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20190609-Pentecoste-omelia-GiovanniNicolini-Dozza-22.mp3

Data: 09/06/2019

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

In campagna abbiamo fatto una passeggiata che da molti anni si attua in questo giorno per Pentecoste. E intanto un po' si prega, un po' si pensa e anche stamattina è capitato di osservare un fatto un po' incredibile. E' una cosa che da qualche anno capita, mi capita, perché nessuno vede questa cosa. La vedo solo io che sono un po' fatto fuori. Perché mi sembra che mentre si cammina nella campagna e si prega, tante persone si uniscono, ma per un motivo preciso. E cioè che vengono invitate, vengono chiamate. E allora poi siamo in molti. Perché la Pentecoste è proprio questa grande festa dell'amore. Questa parola delicatissima, irrinunciabile, ma anche in certo modo non raggiungibile. nostra madre ci ha insegnato che una delle caratteristiche quasi inevitabili dell'amore è la insoddisfazione. perché si è come sempre più indietro. Ed è come se quello che anche si raggiunge poi fosse subito più avanti. anche perché nelle definizioni anche letterarie, anche di vocabolario dell'amore, come sapete ci sono nella lingua italiana due direzioni. C'è quell'amore che noi chiamiamo possessivo e che conosciamo bene. Perché fa parte dell'amore un qualche cosa che manca, che mi manca. e quindi è un amore che tende a inseguire, a prendere. L'altra accensione dell'amore corrisponde di più alla memoria biblica, alla nostra tradizione cristiana ed è l'amore che si dona, che si regala, che si spende. Però tutte e due queste qualità dell'amore convocano fortemente le persone. certamente quelle che anche raggiungiamo con la memoria, con l'affetto, con la riconoscenza, con il desiderio, anche con le passioni. Ma certamente è potente anche l'altro. Quello che si dona. Per cui sempre metà di questo percorso me lo faccio anche un po' piangolando. Perché è inevitabile per me verificare la mia cattiveria, la mia freddezza di cuore. E quindi quanto la porta della mia vita è rimasta chiuda. Poi in genere le cose si aggiustano, insomma. Anche perché dopo un po' cominciano a far male le gambe, i piedi o si sente l'umidità. Spesso la si è fatta sotto l'acqua oggi, una giornata bellissima. Con una primavera ormai riposante nell'estate, perché le hanno fatto fare una campagna dura alla primavera quest'anno. E adesso osservo che si sta sfogando proprio. Le piante si rincoprono in questi giorni di foglie, di fiori, mettono fuori i frutti. Abbiamo tante piante di castagne, di ciliegie selvatiche, che sono non tanto buone da mangiare, ma bellissime da vedere. Al punto che poi sembrano anche buone da mangiare, perché è tutto questo albero che sembra un albero di Natale, con tante palline rosse. Bellissime. Sì, perché questa festa è la festa dell'amore. Il che è difficile, capite, perché non è semplice. Come si fa a parlare dell'amore? È un discorso continuamente superato. Qualche volta, certo, si è vicino al pianto, quando l'amore ha avuto una vicenda delicata o difficile, o di fuga, o di fine. Io penso che nel mio mestiere di prete, otto su dieci di tempo, li spendo a parlare dell'amore, ad ascoltare il mistero dell'amore. Che è grandissimo, no? Perché è una presenza che è sempre anche assenza, perché non ha mai tutto quello che dovrebbe avere. Ed è irrinunciabile. E poi tanto quanto desidera molto altrettanto. E questo è enorme. Si accontenta di poco. Si accontenta di poco. Soprattutto il femminile ha una grande propensione per la seconda qualità dell'amore. Cioè per l'amore come dedicazione, come dare, come offerta. E qualche volta viene anche una domanda. Ma ti ritorno a qualche cosa? Sì, sì, sì, mi ritorno. Pochissimi. Pochissimi. Molto spesso le donne sono persone tutte donate, poco riconosciute. Un grande mistero e anche un grande segreto. Perché senza questo amore donativo l'altro finisce subito. Perché non è che puoi rubare, puoi prendere, sì, ma oltre un certo limite hai bisogno di qualche cosa che si offre e che accetta e che ti accoglie. Mi ricordo certe discussioni familiari perché avevamo la mania di parlare di tutto e di litigare sempre quando eravamo a tavola. Pranzi e cene che non finivano mai perché se non che a quel punto la mamma si stancava e diceva adesso basta, chiudiamo. Però cerco questo tema dell'amore