Volevo dirvi quello che anche stamattina ho un po' comunicato ai miei fratelli, alle mie sorelle in un'altra assemblea. C'è un'esperienza che ho fatto in questa festa di Pasqua, di cui prima non me l'ero mai accorto. Cioè mi sono accorto che fin da quando in affento si è considerata la memoria della nascita di Giovanni Battista, e quindi quell'annuncio che suo papà ha ricevuto, è sempre successo così, cioè che uno riceve una parola e poi la va a comunicare. Poi ha ricevuto una parola e la va a comunicare. Per cui in realtà si parla normalmente dell'annunciazione riferita a Nazareth e alla Vergine Maria, ma in realtà tutti continuano a ricevere annunci e li trasmettono, annunci e li trasmettono. E sono stati proprio i pastori che mi hanno fatto riflettere su questo. La notte di Natale bisognava decidere quale messa celebrare delle tre previste. Mi sono accorto che questa l'avremmo incontrata appunto il primo di gennaio e ho lasciato da parte che quel testo del Vangelo che là si sarebbe letto nella messa dell'Aurora. E sono stati proprio i pastori, anche proprio quando li guardavo in questi giorni nel presepio che avevo a casa, mi veniva continuamente in mente che loro hanno ricevuto questa notizia dagli angeli, un modo diverso dall'angelo di Nazareth, un modo diverso dall'angelo di Giaccaria, hanno avuto questo canto degli angeli, e allora diceva, beh adesso loro andiamo a vedere quello che abbiamo ascoltato. Vanno e poi avete sentito, e hanno da raccontare. E diceva, guarda questi qui che robe ci dicono, e sono tutti stupiti di questa notizia che ricevono dai pastori. Però loro, a loro volta, quando sono lì e hanno portato questa notizia, per tutto quello che vedono e ascoltano nel presepe di questo bambino, per una casa anche loro raccontando e glorificando Dio. Mi ha fatto impressione, cioè questo passaggio della parola, ma ha fatto impressione che il mistero del Signore si sia illuminato progressivamente in queste settimane, perché la cosa che tu hai ascoltato non l'hai tenuta per te, ma me la sei venuta a raccontare. Ed è stato per me di così grande fascino quello che tu mi hai detto, che mi sono sentito espinto a comunicare a mia volta quello che quella tua parola aveva illuminato e provocato dentro di me. Per cui se questa sera siamo in una certa, come dire, pienezza del Natale, anche se bisogna aspettare qualche giorno, quest'anno arrivare a domenica, domenica sarà la festa dell'Epifania, manca ancora un gruppo al presepio, no? Manca ancora un gruppo, un gruppo molto importante, che sono quelli che non sono della nostra stessa fede, che vengono da lontano, dietro a quella stella, aspettatissimi anche loro. Sarà veramente Natale quando anche loro saranno arrivati. Dunque per questa meraviglia della comunicazione della parola. Se tu avessi tenuto per te la parola che hai ricevuto dalla fettosità della tua mamma, dalle vicende della tua vita, tuo figlio non avrebbe ricevuto la luce, che di fatto invece ha ricevuto, perché tu non hai tenuto per te la bellezza dell'Evangelo, ma gliel'hai comunicato. Non gliel'hai fatto delle prediche, né per fortuna gliel'hai fatto neanche delle lezioni di catechismo, ma la buona notizia di Gesù è passata attraverso il tuo sguardo, attraverso le tue parole che sono state di volta in volta, di ammunizione, di affetto, di festa, di partecipazione al dolore, e gliel'hai comunicato. E allora anche lui ha potuto crescere e comunicare, capite? E quindi, di fatto, in questa festa della madre di Dio, dove accennavo all'inizio certamente la madre è lei, però c'è una maternità, capite? Molto condivisa, molto condivisa. Perché io certamente non sarei qui se il mistero di Dio non si fosse maternamente chinato verso di me, comunicandomi lo splendore del Vangelo. E quindi, in qualche modo, vedete, il Signore viene generato continuamente per questa potenza e desiderio della comunicazione. Vi ricordate come abbiamo osservato con una certa preoccupazione, è vero, l'imprudenza della ragazza di Nazareth, che proprio nei primi mesi, insomma, della gravidanza, si fa questo viaggione per andare. D'altra parte, la bellezza del Vangelo sta anche nel suo desiderio di essere comunicato. Allora, che cosa possiamo considerare questa sera? E cioè che nella maternità di Maria noi possiamo considerare proprio la maternità