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EpifaniaDelSignore-Giovanni_Nicolini-20100106.mp3

Data: 06/01/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Anche la bellezza delle feste che il Diacono ha proclamato questa sera per metterci davanti a tutto quello che il Signore ha preparato per noi, anche questo conferma lo splendore del dono di Dio e quindi anche, sia pure con grande trepidazione, siamo invitati a prendere atto che è desiderabile il regalo che noi abbiamo ricevuto e deve essere sperato per tutti i popoli. L'Epifania è la festa del grande viaggio dei popoli. È un viaggio misterioso, quasi nello spirito, che contraddice tra l'altro alla sfrezza delle rivalità, delle divisioni, alla violenza tremenda delle guerre e di tutti gli strumenti di morte. Contraddice anche a tutte le divisioni del nostro cuore. Però, appunto, più forte di tutto questo, ci viene annunciato l'irresistibile attrazione che Gesù esercita sulle nazioni. Gesù è una persona assoluta, no? Meravigliosa. Qualcuno può pensare che si tratti di una fiaba. Qualcuno può anche pensare che una persona così forse non è mai esistita. E però la sua semplice esistenza nelle scritture e nei cuori fa di lui un fuoco nella notte della storia assoluta. E quindi c'è questo cammino dei popoli. I popoli della terra hanno un cammino segreto e lo stanno percorrendo. Tutti stanno andando verso Gerusalemme. Il profeta Esaia invita la città di Gerusalemme ad adornarsi con tutta la bellezza che il Signore le ha regalato perché deve ricevere bene tutti i popoli della terra. Pensate, Gerusalemme, il suo muro di divisione, le sue violenze, il conflitto irrisolvibile tra i due popoli. Eppure lì è collocata la speranza. C'è quel piccolo salmo, il salmo 86, che dice che alla fine dei tempi tutti gli uomini e le donne della terra diranno io sono nato là. Da dove vieni? Ah, io vengo da là. E riconosceranno in lei questo grande grembo materno. Dunque c'è questa confluenza dei popoli. In questi anni l'abbiamo anche un po' sperimentata, no? E' vero che c'è tanta gente che è arrivata nelle nostre terre, fuggendo dalla sua fame, dalla sua povertà, dalle condizioni violente di molti regimi durissimi, sono venuti a cercare. Come li abbiamo accolti? Poco. Poco. Poco è male. E mentre invece, per noi questo è un pensiero serio. Se una persona viene a casa mia, io devo riconoscere in lui un figlio che Dio mi manda. E questo è assoluto nella nostra fede. Oh, si capisce, i motivi di questi movimenti delle genti possono essere vari, ma l'interpretazione che noi siamo chiamati a dare a tutto questo è rigorosa. E quindi è Gerusalemme che vede venire, da tutte le direzioni della storia, i suoi figli e le sue figlie. C'è una familiarità che è più grande di ogni differenza, di ogni distanza di cultura, di ogni diversità religiosa. Magari per altre fedi religiose, noi siamo degli impedeli, potremmo essere anche dei nemici, ma per noi, loro sono dei fratelli. E' stato tremendo per me l'urto di questi anni, proprio per questa difficoltà che qualche volta ho vissuto anche nei confronti dei miei stessi superiori. L'imbarazzo di vedere che questa cosa non veniva, ma non può non esserci. Per me il grande dispiacere della terra da dove vengo, io sono un lombardo, è il degrado della regione nella quale sono nato e cresciuto. E' sempre stata una terra di grande fede, di grande forza, di grande iniziativa. Ancora oggi i lombardi sono i più ricchi d'Italia e sono i più ricchi d'Europa. E però quanta chiusura, quanto sospetto, quanta irricizia, quanta assurdità di ragionamenti. E' la contraddizione di questa festa. Tanta parte, se vogliamo approfondire per un momento anche le cause, non ci dobbiamo stupire, perché noi stessi all'interno del nostro mondo siamo un popolo di esclusi. Non abbiamo mai provato da centinaia di anni la solitudine che stiamo vivendo adesso. Lo vedo continuamente. Solitudine degli anziani, solitudine dei bimbi, fragilità dei vincoli sentimentali. E' tutto delicatissimo, è vero? E quindi non è che si possa far colpa a nessuno. Questa poca accoglienza è come una ferita che la nostra cultura e la nostra civiltà si porta dentro. Ma noi, con coraggio, con umiltà, ma con