La domenica con la celebrazione dei primi vestri dalla lettera di Paolo ai cristiani di Efeso dice che ci sono due libri di umanità e adesso è necessario sperare con tutte le nostre forze di passare da questa umanità antica, vecchia, dice l'Apostolo, a questo uomo nuovo, creato in Cristo. E mi pare che in modo molto chiaro oggi le parole del Signore mettano in evidenza qual è la sostanziale differenza tra l'uomo e il vento. L'uomo vento, il figlio di Adamo, è una persona insoddisfatta, è una persona che fa fatica a cantare e che ha un rapporto molto astro con la creazione da una parte e con la laboriosità, il lavoro, l'opera dall'altra, perché ne patisce tutta la faccina. Voi ricorderete che infatti questa era una delle sanzioni date all'uomo nel giardino di Dio a seguito della vicenda del peccato, questa fatica di trarre un frutto dalla terra, questo grande sudore dell'amore umano. Ecco, mi pare che questo oggi si veda con molta chiarezza, anche forse per questa ripetizione quasi ossessiva che il testo dell'Esodo ha con il verbo della mormorazione, questo popolo che continua a mormorare, tra l'altro anche con quella ironia molto interessante di Mosè che a un certo punto si stufa perché continuano a brottolare contro di lui, ma perché ci ha portato qui, moriremo di fame, si stava meglio in Egitto, era questo gran problema, non sanno come cavarsela con la tavola e lui dice, ma insomma, intendiamoci bene, poi non ce l'avete mica pensato con noi, voi ce l'avete pensato con io. E' di lui che siete insoddisfatti. Questo vorrei che un momentino lo considerasse perché anche a me è parso di verificare che questo è comune a tutte le persone, a tutta l'umanità, anche a chi dicesse che in Dio non crede, se di fatto partecipa di questa insoddisfazione dove c'è un grande contello. Io ci dico sempre a far notare che le margherite e i bagnolini sono molto più soddisfatti di noi. Noi invece siamo tipicamente dei mormoratori, insoddisfatti perché questo non va, questo non va, e anche con una continua riscosità tra di noi che però non è altro che è la dimensione più superficiale della nemicitia di pomo, di carri. Cioè noi non siamo contenti del Padre Terro, non siamo contenti come ha fatto le cose, al limite non siamo contenti come ha fatto nostra moglie, ma però in realtà è tutto che non funziona. E quindi viene presentata oggi questa figura che se da una parte continua a essere seduta e illusa, dall'altra però fondamentalmente molto insoddisfatta, non è contenta. Le cose dovrebbero essere diverse, no? I trevi non funzionano bene, oggi fa troppo caldo, domani fa troppo fredda, quello libro non tolato troppo, è vero, l'arcivescovo stupa, il sindaco che non fa il suo dovere, è vero, il governo lavora perché piove, quindi insomma nelle maniere più fatte, è vero, sempre, brontoliamo sempre, le cose non vanno mai come dovrebbero. Quindi c'è ogni tanto qualcuno che ha capito che è colpevole da battere, ma poi tanto non serve a niente perché ritorna subito con un uomo uguale. Questa mormorazione della storia è riscordibile, è riscordibile. È vero, se non appunto in questa prospettiva. E la prospettiva è molto interessante ancora, no? Perché? Perché evidentemente la soluzione non verrà nel perfetto funzionamento dei treni, nel perfetto funzionamento del governo, nel perfetto funzionamento della parrocchia, nel perfetto funzionamento della moglie, è vero, non sarà lì, ma sarà lì, tu, fatto diverso, eh? Tu, fatto nuovo. È vero? L'idea bellissima che lui ha fatto è stata questa. Tant'è che uno marino come San Francesco, la cosa è funzionata ben o no, no? Fatto nuovo l'uomo, vede nuovo talmente tutte le cose, che per tutte le cose, l'ho da Dio, tutto è super bello e quindi anche con una straordinaria acutezza sta scavando fuori il bello da tutto, fin dalla morte, fin dalla morte. È vero perché tutto