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Data: 19/05/2019

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

E questa domenica è la quinta domenica dopo la Pasqua e vuole essere un festeggiamento e un riconoscimento per come il Signore ci ha voluto bene. E questa domenica è la quinta domenica dopo la Pasqua e vuole essere un festeggiamento per come il Signore ci ha voluto bene. Per essere una cosa sola con questa umanità, per essere Lui unito a lei per sempre. Ed è venuto proprio come quando si è innamorati. E adesso magari uso un po' meno, ma una volta si diceva ti voglio un bene da morire. Adesso magari si dice sapessi quanto ti voglio bene, è un po' la stessa cosa. Però in quel ti voglio bene da morire c'era un ricordo molto importante, anche di quello che noi stiamo celebrando qui in questo momento. Perché Lui, il Signore, ci vuole un bene da morire. E quindi la sua croce è un incidente di tribunale, è un incidente politico, è un misfatto gravissimo. Però nella sua sostanza, in fondo, come Lui poi per tutto il Vangelo ci ha avvertito, no? Che andava in quella direzione lì. E' una vita che trovava tutta la sua bellezza diventando un regalo. Quando le persone si vogliono bene, si vogliono molto molto bene, celebrano quella comunione, unione che si chiama le nozze, e nelle nozze si regalano la vita. Appunto ti voglio un bene da morire. E quindi la croce non è semplicemente un terribile supplizio, non è solamente un'ingiustizia grave, ma non è neanche semplicemente un sacrificio per riscattare dal male l'umanità così ferita. Ma è, prima di tutto, appunto un grande segno di amore. La cosa interessante, nella scrittura di oggi, è che c'è anche un'aggiunta. Dice, egli abiterà con loro ed essi saranno i suoi popoli. I suoi popoli. La Chiesa viene chiamata ogni tanto il popolo di Dio. Ma questa mattina, invece, dice i suoi popoli. Perché certamente la Chiesa è il popolo di Dio. Però la Chiesa, un pezzettino da una parte, un pezzettino dall'altra, è in giro per tutto il mondo. Ed è il segno di una comunione d'amore nuziale, con la quale Gesù si è legato a tutta l'umanità. Tutti i popoli. E dice, ma mica tutti ci credono. Sì, è vero. Ma la cosa importante è che invece lui crede in loro. Si affida a loro. Si fida di loro. Per esempio, con stupore, anche in questi giorni, ho visto che per qualche piccola vicenda, però un po' delicata, si è fidato anche di me. Dico, ma sei proprio fuori. Ho detto al buon Dio, ma questi salti in mente. E invece si è fidato. E anche questa mattina, vedete, ognuno di noi qui, in questa quinta domenica di Pasqua, rinnoviamo il nostro battesimo. Ritroviamo tutto il senso profondo della nostra vita. Lui ha voluto offrire la sua vita per noi. Perché vuole che tutti siamo salvi. Vuole che nessuno sia escluso da una comunione con lui, che nessuna cosa può spezzare. Neanche la morte. Perché, in fondo, nella Pasqua si potrebbe dire che c'è poi un avvenimento di morte. Sì, però è il giorno in cui la morte, appunto, ha cambiato il nome. E come tante volte ci siamo ricordati qui, nelle nostre liturgie, la morte è diventata il regalo della vita. Non si dice, eh, quella mamma lì ha proprio dato la vita per i suoi figli. E appunto si dice, ti voglio un bene da morire. Allora la morte ha un nome nuovo, ha un volto e una sostanza completamente nuovi. che voi conoscete bene. La conosciamo bene questa vicenda. Perché? Perché abbiamo in mente e nel cuore le persone che ci hanno dato la vita. I nostri stessi genitori, ma poi certo quanto bene abbiamo ricevuto. crede che nessuno di noi sia qui per le sue forze e il suo merito. E la storia di ognuno di noi è legata positivamente a tante vicende in cui abbiamo scoperto l'amore perché siamo stati amati. che è una cosa difficile da descrivere, vero? Anche tu se lo devi spiegare, ma che cosa vuol dire? E però ce l'hai dentro nel cuore, in maniera profondissima. È qualche cosa che è diventato irrinunciabile per te. Ci sono molte prove della vita, no? Anche nella mia vita di vecchio prete di campagna, è incontro di vita. Ma nessun problema è più grave di chi ha l'impressione di non essere voluto bene. È la più grave povertà che ci sia. Ed è quello che esige tra tutti noi la maggiore attenzione. Anche me lo faceva pensare un bambino che è venuto prima a confessarsi perché non è arrivato in fila con gli altri quando si sono confessati e lui è rimasto fuori. E non poteva rimanere fuori perché domenica prossima ci sono le prime comunioni. Dopo vado su da Giuseppe a dire che si deve curare con urgenza perché il paro dopo bisogna che ci sia. Ebbene però, quel bambino lì, io non vi posso dire niente