determinazione, proprio a partire da occasioni come quelle della festa di oggi, dobbiamo prendere seriamente atto che noi ci siamo per essere il punto di accoglienza affettuosa di tutta l'umanità. E più di fatto possano sembrare accentuate le diversità, le fatiche, le ferite, e più ancora. E' vero, perché? E' perché se nella tua famiglia un figliolo è ferito, esso di lui si riversa tutta la tua attenzione. Se il suo pensiero è deviato e violento, proprio per lui tu continuerai a operare, a sperare, a pregare. Perché? Perché è tuo. Perché è tuo. Noi condividiamo la Signoria del Cristo. Gesù è il Signore di tutti i popoli. E' stato un grande tema, è stato il primo grande tema che la nuovissima comunità messianica, la prima Chiesa, ha dovuto affrontare. Il primo concilio della Chiesa è il concilio di Gerusalemme, è l'unico che è registrato evidentemente nelle scritture cristiane, nel libro degli Atti degli Apostoli e il problema era quello. Dunque, ma questo Gesù che è venuto, che è il Messia, che è il figlio di Dio, è il Messia per gli ebrei? Quello che hanno aspettato per tutti i secoli, con tutte le loro profezie e la loro storia, o è il Messia di tutto il mondo? E con delle difficoltà, dei compromessi, dei passi successivi, e però, con coraggio, questo piccolo gruppo di persone che erano la prima Chiesa, una Chiesa fatta sostanzialmente da ebrei e basta, ha riconosciuto che però il dono del Vangelo era fino ai confini della Terra. E voi sapete che il viaggio del Vangelo è stato rapidissimo. Come facevano? E loro partivano, è vero, da quella che noi chiamiamo la Terra Santa, e andavano ad annunciare il Cristo a partire dalle sinagoghe degli ebrei che erano già sparsi per tutto il mondo. Io sento sempre con molta forza, con molta gioia, anche per esempio, quella che si è sempre pensato un po' una leggenda, che era il fatto che San Tommaso, quello dei dubbi, fosse andato ad annunciare il Vangelo in India, e in realtà invece tutte le scoperte archeologiche degli ultimi decenni hanno fatto vedere che tutta la costa dell'Oceano Indiano era tutta disseminata di sinagoghe ebraiche già molto antiche, e addirittura si è scoperto quindi l'esistenza di un culto cristiano antichissimo di cui l'Occidente aveva perso la cognizione e la memoria. Quando nel 1500, dietro alle conquiste, prime conquiste coloniali, sono andate anche i gesuiti per portare il Vangelo, si sono trovati là una chiesa del tutto esistente, questo culto malabarico che c'è ancora e sono dei cristiani, antichissima. Il viaggio del Vangelo è stato rapidissimo, le genti l'hanno accolto con una forza straordinaria. Nel breve testo della lettera degli Efesini che abbiamo ascoltato questa sera, pensate che Paolo considera che questo sia in modo assoluto il mistero. Se avete tempo poi, provate a ridarci un'occhiata a questa testa. Il mistero non è per lui il Cristo, il mistero per lui è il Cristo dato alle genti e quindi l'unità, la pace, la pace dei popoli è vero, precisamente proprio intorno al Cristo. Vi ricordate nella stessa lettera degli Efesini lui come chiama il Cristo? Dice è la nostra pace colui che ha abbattuto il muro di separazione, qual era il muro di separazione? Era quello che divideva il piccolo popolo di Dio da tutti gli altri popoli. Israele si è difeso con una gelosia inaudita ma credo proprio per comando del suo Signore doveva difendere una singolarità, una straordinarietà di elezione, di proposta, di ipotesi nuova per tutto il mondo. Bisognava difenderla. Ma quando è venuta la pienezza dei tempi Paolo dice Cristo è venuto per abbattere il muro di separazione e fare dei due, cioè di Israele e dei popoli, una sola razione. Ora, noi siamo appena usciti dal secolo ventesimo che ha fatto degli ebrei le vittime della persecuzione, una persecuzione partita da radici cristiane. Per dire, insomma, no? È la difficoltà della storia. non si tratta di condannare di nessuno, non si tratta di questo. Si tratta di chiedersi però oggi, nelle nostre famiglie, nelle scuole, è vero, come noi ripresentiamo questa potenza del dono di Dio che ci fa però ospiti nei confronti di tutte le genti. E di come questo poi, però, non si può solo pensarlo nei grandi movimenti della