come un tema principalissimo. Oggi è questa festa. Oggi è la festa dell'amore. Oggi è la scoperta o la riscoperta di quanto siamo amati. Anche nella nostra storia, anche nella nostra storia modesta, quanto siamo stati amati e quanto siamo amati. E poi però è l'esperienza dell'amore. Che cos'è questa esperienza dell'amore? È qualche cosa di irrinunciabile. E che nello stesso tempo però si accontenta di pochissimo. Perché mi basta di vederti un attimo. Ci fu durante la guerra ancora. Il fatto si ingigantisce, no, nella guerra. Poi per un bambino piccolo ancora di più. E lei, la mamma, aveva saputo che con un gruppo di ufficiali tra cui c'era il nostro papà, sarebbe passato dalla stazione. E quindi forse ci si poteva vedere. Ed è avvenuto così. Ma proprio un istante. Ma lei era appagata. E la sera continuava a raccontare. E io avevo quattro anni. E volevo sempre che lei mi raccontasse. Ma sorrideva o non sorrideva? Ma aveva bella cera, come si diceva da noi. O aveva brutta cera. Era triste o era... E lei, forse per il bene mio, l'aveva sempre visto. Bellissimo. Sorridente. Felice. Allora sta bene? Sta bene. Ma perché tu, mamma, invece, qualche volta mi dici che non stai bene perché lui non c'è? E perché ci sono tutte e due le cose. Beh, ma non voglio farvi perdere tempo. È la festa dell'amore ed è quindi la festa di ciascuno di noi, di ciascuno di voi. È la festa anche di te. Qualunque sia lo stato d'animo con il quale sei venuto. La preghiera che facciamo l'uno per l'altro porterà sicuramente questo frutto. E anche tu entrerai nel regalo di questa festa. Perché è la festa più bella. Dell'amore si sa molto poco. Avete visto, per esempio, come anche la ricerca scientifica, no? Abbassa. Perché ti dice sono innamorato. No, ma no, hai un disturbo e quindi ti credi di. E ti spiegano tutto. Ma a certe volte la cosa mi angoscia. Perché è come se mi venisse il sospetto. Che riescono a spiegare tutto senza coinvolgere l'amore. No, ma è un istinto. Ma è una memoria. Ma addirittura un mal di stomaco. Ma dove andiamo? Invece io ci sono giocato la vita per l'amore. E non è sempre stato di questa qualità. Prete sono diventato tardi. E però è stata una crescita inarrestabile. E ho conosciuto la prepotenza dell'amore del Signore. E ho conosciuto la meraviglia di una conversazione. Negli anni Sessanta studiavo un po' di teologia ai gesuiti di Roma. E però avevo ottenuto lì dalle autorità romane di poter condurre due amici a vivare in una bidonville. Perché negli anni Sessanta a Roma, in pieno centro, c'erano ancora delle bidonville. Erano terreni pubblici, comunali, che ancora non erano stati impiegati, che erano sempre sotto la minaccia che sarebbero stati sgomberati. Ma la gente, la gente che veniva anche da lontano, molti brasiliani, costruivano con grande abilità delle case di fango. Che tenevano. Bisognava che poi il tetto fosse molto buono, ma tenevano le case. E quindi a Roma si abitava così. E noi, io e due amici, avevamo ottenuto questo permesso. Ed eravamo ospiti, appunto, di due nostri compagni di scuola brasiliani. E quindi c'era la necessità di studiare un po' stando all'università, perché a casa non è che avevamo i tavoli, la luce, insomma, non c'erano le cose per studiare. Però furono tempi meravigliosi, dove proprio mi è parso di capire qualche cosa dell'amore. Poi forse mi sono tornato a riconfondere. Ma l'amore è questa presenza, capisci? E' questa presenza di chi? E molte volte non lo sai, però sai che sei voluto bene. Sai che sei voluto bene. E anche quando dici, magari andando a trovare un prezzo, qualcuno, o un amico, o un'amica, a me non vuole bene nessuno. E tu sai di non essere completamente sincero, è vero? E sai che in realtà tutto nasce dal fatto che siccome conosci l'amore, e lo conosci perché sei amato o sei stata amata, ti sembra sempre di non essere amato. Perché l'amore è inarrestabile. Dunque l'amore è Dio. Il Nuovo Testamento, i testi del Nuovo Testamento, arrivano finalmente a dirlo. Dio è amore. L'argentino adesso gli ha cambiato il nome per sottolinearla ancora di più, e lui si lascia scappare molte volte che Dio è misericordia. E che differenza c'è tra la misericordia e l'amore? Ebbè è così che nell'amore quando si è vicino, ci si guarda, si celebra. La misericordia invece è un po' una guerra, è un po' una lotta. Tu non mi ami ma io sì. Ed è per