamo visto il Signore più forte di tutte le mie difficoltà. E certo non sempre gli ho saputo accogliere questo annuncio questoso, questo annuncio semplice, capite? Ho saputo dire appunto questo annuncio povero perché nessuno qui ha da fare delle prediche, ne ha da fare delle grandi offre, nessuno è collocato in posizione eroica, grazie a Dio in questi più libertà di nessuno, nessuno è collocato, nessuno è collocato in posizione eroica, e però nella vita bellezza della vostra vita, delle navide, delle morti, delle feste, delle malattie, della cognenza delle vostre case, della pazienza che avete avuto per me, e quindi ecco voi siete quel luogo, quel attenimento che in modo grande e semplice e rigenerante mi dice abbiamo visto il Signore. Dalla porta del Pagetio di oggi è evidentemente anche inevitabile esame di coscienza. Quanto poco ho avuto tesoro di questa bellezza. E soprattutto mi hanno avuto un dato, pregando in questa maniera strana, tra l'altro ieri e ieri su questi testi, mi hanno avuto un dato per il recupero dell'Io di Dommaso, e che è proprio così. Purtroppo quante volte, invece di ammalonarci alla coralità del Carto, ci rinforziamo con una certa avarezza di un Dio, che per Dommaso, noi, sentiamoci bene, è un Dio di grande onore. Bisogna anche guardare molto bene a Dommaso, nel senso che rappresenta una persona così contenta e così bella, per qualche provocazione che ho ricevuto, devo dirvi con una certa situazione di tristezza, che non credo che incontrò non sia la situazione più buona di quella di Dommaso. Quella di Dommaso è una situazione già tantissima di grande tranquilletto, perché Dommaso è un uomo esigente, capite? il suo atto di fede lo vuole al pieno, è preoccupato, preferisce di farne nella fatica di un'assenza per non avvenire, forse è un rappresentante, è un'apposentrice, è preoccupato di qualche cosa che non sia così radicalmente provolto da raccindare il cuore assoluto tutta la sua vita. O la fede e l'atto di fede è coinvolgente tutto o altrimenti. E dove invece forse un altro modo più fallore per la vicenda di Dommaso, Dio io, è più legato magari a egoisti, a passioni, a paure, a distrazioni. La banalità della mia vita, certo è evidente, tanti anni di bellezza, di questo annuncio e certamente anche tanti appuntamenti mancati. E però in tutto questo e nella vicenda di Caocostica della nostra parodichia di Campania, una ricomprensione per me importantissima di che cosa sia la Chiesa del Signore, anche quanto le vicende della vita mi portano in altre situazioni, in altri ambienti e forse anche in altri modi di ragionare i vicosi da parte della stessa comunità cristiana. Quanto bene io sento tutta la nostra parodichia. Per me è questo il punto di riferimento della fede. No, che so che anche per l'insegnamento del Papa, della disciplina dell'Arcivesco, di tutti e di tutti. Ma se devo pensare al greco materno della mia fede, a quel greco a cui sento la necessità di tornare, per ritrovare le vie confonte di tutto quello che il Signore vi ha rinunato, a voi. E appunto a questo annuncio che non avrò sempre accorto bene, forse anche voi, avrete qualche ramai di resistenza, di diaframma rispetto alla, permettetemi di dire, grande cordialità con la quale ci siamo reciprocamente a realizzare il Vangelo, tuttavia, oggi è proprio necessario che facciamo festa. Malgrado a noi il regalo è sceso, sovrappontante della nostra vita. Abbiamo visto il Signore. Quando ho rilegto l'ultima volta che vi sa questo testo, vi sapevo di essere un po' per un mano, insieme a quei due discepoli, che siamo andati da pista, che andavano a dire a a quel misterioso personaggio che il Battista avevo appena presentato in modo strano, ecco l'Agnelo di Dio, e