E' una domenica delicata questa, perché di anno in anno io mi sento sempre più d'accordo con Tommaso. E d'altra parte tutta la liturgia è imbrogliata, no? Avete visto, le parole qui continuamente si incrociano, si rimandano, si oppongono. Sostanzialmente davanti a un problema. Il problema grosso è questa resurrezione. Il mio rapporto con la mia morte continua ad essere disastroso e quindi ormai ho rinunciato a pensare cosa sia la mia resurrezione dopo che sono crepato. Ci penserà il buon Dio. Non posso permettermelo, l'angoscia mi va sopra le orecchie. E quindi certo, negli anni mi sono sempre più orientato a considerare prima di tutto la resurrezione di Gesù come una grande sfida nella storia. Intanto che siamo al mondo. Quindi che cosa vuol dire per noi risorgere questa mattina? E questo effettivamente mi sembra l'energia più forte nell'andamento delle vicende umane. Cosa vuol dire risorgere? Questa è la scommessa. Noi dobbiamo pensare che la resurrezione dopo la morte non sarà che l'ultimo esito di quello che noi abbiamo vissuto. E che cosa vuol dire adesso risorgere? Una dizione antica chiamava la Pasqua morte della morte. Ma diceva che a Pasqua la morte era morta. E quindi il senso della Pasqua è quello di dire non c'è niente che sia morto. Non c'è niente che sia finito. L'amore, il pensiero, quella persona lontana, quella amicizia che si è spezzata, quella grande speranza che si è trasformata nella drammaticità di una delusione senza possibilità di risorsa. Ecco, questa è la resurrezione. La resurrezione è che tutto ritorna alla vita. Tutto può ritornare alla vita. Tutto può essere richiamato alla vita. E quindi la resurrezione è un fatto, capite, che ci riguarda. Siamo venuti a messa, anche questa mattina, con delle ombre. Bisogna chiedere al Signore che siano illuminate. Se un muro di separazione tra te e una persona fisicamente a te è vicinissima, ma il muro è altissimo, bisogna che sia abbattuto. Bisogna che ristabiliamo il contatto. Il nuovo vescovo di Roma, ricevendo gli ambasciatori di tutto il mondo, ha detto che il suo mestiere è fare il pontiere. Perché la parola pontefice vuol dire facettore di ponti. Quindi lui ha spiegato a questi signori di tutto il mondo che il suo mestiere è continuamente ricreare un ponte verso Dio, perché continuiamo a minarlo e poi a stabilire continuamente ponti fra di noi, ponti fra le nostre diversità, le nostre differenze. Ed è questo che renderebbe illegittimo che, per esempio, la Pasqua fosse una cosa chiusa qui dentro, per quanti siamo? Siamo quattro gatti, mentre invece è un qualche cosa che riguarda assolutamente tutta la creazione o tutta la storia. Quindi il problema è quello di portarla fuori, la resurrezione. A casa nostra, nello spazio in cui viviamo, nel nostro quartiere, negli spazi delle religioni, negli spazi della politica, negli spazi della sessualità, negli spazi delle generazioni, noi abbiamo l'impegno di gettare il ponte. E certe divisioni, che sono quelle che mordono anche questa mattina il nostro cuore, il nostro stomaco, sono il segno di ben più gravi separazioni, che abbiamo perscontato. Invece bisogna fare i ponti. Adesso che cominciano un po' a parlare male del vescovo di Roma, io le faccio dare informazioni, anche in questo senso, e cominciano a protestare, insomma, fa delle robine che non vanno mica tanto bene. Per esempio ho lavato i piedi alle ragazze, questo non è previsto. Allora, si scelgano dodici uomini, e gli si lavano i piedi alle ragazze, com'è questa roba? E poi, peggio che peggio, consulmani anche. Eh, certo. Questo è lo stile della Pasqua. Questa è la grandezza della Pasqua. È quella che non solamente ci abilita, ma ci prescrive un termine di grande severità, di vivere continuamente, accettando questi ponti dell'amore, che partono da una cosa elementare, che è il ponte del perdono. Cioè, quella distanza io l'annullo. Noi non siamo al mondo per sistemare il mondo. A parte che non siamo sistemati noi, ma facciamo sistemare gli altri, no? Ma noi, in ogni caso, abbiamo come compito quello del perdono, della pace. Della pace. Bisogna andare dappertutto, eh? A perdonare. Bisogna continuamente ripensare a questo come il proprio della comunità cristiana. Perché se no ci viene in mente che la comunità cristiana è quella che deve mettere ordine. e quindi che deve continuamente dire tu fai bene, tu però fai male, tu sei dentro, tu però sei fuori, tu