Ma pensavo di parlare della vicenda di Giovanni, di Giovanni Battista e della sua fede, un po' per prenderlo come immagine e anche direzione della strada di ciascuno di noi e di noi tutti insieme. C'è il problema di un verbo, perché il punto è lì, dice la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. E' una correzione che la versione ribeduta da parte dei vescovi italiani ha portato rispetto alla traduzione precedente che diceva la parola di Dio scese su Giovanni. Allora scese su Giovanni, venne su Giovanni. In realtà la parola del testo originale, del testo greco, è una parola che vuol dire avvenne. Allora bisognerebbe cercare di portarsi lì. La parola di Dio cioè non è quella stampata nel libro. E' quando quella parola stampata nel libro diventa a te, per te. Quando tu ti rendi conto che quella parola sta parlandoti di te, adesso, ecco. Allora questa è la parola di Dio. La parola di Dio cioè è sempre un avvenimento, è una vicenda, è una storia. Noi nei secoli ci siamo molto allontanati da questo. E abbiamo ridotto la fede a certi presunti contenuti della fede, oppure si dice verità della fede. Per cui uno si dice che ha la fede perché certe cose del catechismo, della catechesi, dei libri di teologia, dice sì, va bene, le conosco e penso che sia così. Invece la fede è una storia. È la storia di ciascuno di noi. È la tua storia. È il cammino della tua vita. È quando il cammino della tua vita viene visitato. Certi volte viene invaso o viene anche disturbato. La fede ha un modo molto curioso di manifestarsi. Qualche volta è un avvenimento piacevole, non sempre però è così. E in ogni caso è qualcosa che succede. La fede non è mai definita perché non ha mai finito di accadere. Per questo è un po' pericoloso identificarla con le cosiddette verità della fede. Perché le verità della fede sono in continuo movimento. E oggi è tutto diverso da ieri. Se che questa stessa parola si presenta come qualche cosa che abbiamo già ascoltato, ma che si impone a noi oggi come nuova, anzi problematica. E c'è tutto questo problema che altre volte abbiamo attraversato, se vi ricordate, tra risposta e domanda. No? Appunto, quando ero giovane pensavo che il Vangelo fosse la risposta a tutte le domande della mia vita, alle questioni, alle scommesse, agli interrogativi. E adesso che sono vecchio, sono invece convinto che il Vangelo è la domanda che continuamente Dio riapre davanti ai passi già compiuti, alle risposte già date, ai fatti. Si riapre un orizzonte. Per questo la vita e la vita di fede in particolare non si può calcolare siamo dentro e siamo fuori. Perché in certo senso nessuno è dentro, se il dentro vorrebbe dire che sono già arrivato a tutto. E evidentemente nessuno è fuori. Anche chi sembrasse del tutto fuori. Ieri sera al nostro incontro degli atei eravamo molti, forse una cinquantina di persone. Si parlava, perché tutte le volte si sceglie un argomento. L'argomento di ieri sera era lo sguardo. Il tema è sempre proposto da qualcuno. E abbiamo provato a parlare di questa cosa. Cos'è lo sguardo? Per te, per lui, eccetera. Bene, è interessante insomma. Ecco, vengono fuori tante cose belle. Soprattutto viene fuori sempre quella cosa che secondo me è di estremo interesse. Perché uno parla della sua esperienza, di quello che è la sua conoscenza. Saltavano fuori ieri molte, molte tesi. E però è interessante perché facendo un discorso, diciamo così, totalmente laico, inevitabilmente si cammina sull'orlo del mistero. Perché poi tutti siamo davanti al mistero della vita. Il mistero è una percezione che la nostra vita è più grande di noi, è più vasta di noi. Per cui non si può esaurirla. Non si può neanche capirla. Si può di giorno in giorno, di istante in istante, toglierla. Ma anche le cose che si potessero dire, quelle che sembrano le più certe e definitive, è di fatto bisogna che viaggino anche quelle. I grandi maestri dell'ebraismo dicono che una verità è sul serio, proprio fondamentale, se viene continuamente discussa. Quando è così ovvio che non viene più neanche discussa, non è neanche più importante. Perché? Perché non batte nella storia, non urta la storia. Perché l'orizzonte fondamentale della