diventa così nuovo dentro a questa persona nuova che tutto funziona bene. Questo serve, tra l'altro, come tutta la mattina al tornasole, per vedere quando siamo partecipi dell'uomo vecchio e quando siamo partecipi invece, per pura misericordia di Dio, di questa creatura nuova che lui un po' si è divertito a creare a partire da Gesù. Tutte le volte che prontodiamo sicuramente sembra la palpata, è vero? Tutte le volte che viviamo questa dimensione insoddisfatta dell'esistenza o addirittura esesperata, o in ogni caso sempre molto ansiosa, molto sospettosa, è in sé, siamo parte della retezione. Qui non è questione di colpa, di non colpa, di merito, niente. Le cose sono così. Nasciamo prontoloni, cambiamo prontoloni e le cose non stanno mai per il tutto verso. L'ipotesi è che invece possono andare tutto bene, proprio davvero, perché lui ci regala questa curva, questa ipotesi di cambiamento, invece di essere i piedi di Adamo siamo frattenti di Gesù e in questa nuova creazione tutti in qualche modo trovano la sua armonia, la sua pace, la sua bellezza. Anche qui stamattina è portato a messa una qualche avventura, e ce ne è anche lui che porta a messa un'avventura, una qualche malattia, un angosso del cuore. E questo certo per lui sarebbe importante che il Signore ci ti desse una mano e che veramente potesse tornare a casa davvero con il Signore. E non è abbandonato, non è sorgo, non è gettato nell'angosso di morte, ma è raccolto con affetto per la bambina. E fa bene tutte le cose. E non per una specie di meccanismo assurdo, ma appunto perché avendo messo dentro del nostro cuore davanti a noi questa persona assurdo che Gesù davvero in luce, a vedere qual è la sapienza, qual è la verità, qual è la pace, il figlio devo dire, qual è la gioia nuova dell'esistenza. Tutto questo inserito in questo è facendo del pane, pane dalla terra, pane dal cielo. Mi pare che oggi tutto il gioco della liturgia sia in questo. Dicevamo che l'uomo è soddisfatto soprattutto per tutto il suo rapporto con le cose, con la creazione, con le cose che non rendono, che non vanno. E tutto quello che c'è se lo deve meritare lui, guadagnare lui, faticare lui, almeno rubare lui. Insomma quindi c'è sempre una gran matica. E tutto dipende da me, è vero, fino ai soli proverbi falsi, aiuto a tutti questi panni, è vero. In ogni caso c'è sempre questo uomino da solo, se la deve cavare, se non studi i voci e via, e via, se non ti diri le luci e ci sono più il suo più più alto, allora ti diri tutte le luci, è da gran fatiglia. Invece l'altra prospettiva che si spalanca all'improvviso e che per voi però è così bene, è che invece di essere tutto frutto di fatica e angosciante, tutto è regalo. Secondo me, noi veniamo messa la domenica, veniamo a prendere una specie di dolce sperma, per ricordarci che non è assolutamente vero che le cose dipendono da quello che noi guadagniamo, facciamo, otteniamo, meritiamo, ma che tutto è dono di Dio. E questo lo è anche per gente come noi, se siete comune, cioè, che non è che poi si va bene, dei tre titoli che non lavorano mai, però se no, se loro fanno un po' la loro fatica, in ogni caso, tutti facciamo un po' la nostra fatica e tutti meno, va bene? E tutti certamente, non è che possiamo permetterci di divertire, ne siamo il Giacomo e Paperone, niente di tutto insomma, no? Tiriamo anche noi la carezza per sbarcare in un anno, entriamo in tutto il contraddizionale, però, vedete, ditemi voi, se questo miracolo, che oggi secondo me è al centro dell'insegnamento di Gesù, voi non ce l'avete detto. Siamo della gente che da una parte si morbola e rocola, però quando arriva altunque e vuole guardare fino in fondo alla sua vita, alla sua esperienza passata, alla sua realtà presente, ditemi voi, se non è vero che gente come quella che in questo momento è in più a traverso a Gesù è convinta che poi vi