Il tratto che abbiamo ascoltato dal libro di Giove è breve, molto complesso, dovrebbe veramente essere inserito in tutto il grande discorso che questo antico fa. Ma basta forse per noi dire che i pochissimi versetti che abbiamo ascoltato sono una progenia straordinaria, drammatica, tra due ipotesi che nel pensiero che sulle labbra di Giove appaiono, da una parte la subitato della vita affacciata alla morte e dall'altra il grido forse quasi ancora angosciato tuttavia di una speranza che questa ingiustizia radicale sia critica. Perché mi pare che questo sia un poco il tema forte che in qualche modo sta sotto a tutto l'alluccio positivo, peraltro di speranza, di pace, di bellezza che è niente in questa domenica. E cioè sotto a tutto ci sta l'ingiustizia assoluta, drammatica della morte. Non c'è una cosa più ingiusta della morte. Se ne fanno un sacco di giustiziazioni, tutte le scienze umane si apprendono a giustificarla, la teologia da una parte, la fisica dall'altra, la giudiscudenza dall'altra ancora, qualche porta purtroppo persino la teologia. Tutti si preoccupano di giustificarla o altrimenti di trasformarla in una spaventosa piatta di accuse, non perché è rifatto, è derivata dalla colpa di qualche uno. Ma Giobbe, che è probabilmente tutta la relazione antica, la figura più matura, la profettia emergente della persona del Signore, proprio perché è profettia di Gesù Cristo, proprio per questo in modo drammatico grida di giustizia della morte. Voi sapete che nello svolgersi di questo libro tutto è incentrato sul grande battito nel quale tre figli, amici di Giobbe tentano di dimostrare che questa sciatura di morte che è piombata su di lui ha evidentemente le sue radici, le sue ragioni di qualche cosa di male che Giobbe ha compiuto, oppure effettivamente di qualche cosa di avvelenato, di mortale che Giobbe porta in sé. E in modo talvolta persino sfacciato tutto il libro è da parte di Giobbe, questa immettiva che diventa a un certo punto culminante un'immettiva contro Dio stesso, perché in realtà lui sostiene che oltre certi limiti di ragionevolezza e di verifica, quello che però gli capita è così assurdo che non si può stabilire nessuna connessione con qualunque pensiero o parola possa essere avvelita. E quindi grida appunto in modo assoluto l'ingiustizia della morte. È molto santo questo, è molto importante, è molto importante per noi qui questa mattina, è rendito proprio come un assoluto. Chi giustifica in qualche modo la morte anche è solvere un frammento, di fatto è certamente fuori dalla nostra mente. La morte è un orrore, la morte è la migrazione della vita, non c'è niente di buono nella morte. E come giustamente ci è stato anche recentemente insegnato, se c'è un segno di superiorità di questa povera e fragile creatura che è la creatura umana, se c'è un segno di suprematria di questa strana creatura su tutte le altre, è certamente questo malessere profondo che in ogni persona sensata, il cuore semplice, non può non esserci davanti a questo dramma ingiusto, perché noi non siamo stati fatti per la morte. Non c'è niente da fare. L'abbiamo usata dal principio, ma la mente, di unicontro gli altri, contro noi stessi, l'abbiamo addirittura collocata nelle mani stesse di Dio, ne abbiamo combinati di tutti e non c'è un'attività piccola attraverso questa faccenda della morte. Ma resta che in fatto invece la morte è un assurdo. Noi ne avvertiamo da una parte l'aggressività e l'insiccita, per cui, come dice l'Apostolo, ci sembra talvolta di vivere esposti alla morte. E dall'altra, però, la perdiamo come la realtà che più intimamente nega tutto quello che noi siamo. Anche, certe volte si sentono, no? Scorsi, spaventosi, che in qualche modo la giustifica, di bellissima, d'altra parte in questa situazione, quando uno arriva a tanto, tutto è un rinno, un rinno, indegno anche di una condizione umana che per ipotesi nulla conoscesse, non è anche un