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20190428-IIDomenicaPasqua-omelia-GiovanniNicolini-Sammartini-20.mp3

Data: 28/04/2019

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Signore ci ha invitato questa mattina a questa messa preziosa e strana, strana per una presenza. Non sappiamo neanche bene se sia presenza o assenza, ed è Pommaso, un grande protagonista del Vangelo, il grande protagonista di questa domenica. Protagonista non per particolari virtù, per particolari movimenti di santità spirituale, ma per la sua fatica a credere, che tutti noi conosciamo, e l'abbiamo conosciuta quasi come impossibilità, fin quando finalmente il Signore ci ha toccati, e allora noi abbiamo creduto. Oggi, quindi, è premiera per la fede, in modo privilegiato. Se abbiamo in mente qualche duro, per il quale un po' stiamo patendo, perché sembra che la fede ancora non sia arrivata, o già sia fungita, o sia in mezzo a una grande nebbia di incertezza, ospiti privilegiati della nostra preghiera e del nostro affetto. Ma noi, soprattutto, tutti bisognosi, che il Signore ci rinnova nel dono della sua presenza e nella carezza del suo affetto. Voi sapete che lo scherzo che ci fa oggi il Vangelo, fa sì che ognuno di noi in questo momento continui a conservare il nome che gli ha dato papà Romano, quello che è stato registrato, quello con cui lui firma. E però, in realtà, oggi ci mette insieme il nome, che è poi il nome di tutti per quello che racconta il Vangelo. E' come se tutti oggi ci chiamassimo Tommaso. Perché Tommaso non c'era in quel giorno. E in quel giorno ormai a tempo non c'era mai. Siamo sopraggiunti dopo con la nostra storia, la nostra vicenda, le nostre persone, i nostri dubbi, le nostre avventure, gli aiuti anche che ci siamo dati. Ma non c'era mai. Quindi, vedete, questo è il segno di una bella impresa, perché nella nostra chiesina qui in Campania, insomma, è già un buon gruppo di persone che si ritrova insieme questa mattina. E siamo qui perché lo sapete, perché siamo stati riconosciuti e perché lo abbiamo riconosciuto. E lo abbiamo riconosciuto non perché abbiamo potuto fare quello che pretendavano, vedere, toccare, ma per un altro motivo. Cioè che lui è venuto e ci ha toccato. Ognuno di noi forse non può ricordare in modo preciso questa vicenda. Io amo un po' ricordarla per un rapporto un po' speciale che io ho con questa nuova notte che cammina qui in mezzo a noi. Perché certamente per me lui è stato un tocco molto forte da parte del Signore. E probabilmente questa è anche una storia di gente per ognuno di noi. Ognuno di noi potrebbe dire come è passato da quel non crederò che Tommaso diceva e poi alla sua esplaziazione ammirata di fede, stupefatta per come il Signore lo aveva visitato, cambiato, riempito di oggi. Signore Dio, Dio mio. Eh? Certo. Ognuno potrebbe raccontare la storia della sua salvezza. Tommaso ci rappresenta quindi e rappresenta la vera Bibbia della storia che Dio ha costruito per noi, con noi, insieme a noi, come evidente, come pienezza. E quindi, come quello che si potrebbe pensare, una faccetta molto difficile, una impresa che senza ne capita, noi ci troviamo qui questa mattina a far festa al dono che abbiamo ricevuto, perché è stato semplicemente un dono. Tra l'altro, un dono disinvolto con quella eleganza che è tipica del figlio di Dio, che ha capovolto la tipatia del nostro dubbio, della nostra pretesa, è vero. E invece ha portato tutto, subito, in bellezza, alla pienezza della luce, perché la fede non è una cosa che si costruisce, che si guadagna. La fede non è una cosa che si nega. La fede è così strana che credo la maggioranza di noi, in questo momento, me compreso, abbia un dubbio, dice