faccio tutto, è regalo di vita. È così, è così. È vero. E quindi è la nostra storia, è la nostra famiglia, è i nostri bimbi, è i nostri nomi, è il pane che si va a mangiare e la testa insieme. È tutto regalo. È vero. Questo io so che voi ci credete. Beh, come quando dico che ci credete, è una cosa che avete detto. È una cosa che avete detto. Tanto che se qualcuno vi viene addosso e si mette a carmi dei grandi squasi per dirgli, certo però quante belle cose hai realizzate nella vita e hai fatto questo, io ho tenuto questo, o gli dite, guarda, hai stata tutta fortuna, o gli dite anche una parola più volgare, più efficace, oppure gli dite no, guarda che fate niente. Mi è venuto tutto così. Magari oggi siete nelle lacrime, nella fatica di contraddizioni, di parole che non riusciamo a provare giuste, e delle riscontritte che sperimentiamo e che sembra che noi vediamo che il culo fa la tutta, però quando noi domani potremo rivedere tutto questo nella profondità del nostro spirito, noi tutto dovremmo riconoscere nella diversione del nostro corpo. No, persino le prove, persino quello che in qualche modo può oggi essere riuscito come sventura, dovrà, voi lo sapete, farà parte di questo panno del cielo che il Signore ce lo dà. Secondo me questo cambiamento noi lo conosciamo. Appunto, siamo i grontoloni, siamo i nomoratori, facciamo parte certamente per tanti aspetti della famiglia del povero Vecchio Adamo, e quindi i piedi delle nostre ansie, ma dall'alto è stata creata in noi una persona normale, una persona che finalmente capisce che c'è tutta un'altra prospettiva. La vita è stata meglio sempre uguale, se la c'è del treno della moranza, è uguale, è pure tutto diverso. Io avverto che non è formale per noi, perché ci dimentichiamo. Io quando sento talmente tanta fame quando arrivo a tavolo che mi dimentico sempre dalla preghiera, dallo scantalo, allora se lo gli altri mi dicono che mi dimentico, ma io quando mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi dimentico, mi sembra di dire che è proprio vero che la voglio ringraziare. E' proprio vero. E non ho mai fatto più, insomma, non sono più soddisfatto di nessuna verifica e analisi della vicenda mia e degli altri che pretende misurarsi, è vero, in una certa coerenza tra il risultato ottenuto e la propria che si fa. Non è vero. Noi siamo entrati in questa prospettività nuova. Ed è bello perché tutto il libro dell'Esodo, tutto quel testo che abbiamo ascoltato, è proprio l'introduzione in questa maniera, no? Tra l'altro, ho notato che è una cosa di prevista, ma Dio fa sempre così. Il punto di partenza è che loro sono incaniati e quindi provoca una protesta, non va da qui, non va da qui, non va da qui, non va da qui. E lui risponde a quello che abbiamo. E' così, il nostro rapporto con Dio è così. Cioè, se lui tirasse le righe dritte rispetto alle nostre trottolate e ai guai che compigliate, ti saluti. Invece, fa sempre così, si fa come si deve fare con un bimbo piccolo che se in camba non può fare altro che sottorre. Mi fa una rabbia quando c'è, una qualche mamma che salta per aria, è verrebbe comprensibile. Il bambino, ci ha perso di spugge, le due striglie, ma sapete? Ah, dove mi ha dato il piano? Insomma, va bene, intanto adesso si spugge. Dio in modo non fa così. E se noi cadiamo e ci spuggevano le ginocchia, lui allora ci solleva e anche ci dà qualche cosa di più perché possiamo stare in giù. E quindi viene avanti questo regalo. siccome loro mormorano per il pane, lui gli legale il pane. E' proprio il segno di Gesù, avete? Allora, quando questa nostra umanità mormorante, linghiosa, lui come risponde? Regalandoci il pane del cielo. Stamattina siamo venuti a Messico con tutti i nostri guaietti e con tutta la impressione che o siamo noi o se no dove si va a finire, eccetera, eccetera, però non c'è la gara e via via. E lui