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20160908-FestaDellaRegola-omelia_GiovanniNicolini-Dozza(18).mp3

Data: 08/09/2016

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ma poche parole, ce ne siamo già dette molte oggi, se non una certa gioia, una certa gloria della nostra piccolezza. E accostiamo alla piccolezza di Betlemme e a tutta la piccolezza che oggi accoglie il misero di Dio. Avete avvertito certamente, c'è uno stacco tra la prima e la seconda parte della memoria evangelica che abbiamo ascoltato. C'è prima quella lunga storia di generazione. Abramo generò, Isacco, Isacco generò. Però nella pienezza dei tempi deve accadere qualche cosa. E davanti a questo Dio che si riveste di debolezza per venire a raccogliere tutte le nostre debolezze, anche l'orizzonte della storia deve avere un mutamento. E tutto improvvisamente, avete visto, nel Vangelo tutto diventa più piccolo, appunto. Non sempre il traduttore italiano è disponibile a sacrificare magari un'eleganza linguistica per rendere maggiormente il testo. E quindi dice che lei si trovò incinta, il testo direbbe più speditamente e più umilmente che fu trovata incinta. E poi a proposito del bambino, dice che da lei è nato Gesù. E però il testo direbbe che fu generato Gesù. Dopo tutte quelle generazioni, tutti hanno generato, hanno generato, arriva uno di cui si dice che fu generato. Entriamo nel grande spazio dove tutto è solo dono di Dio. Anche per noi oggi è così. E anche la festa della regola è come possiamo alla fine coglierla e custodirla. Come il dono di un grande grembo d'amore. che ogni giorno ci genera e ci rigenera. Grazie a battesimale. Straordinaria attualità del nostro battesimo. Parola che ci prende per mano e ci conduce dentro al Vangelo. Perché non vuole essere poi lei la regola, vero? Vuole che la regola sia la luce del Vangelo. Perché noi possiamo in questa parola ogni giorno rinascere. E allora tutto diventa piccolo per accogliere questo Dio che si fa piccolo. E avviene. Ma abbiamo anche il grande vantaggio di non avere più paura della nostra debolezza. Io, se il Signore mi aiuta, non ho più neanche paura della mia condizione di peccatore. Perché in una vita ormai di troppo lunga, Lui sempre mi viene a cercare, nei sepolcri della mia lontananza, della durezza del mio cuore, della mia chiusura. E sempre mi ritona la vita. La vita è diventata bellissima. Don Giuseppe è stato bravissimo. Certamente benedetto in modo esuberante. da Dio. Non ha trattenuto in sé e per sé questa benedizione. E di questa benedizione è stato ed è feconto. E quindi oggi, ancora una volta, ritornare e ritornare insieme a queste parole e la riconsegna. E la riconsegna allo stupore e alla meraviglia della misericordia di Dio. Ed è bellissimo avere con noi oggi anche la compagnia di Giuseppe, che fa i suoi pensieri da uomo giusto, che fa le sue considerazioni da persona ricca di misericordia, e che però è pronto nel suo consueto silenzio ad obbedire a una misericordia più grande. Una misericordia che però porta come suo esordio quel invito bellissimo, non temere, non temere di prendere con te, perché quello che è nato in lei viene dallo Spirito. non temere. Vi ricordate che nell'Evangelo secondo Luca, anche lì, quasi all'inizio, c'è un non temere, quando l'angelo entra da lei e le dice non temere. Oggi è rivolto a noi tutto questo, perché potremmo temere dell'illimite inevitabile della nostra persona e della nostra storia. Non temere. Perché la misericordia di Dio lo conduce fino a te, in una perfetta pace. Non temere. E quindi accetta anche tu di farci umanamente piccolo, lieto di essere solidale con le vicende che ti sono intorno, umili, povere, di peccato. Non temere. Perché questo è il viaggio che in Gesù Dio fa per la salvezza di ciascuno e per la salvezza di tutti. Mistero meraviglioso di povertà. Dalla piccola Betlemme, a questi verbi potenti della lettera ai Romani, dove dice dell'impeto di questa misericordia di Dio che chiama e poi sana e poi glorifica. Che meraviglia, vero? Che gusto viene anche alla nostra piccolezza. La percezione straordinaria abbiamo anche in quest'anno giubilare della potenza della misericordia di Dio, è vero? Per cui non temi più. E hai piuttosto quel timor di Dio, che non è la paura, ma è la consapevolezza che sei davanti alla potenza assoluta della sua misericordia. Non temi. E quindi, come è stata bella questa giornata, nella quale abbiamo consegnato l'uno all'altro il nostro cammino quotidiano dentro all'umile avventura della nostra vita, eppure così luminosa. E ci sono state anche dentro di me passaggi di pensimento, di desiderio e bisogno di chiedere al perdono del Signore quando osservavo da voi e dalle vostre labbra lo splendore della vostra vita, umile e consegnata, e quindi gioiosa. Com'è bella la vita, vero? E com'è preziosa. E come dobbiamo domandare scusa per le nostre lamentele, le nostre mormorazioni, le nostre chiusure, le nostre fughe. E com'è bello questa sera per far festa al compleanno della Madonna, unirsi a quei tempi delicatissimi della sua gravidanza, del suo rapporto con Giuseppe, cose umili della vita, sapete, no? E com'è bello accostare a questa pagina dell'Evangelo la vita umiliata di tanti che ogni giorno incontriamo nell'avventura dell'esistenza, feriti, poveri. E però avvertivo questa mattina in un po' di preghiera, il piacere di potergli dire ma il Signore ti vuol bene. Perché, come dice Paolo nella lettera, tutto concorre al bene di coloro che lo amano. Com'è bello questa