← Torna alla ricerca

I Domenica_Avvento-Giovanni_Nicolini-20091129.mp3

Data: 29/11/2009

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ho chiesto a Giancarlo di reintrodurre nella proclamazione del Vangelo di questa mattina l'immagine di quella pianta, di fico e delle piante, che il lezionario ha tolto. E quindi mi sono trovati un salto in mezzo, perché mi sembra molto importante. E' una specie di assurdità letteraria, perché il Signore ha parlato di segni piuttosto spaventosi, di segni di catastrofe, e poi dice che quando vedete queste cose, è come quando vi capita di fare due passi, fra un pochino, un mese e un mese e mezzo, insomma, e vi accorgete che sulla nudità del ramo è apparsa bellissimo una piccola gemma verde, è il segno di una stagione che cambia, è il segno della fine della stagione della rigidità e invece l'inizio della primavera. E' un preannunzio di Pasqua in qualche modo. E però lo dice lì, mentre dice tutte queste cose tremende. Perché questo mi pare sia il senso della domenica, altrimenti sono solo cose tremende, questo non ne abbiamo proprio voglia, neanche bisogno, ne abbiamo già abbastanza, e quindi abbiamo bisogno di molti germogli, quindi di poter vedere, e anzi di aiutarci a vedere, perché quando il nostro cuore è troppo appesantito, si fa fatica a vedere che nella storia ci sono già i germogli della speranza, della fioritura, della bellezza. Ci sono addirittura nella comunità cristiana sempre delle persone che hanno un dono speciale dal Signore, per poter vedere e indicare anche agli altri i segni della speranza. Anche se bisogna dirsi che è un tema molto delicato questo, perché nelle valutazioni e nelle tradizioni della grande sapienza, tutto questo facendo della speranza è un po' un gioco da bimbi. La speranza non ha una buona firma nelle cose importanti. Un po' ce lo portiamo dietro anche nel nostro parlare popolaresco, insomma, quindi adesso non so se si dice ancora, ma quando si diceva un giovanotto di belle speranze, dentro la cosa c'era una nota di ironia, e vuol dire poi ti aspetto al bimbi, insomma, ecco, un giovanotto di belle speranze, lo si diceva spesso al passato, quando ero un giovanotto. Se no normalmente si dice cala trinchetto, oppure si dice vieni giù dal pero. Perché? Perché c'è una pericolosissima evidenza di incrocio tra la speranza e l'illusione. E quindi tutto quello che era speranza si rivela illusione. E' una cosa che entra dentro anche nel Vangelo, in quella memoria bellissima dell'Evangelista Luca, che ci parla di quei due contadini che verso sera tornano verso casa loro. Hanno avuto un periodo di grande pressa della loro vita, dei giorni drammatici, è vero, e quello che per loro poteva essere il principio di una vita tutta nuova, dice i nostri capi l'hanno preso e gli hanno fatto la pelle. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele. E allora si torna a casa. E allora è il tramonto, camminano verso il sole che tramontano, vanno verso la sera. E lo dicono a quel pellegrino misterioso che loro non riconoscono ma invece è lui. Ecco, riconoscere il pellegrino. Riconoscere che dietro le sembianze di questo nostro compagno di strada si è collocato il mistero della speranza e il Signore. Tutte le sapienze del mondo tendono invece allo scetticismo. Il vero sapiente del mondo ha sperimentato tutto e quindi conosce i limiti di tutto. E quindi di fatto non si lascia illudere. Perché questo avviene? È perché il vero sapiente del mondo sa che appunto l'ultima parola della vita ce l'ha la morte. E quindi in realtà tutto finisce. Quindi sembra che tutto cambia, non cambia niente. Sembra che andremo avanti all'infinito, ma invece no. E quindi il sapiente del mondo è fondamentalmente uno scettico. È uno che sa riconsegnare sempre le cose ai limiti della loro misura reale. Cosa vuoi star lì, è vero, a gasarti. Tanto si sa che poi, eccetera, eccetera. Noi no. Noi abbiamo questa cosa da bambini che è la speranza. E però perché allora la nostra speranza non è un'illusione? Eh, qui c'è la gran scommessa, eh. Eh sì. Noi riteniamo di avere la