Per dare un senso globale all'incongia di oggi, forse possiamo partire in questo modo, è la festa della nostra accoglienza dentro al mistero di Dio. Gesù è venuto, ha dato una rivelazione fondamentale, ma anche rispetto al rapporto che con Dio hanno avuto e hanno i nostri fratelli ebrei, Gesù è venuto a esplicitare che Dio è il Padre, e questo è il cuore della rivelazione cristiana. E lo ha rivelato nella sua stessa persona, lui è il figlio, e questo figlio è venuto per regalare la paternità di Dio a tutta l'umanità. Nella Pasqua del Signore, nel suo sacrificio d'amore, tutta l'umanità è riscattata, è portata via dal suo isolamento, è abbattuta quella separazione che era stata stabilita dal dramma per il mistero del male nella nostra vita, e ogni uomo e ogni donna della terra è figlio di Dio. Questo, di fatto, noi dobbiamo un po' ripetere, e deve essere assolutamente indiscutibile. Non c'è un gruppo di figli di Dio. Tutti gli uomini e le donne della terra sono figli di Dio. C'è un piccolo gruppo, che siamo noi, che come possiamo avremo il compito di comunicare a tutto il mondo che tutti sono nella paternità del mio Dio, che tutti sono figli e amati, e che per ogni uomo e donna della terra, completamente al di là che lo sappia e lo accolga, Dio ha posto la sua vita per lui. Ecco, questo senso della condizione della paternità di Dio mi sembra appunto sia un po' il titolo generale anche della parola che abbiamo ascoltato. Pensavo di provare a dire qualche cosa su ognuna di queste, a partire da questo testo bellissimo, del libro dei Proverbi, una poesia alta, qui si capisce poco, però dove c'è questa immagine molto bella, è la non solitudine di Dio. Per descriverla, questa non solitudine, parla di quando lui non aveva ancora fatto niente, e però non era da solo, prima dei monti, del mare, dei cieli, non era da solo. La cosa curiosa è che davanti a lui c'è una persona femminile, è al femminile perché è la parola sapienza che è femminile, e però tutto il testo prende questo tono. E' un tono ancora più curioso perché è lei questa figura femminile che parla, mentre va avanti a parlare, sul finire del testo si scopre che è molto giovane, forse, fatto sta che gioca davanti a Dio, è un verbo di molti significati, stamattina i miei amici esperti ho chiesto qualche informazione mentre facevamo colazione, e appunto un po' vuol dire scherzare, un po' vuol dire divertirsi, un po' vuol dire essere lieta, e stavano avanti anni. Prima di tutto, prima di tutto, questo è molto importante, perché dopo si chiarirà che questa presenza davanti a lui è in realtà il figlio, ed è lo spirito. E però questo si rivela e si chiarisce con Gesù. però perché è molto importante questo? Perché di fatto il testo tende a dire, anche poi nel suo seguito, che quindi tutte le cose che sono state create e fatte, le hanno fatte insieme. Lui è questa figura, lui è questa figura che giovanisce davanti a lui. E quindi, che tutto è stato fatto insieme, ecco, questo bisogna tenerlo molto presente. È vero perché? Perché è molto diverso, una creazione, una storia, che sono stati tutti generati da una comunione d'amore. Noi insieme, che abbiamo creato. Noi proveniamo da una comunione d'amore. non solo noi, anche l'esterno, anche il sole, anche la natura, è vero, tutto, tutto, tutto viene e dietro c'è un mistero d'amore che la genera. E questo è importante, no? Sono molto importanti, è vero, i bambini, presenti, crescendo, acquistano sempre più consapevolezza, conoscenza, che loro ci sono, è vero, generati, dall'amore della mamma e del papà, no? È una fortuna, no? Una grande grazia. Anche perché, in questa notizia, loro, cusani, hanno immediatamente la strada per loro, per andare avanti, per capire come, per cogliere il segreto dell'esistenza, no? Che è ancora l'amore del loro papà e della loro mamma. Allora noi vogliamo sapere che la comunione d'amore è la fine di tutto, è il fine di tutto, lo scopo di tutto. Tutto deve servire per l'amore. È vero? Non bisogna usare male le cose, bisogna usarle bene. L'atomo è stato usato per fare una brutta bomba, l'atomo è stato usato per fare tante belle cose, bisogna usarlo per fare tante belle cose. Dobbiamo buttare dietro di noi l'uso cattivo dell'atomo perché l'atomo serve al motivo per cui è stato