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Domenica_BattesimoDelSignore-messa-GiovanniNicolini-Dozza-20160110(23).mp3

Data: 10/01/2016

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Sono molto felice oggi, è un po' il mio compleanno anche perché ho impegnato la mia vita davanti al Signore, dentro la comunità che ci protegge, e cerca ogni giorno con la sua misericordia, mi sostiene alla preghiera insieme, quindi il giorno per me è molto prezioso. E per questo forse questo verbo della consolazione mi ha molto preso. Anche per questo grande regalo mi sembra, che è la grande riforma della Chiesa, che è stata iniziatta con questo argentino arrivato a Roma, per noi in questi giorni così confermato dalla dolcezza, lucentezza di questo ragazzo che è venuto a fare il vestito. Un grande regalo anche lui mi sembra. Una grande apertura delle braccia di Dio, perché tutti possano essere consolati. E in questi giorni questo per me è stato molto confermato, anche da avere incontrato, dovuto incontrare, rispondere a richieste di potersi vedere con persone che appunto sarebbero ai margini, o forse fuori, e che venivano a chiedere di sera, legittimo e possibile invece, che anche loro si considerassero beniti. È certo questo. Perché non c'è uomo o donna del mondo che è fuori. Oggi questa inaugurazione della predicazione del Cristo, con il suo battesimo al Giordano, è proprio la proclamazione della salvezza. vedete quando il Padre indica questo figlio, il verbo incarnato, Dio che si è fatto uno di noi, il bambino della mangiatoia, è Dio. E di Lui però il Padre dice, e questo però è il mio figlio amato. Con quella parola della predilezione, no? Così l'importante. E in quel momento voi capite che c'è un'investitura per ciascuno di noi. Se volete fate pur festa oggi anche del vostro battesimo. Uniterò al battesimo del Signore. Perché? Perché in quel giorno, ognuno di noi è stato assunto nella predilezione di Dio. Questo è il mio figlio amato. L'amato. E lo dice di te, di te, di te, e anche di me. Il peccatore lo dice. E se sei il peccatore e ti senti al margine, oggi, in questo giorno, sentiti, ti amati in modo speciale. Vieni qui, vieni qui tu. Perché stai da nascosto, dittimi. Tu sei il mio figlio, l'amato. E quello che oggi la scrittura anche cerca di comunicarci è che tutto questo non avviene per degli addentimenti nostri. O perché c'è un vero i piatti. O perché abbiamo delle circoncisioni speciali. Non abbiamo niente. Non abbiamo niente se non la nostra carne. C'è la nostra realtà umana e la sua dimensione più immediata. E se volete anche la più povera. Ebbene, questo è il mio figlio amato. Questo è stato l'abissio che Dio ha percorso diventando uno di noi. Ed è diventato uno di noi e ha offerto la sua carne per ciascuno di noi perché ogni carne, anche la più ferita, la più lontana, la più scura, potesse ricevere lo stesso annuncio. Tu sei il mio figlio, l'amato. E questo, come sapete, è totalmente senza condizioni. Non è che tu sei il figlio amato perché... No. Tu prima di tutto sei il figlio amato. Ascoltate. Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini. E più sotto. Sempre nella lettera a tutti. Apparne la bontà di Dio, Salvatore nostro. E il suo amore per gli uomini. Egli ci ha salvati, non per opere giuste, da noi così. Ma per la sua misericordia. Con un'acqua che rigenera e rinnova nello spirito sano. Dopo può darsi anche che tu, in restituzione, qualche offerta buona la possa fare. Ma non è che quello che tu puoi fare per lui è condizione perché tu sia qualcuno che abbia qualche cosa. Prima di tutto il dono. Prima di tutto ti voglio bene. E poi forse per la commozione che il voler di bene del Padre muove in te, ti muove, ti commuove verso una speranza nuova della tua esistenza. E vedo che non è necessario che faccia. E in un certo senso bisogna ripartire da lì. Quindi stai attento a non fare troppo eroicamente la valigia, allora