storia, ma anche nei confronti del nostro vicino di casa, no? anche nei confronti di un dissidio familiare che rischia di dividerci. Noi siamo uomini e donne della riconciliazione come cuore profondo della nostra tepe. La festa di oggi, capite, è questo che vuole portarci. E proprio, sì, nella panchiera di oggi ci sono rimasto molto impressionato da questa faccenda dei magi perché, avete visto, Dio gli ha fatto uno scherzo tremendo, eh? Perché li ha presi da lontano, li ha portati con questa stella e loro vi hanno affrontato questo viaggio andando dietro la stella. Quando sono arrivati a Gerusalemme si è spenta, si è spenta la stella. E loro, cosa hanno potuto fare? Andare da quelli di Gerusalemme e dire, oh, dove si deve andare? E chi ha trovato? Ha trovato questi pellacce di sommi sacerdoti e di scrivi, è vero, che sapevano tutto e non gli importava niente. è vero, ma dov'è che deve nascere il Messia? Ah, sì, sì, dicono le scritture che deve nascere la Bethlehem, ma è te? No, niente, anzi, dice che tutta Gerusalemme è più turbata, eh? Eh, perché? È perché in quel momento si capiva che stava succedendo qualche cosa che comprometteva tutte queste solidità. È vero, e il grande rischio della comunità cristiana è quello di non avere bisogno del suo Signore e di non avere voglia di intraprendere nessun viaggio. Il rischio è sempre quello di pensare che siamo arrivati al punto, al centro, no? Si sa benissimo che c'è un imbarazzo inevitabile, per esempio. Questo va detto tra Roma e Gerusalemme. C'è imbarazzo, c'è imbarazzo. Quel Salmo 86 che citavo prima che dice che Gerusalemme è la madre di tutti, che è la Chiesa madre in modo assoluto. È difficoltà, è difficoltà. La Chiesa di Roma ha sempre tentato nei secoli, per esempio, di uniformare a sé tutte le altre Chiese, tutti gli altri doni. Adesso, certamente, le cose sono cambiate, si rispettano i riti più diversi, ma, è vero, anche adesso c'è una certa difficoltà a mollare la presa di una certa centralità e quindi di essere accoglienti dei confronti, di modi di manifestarsi e di donarsi del Signore secondo culture diverse, modalità diverse. Noi stessi facciamo fatica con i nostri figli, perché se qualcuno di loro è cristiano, lo ha in una maniera che per noi quasi sempre è insopportabile, è vero, è stranissima, è pazzoide, e siamo pochissimo capaci di percepire, non dico solamente la possibilità della differenza, ma il valore della differenza, il valore. Noi siamo sempre esposti a imporre una uniformità che contraddice il dono dello Spirito, che invece è sempre un'unità nella straordinaria fantasia dei doni di Dio, nell'immensa bellezza della varietà dei Suoi doni. noi non apprezziamo questo, ma bisogna pensare che tutta la fede ebraico-cristiana è giocata precisamente su questa diversità e l'incontro della diversità. Nessuna fede religiosa suppone che al centro di tutto ci sia questa avventura d'amore di questo Dio che per andare a cercare la sua bella amata è vero, si degrada fino a diprendere la carne come abbiamo visto a Natale e morirà sulla croce come abbiamo visto a Pasqua. È lui che affronta la diversità. Tutto questo è dentro nel segreto e nel mistero della nostra storia, nel rapporto tra l'uomo e la donna, nel rapporto tra le generazioni, nella diversità dei pensieri, nella diversità dei pensieri. È vero. Tutto questo pochi giorni fa sentivo appunto parlare, ne parlavo stamattina nella messa che ho celebrato, sentivo parlare di Albert Schweitzer, non so se avete qualche ricordo di lui, una persona straordinaria, un medico, un grande missionario, un pastore protestante, straordinario musicista, no? Che proprio a partire dalla musica di Bach, per sue concatenazioni di pensiero, è stato sempre questo grande amante dell'incontro della persona, del Cristo nelle situazioni più diverse. e faceva una certa critica alle chiese per dire bisogna stare un po' attenti con i dogmi perché i dogmi possono essere un po' bloccanti. Dice, ma allora tu che cosa vuoi? E dice, io voglio il racconto del Vangelo. Molto bello, secondo me, il racconto del Vangelo. Perché anche nell'esperienza che ognuno di noi ha della fede, che esperienza abbiamo della fede? Il racconto del Vangelo. Noi vent'anni