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III Dom.Pasqua 1996 0421 anno A.mp3

Data: N/D

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Mi sembra che oggi, questa domenica, sia una domenica importante, certamente perché ci incontriamo con il Signore nella strada che va da Gerusalemme a Emmaus, ma certamente anche perché ci sono le elezioni. È un giorno molto importante oggi, in cui succede una cosa importantissima. È la prima volta che andiamo a votare, io ci sono andato qui alle scuole di San Martini, senza avere il problema di obbedire o di disobbedire ai Vescovi. Mi pare che non si possa non notare con estrema letizia questa vicenda. Oggi non c'è problema di disobbedire. Era bellissimo quando nostra madre, nelle serate del mare, forse perché stava accendendosi una sigaretta o stava parlando con una sua amica, si dimenticava quella sera di dirci a che ora bisognava ritornare a casa. Non ce l'aveva detto. E quindi si tornava quando si voleva. È bellissimo che non certamente perché stavano accendendosi una sigaretta o perché parlavano fra di loro, i Vescovi oggi non abbiano detto per chi si deve votare o magari per chi non si deve votare. E così abbiamo fatto in maniera che tutti quelli che sono andati a votare, in qualunque modo abbiano votato, si possono poi trovare amessi. Tutti contenti. È molto bello quando l'azione dello spirito nella storia fa sì che si possa togliere qualche norma, qualche regola. Qualche volta qualche ragazzo più o meno legittimamente dice a suo padre ma insomma non sono più un bambino. Perché certamente può darsi che oggi questa nuova libertà, piccola, modesta, ma per me che ho 56 anni e quindi non l'ho mai vissuta prima. Per me è abbastanza simpatica. Può darsi che questa maggiore libertà oggi che abbiamo derivi dal fatto che sono mutate delle condizioni, che non so, delle cose che sembravano molto pericolose adesso sembrano meno pericolose, che delle separazioni che prima erano drammatiche adesso siano invece molto attenuate. Può darsi, anche se credo che noi viviamo in realtà in un tempo molto difficile, molto grave. E quindi mi piace molto pensare che oggi i nostri vescovi non hanno ritenuto di doverci dare delle indicazioni perché si fidano di più di noi. E soprattutto si fidano del fatto che le comunità cristiane, ascoltando continuamente il Vangelo del Signore, crescono nel Vangelo del Signore e si acchiarisce anche dentro di loro quel legame, quella potenza, quell'influenza decisiva che la presenza di Gesù in mezzo a noi ha nella storia. Per esempio quei due discepoli che andavano in campagna quella sera, di fatto sono stati fermati nel loro cammino e fortemente influenzati perché il Signore ha camminato con loro, perché a un certo punto ha cominciato a parlare, perché questa parola è scesa nel loro cuore e tutta la loro storia è cambiata. E quindi anche se ci troviamo in una vicenda molto difficile della storia, perché abbattuti alcuni idoli con dei nomi precisi, di fatto questo secolo termina con terribili idoli, viscidi, cupi di violenza, di solitudine, di aggressività, una condizione indifesa per i piccoli, per i vecchi. L'esplodere nuovo, inaspettato per noi vecchi, di un idolo di potere della ricchezza, di diritto della ricchezza al potere, tutte cose tremende, cose che fanno tremare se ci si mette davanti alla storia con una certa attenzione e una certa serietà. Tuttavia, malgrado tutto questo, la comunità cristiana vive un atteggiamento di maggiore fiducia. Credo sia, perché in questi decenni, malgrado tutto, malgrado tante nostre resistenze e cecità, il Vangelo del Signore ha fatto dei passi dentro nei cuori e quindi forse siamo più in grado di fare delle scelte, perché le scelte bisogna farle. Non c'è nessuna cosa che sia indifferente. Noi ci giochiamo alla resurrezione di Cristo anche solo per come ci salutiamo. Non ci sono