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I DomenicaAvvento-omelia_GiovanniNicolini-Dozza20161127.mp3

Data: 27/11/2016

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ma cosa mi vieni a contare che sta cominciando qualche cosa di nuovo? Tutto è sempre uguale. Può essere un pensiero con il quale ci siamo svegliati questa mattina. Oppure il pensare che sì, uno finché è svelto, giovanetto, pensa sempre che possa succedere qualche cosa. Poi anche i giovinetti di buona speranza devono calare. Da noi si dice vieni giù dal pero. Però noi siamo qui per questo invece. E anzi addirittura con termini più grandi. Come vi dicevo all'inizio della messa, addirittura si parla di fine del mondo. Ma cosa vuol dire la fine del mondo? Appunto la fine del mondo vuol dire l'inizio di una storia nuova. L'inizio con un perdono, con una carezza, con un affetto, con un cammino di pace. Per questo sono venuto qui questa mattina. Perché il profeta, il profeta Isaia, parla di un posto, dice che è un monte. Difficile dire che alla dozza ci siano dei monti, è vero. Ma la liturgia del Signore è sempre un monte. È sempre l'incoraggiamento, l'indicazione a guardare in alto. Fatti coraggio, fatti coraggio. E allora siamo venuti al monte della divina liturgia. Di questo monte si dicono due cose, mi sembra, molto importanti. Innanzitutto che ci possono venire tutti. Papa Francesco incalza appunto con i suoi insegnamenti. Mi sembra che sia sempre più anche guardato male. Da qualcuno però guardato bene. Ampli continuamente l'orizzonte della speranza. Nessuno escluso. Nessuno può essere scomunicato. Neanche da te però, neanche da me. Bisogna dare posto a tutti. E perché? Perché Dio vuole bene a tutti. Non vuole bene come mi avevano insegnato da piccolino, ma era un catechismo del tempo di guerra, si vede un po' bellicoso. E quindi dice, no, ti vuole bene se fai bene. Eh, bisogna che fai bene, se no ti vuole bene. Appunto, tante volte qui ci siamo detti che anzi, se sei giù dal verso, ti vuole ancora più bene. Se sei nella tristezza, con più apprensione, viene vicino a te per restituirti alla gioia. Se c'è stato un litigio ed è venuto su un muro di separazione con quella persona importante, lui è venuto qui, lui, nostra pace, per abbattere i muri di separazione. C'è posto per tutti in questo posto. E nel tuo cuore anche, è vero? C'è posto per tutti. La grande novità, capite? La fine del mondo. È la fine di un mondo con i muri. È un fine del mondo con le guerre. Avete sentito, no? Quella parola bellissima sul disarmo. Quella parola lì ha 2500 anni. Guardate verso la fine del testo del profeta Isaia. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti polpoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri. Delle loro lance faranno falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione. Non impareranno più l'arte della guerra. Capite? Questa è la meraviglia. Ma mai succederà? Sarà mai possibile questo? Sì, è possibile. Perché ci sei tu. Sì, perché da poco. Robo da poco. Però ci sono anch'io. Posso venire anch'io? Puoi venire anche tu. Vieni. Vieni anche tu. Incominciamo un mondo nuovo. Perché vedete la fine del mondo. Che può sembrare una parola tanto brutta. In realtà è l'inizio del Vangelo. Quel mondo fino a ieri sera bisogna che finisca. Non si può più litigare così. Non è possibile che i bambini siano trattati così male. Non è sopportabile che i vecchi siano abbandonati. non è umano. Che uno debba morire da solo. Allora, noi siamo gli uomini e le donne del nuovo mondo. dei nuovi cieli. E quindi se anche ci sono tante cose che vanno avanti