perché la confessione è un segreto, però devo dirvi che mi ha dato proprio l'impressione di un bambino amato. Questa cosa si vede molto, eh? Si riconosce molto. Anche perché purtroppo si riconosce quando qualcuno invece ha qualche problema. Ed è la cosa più importante che ci sia, eh? Le scritture di oggi dicono che il Cristo è stato glorificato in questa Pasqua. Che cosa vuol dire essere glorificato? Essere tutto illuminato e si è visto tutto il bene che lui vuole a tutti. E con quella scala di meriti che è il capovolgimento delle classifiche normali. Perché lui comincia sempre col voler bene all'ultimo. A quello più fuori. A quello più lontano. A quello fuggito via. A quello più prigioniero. Magari anche di cose cattive, ma che lo imprigionano. E lui, il Signore, vuole bene. La Pasqua è stata veramente una grande glorificazione del Signore. Per cui la festa di oggi, di questa domenica, è come un dire... E quindi ha messo su famiglia, hai capito? Quella sposa che è bella, sembra essere anche molto bella. E è presente nelle scritture della liturgia di oggi. E tutta l'umanità sposa. Tutta sposa. E parla addirittura la Bibbia oggi di tutti i popoli. Non un popolo, tutti i popoli. Perché tutta la gente è sua. E per quello che io sono un po' preoccupato, anche perché la prossima domenica, oltre di esserci, la festa importantissima dalle prime comunioni alla dozza, che nel mondo ci sono poche cose così importanti come domenica prossima alla dozza, quindi fate bene a venire, ci mettiamo anche una cravatta, ci sono un po' per bene, perché è una grande festa. Però c'è anche quell'altra roba, no? Mi pare che domenica bisogna andare a votare, vero? Io perdo sempre il certificato elettorale. Di volte, volte disastri. Bisogna andare a votare. E come ci si arriva a questo voto? Beh, non volendosi tanto bene. Non c'è in giro un buon clima. C'è una barca che non... Oh! Non arriva mica. No, come? Basta che fai il mare, arriva. No? Accendi un motore, tiri su una vela. Non arriva, non può arrivare. Quello che c'è su non è riconosciuto come nostro, come mio, come dentro a questa unica sposa che è tutta l'umanità, però. È non una selezione. Qualche volta il catechista al catechismo non è stato tanto chiaro nello spiegarci. E quindi anche noi siamo venuti su un po' con l'idea che ci sono quelli che sono proprio del Signore. E poi gli altri, e poi addirittura gli altri, e poi proprio anche un macello, un disastro. Invece il Signore si ritiene il Signore di tutto. E di tutti. Ma la rovescia, capisci? E quindi parte da me, sono il più sciagurato. E poi via via, prende anche te che sei così bravo, così perbene. Ma è il Signore di tutti. E come fai tu, papà, mamma, che vuoi bene ai tuoi tre figli? Ma come sempre ci ricordiamo, un bene speciale lo vuoi a quello che meno funziona. Ti preoccupa di più. Ti chiedi di più come farà. Sei preoccupato per i passi che deve fare nella sua vita, per quelli che non vuole fare. Pensi sempre a quello lì? Certo, gli altri vanno bene. Invece che essere quindi un voler bene ai primi, lui vuole bene agli ultimi. certamente è contentissimo che voi siete qui nella chiesa della Dozza stamattina, però ne approfitta per darvi un incarico, una memoria. anche è venuto per ricordarci qualcuno che abita con noi, eh? Oppure che è il nostro vicino di casa, il collega del lavoro, quello che incontriamo nell'autobus. È vero? È speciale. Mi raccomando, eh? Mi raccomando. Quindi, ci ha riuniti? Ma non è che ci ha riuniti perché vuol bene a noi e solo a noi. Eh no! È un po' in certo senso il rovescio. Ti ha chiamato stamattina per dire, beh, mi fai un piacere? E tu, vivendo tutto questo richiesto dentro la tua storia, hai già capito che chi piacere ti chiede, è vero? Eh, perché c'è quel colpo di cellulare che bisogna dare, perché quella fermatina che bisogna farla, perché se no lì, eh, nessuno si ferma, se no lì, quell'altro pensa che tu non vuoi fermarti, eh, forse non è che si sbagli molto, è vero? Allora, siamo qui per prendere ultimi dal nostro caro Signore, perché invece Lui vuole che tutti ci vogliamo bene. E la Pasqua che abbiamo vissuto insieme qualche settimana fa è stata proprio la proclamazione di questo, eh? Mettiamoci ben d'accordo che il Signore, e siccome ognuno di noi magari qualche invece problemino ce l'ha, con la cognata, io sempre c'ho il problema della cognata, è vero? Oppure il vicino di casa o il collega, eccetera, e capisci subito perché ti ha chiamato, eh, però, te stamattina perché sei qui alla dozza? Eh, lo sai tu, io magari non lo so, ma tu lo sai, tu hai ben in mente la pace che bisogna ristabilire, lo sguardo che bisogna