Sia il testo del profeta Isaia che il brano della lettera dell'Apostolo ai Filippesi non riescono a raccogliere in pienezza la pazza memoria evangelica che segna questa domenica, talmente pazza che è circondata secolarmente da sospetti, quelli che se ne intendono dicono che è impossibile che questa memoria evangelica faccia parte del Vangelo di Giovanni, che potrebbe essere magari dal Vangelo di Luca, ma poi soprattutto nei secoli cristiani ogni tanto è saltato fuori qualcuno che ha detto no, non è mica parola di Dio sta roba. Perché proprio è un po' irraggiungibile. E questo lo dico perché noi in questo momento cerchiamo di chiedere al Signore una, lo chiediamo sempre, oggi in modo particolare, di poter essere molto liberi e molto quieti nel ricevere questa parola così com'è, senza immediatamente tornare a dire ma allora però le crociate, ma poi però è vero l'inquisizione, ma la conferenza episcopale italiana, bisogna essere liberi in questo momento. Perché si capisce? Noi stessi non siamo in grado di ricevere in tutto il suo spessore, in tutta la sua potenza, la vicenda di questa donna. Potremmo vedere. Quindi dei testi che l'accompagnano conviene, credo, sottolineare per esempio quell'affermazione ugualmente fortissima di Isaia quando dice non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche, io faccio una cosa nuova. Ecco, ci sta preparando a qualche cosa che non possiamo mettere troppo in fila. E addirittura fa un discorso di per sé fortemente anti-ebraico perché tutta la nostra fede ebraico-cristiana è invece il valore di una memoria. No, noi per esempio in questo momento siamo qui per fare memoria della cena e del sacrificio d'amore del nostro Signore, è vero, al quale la potenza dello Spirito ci renda presenti, ci renda vicini, ci rende del tutto partecipi. Quindi per noi la memoria è molto importante. Non è semplicemente un ricordare nostalgico, ma è la forza del tempo di Dio così potente da essere sempre perfettamente attuale in ogni tempo, in ogni geografia, in ogni condizione dell'esistenza umana. E certamente c'è invece questa spinta a dire, guarda che però adesso ti devo dire una cosa nuova. Ed è interessante anche il testo dei filippesi perché lui ne scrive una gran corsa, dice cos'è la mia vita? Una gran corsa, una gran corsa. Però con una raffinatezza anche della scelta delle parole, per cui dice ma perché corri tanto? Mentre di solito si corre per prendere un premio, qui i termini dicono bisogna che corri se no mi scappa via, mi scappa via, bisogna che corri perché ha una gamba lestra. Chi è che ha questa gamba lestra? Chi è che è così difficile raggiungere? Gesù. Eh Gesù è molto difficile raggiungerlo. Si arriva a vecchi e ancora si ha l'impressione di aver preso quasi niente. Quasi niente. Io ho l'impressione di conoscerlo un po' ma gran parte capisco che mi scappa via. Tant'è che tutte le volte che mi apro il Vangelo, dico ma sta roba qui da dove piove? Ma dici ma come? Sono 70 anni che la pigli. Eh però non ci sono ancora. E Paolo dice io mi sforzo, sono contentissimo, cerchi sempre di dimenticare indietro, di dimenticare e puntare solo davanti. La vita cristiana è una grande corsa verso la novità. Eh? A pensare che ogni tanto ce la fan passare come una roba che serve per tenere le cose vecchie. Per andare sempre come il bisnonno. E invece no, è così nuova che non riusciamo mai veramente a prenderla, a comprenderla, a farla nostra. È sempre più avanti. La Chiesa sarà che lui la rinnova sempre, è sempre una bella ragazza giovane, no? Dice la lettera agli Efesini che ogni domenica la toccia nel suo sacrificio d'amore. Oh! Salta su bellissima, beh, ancora. È senza altro così. Ma con l'affanno. Eh? È giustamente, è