← Torna alla ricerca

19980419 - Dom in Albis, anno C.mp3

Data: 19/04/1998

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

La seconda parte del testo che celebra appunto questo ritorno del Signore la settimana dopo per Tommaso. Tommaso, questi anni per noi è diventato una persona sempre più importante perché ciascuno e tutti siamo stati portati a un certo cammino di identificazione crescente con la sua persona. Questo anche per un dato assoluto in verità, cioè che in certo modo tutti stiamo nella situazione di Tommaso perché appunto di ciascuno di noi e di tutti si deve dire che non ce l'avamo. E quindi quando il Signore la scorsa domenica è entrato in quella sala chiusa su se stessa per paura e ha mostrato le mani ai discepoli e ha promuovato per loro la pace, in certo modo noi non ce l'avamo. E quindi tutti stiamo nella condizione di Tommaso, tutti quindi chiamati a entrare nella grande e luminoso spazio della fede perché qualcuno, come gli ha vincito Tommaso qualcuno, nostra mamma, qualche sguardo affettuoso della nostra vita, qualche angelo che ricordiamo di malfetto, se chi nato su di lui o su di noi è già detto abbiamo visto il Signore. Noi siamo qui perché qualcuno ha detto abbiamo visto il Signore. Tra l'altro c'è un passaggio molto bello nel testo dell'Avocalisse che il traduttore italiano non ha molto il coraggio di dicere così perché viene fuori una lingua un po' sgarigliata e poi anche un po'. Misteriosa apparentemente perché dice che quando Giovanni nel Tisola di Paco, se in quella tramenta nello spirito, si volta indietro, il testo dice propriamente che si volta indietro per vedere la voce che gli parla. Il nostro traduttore ha detto che lui si volta per vedere chi era che gli parlava. Ma invece è molto importante per noi tenere fermo questo, che lui si è voltato per vedere la voce. Ma la voce non si può vedere. Invece la voce di coloro che nella nostra vita si sono chinati con affetto su di noi per dirci abbiamo visto il Signore. A quella loro voce anche noi ci siamo voltati, cioè abbiamo preso una tradizione nuova, ci siamo aperti a un orizzonte nuovo di interpretazione e di azione della nostra vita e attraverso quella voce noi accoglientola abbiamo visto la voce, cioè siamo entrati in questa visibilità della fede che è la luce di testa della presenza del Signore, così come ci ha accompagnato sempre, come ha chiedito questi giorni, come ieri sera era luminosamente presente, insieme alla famiglia di Michele, mentre battetavamo ben amico. si volta per vedere la voce e lo si riconosce. Dunque non ce l'avamo neanche noi come Tommaso, quindi tutti nello spazio della fede siamo entrati per questo. Anche Irene, anche Andrea e Nicola oggi sono qui perché labbra affettuose, occhi ricchi di protezione, braccia torre, hanno comunicato a loro, abbiamo visto questi giorni, e loro fidandosi del loro papà, della loro madre, dei loro cari, di quelli che gli hanno voluto bene, dei loro fratelli più grandi e più vivi, hanno creduto. E quindi per questo oggi sono qui per entrare per la prima volta nella pienezza della comunione, di partecipazione d'amore con lui che li ha salvati, Gesù. Probabilmente si può dire che noi non ce l'avamo anche per dei motivi che non riguardano probabilmente questi verticoli, ma che certamente riguardano te, o se qualcuno di voi, nel senso che poi è vero che non ce l'avamo, perché probabilmente nella nostra vicenda di peccatori abbiamo mancato degli affundamenti, è vero? e quindi di fatto abbiamo irrimediabilmente perduto, smarrito delle luci, dei baci, delle parole nuove che ci aspettavano e che noi abbiamo ignorato o disprezzato o addirittura calpestato per la violenza del nostro cuore e il tremore della nostra carne. la nostra vita di noi vecchi è fatta di molti affundamenti mancati e quindi c'è in quel non esserci stato anche una inevitabile nota di rammato e di memoria dei nostri bambini. Non ce l'avamo nessuno. Ma il Signore ama Gesù. E la domenica di Tommaso ritorna a noi come dicevo i giorni sera nel ingresso della domenica quando abbiamo celebrato i primi vestri la grande luce di Pasqua che nella notte e in quella famosa mattina degli angeli e delle donne di Maria Maddalena e della corsa al sepolcro ci appariva come la luce nuova per tutto il corso