In questi giorni ho ricevuto continuamente conferme del grande viaggio che in Gesù Dio ha compiuto nella ferita e nella povertà della nostra condizione. Questa mattina un uomo è rimasto abbandonato dalla sua donna, ieri un amico prelevato all'improvviso da una nostra casa, portato dentro al carcere, ieri sera con la notizia che però ha bisogno di un farmaco che lo accompagna e quindi la prensione non riusciamo a contattare nessuno. Persone che non riescono a pagare l'affitto della casa, famiglie che hanno avuto interrotta l'erogazione della luce, del gas, cose che sapete anche voi insomma. Capivo che quella era la strada che il Signore stava percorrendo verso di noi. Tutta la grande esperienza della Quaresima ancora ha confermato, particolarmente nelle ultime due domeniche, quella di questo padre che continuamente usciva di casa per andare a prendere i suoi figli perché li voleva portare tutti a sé, fino alla donna adultera di domenica scorsa, che Gesù non condanna perché è venuto non per condannare, ma per salvare, offrendo la sua vita per noi. Venivamo a sapere che lei non poteva essere uccisa perché lui stava per essere ucciso per lei. E questo è Dio. Dio è questo che affronta, secondo la memoria del profeta Isaia, lo schiaffo di una storia avversa, nemica, violenta, che strappano la barba, come vedevo in un documentario ieri pomeriggio, mentre qualcuno ci spiegava la grande e tragica memoria dello Shoah, e vedevo in quella Europa orientale, ora accusata di mandare nella nostra terra troppi dei suoi figli, questi ebrei uccisi sull'orlo di una fossa, in maniera che non ci fosse neanche la fatica del seppellimento, e dei ragazzetti del paese che assistevano allo spettacolo. Ho capito che Dio non sta fermo nella sua immobilità eterna, sposa il tempo, ha sposato la nostra carne e scende in mezzo a noi. Stamattina abbiamo celebrato il suo arrivo. Sia benedetto il Signore. In Gesù, che viene in mezzo a noi, umile, povero, lui per primo salvato, in lui riconosciamo veramente Dio. Lo conosciamo nello scandalo della sua carne e della sua povertà. Lo conosciamo nello scandalo della sua croce. Purtroppo è sbagliata la traduzione italiana del testo della lettera dell'Apostolo Paolo ai Filippesi, perché Paolo intende dire, proprio nell'esordio del brano che abbiamo ascoltato, che proprio perché è Dio non trattiene come privilegio il suo essere pari a Dio, ma niente stesso precipita in mezzo a noi e percorre la strada dell'obbedienza fino alla croce. Proprio perché è Dio. Perché Dio è così. Dio non è come le caricature e le contraffazioni di Dio. Dio non è quel giudice fermo, immobile, indifferente, terribilmente assente, così spaventosamente inutile alle mie povertà, perché mi aspetta solo in fondo alla strada per giudicarmi. Questo Dio non è Dio. Il Dio di una legge che condanna non è Dio. Ma noi l'abbiamo conosciuto invece come è? Proprio perché è venuto in mezzo a noi. Proprio perché stamattina si è affacciato al prato, qui di bianco alla nostra chiesa, ed è venuto a guardare con affetto, con cordialità, con compassione, con commozione. Tutte le povertà della gente che è intorno qui. Le persone che abbiamo conosciuto dalle pagine dell'Evangelo e quelle che abbiamo avuto il privilegio di visitare in queste settimane portando la benedizione delle case, non sono sempre necessariamente delle persone che lo conoscono o che lo riconoscono. Perché non è questo che poi è così interessante. Questo semmai è molto bello per chi può riconoscerlo, no? È il mezzo all'anonimato di presenze indifferenti improvvisamente riconoscere nella folla dell'umanità che c'è una persona diversa, nuova. È difficile vederla perché è piccolissima. Bisogna cercarla tra i più piccoli di noi. Ma è lui la persona giusta. Quello mino piccolo, quello mino sull'asino che entra a Gerusalemme, quello mino che non è capace di scendere dalla croce, quello mino lì è Dio. E quindi questa mattina noi abbiamo celebrato la suprema rivelazione di Dio che poi nella celebrazione del Triduo Santo svolgeremo facendo memoria e rendendo attuali per noi gli ultimi grandi passi dell'amore di Dio per l'umanità. Questo è Dio. Bene, questo Signore lo accogliamo molto volentieri e abbiamo bisogno che lui ci ristigli tutte le cose, come dicevo prima, perché tutte le cose sono un po' spalsate. Nella memoria della passione che, secondo l'Evangelista Luca, abbiamo adesso, appena