qui puoi fare, tu non puoi perché... No, no, assolutamente. Assolutamente. Quando Gesù dice questa mattina nel testo evangelico di Giovanni quella frase terribile coloro ai quali voi perdonerete sarà perdonato, quelli ai quali non perdoneremo non sarà perdonato. Ma capite, c'è da tenere la camicia sollevata, c'è qualcuno che non ha ricevuto il nostro perdono? Per cui lui ha legato, capite, il perdono al nostro perdono. Ci ha dato la responsabilità del perdono. Non è possibile pensare che siamo al mondo per condannare, per escludere, per scomunicare, per tenere fuori, per dire va via. Neghiamo il motivo della nostra esistenza. Noi siamo qui solo per ricostruire la pace. E avete visto il modo sublime, regale, di quella liturgia notturna. Loro sono chiusi dentro per paura, lui entra dentro a porte chiuse, dice pace a voi e fa vedere le ferite della croce. E loro lo riconoscono. Quello lì è quello che ci vuol bene. Quello lì è quello che ci ha voluto un bene da morire. fino alla sua croce. E lo riconoscono. Chi è Dio? Questo. Questo. Quello. Chi è Dio? È quello metto, eh? Di cui ogni tanto e spesso parliamo. È vero? Dio. E' quello che è andato a finire sulla croce. E' andato a finire sulla croce innocente. Quello mino lì è Dio. È Dio. E noi non abbiamo nessuna idea di Dio e nessuna immagine di Dio più autentica, più forte, più evidente di Lui. Lo metto sulla croce. Mi raccomando, sempre così. Quando vi chiedono di parlare di Dio parlate sempre solo di Gesù. Anche se vi prendono in giro. Perché Lui, dice l'Apostolo, è la perfetta immagine del Padre. È Lui Dio. E quindi Dio è quello che ama perdonando. La messa, preso poco, è fatta così. C'è il problema di annunciare Lui e di dare il segno di Lui. Quindi abbiamo ascoltato la Sua parola e poi spezziamo il pane. queste due parti della liturgia sono il nostro compito storico. Bisogna portare in giro la notizia del perdono, esercitarlo, proclamarlo, gridarlo e darne il segno. Lavare i piedi ai musulmani, spezzare il pane con i poveri, farla farsi col proprio vicino di condominio, aprire continuamente un grande dialogo con tutti i pensieri, con tutte le culture, con tutte le fedi religiose, con tutte le condizioni della storia, dare nelle assemblee della nostra vita il posto privilegiato ai piccoli, ai poveri, ai peccatori, ai lontani, Gesù insomma. Dunque, la parola di Gesù è il segno di Gesù. Tommaso non c'era. aveva avuto una visita medica, era andato alla partenza, non c'era insomma. E quando torna viene panno. e lui dice, ma è il segno però, è il segno. Oh, perché tutta la liturgia di oggi è piena di segni. Dice che quando, venuti fuori dalla loro paura, hanno cominciato ad andare in giro questi qua, li portavano a centinaia e migliaia di malati, soprattutto vicino a Pietro, perché se c'era il sole e Pietro faceva ombra, bastava passare dietro l'ombra e Pietro, oppi, il malato si raddrizzava tutto là, tutto contento, tu sai? Quegli segni infiniti, straordinari. E Tommaso dice, oh ragazzi, eh però, dite bene voi, ma il segno però, a me occorre, io non ci riesco se no. E Gesù appunto, questa domenica è dedicata a lui, una settimana dopo, dice, il brano evangelico, lui ritorna per dare il segno al suo amico Pietro, al suo amico Tommaso. E allora, gli fa vedere, le mani, il costato, metti qua, è vero? Io non sono d'accordo con la iconografia più consueta che fa vedere Tommaso che mette il manino, è vero, nel fianco del Signore per verificare. Il Vangelo non lo dice, eh, dice che Gesù gli ha detto non essere più incredulo, ma credente, e lui ha detto Signore mio, Dio mio, non dice che è andato anche a toccarlo, non lo dice. E quindi è gentile il Signore, quante volte il Signore è venuto a darmi il segno della sua bontà, a me è cattivo, a me è lontano, a me è in fuga, quante volte lui mi ha sorpreso e mi ha riportato a casa. Attraverso la mano di mia madre, di mio padre, dei miei amici, tante volte mi ha dato il segno. E quindi non si può dire che cosa è importante, che cosa non è importante. E anche quella bellissima cosa che Gesù dice, quando dice perché vedi Tommaso tu hai creduto perché hai veduto, beati sono quelli che non vedranno e crederanno. Cosa vuol dire che non vedranno e crederanno? Che ci vedranno meglio. Che ci vedranno meglio. perché io con la nonna qui se la guardo trovo una viva simpatia. È vero? Ma se la guardo con la fede dico oh sorella mia che brava che sei a essere