frammento, non c'è nessuno che è così. In ogni modo, anche senza bisogno di mettere il giro in campo, noi avvertiamo in ogni caso un decadere di quell'essere proprio Dio della creatura umana che davanti a questo dranno può che giustamente ribellarsi, facendosi delle domande importanti anche su Dio. Anche perché io, devo dirvi francamente, se ho idea qualche volta di avere un po' di fiducia nel Dio Signore, è perché Lui mi viene avanti sempre e solo per dire che è uno che tira fuori dalla morte. Se per esempio lo pesi, lo metto là a pesare, la vita in me per dire te sì e te no e mi avvia verso un corno, non è, non è, non è il Dio, non è il Dio di Gesù Cristo, non mi interessa e anche se prevalesse di Gesù Cristo, non è il Dio. O è salvatore, o che mi serve? Ha fatto tutte le cose, è bene, bellissime e anche con tante cose. Qui la provvedenza della storia è bene, però io faccio esperienza, continuamente, in una vicenda di Gesù Cristo, ma che è un po' di da te, o è il Dio? O è salvatore, ed è prima di tutto salvatore da questo assurdo della morte con l'interesse. Perché la morte è giusta per tutti, per tutti e per te è giusto per me. E mi spalto da venire contatto una volta, quando questo scrittore preguisse la Dio al processo contro Aica e di come lui aveva desiderato che si facesse giustizia contro questo sanguinaio assurdo, un bello, alla fine l'hanno chiamato e poi lì in quell'aula l'hanno contattato a morte nella odietà nella percezione se volete anche messa ma che si fa in questo con questo piccolissimo incidente finale di questo incrocio degli sguardi perché mentre tutto si scioglie e tutti vanno via gli occhi di questo scrittore e gli occhi del condannato a morte si trova e in quel momento ogni ragionamento precedente cade anche in un ebreo che afferma evidentemente di non credere in Gesù e anche in un ebreo che come questo scrittore straordinario a motivo dei patimenti indicibili subiti nei campi di concentramento antistico dice che anche Dio è morto anche il Dio dei padri anche il Dio di Abramo di Isacco di Giacomo ha fatto silenzio e quindi non c'è e dice che dopo il lago Dio non c'è è impossibile lui dice che Dio abbia permesso una cosa così non c'è non c'è è stato muto quindi è stato Dio di tutto eppure anche lui ha dentro al suo spirito una vibrazione che notate bene non voglio adesso far fare dei passi ingiusti di pensiero bisogna molto rispettare sempre i procedimenti di pensiero anche di chi non crede di anche di chi dice di non credere in Gesù anche di chi dice che non crede in Dio no? è anche bellissimo sempre fare la strada insieme che è detto come nel reale pensiero che lui lo ha e che però non ci impedisce di cogliere certe invasioni dello spirito che perlomeno ci commuove quanto mi commuove il seguito di questo sguardo incrociato che gli fa dire semplicemente di non avere più accettato quella morte non solo ma di avere visto misterioso dietro a tutto questo dietro a questa settezza giusta aspettata ovvio un misterioso spazio di inocente innocente innocente la morte non può pretendere non può pretendere di coprire l'universo del cuore di ogni persona fino a quel che si possa dire se lo mette per cui è stato significativo che la sua vita terminasse nella morte no non va misteriosamente c'è uno spazio di innocente io lo so perché c'è questo spazio di innocente io lo so e siamo riuniti per questo stamattina dietro a ogni creatura c'è uno spazio di innocente di innocente perché l'innocente è il modo per lui ero alto e voi sapete che quando noi abbiamo una persona la difendiamo ma quando la difendiamo non facciamo semplicemente un atto giuridico tribunalistico ma di fatto immettiamo luce nella persona che abbiamo immettiamo speranza nella persona che abbiamo immettiamo bene nella persona che abbiamo come dice così fortemente l'Apostolo stamattina nel trato della lettera romana siccome ci ha amato fino a morire per noi ecco qui la