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IDom_Quaresima-Giovanni_Nicolini_Dozza-20130217.mp3

Data: 17/02/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ho pensato di parlarvi del diavolo oggi, visto che c'è nel Vangelo, ne parliamo. Tra l'altro, appunto, ricordiamo anche nella Messa di Calamosco che quando l'altra settimana abbiamo incominciato questa grande maratona della Bibbia, abbiamo letto tutta la Bibbia in alcuni giorni qui in centro a Bologna all'Archiginnasio, cominciando dal primo versetto della Genesi fino all'ultimo versetto dell'Apocalisse. Quest'ultimo versetto è venuto a leggerla il nostro Vescovo e la prima parola l'ha letto il Rettore della nostra Università perché avevamo chiesto prestito a lui questo posto dove abbia fatto questa cosa. E lui ha detto due parole di introduzione molto interessanti. Lui è un esperto di lingue, diciamo, e di lingue antiche in modo particolare e quindi ha detto che era contento che questa parola venisse proclamata tutta intera perché ha detto che questa parola è simbolica. Ed è vero che è simbolica perché questa parola in realtà rappresenta Dio, è il simbolo di Dio per la fede degli ebrei e per la fede di noi cristiani è il simbolo del padre e del figlio e quindi è Gesù. E quindi noi diciamo allo stesso modo il Vangelo di Gesù e il Signore del Vangelo. Quindi è una parola che simboleggia, cioè rende presente la potenza, la potenza di Dio. E quindi però questa parola simbolico vuol dire unire, mettere insieme, è una parola della lingua greca che vuol dire unire, stabilire la relazione, la comunione. E lui diceva, è bello perché così lo diciamo in alternativa a un linguaggio diabolico che oggi è molto presente, dove appunto diabolico è una parola pure della lingua greca che vuol dire dividere, vuol dire spezzare. Allora lui diceva bene, fa sentire molto una parola che unisce in alternativa a tante parole che ci sono in giro che vogliono dividere, che vogliono spezzare e che ci sono anche nel nostro cuore, insomma, no? Ci sono anche dentro di noi, purtroppo. Ecco, allora volevo parlare un pochino di questo che viene chiamato diavolo e che magari un pochino ha anche delle sue rappresentazioni fantasmagoriche, insomma, di corna, di coda, di fumi. Allora provavo, provo a dire qualche cosa per quello che è la fede ebraico cristiana. Ecco, di fatto per questa fede ebraico cristiana questo problema è un problema molto grosso e però anche interessante, e noi cristiani non sempre l'abbiamo tenuta ferma questa cosa, perché la parola di Dio ritiene che il mistero del male, adesso io non lo chiamerò più diavolo, lo chiamo mistero del male, è una potenza negativa molto grande davanti alla quale noi siamo molto piccoli. E quindi è un nemico, ma potentissimo. Tanto che se ci assale, vince lui. Questa cosa va tenuta molto presente e noi l'abbiamo un po' persa invece di vista questa cosa. Noi abbiamo preferito andare verso certe filosofie anche antiche della ragione che hanno continuato, è vero, nei tempi e che per esempio hanno provocato il carcere della doppia. Perché questo? Perché noi invece riteniamo che se uno fa il male, lo fa perché vuole farlo lui, perché ha capito che è male, vuole farlo, sarebbe libero di non farlo e lo fa. I più vecchi in questo hanno sentito, è vero, letto di antichi catechismi, è vero che noi facevamo 300 anni fa, che diceva quando è che una cosa è peccato. Io sono libero di farlo o non farlo, voglio farlo, è vero, e quindi sapendo il male la riesco ad attuare. Questo nella Bibbia non c'è mai. Perché secondo invece la tradizione ebraica e cristiana, come vi dicevo, il male è più forte di noi e noi siamo più piccoli. Questa cosa è talmente grossa ed è talmente vera, che si arriverebbe fino a un punto, però se lo dico, i miei capi dicono che dico un'eresia, quindi la dico, poi la ritiro, poi vedete cosa farle, che di fatto si