fede non è il sapere delle cose, o il credere delle cose, ma è vivere. È dentro la vita. È come la vita ti sorprende. Per cui, per esempio, i miei fratelli atei, anche loro hanno una vita molto complessa, molto interessante, molto ricca. È vero? Certo che a quella loro esperienza, a quella loro vita, loro non danno il nome di Dio. Ma io che osservo la loro vita, e che in gran parte anch'io sono ateo, di fatto però ho qualche possibilità di percezione, è vero? Per togliere appunto in che maniera anche quel mio amico, quella mia sorella, stia camminando, è vero, proprio sull'orlo. Perché la fede è accettare di camminare sempre sull'orlo. Non credeteci quando vi dicono che sono le grandi certezze, le grandi sicurezze. Non credeteci assolutamente. La fede è accettare di vivere sempre sul crinale tra il tutto e il nulla. E soprattutto sul crinale più delicato dell'esperienza umana, che è il crinale tra la morte e la vita. Una domanda che incessantemente ci si pone. Ricordate che ci siamo accorti che ha sempre nella nuova versione del testo biblico, riveduta dai Vescovi italiani, anche la conclusione del Vangelo secondo Matteo, termina, è vero, in modo mirabile, appunto con una sospensione. Negli anni, vi raccontavo, abbiamo mandato qualche volta, qualche letterina per dire, ma guarda che qui c'è un problema di traduzione. Non funziona. Perché la vecchia traduzione diceva che lui, il risorto, perché siamo alla fine del Vangelo, gli fissa un appuntamento su un monte altissimo della Galilea. Oggi quindi, quando si va a fare il pellegrinaggio in Pera Santa, si va sul tabor, e per ricordare il miracolo della trasfigurazione, e per ricordare questo ultimo appuntamento e incontro del Signore risorto con gli apostoli. Loro vanno all'appuntamento, lui si presenta, loro si prostrano per adorarlo, e poi il testo diceva, ma qualcuno dubitava. Solo che non c'era scritto, ma qualcuno. E adesso loro hanno tradotto come è il testo. Per cui dice che loro vanno all'appuntamento, lui si presenta, loro lo adorano, e dubitano. Perché il dubbio è il compagno assoluto e inevitabile della fede. Tant'è che anche nel mio amico ateo la fede si presenta come un dubbio, perché altrimenti i dubbi non ce ne sono. non c'è e io sono da solo. Perché questa è la situazione delicatissima dell'ateo. Non ha un tu che lo possa soddisfare in un idolo qualsiasi, quindi non adora un'ideologia, non adora i quattrini, non adora il piacere, niente per lui è Dio, è vero? e quindi accetta di vivere senza un tu davanti a sé, a cui rivolgersi, con cui litigare, con cui scambiare, è vero? E che noi chiamiamo Dio. E quindi in questa grande solitudine lui avanza. E quindi è una posizione molto interessante, molto importante, quella dell'ateo, che noi che pensiamo o pretendiamo di essere credenti dobbiamo tenere molto presente, molto, molto presente. Un filosofo importante del nostro tempo, mi ricordo che l'anno scorso, nell'aula San Domenico, insomma, a un certo punto gli fu chiesto, ma tu parli sempre dei comandamenti, proprio di quelli di Mosè, diceva a te, cosa ti importi i comandamenti? Ma che cosa servono a te? Che dici di essere antio? E lui ha dato questa risposta. Per me sono molto importanti, perché mi difendono dall'idolatria, e io non voglio essere idolato. Perché, capite, altrimenti non si crede, non si crede che poniamo in Dio, in Gesù, eccetera, però siamo innamoratissimi di un sacco di idoli, per i quali si spende la vita, si adora, ci si consuma, è vero? Mi ricordo quando mio papà ci diceva, guardate che sulla fronte non abbiamo scritto vivo per lavorare, è vero? Se mai scriveteli lavoro per vivere, insomma, che è già un po' meglio, perché tutto, persino il lavoro e tante altre cose, possono presentarsi come degli assoluti che ci chiedono l'adorazione. L'adorazione non è solamente fare degli squasi, è vero, con i gesti, è la dedicazione della vita, e quindi è delicatissimo. quel mio amico filosofo perverso, lui non vuole servire nessun idolo, allora dice, i comandamenti servono, perché ti aiutano a capire che non devi lasciarti soggiogare da nessuno. Però, nell'ateo, cosa succede? Che ogni tanto entra un qualche cosa, è vero? E