vi ricordate che siamo andati e gli abbiamo detto, dove abiti? E lui ci ha risposto, venite e vedete. Grande grazie, dunque, per la mia vita, il fatto che voi mi abbiate invitato a venire e mi abbiate consentito di vedere. Dio mi benedì per tutto questo grande vita. Tanto che è proprio da questi greppi materni della fede, da questi ponti della speranza nuova, a motivo della croce e della gloria del nostro dolce Signore, che la nostra vita, e qui è il suggerimento che vi parlo del locale dal testo della lettera di Pietro, la nostra vita è venuta a coincidere, tanto sempre fondamenti intrecciata con la storia della nostra salvezza. La seconda esaltazione, quindi, che vi chiede oggi da parte è questa. Dopo aver fatto un viaggio fino alle radici, alle fonti della fede, adesso proviamo a fare rapidamente un giro dentro la sua anima, con esultanza una corsa, dentro alla storia della nostra fede. Dunque come sono andate le cose? Dunque che volgio nuovo ha assunto la nostra vita? E notate anche la finezza del suggerimento che ci viene dal testo di Pietro, che ci invita a fare questo in forma di preghiera. benedetto sia Dio. Bene? Allora oggi desideriamo benedire il Signore, perché a partire da quel greco materno della fede che ci ha liberati, abbiamo ricominciato la strada nuova, sia benedetto il Signore, che ci ha stampato delle solitudini della morte, che ci ha ripesso, non da soli per fortuna, però tenuti molto calmati, molto sopportati, molto consolati, in una storia nuova. E' stato proprio questo che ieri sera, nel suggerimento che vi deniva dal brano e margente, un proposto da Piatri ai primi mesi domenicali, mi sentite ancora drammaticamente attratto verso tutta quella povera gente che nelle terre barricate vive questo momento difficile. Stamattina mi sono un po' consolato perché, oh, sono venuto a sapere che stanotte, per fortuna, che non hanno bombardato Belgrano, perché tutti i cristiani di quella confessione sono usciti e sono andati a fare Pasqua. Non si era mai vista tanta gente a Pasqua come stanotte a Belgrano. E questo mi sembra che mi avete voluto dire bellissimo, bellissimo, perché in questo modo si potrebbe dire questa sera sta a casa tua, eh, la Pasqua della batteria libera o fatura brecchierina. E invece sapete, no, questa gente che vuole salvare i ponti che gli passa la notte a cantare sui ponti e quindi vuole salvare la sua città e celebra una grande Pasqua di notte. Bellissimo, no, questo. Ma quindi sono secondo me quei senti formidabili di speranza. Non avevano ancora avuto questa bella notizia e quindi ero più legato alle mamme del corso con i loro bambini e quindi allo strazio di un'ipotesi, cioè che si devono vivere delicente così doloroso della vita e della puntualità della storia, sento la tonalonia di Gesù, sento lo splendore della sua presenza per dimmiare veramente capace il modo assoluto di far nuove altre cose che, insomma, non si può fare un rinforzo del mondo male che, certo, però anche i cristiani di quella città di stanotte se hanno dato una prova. Insomma, è diverso. Bisogna che sentiamo ancora una volta il nostro compasso di dire quello che diceva all'inizio del Capo 11 quando ci avvicinavamo anche noi al secondo di latte e lui aveva detto ai suoi amici andiamo anche noi, a morire con noi. Penso che avrebbero fatto benissimo di abitare nel Grado, però a uscire dalle loro case per andare a Capasqua perché non poteva succedere niente. Andavano di fatto a morire con lui per risorgere in lui perché questo è il tono della fede. Ed è quella vicenda di una storia nuova che ti intende anche oggi come noi vogliamo, ricordi, no? E poi guarda anche il presente. E quali che ci mettiamo dentro le grade? Eh, le prove. La