fa non eravamo come stasera. Le cose che sapevamo e capivamo e volevamo vent'anni fa non sono quelle di stasera. Perché il Signore per grazia di Dio ha continuato il racconto. Il racconto del Vangelo è venuto avanti insieme alla nostra vita. Oggi i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, i nostri modi di ragionare non sono quelli di vent'anni fa. Non sono. Non perché noi siamo migliorati. Noi siamo forse per sempre piuttosto immusoniti, piuttosto statici, ma la vivacità, la dinamica dello Spirito ci ha portati avanti. e questo allora introduce l'altro volto della festa di oggi, ma mi dispiace poi farvi perdere troppo tempo, che è proprio quello dei magi. Nella ultima preghiera della Messa noi diciamo una preghiera questa sera, in questa festa della liturgia, che nella regola di vita cristiana che io leggo insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle sta un po' al cuore. E che cosa dice quella preghiera? Dice che quella migrazione non è solamente la migrazione di quelli che vengono fino a noi, che è già un grande fatto di cui abbiamo parlato, ma è la nostra stessa migrazione. La vita che cos'è? È una continua migrazione. La verità che cos'è? È un continuo cammino nella verità. Non prenderla umiliandola la verità e bloccandola, imprigionandola dentro un principio, un precetto, un comandamento. Sta attento! Va bene per stasera, ma domani no! Perché? Perché potente continua il racconto del Vangelo. Io vedevo sempre che la mia mamma aveva una specie di medaglia, non so, dove c'era scritto più di ieri e meno di domani. Mi sembra che ci fosse scritto così, no? Più di ieri e meno di domani. È vero? E mi ricordo che lei si chiedeva ma mamma cosa vuol dire? E lei diceva vuol dire che bisogna sempre camminare, bisogna sempre camminare, non siamo mai arrivati e non c'è mai nessuno che è arrivato, siamo tutti insieme a camminare. Per cui, vedete, anche questo cammino dei popoli verso di noi, come possiamo interpretarlo, come possiamo accoglierlo, condividendolo, essendo anche noi delle persone per strada, essendo anche noi in cammino, perché non è vero che noi siamo arrivati, loro arrivano bene, vi prepariamo la minestra, no, il modo profondo di accogliere è continuare a camminare, è camminare insieme, è camminare per mano, è fare attenzione che il ritmo del cammino sia adatto ai più piccolini. Mi veniva in mente proprio un po' di preghiera che potevo fare stamattina che c'è vicino a Betlemme, un posto, penso, del tutto leggendario, dove c'è una grotta, molto bella, fra l'altro, e intorno c'è costruito un grande monastero ortodosso di monache, che è ricordato come la grotta dove i magi venuti via da Betlemme, quella notte lì si sono fatti in addormita, però hanno passato la notte lì, solo che però è stata quella notte in cui l'angelo gli ha detto non tornare a Gerusalemme e via. E loro hanno proseguito verso l'oriente e dice il testo del Vangelo che sono tornati alle loro terre. C'è una cosa molto singolare in quella grotta, questa non è leggendaria, ci sono nella grotta molte tombe e molte di queste tombe sono tombe di mamme, sono le tombe delle mamme e anche di santi, c'è saputa lì la mamma di San Saba, è vero, e fa impressione questo, è vero, perché quando si è lì a me piace molto quel posto, anche se non ci sarà mai passati i maci, non lo so, però insomma è di antica tradizione, appunto quelle lì erano poche centinaia di anni dopo il Signore lo consideravano già un luogo santo, insomma, quindi in ogni caso tanti ci hanno consumato la preghiera e il fatto che lì si hanno sepolte tante donne, tante mamme, mi fa pensare come a un grembo, all'inaugurazione sempre incessante di un viaggio, di un viaggio della vita che deve sempre ricominciare, che può sempre ricominciare, il nostro modo di interpretazione della vita è quella di questo cammino, è vero, quella preghiera bellissima che ascolteremo e che diremo anche questa sera, è proprio per dire che quella stella che illuminava i magi era in realtà il segno dello Spirito Santo che continua a camminare davanti a noi perché noi abbiamo la strada, abbiamo incominciato il testo del Deuteronomio dicevo all'inizio della messa, subito al primo capitolo avete