entra un interrogativo, entra una specie di domanda, di obiezione, di percezione, che però c'è un qualche cosa di più in là, perché la ragione, per esempio, va molto in là, è vero? Però a un certo punto si ferma, no? quel famoso argomento che dibattevo con mio papà quando ero ragazzino, è vero, quando mi seccava il pensiero che bisogna morire. È vero? E gli diceva, ma a me secca questa roba qua, ma com'è questa faccenda? A me non serve che sia inquadrabile bene. E al punto, lui mi dava quella risposta, no? Diciamo, malthusiana, dove mi diceva, sì, va bene, siccome in salotto c'era un ritratto del nonno Angelo, diceva, oh, se non ci diamo il cambio, c'è la tavola del trisnonno, oggi però, e io capivo che potevano esserci anche dei problemi di darsi il turno, però non è che questa risposta mi dava pace e mi soddisfaceva. E quindi, capite, il dubbio accompagna sempre la fede, sempre. Quindi dice, ma io questa cosa, va bene, è il cammino della fede. È interessante, per esempio, che un personaggio come, come si chiama, è l'Alzheimer, impera, Henry De Luca, e lui non vuole che si dica che è ateo, lui dice, io sono un non credente, perché dice, ha il vantaggio che è un participio presente, è vero, e quindi, vale per adesso, chissà, interessante questo, interessante. forse, bisognerebbe riflettere di più sul fatto che forse tutti siamo in qualche modo non credenti, no? Altrimenti, pur cacale, questa fede che arriva giù, come, è vero, una mitragliata, è un po' troppo, un po' troppo, è vero? L'altro ieri, il vostro arcidesco, lì, è vero, a Milano, ha fatto un discorso, forse, un po' troppo sparato, si è fatto, segurre dalla memoria dell'imperatore Costantino, eccetera, e dopo, il giorno dopo, c'erano un po' di dubbi in giro, insomma, dire, ma sei proprio sicuro che sia così, proprio? Eh, certo, non è sicuro, perché la presenza del Signore e la realtà del Signore è quella che in questo momento è nel tuo cuore, nel tuo pensiero, nella tua interpretazione della vita. Dopo, certo, si possono anche scrivere e dire delle cose di carattere più generale, ma è quello che è prezioso, è la tua vita. Bene, allora, è successo che, dice qua, a quei tempi lì, in quegli anni lì, quando l'imperatore era questo qui, è vero, la Palestina era divisa in queste regioni, in queste province, e qui c'era quel tetrar, e là quel re, e qua quell'amministratore, e a Gerusalemme i suomi sacerdoti erano, questo e questo, la parola di Dio, avvenne a Giovanni, nel deserto. E questo è molto importante, perché si può pensare che, qui, l'Evangelista, abbia voluto precisare bene, erano proprio quegli anni lì, quelle circostanze lì, ma probabilmente in lui c'è anche un'altra intenzione, forse dominante, è quello di dire, e poi però, la parola di Dio, queste gerarchie, non le segue. State attenti, da domenica oggi, a domenica prossima, perché, detto quello che lui ha detto oggi, vanno subito a trovarli, tutti dei mascazzoni, della gente, e io allora, c'è un posto anche per me, io cosa posso fare? è vero, ci vanno perfino dei militari, che sono lì, che poi fra l'altro fanno anche, gli invasori, di una povera regione dell'impero, insomma, e io, e io, e Giovanni avrà una risposta per tutti, capisci? Ce l'ha anche per te, ce l'ha anche per me, e io signore, che cosa, che cosa devo fare? E lui non ti dice, di cambiare vita, di cambiare pelle, tu dici, beh, prova così, e la cosa mirabile di Dio, capite? E che lui, non è venuto a condannarci, ma, in Gesù, che è Dio in mezzo a noi, è venuto a prenderci per mano, e per quello che questa mattina, abbiamo ascoltato, questo testo bellissimo, del profeta Baruch, che dice, intanto comincia a contoglierti, gli abiti del lutto, dell'afflizione, io sono un pecatore, preparati bene, perché ci prepara la festa, mettiti il vestito della festa, mettiti il vestito della festa, è vero? Come faceva il vecchio Luigi, è vero? Che era nato nel 1900, quindi si faceva presto a fare il conto di quanti anni aveva, ed è campato molto, è vero? Molto, molto. E alla mattina, io, in quel tempo lì, andavo in bici, arrivavo a casa, verso la chiesa, lì in campagna, e quando arrivavo, vedevo che lui stava sempre tagliando l'erba