e per tutta la storia oggi quella luce pasquale si racchiude nella gentilezza di un'attenzione d'amore che ognuno di noi percepisce dentro di sé come quel rapporto intimo e prezioso in certo senso ineffabile e inibili e il Signore e il Dio intratiene con ciascuno. Penso che non solo la bellezza della nostra vita di ciascuno di noi ma anche l'assoluta originalità della vita di ciascuno di noi perché quando voi sapete noi ci osserviamo ci accogliamo con amore noi siamo sempre stupiti di quell'universo di ricchezza di bellezza di mistero di dolore di festa che è la vita di ogni persona o qualche cosa di straordinario tanto che siamo stati sempre più portati a pensare che quella famosa chiusa del Vangelo secondo Giovanni quando dice che alcune cose di Gesù sono state scritte in questo libro cioè nel Vangelo ma che se si fossero dovute scrivere tutte le cose che Gesù aveva detto a questo e abbiamo fatto bisogna scrivere tanti libri che il mondo non avrebbe potuto contenere noi noi sempre più siamo portati a pensare che tutti questi libri non scritti sono in realtà questi suoi meravigliosi fratelli e queste sue straordinarie sorelle che sono altrettanti libri ciascuno un libro scritto dallo spirito di Dio dove la grande avventura del Cristo continua è vero ad essere espressa dalla nomevolezza del Padre e osservata con stupore e gioia da coloro che hanno la grande fortuna di accostare qualcuno volendogli bene se tu vuoi bene a quel punto subito vedi dentro di lui la ricchezza straordinaria di una grande storia in genere per esempio le mamme sono delle straordinarie autrici in certe volte di Dalviti e hanno di quel libro straordinario che sono i loro figli e di ognuno di loro sanno scoprire versetti ricchi e riferimenti immagini che appunto la loro potenza d'amore è capace a reemergere da quel libro che spesso appare anche sicilizzato che è la vita di una persona Tommaso Tommaso amato a Dio perché ognuno di noi si ricorda quanto è il capo del Signore e è una settimana che gusto grande che ho otto è una settimana che tutte le mattine i dodici nomi di questi bambini vengono detti nella messa nelle nostre chiese e io mi avvento che è una specie di intronizzazione certo di ricordare i loro conti mentre leggo quei nomi dei nostri piccoli pappellati da notte di Pasqua e mi sembrano di vedere tutti rienti delle bellezze di Dio stamattina mi sono messo in tasca una via sono andato a cercare di pensare in segrestia per scriverci sotto appunto anche il nome di Beniamini per raggiungere anche lui e perché anche lui sia glorificato e glorificati sono questi tre piccoli che oggi sono qui in onore festa in allinezza dei nostri cuori in corruzione e partecipazione al ben loro che ricevono da Dio in augurio fraterno solidà a tuono sprecidate e questo parlo del cielo possa accompagnare tutti i loro cammini nel deserto e ogni mattina anche loro possono uscire dall'accappamento della vita con la loro cestina per andare a raccogliere dalla superficie del deserto questo nostro esodo questa bellezza e questa potenza che è ripetibile dell'amore di Dio che si rappare perché non vediamo meno lungo il cammino e le nostre forze siano innauvane Dio ci vuole bene posso pensare che qualcuno qui abbia qualche motivo di tristezza so di qualcuno qui con qualche motivo di tristezza o di preoccupazione e soprattutto con quei grandi sospetti che è la maggiore tristezza per noi del sospettare che Dio si sia dimenticato di noi ma di me si è dimenticato non si dimentica la domenica di Tommaso è perché noi tutti possiamo dirvi carissima sorella che amico a te abbiamo visto insieme e possiamo in questo restire io all'oggi ma come sapete a loro di tutti noi Tommaso non reagisce bene è interessante questa cattiva vera reazione di Tommaso come la chiamate voi in questo investito tutto più volte di tornare su questo testo soprattutto parlare dei previ è complicato parlare dei previ ma è venuto in mente che questa reazione di Tommaso va da un po' chiamata furia è una specie di furia sì questo volere vedere lo so questo sentirsi sconfitti non solamente perché non si è visto perché non c'era l'acqua e già questo ci mette una gianta la pia nel cuoio non c'era però che peccato non c'è ci siamo visti sai non la prusco quella sera un risottino