sera poter dire che al Signore vogliamo semplicemente voler bene, così come siamo. contenti di accettare questa divina contraddizione, è vero? Perché uno pensa in un modo come dice Giuseppe e poi deve fare nell'altro. Tutto contento di poter entrare anche lui nella grande abbraccia dell'amore e della misericordia del Signore. Come questo ci porta anche con affetto e attenzione vicino alla nostra vita, alla delicatezza della nostra vita, al rischio di perdere certe occasioni, no? Invece potresti, no? Dire una parola, fare un sorriso, e tutto potrebbe cambiare, vero? È vero che è così, no? tutto può cambiare. E quindi questo sorriso della misericordia di Dio senza limite è cominciata proprio davvero una storia nuova. Allora, la promessa che ci facciamo questa sera è di entrarci fino in fondo in questa sfida della misericordia. Anche questa settimana ho ricevuto una letteraccia disgridata perché perché con sta misericordia si esagera. Non esageriamo mai. Non è mai abbastanza. Ed è dolcissimo poter chiedere al Signore posso rischiare, posso rischiare? Quello lì è un grande guaio. Ma è vero che il tuo amore è più grande e più potente di quel guaio? È vero. È vero, Signore, che non c'è nessun male, che sia tanto male che possa sfuggire alla potenza della tua misericordia e del tuo amore? Eh, adesso è proprio così. E quindi anche il fatto che noi siamo consapevoli di essere un'assemblea alla fine di poveri peccatori, no? Credo, non so se c'è qualcuno che si sente particolarmente apposta, ma insomma, grossomodo, tutti, è vero, siamo degli grandi indebitati e quindi esperti della sua misericordia. È vero? La conosci, no? La sua misericordia. È sì che la conosci. Te ne potrei fare racconti. Eh, certo. La nostra storia, infatti, è icona della storia della salvezza. Sai quando alla fine del Vangelo di Giovanni si dice, lui dice che questo, questa cosa che lui ha scritto è per la salvezza, per la fede, ma che se si dovessero scrivere tutte le cose che lui ha detto e ha fatto, non basterebbe il mondo per contenere tutti i libri che si dovrebbero scrivere. E a noi piace ogni tanto ricordare che infatti tu sei un libro, ma la tua vicina è un altro libro. Perché ognuno di noi è un racconto del Vangelo, no? È un racconto della misericordia di Dio. A te, come te è capitata, raccontami il tuo Vangelo. bello, no? Avere delle serate, è vero? Magari con un buon piasco di vino a raccontarsi tutti in proprio Vangelo. E a te come te è andato? E non si potrebbero scrivere libri che stessero poi nel mondo. Pensate già qui che biblioteca sarebbe, vero? Stasera. Ebbene, questo libro che è scritto con il dito di Dio ed è scritto con il sigilo dello Spirito. Scrivilo, però. Scrivilo. Fanne memoria preziosa, fanne vivacità spirituale, come oggi abbiamo potuto fare del nostro Don Giuseppe, ricordando chi una cosa chi un'altra. È vero? Meraviglia. Ci siamo proprio divertiti oggi. È bello ricordare le meraviglie di Dio. allora questo stabilisce un impegno per ciascuno di noi. Fai memoria del tuo Vangelo. Giuseppe l'ha raccontato, della madre del Signore abbiamo saputo, ricorda anche tu il bellissimo Vangelo che lo Spirito del Signore ha scritto nella tua storia, nella mia povera storia, nella mia storia sbagliata. ma lui ha scritto un Vangelo meraviglioso. Stasera siamo qui per ringraziarlo di tutto questo e anche per chiedergli una cosa molto importante, no? di poter essere di poter essere questa misericordia di questa misericordia cantori, banditori, annunciatori. Qualche volta abbiamo ecceduto forse nell'essere predicatori e predicatori austeri e severi. Quando si arriva a una certa età si può stabilire di lasciarli le sgridate, le ho già fatte abbastanza. Adesso voglio solo lotare il Signore. Questa mi pare che sia una promessa preziosa che possiamo anche trarre dalla nostra storia che di anno in anno si approfondisce e si preziosisce. Abbiamo alcuni, molti di noi figli a casa e non sempre in condizioni semplici. Chiediamo la grande grazia al Signore per poter tornare a casa con un annuncio gioioso di salvezza e di pace. Viviamo in una vicenda di grandi poversati, grandi drammi il Vescovo di Bologna va alla ricerca di letti e di camere da letto perché non si sa più dove mettere la povera gente. Sono occasioni preziosissime della nostra storia. Non lamentiamoci di questo. Traiamo nel motivo di gioia come quella notte vi ricordate quando è arrivato all'improvviso a casa tua un tuo amico e ti ha chiesto se gli davi qualche cosa da mangiare ma tu non avevi niente e ti ricordi nella parabola che cosa hai fatto sei indicato da un altro amico che è Dio che fa un po' scappare da ridere perché dice che ha letto con i suoi bambini è vero mi immagino come si farà andare a letto degli uomini è vero e quindi dice no ma lasciami stare è tardi com'è bella questa vita tra due amici no? uno che ti chiede dei pani che tu non hai ma un altro del quale può suonare il campanello perché lui in qualche modo per lo meno per continuare a riposarsi te li darà questi pani hai un pane prezioso che questa sera ricevi per portare a casa in maniera che quando arriverà il tuo amico stanotte tu avrai la possibilità di passargli un dono dono doppio perché non è roba tua è roba che donata a te può diventare dono chiediamo che anche questa giornata della festa della regola ci metta nelle mani e nel cuore questo dono che non abbiamo meritato che quindi non è nostro e che possiamo avere la gioia di passare a qualcuno che a casa stanotte ci sta aspettando e che dov'è