E' tremendo essere sorpresi da Dio nella nostra nudità. La nudità di un vecchio poi ha anche qualche cosa di opproprioso e quindi non si ha piacere. Ed è difficile sopportare. E capisco Adama che si nasconde e fuggi. Si potrebbe dire che questo suo nascondersi fuggendo è il principio delle religioni. Le religioni cominciano da lì. Perché è come se l'uno e l'altro fossero nascosti l'uno all'altro. E poi si fanno piccoli tentativi di avvicinamento, di incontro, ma sempre molto perplessi. Nascono poi nella storia delle religioni della sicurezza che saltano lo scatolo. E quindi dicendo no, un'unico suono. E quindi fissano alcune regole di bestiario. Orazioni, riti, sacrifici, perdimenti, assuntioni di abiti morali per esempio. Di abiti etici. Per cui diventa possibile presentarsi anche a Dio. Ed è possibile che lui osi venire. Perché appunto come accennavo all'inizio della messa di là. E la cosa è imbarazzante perché c'è lui. Anche Dio è imbarazzante. Fa finta di no, ma anche lui è imbarazzante. Perché fa una cosa che gli altri dei non fanno. Appunto si innamora. E Dio non deve innamorarsi. Deve rimanere fermo se stesso. Invece tutta la storia della salvezza, tutta la Bibbia, è la storia di questo travolgente amore che lo consuma, lo occupa, lo governa. E quindi governato dall'amore per noi, come ci raccontiamo tante volte qui in Chiesa, è vero, precipita verso di noi cercandoci. E fino a Nazareth appunto. Oggi è la festa di Nazareth. Nazareth viene festeggiata più volte perché è così ricca, è così intensa la vicenda di questo piccolo paesino e di questa povera ragazza e che il mistero cristiano continua a circondarla di attenzioni, di feste, di devozioni speciali, di preghieri. Ma di fatto tutto si riassume in questo. Ovvero quello che noi oggi celebriamo è l'ultimo cedimento di Dio alla sua passione e amore. E quindi si fa nozze. E quindi tutta la vita diventa nozze. Però sono nozze destinate a questo turbamento. quando qualcuno mi viene a raccontare delle fatiche, di certe sue relazioni, ma io ritrovo semplicemente me stesso. Stamattina ho pensato di dirvi, insomma, forse non è, deve dire sempre, ma non potete pensare che la fede quando è data e quando è accolta non sia anche un principio di nervose. Lo è intacabilmente. Perché siamo quello che non dovremmo essere. Dovremmo essere quello che è impossibile essere. E quindi siamo continuamente sferciati. E poi, contrariamente, anche a certe semplificazioni, che a un certo punto la disciplina ecclesiastica stabilisce e fa anche bene, perché diremmo così non si può impazzire. Quindi, se sei messo così, sei fuori, se fai così, sei dentro, ma tutti noi sappiamo che questo non è puritanto vero. Perché quando siamo fuori e noi sperimentiamo moltissimo l'esilio da Dio, dalla pace, dalla nostra stessa coscienza, dal bene, noi sperimentiamo questa lontananza, no? E però fuori non siamo più. non siamo più. Non possiamo mai stabilire che, beh, va bene, c'è una cosa, adesso non c'è, non c'è più, buono, ma non siamo più. E d'altra parte, se in qualche modo, per qualche appunto attentimento ecclesiastico, siamo dentro, non siamo più. perché ci sono sempre pezzi di noi, del passato e del presente, che evadono da questa ipotesi dell'essere, ma che è di più, su un fuori. E quindi, in realtà, quando sono nella nudità della mia condizione reale, fuori, lontana, c'è la necessità di un riparo, perché è insopportabile poi alla fine essere fuori e nella nudità della solitudine. E peraltro, appunto, quando si è accolti, si sentono, si percepisce inevitabile l'imbarazzo. il dialogo tra l'angelo e la ragazza riflette tutto questo che mi piace. Certo, affermazioni sicure ci sono da tutte e due le parti, è vero, da parte di lui mandati a madato l'angelo per dire benissimo, sei pieno di grazia, il Signore è con te, è una relazione piena che lui dichiaria. Ma poi, in realtà, tutto il seguito sarà la necessità di riaggiustare in qualche modo, di risistemare. Ed è per questo che la nostra vita in fondo non è mai sistemata. Forse è possibile una qualificazione definitiva dentro o fuori, ma non c'è, non c'è mai. Eppure le cose sono preziose, le relazioni d'amore sono profonde, è più tutto questo che ci dà. Più tutto questo. E quindi, non dobbiamo scoprirsi né delle nostre fragilità, né delle nostre incertezze. E la festa di oggi vuole essere in qualche modo un appietamento. Vuol dire va bene, bisogna che te la prendi così, bisogna che te la accetti così. Ma dice, ma le mie nostre le sogniamo più belle, più forti, più semplici. sì, sì, è vero, ma non lo so. Non lo so. Perché questa relazione d'amore è tutta giocata in realtà sulla impossibilità. La ragazza ha anche una sua concretezza della sua reazione. E