cose indifferenti per cui tutto si può fare. La celebrazione del mistero di Cristo è rigorosissima, è strettissima. Lo sappiamo bene noi che con un solo pensiero possiamo rientrare nella violenza di Caino e che peraltro con un solo pensiero possiamo entrare nella meravigliosa potenza nuova di Gesù. Tutto è delicatissimo. Le responsabilità oggi da prendersi sono infinitamente più grandi. Chi qualche cosa sa o addirittura opera o lavora, per esempio, dove gli uomini e le donne di scienza entrano nei segreti della struttura del corpo, della materia, della fisiologia. Sanno quanto sia enormemente e terribilmente aumentato il potere dell'uomo e quindi quanto tutto sia molto più delicato. Ricordo una poesia antica che esaltava la potenza dell'uomo e la descriveva facendoci vedere una fragile barchetta con degli uomini sopra che navigavano. E c'era il mare e i tempesti e il poeta gioiva della potenza di questo piccolo guscio con questi uomini coraggiosissimi che dava schiaffi al mare che lo schiaffeggiava ed erano più forti del mare. Oggi abbiamo una paura terribile di essere più forti del mare perché lo sporchiamo, lo roviniamo, perché provochiamo dei guai. Oggi tutto è molto più interessante perché tutto è molto più legato a delle decisioni delicatissime che dobbiamo continuamente prendere. E quindi questo è un giorno importante perché ci hanno trattato da figli grandi, non sono più un bambino. E quindi ci è stato chiesto di potere noi essere partecipi in questo momento che, intendiamoci, non è poi così importante come l'inganno televisivo può aver dato l'impressione. È più importante probabilmente il nostro impegno quotidiano di lavoro, di solidarietà, di convergenza di pensieri, di ricerca, di passione, di ricerca, il nostro vario modo di trovarci, di parlare, di proporre, di studiare. Probabilmente questo è molto più importante, però niente toglie che oggi c'è una specie di avviso che i passaggi della storia dipendono anche dalle scelte che facciamo noi. Quindi oggi siamo molto più impegnati a scegliere bene, con grande attenzione, con grande forza, non lasciandoci assimilare da dei piatti preparati, ma cercando continuamente con grande determinazione, con grande forza, quali sono oggi per noi, qui in mezzo a noi, le vie giuste, le vie buone. Dunque io sono contento. Non c'è nessuno, per che è scomunicato. Dopo quasi 50 anni, io ne ho 56, quando sono annalato c'era il Duce, poi c'era un po' di guerra, poi sono arrivati gli americani, poi si è fatta la Repubblichetta e da allora invece nessuno adesso è più scomunicato. Ed è bello che nessuno sia scomunicato e che piuttosto prevalga la figura dei discepoli di Emmaus. E cioè che piuttosto che mandar via qualcuno, si sappia che ognuno va affettuosamente cercato, perché questa è l'energia di Dio. Che più uno eventualmente si allontanasse da pensieri buoni e retti secondo l'Evangelo del Signore, va più affettuosamente e appassionatamente cercato e inseguito. E che probabilmente bisogna anche accettare molto una via di pazienza nella quale chi eventualmente sbaglia, erra, dice cose sbagliate, come quei due discepoli di Emmaus che non avevano neanche capito chi era quello che si era unito a loro. Ma lui invece, con grande e infinita passione di verità e di salvezza, li cercava e li inseguiva con un progetto ben preciso, che era quello di impedire in loro e da loro la caduta della speranza. Erano persone preziose. Sappiamo solo il nome di uno e poi scompaiono, sappiamo più niente di preciso di loro, eppure per il Signore erano molto importanti. Bene, in questa pace di oggi, che io sento il dovere di sottolineare, in questa condizione interessante del credente, che oggi dunque si deve muovere con molta maggiore responsabilità nella storia, volevo segnalare, mi pare, tre regole della storia che emergono dal cammino di Emmaus. Se dobbiamo fare delle