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19981129 - Dom I Avv, anno A.mp3

Data: 29/11/1998

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Siamo a Messa stamattina nella nostra chiesa, questa domenica di luce, per metterci nelle mani di Dio. Non abbiamo preoccupazione di Lui, perché appunto come ho voluto accennare al principio della Messa, noi sappiamo perfettamente che da Lui viene il bene, è solo il bene. E ognuno di noi, quando scende la sera, canta volentieri nel suo cuore, o con qualche suo amico, o contello, o sorella, il canto del Magnificat Dio. Perché ogni giorno termina con un grande stupore nel cuore, a vedere come la bontà di Dio ha riempito di ogni regalo le ore di una giornata. Se abbiamo un timore, è quello di essere irriconoscenti. E' vero come tentavo di dirvi che, poi credo che gran parte dei regali del Signore ci spuntino. Distrazione, passione, tristezza. Forse tante cose non le sappiamo prendere, ma quelle poche che sappiamo raccogliere sono già moltissime. Noi siamo gente che proprio fa una bella vita. anche perché, appunto, una cosa si è fissata bene nel nostro cuore. Cioè che Dio si è perfettamente reso conto che il sistema per il quale Lui si aspettava che noi facessimo delle opere buone e poi gliele portassimo. Non funzionava tanto. Perché ne sapevamo fare pochissime. E allora, secondo l'insegnamento dell'Apostolo Paolo, Lui ha fatto in maniera di mettere come se fossero dei paracani tante opere buone sulla strada che noi stiamo facendo verso casa. Verso casa sua. Verso casa nostra. E noi semplicemente raccogliamo queste opere buone che Lui ha messo lì. Opere di perdono, pace, di allegrezza, di familiarità. Opere che ci raccogliono intorno alla cena. Opere che riempiono di un misterioso respiro di speranza persino il nostro pianto. e noi raccogliamo tutte queste opere e Lui ci viene incontro e così noi gliele possiamo porcere. Mi pare che sia questo che oggi dice l'orazione della Messa, di questa prima domenica dell'Avvento. Quindi una vita buona e una vita che ha una caratteristica che nei testi di oggi emerge e che di per sé sarebbe una nota di timore, di paura per qualcuno proprio anche di angoscia spaventosa. Che è tutto questo discorso dell'Apocalisse, della fine, del giudizio finale. E noi a vedere una campagna così bella questa mattina abbiamo nessuna voglia che ci venga la fine del mondo. E quindi ogni discorso dell'Apocalisse ci fa un sacco di paura. E infatti questa domenica il Signore ce la regala proprio per toglierci la paura e quella paura che di per sé è legata proprio al tempo perché se c'è una cosa bella ci viene subito da dire ma quanto curerai? E anche questa mattina ci dicono che comincia un anno nuovo e noi subito alteriamo la precarietà del tempo e chissà cosa mi succederà. E il tempo ci fa paura, spaventare. E qui invece non deve farci paura. Perché? Innanzitutto perché bisogna che facciamo ricordo della strada fatta fino adesso. Come è andata la strada? È andata bene. Allora è importante questo. E poi dobbiamo appunto tenere presente quello che lui ci dice subito in anticipo. La strada che farai è una strada piena di opere che io ho già messo lì, tu raccogli delle mie mani. Per cui il tempo per noi in certo senso non contiene dell'ignoto. Non ci sono cose ignote nel tempo. Ci sono di fatto. Perché è vero che non sappiamo che cosa ci capiterà nel poveri. Ma però abbiamo una certezza. Che qualunque cosa ci capiti sarà sempre il capitaci, il volto mirabile del Signore. Non potrà capitare altro. Perché quel tempo invece di aver paura, di prepararsi, di aspettare o di stare attenti, è durato fino a un certo punto. Ma poi, da quel punto lì, non è più così. Per più. Non è più così. Noi istintivamente lo vediamo in questa maniera. Ma non è più così. Perché? Perché tutti i tempi sono serviti per arrivare fino alla persona del Signore. Arrivati a Lui. Lui ha raccolto tutto. Tutto dentro di sé. E non c'è nessuna cosa che può capitare oltre Lui. Per cui tutto quello che ci può capitare è Lui. E basta. Anche quello che dice, per esempio, il profeta Isaia questa mattina, che è una maniera bellissima per fare un piccolo