potrebbe supporre quasi una certa innocenza del peccatore. Una certa innocenza di chi sbaglia, perché chi sbaglia è dominato dalla realtà negativa, che lo conduce, lo condiziona, lo comanda, e oltre un certo limite lui non può. La cultura contemporanea, su questo bisogna dire che ha fatto dei passi interessanti. Perché? Perché è emersa anche nella lingua italiana una parola che tutti conoscete, che conoscete, è la parola dipendenza. Dipendenza. E quando noi diciamo questa parola, che uno è dipendente, noi di fatto stiamo segnalando una situazione davanti alla quale uno non è che possa reagire, dire no, non me ne interessa niente, va via. Perché? Perché è dipendente. E quindi è una cosa negativa che si è impadronita di lui, è vero? E quindi si dice che è dipendente perché non può fare a meno di lasciarsi in qualche modo visitare e dominare da qualche cosa che è più forte di lui, è vero? Allora, quando uno è proprio dipendente, non è che non si può andare a sgridare, è vero? Bisogna aiutarlo. Bisogna aiutarlo a venir via dalla sua dipendenza, no? Perché altrimenti ci resta dentro. Ed è inutile che tu lo sgridi, lo picchi, lo chiudi alla zotta. È inutile. O tu trovi il modo di liberarlo, o altrimenti quella è la sua condizione. Bene. Questa parola è molto utile per capire un po' come la rivelazione ebraica e cristiana pensa il male. Per cui, se uno è cattivo, è prigioniero della sua cattiveria, capite? Non è che può dire tanto facilmente, no, da oggi non sono più cattivo e comincio ad essere buono. Eh, non può. Perché è come dominato dalla sua cattiveria, capite? È dominato dalla cattiveria. Non ci si diverte neanche lui dentro questa cosa. E così tutto il male viene pensato dalla rivelazione ebraica e poi cristiana come un dominio negativo che noi dobbiamo subire. Capite questo? È per questo che il male non si è stirto, no? Perché noi siamo deboli. È vero. Tanto che qualche volta ci si rassegna, no? E si dice che uno, eh, è fatto così, è fatto così. Però invece più delle volte cosa succede? Che ci si arrabbia. Eh? Ci si arrabbia. Allora siccome abbiamo detto che è cattivo, dice adesso gliela do io. Eh? E si fanno un sacco di cattiverie inutili per punire i cattivi. Perché il problema non è pulire il cattivo. Quando l'hai punito, cosa hai risolto? Quando l'hai chiuso la donna, cosa hai fatto? Quando lo butti fuori dicendo tu non sei degno di stare dentro qui, lo fai peggiorare. Normalmente le punizioni fanno peggiorare chi è dentro a un problema di male. Si capisce che se ha detto una stupidata, no? E te gli dici, oh, non dici più questa stupidata. Eh, va bene. Ma se invece è molto grande il suo problema, capite? Come farà? Ecco, il diavolo è questo qua. Non ha la coda, non ha delle cornette, non fa i fumi, non ha un tridente, che ne so io. Ma è una cosa molto, molto grossa che tutti conosciamo. Che tutti conosciamo. E non c'è verso, eh? E non c'è verso. Tanto che ci sono delle altre parole italiane che aiutano un po' a capire. Per esempio la parola educazione è una parola molto importante perché ancora nella tradizione ebraica e cristiana è una parola latina questa volta che vuol dire tirar fuori. Questa mattina la Bibbia che abbiamo ascoltato nelle letture della Messa ha ricordato che cosa? Un famoso tirar fuori. Perché? Perché erano in Egitto, dovevano fare i mattoni. A un certo punto non gli davano più la paglia per fare i mattoni, dovevano trovarsela e doveva essere uguale la produzione. E se non facevano tanti mattoni al giorno gliene davano di sante ragioni. Erano disperati, si sono messi tutti a piangere e il testo biblico dice che quel giorno il buon Dio dal suo paradiso ha sentito sto piangere. Gli si sono mosse tutte le vicere, anche Dio ha le vicere e ha deciso che sarebbe sceso a liberarli. Quelli lì li vado a tirare fuori. Educare è una parola che vuol dire tirare fuori, vuol dire liberare, vuol