morte che risalda fuori e la ritroveremo ma con un nome luogo un conto luogo siccome ci ha voluto così bene da morire per noi anche se eravamo peccatori e guardo eravamo peccatori ci ha fatto il docente dice sei il docente tu no si sei il docente no ho sbagliato tu ho equivocato tu sono qui questa mattina e mi avessi senza fe e allora sei innocente tu no si e qual è questa possibilità di dire di si di una via innocente è l'essere come dicevamo ieri al di là di me la tenta dell'innocente il luogo della sua misericordia il vaso riempito dalla sua misericordia colui per il quale è morto e questa potenza dell'essere colui di te ci fa voli è così no è così perché è chiaro che all'orviso bisognerebbe dire anche questo e cioè che poi peraltro nessuno può con strapotenza con temerarietà pensare di avere la vita in mano no perché siamo poi peraltro invece terribilmente fragili terribilmente feriti ma allora come può dibattersi ecco questo è il punto in cui noi abbiamo incrociato questa mattina il brano di questo antico gioco tra un grido un'inventiva contro l'ingiustizia della morte e un grido altrettanto alto per dire non è così c'è qualche cosa anzi c'è qualcuno questo qualcuno chi è è colui che ci vuole bene è la persona che ha piatto a loro ci vuole bene è l'amore che tiene in vita è l'amore che tiene in vita dunque per nessuno la morte è giusta per nessuno la vita è scontata ancora una volta bisogna ritornare a dire che l'unica realtà possibile l'unico fatto che ha la possibilità di spiegare quello che succede mica ai cristiani ma a ogni persona è solo la risurrezione di Gesù solo quella significa solo quella nel senso che ogni persona è sempre un emerso dalla morte sapete quanto è un evento è superficiale è banale il principio di grande violenza ritenersi in qualche modo collegati a dei principi di vita c'è sempre stato un po' questo tentativo e fa parte dell'istinto della nostra carica trovare un segreto che ci colghi alla sorgente della vita possessore della vita tutto questo non solo è illusorio ma è stato sempre principio anche di itinerari orribili ma adesso non è l'uomo di occuparci quello che è certo è che invece la vita comincia ad assumere un conto di un uomo anche nel linguaggio comune quando comincia ad essere percepita come regalo la vita è un regalo ringrazio il mio papà e la mia madre che mi hanno dato la vita bravo eh passo tutto passo tutto il tuo pensiero al tuo religione la tua cultura se sei un maschialzone non guarda dietro se hai capito quella roba di se ti ti voglio di dire hai detto è giusto alla persona che con la sua carenze il suo bacio il suo pensiero viene a te e ti strappa dalle angosce della tua solitudine o della tua paura o della tua morte e tu dici guarda mi forniti il soffio di bene dici bene questo ve lo dico per dire che mi sembra che questa esperienza concretissima della vita come dono guardate che siamo al centro di tutto eh se non è vero questo andiamo via se non è vero che la vita è un dono allora è vero ecco e allora mi piace inseguire questo dono della vita appunto anche nei frammenti dell'esistenza nel linguaggio più sommesso più comune che molto spesso è quello che nera di più la sostanza perché se ci si mette dentro nei discorsi grossi magari si piglia anche un po' paura e invece l'invito gentile della sapienza cristiana è quello di fare delle verifiche piccole semplici per esempio chi ci perdona per esempio chi ci perdona e non sono e non tanto in atti estriciti isolati di perdono perché ho fatto uno sgraffio uno sgarro tu mi hai perdonato certo ma in quella trama sottile del perdono che è l'esistenza propria di chi vive insieme no? dice il sangue è bello e soate che i fratelli vivano insieme e cosa vuol dire vivere insieme se non appunto in questo fondamentale schema del perdono per cui tu sei sempre portato dall'altro la tua ferita la tua paura il tuo sbaglio la tua voce sgradevole il tuo