che ormai ha governato la nostra storia, perché non saremo niente, non sapremo niente, non potremo fare niente, e non saremmo qui questa sera, se di fatto non ci avessero generato. E quindi c'è questa potenza dell'ascolto e della comunicazione, che è il grande segreto del Vangelo, no? Allora, questo serve anche per fare un po' di politica, e per ricordare che infatti bisogna piantarla di pensare che tutto si risolve con la noiosissima predica del parroco. Eh, no, il Vangelo è una cosa viva, è quella buona notizia che si identifica con la tua stessa vita, con la tua personalità, con la tua cultura, con il tuo dolore, con la tua esperienza, e tu comunichi, eh, Vangelo, che è quello che hai ricevuto e che ha operato in te, nella tua fisicità, nella tua psicologia, nella tua anima, nella tua storia, che ha operato in te, perché sei stato a questa parola, ma sei anche magari fuggito da questa parola, e quindi ne conosci, eh, tutta la trama, tutta la drammaticità, tutta la bellezza. Il Vangelo ha riempito la tua vita, e quindi di Vangelo sei diventato fecondo. Non possiamo più permetterci di lasciare ai parroci la predica e basta. Bisogna che riereditiamo il Vangelo. Stiamo facendo, eh, dei tentativi, ma siamo un po' timidi, un po' impauriti, ma che, ma che, io le prediche non le faccio. Eh no, invece bisogna farle. Bisogna farle. E bisogna farle, appunto, in modo nuovo, cioè dentro la tessitura della storia comune di tutti i giorni. Come ci salutiamo alla mattina e alla sera? Come prepariamo l'uno per l'altro la tavola della cena? È vero? Come andiamo a cercarci perché ci siamo detti una parola cattiva, o abbiamo messo un muro di separazione? E allora però bisogna che si sciolca questo nodo amaro che si è creato nella nostra relazione. Vangelo, Vangelo, vuol dire buona notizia. Dobbiamo chiedere al Signore questa grande grazia. Siccome è anche il primo dell'anno, quest'anno gli chiediamo proprio questo. È vero? Che il Signore ci faccia attenti alla provocazione evangelica che tu sei per me. Ma come faccio a essere... Oh, oh. Per esempio, anche per come sai piangere, per come lavori, per come hai avuto pazienza con me. È certo che è bello ed è giusto che anche il Vangelo entri esplicitamente come parola, però è tutto un mondo, capisci? Allora bisogna riassumerlo, il Vangelo, in questo. Qui ci sono dei papà e delle mamme. Non crediate che i vostri figli potranno crescere nella fede perché ci sono i catechismi o le teologie o le prediche dei preti. Queste rischiano assolutamente di far di diventare buttisti o che ne so. È vero. Niente. Mentre invece c'è questa comunicazione potente e viva. Aspetta che glielo vado a dire. Una buona cosa ricevuta che si desidera immediatamente che entri anche nel cuore, nel pensiero e nell'esperienza dell'altro. Sono stati bravi dunque questi pastori. Non hanno tenuto le cose per sé. Sono persone comuni, umili. Di loro non ci sono neanche i nomi. Il Vangelo non ci dice come si chiamano. Persone qualsiasi. Forse potremmo pensare povera gente. Nell'immagine sono più importanti. Perché avete ricordato sono dei pastori che vegliano nella notte sul loro grece. Molto bello. Anche tu sei un pastore che veglia sul tuo grece. Che sono le persone che ti sono state affidate che tu anche nella notte della tua o della loro storia tu vedi su di loro perché non possiamo fare vincere il buio né nei cuori né nei pensieri. E bisogna che ci sia qualcuno che tiene testa la speranza. Che tiene testo un cammino che di fatto attende la luce. E quindi ci sono tutte persone molto importanti, è vero, molto belle. Anche proprio nella modestia della loro configurazione storica. Allora bisogna che ricominciamo da così. Sapete che nella messa feriale noi per esempio ci prendiamo il lusso che il prete non fa a lui la predica, ma la fanno tutti. È vero? E chiunque ha da dire qualche cosa del Vangelo sulle feste importanti non vorremmo correre il rischio. Perché? Oh, abbiamo visto anche in questi due giorni che la curia ne impara più di Bertolgo. e quindi si viene a sapere subito allora ti diranno ma come è che adesso fai fare anche la predica a Mario a sua moglie Teresa ma scherzi non hanno fatto gli studi teologici è vero? E poi quello là che è anche un poco di buono però è mica vero. Invece noi sì perché noi siamo sicuri che ogni persona