così non si può più andare avanti. Aspetta che ti prenda lui e che ti porti lui. E dice ma sono impagliato. Sì. E lui ti ha chiamato così. Ha chiamato te che sei impagliato. Lascialo fare. E io allora che cosa posso fare? Che cosa devo fare? Ecco. Questo è il regalo che la giornata di oggi ho sapresentato. Il Vangelo. Per questo dicevo forse questa è la festa del Vangelo. Questa è la festa del Battesimo del Signore che ti proclama figlio di Dio. Ti consegna il Vangelo. L'argentino dice che se devi fare la fila la coppa. Io la faccio sempre perché non sono capace di fare quel conto automatico. Ho fatto un casino del diavolo quindi non lo faccio mai. Mi metto in fila con tutti gli altri pensionati. Sortunatamente anche loro un po' incapaci. E allora gli suggerimento papà. L'acqua di dire ma che ti sa con Vangelo. Così gli dà un cucchiato. Ed è meraviglioso la coppa durante la fila. No? E tu sei lì e lui ti dice beh ah di poveri gli stili. Perché vi è seduto. Venite a me. Voi ci siete affaticiati. Eh? Che bellezza. Che bellezza. Che splendore è l'esperienza del Vangelo. Che appunto non conosce nessun limite. ama essere donato a tutti. E noi stessi nella nostra esperienza modesta, umana, qualsiasi. L'abbiamo sperimentato in modo supremo. Proprio nelle vicende in cui sembrerebbe che lì non c'è posto. Invece lui ha trovato posto. E quando per me è stata straziata la morte del mio papà e della mia mamma. Ed io ho avuto una grande esperienza del Vangelo. Una grande potenza. Proprio perché piangi. E il Vangelo mi diceva. E anche questo lasciarmi piangere. Era del Vangelo. Ma non solamente in questi momenti evidentemente. Anche nei tempi che sono praticamente sempre. Anche assolutamente anche io. Del mio peccato. Della mia lontananza. Della chiusura del mio cuore. Della caduta della speranza. Delle antivolenze. Che sono molto facile. E lì il Vangelo. Il Vangelo che non si tira indietro. Che non funge da me perché non me lo merito. Ma perché viene a me proprio perché non lo merito. E proprio perché non ho titoli. Esattamente. Non ho né sapienza né potenza. Per uscire dalla mia cara. E il Vangelo viene a prenderci. Ma notate che poi. Non è che vengo a prendermi dicendovi subito che viene in cuore. No. No. Sta là. Nel mio augurio. Ci sta il Vangelo. Non dovete mai pensarla come un autauto assoluto. È la capacità divina infinita. di condividere con noi. La nostra fragilità. La nostra paura. La nostra scontriza. Vedo sempre con ammirazione. È la cosa che proprio adesso. Il solito problema. No. Che noi vecchi abbiamo la schiazzina facile. Dove. Questo mi muove molto facilmente al pianto. Vedere proprio. Una situazione che di per sé. Non va. È il Vangelo. Che la accompagna. Con dolcezza. Con eleganza. Quasi con un sorriso. Sicché. L'esperienza del Vangelo. Non comincia. Quando io esso. Dal mio male. E dal mio passato. Ma proprio quando si sono dentro. E non uscirei. Da quel male. Da quel peccato. Se non fosse. Il Vangelo. E con dolcezza. E pazienza. Mi prende per mano. Mi aspetta. E capita qualche volta. Una specie di contraddizione. Perché. Io. Capisco. Che lui. È lì. Con la. Bellezza. Affascinante. Della sua parola. Questi giorni. Stiamo. Commentando. Nella. Liturgia. Feriale. Gli ultimi salvi. Della. Bibbia. Quindi. Quindici salvi. In questi giorni. Salvo. Meraviglioso. Che. Tra l'altro. Appunto. C'è stato. Per. Si stanno. Tempi. Perché. Perché. Nel nostro. Passoidale. Andamento. Della. Previera. Familiare. Noi. I 150 salmi. Se li legiamo tutte le settimane. Alla mattina del lunedì. Tiviamo il salmo 1. Tiviamo il 150. Alla sera della domenica. Però. Si commenta in questi giorni. Salmo 138. 