sentimento invadente tutto l'altra persona le altre persone che ci sono intorno si fanno mantello di misericordia e coperta che quegli antichi figli mettevano sul corpo di Noè del padre ubriaco per non vedermela per conto ognuno di noi non ce ne rendiamo conto ma vive vive perché continua invece qualcuno che la avvolge di questa coperta della misericordia ciascuno di noi è salvato dalla sua vergogna che è la nostra stessa poi ludità creaturale insomma è quello che siamo no? è solo per vita che ai tagliolini si mettono i pantaloni loro non hanno nessun bisogno di coprire la loro comunità noi siamo noi siamo c'è una belletta ferita che deve essere custodita protetta riparata difesa pena in diventare un'aggressiva generabilità dell'esistenza invece abbiamo tutti bisogno di essere tuttati tutto questo riparo carentevole della carità che cos'è? se non la vita lui dice così no? l'apostolo oggi quando eravamo ancora a peccato è morto e appunto qui il rompe il rompe per noi per tutti noi nella realtà concreta della vita sempre sempre parte di un petegoletto nelle circostanze stesse dell'animo di molti come siamo ammessi stamattina per un incidente di essere tutti a dire Dio mio come è fragile vero? Dio mio come viviamo affacciati alla disperazione e stamattina mi sono alzato come sui piedi dal letto e vero? così con questo vestito signore potevo dovermi alzare di speranza ma tu non l'hai consenuto perché ci vogliamo bene perché ci vogliamo bene e pensate che il miracolo cristiano è così alto che ci vogliamo bene più di quello che uno vuole bene alla sua vita che è roba da male che sfiora quasi errori sfiora quasi un masochismo suicida che sarebbe evidentemente del tutto opposto alle cose che ho tentato di dirvi eppure ci vogliamo così bene che moltissime volte mi viene da dire al signore oh signore facciamo un fatto adesso puoi bisogna che prima vado a io perché se ancora non c'è più non so come tante volte ci siamo detti qui nella nostra vecchia chiesa è vero che ci vogliamo un momento a morire cosa vuol dire volersi un momento a morire è una specie di dire ma vengo io è un assoluto bisogno di pensare che possiamo ripararci l'un l'altro con la potenza enorme del nostro volerci bene da riparare sempre la vita dell'altro anche con la mia morte nella mia obbedienza fino alla morte nel mio desiderio che la mia vita con tutti i suoi vittenti le sue ferite le sue mancante però di all'è questa belletta che abbia la possibilità di essere appoggiata misteriosamente su questo altare accanto al pane e al vino cioè al corpo e al sangue di Dio che è unico fra tutti di Dei che è morto per la morte perché ci ha voluto troppo e anche io che si chiede c'è una specie di esagerazione nella fede che è determinata dalla esagerazione della carità e l'esagerazione della carità è la carità di Dio e la carità di Dio è la croce del nostro Gesù c'è questo intervento travolgente del libro di Giobbe il libro di Giobbe alla fine è come un libro giallo dove alla fine non si resiste anche perché non si può più è vero di tutte queste violente verbali allora il Signore ha la coda del testo che sia così piacere che Dio ha la fine dopo davanti un po' sgrigliati difendi da Giobbe che bello che grande fortuna che Dio difendi dall'innocenza della morte di Giobbe che bello come ci fa subito fluire nel grande abbraccio di Gesù come ci immerge subito nello splendore della nostra vita siamo gente che si muore bene e che dunque si dà la vita noi il mistero della risurrezione non siamo tanto capaci di esaminarlo nel dogma e ci piace invece intensamente percorrerlo nei passi dolci quotidiani della nostra vita pur tribolale pure continuamente sostentare anche in più libri anche in quelli che apparentemente tra di noi possono essere più freddi più in di di di di di e quindi vedete la vita dicevamo prima è un dono adesso vorrei dirvi una cosa in più per sigillare anche qualche cosa del brano del