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Natale-giorno-2019-Omelia_GiovanniNicolini-Caselle 20191225.mp3

Data: 25/12/2019

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

arrivando qui questa mattina mi sono fermato lì ai nostri giardini dove c'è la memoria di Ettore Chiodi, un mio amico, un mio fratello, una persona che mi ha preso per mano e mi ha portato qui moltissimi anni fa. Ricordo che in questa stanza si è cominciato a fare dei pensieri per venire incontro a dei problemi come il problema della droga, il problema di tutte le dipendenze e così, ed è stato l'inizio di un dialogo sempre più profondo. Quindi qui ci siamo giocati un'avventura meravigliosa. Noi abbiamo cominciato a fare la pace quando ancora i nostri capi dicevano che bisognava fare la guerra e in questo insomma c'è andata dritta e alla fine pace si è fatta. Sono stupito dell'assemblea di questa mattina, io ho perso un po' i conti e quindi quando sono entrato qui ho detto ma santo cielo tutte queste seggiole rimarranno vuote e ho visto che non sono rimaste vuote. E quindi lo Spirito Santo ha continuato a operare nella direzione che gli è tipica. Lui vuole la pace ma una pace cordiale dove si stia insieme e dove sempre di più ognuno abbia bisogno della parola dell'altro. E oggi siamo qui in questo momento di grande festa perché come sapete oggi è il compleanno di tutti. qualcuno magari è proprio nato in questo giorno ma Natale essendo il Natale di Gesù è il Natale di tutti perché in quel giorno lì tutti siamo nati come figli di Dio e quindi siamo della stessa famiglia. abbiamo la stessa origine, il cammino comune da fare in tanti modi diversi e la casa grande dove stiamo tutti dirigendoci che è la casa di nostro padre. oggi questo luogo è il segno, l'anticipo della casa del padre. Veniamo ognuno dalla sua lontananza e veniamo ognuno anche dalla fatica della sua vita. Non sempre le cose filano dritte per quelle che sono andate un po' storte ci mettiamo nelle mani del Signore. chiedendogli che lui ci dia una mano, la sua mano, dacci una mano, in maniera che tutti possiamo in pace, in riconoscenza e grande commozione entrare qui in questa cattedrale della nostra campagna per la grande liturgia. il compleanno di tutti oggi, quindi facciamoci gli auguri reciprocamente perché oggi siamo nati. perché dice che la parola di Dio nel tempo pieno è diventata carne ed è venuta a abitare in mezzo a noi. perché tu sei la parola del Signore che è diventata carne. vuol dire che il Vangelo è diventato la grande avventura della tua vita. è l'avventura di Massimo, certamente. è in qualche modo la mia avventura, ma è l'avventura di tutti. perché per regalare a tutta la creazione la sua parola Dio ha creato noi. e quindi il tuo compito è descrivere la meraviglia dell'opera di Dio. magari uno fa l'impiegato delle poste, l'altro fa il maestro di scuola, una mamma va di giorno a lavorare per mantenere quella famiglia che alla sera deve custodire nel suo affetto profondo. e ognuno di noi ha dei compiti piccoli, grandi. ma ogni compito piccolo è una parola del compito grande. perché la tua vita è chiamata a dire Gesù. Gesù. Ho citato Massimo prima non solo perché passava qui davanti, ma anche perché da molti anni io vivo e gusto immensamente il suo dono. perché Massimo non ha mai detto una parola nella sua vita, mai. abbiamo fatto un patto silenzioso ovviamente tra noi due e abbiamo intenzione di passare tutta l'eternità a chiacchierare. e tutta la non parola di oggi potrà diventare una grande parola. Anche perché la parola non è solamente la parola che tu dici, che certamente è molto importante, ma a motivo del Natale la prima cosa da dire è che la parola che tu sei, tu sei una bellissima parola di Dio. l'hai imparata anche perché altri te l'hanno insegnata e soprattutto con questo dono dello Spirito Santo il Signore ti ha fatto il regalo di un maestro dentro di te, un suggeritore. e quindi anche un tipo come Massimo che non ha la parola in modo misterioso e grande è la parola. Per cui tante cose lui me le fa ormai capire con il suo sguardo, con il suo sorriso, con la sua tristezza, con la prova di una vita crocifissa. E quante cose mi ha insegnato. E però la cosa molto bella è quando la parola può diventare proprio anche una conversazione. Oggi è una grande festa per esempio per i fratelli, è una grande festa per i figli, è una grandissima festa per gli sposi. E dovrebbe essere una buona festa anche per noi preti perché bene o male, è vero questa parola di Dio, siamo chiamati a comunicarla. e tutti abbiamo un compito immenso. Come va la conversazione tra te e tua moglie, tra te e tuo marito, tra te e i tuoi figli, tra te e i tuoi fratelli, tra te e i poveri, tra te e gli ammalati, tra te e gli stranieri. Tra te e i nemici. Come va la conversazione? Perché tutto il significato della nostra vita è questa parola che è diventata carne. È nato un bambino. Ma che cosa vuol dire? Vuol dire un fatto immenso. Che la parola di Dio si fa carne nella carne di quel bambino. Cresci con lui e lui sarà una parola. Una parola. Una parola. Ne approfitto per dire anche una cosa che non è poi un gran che. Però insomma l'ho sempre considerato un segreto importante. E cioè che appunto tu non sei semplicemente una