ma la fede ce l'ha? Ma, non lo so. Non lo so. Certo, noi conosciamo bene questa ricerca, non è una garanzia, non è come una tessera, non è come una nazionalità, non è un'appartenenza familiare, non è niente. È una sorpresa. Non può che essere una sondesa. Qualche cosa che non combina coi tratti esigenti e normali della storia. Quello che il povero Tommaso, a nome di tutti noi, un po' richiedeva, lo chiedeva, no? Voglio toccare, voglio capire, voglio... Se no, non crederò. Ma invece abbiamo qui scoperto una cosa meravigliosa, e cioè che questa cosa pazza che è la fede, non ha però delle regioni, non ha delle condizioni precise. Come ti è successo? Non lo so. No. È vero. Quando, al punto che sono sicuro che qualcuno, io mi ci metto con il piede in letto, tra di noi che siamo qui questa sera, potrebbe addirittura dire, io penso di non averla, sai, la fede. Ho molti dubbi sul fatto della mia fede, però, beh, per lei sono qui. Sono qui. E sono stato portato qui, da tanti motivi, da tante vicende. Sono qui. Non scappo via in questo momento. Però non farmi una domanda troppo difficile. Hai la fede? Ed è un problema della lingua italiana questo, perché c'è quel verbo avere, che è troppo possessivo, capite? Che è troppo sicuro, che bisogna averla troppo in tasca. Per cui il mondo, che tu, anche alla domanda che ti si facesse, ma tu ce l'hai la fede? Tu, per lo meno di Jack Sparrow, non lo so, so che sono qui. E il mondo, la mia fede, in questo momento, da sicuro, è semplicemente l'essere qui. Sono stato qui la prima volta, un sacco di anni fa. Sono qui questa mattina. Sono contento di essere qui. E quindi, sì, sono forse già un pochino più avanti, da quello che non prenderò di tornare. Sono un pochino più avanti, perché ci sei tu. Perché ci sei tu con la tua mano, con la tua preghiera, con la tua storia. e ne faccio parte anch'io. Sicché stamattina, se potrebbe per assurdo dire, che questa è tutta una complicola di compasi, compasi, insomma, per le signore, non so, ma siamo tutti, messi così. Perché cos'è la fede? Da fede è una carenza, da fede è un coinvolgimento. Vieni anche tu. Non lo so neanche perché questa mattina sono venuto tu, forse non lo sai, forse sei qui un po' scopo, per un piacere tua madre, che se no, tornella tutte le tuffole, e chissà, sì, però sono qui. Vedete, non penso che la fede vada molto più avanti, di così. Sono qui. Senza sapere perché, senza avere delle ragioni forti, senza avere dei grandi progetti, eh, sono qui. e forse però, in questo avere così poche ragioni, la fede ha una, una prospettiva interessante, che secondo me, c'era anche in quel giorno, in cui, eh, tutta la facciglia si è riprodotta un'altra volta, e questa volta, com'aggio c'era, è vero? Eh, io penso che, infatti, la fede, sia una specie di innamoramento, è qualcosa che ti rapisce, che ti rapisce il pensiero, la volontà, nessuno, grazie a Dio, ti obbligherebbe, è vero? Perché sei qui? Non lo so tanto, neanche io, però, ti grazie, di essere qui. Io ti grazie moltissimo, di essere qui. Certo, dopo, nella storia, si vanno anche delle ragioni, che sono sforzate, no? Per me, per dire, tantissimi regali, che ho avuto, certo che sto regando, questo, ma si metto, per me è una cosa grossa, è una vicenda personale, che, per un altro, ma per me, anche poco, per me, certo, invece, vale molto. Quando siamo insieme, quando lui mi guarda, quando io mi cerco, quando lo aiuto a mangiare, qualche volta, quando abbiamo qualcuno, per qualche sua necessità, io non so neanche cominciare, è vero, è certo, io ho una relazione con lui, e non posso non dire, che è decisivo. Tu, amico, nella donna che hai, hai una ragione importante, di un volto misterioso, e