speranza perché il Signore ha fatto e ha detto delle cose così belle alla nostra vita. Ha fatto così importante, così preziosa la nostra povera vita. Ha dato una luce così straordinaria alle nostre relazioni di conoscenza, di affetto, di cammino insieme. E' stato così bravo a venire. E' stato così bravo a venirci vicino, anche nei momenti in cui di fatto abbandonati a noi stessi ci saremmo sentiti perduti, che appunto per questo noi crediamo all'ultima cosa che ha detto, alla risurrezione. Ma tu ci credi nella risurrezione. Ma tu ci credi nella risurrezione? E io ci credo per due motivi, appunto. Ci credo perché mi sembra impossibile che ci faccia tutti sti regali per poi lasciarci cadere nel niente. E io avverto che la vita di ciascuno è preparata per un cammino sublime. E quindi mi sembra impossibile che ci lasci cadere. E allora la seconda ragione è che ci credo perché me l'ha detto Lui. E Lui è la persona per me più importante della mia vita. E' così importante nella mia vita questo Gesù. Io sono un mascalzone, ma Lui è così importante nella mia vita che io lo continuo a vedere. Sapete quando si è innamorati, si continua a vedere la persona amata dentro a tutte le circostanze, le vicende. E quando anche una persona importantissima per noi ci lascia, noi la continuiamo a ritrovare viva. Viva, è vero. Anche vedo quando all'ospedale c'è qualcuno di questi bambini che troppo presto si congeda dalla sua vita molto fragile e se ne va. La mamma dice, Lui se ne va ma io andrò da Lui. E io le dico sempre, sì, ci andrai sicuro. Però vedrai che prima verrà Lui. Verrà Lui da te. E questo è proprio vero, no? Tutti voi sapete quanto le persone che sono state preziose nella nostra vita continuino a tornare da noi e noi abbiamo con loro un rapporto importantissimo, bellissimo. Non perché facciamo andare il bicchierino degli spiriti, ma perché le ritroviamo. Nella bellezza e nella bontà della vita che il Signore ci regala, dentro al suo Vangelo. Noi continuiamo a trovare queste persone e queste persone hanno una caratteristica, no? Molto importante. E cioè che tutte hanno qualche cosa di Gesù. Ma vè come gli assomiglia. A quelli c'è il naso proprio uguale. Ma ma come parla? Proprio sembra Gesù. Eh? E i santi sono così, no? I santi sono così. Nel senso che fin da quando noi nasciamo e siamo batteggiati, cosa fa lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo è un levigatore, è vero, è un plasmatore del cuore, del pensiero e della vita. E allora plasma la vita di tutti i figli di Dio, sicché alla fine i figli assomigliano molto al papà. E tutti assomigliano al loro fratello buono. Assomigliano tutti a Gesù. Infatti fin dal primo momento si chiamano cristiani. Ma non è solo un titolo di appartenenza. Dice quello che Dio sta facendo per ciascuno di noi. Ci sta tutti trasformando nel volto del Signore Gesù. Voi ho detto tante volte che quando San Francesco è venuto a Bologna, i bolognesi che forse sono un po' mazzucconi, quando l'hanno visto passare per le strade hanno pensato che fosse Gesù. E si sono impressionati. Ma cosa fa qui Gesù Cristo? Invece era San Francesco. È vero? Però gli assomigliava molto. Gli assomigliava molto. Ed è bellissimo perché invece i santi fra di loro sono diversissimi. Ieri mattina sono dovuto andare a parlare in un convegno assurdo in Romagna e c'era una sindachina di 23-24 anni, una ragazzina bellissima. E poi ho scoperto anche che era buonissima. Ma guarda che bellezza, come si appoggia bene la santità di Dio anche con delle scelte estetiche. Mi veniva un po' da ridere perché mi veniva in mente Papa Giovanni con quel panzone tutto rotondo, bergamasco. È vero? Sarà ben diverso il sintaco. È vero? Di Galeata e Papa Giovanni. E però invece tutti sono assimilati allo stesso mistero del Signore. Chi per una roba, chi per un'altra. E quindi la nostra speranza nasce da questa esperienza, capite? Nasce da questa esperienza. Per cui la speranza per noi cristiani non è che sia un sentimento, io ci spero, è vero come sperare di vincere al totocalcio. No. La speranza per noi deve essere