dice, regala. Il pane del cielo. Tanto che addirittura, come avete notato, nel testo del Vangelo c'è in punto quella scrittativa che lui dà, a me, perché loro, visto quello che era successo domenica scorsa, con sto diranno i venti anni, pigliano le tasse, forno dietro. E lui rispondo, lei dice, e perché siete venuti? Siete venuti perché avete mangiato il pane, non perché avete visto il segno. Cosa vuol dire questo vedere il segno? Qual è il suo desiderio? Ecco, il suo desiderio, non so se dico bene, a me è servito per esempio questo. Il suo desiderio è che noi non rimaniamo poi legati al fatto che domenica scorsa eravamo la messa, a Dicicini però è stato importante, non so, tornò a messa anche la domenica dopo. E non gli basta, lui non è contento se è così. Lui vuole che noi vediamo il segno. Cosa vuol dire vedere il segno? vuol dire che di fatto questa faccenda, non più pane dalla terra, ma pane dal cielo, diventi la sapienza della nostra vita sempre, il nostro modo di vedere le cose, di scegliere. È vero, mica solamente perché questi domenici abbiamo la messa, ma proprio vi dicevo l'invito della messa, che la messa adesso sia la maniera di vedere, di prendere, di ricevere, di attogliere, di giudicare tutte le cose della nostra vita. Allora lui vuol farci vedere il segno. Il segno appunto è questo, ma questo pane che scende dal cielo. È la sua misericordia. Ed è bellissimo che un punto lì si potrebbe ritrovarlo, super bello nel mestre dell'esodo, perché dice, perché così voglio vedere se camminano su tutto la mia, le mie regole. Le mie regole. Ma cosa serve? Sì, perché non ci dà solo la misericordia, ma anche la regola della misericordia. Da una regolina piccola oggi dice che bisogna ogni giorno uscire dall'accampamento e prendere il pane, quella farina che ti serve per quel giorno, non di più, non di meno. E se c'è una raffone, e se c'è uno invece che fa un po' fatica perché ha un braccio un po' stante, e nel più di meno, poi ha un piccolo piccolo piccolo piccolo piccolo giorno. Le regole della misericordia. E' vero, questo pane che scende dal cielo, quindi questo pane regalo, questa vita non più secondo merito e fatica tua, ma secondo bontà di Dio, ha con sé le regole della misericordia. E la prima regola della misericordia è la nostra sincerità. Medea possibile che andiamo a prendere, è vero, insieme a queste parti decidiamo che facciamo la gara. Questa è questa parte dell'altra roba bene. Quando si doveva fare la gara, chi produce di più, a chi vince di più, a chi trova di più. Siccome adesso è regalo, adesso bisogna che la regola del regalo funzioni però. E che quindi non ci sia chi ha più regalo che deve regalo, ognuno deve avere il suo. Anche noi siamo venuti a messa stamattina, certamente di tutta la diversità della nostra storia. Chi con un'angoscia, chi con una speranza, chi per una festa, chi per un pianto del cuore disposto. Ebbene tutti dobbiamo avere il pane di cui abbiamo bisogno. E' la regola della misericordia. E' vero, questo pane proprio che ci rende tutti figli e fratelli, però poi tutte le sierarchie, il dottore, non è che altro ha fatto l'esame, chi ha preso lì dalla maturità, chi è la più bella, è solo via, qual è la stessa più pulita, chi c'è andata, ehi, viva, Pierino. Ma a messa, a messa arriviamo tutti all'arrivo della Resurrezione di Cristo. Lui ha preparato questo panchetto buono per tutti, tutti ne abbiamo bisogno di questa roba. E la condizione è che ci vogliamo bene come fratelli. E' banale per voi dire che ci vogliamo bene, ma insomma, è talmente dura che a me piace dirci. Bisogna che ci vogliamo bene, bisogna che teniamo tutto per l'altro, perché lui direbbe a noi. Non possiamo non volerci bene come di noi, perché adesso cambiamo solo perché lui ci conviene. Dipendiamo da questo. Ecco allora c'è questo pane che scende dal cielo. Non so se che cosa