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EpifaniaDelSignore-omelia-GiovanniNicolini-06gen14(17).mp3

Data: N/D

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Non sono dei diritti religiosi, quelli che sono stati inesposti nel programma del Femme di Pesano. Sono degli avvenimenti e degli imparati. Il conto è che il Signore fa, essendo entrato nella nostra storia e camminando con noi. Lui ci precede e tutti insieme possiamo camminare verso la primezza della luce del Padre. Vi accennavo all'inizio al grande rilievo che ha avuto l'avere quest'anno questa preghiera che, se ricordate, ha segnato ogni termine della liturgia per noi. E siedo questa preghiera alla memoria del cammino che i magi hanno fatto condotti dalla stella. La graziosità, la genialità spirituale di quella preghiera, qual è stato? Quello di farci capire per bene che siamo tutti in strada. Tutti stiamo camminando. Non c'è chi è già arrivato e chi è fuori. Non c'è chi è collocato nel bene e chi è collocato nel male. Tutti siamo in cammino nella incertezza, nella fragilità della nostra vicenda umana, ma tutti guidati dalla bontà infinita del Signore. Nessuno escluso. E nessuno incoronato, certo. Nessuno. E questo cammino, la meraviglia della nostra vita. Per questo mi permetterò di ricordare che anche la nostra fede è semplicemente la nostra storia. La storia tua è molto diversa dalla linea. In questo momento forse ci giochiamo da partite diverse, ma è lo stesso Signore che ci sta conduce. Questo è il dato forte. E quest'anno certamente questo è stato segnato in modo evidente, da avvenimenti che adesso non stiamo a ricordare ancora una volta. Però certamente cose sono successe. Cose che noi in tutti questi anni abbiamo cercato di custodire, perché erano per noi il tesoro prezioso della parola evangelica. E adesso, con stupore, con commozione, vediamo questi nostri pensieri, questi nostri intendimenti, questo modo di interpretare la vicenda umana, portata avanti, manifestata, addirittura insegnata, dalle più alte segni della nostra Chiesa. Mi ha fatto ovviamente molto dispiacere il fatto di aver visto la pagina dell'Avenire. Chiaramente c'è sotto una grande birbonata questa chiamata del Vice Presidente del Consiglio a dire che non ci saranno le nozze gay, eccetera. Evidentemente la cosa è un attacco al Magistero Supremo. E certamente non è di questo pensiero, non perché si fa questione di nozze o di non nozze, ma perché è insopportabile per lui, perché è insopportabile a Dio Padre e deve essere insopportabile a lui che si dica di qualcuno che per lui non c'è niente da fare. Il problema non è quello di capire quello che si può fare e quello che non si può fare. L'importante è capire che cosa di buono, di luminoso, di mitico, di santifico si può fare per ogni condizione della vita. Perché il Signore ama certamente tutti i Suoi figli, ma ha certamente una predilezione per i più sottili, per i più lontani, per gli increduli, per i più bovori, per i più sbagliati, se non è. Certamente sono nella predilezione del cuore del Padre. E quindi è gravissimo, è gravissimo che proprio in questi giorni, dove il Figlio di Dio si è consegnato all'umanità nella suprema povertà, chiude la sua carne, noi già ricostruiamo tutta una categoria, una specie di scaletta di meriti, di premi, di impunizioni, di esclusioni. È gravissimo. Questo non è cristiano. non è cristiano. Non ci stupisce che questa cosa avvenga. Però mi pare che non si possa non essere attenti. Non si può non essere attenti. O la nostra festa è la festa di tutti e per il bene la salvezza di tutti. Altrimenti è una festa sbagliata. Se noi siamo qui a rappresentare una parte eletta rispetto a tutto il resto, che è tutto sbagliato, tutto fuori, questa non è l'intenzione del Signore che è venuto a rivestire la nostra carne per prenderci tutti per male. D'altra parte mi sono permesso di insistere sulla vicinanza tra la fede e la storia di ciascuno di noi. Perché non avendo il piacere e l'onore di conoscervi profondamente ciascuno, uno per uno, sono certo che però tutti noi siamo dei salvati. Sicuramente. Noi siamo dei salvati. Noi siamo qui perché siamo stati portati per male. Siamo stati condotti. Dalli stessi, dalle circostanze della nostra vita, molte volte attraverso addirittura degli errori che abbiamo fatto, però siamo stati condotti. E quindi nel cammino dei magi e nel loro arrivare oggi è la luce del bambino. Noi