alla vecchia, noi siamo qui questa mattina per celebrare, per incominciare ancora una volta una cosa nuova. E tu, mentre io sto dicendo queste povere parole, capisci di essere una persona importantissima. con una missione importantissima. Perché se non vai tu lì a dire quella parola di pace, lì quella parola manca. E se non vai tu a dare quella carezza, quella carne sofferente resta senza carezza. E se tu non apri le braccia, quella persona resta tua. E quindi tu, il piccolo discepolo del Vangelo, sei il grande angelo della nuova creazione, dei cieli nuovi, della terra nuova. Una volta, ricordo, sacco di anni fa, Giorgio Lapira, no? Era un cristiano, un terrone, nato in Sicilia, trasferito a Firenze, sindaco di quella città. Si era messo a fare dei viaggi di pace. Per andare in Cina ci mettevano quattro giorni, dovevano cambiare 17 aeroplanini. Poi ritorno da sto viaggio e vanno all'aeroporto a incontrarlo, ci vanno anche i giornalisti. Ma cosa dice lei? Dicono che qui fra 50 anni saremo 4 miliardi. E cosa dice lei? E lui dice, ma Dio che bellezza! Pensate, 4 mila, è vero, persone in più. 4 mila mani operose. 4 mila, 4 miliardi in più di mani benedicenti. Quante mense preparate. Quanta dolcezza data. Quanti amori celebrati. Che bellezza, che bellezza. Questa è la parola della bellezza. La responsabilità paradisiaca che tu hai nel tuo posto di lavoro, nella tua classe di scuola, intorno alla tavola di casa tua. Persino nel letto dell'ospedale, eh? Anche tu come sei importante, vero? Sei proprio quell'angelo del Signore che è uscito quella mattina e è andato a Nazareth a fare visite un po' amorose di quella ragazzina per farle capire che cosa si pensava in cielo di mettere insieme attraverso di lei. Si sarebbe fatto un pensiero che il figlio di Dio potrebbe venire qui. Ah, siamo entrati nell'avvento. Sì, è preparazione per il Natale. Sì, oggi l'angelo di Dio viene a dire che bisogna rifare tutto di nuovo. E tutto anche di te. Il tuo matrimonio, la tua vita di casa, il tuo leggere, il tuo patire, il tuo far festa. Tutto nuovo, tutto nuovo. Ma c'è la possibilità di rifare tutto nuovo. Sì, sì, sì. Perché la messa è una roba, la messa, dove tutto può finire e risorge. Eh? Allora, oggi ancora con più stupore, siamo qui a dire, ma allora può finire tutto quello che fa patire? Tutto quello che mi ha fatto patire? Può finire. Può ricominciare tutto nuovo. Ecco, noi siamo qui questa mattina a rappresentare il mondo nuovo. L'avete capito, no, com'è? La facciamo. Che noi dobbiamo vivere in anticipo. Eh? Noi siamo chiamati a vivere in anticipo. Ma cosa fate? Qui funzionano le rivoltelle. Ma da noi i pasticcini. Qui tutto è pericoloso. Ma noi diamo pace. E noi siamo al mondo per questo. Per vivere il mondo nuovo. Questo mondo nuovo è cominciato duemila anni fa, con un pochino di preparazione fatta prima dai nostri fratelli ebrei. Un'attesa. Un'attesa. E in questo paesino da niente, Nazareth, andrà a abitare un bambino con la sua famiglia. Famiglia di modesti artigiani. Ma quel bambino è speciale. È l'inizio di una nuova stirpe. Te sei il suo pronipoto, beh. Anzi di più. Sei il suo fratello. Questa è la ragione di incanto di questa prima domenica dell'anno. Adesso andare a casa vuol dire con attenzione, con serietà, con impegno, riaprire la porta a una liturgia nuova. Se ce n'è bisogno, facciamo la pace. Se ce n'è bisogno, asciughiamo delle lacrime. Se c'è bisogno, prepariamo una mensa dove si possa spezzare il pane per tutti. E non ci sia più nessuno escluso. E bisogna stare attenti, eh. Perché si potrebbe anche far finta di niente e non