bellissimo. La Chiesa ha affanno, ha l'affanno. Perché quello là corre così forte che non ci sarebbe. Eh? Tanto che quando la Chiesa ci arriva, dice, adesso ti dico una roba, eh? Si fa così, però deve essere pronta a cambiare domattina perché è andato avanti. Eh? Bisogna che sia sempre molto leggera la Chiesa. È vero, molto svelta a saltar su perché lui è ripartito e bisogna correre nuove. Le cose antiche hanno questa caratteristica stupefacente, che sono sempre nuovissime. Mamma mia! Allora? Eh? Siamo sempre indietro. Bisogna rassegnarsi che siamo sempre indietro. Non bisogna avere paura della novità. Bisogna avere paura della decrepitezza. Eh? La sclerosi spirituale ci assedia. Bisogna curarla, far ginnastica. È vero? Con il libro dei Salmi, per esempio. E correre sempre. Ecco. Detto questo, adesso proviamo a entrare nel problema di questa donna. Che non è in realtà il problema di questa donna perché a un certo punto, in modi chiari, si dice che tutto questo giochino lo fanno quelli che l'hanno in antipatia per creargli delle difficoltà. Che è un giovane rabbino che è arrivato qui dalla Galilea con tutte le sue arie, no? Perdona qui, qua, dice là, fa le robe di sabato, insomma, rompe parecchio. E quindi la tendenza è quella di metterlo finalmente con le spalle al muro. E allora gli portano questa persona, che è una signora, insomma, che non è stata del tutto coerente, diciamo, con il suo matrimonio. E però, siccome le nozze sono molto importanti per il Dio e per la sua parola, è severa la disciplina del fiame. E quindi gliela portano lì e dice, guarda, abbiamo trovato questa donna, proprio era lì, poca retta, che sbagliava a lei. La legge di Mosè dice che queste qui bisogna prenderle a sassate. E te cosa dici? Ma in realtà a loro interessa forte, secondo me. Quegli interessa è lui. Lui come se la cava? Beh, per prima cosa non risponde. Allora si china e scrive col dito per terra. Sono duemila anni che ci si chiede che cosa scrive. Stamattina però un'antifona delle lodi domenicali, di questa domenica, insomma, mi sembra abbastanza convincente. Se abbiamo tempo ne parliamo. Solo che loro però non molano, quindi insistono. Allora lui alza la testa e dice una cosa. E qui siamo già nel quadro. Perché lui con elegancia li frega. Perché cosa dice? Con tutta una faccia innocente, suppongo. Chi di voi è senza colpa, parta per primo. Eh, scagli da qui. Te sei senza colpa? Dai, prova. Poi mettono vicino un riferimento alle Bibbie a un testo del Deuteronomio. Dice, ma non mi ricordavo che dicesse così. Vai là e dice, il primo a tirare il sasso deve essere quello che proprio è passato di lì e ha visto. Il testimone. Qual è il problema? Che lui dice una cosa che nella Bibbia non c'è. Non c'è nessun punto della Bibbia che dice che il boia deve essere innocente. Il boia è il boia. E se è un boia collettivo è ancora di più, è confusione, è un risotto al sugo. C'è dentro di tutto in quegli esecutori della Bibbia. No, sono bravi a lanciare i sassi, ma nessuno gli chiede di essere vero dei congregati mariani e delle animelle innocenti. Sono quei che sono. Adesso tocca a te e ti faccia fuori te. E invece lui? Ma lui sa una cosa, no? Sapete, ci sono quelle persone che quando ti dicono una cosa ti fregano. Perché solo il fatto che sia loro come la dicono e te sei giocato. Mi ricordo una volta che fecero un terribile scherzo al Cardinal Biffi, quelli dell'azione cattolica, perché gli chiesero la sera dell'anniversario della morte di Papa Giovanni di mettersi alla finestra della sua casa, il Cardinal Biffi, e giù c'è il cortile. E loro stavano tutti nel cortile e lui gli doveva rileggere quel discorsetto che Papa Giovanni ha fatto la sera dell'inaugurazione