139. No. No. L'ho diviso in due. Perché è un po' lungo. Una cosa. Di una bellezza divina. Che. Non si sa. Come. Neanche. Assolutamente. Come contenerla. E tu dici. Ma. Caffè. Tutte le settimane. Lo dico. Come se fosse aria fritta. Distratto. Penso il soffritto. Sono arrabbiato. Con un fratello. Fisato. E c'è questa meraviglia. Amo l'umiltà. Della parola di Dio. Che pianta con umiltà. La sua tenda. Nel mio deserto. E' la festa del Vangelo. E' la consenna. Della vita. Oggi. E quindi. E' per quello. Capite. Che la festa è preziosa. Io. Ma. Ho una specie di professione religiosa. In quel giorno. E quindi. Gli è stato detto. In termini di privilegio. Tu sei il mio figlio. Quindi. Era un po' l'inizio. Di una. Di una baracchina. Insomma. No. E della nostra piccola avventura. Quindi. Non c'era nessuno. Come si fa a mettere insieme. Un lino di professione. Non c'è nessuno. E quindi. E' venuto lui. Insomma. Il nostro padre. Questo mio padre. E' per me. E' una persona. Molto importante. Un angelo di Dio. Lui. E' venuto. Nella nostra chiesa. Di campagna. Io. Ho letto. La nostra regola. Ho fatto. Una firma. Lui. Gli ha dato un bacione. Oh. Buona. Ma.шая. Ma. Eه. Ma. Qui. Ha Givenque. Di quello. La vera. Mette nel dono baptismale, sei figli e divini. Ed è bellissimo quando il Signore lo rinnova, questo. Anche il reto del matrimonio, la liturgia del matrimonio, è un po' più erotizzata anche nei nostri modi di presentarla. Ma invece è una grande conferma della consacrazione della tua vita a Dio. E dice, ma scusa la Carolina, ma in quel giorno lì, attraverso la Carolina, sei consacrato a Dio nel mistero dell'amore. Non è una roba meraviglio, è vero. Quando mi dicono, no, sopportate il patrimonio cattolico, per sempre. E' vero, è per sempre la cosa che da fine, la mia vigila primavera ormai ha detto anche lei, di tanto mi sei detto, ma, dice, siamo 40 anni, che siamo in sé, non basta, no, non basta. Vai avanti, prova, prova, è vero. Ma non è una questione di durare, è vero. È che la Carolina diventa, per te, il segno del Signore. E questo Signore con il quale mangi, con il quale vai a letto, con il quale fai l'amore, con il quale fai i figli. E' vero, è, e lei è il segno del Signore. Come tu lo sei per lei. Perché tutti siamo chiamati a vivere da figli di Dio. Certo, alcuni magari in modo privilegiatissimo. E voi chi lo aspettate che io dite? Massimilio, è il mio vita, certo. E mentre altri mi hanno regalato la parola di Dio, lui mi regala sempre il silenzio di Dio. Lo sguardo. Le lezioni d'amore. E quindi questa potenza di consacrazione della vita, che Dio è capace di fare anche nella condizione più piccola, più ferita, più povera. E mi sono stupito, ma è un figlio di Dio. E tutto questo, come ha detto, attraverso il Vangelo. Attraverso il Vangelo. La consuetudine del Vangelo è la grande salta. Voi sapete che io sono preoccupato anche per la Messa, perché secondo me la Messa salta. Se si va avanti così, salta. Ma non si va più avanti. Sono abbastanza convinto che ormai non si va avanti così. Ma senza il Vangelo, la Messa diventa un insieme di segni, di parole. Adesso bisogna starsi. E i sacramenti, che cosa sono? Se c'è il Vangelo, ma... Cos'è la crisi? È una roba che bisogna fare se ci si può posare. Per cui i meridionali non fanno la crisi ma da bambini. Con le guardie del canto, che si è sempre preparato le crisi perché devono fare la crisi. Ma che cos'è la crisi? Rischiamo di non sapere più se non sappiamo il Vangelo. Senti il Vangelo, rischiamo di non sapere più che cos'è la crisi, ma neanche di sapere che cos'è un nostro figlio, di che cos'è il nostro bambino malato, di chi è la nostra donna. Rischiamo di non saperlo più. Perché è il Vangelo, il greco della luce. E di questa luce che però non è fissa come una filosofia, è vero? Ma che accompagna la tua vita così com'è. Ricordiamo sempre. Adesso stamattina lo ricordiamo in modo speciale. Dopo vi dirò perché. Il libro della sapienza dice che questa parola è antica, è uguale sempre per tutti, ma è come la mamma nel deserto. Che era sempre la stessa pappa, sempre la stessa pappa, sempre 40 anni, ma si adattava al gusto di ciascuno. Questa parola di Dio è antica, uguale per