dire mettere in una vita nuova. E sapete che lì ne ha fatte più di per tolto per tirarli fuori, è vero? Per esempio gli ha fatto passare il mare che l'ha fatto aprire, lo sono passati, poi si sono trovati in un deserto. Cosa sono andati a finire in un deserto? Ha cominciato a brontolare, si stava meglio con gli schiavi di là che crepare di qua. Allora gli ha fatto piovere la manna nel deserto, ha fatto sgorgare l'acqua dalla rupe e siccome nel deserto ci si perde, ogni giorno e ogni notte li ha guidati. Di giorno era una nuve, di notte era una colonna di fuoco e in questa maniera li ha tirati fuori, li ha tirati fuori, li ha fatti crescere nella loro libertà e li ha fatti camminare verso la terra promessa. Questa è la vera educazione, è liberare dunque. Tutto va a finire in una parola. La parola qual è? E' la parola salvezza. Anche questa è una parola importantissima perché la parola salvezza dice una situazione che se era per te ci crepavi dentro, ma a un certo punto hai capito che c'era una mano che ti pigliava per il coppetto e ti tirava fuori. Salvezza è essere tirati fuori da una roba che altrimenti crepo. Anneco, sono perduto. Invece mia mamma mi ha salvato. Quello maestro lì del liceo mi ha tirato fuori a un problema. E' vero, finalmente ho trovato la donna della mia vita che mi ha tirato un po' via dalla mia perversità e cativeria. E mi ha cambiato. La salvezza è una roba che io non sono capace di fare e che però per fortuna c'è un altro che opera positivamente per me e mi tira fuori. educazione. Educazione. Anche qui in grecia. Anche qui in grecia, mi piace per te capire che ami molto la cultura greca, ma anche qui i greci sbagliano perché per loro sapete cosa vuol dire educare. Per loro è il lavoro dell'allevatrice. Cioè, voi avevate il vostro bambino nella pancia e l'allevatrice l'ha tirato fuori. Per loro l'educazione è, c'hai già tutto dentro, basta tirarlo fuori. E invece gli ebrei dicono, eh no caro, mi tiri fuori niente, perché se uno è messo troppo male non c'ha niente. E devi liberarlo, salvarlo. Allora bisogna liberarsi dal diavolo. E' vero, e l'ultima cosa che Gesù ci ha insegnato a chiedere a nostro padre è liberaci dal mare. Vedete? Liberaci dal mare. Dice, ma cavate la tezza, vinci fuori te. Eh, un sottobbaccio. Liberaci dal mare. Per cui cosa succede? Che quando c'è qualche cosa che va male, subito noi diciamo, di chi è la colpa? E quindi mettiamo insieme il male e la colpa. Se c'è un male vuol dire che c'è una colpa. E dopo facciamo un altro salto negativo. E siccome c'è una colpa, bisogna che ci sia una pena. Oh, tremendo, eh? E più l'hai fatta la rossa, più ti facciamo crepare di punizione. Trova da parte. Da parte, capite? Siamo impazziti sul problema del male. E anche noi, e anche noi, non ci comportiamo bene su questo. Non ci comportiamo bene. Potrei citare delle robe, ma non posso, perché è la mia ditta. Però, non ci comportiamo bene. Perché ci ricordiamo troppo poco. Che in realtà, da una cosa più grossa, o tu mi aiuti a uscire, o io non ci riesco. Io faccio sempre l'esempio del mio amico che fa il gran capo dell'oncologia, qui all'ospedale dove vado, e sarebbe appunto come se lui tutte le mattine facesse riunire tutti i malati, i suoi malati, in una sala, e li sgridasse violentemente perché hanno il cancro. Dice, ascolta, sei scema, o sei diventato pazzo. Tu li devi curare. Cosa li sgringhi? Cosa li sgringhi? O li curi, o se no, lasciagli in pazzo. Questo problema, capite che è molto grosso? È molto grosso. Perché? Perché nessuno di noi sarebbe qui questa mattina. Nessuno. Se non fossimo stati molte volte salvati. La nostra fede è quella per la quale noi siamo salvati da Dio. E uno dice, Dio l'ho mai visto. Certo che l'hai mai visto. E ti ha riempito di angeli fin dal primo momento. E quindi c'è una mamma che ti ha messo lì il suo seno perché tu mangiasse. È