del Concilio. L'aveva fatto tutta la giornata. Lui aveva fatto questo discorso straordinario, no? Era l'11 di ottobre, che poi è diventata la sua memoria liturgica. Lui gli si fa festa all'11 di ottobre perché era stato l'inizio del Concilio. Questo discorso che si chiama Mater Ecclesia, la Chiesa e Mamma, no? Un discorso straordinario che capovolgeva un sacco di robe. E quindi anche lui era un po' sposatello, un vecchiotto, grassotello. Basta, finita la giornata, buona. Arrivano lì mentre lui è a tavola e gli dicono, oh, guarda che c'è la stiazza piena. Perché quelli di Roma, loro vogliono stasera un bacetto speciale. Ce la piace? No, no, no, non se ne parla neanche. Basta, basta, basta. Ma va bene. L'altro però che non cede gli dice, ma venga almeno a vedere. Guarda che è impressionante. Lui va, pregato, e quindi non regge, dice, è la finestra. E va quel discorsetto che è passato come il discorso della luna. Come dice adesso, quando andate a casa, troverete i vostri bambini, dite che il Papa li saluta, portate la carezza del Papa, guardate anche la luna. Sembra che voglia far festa perché è cominciata questa bella cosa. E il Cardinal Ditti che mi diceva, io mi sentivo cretino. A leggere sta roba qui, la luna. Lui qua è un uomo. No, alla fede è un po' scettico come tipo. Quindi sta lì la luna e i bambini. Insomma si è sentito stupido. Però invece se lo dice Papa Giovanni, è stato come una volta che facciamo un pellegrinaggio della parrocchia di Campania. Tutti via con dei salami di riserva per spendere meno interessante, con problemi delle guardie di frontiera, portare dentro dei salami in Israele. Finalmente andiamo a Betlemme. Betlemme è la memoria del Signore che nasce. E dice messa Don Giuseppe Dossetti, tac, del tubito tutti che si sentono un pochino più centrati. Lui fa un bellissimo discorso, commenta le scritture, poi dice soprattutto vi devo raccomandare proprio una cosa, che è la cosa più importante che ci sia. Mi raccomando, tutti i giorni ascoltate un po' di Vangelo. Ora cavolo, lo si diceva da anni, tutti i giorni, in tutte le salse. Bisogna leggere il Vangelo tutti i giorni. Finisce la messa, un sacco di gente viene a salutarmi e dice, ma hai sentito cosa ha detto Don Giuseppe? Che bisogna leggere il Vangelo tutti i giorni. Ma è una cosa strabiliare. L'hai detto a te? L'hai detto a te, è un tagginato, capito? Lo dice lui? Ah! E penso che sia così, capite? E lui li ha pregati, perché? Allora pronti, va bene, pronti le chietre, pronti? Allora chi è pronto? Te sei a posto, te sei a posto. Tutti a partire dal più vecchio vanno via, perché chi è che è a posto? Non c'è nessuno che è a posto. Vanno tutti via. E alla fine il testo però comincia a fremere, secondo me, perché appunto si accorge, quindi a che punto si è. Perché lui resta solo. E lei l'ha in mezzo. E la cosa è già grossa, capite? E' certo che è lui il sole. Perché lui non va via, perché lui è innocente. Lui è l'innocente. Avrà il suo bravo sasso. E lei dice, ma donna, ma non c'è nessuno. Dove sono andati? Nessuno ti ha condannato? Nessuno, signore. E lui, e questo però è il punto. Neanch'io ti contano. Va. Ma allora, lui è l'innocente. Secondo la legge bisogna tirare il sasso. Allora, come succede sta roba? Perché? Come puoi dirlo? Sarà il nuovo pannello a fare anche lui una morale radical chic. Tutti fanno quel cavolo che ne hanno voglia. L'importante è che ognuno... Eh, è vero, è questo mondo giocondo che però poi la paga, insomma, alla fine, no? Perché lui può dire questo? Perché può dire io non ti condanno? Perché lui è venuto a regalarle la vita. Perché lui è Dio che vuol bene e che non la molla e non la lascia cadere. Ma è una sciacurata. E allora? E allora Dio