Vangelo siamo voluti perché siamo voluti bene la vita è un dono, certo e qual è il dono? essere voluti bene che cos'è che ci tiene in vita? essere voluti bene che cos'è che continuamente ci strappa via dalle nostre morti? il nostro essere voluti bene e oggi no? quella confidenza meravigliosa questi capitoli del Vangelo di Giovanni a questo punto no? del cammino del Vangelo, della memoria evangelica ci danno tantissime confidenze tra Gesù e il suo papà e qui scopriamo per un momento questo vero, per l'intimità di Gesù con il suo papà e veniamo a sapere di questo affidamento meraviglioso e di Gesù che quindi può dirci che il Padre ci ha affidato e che quindi non andremo a perdere e nessuno va per tutto e chi avesse qualche motivo di pensare con tristezza è stata affidata di Gesù e non va per tutto figuratevi che questa etretta della carità riempie anche noi talmente di un senso di pienezza che moltissime volte ci viene da dire ah voglio vedere se qualcuno me lo tocca e hai l'impressione di poter proteggere di poter vincere la persona che ama qui nessuno può il dare ti senti forte tra i miei esempi questo volere di venire da morire ti senti forte e mi dice no no non si dà anche anche Gesù ce lo dice siamo tutti nelle sue mani siamo tutti che non so ma tutto questo traveri in noi in una inevitabile passività perché ci pare che dire ma insomma sta roba sta misura poi invece ce l'hai anche io ah che bello anche tu hai lo spirito non sei solo certo hai preso subito piano la sua maniera di vedere la sua maniera di pensare e quindi fondamentalmente la sua maniera di morire tanto che sempre alla ricerca di qualche definizione di nuovo della fede perché siccome sempre abbiamo l'impressione una vera o di perdere oggi si impone la definizione della fede in questo orizzonte di questa posizione e poi la fede di sassurri di grande picciato che si è preso un po' la raffine grande grande grande un po' la fede di piccola che ha detto a tutti i suoi che erano nel mondo li ha basso in alla fede o io l'ho visto anche in parte la gente che diceva di non credere neanche a gatto ha voluto bene sino alla fede sino alla fede ha celebrato la fede ha reso presente Gesù che meraviglia che meraviglia che ci è stata data mica quegli e che è stata data che è stata data che ci si è ricambo che è stata data che è stata data della vita delle specie di balsamazioni anche perché poi vista in questa direzione c'è anche da dire che la vita è abbastanza stufata quindi c'è anche una certa provvidenza che ci si è ricambio perché insomma poi è alla lunga no? insomma ma è mica quella linea questione no? è questa vita eterna che vuol dire sempre lì e che prima di essere un limite quantitativo perché possiamo poco capire cosa sia per i secoli dei secoli e dei secoli quindi lo possiamo poco capire ci è concesso nell'attroce di Cristo di capire invece nell'attimo del suo sacrificio d'amore quindi quantità niente di tempo in un attimo solo che è una parola uno sguardo una passività un genere lo spessore infinito della qualità della vita eterna che è una vita tutta data è un'esperienza che si può fare abbastanza facilmente e la fece per la prima volta appunto quando ho con il mio padre che voglio avervela già raccontato 30 volte e proprio nella persona di mio papà che ho scoperto che se una persona vuole molto bene che ama molto e quindi è sempre più rampita dalla carità e nella carità quando la voglio suona il campanello e dice sono qui dice cosa vuoi sono venuto a prendere l'aglio vecchio notaio e mi accorgo non trovo più niente non trovo più niente è proprio perché ha saputo intrecciare con questa arte è proprio perché Gesù ha saputo intrecciare con arte la vita e il voler bene e quando la morte arriva però dove? è tutto spesso come Gesù dice sull'avviso uno che vuole bene ma la morte lascia chiedere è questa l'energia che oggi il Signore in questo giorno vi consiglia a Gesù un nemo non tu