grande, della tua vita. Tu che stai portando, una grande angoscia, o un grande dolore, più grande di te, è inevitabilmente, di porti una domanda, su che cosa stia succedendo, la domanda è pericolosa, potrebbe anche tradurci, in una bestemmia, ma però, e sono certo, che poi io è vicino, a chi si pone, la domanda difficile. Domanda difficile, e poi in fondo, estremamente facile, quando eravamo piccoli, la nostra mamma, era esigente, perché, se vuole mai una cosa, dove ho un'ira, di ricordarne, per piacere, è vero, dammi la mela, cosa si dice? Cosa si dice? Dammi la mela, cosa si dice? Cosa si dice? Prezioso, l'insegnamento, di nostra madre, no? Il fondo, già messo, nella testa e nel cuore, mi viene, tutto quello, che posso pensare, di ricevere, è regalo, è dono, è un piacere, è piacere, e dopo non bastava, vero? Dopo non bastava, questa mattina, noi siamo qui, a celebrare una cosa, che anche nel linguaggio tecnico, delle teologie, vuol dire, ringraziamento, allora, cosa si dice? Grazie, e quindi, misteriosamente, no? Forse anche per una certa consuetudine, di indicazione un po' poi, che dice, ci siamo abituati a chiedere per favore, e poi a dire, grazie. Ma, questo poi, è il senso profondo della vita, la fede, forse, è quello, è vero, forse, certo, tu potresti dirmi, io non so se c'è Dio, però, certo che, la zia Evelina, certo che, mia mamma, cerca anche quella prova assurda, d'inglese, del cittadino, come la mamma, è vero, però sono stati tutti segni e eventi, fino alle cose più importanti, anche le più dolorose, che ho incontrato nella mia vita, domande, sfide, perplessità, ho capito, che la mia vita, era in certo senso, più piccola, della mia vita, e che quindi, in qualche modo, io sono più piccolo, della mia vita, e la mia vita, è questo grande, mistero, e quindi, sono, anche molto vicino, a chi mi dice, io non credo niente, io sono molto vicino, a questo, perché? Perché, so che, non c'è spiegazione, lo so, e so che dire, Dio, per dire la spiegazione, in fondo, che cos'è, in qualsiasi, in qualsiasi, invece, c'è l'esperienza, bellissima, che questa mattina, viene ricordata, in modo così delicato, sia per me, che per te, sia per me, che ho, o tant'anni, sia per te, che ne hai qua, in qualsiasi, è vero, e cioè, una cosa, che ha ricato, un avvenimento, che ha ricato, sono qui, perché sono stato preso, per me, e portato, non lo so perché, non so se credo, però sono qui, non farvi delle domande, troppo difficili, sai, non fa, e, lo splendore, della parola, che anche questa mattina, abbiamo ascoltato, è appunto, questa, di una parola, che, più che, come insegnavano, i filologi antichi, io posso, aggredire, possedere, quindi, quella roba lì, la possiedo, di vedere, qualche cosa, che lì, possiede, qualche cosa, di più grande, di me, qualche cosa, che appunto, può assimilarsi, al realtà, di un fratellino malato, come quello, di cui parlavo prima, è vero, che, in ogni caso, è determinante, per l'interpretazione, della mia vita, ma perché fai questo, non fai quello, perché, l'ha detto lui, e questa cosa, scritta, che si chiama, Vangelo, è spettata per me, notizia buona, della vita, non perché ci sto dentro, non ci sto mai dentro, non ho peccato, sette volte, ma settanta volte, sempre, anche questa mattina, fino adesso, è vero, però, è più grande, è infinitamente buono, e la cosa, più stigliosa, di questa parola, che è il Vangelo, è che in fondo, però, non mi annieta, con la sua prepotenza, ma, gentile, si posa, dentro di me, si posa, nella mia storia, mi decide, sul fatto, che, desidero, poi, salutare, ecco, che, di fatto, oggi, devo ricordare, quella persona, in quella circostanza, per cui, non ho tanto, dei comandamenti, ma