è figlio di Dio creatura di Dio capolavoro di Dio mistero di Dio e quindi ogni persona è una fonte straordinaria di ricchezza di sapienza di dono tutto questo va riscoperto e bisogna però trovare è vero la forza e il coraggio insomma di farlo. Stamattina un pochino ho preso in giro soprattutto le mie sorelle perché le signore le donne dicono una cosa giustissima che la donna non ha uno spazio nella chiesa che questa chiesa è zittellona è maschilista è vero che le donne non hanno la parola noi gliela diamo però bisogna che parli e noi abbiamo molto bisogno delle parole materne la chiesa manca spesso è questa parola che ci dà il Vangelo nella graziosità e nella fecondità del femminile ce n'è molto bisogno allora è una cosa bella ma che però impegna un po' impegna un po' sono venuto in riscauto a dirmi ma quando diciamo che c'è il momento religioso tutti si incocciano cominciano a fare del gran casino non ne hanno nessuna voglia e ho detto ma non fatelo il momento religioso non bisogna mica farlo il momento religioso si doveva fare prima quando non c'era ancora il Vangelo di Gesù perché il Vangelo di Gesù ha fatto entrare il Signore dentro nei fatti comuni della storia non devi fare una speciale cosa di religione perché noi forse non siamo più neanche una religione noi siamo una esperienza di notizie luminose e di amore consegnate alla nostra storia è vero? e chissà come la va a finire è vero? e quindi si costruisce così e anche la comunità cristiana si costruisce attraverso questa comunicazione di esperienze è meglio non fare una cosa speciale di religione perché Dio è diventato un uomo e noi addirittura la madre di Dio capite? cose un po' folli ma che hanno portato tutto dentro fra di noi la bellezza del Vangelo allora questo mi pare che ci serva questa sera per fare un piccolo impegno un piccolo programma e soprattutto un'affettuosa richiesta al Signore che ci conceda di essere tranquilli e sereni raccontatori raccontatori è vero? quando ci sedavamo a tavola ed eravamo ancora piccoletti così facevamo un patto con il nostro padre e noi gli lasciavamo ascoltare il giornale radio senza far troppe confusioni non c'era la televisione il giornale radio senza far troppe confusione e lui però dopo nella seconda parte del pasto ci ripagava raccontando e noi eravamo affascinati dal racconto io la Bibbia non l'ho letta per conoscerla l'ho conosciuta ascoltando il racconto non ci ha raccontato solo la Bibbia ci ha raccontato i promessi sposi poi anche delle storie stranissime il prigioniero di Zenda delle cose che non sapete neanche cosa sono romanzoni è vero del secolo scorso è vero e questo racconto è stato un grande elemento di illuminazione e di crescita della nostra vita e mi raccomando sempre questa cosa del raccontare perché in casa c'è troppo poco racconto c'è troppo poca conversazione tutti dietro a questo schermetto tutti a far cicche cicche continuamente è vero sembra un monastero solo che non sono neanche dei frati e non si parlano più fra di loro bisogna ricominciare moltissimo a raccontare a raccontare a raccontarsela il Vangelo è un grande racconto e hai il grande vantaggio che quando va dentro di te diventa un racconto speciale e diverso da quello che fa il Vangelo quando entra nella mia vita e quindi ognuno diventa come un bellissimo racconto del Vangelo anche se è un mascalzone anzi di più è vero ah perché se uno è tutto lì come un consacrato mariano vabbè insomma il Signore fa presto e la vicenda è poco interessante ma se uno è un furfantone è lì allora il Vangelo deve lavorare di più no? operare di più ma non c'è nessuna vita che non sia visitata dal Vangelo del Signore dal Vangelo di Gesù e quindi promettiamo un anno eh di questa conversazione bene vi ricordo ancora una volta ve lo ricordo sempre che i preti sono una specie di estinzione e quindi eh come fanno come facciamo se la lasciamo la predica loro è vero bisogna che cominciamo noi a raccontare Gesù è vero un momento molto bello per farlo è quando siamo seduti a tavola e in quel momento spezziamo del pane e beviamo del vino insieme è stata una cena che è diventata talmente importante che anche questa sera ci ha raccolto ci ha sedotto ci ha invitati qui perché possiamo ritrovarci insieme in questa mensa comune di affetto di fraternità di perdono di speranza di pace