scelte, se dobbiamo scegliere per noi, se dobbiamo scegliere qualcuno al di là di noi, se dobbiamo fare delle opzioni su come pensiamo che sia meglio impostata la storia del nostro tempo, oggi il Vangelo ci dà tre regole fondamentali. Non sono probabilmente tutta la regola evangelica, ma sono certamente tre passaggi decisivi. primo passaggio. Questo gesto per il quale il Signore si mette a camminare con questi due. Non c'è un vero rapporto nuovo con la storia, non ci sono pensieri nuovi in mezzo a noi, se non assumiamo questa straordinaria capacità del Signore di mettersi in cammino con. Non esiste più una concezione anche della guida, del giudizio, anche dell'ammaestramento, che non sia prima di tutto una forte condivisione. Chi vuole far qualche cosa per qualcun altro, o per molti altri, deve appassionatamente entrare nella loro storia, deve come capirli dal di dentro. Le strutture di potere del mondo hanno fatto sempre delle grandi vittime, normalmente i più piccoli, i più deboli, i più fragili, perché ne stanno al di fuori. Invece se tu vuoi capire veramente la vicenda delle persone, devi entrare dentro nella loro storia. E questo cammino fatto insieme è il grande segreto di come si incomincia una storia nuova. Dunque, chi andasse anche lontano non va né condannato né giudicato, ma va affettuosamente cercato. È uno dei problemi più gravi che il nostro mondo vive. Provate a pensare, per esempio, quanto sia drammatica la condizione di tutti quelli che sono prigionieri nelle carceri. È una situazione tremenda quella delle carceri, io voglio sempre sottolinearla. Perché per loro di fatto, malgrado eroiche testimonianze, eroici tentativi, non si fa niente. Siccome hanno fatto cose sbagliate, forse, siccome sono dentro a una vita sbagliata, probabilmente, noi ci difendiamo da loro. È difficilissimo pensare come potremmo fare a inventare per loro la strada di Emmaus. È uno dei problemi più interessanti. Perché, per esempio, con un bambino che non sa scrivere, tu ti metti per la sua strada e pian pianino con una matita incominci a fare dei piccoli segnetti. Forse adesso io vi sto insegnando il metodo del 1946 per insegnare a scrivere. Però, ecco, insomma, si può fare strada con lui e pian pianino, se un bimbino ancora non sa camminare, tu piano piano lo puoi appoggiare per terra e fai un percorso con lui. È difficile fare il percorso con tutti. Il Signore oggi ci dà questa norma fondamentale, che il modo per intervenire nella vita, nella storia, è prima di tutto quello di camminare simpaticamente insieme. Se tu non sei capace di metterti dentro al problema, dentro alla ferita, e in certo senso dentro alla strada sbagliata dell'altro, se tu semplicemente gridi contro di lui o lo sgridi, non riesce a tirarlo fuori. Le sgridate hanno mai risolto dietro. È per questo che molto spesso, bisogna dirlo per onore di verità, le nostre mamme sono state molto più brave dei nostri papà, perché è spesso capitato che i nostri papà si arrabbiavano da matti perché facevamo delle asinate, ma erano meno capaci di certe nostre mamme di venirci come dietro. Anche oggi sento qualche discussione tra il papà e la mamma, perché il papà dice alla mamma, già tu dai sempre ragione ai tuoi figli. Non è vero che la mamma gli dà ragione. È vero che il modo sapientissimo e astutissimo sa fare la strada con loro. Questo è proprio importantissimo. Oggi il nostro mondo è pieno di fragilità, è pieno di infermità, è pieno di errori. Abbiamo bisogno moltissimo di imparare a camminare con tutti. Il secondo insegnamento del Signore è quello che ci trova più allo scoperto, perché dopo che il Signore ha cominciato a camminare con loro, voi sapete che cosa succede. Durante la strada gli annuncia la verità che è Gesù. Gli parla di Gesù, gli parla della persona di Gesù, non gli dà delle regole, non gli dà delle regole, gli presenta la persona