adesso, proclamato e confessato, ci sono delle presenze singolari che forse vale la pena in qualche modo sottolineare. C'è innanzitutto il volto protervo, violento, stolto e lussurioso del potere. C'è invasivo, tremendo. C'è questa amicizia scolge tra Erode e Pilato per l'annientamento del piccolo Messia di Dio. Diventano amici, prima hanno litigato per scambi di potere, ma adesso trovano la possibilità di far pace e di fare iniqua alleanza. Ma bisogna dire la verità, ci sono anche i discepoli. Unico è l'Evangelista Luca che inserisce nel testo della passione quella discussione che loro fanno mentre accompagnano il loro dolce Signore che va a morire per loro e per tutti inevitabilmente discutono su chi sia il più grande. È un vizio che entra, andrà tra i discepoli. È un vizio che forse ognuno di noi porta dentro di sé. Il vizio del potere forse è un vizio inevitabile. Anche nel microcosmo di una realtà piccolissima c'è qualcuno che osa dire che è lui che comanda. Questa è iniquità del potere. C'è questo potere iniquità. Ne siamo terribilmente esposti e in certo senso noi cristiani ne siamo ancora più vittimi nella misura in cui questa sete proterma del potere si infila dentro le nostre stesse file. Allora ritorna ad esserci una caricatura di Dio e noi non capiamo più chi è Dio. Se io che devo servire, vedete, dovrei fare questa parte oggi, rischio in fondo di chiudermi dentro a un paramento di festa, se rischio di chiudermi dentro a una funzione, se mi arrogo il pensiero che posso essere io a giudicare questo e quello, e di fatto viene svergognato il volto vero di Dio. È pericoloso l'esercizio dell'autorità all'interno della comunità cristiana. È necessario, è forse inevitabile, è molto pericoloso però. E oggi noi abbiamo bisogno di farci rispiegare il senso di tante cose. Non posso tacere il fatto che ci sono molte persone anche presenti in quest'aula questa mattina, in una certa apprezzione, in una certa fatica a comprendere come in questo momento la comunità cristiana si stia incamminando, sia nel suo rapporto con i poteri del mondo, sia nel rapporto alle grandi ferite dell'umanità, alle nostre debolezze, ai nostri peccati, alle nostre fragilità. C'è una certa preoccupazione. Ecco, è per questo che mi sono permesso di dire dobbiamo ricevere tutto nuovamente da Lui. Lui, il mondo, i poteri, le realtà della vita, la stessa Chiesa. Approfittiamo di questi giorni per ricevere tutto ancora da Lui. Io a questa cosa sono abituato per esperienza di vita, perché vengo da una generazione un po' sventata, che ormai è sepolta nel tempo. E però, noi, per recuperare la fede, abbiamo dovuto farci ridire tutto da Gesù. E Lui ci ha ridetto tutto, eh? Fino al fatto che è bellissimo anche dire il rosario, ma noi non pensavamo, nella nostra giovinesia, che potesse essere possibile dire il rosario. E invece Lui, pian piano, spiegandoci tutto, ci ha restituito tutto. Ci ha restituito la devozione di Sant'Antonio, il rispetto per i nostri genitori, l'attenzione per gli anziani. Ci ha restituito tutto, tutto, tutto. Ma abbiamo tutto dovuto riricedere dal Vangelo. E questo oggi mi sembra assolutamente necessario. Portatevi a casa il Vangelo, per aprirlo. Aprite il Vangelo, cari fratelli e care sorelle, perché è l'unica possibilità che in questo momento noi abbiamo per ricomprendere e riaccogliere e per reinterpretare tutta la nostra vita. Altrimenti tutto si irrigidisce e ci sono, come nei giochi i cruderi dei bimbi, i buoni e i cattivi, gli amici e i nemici. Quelli che bisogna incoronare e quelli che bisogna sicuramente di capitare. Ma non è così. Non è più così. È stato abbattuto ogni muro di separazione, ma anche quello tra i buoni e i cattivi. Perché come abbiamo ascoltato dall'inizio della quaresima, Dio, questo figlio, lo ha mandato in mezzo a noi, dice facendolo peccato, carne di peccato. Dio si è fatto carne di peccato. Certo non ha fatto i peccati, ma ne ha condiviso tutto il dramma, la debolezza, la fragilità, la tentazione, il pianto, la condivisione. Per questo Dio è capace di avere compassione di tutti, sempre. E ci sono due figure particolari che vi ricordo, e poi andiamo avanti in una messa troppo lunga, e da una parte sono le donne. Avete visto, nel racconto della passione di Luca, le donne sono molto importanti. E mentre tutti scappano via, loro gli vanno indietro. E lui, quasi forse con preoccupazione, a un certo punto si