una guida, momento, permanente, di una realtà, che, di, di prendere, di chiamare, lo Spirito Santo, che è, la carezza di Dio, la mano di Dio, la protezione di Dio, che mi porta, ecco, noi, siamo qui, il gruppo, di questa, questa mattina, a rappresentare, tutti, intopparsi, tutti, intopparsi, è vero, e noi, non abbiamo bisogno, di non toccare, di verificare, per dire, e ci crediamo, e quindi, non possiamo dire, che Signore Dio, è Gio Dio, perché lo dici, perché lo riconosco, perché lo dici, perché sono così, diversi da Lui, e, esclavo, forse anche, con un po' di spavento, mio Signore, mio Dio, Dio, momento, e cosa che succede? Ebbene, succede anche, amati, amati a Dio, in questo momento, tutti, visitati, da la Sina, tutti, da Lui, riconosciuti, perché noi, non siamo, per il nonosso, di catechismo, ne ho fatto poco, tante volte, alla domenica, ho preferito andare a pescare, insomma, quindi, se dovessimo, aggiustare in confessionale, sarebbe mai giusto, è vero, però, più giusto di tutti, c'è il fatto che, sono voluto bene, questo è il punto, potabilità, mi capita, molte volte, di incontrare, delle persone, molto difficili, le persone, più difficili, non sono, i grandi, non amate, le persone, più difficili, sono le persone, non amate, o le persone, poco amate, allora, se, in conto, questa persona, è inutile, che gli dici, vai a dombrina, o ti spieghi, comandamenti, o come mai, non sei adatto a messa, o come mai, hai tradetto, tua moglie, bisogna, ricominciare, da un'altra parte, senza, l'amore, senza il volere, non c'è nessun passaggio, della fede, nessuno, non è una leprina, non è una teoria, non è, un incanto, o un inganno, no, è semplicemente, un'esperienza d'amore, chi è stato, molto amato, posso pensare, che voi, che noi, siamo stati tutti, e siamo tutti, molto amati, fine, di questa, esperienza straordinaria, è talmente importante, che per il Vangelo, come sapete, è persino fuori, dalla fede, perché l'amore, è più importante, della fede, perché, la fede, non è altro, che il sì, dell'amore, che il tuo, sia l'amore, di Dio, questo è in realtà, quello che ci è capitato, non abbiamo potuto mettere, la mano, chissà dove, è vero, con Gesù, è vero, con tutti questi quadri, orretti, che rappresentano, sempre il povero, Tommaso, che mette, la mano, dentro un fianco, del Signore, è sbagliato, quella di rappresentazione, perché il Vangelo, non lo dice, non dice, che effettivamente, lui ha voluto la prova, e il Cristo, gli ha detto, vedi qua, vedi là, e quindi, lui la, non lo dice, dice solo che, alla provocazione, affettuosa, dell'amore di Dio, lui ha detto, Signore mio, e Dio mio, qualunque sia la tua condizione, d'animo, questa mattina, le tue relazioni, di amore, sulla tua contendenza, o meno, della vita, vediamoci d'accordo, e in questa messa, silenziosamente, magari, ma come grande respiro, del nostro cuore, proprio a partire, dal concreto, della nostra situazione, diciamo, proviamo a dire, mio signore, e mio Dio, so neanche, cosa voglio dire, queste parole, sono già troppo, difficili per me, però, siccome, tu me le suggerisci, io, questa mattina, provo a dirlo, sono qui, con il pianto, con il sorriso, con una certezza, in carico di tutti, sono qui, perché, sono mezzo disperato, per i guai, che ho combinato, oppure, sono qui, tutto teso, in un progetto, troppo alto, che mi ha seduto, e che forse, mi ingannerà, ma, qualunque sia, la mia situazione, questa mattina, la liturgia, mi chiede, ti consente di dirvi, mio signore, mio Dio, l'acqua, con il quale lo dici, bene, sta nel prezioso segreto, della tua persona, e della tua comune, ma, la sua bellezza, in ogni caso, ha visitato, e ha vinto, questa mattina, la tua vita.