accorgersi di niente. Avete sentito, no? Le scritture sono anche severe. Dice là, ai tempi di Noè, tutti facevano la loro vita, è vero, solita. Seminavano, raccoglievano, prendevano moglie, prendevano un morito e via e via. Tutto è normale, non succede niente. Di nuovo. Ma dice, ma sì, che è matto. Su quella collina che costruisce un barcone. Ma è proprio pazzo. E come fa a barare? Voglio vedere. Poi costruisce una roba su un monte. E lo prendevano in giro. E lui però costruiva l'arca. E sapete, siamo tutti invitati a costruire l'arca. Sai, i tuoi figli li devi far salire sull'arca del tuo affetto. E le persone che incontri per strada, lascia pure che ti rindano dietro. Dice, vuoi fare un girettino per acqua? Dice, ma è qui. No, prova, via e via. E anche al tuo nemico. Prova a dirgli, guarda, ho costruito apposta un barchino. Adesso facciamo un girettino. E il nostro compito, capite, è quello di raccogliere tutti. È vero. C'è un santo da cui memoria è stata recente. Vicino a San Martino, quello importante, c'è un santo dell'America del Sud, un brasiliano, che si chiama anche lui Martino, San Martino de Porres. Lui nel suo convento domenicale valeva niente. E quindi lo tenevano sempre a pulire i pavimenti, a pulire la cucina. E lui voleva bene a tutti. E una volta i frati si sono incagnati da morire, forse con qualche ragione, non lo so, perché hanno scoperto che voleva bene anche i topi. Allora, all'ora del pasto, no, da mangiare i topi. Ma sei matto. Ma è un'altra la cura da dare ai topi. Ma è, no, io, però... E voleva bene a tutti. Ma io mi sono affezionato. Io dei topi ho paura, perché una volta, quando avevo le case in campagna, in una vecchia cascina, è vero, ho aperto le lenzuole e c'era un topo. E lì proprio mi ha spaventato. Però mi è venuto in mente San Martino de Porres, sono buttato per terra la ciabatta, che è stato me, che macello avrei fatto, per far fuori un povero topo. È vero. Il topo rappresenta tutte quelle presenze che sembrerebbero un po' inutili e forse anche dannose. Bisogna che ci sia posto anche per lui. E qui un nostro ragazzotto, insomma, anche piuttosto grandicello, per la verità. Però, sua mamma morta di droga, suo papà morto di droga, lui da ragazzino pieno di droga, ha fatto un bambino con un'altra ragazza piena di droga. E qui i suoi vecchi, i suoi nonni, disperati, dissanguati, rovinati, lo cacciano via dalla comunità terapeutica. Arriva qui, lo vengo a sapere, dico alla nonna, se lo prendi in casa ti sparo, nonno, questo qui me lo piglio io. e se me ne so star qui con noi. Però noi non possiamo dare i soldi per la droga. Allora lui, tre giorni fa, da voi voglio, voglio, voglio, voglio, oh, e qui lui conosce qui tutti, ha preso su un coltello dalla cucina, è andato dalla nostra fornaia, e gli ha detto, devi darmi dei soldi. lei che lo conosce, ma cosa fai lo stupido? Non vuoi giocare? Invece ha capito che non giocare. Risultato finale, adesso è qui alla dozza, adesso è qui alla dozza. Lo tireremo fuori per cercarvi di metterlo in una comunità terapeutica. È nostro fratello. oggi è la persona più importante nella mia preghiera, lui. Io gli voglio molto bene, come se fosse mio figlio, non so, mia nipote. Per me è importante. Siamo tutti molto importanti l'uno per l'altro. quando deve iniziare la messa, se posso sto un po' fuori per salutare le persone, perché non voglio che la messa sia un fatto anonimo, sia un self-service dove ognuno prende la sua roba, no? Voglio che impariamo il colore dei nostri occhi, il tono della nostra voce. voglio che ci vogliamo bene. Voglio che la chiesa della dozza sia la fine