l'ultima revisione che hanno fatto della traduzione italiana della Bibbia ha un po' giustato il tiro. Perché quando lui le dice di questa noccia, di questa fecondità, lei, lei deve dire, ma scusami, dimmi come avverrà, perché non conosco uomo. quindi c'è sempre in qualche modo un'offerta e un'impossibilità, no? Ma è cosa che non è lì? E quindi quasi con un certo travaglio il discorso viene portato avanti. Non è travagliata la vita di sé. Certo, ancora, alla struttura ecclesiastica questo può sembrare insopportabile, vedete, è questo che è quasi significabile una certa moltiplicazione da una parte delle regole dall'altra delle indulgenze, no? da una parte dei pericoli di mare e dall'altra però i pellegrinaggi di bene poi facciamo le indulgenze plenarie, però capite, no? È un rapporto alla fine inevitabilmente nervoso. Quando ci si può pietare? Ci si può pietare solo in quella cosa di altissimo livello che viene chiamata l'umiltà, ma che di fatto è un certo alla fine di accedere a questa stranezza di Dio e che è quindi lasciarsi prese così come sia. Non è che si migliora, sapete, non è che si migliora, ma semplicemente ci si consente. Ecco la serva del Signore, avvenga secondo la tua parola. non posso dirlo io, né in certo senso non è niente da dire. Passerò il resto della mia vita a commentare continuamente questa vicenda strana. Pieno alle parole di Paolo, no? Perché non posso dirvi tutti i peccati che faccio sempre nella festa dell'Immacolata Concezione, ma mi confidavo con un prego mezz'ora fa e diciamo sì, bisogna arrivare fino al test del teradietesimo e quella è perentoria e sicura, dice in lui, cioè in Dio, ci ha senti prima della creazione del mondo, per te, prima della creazione del mondo, cioè lui prima di creare il mondo ha stabilito la sua relazione d'amore con sé, ha preferito farlo prima, certo si può dire la frase in termini sonati, pensa alla meraviglia della vocazione cristiana, ma sempre di più invece mi viene più facile un altro esigenza, dice meglio non pensare alle condizioni, e c'è quindi una specie di apriore dell'amore di Dio, d'accordo, ti voglio bene, se lo insieme ti ho scelto, prima di tutto, prima di tutto, è una cosa che mi viene in mente quando ancora celebro quei pochi matrimoni che sono ormai settimane, perché la gente ha parlato, capito che è meglio spensarsi che non sposarsi, è vero, però, anche lì, loro nella loro formulazione, è vero, gioca nel loro futuro dicendo, va bene, stiamo insieme, nella buona e nella cattiva salute, nella salute e nella malattia, è giusto la formula, perché è esattamente il fatto che Dio ha fatto con me, quando mi apri, prima della fondazione del mondo, nella mia nudità, nel mio fugire, nascondami, ha detto, buona, bene, così, per cui quando in realtà poi sono tutto fuori dal gioco, e lo sono molte volte fuori dal gioco, il fontico, però mi hai preso così, e qui dentro, però, permettetemi di dire che c'è una cosa molto grossa, perché questa tutta la fedelità di Dio, perché Dio è fedele, noi siamo adulti, ma Lui è fedele, e quindi questa relazione d'amore è data, io mi permetto di dirvi che è data, poi ci sono tutte le dicende della vita, le complicazioni, le intrecci, è vero, perché dopo il mondo è stato fondato, e te la raccomando il mondo, ma prima c'è un fatto d'amore, prima, prima della mia storia c'è un fatto d'amore che Lui ha fissato con me, quindi dopo, certo, ci sono tutte le vicende di questo amore che mi fa, no? Di questo amore aggredito, a me, avversato, a me, però c'è quel fatto, c'è quel fatto, e secondo me la festa di oggi è la festa di questo fatto, lei chi è in mezzo a tutto questo gioco, la ragazza di Natale, chi è? E quanto di meglio avevamo? E' meglio pensare così la festa dell'immacolata concezione, e quanto di meglio c'è? E' il miglior prodotto umano che possiamo, lui scegli quello e in lei piglia su tutto. Lei in questo momento, in questo giorno, in questa festa, ci rappresenta, è tutto il genere umano presente in lei, devono compiersi le nozze tra Dio e l'umanità, l'angelo dice faccio la parte di Dio, e la ragazza con stupore scoprirà sempre di più di averla fatto la parte di tutti noi. ma su quella sogna di casa a Natale ci siamo tutti, ci siamo tutti. Per cui questa ducalità, capite, diventa qualche cosa di molto esigente, che poi però si coinvolge anche tutti. Perché? Perché non ci puoi essere tu senza di me. Ed è per questo che, in fondo, anche con tutto il rispetto, l'obbedienza, no, alla regola ecclesiastica, e non si fa non cogliere poi però il limite inevitabile. Per cui, mi è successa questa cosa in Africa in questi giorni, pochi giorni, bellissimi, la Smano, una città meravigliosa, e pregavo da solo, sostanzialmente da