del Signore. Della persona del Signore molti hanno stima, molti hanno affetto. Anche persone che non si considerano credenti rispettano la persona del Signore e dicono che è una bella persona, brava, buona, intelligente, che sarebbe davvero bello che l'umanità e la storia fossero tutte come Lui. Che se effettivamente si imparasse la sua capacità di perdonare, di accarezzare, di operare, di benedire. Probabilmente se tutto guardassimo con il suo occhio e il suo cuore, effettivamente la nostra storia sarebbe ricca, sarebbe luminosa. Ma bisogna anche dire che questo Cristo è poco conosciuto, lo si predica poco nelle nostre chiese, le mamme e i papà ne parlano poco ai loro bambini, si impara poco chi sia il Signore. Il Signore è poco annunciato, molto spesso viene identificato con un pensiero, con una struttura, con una organizzazione, invece il Signore è una persona che è più grande di tutti i pensieri, di tutte le culture, di tutte le razze, di tutte le religioni. Il Signore è più grande di tutto. Il Signore è quello che parla a ogni uomo della terra, piccolo o grande che sia, buono o cattivo che sia, per dirgli qual è la speranza vera, qual è la strada che si può fare, capace di raggiungere l'intimo di ciascuno, capace di rivelare a ciascuno qual è il bene, capace di scaldare il cuore di ciascuno, annunciare Gesù. Certo questo per noi è oggi il problema sicuramente più delicato e ognuno là dove vive, in quell'età che ha. Com'è oggi Gesù per te? Non deve mai diventare un libro, non deve mai ritornare semplicemente una regola lontana, deve essere quello che ti accompagna in questo momento e in questa fase della tua vita, annunciare Gesù. E poi la terza regola, la terza regola è spezzare il pane. Questo gesto meraviglioso che questa mattina siamo venuti ancora una volta a vedere per riconoscere il nostro Signore, che diventa in qualche modo la regola assoluta di tutte le azioni. Io che faccio il prete e te che fai il dottore, abbiamo la misura della verità e della bontà di tutte le azioni della nostra vita, da questa azione unica della frazione del pane, che è l'assorgente di tutte le azioni buone. Ogni azione è giudicata da questo. È straordinario, no? Pensarlo. È straordinario pensare, cioè, che ci sia un gesto che ci convoca e che un prete per imparare come si fa a fare il prete, una mamma per fare la buona mamma e un vecchio per invecchiare con onore e un bimbo per andare a scuola in modo mite, tutti impariamo da questo gesto del pane spezzato. Spezzare il pane. Noi siamo qui questa mattina perché molti hanno spezzato il pane per noi. C'era una vecchia l'altro ieri nel Vangelo che era rimasta nascosta perché era rimasta incinta da vecchia, aveva vergogna. e anche se era tutta contenta, suona il campanello di casa, apre la porta, c'è la Madonna che la va a trovare. E questa vecchia che le dice, ma che debbo che la madre del mio Signore venga a me. Perché la Madonna è venuta fin dalla Galilea per spezzare con questa sua vecchia parente il pane, il pane che è Gesù, il pane che è la bellezza nuova, il pane che è la verità. E noi abbiamo avuto della gente che fin dal principio della nostra vita ha spezzato il pane per noi. I nostri genitori, i nostri maestri, tutte le persone buone che si sono chinate per noi e hanno spezzato per noi i pani di tante belle cose che ci hanno detto, di tante belle cose che ci hanno insegnato, di tanto coraggio che ci hanno dato. Se ognuno avesse tenuto fermo il suo pane, l'avesse tenuto per sé, noi non saremmo qui. Perché siamo qui? Perché molti ci hanno nutriti con la loro passione d'amore, con la loro passione di verità. Spezzare il pane. Non è la stessa cosa spezzare il pane e accumulare il pane. Per esempio qui in mezzo a noi questa mattina, che siamo qui nella chiesa di San Martino, dovessimo prendere la decisione di chi comanda in mezzo a noi. Secondo