creato. È stato creato dall'amore, deve servire l'amore e deve anche lui contribuire al mistero dell'amore. E così tutti, e così tutti. È vero? È, per mettere insieme tutte le diversità e fare tutte queste scelte è un'impresa notevole. Lo è nella vita di ciascuno di noi. È vero? Il fondo, ovvero, mi ricordo sempre mia cugina Manuela, è vero che quando ha fatto quei suoi venti, venti anni di matrimonio con una certa ironia gli ha telefonato per dire basta così sì sì sì no, no, non basta, sono davanti. Sono davanti. Poi mi ha chiesto a trent'anni adesso mi pare che ci sia appietata insomma, è fino alla fine, è fino alla fine, è vero? Sì, è tutto fino alla fine. Perché? Perché la comunione d'amore è il fine di tutti e di tutto, insomma, no? Anche quando noi ci troviamo qui a tavola in casa, qua, insomma, si capisce che è una certa scommersa, no? Diciamo una decina e però siamo di cinque nazionalità diverse, siamo di tre professioni religiose diverse, parliamo lingue diverse, ognuno ha le sue specialità di cucina, ed è interessante, ed è bello, no? E molte volte la sfida di questa comunione d'amore diventa artistica, no? È vero, lui ha lanciato la sfida più interessante, più importante quando ci ha detto che di fatto gli amici vanno avanti. e quindi in realtà c'è una destinazione globale all'amore perché appunto l'amore è prima di tutto, prima di tutto. Così Paolo può dire in quel testo dell'inizio del capo quinto della lettera ai Romani che dunque noi abbiamo ricevuto questo grande ingresso, ma siamo entrati nel grande mondo dell'amore di Dio. Allora, con il regalo che lo vede lui ci ha presidenza, Gesù è venuto e ci ha chiamato. Ci sono delle chiamate anche segnate da avvenimenti esterni molto forti, per esempio il nostro battesimo e in ogni caso tanti appelli che continuamente il Signore si rivolge. Vieni dentro, vieni dentro e cosa stai lì? È vero. Si scopre, tra l'altro che quindi solitudine è da farci con le monde, è vero. Perché è? Perché può essere un grande rischio, può essere un grande pericolo e può essere anche una grande una grande negatività. Per esempio gli eremiti è vero che nella tradizione cristiana non possono dire io faccio l'eremita. È vero, perlomeno in tutta la Chiesa occidentale c'è stata sempre una disciplina molto severa. Per 30 anni stai con tutti gli altri. È vero? E quando siamo proprio sicuri è vero che stai bene con tutti gli altri va bene. mettiti tu da solo e lui si mette da solo lo sapete no perché? Lui si mette da solo perché vuole proprio nel suo affetto e nella sua preghiera comprendere proprio tutti capite? Altrimenti è chiaro che siamo tutti molto coinvolti tra i volti che vediamo dalle situazioni in cui siamo. Dov'è? Non c'è che punto uno si mette così ma non per stare con tutti. È vero? ma per stare veramente pienamente con tutti perché la sua vita sia tutta in qualche modo spesa offerta raccolta per veramente tutti. E quindi questa è la nostra vocazione fondamentale. Quindi nessuno vive più da solo nessuno vive più da solo. È vero? Gesù Cristo è vicino a tutti. A me è venuta in mente una roba che non è un dogma della Chiesa quindi non penso che lo dichiareranno però io ho visto che è proprio così. Non si deve dire che chi ha la fede è con il Signore e chi non ce l'ha non è con il Signore. Il Signore è già con lui e lui non lo sa non lo riconosce e magari può essere anche che non l'accetti ma il Signore non lo moca. Il Signore sta con noi. Ormai la vita umana è radicalmente accompagnata da Dio. Ogni esistenza in questo senso è preziosissima è delicatissima. È vero? C'è sempre quella osservazione che Gesù fa al capodissimo del Vangelo secondo Giovanni che sempre mi ritorna dentro proprio come misura di prudenza che autena che attenziona perché loro stanno viaggiando in barca e lui dice state attenti però perché ci sono tante barche che però sono mie anche quelle poi vanno avanti con l'immagine dei Grezi e lui dice qui a questo capitolo decimo io ho un sacco di pecore che sono mica di questo di questo Grezi qui ma le devo chiamare anche quelle mica dovete farsi agrociato vero? mica vi scomunicherete mica vi chiamerete infedenti no? perché sono miei e quindi per quello che sta in noi anche l'interpretazione storica dell'umanità perché c'è dolore così fortemente