vero? Delle mani che ti hanno vestito. Delle persone che ti hanno insegnato a leggere e a scrivere. Delle persone che ti hanno insegnato cosa voglia dire e voler bene. E via, e via, e via. E quindi sei continuamente stato liberato e portato avanti in una via di crescente liberazione e libertà. Perché non si può fare un discorso del bene e del male se non si fa un discorso di libertà. Capite? Se uno non è libero non si può dire. Eh, capite? Allora bisogna che tu lo liberi perché lui possa fare bene. Se no è prigioniero della sua condizione. E noi non siamo d'accordo con Aristotele, con Platone e neanche con Sant'Omaso d'Aquilo che dicono no, tende di vedere quello che è bene e quello che è male e poi scegliere. Voi conoscete Clericetti? Clericetti è un disegnatore umoristico. È vero? Ogni tanto compare così su Repubblica e altro. E per lui l'omino, che cos'è? È un omino con una vestina bianca come quella che io ho adesso che poi c'ha due nuvolette, una a destra e una a sinistra. Nella nuvoletta di destra c'è un angelo. In quella di sinistra c'è un diavolo perché a sinistra c'è sempre il diavolo. E lui ti dà dei cattivi suggerimenti. L'altro ti dà dei buoni suggerimenti e tu che cosa farai? Devi scegliere. Ma non è così per niente. Ma non è così per niente. Sapete come succede invece? Che io sono dentro qui e ho una cosa che non posso dire perché è volgare. È vero? E non c'è verso che ne venga fuori. E Dio passa vicino al posto dove io sono annegato e mi dice dammi la mano che ti tiro fuori. Allora è chiaro che in quel momento lì io posso dire preferisco stare qui, mi piace. È vero? Oppure posso dire buona ci sto, prova a tirarmi fuori. Guarda che peso un sacco. E lui mi tira fuori. E voi avete molte volte liberato molte persone e siete stati per la nostra fede angeli di Dio. si capisce che anche uno che non ha la fede la conosce la salvezza. perché per tutti la salvezza è così. Non ce la cavavamo, però è arrivata quella persona, è arrivata quella situazione, è arrivato quel pensiero che ci ha liberati. Noi per la fede è il signore. Noi per la fede sappiamo che dietro a tutte queste cose c'è il signore. che il signore è il signore non del paradiso e dell'inferno. il signore è il suo paradiso bellissimo, ben coltivato, con delle piante super, eccetera. E lui vuol portarseli tutti in paradiso. Sta cercando tutti. E tutti anche i più strani. Li sta tutti cercando. E ognuno con la sua maniera, uno con la fede, uno senza la fede, uno è un buddista, uno è un musulmano. E lui tutti va a cercarli per tirarli fuori. Questo è l'atteggiamento fondamentale di Dio. Se no Dio non è Dio. E Dio è capace di tirarli fuori tutti. Perché se c'è qualcuno che lui non è capace di tirar fuori, francamente, dico no, mi spiace, non puoi dire che sei Dio. Se no, devi essere capace. E lui è capace. Allora vedete, il cammino che noi abbiamo inaugurato questa mattina per queste persone, per questi bambini, per i loro genitori, è appunto questo cammino di una continua, incessante liberazione di una continua, incessante crescere nella libertà per avere la libertà di fare la cosa più grande che ci sia, che è voler bene. Capite? Che è voler bene. Che diceva il rettore dell'università. che è mettere insieme contro, invece, un'altra roba bruttissima che vuol sempre spezzare, dividere. Capite? E lo fa in mille modi. Perché seduce, perché vince, perché imprigiona, perché ti inganna, eccetera, eccetera. E allora siamo dentro a questa roba, capite? E i 40 giorni della quaresima vogliono essere il simbolo di questa camminata. 40 vuol dire tutta la vita, eh? Vuol dire tutta la vita, 40. Sono un po' pochi, ma adesso saranno stati anni lunghi, magari. Vuol dire la vita, che è la strada che gli anni che loro ci hanno impiegato per andare dal male dove erano dentro a fare i mattoni, per arrivare fino alla terra promessa. 