vi ha ricordato. A me ha fatto venire tutto questo. In quel deserto, perché il popolo sta affrontando nel deserto, infatti non ha niente da mangiare perché è nel deserto. E' nel deserto che lui fa scendere questo pane dal cielo. Nel deserto c'è una ricostruzione del giardino. Che giardino intendo? Quello perduto, quello al vizio, quello dove c'era l'albero della vita, quello dove si poteva mangiare tutti i frutti, quel giardino russureggiale e perduto. E poi quel giardino viene mirabilmente ricostruito nel deserto. E' bellissimo che vengano ricostruiti nel deserto. Perché altrimenti se no i giardini ci sono solo in certi punti, bisogna fare delle corriere, non le solite corriere che bisogna organizzare perché uno si è sollevato per aria, l'altro ha visto tre volte la Madonna che gli ha detto ciao ciao. Ora ci sono dei posti spezzati dove ci sono dei giardinetti. E' nel deserto della mia vita che non succede mai in YouTube. E' un giardino che non ci sono più posti privilegiati, né anime privilegiate, né crisi privilegiate, né situazioni particolari di merito. Io sono più bravo, ti voglio più bello, niente. Nel deserto, in quella zona desertica della persona e della sede di ciascuno di noi, il giardino inizia e fiorire il giardino. E' un giardino evidentemente che non ha forse che l'aspetto lussureggiante del timidio, ma che in poco a noi piace molto di più perché è il giardino per noi. E' il giardino dello sguardo pietoso del samaritano che si ferma sulle nostre ferite e ci versa sopra l'odio dello spirito e il timido del sacrificio. E' il giardino dell'amore. Forse il primo era il giardino della bellezza, di una funzione così anche molto naturalistica. Questo giardino austero in cui la nostra vita cammina e dove noi continuamente ringrappiamo il suo dono è un giardino forse più povero, ma infinitamente più espressivo di quello che veramente conta e cioè che contiamo qualcosa per qualcuno, cioè per lui, e che lui ci vuole bene e che non siamo da soli. Meglio un piccolo giardino nel deserto, ma tutto regalo d'amore che un grande giardino che sono riuscito io a costruirmi e vero a farlo perché quello è capitato. Allora da qui nasce il consiglio. E' il consiglio che Gesù dà a un certo comando che rappresenta un po' il punto più difficile del trame del Vangelo che abbiamo letto questa mattina, mi sembra. A un certo punto lui dice procuratevi non il cibo che ferisce ma quello che dà la Biblioterapia. Su questo procuratevi c'è un po' un problema, perché in realtà Gesù ha usato una parola che non si riesce a dire in italiano, certo, che non si riesce a dare completamente senso. Però è come se lui avessi detto operate il decimo. non quello correttibile ma quello nuovo, non quello dalla terra ma quello dal cielo. Operate. Tant'è vero che loro, che hanno capito perfettamente, proprio più avanti di dicono. E noi ci dobbiamo fare per operare l'opera di Dio. C'è questa faccetta dell'operare. Un po' per capire cosa vuol dire qui il Signore stamattina bisogna pensare a quella faccetta dei talenti. Di quanto lui aveva lasciato 5 a 11 all'altro. E lì la parabola diceva che i pulbastri avevano operato nei talenti. e operando nei talenti siamo modificati. E allora cosa vuol dire operare nel cibo che non perisce? Il cibo che non perisce è Gesù. Il cibo che non perisce sono le sue super parole, la sua sapienza. Il fatto che ci ha detto che è meglio perdonare che vendicarsi. Il fatto che ci ha detto che non si comincia ad andare avanti tra proprio conto facendo la gara. Non bisogna andare avanti tutti insieme facendo supportare tutti gli altri perché tutti avrebbero le nostre fragilità. Tutti abbiamo bisogno degli altri. Non c'è nessuno che può fare il piedino e comandare. Bene, allora tutte queste cose, il teatro che lui ci ha detto ci ha dato, dice operate dentro lì. Rimescolate questo. La