ogni forma di confidenza beh è per quello no? oggi pomeriggio qui sul prato davanti alle case qui succede una cosa abbastanza singolare se volete venire io purtroppo si muoviono degli scaldi non posso venire ma mi sono fatto rappresentare quelle figure autorevoli della parocchia e quindi sono rappresentato perché qui oggi quel pezzo di prato lì lo intitolano come un parco e lo chiamano lo dedicano a un ebreo che si chiama Rabi eh? l'avete sentito nominare questo no? questo Rabi ha assunto anche le supreme funzioni di governo ed è stato ucciso da un ebreo eh questo un po' poloni violetti eccetera così e lui quindi insomma è stato riscattato bisogna dire però bisogna dire che insomma ne ha combinate più libertà rispetto anche al conflitto quindi insomma va bene dedichiamolo a Rabi quindi viene giù il rabbino capo di Bologna viene l'ambasciatore Israele a Roma viene il sindaco insomma quindi non è che dovete solo andare a votare quindi in seconda plurale perché io non sono cittadina di di Bologna quindi non ha il problema per il perente questo mi fa abbastanza piacere e invece e però c'è anche questo avvenimento qui in questa situazione di conflitto però eh in questa situazione di conflitto i miei fratelli che avessero là hanno imparato l'ebraico però hanno imparato anche l'arabo perché bisogna parlare con tutti bisogna interesse con tutti perché la pace è un obiettivo sempre di tutto di una mamma in casa sua dove i figli non andassero d'accordo è vero a quelli che stanno interessati e bisogna buttar giù il muro di separazione perché non va bene è vero non andava bene e da quando Paolo scriveva gli effesini e scriveva che Cristo è la pace che abbatte il muro di separazione per fare dei due un popolo solo pensate tanto per perdere un po' di tempo che secondo San Paolo anche la Chiesa anche la Chiesa non è ancora la Chiesa come deve essere sapete perché secondo San Paolo la Chiesa è appunto l'abbattimento del muro di separazione tra i ebrei e tutti gli altri e la Chiesa è fatta da questo essere una cosa sola dei due cioè degli ebrei e di tutti gli altri e quindi in realtà ce l'abbiamo ma se si vediamo bene vogliamo bene agli ebrei a parte che sto leggendo ma in ogni caso la Chiesa nella sua pienezza sarà un campo di pace tra gli antichi figli della prima alleanza e tutte le nazioni che in Gesù sono entrate nell'unica comunione insomma quindi in tante cose c'è una grande roba da fare capite perché veniamo ma non siamo soli e Paolo nel testo della lettera dei Romani descrive questa compagnia di Dio alla vita nostra dicendo questa è una cosa bellissima e dice quello che è ancora più bello è che lui è compagno nostro anche quando le cose non vanno bene le chiama le tribolazioni le tribolazioni e di solito si dice questa parola per dire la tribolazione della croce però si dice anche la tribolazione tua e tu che sei malato e tu che non vai d'accordo con tua moglie e tu che sei preoccupato con i tuoi figli e te che non puoi non ne puoi più di tuo padre è vero e di tutti i nostri problemi e travagli no? e travagli è vero questa mattina una signora mi ha regalato 20 euro e dice ma così lei usa bene può pensare posso non che non puttare tanto e passa solo è una gran fortuna pediamoci però insomma ci sono tante tribolazioni in giro no? e bene lei dice anche in quelle tribolazioni viviamo insieme la tribolazione la viviamo insieme la tribolazione sì che quando uno va a dare la tribolazione e gli verrebbe troppo da dire ma cosa ha fatto di male che il buon Dio qui non si occupa più di me invece no invece no, si può e si può scoprire che in quel momento in cui ci è vicino. E che noi stiamo camminando insieme con Lui e Lui insieme con noi e noi camminiamo verso la nostra Pasqua appunto e Lui ci sta portando verso la sua Pasqua e verso la casa di nostro padre. E quindi sempre, sempre, il Signore è sempre con noi. Tutto questo, dice, è la nostra speranza. Però avrebbe un dubbio, che è sempre la lettera di Romagna. E poi dice, ma Dio, ma che non sia lì come illusione, che non sia vera. No, no, dice, questa speranza non tenute, perché questa speranza ha già una prova. Qual è la prova? Qual è la prova che tutta questa vicenda del coinvolgimento di Dio nella nostra vita è proprio vera, sai, non è una fantasia, non