Io ho tirato fuori tre pensierini dalle parole che abbiamo ascoltato dalla Bibbia, quindi dal Vangelo, per illuminare un po' tre cose che mi sembrano importanti. La prima cosa è che bisogna stare attenti perché c'è sempre qualcuno che ha la mania di mettere delle regole. Qualche volta anche in casa le mettiamo delle regole, però cerchiamo di metterne poche. Perché viene l'idea che uno è bravo e buono se sta alle regole e se invece non sta alle regole è cattivo. Però tutti abbiamo fatto un'esperienza anche diversa, di tanti mascalzoni buonissimi. Non si possono fare queste regole perché rischiano di buttare fuori qualcuno. Come se si dicessi, se non sta a quella regola lì devi uscire adesso. Scherziamo. Mi par di capire dal Vangelo che se uno non sta alle regole, semmai io devo correre indietro per dargli una mano, per prenderlo per mano. Per dirle però sei voluto bene anche tu. Qualcuno per esempio ha messo su famiglia, si sono voluti bene, si vogliono bene, stanno insieme. Hanno fatto anche un bambino, poi ne hanno fatto anche un altro. Ma non sono sposati. Bisogna buttarli fuori. Ma neanche per sogno. Perché? Perché il fatto che si vogliono bene e per giunta hanno fatto anche un bambino. E poi ne hanno fatto addirittura un altro. Ma che razza di matrimonio! Perché il matrimonio è volersi bene. Il matrimonio è una roba per cui si spende la vita. Io, la moglie non ce l'ho mai avuta, però ho cercato di dedicare la mia vita, ormai fin troppo lunga, a un certo voler bene. Alla gente. Poi ho fatto anche tante stupidate. Però alla gente ho sempre voluto bene. E mi è capitato tante volte che uno proprio era fuori gioco e fuori regola. E io ho capito che quella lì era la persona adatta per la mia vita. E che lo scopo vero, buono della mia vita, era trovare un posto anche per lui. Quando ci si vuol bene, ci si dà posto. Se qualcuno viene a metterci delle regole che poi escludono, noi non le dobbiamo osservare. Perché abbiamo da osservare la cosa importante. Che è appunto il volersi bene. La parola amore è una parola complicata anche come significato. Uso per questo il verbo volersi bene. Ti voglio bene. Io per esempio ho sperimentato che il volersi bene è più forte della vita. L'ho capito. Quando avevo cinque anni e mio papà è tornato dalla guerra. e io non l'avevo ricordato mai. Insomma, tre mesi dopo la mia nascita, lui era stato chiamato in guerra. e tornava che io avevo già cinque anni. E mi piace sempre ricordare che quella sera lì, del suo ritorno dalla guerra, c'è stato un piccolo incidente. Piccolo, ma insomma però. Perché cosa è successo? Siccome non c'era il papà. Io andavo sempre a dormire nel lettone della mamma. Con la mamma. E invece quel pomeriggio lì, quando si è arrivati all'ora di cena, la mamma ha comunicato che quella sera lì, nel lettone, non c'era posto. Io andavo, ma... E però, mi è rimasto dentro una cosa. Prima mi sono seccato per dire, allora questo qui che non so neanche chi sia, questo vestito da soldato. Gli anni precedenti avevo sempre visto dei soldati, perché nella nostra casa era stata occupata da dei soldati stranieri, dei soldati tedeschi, che avevano occupato un pezzo della nostra casa, e mi ricordo che alla sera venivano a giocare a carte con mia mamma, che era una ragazza giovane, e le sorelle, e mio nonno era furioso, geloso. È vero, cosa fanno questi qui, insomma. Vabbè, però avevo sempre avuto il posto nel lettone. Quella sera lì, niente. E quindi sono rimasto lì, ma lui chi è allora? Ebbè, me l'ha fatto capire. Perché io ho capito che cosa vuol dire volersi bene, dal come se ne sono voluti mio papà e mia mamma, che erano vissuti insieme pochissimi mesi. Giusto per farmi. tanto che mi ricordo che quando si andava a Venezia, a fare un giro a Venezia, io sapevo, no, avevo capito, insomma, che io ero nato nove mesi e qualche giorno dopo che loro si erano sposati. Allora, fatti tutti i conti, è vero che quando si passava davanti a sto albergo di Venezia, dove loro avevano fatto il viaggio di nozze, dicono, beh, io sono cominciato a liberi, ha cominciato a farmi liberi, volendosi bene, ha fatto un bambino, sono io. E ho capito tutto il bene. E quando mio papà se ne è andato, troppo presto per me, io ho capito che cosa vuol dire volere bene. E quando se ne è andata la mamma, molti anni dopo, ho capito non solo come si vuole bene, ma quanto se ne volevano. E quindi io ho capito che lei lo ha raggiunto. Perché il volersi bene, ho capito che è addirittura più forte della morte. Non so se vi ricordate che qualche volta si dice, no? Ti voglio un bene da morire. È tutto dovuto al fatto che noi crediamo che Dio ci abbia voluto tanto bene, che con Gesù sia venuto in mezzo a noi e poi abbia regalato la sua vita per noi. Ti voglio un bene da morire. La seconda lettura della Messa dice com'è bella stamattina la nostra chiesa di periferia. La chiesa nostra di periferia questa mattina è bellissima perché ci siete voi. Cosa servirebbe vuota? Ma invece ci siete voi. E in mezzo a voi ci sono questi marmocchietti, oggi tutti tirati a cravattino magari, delle sposine, sembra. E va benissimo un po' che sia qui. Perché? Perché loro sono i festeggiati. E loro sono quelli che fanno bellissima questa chiesa e questo posto. E questa lettura della Messa dice che ogni cosa fatta bene è bella come è bella la città