catechismo sulla Messa. Molto bello. Se volete farlo riascoltare ai vostri bambini, gli spiegate che cos'è la Messa. Allora la Messa è così. La Messa è un monte che diventa piano piano il monte più alto di tutti gli altri. Non è perché è una colinetta, ma piano piano cresce e cresce. Questo monte voi sapete qual è. È questo su cui noi ci siamo. Siamo adesso. Siamo a 23 metri sul livello del mare. Se fanno un'onda più grande ci arriva il campanile. È vero. Ma poi in realtà a motivo dello Spirito Santo e della bellezza della liturgia e di quello che la Messa opera nei nostri cuori da molti anni, succede che questo monte diventa sempre più alto, sicché anche se ci sono certe volte delle colline faticose da avarcare, prove della vita, le nostre malattie, l'amore preoccupato per i nostri figli, uno sbarrimento, è vero che sembra incolmabile, una ferita che non toglieremo più, montagne, montagne che chiudono l'orizzonte, però succede questo, che questo piccolo monte della Santa Liturgia sarà il più alto, dice, di tutti gli altri. Diventa sempre il più grande. Per cui quando si arriva martedì, mercoledì, giovedì, un sacco di montagne intorno che ci stringono, però vediamo da lontano il monte della Domenica. Dici, guarda, è sempre là. E allora su questo monte dice che possiamo salire. E noi siamo saliti questa mattina su questo monte della Santa Liturgia. Accorgendoci di una cosa bella, è cioè che insieme a noi salgono tanti altri. È di una certa attualità, tra le cose che stanno capitando, è vero anche qui intorno a noi e nella nostra città, il fatto che dica che a questo monte salgono tutti i popoli. Qualunque sia la cultura, la fede, è vero, qualunque sia la concezione della vita, e quindi qualunque sia evidentemente la distanza, qualunque sia la ferita, anch'io salirò su quel monte. Ma io posso salirci? Io che mi sono tanto riempito di tenebre, io che ho odiato, io che mi sono vendicato, posso anch'io salire su questo monte? Puoi salire anche tu. E il fatto che stamattina la Chiesa sia piena di poveri peccatori, è proprio il preannuncio, la profezia più bella, che su questo monte della Messa, è vero, possono salire davvero tutti, anche quelli che oggi ci sembrano lontanissimi, anche quelli che di fatto sono lontanissimi da noi. Ma la storia che si sta costruendo, il motivo per cui oggi inizia un nuovo anno, è questo elevarsi sempre di più della piccola collinetta del Calvario e della Cena, proprio perché questa collinetta diventa il monte alto che tutti i uomini possono sempre più intravedere. Su quel monte, che è il monte di Sion, che è la Santa Gerusalemme, sono stati preparati dei grandi tavoloni. Ed è stata preparata una mensa meravigliosa, questa, in maniera che a questa mensa tutti i popoli possano affluire. Mentre fanno questo cammino verso la mensa del Signore, si accorgono che tutti quelli che erano i criteri dei loro rapporti, devono cambiare. E quindi si trovano in mano degli spadini, dei cannoncini, ma non servono più questi. Perché non stiamo più andando l'uno contro l'altro, ma stiamo andando tutti insieme verso questo monte unico. e anche le buone ragioni che hai tutte preso su e appuntite come coltelli nei confronti del tuo vicino di casa, della tua moglie, di quel tuo figlio che ti fa danare, non servono più tutti questi buoni argomenti a coltello, perché non c'è più da spudellarsi. Non siamo più gli uni contro gli altri. Perché è venuto su questo monte indiscutibilmente più alto e più bello? E' vero? Non ci sono fortezze contrapposte, ma un cammino di tutti. E' vero? Per cui nessuno ha ragione, nessuno è arrivato, nessuno può permettersi di dire io sono il monte, dovete convergere verso di me. Neanche il Papa può dirlo. Neanche il Vaticano. Ma tutti invece, secondo un'indicazione molto bella che un Papa Santo, che è il Papa Giovanni, ha saputo riprendere all'inizio del concilio, tutti dobbiamo metterci sempre in cammino verso questo unico monte. Tra la moglie e il marito, non ha mica ragione nessuno di due, ha ragione Gesù Cristo. Tra una famiglia e un'altra, non c'è mica uno che abbia ragione l'abbiatorio, ha ragione solo Gesù Cristo. Un po' di ombra c'è