è un'illusione. Dio, dammi la prova. La prova è che ci vogliamo bene. La prova è che tu mi vuoi bene. Caroglione come sono, mi vuoi bene. Non avendo nessun motivo perché tu mi possa voler bene, io vedo che tu mi vuoi bene. Il nostro volerci bene è reale, è profondo. E Paolo attacca tutto il suo ragionamento e dice, ma l'hai una prova che questo Dio è amore, ma lo vedi che ci vogliamo bene. Questo amore di Dio è dentro nei nostri cuori. Si chiama lo Spirito Santo, insomma, è la vita divina dentro di noi. E quindi, con tutte le nostre perizze e tutti i nostri limiti, ma guarda, no, che ci vogliamo bene. È chiaro che non è farina del mio sacco, ma siccome Lui è con me, è dentro di me, e Lui che qualche volta almeno vuole bene a te. L'amore è la grande prova del mistero di Dio. Ed eccolo lì, sapete, che bisogna che saldi fuori sempre. Sempre e sempre. Anche alle persone che in qualche modo ci avessero colpito, offese, insomma, possono capitare degli incidenti. Certo, che l'amore può diventare molto difficile. Su questo dobbiamo davvero vegliare gli uni sugli altri. Mi raccomando, mi raccomando. Bisogna proprio che ci vogliamo bene. Questa è la prova, sapete, alla fine dell'esistenza di Dio. Sentite come dice bene Gesù, nelle ultime righe, la speranza poi non denude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Ok? Vedete la nostra vita. La tua preziosa vita è diventata la tenda di Dio, il luogo dove Dio abita. E io ammigo le meraviglie che Dio fa attraverso di te e di te. Come sono preziose le tue parole. Come sono preziosi i tuoi silenzi. Come sai celebrare te l'amore di Dio. E perché stamattina siamo venuti a messa? Siamo venuti a messa per recuperare ancora una volta la lezione di Dio. Noi siamo dei discepoli. E siamo quindi qui ancora a imparare. E come si fa con i bambini, ancora ascolteremo la parola. Fate questo in memoria di me. E ve lo speziavi il pane, il calcio. Fate questo in memoria di me. E si viene qui ancora una volta a reimparare l'amore. È il grande segreto, è il grande mistero della nostra vita. È la grande bellezza che ci consente di vedere l'infronta della presenza di Dio dappertutto. In chi crede, in chi non crede, chi appartiene alla nostra cultura, chi viene da un mondo lontano. E questo è il grande mistero di Dio. Bisogna che di questo siamo custodi molto genosi. Siamo importanti. Il Papa stamattina, il Vescovo di Roma, è andato a rimesso in una chiesa della periferia. Dopo il parco studiava la tecnologia a Roma, 300 anni fa, andavo alla domenica, perché il parco ci chiedeva, in questa periferia disperata, a fare un po' di scuola ai ragazzi, perché non aveva fatto niente di questo. Facevamo un dopo scuola dove non erano selvaggi, neanche da Milano, facevano così, e loro si aiutavano in posti ragazzi. Ci siamo affezionati a quel posto lì, in quegli anni. Ma ha fatto piacere che il Vescovo, con la prima parrocchia di Roma, andasse alla parrocchia di prima parrucca, e si chiama così. Adesso è sommerso da una periferia sempre tremenda, e lui cosa gli è andato a dire stamattina? Gli è andato a dire che le cose che succedono si capiscono meglio in periferia che al centro. E quindi, come lui dicesse, io dal centro sono venuto in periferia. E il Vescovo di Roma usa molto questa parola periferia, per dire che bisogna scegliere le periferie della storia. E ci sono terribili periferie che non sono sempre, non sono forse di più, quelle materiali e sociali, ma che sono quelle morali, intime, profonde, dell'esistenza, che è un mondo di testare alla periferia, perché non c'è posto per lui, perché non c'è posto per lui. Ed è bellissimo che questo Vescovo ci ricordi come Dio si è messo in periferia, si è immaginato, per poter comprendere meglio la radicale necessità che tutto il mondo sia visitato dalla Roma. Siamo fortunatissimi, insomma, dal parco di rabbini, è vero, al Vescovo di Roma, tutto concorre continuamente a unirsi a quella sinfonia d'amore che anche tu organizzi a casa tua, nel tuo lavoro, ogni giorno. È per questo motivo che, come vi dicevo domenica scorsa, oggi, che non ha cose migliori o più urgenti e importanti, se vuole tornarsi a pranzo, fa bene, possiamo cercare di mangiare insieme, per continuare a dirci. e poi il nostro desiderio è di continuare a volerci bene.