volta indietro e le vede tutte queste donne che non lo mollano. E di fatto, in un gruppo molto forte, non lo mollerà più. Starà lì ancora a vedere, ancora sotto lo spettacolo tremendo dell'attroce. avranno il coraggio di non andare via, di non nascondere il capo. Sono molto importanti queste donne. rappresentano il mistero di una maternità feconda. Il Signore ama moltissimo il femminile e lo dona all'umanità come suo volto nuovo. Non si può più cercare il potere di dare la morte, ma bisogna cercare il potere tutto materno di dare la vita, di generare. Non bisogna più uccidere, ma generare. Non bisogna più dare la morte, ma bisogna dare la vita. E quindi bisogna avere il coraggio di mettersi, come ascolteremo dalla passione secondo Giovanni, il coraggio di quelle donne che staranno proprio sotto la croce. E sotto la croce ci sarà anche la sua mamma. E nella sua mamma si ricelebreranno le grandi nozze di un'umanità che avendo ritrovato Dio può ricominciare ad essere feconda di vita e feconda di pace. sono molto importanti le donne. Dobbiamo molto chiedere che anche nella comunità cristiana ci sia un loro cammino riconosciuto, ci sia una loro presenza più amata, più sottolineata. È necessario che nella nostra stessa compagine familiare noi possiamo riconoscere il posto fondamentale che nell'iconografia dell'Oriente i nostri fratelli cristiani dalla Grecia alla Russia pongono la madre di Dio al centro dell'icona del Natale perché è il centro della nuova umanità sposata da Dio e capace di generare Dio. E poi ci sono i peccatori perché solo il Vangelo di Luca si accorge di quel dialogo che si svolge tra i crocifissi dall'insulto disperato di chi è disperato dall'improvviso sorprendente sapienza dell'umiltà dell'altro progettissimo. Ma poi grande assoluta la parola del Cristo oggi con me sarai in paradiso. Certo per questo è venuto. Personalmente poi vi dico come aggiunta che nella mia follia sono sicuro che queste parole abbiano convinto l'altro amico e li penso sempre tutti e due insieme non ne penso uno giù e l'altro su. Potenza però di questa presenza dei peccatori importantissima. L'abbiamo dovuta ripassare anche con una certa durezza in queste settimane nel cammino feriale che abbiamo percorso nel libro del Deuteronomio e che ieri mattina abbiamo concluso perché a un certo punto ci siamo annoiati e irritati che questo insopportabile Mosè continuasse a parlare male di noi dicendo che tanto non siamo capaci di questo Dio è inutile non siamo capaci lui fa un sacco di bene per noi e noi siamo solo peccatori ma accidenti ma poi invece piano piano ci è passo di capire che è proprio bello così sono molto importanti i peccatori e soprattutto è molto importante la nostra conversione per comprendere che nessuno è giusto e che tutti abbiamo bisogno di essere perdonati e di essere salvati è molto importante che noi finalmente ci convinciamo che con Dio i conti impare non li mette nessuno e che magari in paradiso ci andremo proprio tutti lo penso sinceramente lo penso ma penso che ci andremo tutti per questa immane infinita compassione di Dio che noi celebriamo e che in questi giorni celebriamo in modo ancora più forte è importantissima la nostra esperienza di poveri peccatori e quindi di gente che non ha da vantare dei conti giusti ma che non può se non continuamente dire Signore vieni a salvarti e vieni presto il mio aiuto perché non so come fare per me ma non so come fare per i miei figli ma non so come fare per il mio amico che è andato a finire in galera non so come fare non so come fare questa umanità che finalmente si è messa nel posto giusto e quindi consente a Dio di fare la strada giusta perché? perché Dio vedete non si lascia mica sedurre dalle nostre virtù ma dalle nostre ferite dai nostri peccati e dal nostro dolore è certamente seduto davanti al nostro bisogno di essere salvati Dio che è grande e potente si fa debole fino alla croce è il nostro bisogno di essere salvati ed è la nostra semplice forte compassione che si fa preghiera in questo momento a nome di tutta l'umanità di quella che sa pregare e di quella che non sapesse pregare perché con tutti condividiamo la ferita di una lontananza e il dramma di una solitudine a nome di tutta l'umanità noi diciamo a Dio di venire e di venire presto per questo è entrato nel nostro prato e per questo noi abbiamo fatto memoria della sua Pasqua grazie a tutti grazie a tutti