questo che il Papa dice che Dio è misericordia, perché lui non cede. E se anche non gli si vuole bene, lui vuole bene. E se anche di Dio non ci si ricorda, lui si ricorda. Dio è la bontà di Dio nella nostra vita. Questa festa, che è l'apice della Pasqua, è la festa dell'amore. Perché ha preso la carne per essere come te. Ha conosciuto le strettezze e le luci e le fatiche della vita perché ha voluto viverle vicino a te. E quando poi ha preso la strada più profonda, l'ha fatto per te. Per te. Oggi se abbiamo dei bambini vicini, credi a che sia molto importante raccontarli. E molte volte però è ancora più importante raccontarlo se abbiamo dei figli o dei nipotini adulti, che magari se ne sono un po' dimenticati, vai a casa e raccontaglielo. Perché l'amore di Dio in questo giorno è questa presenza. Per fortuna oggi finiscono le feste di Pasqua. Non si ne può più, no? Perché sempre e continuamente. E invece abbiamo voglia che finiscono le feste perché quando la festa finisce il ricordo nella mente e nel cuore è più profondo. Perché è anche velato da una certa nostalgia. Perché ti viene in mente che quel pomeriggio con la zia sofonisma è in fondo il gioco dell'amore. Non ha funzionato proprio per niente. E sei un po' in ansia perché adesso c'è questa sezione. Eh, certo. Perché l'amore è bellissimo nella sua quotidianità. Quindi bisogna fare la festa dell'amore, vero? Ma poi bisogna che sia tu dentro all'amore. E dentro all'amore che scopri nella sua meraviglia, quando lo scopri come un regalo da fare, come un dono, come una partecipazione in cui coinvolgere. Devo telefonare, devo andare a questo, ma stai un po' calmo, eh? Eh, non ci riesco. Non ci riesco. Che bello che non ci si riesce a mettere calmi nella vicenda dell'amore. E quindi siamo contenti delle feste di Pasqua che oggi arrivano al loro apice, ma siamo contenti anche che finiscano. Perché? Perché domani sarà semplicemente l'amore. Non è l'ascensione al cielo, non è il dono dello Spirito Santo. Eh, un giorno fa senso. Tutto pieno, però, di questo tuo bisogno e di questa tua potenza. Oggi preghiamo per quello. La Messa è la grande festa dell'amore che si comunica. È vero? E vengono in mente proprio anche delle comunicazioni profonde. Spero di non dare noia a nessuno, ma, per esempio, tra ieri e questa mattina ho pensato molto a due forme di incontro. Una è quella del bambino che è nel grembo di sua mamma. E l'altro è la vicenda nuziale di due persone che sono insieme. Però sono cose meravigliose, vero? Dove persino il nostro corpo, e soprattutto il nostro corpo, arriva alla potenza del linguaggio dell'amore nella sua maniera più forte. Sia il corpo di una donna che porta nel suo grembo una vita nuova, sia due persone che mettono insieme le loro persone per celebrare l'amore. Sono le cose più alte che si possono sperimentare. Ecco, allora, questo è il mio augurio. Augurio che anche Giuseppe però si muova, insomma, vero? E stia bene, perché è lui che deve condurre. E ci deve essere una persona che conduce. Perché quando l'arcivescovo gli ha detto che doveva venire qui, lui, Giuseppe, è stato, credo, contegno, insomma. E però lì l'arcivescovo gli ha detto però quella parrocchia là alla dozza è una parrocchia sui generis. Ho capito che cosa vuol dire. Fatta a suo modo, vorrebbe dire. E però gli ha detto ma non deve cambiare. E invece, Giuseppe, vedo che fa delle cose bellissime, importantissime. Perché? Perché non cambi niente. Bisogna continuamente cambiare tutto, no? Eh? Bisogna sempre appassionatamente cercare. È vero? Essere sempre felicemente inquieti. E quindi la parrocchia della dozza ha bisogno del suo padre. Quello vecchio deve stare in campagna, fare meno confusione possibile. E con una cosa molto bella che mi è capitata, e ho pensato di dirvela come ultima noia della predica, cioè che ho ricevuto un grande regalo che è un rapporto buono con la fine. È un rapporto buono con la morte. È stato un regalo che non aspettavo. Su questo sono sempre stato angosciato. anche avendo un pochino di fede, ma sempre angosciato. Invece sono in pace. Ed è un gran regalo che proprio non mi aspettavo. Pensavo che tutto il bello dovesse cominciare dopo. Sono stupito, commosso, che la bontà del Signore con un mascalzone come me la faccio cominciare anche prima e mi consenta anche di ringraziarlo per come le cose stanno andando.