vostra sapienza sia questo continuo ritorno al pane fragrato che scende dal cielo che è Gesù. E quindi non si tratta di un'indicazione per la quale le interesse la potreste dire come una scappatora via. E quindi il riso che ci stia parlando, come vi dicevo al rinno della messa, della messa come un rito, fatelo bene, cosa qui. No, vuol dire che in tutti gli anni della nostra vita bisogna saltar dentro con questa sapienza nuova. Non conviene che l'amorosa la consiglia a concepire come una tua conquista, come una roba che tua, una roba... Comincia a pensare a una roba bellissima che hai ricevuto in regalo, che te non ti merito per esempio, che te non sei capace di accogliere come va fatto. E' preziosissimo per questo devi continuamente cantarti di ringraziamento perché ti è capitato l'amorosa più sumber che ci sia. E non ce la meritavi, ce la sta da me anni. Ecco prova a girare le faccende così, capisci? Secondo me il consiglio di questo operare di dentro è girare tutta, è tutto il mestolo della vita secondo questo criterio nuovo. Che tutto quello che intorno è stato tutto regalato e questa regola del regalo della misericordia è quella che funziona in questa vicenda nuova. operati in questo modo. Tanto che loro quando gli dicono, va bene, allora dici che cosa dobbiamo fare per operare le opere di Dio? Lui gli dice, ma bisogna credere, le opere di Dio è credere. E credere cosa vuol dire? In questo punto della scrittura secondo me il termo credere vuol dire accogliere, vuol dire, oi, lo piglio. Ti passa vicino con un regalo, sta tu. Per migrizio, per dimendicato, perché sei orgogliosetto e il regalo non lo voglio. Eh, niente. Piga il regalo, Santo Cielo, piglio il regalo. La fede è imparare gli altri regali. La fede è accorgersi del regalo che hai intorno e lo prendi. Forse per regalo te oggi sei già capace di dare il nome di Gesù, come, Dandida, Barsa Gesù, Dalla Finch, no? Venite, questa è la Cielo. Non sai Gandida, però non ti sembra? Poi provare a capire a testa. No? Anche perché magari la comunione se hai capace già la prende. Poi, poi, qui sei sempre da niente, no? Invece proviamo a imparare a prendere tutto come si prende l'Eucaristia a messa. Regalo, regalo. E qui, qualcuno fa mai le sale prima? Vediamo chi può fare la comunione. Rispondi alle domande. Siccome hai il processo di rinforzamento del fatto che il fatto sia apposta, nessuno chiede niente a questa chiesa, è vero o sì o no? E certe volte, perché? Vabbè, non so. No, primo criminale, se io fa la comunione, no, perché voi non scherzate mica. E' vero, però no, così. E arriviamo convivenzialmente. Quindi questo posto è un posto dove noi celebriamo questa misericordia di Dio che non guarda in faccia vicino senza vivere, capito? Tanto che, tanto che certe volte mi capita, che l'occhio di Dio è solo che non... insomma, che non viene a prendere questa roba, questo regalo, sapete che io voglio dire ma vieni. Perché lui magari non c'è ragione, ma fa bene stare lì, niente da dire. Ma ha così paura che lui creda di non meritarsi o che pure per andare a prendere le sue sue risorse, o che pure per andare a prendere le sue risorse, o che per tre narici, o che per tre... E' vero. Allora, questa cosa, che pensavo un po' la vita così. Sai, io vedo che quando uno, il bambino, magari prima se anche non veniva, insomma, ne erano altre due, davano a basta, non ce ne erano troppo a condizioni, o ce ne erano già cinque, più o meno, troppa grazia, poi arrivano... Poi ce ne erano di un bambino. E mi sembra sempre che gli prendi le mani. All'infinita pelle, per regalo di Dio, no? Stamattina dopo la preghiera, ho portato su da Giovanna a vedere come dormivo il nostro bambino, non ralle con le mie figlie di questo. Ho messo in un uomo stranissime, bellissime, per regali meravigliosi, signor. Trovare a vivere così. Operare il cibo che non perisce