dice, muoio io. Dio dice, muoio io. Ti voglio un bene da morire. E muore lui per lei. E lei è certamente colpevole. Ed è certamente amata. E quindi è salva. Perché lui le vuole un bene da morire. Ma questa, capite, è la verità. La faccia verità di Dio è questa. Non combina, eh? Già non combinava domenica scorsa quel babbo frenetico sueggi di casa che voleva tirare in casa il mascalzone. L'altro che ha ragione dice, ma porco cane, ma che casa è questa qua? E che Dio sente? E che padre è? Tutti ne combinano di totte di crudo e poi ci ha posti in casa? Ma oggi in certo modo è più forte, capite? Perché non c'è niente. Di lei sappiamo niente. Non abbiamo nessuna idea che sia particolarmente pentita. Non abbiamo nessuna assicurazione che non combinerà più guai. Non sappiamo neanche che abbia la fede. Non lo sappiamo. Ma... Ma Dio muore per lei. Questa è semplicemente meravigliosa. E io sono del tutto convinto che lei sia una figura privilegiata di noi. Se noi siamo veramente la Chiesa noi chi siamo? Noi siamo un gruppo di gente stupefatta. Dicevo, ci sei che da che toccato niente? No, non è anche a me. Beh, sì. La Chiesa è un gruppo di persone stupefatto perché è fatto di peccatori tutti amati e perdonati. Noi siamo la banda dei peccatori amati. Questa è la Chiesa. I peccatori non sono fuori dalla Chiesa. Ci saranno anche. Ma certamente l'esperienza che hai te non c'è dubbio. Nessun altro ce l'ha fuori di qui. Perché tu sai che cosa voglia dire. No? E però sei perdonato. Allora l'altra sera ne parlavo in un posto a Venezia dove mi aveva chiesto di fare delle chiacchiere e dopo finito il pistolotto se volete fare delle domande nessuno ne ha voglia però c'è uno poveretto che si immola dice va bene chiedo io una cosa ma allora adesso però non è che cominci una cosa di tutto comodo di tutto comodo tanto ti vuol bene ti importa a te te hai il cavolo che ne hai voglia tanto ti ama quindi dà per a ma non è così non è assolutamente così guarda se si andasse avanti solo con la fissa dell'inferno i peccati non avrebbero nessuno nessuno preoccupato dell'inferno nel nostro mondo nel medioevo un po' di più ma adesso nessuno gli importa niente ci importa di oggi quindi niente ma perché invece non è vero che si banalizza perché ci sono due motivi il primo che io conosco molto bene lui non in quel momento lì non è che mi ha detto non hai fatto niente mi ha detto e mi dice io non ti condanno dicendomi così capite io so chi sono e me lo ricordo continuamente io non sono uno con le carte in regola io sono uno perdonato sono uno non preso a sassate e questo è già molto e poi da qui ne nasce un'altra roba che è forse più grossa e cioè che se che se c'è qualcuno che mi ferma dal fare delle asinate troppo grandi sono le persone vicine della mia vita perché mi stia se li stia scelti perché mi stia se tradirmi perché mi schiace non tenere conto di loro in casa nostra questo nostro fratello malato massimo è potentissimo è potentissimo perché hai l'impressione che tutte le volte che fai lo scemo il violento dai contro lui rapporto e anche il tuo rapporto con Dio diventa così adesso tu non è che stai nelle regole perché ci sono le regole tu cammini dritto perché gli vuoi bene quando ci si vuol bene ci si vuol far piacere no? con la persona amata si cerca di tutto per farle piacere il che è importantissimo perché oltretutto capite esige che la nostra vita morale sia sempre in un'assoluta libertà non per la paura della legge non per la paura dei carabinieri non per la paura dell'inferno ma nella libertà del volersi bene io ti voglio bene e quindi certo che non ti voglio far male certo che voglio farti bene invece voglio che stiamo bene insieme eh certo questo è il punto