prova di Tommaso, perché è una prova, la prova di Tommaso, e poi tutte le prove che volete mettere dentro, no? Del canice, dell'Eucaristia, del fondo del Battesimo. Tutte le prove di dolori, dei sofferenzi, dei campi, dei feriti, delle sconfine, e dei nostri stessi peccati che sono una gran pregatura, nei propri del loro che abbiamo già avuto. E bene tutto, però, dal grado che dobbiamo sopportare adesso delle prove, siete pieni di gioia. E credo che la gioia vedete venire da questo fatto, da questa possibilità di ritornare, ogni domenica, poi, a guadagnarvi un pezzo interiore di storia, un tanto per il grande tesoro della Pasqua di Cristo, perché, come dice il senso profondo della liturgia di questa domenica, lui, per fortuna, ritorna. E questo è il senso profondo di cui non è rimasto un avvenimento isolato nella mia vita, un appuntamento che è mancato, dovrebbe lasciare uno sconfine. E stagliato che tutti i cristiani toccano dalla speranza, perché pensano che ormai non passerà più sbaglio. Ritorna! Questa domenica è per dire che ritorna! E questo ritorno del sito è proiettato su tutte le persone che conoscete, su tutti gli avvenimenti che riservano più chiusi, più feriti, anche più conclusi, magari nel cinismo, magari in una tristetta che va in formato. No, no, ritorna! Ritorna! E vedete, non è un'ottomena che c'è da provare, questa grazia di Dio, per cui ritorna! È vero che viene in mente quello che Pietro osserva perché dice che c'è qualcuno che quando si passa i tempi, no, si stanno vero tardi e dice, ma Cristo che deve risolvere tutto. È vero che poi ritorna a mare. E io mi dico che non torna a mare. E mi dico tranquillo che dice, ma non capisci che stiamo tirando nell'ultima ora in maniera che ci prendeva la possibilità con un domani di ritrovarsi davanti a lui, in maniera che non ci sia l'ascente. Perché che ritorna? Volete sapere perché è stata domenica? Non che c'è stata quell'altra, perché il mondo, per il suo spettore, perché non poteva essere uno più male? Ma perché credo che forse ci saranno i tempi prossimi. Credo che il conosco ci sarà. Perché? Perché conosco tanta gente che sta tornando. Non siamo i tempi prossimi. E però, a scattatina, non è andata fuori in tempo arrivare. La fatica, il suo spirito, la trascenduta, la storia di qualità, e i suoi pensieri, la sua vicenda personale. Non è andata fuori in tempo arrivare. Bisogna che ci sia la prossima domenica per le mamme dei Balcani e i loro bambini, per la conversione del mio cuore, per la persona che tu hai nel cuore e per la quale stai versando, speranza e supplica. Bene, allora ci sarà anche la prossima domenica. Sì. Perché esiste ancora il tempo? Perché esiste la misericordia di Dio? Tutte le volte che vedi sorgere la luce alla finestra della tua stagna, che intorno a te, ricerca come il bacio della misericordia di Dio. Gli hai dato un altro lavoro. Il Signore è intornato per tornarsi. È intornato per noi. C'era proprio bisogno anche di questo, per sapere quanto siamo importanti. In pochi ci sono dei passaggi della domanda che ci danno tutte le idee, o a fare l'occasione, ma a dire no. No. No. Non è. Nella tensione inevitabile tra le mie perette e la sua volontà, è Lui che vuole per sempre l'ultima parola. E quindi non si dirige mai con la mia perette. Si dirige sempre con la sua volontà. E quindi, ma che si senti più lungo a dover condividere una perette. Mi raccomando, voi, ricordatevi. Ci deve essere altro. Ci deve essere altro. Né un punto che lo dice. Non cerchiamo la speranza perché ritorna. Non dite che non ci viene da fare. Non riusciamo a capire in che modo ritorno. Che cosa ci chiederà. Che cosa ci chiederà. Non lo sappiamo. Certo si capisce anche lui. Ha