una certezza e quindi è un obbligo. Te non puoi disperare. Te non puoi disperare. Perché la speranza che cos'è? È la memoria viva, l'esperienza presente di quanto il Signore sia in gamba e quindi dire, accidenti, andrà avanti ben così. E quindi tu sei chiamato a diventare un incessante ricercatore della speranza, capisci? E quindi il senso della liturgia di questa mattina è quello di dire, c'è davanti il tempo. Il tempo è una gran commessa. E siccome lui si vida molto di te, per esempio l'Anna che è qui vicino a me, lui improvvisamente l'ha presa e pam, l'ha sbattuta all'ospedale. Lei era scoprettissimo, dice ma cosa c'entro io, ma perché? E invece lui aveva il suo progetto. E allora perché aveva bisogno che in quell'angolino lì ci fosse una persona che cantava la speranza. E quindi non dovete pensare che il Signore è un menagrammo che ci diverte sempre a darci delle grane, no? Ma guarda che adesso ci ha dato anche l'ospedale del Santoso. Bastava quella del caccia, perché anche quella dell'ospedale? Per completare. E lui ce lo dà perché? E perché di fatto ha bisogno di una scommessa, capisci? Ha bisogno che continuamente, là dove sembra che la scommessa si perda, ci sia uno che forse è un po' come un bambino. E lui dice, beh, ma sai che ho visto i fiori, i primi fiori, i primi fiori, sì. Non è neanche marzo, cosa non siamo, in febbraio, vede già i fiori. È vero? Sì, certo, perché c'è l'occhio buono, eh? Hai l'occhio buono. Allora le mamme con i loro bambini, i mariti con le loro mogli, il lavoratore con il suo compagno di lavoro. E quindi certo, anche il malato accanto al malato, si capisce. È vero? Tutti siamo chiamati ad essere questi riconoscitori della speranza. Perché il tempo non è nostro, ma è di Dio. È lui che l'ha riempito e l'ha preparato. Un bellissimo passaggio della lettera ai Romani, per esempio, dice, ma ci dice un metodo bellissimo per essere della brava gente. Dice, ti dico io come si fa. Dice, vedi davanti a te il Signore cammina e come faceva Policino che buttava i sessolini. E allora lui mette lì le opere buone perché tu possa camminare in esse. È bellissimo, no? È bellissimo. Ma cosa ha preparato oggi il Signore? Ha preparato la zia Casimira che è una stufona che ci viene a trovare da Pianoro, che è quella che ci ha regalato uno specchio col drago che non sappiamo dove mettere, e che parla sempre del suo parroco? Beh, ma è una buona occasione, beh, per celebrare la pazienza del buon Dio. Tutto diventa un'occasione buona. Un'occasione buona. Quindi è molto importante, sapete, questa domenica e questo inizio, perché il Signore ce lo riconsegna il tempo. E lui, per noi certamente, ma anche per tanti altri, l'ha preparato perché noi diciamo la parola della speranza. Anche a chi è molto lontano, anche a chi sbaglia, e te gli devi poter dare un convincimento che l'hai mai cambiare la pelle, è vero. E certo, ma come farai a fargliela cambiare? Facendogli vedere una cosa così bella, che la stupidata che sta mettendo insieme, dai, mi sembra finalmente una stupidata. Ma senza la seduzione di una realtà luminosa, uno resta nel suo buio, no? E cosa deve fare? È vero. Perché? Perché se quello là è tutto ingrugnito, imperversa o perfido, andrà all'inferno. Ma scusami bene, ma guarda che il buon dito ti avessero lì, perché te proprio gli devi dare la mano. Perché se te non ti avessero dato una mano, ma te saresti qui stamattina? Quante mani si sono chinate verso di noi e ci hanno impedito la caduta della speranza. Che la caduta della speranza vuol dire anche, vedete, una vita che si accontenta. Invece il bello, il bello della nostra vita è che noi non ci accontentiamo. E perché noi non ci accontentiamo? È perché lì un pochino ci ha un po' giocato. C'è stato furbissimo. È vero che si vede la furberia. Perché qui, nel testo della lettera ai Tessalano Icesi, dice il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti. Cioè dire, vuoi non avere paura della storia, del tempo? Qual è la cosa giusta per prendere su le cose? È vero, mia cognata che è una vigliacona. È vero, andare in ufficio