voi, chi è che dovrebbe comandare? Chi tiene tutto intero il suo pane? Anzi, chi riesce ad avere molti pani? Più uno ha pani, più comanda? Chi addirittura ruba dei pani per averne di più? È a lui che noi affideremo il comando? Ma niente affatto. Noi lo affideremo sicuramente a te e a te. Che in mezzo a noi siete stati i più bravi e siete i più bravi a spezzare il pane. Non si può far comandare chi ha molti pani. È una regola bruttissima. La regola buona è chi è abilissimo a spezzare il pane. Questo è importante. Perché questa è l'energia nuova della vita. La vicenda della storia non la si tiene nella speranza se la si ingabbia dentro la violenza. Anche se sono regole. Anzi, peggio ancora se sono regole. Invece si libera la storia se si impara a spezzare il pane. La grande regola. Come fare a salutare? Come fare a preparare la mensa? Come fare ad affrontare bene i propri studi e il proprio lavoro? Come fare a vivere bene la propria malattia? Fare in modo che sia un pane spezzato. Quando la nostra vita diventa un pane spezzato, tutto diventa buono. Io sono stato fortunatissimo perché mentre ho camminato nella mia vita, tra molti errori, ho avuto moltissime fortune. Proprio perché molte volte il Signore si è accostato alla mia strada, ha camminato con me e mi ha regalato il Vangelo. La vita è bellissima da quando ci viene regalato il Vangelo. Questo Vangelo ci è stato regalato perché il Cristo ha spezzato se stesso per darci la sua persona, la sua sapienza e la sua bontà. La nostra vita è diventata bellissima perché ci è stato dato l'insegnamento supremo. Spezzare il pane. In questa Domenica Luminosa, dunque, il Signore ci insegna la regola della Pasqua. Mentre noi celebriamo la Messa, due terre preziosissime alla memoria ebraica e cristiana sono state insanguinate. Da una parte l'Egitto e dall'altra il Libano. Una terra importantissima per la presenza di antichissime chiese in quella terra. Per un'antica memoria che forse possiamo ancora avere di una capacità straordinaria in quella terra, durata poco purtroppo, di attenzione, di convivenza, di più chiese cristiane, addirittura di più fede religiose. Mi ricordo che quando ero giovane quella terra sembrava come un modello. Oggi riempita di sangue. Viviamo in una storia severa, vedete? Lo dicevo, quanta responsabilità abbiamo di spezzare il pane della Pasqua. È molto bello che oggi dobbiamo vivere con grande e infinita responsabilità la nostra storia, sapendo che non c'è nessuno che ci dà il suggerimento, che ormai è il tempo in cui dobbiamo imparare tutti a camminare fortemente con quel grande fuoco che Dio ha messo nel nostro cuore, che tutti dobbiamo aiutarci a prendere decisioni sagge e attente, che ci sono molti che si sono allontanati dalla pace e dalla bellezza di Gerusalemme e che vanno recuperati. Lo faremo ciascuno per conto suo, lo faremo insieme, lo faremo a partire da questo altare domenicale, lo faremo nel gesto quotidiano della nostra vita. Ci viene donata dalla Pasqua di quest'anno una straordinaria passione per la storia. Non abbiamo più bisogno di preoccuparci, di dividere e di escludere. Abbiamo bisogno del soccorso di ciascuno e della partecipazione di ciascuno per quella passione di verità che è di fatto nel cuore di ciascuno. Vedo un cammino della comunità cristiana ormai molto più bello, molto più luminoso. Dobbiamo stare attenti a non farci riagguantare, né da rivalità rissose, né da odi assurdi. Si perde tanto tempo nell'individuazione del nemico. Bisogna adesso con forza individuare questo amico che ci accompagna. Bisogna gradire l'atteggiamento di chiunque si accompagna alla strada della nostra vita. Dobbiamo imparare ad ascoltare con attenzione, a lasciarci mitemente condurre su queste vie nuove che nascono da quella mattina meravigliosa in cui Dio nella risurrezione di Cristo ha stabilito che tutto deve essere nuovo.