parola, ma sei quella parola. Per esempio, mia mamma e mio papà sono stati per me due parole precise proprio. Cresciute. Anche perché mi hanno voluto un bene da morire. Si dice, no? Ti voglio un bene da morire. Dove allora la tua vita diventa il regalo fatto all'altro. Eh? Mio papà e mia mamma sicuramente mi hanno regalato la vita. E regalandomi la vita mi hanno regalato quella parola che ognuno di noi è. Può essere anche divertente dire che oggi è l'inizio di una ricerca. È vero? Perché ancora mi chiedo, ma io che parola sono? Beh, data l'età, e dato che siamo alla fine corsa, è meglio che la trovi, insomma, quella parola che sei. Quella parola che devi diventare, capisci? Perché dice il Vangelo che il verbo divenne carne. E' carne. Vuol dire che quella parola ama, desidera, attraverso di te diventare storia, canto, annuncio, carezza, lacrime, accoglienza, pazienza, bontà. E quindi potremmo anche fare un gioco, ma potrebbe essere anche molto delicato. Lo teniamo magari anonimo. Inauguriamo questa mattina il fatto che ognuno dice, ma che parola sono? E' vero, perché qualche volta ti viene in mente di essere una brutta parola, beh, ma no, ma no, ma no, no. In te il verbo si è fatto carne, la parola è diventata carne, e la tua vita è preziosissima. Per fortuna che ci sei. Che bello che ci sei. E come quindi questa passione dell'avventura della parola diventa per noi un grande tema dell'ascolto. E io ho detto, questa parola che si è fatta carne, e io la voglio ascoltare. E la conversazione che è nata fra di noi è per me il grande dono della tua parola. E ho fatto una scoperta singolare. Forse voi l'avete fatta, forse è normale, però per me è stata eccezionale. E cioè che ognuno, alla fine, è una parola bellissima. Bellissima. Chi è accanto a te? E' una parola bellissima. Ed è molto importante. Molto importante. Capita che qualche volta, quando qualcuno sta non troppo bene, ha bisogno... E dice, parlami. E provi a parlare. Dice, parlami ancora. Ho bisogno che tu... No. Cosa vai? E' il momento in cui, appunto, la parola si fa carne nella umile storia della tua vita. Dico questo, e ho detto questo, per parlare un momento di Caselle. Siamo a Caselle, non qua. Perché quando il Vescovo mi ha detto, vai a San Martini, che comprendeva anche Caselle, qualcuno diceva, ma poveretto, ma cosa vai a fare? Lì proprio non c'è nessuno. Ma non è stato vero. E la festa del Natale, per me, è la festa di una parola che è diventata conversazione, incontro, relazione, sapienza, consolazione, famiglia. Dalla prima volta che sono entrato in questo posto troppo grande, fino a questa mattina, eh? E sempre con quel vizio per cui sono entrato dalla porta, appunto, dicendo, ma cosa ha messo tutte queste seggiole? Saremo in una decina stamattina. Poi, occidente, ma cosa è successo qua? Eh? Cosa fate qua? Che meraviglia la vita. L'avventura della parola di Dio che diventa la tua parola, che diventa la tua persona. E noi che abbiamo il supremo lusso di poterci voler bene. In questa stanza mi ricordo che un mio amico comunista, che allora era il presidente della provincia di Bologna, è proprio qui. Abbiamo fatto partire il programma per prendere per mano e aiutare le persone che, precipitate nella dipendenza, avevano bisogno di essere tirate fuori. E quindi qui ho sperimentato un'alleanza profonda, vera, con storie e persone che avevano una storia diversa dalla mia, ma tutto è diventato vicino. Abbiamo ascoltato le stesse cose, abbiamo cercato insieme il discorso e questo si è moltiplicato. Questo pezzo della campagna della bassa bolognese è diventato un grande palcoscenico dell'incontro, dei pensieri, dei sentimenti, delle origini. Noi qui abbiamo ricevuto il dono della pace. La pace che non è semplicemente non prendersi a sberle, ma che è molto di più. È una attesa, è una intesa ed è una resa dove finalmente non ci sono più difese né muri da tirar su. Perché la parola corre libera. Per me questo posto è stata una grande scuola di Vangelo. Il paroco gentilissimo mi ha fatto questo regalo natalizio chiedendomi di presiedere la liturgia. Ne approfitto semplicemente per dire grazie. E chiediamo al Signore il grande regalo che anche i nostri figli un domani possano dirci grazie. Perché non li abbiamo privati di quella parola che in tanti modi abbiamo ricevuto in dono. Ultima cosa per non ammazzarvi di noia. Che preseppio! È un preseppio meraviglioso. Stamattina poi con questo sole e il cielo. Quindi io mi permetto di proporvi anche una fotografia. E quindi quando abbiamo finito la messa andiamo fuori là e facciamo una bella foto. È vero. I meno in gamba alla base. E quelli che ce la cavano un po' di più qualche passettino sopra perché c'è da crepare. È vero perché tira lì la salita. In quel prato meraviglioso. Perché quel preseppio si è fatto carne nel senso che è diventata la nostra carne. È diventato noi. E quindi andare a fare la fotografia nel preseppio in questa mattina di Natale vuol dire andare a ringraziare il Signore e a rendere presente quel preseppio che lui con lo splendore del suo Vangelo che è diventato carne, storia, bellezza, carità tra di noi ci ha trasformati. E quindi la foto. E quindi la foto. Alla personale per la playa. DiteviokFC parti sao! Vediamo ilissimo vero! Ho ho ho ho ho.