dappertutto, un po' di nostalgia e di luce, c'è dappertutto, un po' di bene, c'è in tutti, ma il grande bene verso cui camminare è solo lui. Non c'è nessuno che può dire vieni a me che ho le ragioni, nessuno. Tutti dobbiamo metterci umilmente in cammino verso il grande monte. Quando si arriva là, appunto con le armi spuntate e invece con gli strumenti della pace, entriamo nel grande banchetto della pace. Tutte le volte che noi ci troviamo a Messa, noi siamo qui a celebrare come andranno a finire le cose. È vero? La Messa è la più grande anticipazione della fine. Che cosa succederà quest'anno? Che cosa succederà tra mille anni? E dell'Islam, che cosa ce ne facciamo? Ecco qua, andiamo a Messa. Invece di fare discussioni, andiamo a Messa. Vogliamo capire qual è il ritmo, la direzione, la sapienza che Dio ha posto dentro nella storia a motivo di Gesù? Questo. Quando noi siamo a Messa, arriviamo alla fine di tutto. A Messa facciamo però anche tante cose, riceviamo tanti segni, in maniera che quando usciamo da Messa, questo è il punto, noi continuiamo a vivere in questa cosa finale che è la festa. Noi, uomini e donne che hanno avuto la grande fortuna di avere una qualche conoscenza di Gesù, siamo dunque persone collocate alla fine della storia. Anche noi siamo partecipi della partita, perché anche noi sentiamo le divisioni, le paure, le differenze, le aversioni. Però sappiamo una cosa importantissima, che a questo non possiamo mai dar ragione. Mai. Non possiamo mai giustificarci. Quando ci accorgiamo che fra di noi c'è una divisione, che cosa dobbiamo dire? Oh, siamo in ritardo. Beh, siamo in ritardo. Perché? Perché la nostra vita è stata collocata dal Signore già alla fine. La fine non è la divisione. La fine è la riconciliazione. La fine è la pace. Sicuramente la fine di tutte le cose non è che il discorso sarà affidato ai coltelli. No, sarà affidato alla conversione del cuore. Se siamo venuti a messa con un sentimento a coltello nei confronti del nostro vicino, è di fatto siamo in ritardo. Bisogna correre subito avanti. Non perdiamo tempo. Ma dice, ma, però, è ancora notte. Ed è questo il bello dei cristiani, che nella notte accendono la luce. Eh, di tutte le messe, non c'è nessuna messa che ci faccia vedere come andranno a finire le cose più della feglia della Pasqua. Quando addirittura quella che è la bellezza di tutta la messa noi la distribuiamo anche in tanti piccoli segni che cominciano qui dietro la chiesa nel campo, quando nel buio accendiamo una luce, ecco benissimo. Che cos'è la messa? È la luce della fine accesa dentro alla fatica della storia. Il Vangelo è questa grande luce della fine che a noi è già stata consegnata. Allora, ecco perché oggi è sicuramente un giorno buonissimo e quello che vi aspetta è solo buono. Pensate che avete davanti un anno solo di perfetta letizia. Perché qualunque sia il sacco di dolore che questa mattina abbiamo portato a messa e ognuno sicuramente ha portato un sacchettino di dolore o un grande sacco di dolore. Non c'è niente di più commovente della comunità cristiana quando è appena riunita tutti insieme. Tutti lì con il loro carico. Basta guardarli negli occhi per capire è vero che siamo tutti della povera gente. Cosa abbiamo portato? Una specie di provocazione al Signore per dirmi, vedi come siamo poveretti. Ebbene, la fine della messa è la restituzione alla nostra vita della pace. In che modo? In questa sublime capacità di Gesù Cristo di mettersi dentro in tutte le vicende della nostra vita e di farci vedere che tutte le vicende della nostra vita sono per manifestare Lui. Sono un'occasione di Lui. Sono dei giorni che ho in mente Santa Teresina e quel suo famoso cuscino rosso. È vero? Di quando quella mattina si è svegliata e si accorta che il cuscino era tutto rosso per il motivo del suo sangue e allora l'istinto le è venuto a dire Oddio mio, è la fine. E subito dopo ha detto è Lui che viene. E non c'è dubbio. Lui viene sempre. Ed è così bravo a venire sempre che viene evidentemente in tutte le teste della nostra vita a fare testa. Ma anche quando la nostra vita si stringe nella patica, nel dolore, nella prova, è il momento in cui in certo