visto, non so qualcuno che ha potuto leggerlo, ce lo siamo trovati subito, no? Perché Mosè ricorda al popolo quanto è stato buono Dio con loro e in tutte le loro vicende, eccetera, così, e dice che nel deserto li ha sempre condotti lui per mano e poi ogni tanto faceva così, che li faceva fermare, cioè state molto buoni lì, fate merenda, non so cosa dovevano fare, e andava avanti lui a trovare i posti buoni per fermarsi, dove non c'erano dei pericoli, dove si poteva riposare e questa preghiera di questa sera chiede al Signore che con il suo Spirito ci preceda sempre, e ci preceda, cammini sempre davanti a noi, perché si capisce che camminare fa paura, se è un cammino nella notte fa paura, se è un cammino in cui abbiamo l'impressione di essere esposti a delle ombre pericolose, ci viene voglia di scappare o di piangere, è vero? Eh, allora abbiamo bisogno di una luce che ci guidi davanti, allora anche rispetto agli altri popoli, non sono loro che devono camminare e noi siamo fermi, si tratta di camminare tutti insieme, eh? Allora, ricordiamo da ultimo anche Papa Giovanni, e Papa Giovanni ha cambiato tutta la vicenda, no? Ve l'ho già raccontato più volte, ma credo che vada bene ricordarselo ancora, che una volta anche per quelle confessioni cristiane che si erano staccate dalla chiesa di Roma, loro avevano preso le loro strade, è vero? Allora si diceva che l'ecumenismo era quello di dire dai, tornate a casa, tornate a casa che vi pigliamo in casa, vi trattiamo bene, no? Vi vogliamo, non è che... pentitemi, avete sbagliato, siete stati un po' passaruli, tornate. E il Papa Giovanni invece ha inventato una formula nuova per l'ecumenismo, ha fatto un'altra proposta, che non è stata quella di dire tornate a casa, ma è quella stata di dire apriamo insieme il Vangelo e camminiamo insieme, camminiamo insieme dentro al Vangelo del Signore. È vero? E siccome appunto qualcuno gli diceva ma Capri, io ho avuto una buona idea, però quanto tempo che abbiamo perso, ragazzi, centinaia di anni di divisione, lui incalzava dicendo, non è vero, non è vero, noi magari si abbiamo perso tempo, ma il Buon Dio non ha perso tempo, perché agli ortodossi gli ha regalato una bella liturgia, ai protestanti ha regalato l'amore vero per le scritture, a noi ha fatto dei regali di grandi santi e di una grande unità e quindi tutti hanno avuto regali, adesso si tratta di mettere insieme i regali. Bene, traducete tutto questo come potete nella nostra vita, nella nostra amicizia, nelle nostre relazioni familiari, nella nostra attenzione ai nostri nonni, nella nostra attenzione ai nostri piccoli, nelle grandissime responsabilità che abbiamo nei confronti della generazione che ci segue. Saremo capaci di essere per loro un grembo di pace? Saremo capaci di trasmettere a loro una sapienza della pace? Saremo capaci di trasmettere a loro che quello che ci unisce è molto di più di quello che ci divide e che bisogna stare molto attenti perché certe volte si tirano su dei muri e si fanno delle divisioni ma non ne valeva la pena. Non ne valeva la pena. Tra le confessioni cristiane ci sono delle divisioni che oggi ci chiediamo ma santo cielo ma come mai ci siamo divisi su una roba così? Ci sono dei vescovi tedeschi che propongono la canonizzazione di Lutero. Allora adesso mi chiedono non so se Lutero può sembrare un po' così santo mi fa piacere saperlo è vero? Però oh ma quanti secoli abbiamo messo in mezzo di divisioni? Quando io ero giovane se un protestante diventava cattolico lo si battezzava lui doveva viurare la sua fede tutte robe che oggi farebbero gridere polli o scantalizzare il pollaio non ci si sogna più se uno è battezzato è vero nella chiesa literale è battezzato allora tutto questo travaglio dello spirito è secondiale è iniziato l'anno nuovo un anno di pace non diamoci ragione nella giustificazione delle divisioni non diamoci mai ragione si può dire buona non sono capace eh un freddo non ce la faccio con mia cognata oh le darei una fedata tutte le volte che li incontro eh va bene ma mettiamolo come nostra debolezza non come una ragione non come una ragione se il Signore vorrà tra un anno ci rivedremo e vi direte com'è andata e anch'io vi dirò com'è andata per me