per i conigli, e gli dice, oh, Luigi, ma, tra 20 minuti ci siamo, ah, e io sarò bellissimo, mi diceva, era rimasto secco, tutto dritto, a 90 anni, è vero? E siccome aveva fatto un po' di attenzione, portava l'abito che si era sposato, e quindi a messa ci veniva sempre con l'abito da sposato, e mi ha insegnato molte cose queste cose, perché anche adesso, tutti noi, tutti voi, state rinnovando il volto nuziale della vostra vita, è vero? Cioè il cammino che il Signore, insieme a voi, ha fatto fino ad oggi, con luci, ombre, errori, fughe, denieghi, è vero? Anche cose, magari, che in noi vecchi appesantiscono la nostra coscienza, se non stiamo attenti, rischiano addirittura di rattristarlo, per dire, Signore, ho compinato niente, sono alla fine della strada, e ho compinato niente, anzi, ne ho fatte di corte di crude, con me, che senso ha la mia vita? Quindi, è delicato, è pericoloso, ma nel mistero e nel tono della fede, tutto è preso in mano, e tutto è la tua storia, non c'è una bilancia per dire questo sì, questo no, dentro, fuori, non c'è, non c'è, c'è il fascino misterioso, la ricchezza bellissima, della tua storia, è vero? e quindi anche con il presenso dei tuoi pensieri, dei tuoi sentimenti, la parola del Signore avvenne, per Giovanni Battista, avvenne per Giovanni, avvenne per Lapina, e via e via, avvenne, è vero? È questa parola di Dio, che diventa la tua storia, e non vuol dire che tu stai a tutte le regole, che non vuol dire che tutto hai capito, che non vuol dire neanche che di Dio ti va tutto bene, no, no, è un cammino, è un cammino dove io resto sempre piccolo, povero, peccatore, sbagliato, dove tutte le volte che mi sogno di dire una preghiera, appunto attacco sempre con quel versetto del Salmo 70, che dice, vieni a salvarmi, eh, Signore, vieni presto in mio aiuto, la novità della fede è infatti semplicemente quel tu, è vero? con il quale si comincia a dialogare, a trattare, e quindi sempre con mio papà, quando gli chiedevo, perché io vedevo che lui in termini molto laici, pregava, e io dice, ma che cosa è la preghiera? E lui mi diceva, è fare delle domande difficili a Dio, eh, non penso che sia solo quello, ma però lui mi ha aiutato a capire, che è questa relazione, capisci, è questa vita a confronto, è questa cosa per cui tu non, non capi più da solo, e per te stesso, perché, a proposito di, degli atei di ieri sera, uno sguardo si è posato su di te, e la tua vita è guardata, è guardata, non, non, non è chiusa, è vero? Dentro l'atomo della tua esistenza, è vero? E qualcuno può dire, lo sguardo è che ognuno guarda la sua maniera, è vero? E quindi, è sempre molto soggettivo, ah, certo, però, avete presente Massimo, il mio figlio malato, che non ha mai detto neanche una parola, mai, mai, che però, che cosa è successo? Che noi progressivamente, siamo entrati, nella sua espressività, e lui si esprime solo con lo sguardo, solo, con i gesti, poco, pochissimo, è molto riservato, è anche forse, sempre un po' intimorito, se vuoi che lui ti tocchi, tu non lo devi toccare, allora dopo un po' può darsi che lui ti prenda una mano, invece con gli occhi, lui continua a parlare, e tra l'altro, faccio la scoperta, che lui ha dei pensieri, sempre, e anche molto profondi, quindi diventa, sempre più problematico, perché magari, se c'è Massimo qui, capite qual è il rischio, è che noi parliamo di lui, oppure tu che non lo conosci, mi dici, ma Massimo, però, è imbarazzantissimo, perché non si può parlare, di una persona, in terza persona, mentre è presente, è vero? Se voi parlate di me, mentre, e te, parli a uno, e dice, ma come ti sembra stamattina, la predica di Giovanni, la solita solpa, è vero? E non mi dice niente, mi escludete, no? E quindi, è delicatissimo, perché lui è sempre più potente, comunica sempre di sé, una interiorità straordinaria, quindi sarà vero che lo sguardo è societtivo, ma siccome è dialogo, siccome è espressività della parola, diventa una realtà di comunicazione, quindi è societtivo, ma è aperto, è vero? E quindi stabilisce una relazione, una comunione. la parola di Dio, insomma, si è messa a discorrere con te, capisci? Si è messa a discorrere con te, ha cominciato a intrattenere