straordinario fatto dal nostro Giovanni Battista e tu non c'è gli è garanto ma non c'è e l'altra parte è verità vuole parte le tue prediche in giro e te non c'è noi ci siamo visti e abbiamo mangiato un buon risottino che peccato che non c'è e questo sicuramente è un po' la rabbia che viene però c'è un altro segreto di questa reazione negativa di Tommaso ed è che in realtà noi in quel momento preciso che cosa abbiamo scoperto che tanti atti della vita sono ricchi tanti atti della vita sono poveri ma nessun atto è povero come l'atto della fede è la grande pratica dell'atto di fede nel dire sì ci credo va bene sono contento ameno è perché di fatto l'atto della fede è l'atto più povero che ci sia esige una piccolenza una specie di spegnimento una specie di svalordimento una capacità di adorazione Dio ma dove la vado a trovare la capacità di adorazione i miei ritenti le mie pretese l'inevitabile valità della vita la superbia della carne le relazioni è fatica la fede la fede è fatica perché ci vuole troppo piccoli non perché ci vuole troppo grandi non perché ci chiede cose troppo grandi non perché ci mette davanti a prospettive inebrianti che tolgono il piatto no è perché di fatto si tratta di prendere contatto con questo Dio che si è fatto così piccolo che insomma per vedere e per abbracciarli bisogna libertà molto più piccoli di quello che si è l'avevo chiarissimo ieri pomeriggio sì l'atto di fede è un po' un po' ed è questo sapete la curia allora c'è un tentativo no di adornarlo un po' insomma che sia un po' ragionevole che abbia un certo successo che abbia una certa lucentezza che si imponga questo tentativo di dimostrare che non si può non credere ma figurati tante volte mi chiedo se sia possibile credere ma non per un problema di testa per un problema di cuore carto o maso come sei vicino a ciascuno di noi quante volte anche considerandoci e magari qualche volta seppure con molta perplessità dichiarandoci credendo noi ci sentiamo così vicino a questa tua fatica che oggi diventa più grave perché quello sconciatore del prete ci sta dicendo che poi la fatica è appunto quella dell'umiltà so di farmi fatica se vi potessi dire che è la fatica della testa sareste più contenti perché uno direbbe beh io non c'è la vita se potessi dire che è la fatica di una educazione rigorosa ce la caveremo meglio io sono venuto su così insomma quindi no invece non ci sono condizioni per la fede non ci sono chiunque tu sia qualunque sia la pastora qualunque sia il pensieraggio che stai facendo non c'è problema su questo è che però l'atto della fede è un ginassio e tra l'altro con una complicazione enorme no? perché mi impone di farmi piccolo ma dici davanti a Dio beh davanti a Dio no davanti a te abbiamo visto il Signore ma cosa avrebbe dovuto dire? ah che bellezza ben grazie tra l'altro eh e non ce la cavano è importantissima la partita di Dio Maso è importantissima tutti ci siamo dentro eh non potete isolarla e attribuirla a qualche caso speciale ci siamo dentro tutti più meno una varietà infinita di storie siamo tutti dentro alla vicenda di Dio Maso ma poi alla fine arriva lui eh a me piace molto sottolineare che arriva eh uno dei nonni mi ha molto citato a dire ma è importantissimo che arrivi per lui ecco bene va bene arriva per lui però rapidamente bisogna che concludi arriva per te perché ti vuol bene arriva per te ma in modo che tu entri e però poi lui non rinuncia perché non rinuncia mai come sapete è un grande storia a Gesù Cristo quindi dice va bene hai veduto hai creduto però beati beati quelli che pur non avendo visto crederai qui bisogna aggiustare due cose sai due cose bisogna aggiustare innanzitutto un pur in più che non c'è non dice Gesù che pur non avendo visto crederai è un piccolo inganno che ti porta su una strada sbagliata lui dice semplicemente quelli che non vedranno e crederanno anzi quelli che non hanno visto e hanno creduto anche proprio se si vuole andare a vedere come è uscito dalla penna di Giovanni dice beati i non vedenti crederai punto non c'è un punto è successo un incidente no no è un altro non pensare che sia stato un incidente seconda correzione e è un po' quello che viene indistinto per cui chissà perché quando c'è scritto qui beati quelli che pur non avendo visto a noi ci viene in mente