festeggiamo il nostro stesso per lì. Tutto un cammino di pura grazia, di puro dono. Non abbiamo fatto niente per meritare qualche cosa. E anche quando abbiamo fatto qualche cosa di buono ci è stato chiarissimo che anche in quel momento dovevamo semplicemente ringraziare il Signore per come ci aveva aiutato e per come avevamo voluto fare bella la nostra piccola e povera vita. E quindi questa preghiera del Lume Celeste, ecco, mi pare che veramente quest'anno ci abbia fatto questo regalo. Ci ha rimessi tutti in strada. Ma però facendo questo ha fatto una cosa bellissima, no? Perché un nido di noi poi porta nella sua vita, nel suo cuore, nella sua memoria qualcuno che sembra scostato, sembra non farla quella strada, qualcuno che guardiamo addirittura con grande attenzione, con grande timore o con grande dolore. Ma non è dimenticato. Non è abbandonato. E la parte meravigliosa che tu fai è proprio quella di portarlo, magari con una certa o grande pena nel tuo cuore, ma tu lo porti fortemente perché lo ami. Quindi lui è qualcosa. E' vero. E come noi non meritiamo salvezza, anche questo nostro amico fratello che fosse non ha avventi, anche lui, anche lui, anche lui è dentro a questo cammino di salvezza. Questo è quello che in questo momento mi pare ci sia proprio richiesto con grande severità e grande forza. Anche perché bisogna dire che il testo di Isaia aggiunge una nota che è molto importante. Lui, il Papa, parlando in questi giorni a dei frati, dei capi di frati, gli ha detto che diceva cosa dobbiamo fare noi, gli ha richiesto. E lui ha risposto, fate in modo che la comunità cristiana sia attraente. Io a me sembra un funerale di terza classe. Sia attraente. Io sempre un tribunale dell'inquisizione. Sia attraente. Sia affettuosa. Sia dolce. Sia lieta. Pianga volentieri con chi piange. Faccia testa. Comunque una testa. Perché se da una parte la liturgia di oggi glorifica quella stella che ha condotto in magia, dice poi a Gerusalemme, guarda che per oggi, perché tu sia la luce per un sacco di gente, i popoli cammineranno alla tua luce. Eh, allora, serenamente è come se la parte della stella toccasse anche a noi, capite? Noi che siamo così piccoli, così poveri, così continuamente persi. E dice, però sta attento, rivestiti di luce, perché c'è una gente vicina a te. Come fa questa povera gente? Ha bisogno di poter fare qualche passo. Ha bisogno di poter avere una piccola consolazione. Rivestiti di luce. Eh? Perché? Perché gli altri cammineranno alla tua luce. Mi illuno. Speriamo di no, perché gli uccalteranno. Invece non credo. Non credo. Non credo se proprio sempre di più identificheremo la nostra fede con la nostra umile storia. Eh? Dice, ma sai, devo dirti che ne ho combinato di tutti coloro. Eh, sì, te lo dico io perché ho combinato io. Eh? Sapete che ogni tanto capita che nella confessione qualcuno in Italia viene ancora a confessarsi, tu capisci che c'è come una specie di blocco, insomma, ma no, perché ne abbiamo parlato, cioè. E c'è qualche cosa che desidera far emergere, ma non ne ha la forza. E in quello che senti io prendo una strada molto semplice, comincio a confessarmi io. Eh? Allora lui mi guarda stupito, o lei mi guarda stupito, c'è, ma guarda che è capitato al canale. Sì, certo, l'ho capitato al canale. Certo, non è capitato. Certo, perché sono un peccatore. Certo. E in questo momento sei qui davanti a un peccatore. Non è che io posso essere il segno della misericordia di Dio perché di questa misericordia non ho bisogno. Posso se mai farlo. se perché ne sono un esperto. E però appunto perché ne sono un esperto. Non perché ho letto dei libri, no? Ma perché io stesso sono continuamente una persona verso la quale la volontà di Dio si piega, si china, si commuove, si ferma di a compassione, si prende cura di Dio. Come fare a non essere esperti dell'amore di Dio? Ecco. Questo mi pare sia la scommessa, no? Che un pochino si lancia per noi e che può costituire in qualche modo l'attenzione privilegiata della nostra vita e per il tempo che il Signore può darci, per il tempo che avremo davanti, breve o lungo che sia, insomma non importa, no? Ma come lo impostiamo? Impostiamolo in questa maniera. Impostiamolo in questa maniera. Facciamo in modo che la gente si sente ridica, che la gente si fa bene. Stamattina, parroco sciagurato, invece di essere impegnato nella liturgia, facevo una passeggiata al sole sulla rive del lago di Zeo, a