in un parco, non vi abbia bisogno di stare a mangiare. che appunto potrà essere massimale per chi ovvia, però tutti i piccoli, no? Ha capito tutto. Gli basta che sentire il tollo della voce di sua madre, che sente la voce degli altri. E poi tirare, no? Era un po' più lì. Però tirarsi un po' in questo nostro sospetto. Non è vero. Ci darsi un po', no? Vedo, ci darsi un po'. Mi capito alla settezza di un serpentino, non è vero. Può darsi per chi passi quanto si può. Mi pare che operare, voglio dire così. Questo fa sì che io cominci a essere fatto fiorire in certina, nel presente del nostro cuore. E tra l'altro, la faccenda dell'esodo dice quella cosa bellissima che è il significato della parola, no? Perché c'è già questa cosa che si chiamava la manna. E lì vuole spiegare, no? Il signore oggi che cosa vuol dire la parola manna. E allora dice che la parola manna è venuta fuori così. che loro uscirono dalla tenda insieme qui a porto le loro canestrini per accogliere queste artarie. E poi ci venono fuori e dicevano, ma che cos'è? Perché dicono che si direbbe così, ma... Allora ci venono fuori e dicevano, ma di cui ho potuto domare. Ed allora lo si chiamò così. Guardate che bella è questa roba. Perché? Perché vuol dire che il dono che ogni mattina io preparo fuori dalla testa della tua vita e tu esci a prenderlo, no? Non è mai scontato, perché non è meglio che hai capito, no? Vecchi come siamo, non è capito niente dell'Eucharistia. Infatti noi la più comunione la facciamo fare ai bambini un po' così, sono buona, mamma contene... Voi che imprendiamo che sappiamo che cos'è, che cos'è la sentita? Sarebbe contro la parola sentita, ma che cos'è? Eh, non si sa, dai, ma che cos'è? Perché è troppo grande. È troppo grande. La speranza della fede è così, che si esce tutte le mattine fuori dalla testa della vita e si trova il regalo di Dio. E si trova il regalo di Dio. E si trova di sì. Ma che cos'è? Eh? Ma che cos'è? E non si sa dare risposta, perché la provocazione che viene dalla bellezza, dalla fortuna, dalla forza di questo dono, è più grande per le nostre possibilità di comprendere e di accettare. È vero? E quindi delinea una vita sempre sorpresa, no? Davanti al dono di Dio. È una bella speranza, no? Che fa' fatto. È vero? E' un certo giorno con i miei amici, i giovani, andavamo a parlare appunto della sapienza. E ancora una volta veniva abbastanza bene in avanti l'evidenza di questa sapienza nuova del pane che scende dal cielo invece che veniva su dalla terra, no? Questo pane rovesciato, diciamo. Perché il pane che viene su dalla terra, secondo me, esiglie tutte le dottrine, delle teorie, delle scienze, eccetera. E quindi a un certo punto quelli che ci sanno fare imparano tutte le regole, ci sanno tutto, no? E quindi ci sanno benissimo i tempi, i uomini, i modi. Per cui tutta la vita per loro è ormai un indovinello spiegato. Non c'è niente di riscaldi. Non c'è resto di stupirli. Ma se io mi vesto delle orecchie, loro non sono stupiti perché sono più ebbi che la mia psicica è malata e non l'aveva mai vista. Insomma, quindi non c'è sorpresa per loro perché sanno sempre il tutto. E' per questo che sono così braioso. Invece i sapienti del pane rovesciato non sanno mai niente. Vanno fuori continuamente dal cortevo e gli stanno dicendo ma lì. Lo dicono davanti a un bimbo, davanti a un vecchio, a una cosa che succede, alla messa di occhi. Lo dicono sempre perché invece di avere degli occhi da ubi, è vero, hanno degli occhi da bambino, ma è sempre più da bambino. E quindi sempre più da farsi istituzionarsi del regalo di Dio. E quindi la domanda che cos'è, invece di risolversi nei cuori di questi sapienti rovesciati, di sapienti dal cielo, la domanda si ingrandisce sempre. Lo stupore sempre più grande, la loro immersione nel mistero della bontà del Signore è sempre più forte. Grazie a tutti.