subito una spiegazione sbagliata ci viene in mente di dire ah bravi eh tu Tommaso va bene hai creduto perché hai veduto però sono milioni di te quelli che ma perché mai questa parola mai né del Nuovo Testamento né delle antiche scritture vuol dire bravo beati beati eh appunto abbiamo fatto una buona cene intorno a un cuore di sotto e tu non c'è dopo aver detto che mi cerca moltissimo di non esserci stato gli dico anche beati voi che vuol dire fortunati beati vuol dire fortunati benedetti benedetti benedetti vuol dire o vuol mica dire che sono più bravi per niente per niente vuol dire che sono più più fortunati e quindi siccome sono così imparo cogerì il dovere di dirvi oh chiediamola questa beatitudine adesso però eh è della gente fortunatissima che ha visto i tie e ha creduto chiediamola adesso questa fede E per poterla chiedere con gusto, proviamo a domandarci perché secondo Gesù sono più fortuna di loro. Perché è più bello? Perché è più bello non vedere e credere? Ah, adesso te lo faccio vedere proprio. Perché adesso ci arriva un telegramma e dicono che Gesù Cristo è arrivato. E dice, dov'è? Scusa, dov'è? Dice, è a Caselle. A Caselle? Tutti stupiti, non è a San Pietro, no, è a Caselle, va bene. E dov'è? È in chiesa, no, è tutto sull'Arcine. Ah, va bene, allora finiamo la svelta della Messa perché dobbiamo andare a vedere Gesù Cristo. Bene, macchine, bici, patine, rotelle, ipodisti di corsa, andiamo tutti a vedere Gesù Cristo. Solo che mentre noi finiamo la Messa, siccome Giovanni la tira in lungo, sono già arrivate 4.500 persone. Alla sera siamo 500.000. I cinesi, risperati, ci mandano un telegramma dicendo ma noi Gesù Cristo qui non riusciamo a vedere. È vero? Costa troppo l'aereo, è difficile uscire, non ci danno il visto, in Italia ci sbattono fuori, non ci volete. Ma come Gesù Cristo a Caselle? Ma mi sembra logico che sia a Caselle. E noi allora? Ma chi siamo noi? Figlio della lavandaia. Perché non possiamo vedere Gesù Cristo? Perché se per credere bisogna vedere, bisogna andare tutti in un posto e vedere tutti una roba. O una persona. Dice, c'è una vecchia che vede la Madonna. Dice, prenota la corriera che ha pianto io o me. Se avessi fatto il sistema delle corriere, che fatica. Ha adottato un altro sistema. Che risplende in tutto il pagino di Giovanni. E che sostanzialmente non si può capire se pensò di questa maniera. Non è che se tu vedi, credi. E' vero esattamente il rovescio. E cioè che se tu credi, vedi. Ma certo. Ed è proprio quello che capita a te. Ed è proprio quello che ci capitava ieri sera intorno al nostro piccoletto, lì al beniamino del battesimo, in ospedale. Ed è quello che capita a te stamattina. E cioè che se tu credi, ti si aprono gli occhi del cuore e tu lo vedi. E tu vedi. La fede è il principio del vedere. Non è mica vero che è il punto finale. Io mi ricordo benissimo che percezione strana ha cominciato a entrare nel cuore quando una certa modesta consapevoletta della mia quasi niente fede, però poi mi rendevo conto che mi faceva vedere le persone in una maniera diversa. Le cose in una maniera diversa. Ficché una mattina, sbaravamo detto, ho dovuto rendermi conto che anche la peste brutta della mia vita, che è la paura della morte, in quel breve strato che si chiamava la fede, la vedevo diversa. La fede è questo cielo che abbiamo acceso nella notte e non è più stata notte. E tutto si è illuminato. La fede è questo Gesù che è preso dentro il tuo cuore, capisci? Da un mondo, un nome assolutamente nuovo a tutti e a tutti. non è mica vero che bisogna vedere per credere. È vero che invece credendo si vede. E io penso alle meraviglie che voi in questo momento state vedendo perché credete. quello che sempre dobbiamo dirci. Vedete la grande famiglia dei figli di Dio? Ciascuno vede se stesso. il peccatore miscredente che qui al primo c'è un posto anche per me, c'è un posto anche per me. la stessa acqua della benedizione, del perdono, della rigenerazione data per tutti. Ma c'è un assassino nella terra, ma anche per lui. Pino. Una scruzzatina. Noi che a motivo della fede tendiamo questa creazione conciliata. Dice, ma se va tutto male, se la vado di santa ragione, continuano a usare la testa per combinarla i guai. Ma lo dici bene. Quelle lì sono le pietive logiche. che ti