fondamentale la nostra è una morale della libertà perché deve permettersi il lusso di essere una morale dell'amore tanto che Paolo l'accenda lì dentro adesso non ci possiamo ritornare e dice che poi arrivare a questo Gesù riuscire un po' a prenderlo sai cosa vuol dire? che diventi un po' come lui e cioè che anche tu cominci a volere un bene da morire capisci? per i tuoi figli ti dispiace un po' che sia un mascalzone? e sì che mi dispiace e però per questo non voglio dargli la vita altro che se voglio dargli la vita ancora di più gli voglio dare la vita è così capite però? tutto cambia e si capisce bene perché questo gruppettino se è coerente con se stesso ha voglia di dire ciao prendete la doccia devo andare a casa perché? perché c'è un sacco di gente a cui questa cosa la voglio proprio dire sai io ti voglio venire a dire che tu hai fatto quella mascalzonata ti metti fuori gioco guarda che non è così sei nel gioco sei nel cuore guarda questa cosa la sperimento talmente in maniera forte che riesco a dirla ai miei amici che non credono neanche in radicchi anche senza parlare di Dio perché? perché da questa roba che è successa l'ultima parola non è quella della legge e del tribunale in quel momento lì capite lui ha spaccato una corda assoluta che è quella che va dalla colpa alla pena no? se hai fatto un asinata adesso paga chi rompe paga Matteo 4.4 ma non c'è mica scritto vado a vedere c'è diverso in Matteo 4.4 non c'è scherop perché non c'è nel Vangelo chi rompe paga c'è anche scritto che siccome tu hai rotto io paga è il capovolgimento del vecchio proverbio chignoso no? mors tua vita mea lui è venuto a dire che mors mea è vita tua perché tu vivi perché io ti do la vita e anche i rapporti tra di noi riusciremo poco a volerci bene ma porco carne però ci vogliamo bene adesso chi non c'era non ha idea di che cosa era ieri era questa stanza ieri sera qui ha messo un telone per un minimo di rispetto là tutti i banchi tutti i girati in mezzo delle tavolate più di 300 che magnavano per fare il compleanno del parco allora diciamo ma Dio è meglio che stasera il cardinale non passi per la dozza ma poverino lui ne ha 72 un po' più esposti un malore improvviso e allora si è qui tutta una baltoria suona il telefono e lei il cardinale sono scappato fuori ti volevo fare gli auguri è vero purtroppo sono così stanco che non riesco neanche a venire a mangiare la torta no no no e mi lancerò riposi guardi per carità è stato carinissimo è stato carinissimo da là telefono alla sera agli auguri no però è stato meglio che non venisse perlomeno avrebbe dovuto perché dopo c'è da aggiustare un po' le cose con un gruppo la info Odo che continuò a dire ma che bello che la chiesa serva a questo no non esagerare adesso dobbiamo rimettere a posto le cose stamattina ha messo tutto a posto tutto pulito e siamo qui però è vero che la chiesa è il posto per dirsi in tutti i modi che ci vogliamo bene è vero che questa cena esige come diciamo all'inizio della messa nel tempo di quaresima che prima di ritornare qui bisogna che ci perdoniamo tutti se c'è qualche cosa che non ci siamo capiti bisogna che facciamo la pace perché questa mensa è la mensa della pace perché è la mensa del volersi bene perché questa mensa e questa liturgia è la memoria forte appunto di quella frase stella anch'io non ti condanno eh certo e siamo qui a questa mattina ancora a ricordare il sacrificio d'amore del nostro caro Signore allora per tutti questi motivi vedete che siamo arrivati ci vediamo domenica prossima a Gerusalemme di Gerusalemme gli andiamo incontro gli facciamo festa poi gli facciamo la festa e poi lui risorge e riconosce in ciascuno e in tutti i suoi fratelli e i figli dell'unico padre grazie