di Gerusalemme, che è la città di Dio. Se non ci siete stati, ogni tanto organizziamo un viaggetto e ci andiamo a vederla. Gerusalemme è bellissima. Ma quest'anno mi è rimasta molto impressa perché parlando di Gerusalemme, quelle scritture lì la descrivono e dicono a un certo punto che questa città ha dodici porte per entrare in città. Tre da una parte, tre dall'altra. E mi è venuta in mente una cosa che quest'anno ho vissuto con una certa emozione, sapete, i vecchi si commuovono per niente. E cioè mi è venuto in mente che Bologna è così. Quando hanno costruito Bologna e nel Medioevo gli hanno fatti intorno le mura e poi le porte, dice facciamoci dodici porte, come Gerusalemme. È bellissima Gerusalemme. Anche Bologna è bellissima. Anche casa tua è bellissima. Questa mattina anche questa nostra casa di tutti è bellissima. Perché ci sono delle mura alte per proteggerci. E ci sono tante porte per poter andare venire. Alla fine nel Vangelo il Signore dice una parola. E dice una parola che assomiglia a quello che qualche volta si dice in casa. Dice io parlo, parlo, ma non mi ascolta? Parlo, parlo, ma non mi ascolta? È vero? E ci dice la cosa più semplice, più importante. E cioè che si vive bene se ascoltando questa parola, che è il Vangelo, poi si cerca di farla anche questa parola. Perdonando, aiutandosi, andando a trovare quando uno è malato, aiutandolo se non ce la cava, arrivare alla fine del mese. E in tanti modi, è vero, ci si aiuta. È una casa bellissima questa. Dove, ascoltando questa parola, poi ci si dà una mano. Però la vita è difficile. I papà e le mamme sanno che la vita di questi bambini avrà anche le sue difficoltà. Però questa mattina io voglio dire un'altra cosa. E cioè che questi bambini, che oggi fanno per la prima volta la comunione, devono tenere conto che la vita è difficile e che qualche volta anche il papà e la mamma fanno fatica. Perché non sempre è facile volere bene. Non sempre è facile volersi bene. Non sempre è facile perdonarsi. Noi siamo chiamati questa mattina ad ammirare con un speciale affetto questi bambini, ma questi bambini sono chiamati a guardare con speciale affetto il loro genito. Queste cose sono importanti. Dopo si dice, ma chissà se quelli lì sono proprio sposati regolari. Ma chissà se quelli lì proprio fanno la comunione una volta l'anno. Ma chissà se quelli lì... Eh! Sì, ma guardiamo la cosa che conta di più. La cosa che conta di più è l'amore. È il volersi bene. Ti voglio un bene da morire. Questi bambini oggi fanno un passo importantissimo nella loro vita. Perché cominciano a capire che il Signore, che non è uno che sbatte all'inferno, sapete che all'inferno c'è nessuno, eh? C'è nessuno. Hanno fatto tre domande che io ricordo sempre a un grande cristiano un po' di anni fa e la prima domanda è stata «Te pensi che ci sia l'inferno?» E lui ha detto «Sì, penso che ci sia». Seconda domanda. E secondo te, chi c'è dentro all'inferno? Dice «Penso che ci sia nessuno». Terza domanda. Ma allora perché ha fatto l'inferno? E lui, che era vecchiotto come me, questo cristiano, ha detto «Io penso che l'abbiano preparato per me». È bellissimo, no? Perché uno dice «Ma scalzone come sono?» E beh, è abbastanza chiara la faccenda, no? È vero che prese palito sei. E ci andrò a finire io. E ci andrò a finire io. Bello, è bello questo. Perché dopo scopri che anche lui aveva pensato di doverci andare a lui. Ma anche lui, anche lei. E cosa deve fare? Una super city all'inferno? Non c'è nessuno. All'inferno non c'è nessuno. Perché quando noi dovevamo essere condannati, lui, il Signore, ha dato la sua vita per noi. ci ha già pensato lui a mettere i conti a posto. Guarda che tua mamma e tuo papà ti danno la vita. Adesso loro ti spiegheranno, che è un po' complicato, come hanno fatto a farti. però, si può dire una cosa anche più grossa, che continuano a darti la vita. È vero? Continuano a darti la vita. È una cosa meravigliosa, è vero? Pensate che compio 80 anni e ancora sono sicuro che mio papà e mia mamma, che sono nel giardino di Dio, continuano a darmi la vita. dunque è bellissimo questa giornata, è bellissimo questo posto, sono bellissimi i vostri figli, care mamme e cari papà. e siete bellissimi voi, che avete questo compito enorme, perché anche fare la comunione rimarrebbe una cosa troppo esterna, troppo difficile da capire, troppo strana, troppo diversa dalla vita di tutti i giorni. Ma solo voi potete farglielo capire, per come vi volete bene, per come vi date la vita l'un l'altro, per come loro si sentono protetti, per come questa liturgia è stata fatta e preparata bene, perché vicino a questi piccoli ci sono loro, magari c'è anche un fratello Spiglugoli, che è perlomeno uno zio ormai, e ci sono tutti i loro cari, ci siamo anche noi nonni, perché la vita è bella, se e perché ci si vuole bene. E noi siamo gente che combina tanti guai, fa tanti errori, tante scelte non sono giuste, però in fondo a tutto, in fondo a tutto, ci vogliamo bene. Per tutto questo ringraziamo, chiediamo per questi piccoli che quello che incomincia oggi per loro sia una grande scuola dell'amore e che tutti insieme possiamo continuare a camminare nella pace, accogliendo tutto quello che capiamo e anche qualche volta quello che non riuscissimo a capire. Il Signore è buono ed è grande la sua misericordia. Grazie a tutti.