un discorso, lo si chiama la coscienza, ma è un termine ancora troppo banale, la cosa è più ricca, perché la fede è anche dolore, è anche sconfitta, è anche festa, è anche dire, non ti voglio più, certo, certo, è la storia tua che è diversa. Ebbene, ecco, questa oggi mi sembra la festa della nostra vita, quindi la festa della nostra storia. Tutte le altre spiritualità del mondo, soprattutto quelle dell'Oriente, pensano che per incontrare Dio bisogna invece uscire dalla storia, bisogna lasciare indietro le cose e proiettarsi verso la spiritualità. Quando me chiedono, ma qual è la spiritualità cristiana? Boh, non lo so, è vero. Oppure, posso dire semplicemente questo, che la spiritualità è una parola che mi viene rivolta, io l'ascolto volentieri da solo, l'ascolto volentieri anche insieme a voi, è vero, prima di scendere a messa la mattina, spedisco un messaggino per dire, a me sta parola mi ha comunicato questo, vado a messa, mi comunica, tutto diverso, è vero, tutto più in grande che io mi avrei voglia di andare su, dire no, quella roba che ho scritto non la firmo più, ma invece è così, è vero, perché è semplicemente il cammino della nostra vita. Allora, perché questa mattina noi stiamo guardando questo? Perché in realtà questa parola è l'accostarsi di Dio a noi, stiamo preparando il Natale, Martino sta capendo quest'anno che presente vuol fare, adesso bisogna che cominci, perché è vero, con l'immacolata di solito si comincia a mettere in piedi qualche cosa, è vero, e facciamo festa a che cosa? Al suo venire, al suo venire. Quest'altra cosa così importante, che non siamo noi che andiamo da lui, è lui che viene alla doccia, è lui che viene a casa tua, è lui che viene a quella casa che è la tua vita, il tuo cuore, le tue passioni, le tue paure, è lui che viene, non sei tu che vai, non sei tu che vai, è lui che viene, è lui che viene a prenderti, è lui che viene a prenderti per mano, è lui che non conosce distanza e ostacolo, ah ma come sono messo voglio vedere, ah ma ci viene, ci viene, gli importa niente, ha paura di niente questo qua, come hanno paura di niente le persone che vogliono molto bene, no? Le persone che vogliono molto bene vanno a cercare le persone amate, dappertutto, in ogni condizione, non mi importa niente come lo trovo, l'importante è che lo trovi, Maria Maddalena è così presa dal suo Signore, che addirittura è morto, è dentro nel sepolcro, va lì, non c'è più, oh, hanno portato via il Signore, non so dove l'hanno messo, l'altro gli potrebbe dire, è crepato ormai, no, no, no, io lo voglio, ah, ci cerca fino alla morte, sì, ci cerca fino alla morte, ci vuole bene sul segno, l'annuncio evangelico è questo, che lui ci vuole bene sul segno, e oggi con questa singolarità, capisci, per questo dico la festa della tua storia, ripassala la tua storia, prova a vedere come lui è in conversazione con te, certo si capisce, per questo bisognerebbe un po' di più ascoltare il Vangelo, cerchiamo di farlo un po' di più, cerchiamo di portarlo a casa, è vero, adesso stiamo facendo dei piccoli esperimenti nella messa feriale, il prete prova a fare un passo indietro, qualcuno fa un passo avanti al posto suo, perché di questa parola bisogna che siamo tutti responsabili, è vero, per il Vangelo bisogna che siamo tutti responsabili, è vero, tra pochi anni i prete ce ne sono più, quindi arrangiatemi, è vero, come fate? Bisognerà pensarci, è vero, e in ogni caso, per le persone che vi sono state affidate, ah, è meglio che ci pensate voi, sì, mandateli pure al catechismo, ma tanto, guarda, il bello e il brutto della vita lo impara tutto da te, io quando conosco due sposati, i loro figli, riconosco subito di chi sono figli, sono uguali, è vero, non c'è fonte più grande, è quella di una generazione affettiva, è di una relazione profonda, il vero catechista, il vero annunciatore, è tuo figlio, è il te, tranquillo, certo, lo sei anche negli aspetti meno felici, però, insomma, è vero, però lo sei anche per le cose che contano, allora, oggi noi siamo chiamati a glorificare la nostra vicenda, a ringraziare, se qualcuno non ha il coraggio di ringraziare Dio per la sua vita, dopo magari ci vediamo un