pregiato un sicurdone quando si è risposto davanti. E poi mi parlava per dire solo per lui quella roba di... Ma com'è stato bene il cuore. Il narrativamento del suo cuore. Quindi, ammirate la manchezza della vostra storia. La storia è appunto. Conosce anche tutte le prove. Proprio perché è la storia del Cristo in voi. Perché proprio oggi voi, tutti noi, se ne abbiamo la modestia del contorno della nostra resistenza, si chiama la grande e unica passione del Signore. In appesa del suo indore. E questo fa di voi un modo assoluto. I figli della rispettazione, di uomini e delle donne, della speranza e della pace. Con quanta forza, cari fratelli, dobbiamo appunti di costi. E sempre. Non c'è. Non c'è. E sempre annunciare la speranza e la pace. E non per quanto di tutto l'inizio. E non per unire l'eroismo o delle cose stringiamo i denti e teniamo bocca. Niente a parte. Tutta la cosa. Questa è la rientra a subprime il cambiamento. Se non mi si ricorda che il mio mio non solamente lo ci abbandona. E lui mi torna. Ma è anche il padre di secolo. E' amico. Vedete, questo è il mondo dei passati. Tutta la ricordazione del vostro sapento. dove si dice una cosa nostra. Sono solo con noi proprio per un cammino di indignati. Ma siamo proprio clienti che erano molto sperimentati. Lo sapete? Io c'è. C'è, c'è. Se va un po' a riposo, un pregato, e noi non ce la capiamo. Lui dice. Ho sentito ieri, con una stranissima, con una passata che ci sono. Bisogna distruggere quella cosa del pregato e del teleodicine del pregato dica. Il padre è un ipotente. Perché se il padre non è un ipotente, io sono educato. Perché sono davvero il potente io nella mia sede perché come facciamo? Invece lui è un ipotente. Ma sai? Perché tutti connessi io. Ho un ipotente perché sarà qui. Ma questo è un momento. è un ipotente perché è un ipotente. È un ipotente nella sua volontà. Per cui non c'è niente che fermi il suo amore per noi. La sua volontà di salvezza dei nostri confronti. Non c'è niente che non fermi. È un ipotente. Non c'è forte. Non c'è errore. Non c'è rinchiudo nostro. Non c'è. È un ipotente. Ritorno. E ritornando. Canto. Pensa. Certa la strada insieme con noi. Perché certe volte la sua impresora dirà. Devo accettare. Quale cosa è? Perché ovviamente tanto non c'è. Ma ho visto che quando si va a gioco profondo come ad esempio quello di Tommaso. di Tommaso. Ma ci sono ancora un po' non per ora. Tanto quella cosa considera di dopo. E voi sapete che secondo tutta la tradizione cristiana Tommaso non ha fatto uso di quella cosa. Anche se poi il meglio lo dovrebbe vedere dalla formulazione del G. Ma il testo non lo consente. Ma la offerta di Gesù lui risponde. Il mio Signore è il mio Dio. Perché molto più che dopo le piavi della croce. La vita di Tommaso. Nel lato di l'azione che è sempre un grande rovellamento da muove. Tutta la vita e la persona di Tommaso si deve essere in Gesù. Il concetto di bisogno di quello è molto più all'anno. Il Signore ha fatto bellissimo. quindi. Allora, se guadagnate un amico di una felicità e di una potenza, ti tornerà a fare tutte le domeniche a cuore. E però a fare domande, insomma, sono un soggetto bravissimo questo Tommaso. Una persona meravigliosa. E vedete perché? Perché il Signore non lo ha volato. Se l'è tenuto vicino. Ha voluto assolutamente far bella anche la sua vita. Ecco, tutto questo non riguarda solamente Tommaso. Riguarda Tommaso. Riguarda Tommaso. Riguarda Tommaso. Me, casa nostra. La nostra famiglia. Quelle prove della vita che anche oggi abbiamo portato a messi. Ognuno col suo sacchettino o col suo saccone. E adesso riversiamo questo sulla tutta dell'Eucaristia nuovamente comportato da queste stupefacenti e volontà del Dio del Dio. Grazie.