che mi fa il vomito. Andare in curia che piglio sempre delle sgridate. Allora, come faccio a portare tutto questo? Tu vogli sempre bene. Vai con impeto d'affetto verso il tuo vicario generale. È vero? E questo abbatte l'ostacolo. Capisci? Abbatte l'ostacolo. Perché lui diventa subito una realtà picolina che aspetta la tua carezza. Magari non proprio esplicita, però di cuore. È vero? E ci ha dato questo che è un antidoto meraviglioso. Capite? Perché con quel sistema lì non solo non si perde mai il tempo. Già non sappiamo cosa fare. Vogli bene intanto. Eh? Vogli bene, anche è un'occupazione meravigliosa. Voler bene. È vero? È bellissimo. Non si perde il tempo a voler bene. E soprattutto si cambia il senso delle cose. Tu non sei lì a subire un male, ma tu sei lì a cercare di volere bene. È vero? È più bene ancora per una situazione ancora più ferita. Questo rappresenta il grande progetto del tempo. I cristiani, le chiese, il Signore le ha disseminate per tutto il mondo perché siano luoghi di speranza. Per fare questa cosa ha dovuto fare un'operazione molto delicata. Un tipo, soprattutto se ne è accorto molto, intorno ai tempi di Gesù, ed è Saulo di Tarso, che poi si è chiamato Paolo. Lui ha capito che il buon Dio con Gesù aveva fatto una virata. Ricordiamoci questa virata della speranza che è importantissima. Ha tolto via le regole e ha messo il Vangelo. Per Paolo è finito il tempo della legge e adesso è il tempo del Vangelo. 2009-2010, basta le regole, il Vangelo. Ma cosa vuol dire questa roba? Vuol dire che niente bisogna fare più perché ci sono le regole. Ne far fare con le regole. Ma tutto invece fare perché è una buona notizia. Ci vado volentieri. Pensate per esempio cosa vuol dire per la maestra di queste fanciulle che ho qui davanti far diventare la scuola una cosa piacevole. È molto importante questo. Ti faccio vedere com'è. Allora loro non vanno più perché c'è la regola, ma ci vanno volentieri. E quindi il Vangelo è servito per dire che siccome le regole sono molto secche, o sì o no, bisogna fare così. Non bisogna fare così. È vero? Eh, non funzionano, eh? Perché le persone prendono un po' paura con le regole. È vero? Come fai a tirare il coniglino con la carota? Come fai a tirarlo? Gli fai vedere una cosa che gli piace un sacco. Il Signore allora ha fatto così. È vero? Per cui vi ricordate che ci sono anche certe robe del Vangelo che bisogna correggere. Perché quelli che fanno della campagna per le vocazioni di seminario, per esempio, fanno vedere quella barca, la riva del lago, Gesù che passa, loro che sono lì che pescano, col papà i garzoni, lui passa e dice seguitemi. E loro eroi, è vero? Lasciano la rete, i garzoni, il padre e seguono Gesù, i nudi, che non lo dice però il Vangelo. E invece io sono stato informato dal Paradiso che siccome non c'è scritto così nel Vangelo, bisogna pensare tutto alla rovescia. E cioè che delle reti e della barca non ne potevano più. Il pesce non gli piaceva e il Zebedeo era noioso. Passa quello là che gli dice vuoi venire? Gli fa un fischio e loro mollano tutto e ci vanno. Il Vangelo è sempre una buona notizia, capisci? Allora si tratta per la Chiesa e per ciascuno di noi anche in casa sua, anche in casa sua, non prontolare, sempre prontolare, lo dico a me, non prontolare. Invece dà Vangelo, dai del Vangelo, vi annuncio una cosa bellissima. Oggi viene in mezzo a noi la zia che si mirava, tutti erano schifati. E allora però tu sai presentarla così bene, erano così graziosa, e allora che, alla fine, questo è molto importante. Perché certe volte i cristiani, poveretti, per pensare di essere dei buoni cristiani, rischiano di diventare degli stufanti che non se ne può più. E quindi ripetono delle leggi che sono giuste, ma dai sempre questa cosa, e che poi è preoccupante, capite? Perché? È perché se in Chiesa ci possono stare solo quelli che stanno alle regole, oddio beh, cosa diventa la parrocchia della dozza? Invece la Chiesa evidentemente è un posto dove i peccatori devono trovarsi piuttosto bene. Vado in quel posto lì perché a casa mia mi sgridano. Se vado