del mondo. Ci sei tanto che alla dozza? Beh no, vaci, è la fine del mondo. È l'inizio di un mondo nuovo, sì, dove c'è posto anche per me, che non me lo merito. Dove parlano anche con te, che nessuno ti parla. Dove c'è un posto di particolare affetto per te, che sei venuto a dirmi che hai scoperto di essere malato. È un posto per te, bimbo, che patisci di avere sempre due case, metà settimana una e metà settimana un'altra. C'è posto anche per te. C'è posto per tutti, come nel tuo cuore. Come nel tuo cuore. Ma cosa vuoi? Faccio un mestiere da niente. Non ho niente di importante nella mia vita. Ma che bellezza, così hai tanto spazio per tirar dentro tutti. È vero. Anche Fidel Castro, è vero. Anche lui. A pochi chilometri di distanza, è vero, non sanno se è un mascalzone o se è un eroe. È vero. Bene. È figlio di Dio anche lui. Siamo tutti figli di Dio. Allora, veramente hai cominciato il mondo nuovo. Il mondo vecchio, buttiamocelo alle spalle. Allora, quando viene avanti ancora il mondo vecchio e mi possiede con le sue invidie, le sue gelosie, le sue competizioni di potere. Vado da un mio fratello e gli dico dammi la benedizione che sono cattivo come una vespa. e lui mi dà una benedizione. Ho fatto prendere uno spavento giallo perché non c'era nessun prete portato a dimana. Sono andato a chiederlo a uno che pensa di essere solo un cristiano peccatore. Vado a dire ah ma sono un cristiano peccatore. Lo sai fare il segno della croce? Sì, fare. Lui se l'è fatto. Adesso fammelo qui sulla fronte. Oh, ecco, assolto. Sono assolto perché tu mi hai perdonato. Perdoniamoci. invitiamoci a pranzo. Accogliamoci nella vita. Questa è la fine del mondo. Questo è il mondo meraviglioso che ti è stato affidato caro fratello e cara sorella. Per tutto questo ringraziamo Dio ma anche qualche settimana al Natale abbiamo affidato la costruzione del Natale perché quello sciagurato di Martino è là che studia l'arabo a Gerusalemme allora ce lo facciamo noi. È vero. Quindi l'idea è delle donne e l'esecuzione è degli scout che roba salta fuori. intanto le donne hanno cominciato a creare un bel problema perché hanno sparso la voce che gli occorre un barcone come sfa trovare un barcone alla dozza eh se no è la costruita l'arca la vuoi non trovare una barca anche qui bene bene prepariamo il Natale tutti insieme con questa potenza di perdono e di accoglienza accorgiamoci che sta succedendo qualche cosa evitiamo di essere disattenti e di essere anche pessimisti non c'è niente di nuovo sotto il sole no c'è no c'è vedete il mio annunciatore detto qualcosa di nuovo sotto il sole è Massimilio lui lo posso nominare perché non si offende se io lo nomino ed è un sole molto esigente certo molto è chiaro che le cose devono essere nuove no? è evidente non si può andare con i vecchi criteri e con le vecchie misure Massimo impone le misure di Dio ecco allora buona preparazione per il Natale bene domani per chi può ci dovremmo vedere un po' dopo la Messa di domani sera anche per questo anno che il nostro Arcivesco vuole dedicato all'Eucaristia all'Unione è vero dobbiamo cominciare con prendere un petitino di Vangelo parlarne un po' vedere che cosa possiamo fare anche qui alla Dozza perché ci sia anche qui una bella Messa accogliente per tutti quindi c'è un po' da fare per preparare il Natale hai preparato il presepio? sì la solita statuina della cognata l'hai preparata lucidata in maniera che ci sia anche lei che ci siano tutti nel presepio del tuo cuore tutti posto per tutti che bel presepio che hai fatto gara dei presepi vincerai sicuro una roba così solo tu potevi farla grazie