modo ancora più preziosamente Lui viene. Non sappiamo che cosa ci succederà, è vero, ma sappiamo che ci succederà sempre lui. Questa è la meraviglia che abbiamo davanti. Per cui, non si tratta però di pensare che a motivo di questo dobbiamo vivere una vita speciale. E sarete sbagliatissimi. L'Apocalisse cristiana è un'Apocalisse calma, serena, quieta, dove anzi il nostro più grande compiacimento è quello di continuare a fare le cose più ordinarie della nostra vita. sapete, quel santo del mio paese ve l'ho già raccontato che aveva una mamma che era una cattolica spagnola, credo che fosse una dalla santa e però anche insopportabile. E allora succedeva che, per esempio, il bambino giocava, da sei anni, questo qua, si chiamava Luigi, no? Luigi giocava, da sei anni, e la mamma gli diceva, e se ti dicessero che fra un'ora devi morire, cosa faresti? Tomano insopportabile, no? Sbagliatissima da parte di una mamma. però, lui, molto più furbo insomma, diceva, io continuerei a giocare. Questo mi sembra molto bello. Questo mi sembra molto bello. Quel piccolo bambino che si chiamava Luigi aveva capito che nel suo gioco della palla era già tutto presente il mistero di lui. Non c'era bisogno di cambiare proprio niente. Ieri sera, infatti, per questo motivo ci siamo stati accompagnati dentro all'avvento da quella donina vedova che non faceva niente di speciale perché gettava due monete solo nel tesoro del te, gioco e tre gli altri che le gettava un luogo, quasi, e Gesù Cristo però l'ha osservata e ha notato la meraviglia di quello che lei faceva con due monete perché ci metteva tutta la vita. La grande sfida, la grande scommessa che abbiamo davanti anche quest'anno è che possiamo continuamente continuare ad andare avanti con la nostra semplice vita con la certezza che dal di dentro il Signore fiorirà, continuerà a fiorire. E come fino ad oggi ha visitato la Messa di casa nostra, le nostre lacrime, le nostre feste, gli occhi dei nostri figli, come ha fatto così fino ad oggi, così e sempre di più riempirà di sé tutta la nostra vita. vivere l'Apocalisse dunque non vuol dire avere paura del tempo, ma al contrario vuol dire avere il gusto di vivere. Vi chiedo di entrare con gusto nel tempo nuovo che avete. È vero? Proprio per chiedervi chissà che cosa ci sta preparando il Signore, ma con grande desiderio. Per cui la vigilanza non è uno stare in punta di piedi a tempi col mitra in mano. No, la vigilanza sta tutta invece nel vivere l'atto più semplice della nostra vita come se fosse sempre la liturgia di Pasqua. Sono belli i pionni. Hai preparato bene il campo e il tuo cuore è aperto. E tutto questo a Messa ma anche quando facciamo i passi semplici della vita. perché tutti i passi semplici della vita sono stati riempiti da Lui e quindi sono tutti importantissimi. Non è mica vero che è importante la Messa perché il resto non c'entra niente. La Messa è importante perché fa diventare importante tutto il resto. Perché appunto trascina tutti in questa nuova meravigliosa apocalisse di Dio che è il Signore in mezzo a noi. Il Signore con noi. è talmente potente questa cosa qui che mi ha concesso in più di una settimana di mettermi una domanda che potrà sembrarmi un po' sciocca ma però le scritture mi hanno stretto dentro a questa domanda. mi sono chiesto più volte ma è più potente l'amore o è più potente il tempo? Eh perché il tempo sapete è potentissimo eh si trascina via capite i pensieri gli affetti delle persone o ragazzi certe volte mi sembra che sto ladrone del tempo ruba tutto porno cane a un certo punto mi ruba anche la salute beh ma cosa fa? sto bene e allora mi viene da dire anche la cosa più bella che è quella più grande più piacevole della vita che è il volersi bene che è l'amore oh però c'è sto tempo ma cosa ci porta via tutto sto tempo? Io ho paura ma sapete che c'è della gente quando vedo certe persone anche che sono guidette in questo momento subiti il cuore mi trema perché? perché più le persone ti snoccare più ti sembrano esposte alla fragilità del tempo tant'è che quando c'è un momento sublime tu vorresti in qualche modo negare il tempo fissandolo e dice fermati fermati e lui peci come un