all'ufficio non va mai bene niente. Niente. Invece c'è un posto dove pigliano su tutti. Dove pigliano su tutti. Ma proprio tutti? Eh sì, non i soli cattolici, è nove. E perché? Perché lui là pretende di essere il padre di tutti. No, no, no, prendi dentro anche quello là. C'è un comando molto forte che non è il comando di buttare fuori, è il comando di prendere dentro. E se proprio uno non ci vuole entrare, oppure Dio me viene lì, come mi capitava a San Francesco, ovvero che c'era là il feroce Saladino, che girava sempre con un coltello fra i denti, lui ha pensato di dire, beh, invece che farlo venire qui dai cristiani, vado io da lui e c'è andato lui per annunciargli il Vangelo. Però la cosa importantissima è sapere che noi siamo persone della buona notizia, no? Persone della pace. E questo esige da tutti noi una notevole capacità, capite? Perché sei un'uomo della speranza, ha trent'anni, che sei uno iuppi, stai facendo carriera, vai bene, sei anche carino, le donne tutte in sfrigo, e tu fai il furbo e via, bravo, per giunta cristiano, sono pericolosissimi. Però dopo invece passano gli anni, non hai fatto una gran carriera, eccetera, eccetera, e lì come fai? Oppure sei vicino a una situazione molto ferita, come fai? È molto interessante. Questa roba qui si chiama la sapienza cristiana. Non basta stare alle regole, ci vuole molto di più. Ci vuole la sapienza. La sapienza è una roba che ricorda la parola sapore. Sapore. Sapienza, sapore. È vero? Per cui te hai fatto una cena con degli amici senza Dio. Avete mangiato dei tortellini. È vero? Avete parlato di un viaggio importante che state preparando, però più volte in quella cena lì, dove Dio non c'entrava proprio niente, tu hai sentito il sapore di Dio. È importantissimo avere questa capacità del palato, capite? Per poter intuire dove il Signore si stia nascondendo, dove il Signore si stia rivelando. Con i nostri figli, per esempio. Certe volte facciamo 19 difetti virgola 8. Pare che c'è uno 0,2 carino. Bisogna partire da quello 0,2 lì, però. Allora, uomini della speranza, donne della speranza, il segno dell'inizio dell'anno è questo. La responsabilità del tempo. Chi c'è? Tra 12 mesi ci vediamo a fare il bilancio. Dieci anni fa, a quest'ora, io ero qui a dire la messa per la seconda volta in questo posto. L'avevo detto la sera prima, benedetto del Cardinal Dicchi, e poi ero qui la mattina d'ora. Non andava bene niente. Niente. Dopo dieci anni va tutto bene. E quindi io ne approfitto intanto per ringraziarvi, perché certamente se non c'eravate voi mi prestavo qui in mezzo ai banchi. E per tutto il bene che Dio mi ha fatto attraverso di voi. E di come quindi questi dieci anni siano stati una grande crescita della speranza. Ho avuto buona responsabilità del tempo? Non lo so. Penso di no. Sei meno. E d'altra parte però è stata così ricca. Tutta la luce, tutta la pace che mi è venuta dalla vostra fedeltà, che ho potuto essere mediocre io perché tanto avete fede voi. Perché vedete questa strada poi, che è la strada verso il paradiso, verso la piedezza della vita. Non è che tu puoi farla perché te ce la cavi. Nessuno da solo ce la cava. Nessuno. È vero. Per me è importantissimo essere in compagnia. Perché a un certo punto, per esempio, tutti dicono il rosario, invece io sono incagnato duro e non dico niente, ma sto lì in mezzo. È vero. E molte volte cammino senza la fede, in mezzo alla fede degli altri. E molte volte cammino con dei sentimenti di vendetta, dentro alla ricchezza di misericordia di qualcuno che accanto a me, silenziosamente mi accompagna. E quindi questa strada fatta insieme, questa è la strada della speranza e della pace. Ne approfittiamo stamattina per andare a prendere, con l'affetto della nostra mente, tutti quelli che pensassimo che hanno bisogno di essere un po' un po' sostenuti. Non perché ognuno di noi sia capace, ma perché fortunatissimi abbiamo trovato un sentiero buono nella foresta. È vero. E quindi anche se c'è un po' buio, c'è qualche lupo qui e là, ma noi insieme stiamo camminando tranquilli, perché gli angeli ci proteggono.