solo, cosa più su, poco abituato. e allora, pregavo per voi. Però, ancora una volta, ho sentito una cosa che da non molti anni mi è entrata dentro. E so che non semplicemente pregavo per voi, ma pregavo con voi, che è diverso. Perché? Perché cercando di pregare, mi univo là, dove tu eri, e mi veniva da pensare a quest'ora, su una tua ora di differenza, dove hai, cosa sta. pregavo. E quindi, non è che tu stessi pregando, ma io pregavo con te, con te, così come sei, così, con quello che stavi facendo, è quello che mi immaginava, che tu stessi facendo, magari, o pensando. E piano piano, poi, questa preghiera con voi, è diventata la preghiera con loro. E quindi, con questa gente, che vedete, dalle strade della smarca, andavo a trovare, soprattutto a dare, a tutti uffici, all'ambasciata, dal ministro, alla sanità, perché non vanno mai avanti con questi lavori. Non c'è il cemento, non si capisce di chi è la cuore, non sono solo le tue cose, non che nel terzo mondo, si moltiplichano. E però, a un certo punto, capivo che io pregavo con loro. Vedevo, una donna, in strada, si sdrogiava, e ci si guardava, anche, per un istante, negli occhi. E io pensavo, questa è la prima, l'ultima volta che ti vedo. Poi ci rivediamo in paradiso. E andavo via volentieri, pregando con lei. Queste notte, capite, sono avvolgenti, nei confronti di tutta la storia. Nessuno è il cuore, dalla nostra vita, dal nostro pensiero. nessuno deve essere fuori, dal nostro affetto. Non si può. Non possiamo non volerci bene, perché siamo stati collocati, in questa vicenda, capito, strana, quasi un po' assurda, cui noi, noi diamo dei nomi ordinati, la fede, la preghiera, i peccati, i sentimenti, le assoluzioni, tutto per bene. ma noi sappiamo che sotto, è un polio, un messo, prova a razzolizzarlo, poi ci spiega la carne. Io, in settant'anni, non ci sono riusciti. e però, sono riuscito a percepire, che di fatto c'è questo, essere insieme, essere con, più forte di tutte le diversità, di tutte le separatezze, di tutte le invasioni. Trato con dei giorni anche, anche graziosi, no? Perché, mi informo, quando è la messa, è alle sette della mattina, la cattedrale, dieci minuti dall'albergio, vado dentro, ci vado un po' prima, entro dentro, cattedrale cattolica, una liturgia ortodossa, è vero, in lingua locale, in grini, con tutta la caratteristica, la pompa, in carica, siccome, come è. Poi mi accorgo, quello che sta presiedendo, è il frattino, il cappuccino, il giorno prima, ma, mi ha detto, sì, vieni, vieni fuori, c'è la messa alle sette, e lui presiedeva la liturgia, allora, se che le sei, ma, come fa? E dice, sì, siamo due, tra i cappuccini, siamo più rituali, possiamo celebrare, anche con il rito orientale, e qui la gente, la chiesa non ce l'ha, vicina, allora ci siamo messi d'accordo, e, e se per fortuna che ci sei, perché così, l'altra messa, la vicenda, io, ho già fatto, ma che è, una cosa da niente, eh, ben organizzata, no, Piercesa, che è morto, 8 giorni fa, è un mio, piccolo amico, amicissimo, eh, eravamo a Roma, insieme, lui, o non spero, un po' più vecchio di me, era già prete, e, era fiorituale, eh, ricordo che lui celebrava, il rito, latino, e anche il rito orientale, è morto qua, è morto per anche conoscenza, dell'oriente cristiana, eh, si sa, anche personalità, e, perché siamo tutti insieme, per cui ognuno si può collegare all'altro, perché tu oggi sei nella tristezza, ma qui il vicino, è in grado di darti una mano di pace, oggi sei tu da cercare, e l'altro, per fortuna, sta chiedendo di dove sei, e ha bisogno di trovarti. Allora, la festa che oggi celebriamo, questa festa non si è a capire, alla fine non può che arrestarsi, in una specie di silenzio, meravigliato, e secondo me, meraviglioso. meraviglioso. Grandi cose, ha fatto il Signore per noi, ha guardato, alla povertà, di tutti noi, i suoi servizi, ma tutti i secoli, ci diranno beati, perché Lui ha fatto per noi, meravigliosi. mi pare che questo sia il grande debito, che noi abbiamo da pagare, nei confronti di tante persone, che in questo momento, sono nel nostro pensiero, nella nostra memoria, magari anche in qualche nostra preoccupazione, ma la notizia, di questa festa, e la notizialità, di questo evento, è quello di cui, non dobbiamo mai, privare nessuno. Adesso c'è anche freddo, facciamo la svetta, di alla Messa, e corriamo a casa, perché ci sono, molte buone notizie, da dire, da dare, e da comunicare, in maniera che possa essere, sempre di più, possibilmente, non una festa, riservata e tagliata, questa è la nostra religione, il nostro rito, ma per la potenza, tutto questo, ha regalato, questo di Magia, possa essere, una festa per tutti, di cui nessuno è risposto. grazie, grazie, grazie, grazie, grazie,