cavallone continua ad andare a allora io dico ma mio signore ma è più forte il tempo o più forte l'amore? e fino a Gesù Cristo gli ebrei illuminati dalla parola di Dio erano andati a capire una cosa molto importante per noi e cioè che lui gli aveva assicurato che l'amore era così importante e grande che andava avanti finché si vive nel tempo e l'uomo e la donna del cantico dei cantici volendosi bene e accarezzandosi con delle parole di luce venivano a dire che l'amore è forte come la morte era un modo di dire che finché c'era vita l'amore ci sarebbe stato che non è mica poco perché quel birbante del tempo invece certe volte fa scusciare via i sentinetti delle persone e invece no se stavi nella legge del Signore se stavi nella sapienza forte della sua parola sapere che l'amore è forte come la morte dopo Gesù Cristo o è di più dopo Gesù Cristo l'amore è più forte della morte è questo sicuramente l'amore infatti che voi vivete cari miei fratelli che amici amici è più forte della morte perché perché è l'amore che vi è stato regalato dalla risolta e tutto il Vangelo è un regalo di risurrezione e quindi tutte le parole del Vangelo che sono state messe nel vostro cuore e di cui vi siete innamorati non sono forti come la morte sono più forti come la morte sono più forti della morte e la morte non riesce a perdere e la morte diventa solo un passaggio per viverli in maniera sempre più grande vedete che non dovete avere paura dell'anno che comincia ma dovete anche cercare di viverlo in una grande pienezza come lasciandosi la morte alle spalle come vivendo tutto come un grande atto di risurrezione fin dalla mattina no? che per me è un momento bello quando è ancora buio e la mia bocca secondo il versetto di un antico salvo è come un sepolcro chiuso e citando il versetto di un salvo io canto Signore apri le mie labbra e gli altri rispondono e la mia bocca proclamerà la tua morte nella notte i sepolcri si aprono e lo diamo Dio è vero nella notte ripestiamo le armi della luce in mezzo alle vicende e alle prove della vita noi camminiamo con le opere del Vangelo e con le parole del Vangelo è questa la meraviglia della vita è per questo che adesso usciti di qua dobbiamo andare in tanti posti diversi e in tante situazioni diverse ognuno con questa opera dell'Evangelo che è il Cristo Signore nel suo cuore nel suo affetto nella risonanza della sua voce a camminare per stabilire in ogni notte che incomincia una risurrezione divina vivere con gusto dunque la nostra meravigliosa esistenza è quella mi pare che significa e poi andiamo avanti l'immagine dell'arca l'immagine dell'arca vuol dire che mentre le cose sembrano che vanno avanti tutte uguali tutte uguali non sta succedendo niente non è successo niente c'è questo uino che con i suoi sette familiari perché aveva la moglie e le figlioli e le loro mogli erano in otto è uno dei motivi per cui i forti battesimali antichi hanno otto l'arca c'erano due motivi per gli hanno otto l'arca uno perché la giornata della risurrezione di Cristo è chiamata l'ottavo giorno e l'altro perché la famiglia di Noè era in otto lui compreso allora l'arca della salvezza aveva otto l'arca allora loro costruivano una barca in montagna e tutti gli altri gli dicevano ma siete proprio scemi in montagna cosa serve fare una barca costruire una barca e loro costruivano la barca vedete noi siamo come della gente che costruisce una barca in montagna e quello che è bello è che lui ha detto che gli altri invece cosa facevano gli altri mangiavano belevano si sposavano non sposavano e il Signore Gesù ci è venuto a insegnare una cosa meravigliosa che infatti la barca la si costruisce dentro al mangiare al bere allo sposarsi o non è così per esempio vedete il mangiare e il bere voi siete venuti questa mattina in questo posto per mangiare e bere siete venuti a nutrirvi a dissentarvi del corpo conciviso e glorioso del Signore quando venite fuori di qua speriamo che possiate tutti andare a mangiare ancora ma lo farete in un modo nuovo nel senso che sia che mangiate sia che beviate tutto farete per la gloria del Signore non sarete in pace a mangiare senza continuare a spezzare quel pane non