vengono dici per conservare la pubblica, per attenire. No, no. Attraverso la buona notizia del Vangelo, tu che sai agirare tra i cuori le coscienze e le vicende, tu saresti adesso in grado di raccontarci meraviglie di quello che sta succedendo, è vero? Meraviglie che tu conosci, che sai bellissimo che ci sono, che non entrano nelle memorie degli uomini e che sono fissati sul grande libro della vita di Dio. Sono beati. Allora, questa beatitudine, che non è altro che la piccolezza estrema della vita, porta a questa meraviglia. Tommaso ci invita ad andare oltre. Si può andare oltre, eh? Per esempio anche, mi sembra che si possa, si debba dire, che per tanti motivi speciali, anche una delle nostre mamme, in questi giorni, è andata oltre. Credeva di essere arrivata già a Codice, è andata oltre. È vero che è stata così di sempre. È andata oltre. Sempre il Signore ci porta oltre. E quindi ci viene a consolare perché siamo fratelli di Tommaso. e poi ci dice coraggio. Quello che hai davanti può essere ancora più bello. Ci sono tante persone, tante cose che vediamo ancora attraverso ombre, oscurità e tremori del nostro spirito di pietra. Ma puoi andare avanti. La luce di utenza delle Vangelo ti può portare a luce molto più bello. E questo, tra l'altro, per esempio, è delle conseguenze importantissime perché, se c'è troppa identificazione tra una roba che si vede Gesù Cristo, c'è il rischio che poi si dica qui, per esempio, da che ci sia Gesù Cristo. Non so, nelle scuole bisogna avere dei crucifissi, che è una cosa bellissima. E però se non ci sono i crucifissi non c'è più Gesù Cristo. Che perché ci sia un contatto con Gesù Cristo bisogna andare a messa, per esempio. I miei confraterni mi sgridano molto perché siccome qui noi usiamo dei palloni grandi, non abbiamo quelle belle file di particoline che si incontrano a pacchetti. Per cui i miei confraterni sono tutti o anni solo quelli che alla domenica fanno per bene. Quelli che sono dentro della vita in modo buono. Diciamo allora quelli che non fanno la comunione? Niente. Allora solo a messa? Se no, niente. Solo così o altrimenti niente. Questo dire che se si crede, si vede, è il principio di qualcosa meraviglioso. Perché per te dice Gesù Cristo in certe persone, in certe robe che non si possono neanche nominare, eppure lo vede. Questa maniera e questa proposta di Gesù capite allarga la sapienza dell'anima e ti consente di vedere Gesù in individu di ogni circostanza. Succedendo così evidentemente ti consente, guarda guarda, di essere tantino più misericordioso. Perché altrimenti, capite, si fa molto alla stessa tracciare una riga a Dio. Qui Gesù Cristo c'è e la non c'è. Ma con questa faccenda qui non si può più dire già la riga. Torno a casa certe volte così cortino, così allegro, che faccio andare anche troppo all'egrato modo per stare così contento. Perché? Perché? Ma perché, insomma, me lo trì incontro il mio Signore, ma dentro a una faccenda e attraverso delle labbra e con delle memorie che proprio non si sarebbe dentro. E invece era lì tutto tranquillo e stava benissimo. E da quella condizione che di fatto non si considererebbe, levava un bellissimo cantico al suo papà e glorificava Dio. E quindi, dentro a quelle anime, a quelle situazioni, a quei pensieri, è bellissimo. Perché dalla mattina di Pasqua lo si incontra continuamente. Ci si ferma stupiti. E insieme a Tommaso, molte volte al giorno si può dire, Signore mio, Dio mio. Io mando voi. Notando i sedi di un gran olapena di una lattruncia, siete mandati anche voi. E siete mandati appunto con quest'occhio nuovo. Se si continuano a vedere le cose con l'occhio vecchio, si continuano a decidere le opere vecchie. Vecchie. Cioè, guardare tutto con occhio nuovo. Per consentire la nuova oberosità, che è quella dello Spirito Santo. che è verità, dolcezza e pace. Dunque, abbiate occhio per cogliere la sede di Dio e la Sua presenza, e per poter essere, uno per l'altro, fonte di pace di Dio di Dio. Questi tre piccoli della comunione di oggi sono affidati alla preghiera e all'affetto di tutti voi. Guardatevi non dimenticare. I treci a questo punto che hanno ricevuto il quattesimo sono saltamente collocati nel vostro pensiero e nel vostro cuore. Il Signore sia con noi. E con il nostro Signore. Grazie. Grazie.