momento e continuiamo a litigare, perché adesso invece dobbiamo andare avanti, è vero, dobbiamo preparare questa venuta del Signore. C'è una piccola condizione che bisogna mettere in evidenza, cioè, quando si è andata a rileggere il testo della lettera di Paolo, lo vedete pieno di un noi però, di un noi, perché? Perché la mia storia non ci sarebbe se non ci fossi tu, la mia storia non sarebbe così se tu non ci fossi e non mi avessi parlato, se Alessandro non mi avesse detto, vieni a dire una messa prima di Natale, la mia vita sarebbe già un po' diversa, invece di 19, devo essere lì, dire la messa, perché noi dipendiamo tutti l'uno dall'altro, no? Moltissimo, moltissimo, è molto importante che la forza della tua storia, è vero, sappia immergersi anche in una storia comune, e siccome c'è qualcuno che ha delle cattive memorie, e tutti abbiamo accanto a buone memorie, anche cattive memorie, io mi permetto di dire che bisogna, per questo cammino, fare anche una riconciliazione della memoria, bisogna farla, perché come noi abbiamo detto e fatto delle stupidate, può essere che anche con qualcun altro sia capitato, però bisogna tener conto, che anche lui o anche lei, nel cuore di Dio, hanno un posto, è vero, e anche tu non sei contento, quando i tuoi figli litigano fra di loro, ma certe volte metti la condizione, se volete che, dovete fare la pace, e dovete accettarvi, questo Dio, il mare lo esiga, è la festa della tua vita, tanto quanto sei in grado anche di tenerti vicino, anche quella vita difficile, oggi io ne ho una difficilissima, difficilissima, da tenere vicino, la voglio tenere a tutti i costi, vi chiedo di pregare per questa persona, di cui non vi posso dire niente, prego volentieri, però insieme a voi, per voi, è vero, proprio per tutto quello che è importante per la vostra vita. Stamattina facciamo una comunione un po' complicata, un po' complicata perché? Perché abbiamo un grande pane della Messa, d'altra parte è un pane che mi hanno regalato tre giorni fa alla Smara, il papà è la mamma di Abramo, il papà è malato in modo serio, Abramo è scattato dall'esercito, e quindi non può rientrare nel suo paese per andare a salutare, sono diciamo quelli che noi chiamiamo della povera gente, ricchissimi però, di nobiltà, di affetto, di tradizione spirituale profonda, di grande graziosità. L'altro ieri, siccome andrà a finire, Abramo riuscirà a vedere il suo padre, è vero, in questo mondo, quello che lui vuole, potrebbe essere un po' difficilino, allora, nell'incertezza, ho chiesto al suo padre di darmi una benedizione, è vero, in maniera che in qualche modo, con Abramo si possa continuare a procedere insieme, e lui sia meno solo. Allora oggi questo pane, lo mangiamo così per questo motivo, i nostri fratelli cristiani copti, non hanno la tradizione del pane azimo, loro mangiano un pane fermentato, quindi noi oggi mangiamo l'Eucaristia, la Pasqua, con questo grande pane fermentato. È un'occasione importante per collegarci, anche con tutti i nostri fratelli, delle altre confessioni cristiane, perché quello che ci unisce, è molto di più di quello che ci divide. E' vero, mi avevano detto, beh, se vuoi venire a messa lì, alla cattedrale della Smara, vieni domani mattina alle 7. Ci sono andato dieci minuti prima, entro dentro, cattedrale cattolica, c'era tutto il rito orientale, in tutto svolgimento, canti, paludamenti, eh, o guardo bene, chi presiede, è il frate Capuccino, che dopo deve dire la messa alle 7, ma guarda, muove, allora, quando, la dico com'è, eh, dice, sì sì, io sono birrituale, quindi ho la facoltà di celebrare, anche qui la gente non ha la chiesa, e il loro prezzo è molto lontano, e quindi alle 6 facciamo la liturgia per loro, alle 7 la facciamo per noi, stamattina che sei qui, ma vedo che la fai te la liturgia, e io ne ho avuto abbassa di quella che ho già celebrato, ah, che bellezza, che bellezza, a messa anche stamattina, ci sono persone del cristianesimo dell'Oriente, non, anche non legate per la verità, direttamente alla chiesa di Roma, però siamo tutti legati a Gesù, è vero? E noi siamo sempre molto contenti di accoglierli, e di poter fare comunione con Gesù, con loro e tra di loro.