vi dissenterete volentieri se non voglietelo come quando il Signore faceva scaturirvi al deserto l'acqua dalla roccia tutto è tutto di fatto si riempie di questa luce e di questa grande prospettiva la barca va costruita nell'ordinario della propria esistenza ci sono due uomini nel campo sembrano un po' più uguali no? allora dice perché uno viene tolto e l'altro lasciato perché tutti e due facevano la stessa cosa arandono tutti e due ma uno sotto sotto arandono costruiva la barca in montagna costruire la barca in montagna vuol dire edificare il Vangelo dentro di noi e quindi preparando il soffitto andando in tra anche se avete capito quanto ci si ammalo o quanto ci si vede per una festa sempre continuiamo a costruire la barca in maniera che tutte le cose che poi viviamo sono continuamente segno di lui persino il cuscino rosso di Teresina persino quello ma persino se mi arriva un referto poco simpatico dal Sant'Orso anche quello anche quello si capisce che quando succede il cuscino rosso uno ha bisogno di essere subito circondato dall'affetto di molti no? perché uno mi passa accanto e si accorge che in quel momento il mio sacco di dolore è troppo grande io sono tentato di lasciarlo lì e poi di buttarmi sul sacco è vero a piangere senza speranza allora lui si ferma e dice bello poi in amare portiamolo insieme già beh si capisce come si farebbe senza quella gran carità che è la preghiera l'uno per l'altro e l'affetto e la visita e la consolazione noi siamo povera gente siamo pieni di incredulità appena il sacco diventa un po' pesante chiudono più neanche il gatto fermati siamo per quello insieme qua e la nostra grande solidarietà che cosa sta in questo vedi? che in qualunque cosa capiti quest'anno che ci fanno adesso lo facciamo adesso va bene? che qualunque cosa capiti a ciascuno di noi quest'anno tutti gli altri cercheranno di dargli una mano perché lui scopre che nel suo sacco di dolore in realtà si è manifestato il dolce figlio di Dio perché certe volte è una briga un po' faticosa è vero? certe volte chiedo al Padre Eterno se crede proprio che sia piacevole in quest'era è vero? che dovrebbe essere in questo mondo sempre far vedere che c'è Gesù Cristo perché certe volte ragazzi si fanno fatiche è vero bisogna mettersi dentro in molti è per quello che nessuno di noi deve rischiare di far mai la guida senza essere guidato il padre senza essere figlio il maestro senza essere prima di tutto uno scolaro è vero? ah guai guai guai mai rischiare sempre farsi portare per mano sempre imparare da oggi in modo forte dire ragazzi non capisco niente di quello che mi sta capitando aiuto aiuto se non mi date una mano comincio a vedere tutto grigio e poi nero attenzione imparare a grigio in maniera che tutti possano aiutarci me vengo lì e cominciano a sollevare dei lenti di questa tenda grigia che mi ha messo nel mio mare d'arcoscia e piano piano il volto del Signore viene fuori e allora tutti rassicurati possiamo andare avanti insieme dicendo sì sì è lui e lui quindi fare molta attenzione perché questa apocalisse è delicata e nessuno può viverla per conto suo assolutamente nessuno tutti piccoli figli di Dio tutti fratelli con grande solidarietà e tutto cercando di stare zitti nel cuore sulle labbra quando proprio non lo vediamo quel volto lì ci darebbe voglia di essere irritati perché siamo impauriti e rischiamo di diventare violenti è vero sto la metà di questi giorni con tutti perché ricevo un sacco di letteracce anonime non anonime per i guai che si compilano di qua di là di là eccetera e bisogna stare molto attenti perché quando si perde la speranza si diventa facilmente cattivo è il momento di andare a fare un pisolino di andare a prenderla in campagna perché se ti metti a scrivere scrivi della roba tremendo se ti metti a parlare dici delle stupidate violentissime aspetta un momento diamoci la mano forse c'è molta gente che è un po' troppo sola e quindi vive un'apocalisse impaurita e angosciata bisogna forse cominciare a guardarsi intorno accorgerci se c'è qualcuno che si è intrigato sul suo sacco e piange dal coscio è meglio fermarsi che dal senso romano aspetta un senso non cap そ mi 터 ho