Montisola, con i miei amici atei. E mentre facevamo questa passeggiata, insomma, sono andati in cellulare ed erano i fratelli di Gerusalemme che mi dicevano noi siamo a Bethlehem, in questo momento siamo qui a Bethlehem, con i magi che sono arrivati e c'è poi tutta una festa anche visibile di tutta questa faccenda. Io però sono stato contentissimo di questa rive del lago di Zeo perché capivo che in quel momento c'era una carezza che arrivava sulle rive del lago di Zeo, per questi miei carissimi amici. E io avvertivo che, mentre certamente non si diceva le primiere, in questi due giorni che siamo stati insieme, le primiere non le abbiamo dette, però siamo stati insieme, abbiamo fatto delle belle cose, ci siamo detti anche delle cose belle, importanti. E quindi anche loro sono certamente regalo bellissimo della festa delle famiglie. Allora questa sera facciamo in maniera che nel cuore di ciascuno di noi ci sia improvvisamente una presenza di qualcuno che non c'entra, di qualcuno che abbiamo addirittura giudicato. Se ne fa male, però può. Rendiamolo pattecico, portiamocelo vicino. Questo miracolo è possibile, ma bisogna dire di più, questo miracolo è necessario, è urgente. Bisogna che questa trovi ad essere la fisionomia profonda della nostra comunità di ciascuno. Un posto dove ci si sente invitati, non discriminati, non giudati. Moltiplichiamo un po' anche quell'attenzione di quando inizia la messa, avete visto che casino stasera ho combinato, perché io sono vecchio, stasera avevo un gran freddo, sono andato in chiesa e mi sono sentito, mi ricicliono, ma se mi invitano a cena non mi invitano in un credo così. D'altra parte credo che la parrocchia sia povera e quindi forse bisogna che piega un po' dietro, anche riscaldamento. Però è bello poter dire, vieni, c'è un posto anche perché non puoi fare, adesso andiamo a vedere un altro scredito. Stiamo qui, c'è posto per tutto. Allora se anche lì ho fatto un po' arrabbiare con questo ammassamento, perdonatemi con questo pensiero. In Africa succede che tu esci dalla preghiera e improvvisamente entrano in una chiesa dieci bambini, piccolini, sono anche magroli, e occupano tutta l'intera panchina di più. E' un piatti così come dei passerini. Dopo un po' ne entrano altri cinque, si siano anche loro. Poi altri cinque, si siano anche loro. Ma c'è posto in paradiso, tanto quanto ce n'è nel nostro piano. Questa è la nostra risposta. Ci sarà Cristo sonno, capite? Sapete quella tremenda frase che è stata ricordata di questi mesi? La domanda che Dio rivolge a Caino. Ma dov'è? Ma dov'è? Dov'è questa cosa? Ho piacere di vedere che in questo momento i vostri cuori diventano dei salotti bellissimi e accoglientissimi. Sono contento di vedere che adesso invece di stare attenti penserete che buon franzetto potete fare la prossima domenica per invitare una persona che, se si è sentita, non trattata tanto bene. C'è sempre quella Eucaristia. Moltissima. Moltissima. Perché l'Eucaristia vuole essere proprio la fonte di questa vita nuova. E vuole di tutto quello che è la modesta liturgia della nostra vita qui, all'intorno, all'istoposto. Lei che ha espresso qualche giudizio e poi detto, non so se fosse un po' gentile, lì, no, eh, e poi vai prendendo. Pensate quindi come si moltiplicano in questo luogo nella nostra troppo affollata di cucina. L'abbiamo già moltiplicata. Mi sa per quante volte. Dunque, ringraziamoci anche reciprocamente perché di quella persona lì non posso occuparmi. Fra l'altro forse non la conosco neanche. E poi come faccio? Come faccio? Prima, ma, eh, mi sa che avrebbe bisogno tutti i giorni di qualcuno che le facesse fare i compiti. E per un bambino, però, come si fa? Proprio forse bisogna che troviamo un papà e una mamma, ma come si fa? Per fortuna ci sentiamo. Per fortuna ci sentiamo. Per fortuna, la tua vita può diventare questa celebrazione meravigliosa della voce di Dio. Il per posto dei peabiti, all'età che abbiamo, con il caratteraggio che ci ritroviamo, con la stufisia che abbiamo, e però possiamo fare meravigliosa. Ecco. Allora, sento il desiderio di dirvi molto triconoscenza per tutto quello che continuamente è inversata nella mia vita, nella mia persona e nel mio corpo. E sento peraltro il desiderio di invitarvi a rinnovare le nostre forze di umile retizia e di cordiale invito, perché molti altri possono sedersi a quella messa del Signore che voi avete già preparato nel vostro cuore.