ritrovare, l'abbraccio che bisogna scambiarsi. Non ci sono nemici. Il nemico di Dio è uno solo, è l'inimicizia. E quello certo è lui non vuole. Perché? Perché ancora contrariamente, è vero, ha certe divisioni tra paradiso, inferno, purgatorio, tutte robe un po' inventate, eh? nel Vangelo ci sono mica tanto queste robe qua, ma di modo, vabbè. Però, è semmai il rovescio. Dio è tutto chino su quella persona che non riesce a far fiorire la sua vita. e quindi non solo il malato, il povero, ma anche il peccatore. Eh, certo. Quello che per altri è un nemico, ma per lui no. Questa è la grande gloria che questa domenica di Pasqua vuole celebrare insieme a noi. Ha fatto bene il Signore. Adesso sono passate cinque settimane, è vero, è importante che anch'io, è vero, mi metta un po' a posto. Devo fare quella telefonatina, devo passare per quella casa, perché, oh, vuole che sia tutto in ordine, è vero? Perché se mi chiama prima di sera, come mi trova? Eh no. Io voglio far pace. Tutti noi vogliamo fare pace. Avete fatto bene a venire, perché questa è festa di Pasqua, per dire che è festa di riconciliazione. Fino all'ultimo. Fino all'ultimo. Per molti anni ho avuto molta difficoltà nei confronti della morte. Angoscia, paura, tanto che quando ho imparato a dire rosario, ho detto tanti di quei rosari, perché siccome alla fine dell'Ave Maria si dice prega adesso e nell'ora della nostra morte, servirà. Bene. È servito. Non so poi magari come andrà a finire, ma in questo momento guardo volentieri anche quello. Il Signore mi tiene per mano, insomma, con molta serenità, con molta fiducia. forse anche perché andando un po' all'ospedale, devo incontrare continuamente delle situazioni difficili. Ma devo dirvi che trovo sempre anche cose molto belle. Non eroismi, ma mitezza, umiltà. Il mondo è pieno di brava gente. C'è la figura della sposa, ma c'è nelle scritture di oggi anche la figura di una tenda. C'è come una tenda, dice, e chi ci sta? Tutti. Tutti. C'è posto per tutti nella tenda di Dio. Non possiamo dubitare di questa sua potenza di misericordia. Non lo dobbiamo dubitare per noi. E quindi non si può chiudersi dentro alla propria disperazione. Perché il Signore è più forte della prova che in questo momento ti visita, ti trafigge, ti fa piangere, ti isola, ti espone alla disperazione, ma Lui è più forte. E quindi non puoi essere disperato per te, ma non puoi esserlo per nessuno. Noi siamo dei costruttori di pace. Agli amici che dicono che non vogliono che la nave entri in porto, noi diciamo, guarda, noi ci teniamo però, andremo a cercare dei salvagenti, non so come possiamo fare, però non è possibile che ci sia qualcuno tagliato fuori. Nessuna creatura umana è strana a noi. Siamo tutti fratelli, abbiamo tutti lo stesso padre e il nostro fratello maggiore, Gesù, ha dato la vita per noi. Allora, senza fare propaganda elettorale, però, facciamo pace. Facciamo pace. Accontentiamo il nostro Signore facendogli vedere che se non la nostra capacità, almeno la nostra volontà di voler bene a tutti e di vedere in tutti un fratello, una sorella, un amico, ha nel nostro cuore un posto privilegiato. Dopo tutto questo può diventare una cultura, una scelta politica, una scelta culturale, non lo so, però, più che tutto, c'è il fatto che anche questa mattina quando sono entrato qui in chiesa, ho visto lei, questa signora che è mia amica, oh, non c'era lui, oh, siccome l'ho conosciuto che facevo uno scherzo con l'ospedale, oh, mi è rimasto quella roba lì e lei però che ovviamente capisce come le donne sono svelte e subito mi ha detto ah, no, ma è uscito adesso perché deve andare a prendere la roba, ma è lì, è lì, eh sì, siamo tutti qui, cari fratelli e care sorelle, anche quelli che non sono qui con noi lo sono più intensamente con noi, se potete fare la comunione oggi comunicandovi con il Signore vi comunicate con loro in modo speciale, privilegiato, anche se non potete fare la comunione questo è il momento buono, nessuno è lontano, tutti ci sono vicini, per questo ringraziamo il nostro Signore, chiediamo di guidare bene anche le culture del nostro Paese nelle direzioni della pace, della riconcidiazione, non c'è una stupidata più grossa dell'inimicizia, beh insomma c'è che l'inimicizia sarà stupida, però è furba e riesce a infiltrarsi dentro, eh, noi la caccieremo con tutte le nostre forze, noi abbiamo una inimicizia sola, che è il rischio che qualche volta il nostro cuore si chiuda, ma noi glielo impediremo, eh, mettiamoci d'accordo se mai ci diamo una telefonata, se c'è qualche problema, è vero, per tenere aperto il cuore e per poter vedere in ogni persona un figlio di Dio e un nostro fratello.