40 anni. 40 giorni è stato Gesù nel deserto, 40 anni dura la quaresima nostra. Che è quindi, dice la preghiera più antica della messa di oggi, sono andato a cercarla, che è il sacramento della vita nuova. Sacramento vuol dire segno ancora, simbolo, immagine. E noi quindi siamo entrati questa mattina in quella che è l'immagine della nostra vita, della vita. Questi bambini oggi hanno simbolicamente incominciato la loro vita, eh? Che a questo spazio di tempo siamo tutti per strada, non c'è nessuno che è fuori, perché non c'è nessuno che è fuori dall'amore di Dio. Ma dice, ma lui è di un'altra religione, ma il Dio di Israele se ne impippa. È vero, lui li lascia che tutti siano delle loro religioni, ma lui si considera il padre di tutti. Non sono, come sempre ricordiamo nella nostra chiesa, non sono solo i cristiani. E non sono solo quelli buoni, perché il padre vuole salvi anche quelli cattivi dei suoi figli, e fa di tutto perché anche loro possano andare a casa. E quindi siamo tutti su questa strada in condizioni diverse tra di noi, ma in fondo in una condizione che è uguale per tutti. Come vi dicevo un'altra volta, bisogna in questo senso imparare a pregare insieme a tutti. Imparare a pregare con chi non prega. Certo, e io prego con lui. Perché? Perché prego con la sua vita. Prego volendogli bene. Prego facendogli posto nel mio cuore. E io quindi sono in comunione con lui. Quando alla mattina incomincio la preghiera, io ho avverto che in quel momento il Signore mi fa vedere tutto il mondo. Ehi, che aria e pida. No, è così. Io sono piccolino piccolino, sono uno sciagurato, ma in quel momento il Signore mi fa vedere tutto il mondo. E in certo senso mi dà la responsabilità, capite? Poteva fare a meno di noi e di me. E perché c'è questo piccolo popolo in mezzo a tutti gli altri popoli? Perché c'è? Per essere il piccolo segno di questa speranza, capite? Di questa speranza assoluta. O noi siamo questa speranza della salvezza di tutti, altrimenti siamo un sale che non dà più sapone. invece noi siamo le donne e gli uomini della speranza. E non solamente con le nostre parole, ma con la nostra vita, con la nostra accoglienza, col sapere che quello che ci unisce a tutta l'umanità è infinitamente di più di quello che ci divide, proprio perché appunto il buon Dio li considera tutti i suoi. come quel mio famoso nonno, è vero, che si chiamava, si chiamava Giovanni, come me. In quella fotografia, adesso una domenica me la porto a vedere, perché ce l'ho su in camera da letto, dove lui si è fatto fare la foto con la sua moglie e i suoi figli così, e sotto ci ha scritto, tutta roba mia. E io ho sempre pensato a una foto gigante e di Dio che scrive sotto, tutta roba, poi firma. E poi firma. Perché sono tutti i suoi. Questo non vuol dire di tradurre queste robe in egemonie politiche, culturali, e quindi bisogna fare due e le conversioni con la spada. Assolutamente no. Questo non corrisponde alla libertà di Dio. Ma quello di essere uno verso l'altro, desiderando reciprocamente, perché ci vogliamo bene, che ognuno sia sempre più libero e rispondendo con la sua coscienza al mistero della vita, possa camminare verso la pienezza della pace. E' quello che noi auguriamo oggi alla nostra Maria D'Amaiana e a questi piccoletti. E auguriamo molto ai loro genitori, questi piccoli, perché possano essere angeli di pace presso di loro. Lo facciamo anche per tutti noi. Sicuramente ci portiamo a messa stamattina un sacco di pensieri. E' vero, io tengo sempre acceso il cellulare perché ho paura che mi chiamino dall'ospedale. Lo spengo a messa stamattina durante la preghiera. Una mamma, un grande guaio, immenso. Adesso la sto inseguendo col telefono. E' vero. E' vero. E ci sono tante ferite. Ci sono tante prigioniere, vero. Però con l'affetto e la gentilezza della vostra fede e della vostra preghiera, adesso portate a messa anche tutta questa gente che avete nel cuore. Grazie.