tutti, eppure sempre per te. dedicata a te, regalata a te. È il miracolo questo del pagino. Il miracolo. Qualche volta, due, tre volte all'anno, la predica riesce un po' meno peso del solito. Uno viene a dire, ma scusa, perché oggi parlavi? Ma no. E comunque porto di ciascuno. E lui però in quel giorno lì capisce, ha sentito la parola. Per sé. Perché quella parola è infatti per noi, per ciascuno di noi. Per te che sei allegra e per te è vero che sei sotto terra e stessa. Per te che non riesci a seguire niente di quello che stiamo vivendo. Perché stai seguendo il tuo figliolo che ti riempie d'angoscia e non sei assolutamente l'ingrado. Allora, perché mi riempie d'angoscia? Perché stamattina ho deciso di fare un po' politica. Nel senso che, mi permetto di dire, che quindi questa faccenda del Vangelo e del cammino quotidiano nella parola di Dio è importante. È importante. Bisogna dargli un po' questo testo. È vero? Quindi non chiediamo del Padre Nostro, darci oggi, che cosa? Il nostro pane quotidiano. Che cosa? È questo. È questo. Mi dico se poi il pane ne va messo, il pane se la fette, il pane se la fette, il pane se la perdono. È vero? Darci oggi il nostro pane quotidiano. Perché il libro della sapienza? Perché tra due settimane, se la nostra strada dentro la scrittura comincia il libro della sapienza. Che vuol dire che per qualche mesetto si va avanti, riga per riga, ogni giorno. Allora io mi permetto di fare propaganda per dire, provate a pensarci. Se voi mi scrivete all'indirizzo e dicevo, io vi metto in una roba pazzesca di sedizioni quotidiane e anche voi potete ricevere ogni giorno quel pezzettino e anche due parole che io cerco di mettere insieme prima di venerci a messa qui e alla mattina a testa. E così la strada la facciamo insieme. Questa strada quotidiana è importante, capite? È importante. Perché certo si fa fondamentalmente di domenica in domenica. Però anche il cammino verso la domenica sarebbe molto importante farlo attraverso un nutrimento quotidiano del paziente. Oddio ci sono quelli bravissimi, eh? Che loro gli basta la domenica, capisci? Ci sono quelli ancora più bravi che gli basta una volta l'anno. Perché tanto ci si sa, l'hai capito a tutti, no? Perché è vero che ci vedremo tutti in paradiso, no? Ormai noi ci permettiamo di dire su questo in versi di sé più aperto. ci vedremo tutti in paradiso. Non perché se lo meritiamo, vero? Ma perché lui ci vuole bene. E non vuole che nessuno dei suoi strugli vada a tutti. Quindi ci risolviamo tutti lì. Però il paradiso si può anticipare. Perché il Vangelo è l'anticico del paradiso. Il Vangelo è quella parola, quel sostino che mi fa vedere che anche la mia famosa sfogliata, guigliosa, invece è una mia sorella. Carissima. Che devo stare attento perché per giunta mi volesse male, invece sopra che addirittura mi vuole bene. Asino che sono. Ma il Vangelo me l'ha fatto soffrire. Allora, oggi facciamo un po' così. Oggi chiediamo al Signore anche la grazia di questo cammino quotidiano. In 8-10 minuti la cosa può avere facilmente rischi. Leggo tre righe, poi una stupidatina scritta sotto è buona. Però ti adottiamo costruirsi. E dopo il Vangelo è bellissima che te lo ritrovi dentro. E allora te lo ritrovi dentro. Ed è lui che vede al posto tuo, che sente insieme a te, che parla con te. Che tace, che piange, che viene, che sorride insieme a te. È la più grande compagnia. Quella che ti consente poi di avere compagnia con tutti e con tutto. E in fondo ti sartene, eh? Con tutti e con tutto. Sto mattina qualcuno mi dice, ma... Ma... Stai bene? Benissimo. Sto benissimo. Volete che mi dica una roba? Così magari tra un po' E' un po' E' un po' Non ho neanche più paura di morire. So poco di cosa ci sia di là. Però... Però... Un po' Su la meraviglia che c'è di qua... Non so più. E questa cosa, poco a poco... Biasa. Udate l'autoreferenzialità. Ma nei giorni, Complea, Non proprio per me. Un po' Un po' Grazie.