venuta questa mattina. È vero? e quindi riconosco in lei la sorella invece siamo di un'altra appartenenza insomma biologica eccetera. È vero? Però è mia sorella lei eh? Vi presento con piacere mia sorella. È vero? Ho trovato qui questa mattina una mia sorella. Quanto piacere mi ha fatto trovare qui questa mia sorella in visita qui perché fa la bisnonna eh? È bellezza. E quindi la fede che cos'è? È semplicemente vedere quello che con gli occhi che sono loro non saremmo capaci di vedere. Capite? Si vede meglio si vede di più si vede più in fondo. Capisci? Se te guardi con gli occhi tuoi e e e no con quello lì eh gli ho detto quel che gli veniva eh per lui perché troppo gli veniva ma se te lo guardi con l'altro sguardo ti cominci a dire ma era proprio necessario dire quella milanata ma non era meglio dire un'altra parola poi di notte dormi meno ma la mattina dopo dici adesso gli chiedo scusa. eh perché ci vedi con la fede metterci con la fede è lo sguardo di Dio capito? è la bellezza per la quale il Signore ti regala il suo occhio e lui santi e peccatori prima di tutto sono tutti i suoi figli capisci? e allora fa come i tuoi figli come te che i tuoi figli che la loro fortuna è di avere te per mamma i tuoi figli no? perché c'è uno che funziona tre sommascalzoni ma tua mamma sì ti dispiace che sommascalzoni ma sono figli e lei li guarda con quello sguardo della madre e lì reputerà subito tutti loro possono andare dove ne hanno voglia ma lei è sempre accanto a loro e questo è lo sguardo di Dio capite? e noi abbiamo questa mattina il problema di dire e adesso che non ne facciamo di questa Pasqua? eh proviamo a chiedere al Signore lo sguardo il suo sguardo e la sua parola vedere le persone le cose come le vede lui e dire alle persone e alle cose quello che lui ha lasciato scritto nel Vangelo è bellino l'ha dettato sotto la cattura a Giovanni all'Evangelista Giovanni che era un briccone e quindi l'avevano messo al confino perché allora questa isola di Patmos che è un'isola bellissima con un'acqua gelata tutto intorno anche d'estate ma bellissima davvero ci mandavano la gente che era un po' bricconcella va bene su un'isola e lui è andato là una domenica come questa lui era su un'isola e gli appare la gloria di Dio e adesso dici quello che vedi lo devi scrivere perché bisogna dirlo il Signore ci consegna il Vangelo stamattina capite perché se è vero che la messa è fatta così la parola del Vangelo è il segno del pane spezzato bisogna che tu faci il favore di chiederti come fai a casa tua adesso quando adesso torni a casa tua quella realtà preziosissima che è la tua casa che cosa gli dici? no che cosa gli dico? gli devo dire il Vangelo? ah ma posso mica dirgli ti leggo il Vangelo? allora fagli una carezza allora digli che gli vuoi bene allora digli che ti va bene oggi fare due passi insieme con lei e con lui diglielo il tuo Vangelo però gli devi dire il Vangelo e gli devi dare la carezza del Vangelo non basta dirglielo anche la carezza del Vangelo è un impegno straordinario vedete e questa mattina investe tutti noi investe tutti noi siamo quattro gatti che ancora vanno in chiesa no? quattro gatti davanti c'è tutto il mondo questi giorni sentivo che dicevano che sperano che il Papa vada in Cina perché l'altro cristiano ce n'è uno non so qual non ce n'è praticamente bisogna andare a portare il Vangelo beh cominciamo da casa però che parola evangelica portiamo a casa questa mattina che segno del Vangelo come posso a casa mia spezzare il pane con gioia con i miei figli con quella solita ghignosa di mia cognata che stia al mondo ma per me non esiste invece ci sono già ricorcegliati è vero nelle liturgie di Pasqua con la cognata insopportabile adesso bisogna spezzare il pane anche con lei e quindi bisogna ritrovare capite la parola e il segno forse anche in termini molto laici molto molto davvero poco sacrali anche la liturgia io cerco sempre di esistere per tirarla giù per fortuna ci sono i miei ministri bravissimi che mi sorvegliano e mi tengono un po' in riga però io capisco che il vero problema è quello che però questa parola e questo segno deve entrare nelle case nel posto dove lavoriamo nell'ospedale dove si fa finta di curare e molto si crepa dappertutto insomma bisogna che portiamo sta parola è vero perché l'ha data a noi poteva darla degli altri bravi invece l'ha data a noi come facciamo come facciamo ecco ci affidiamo all'intercessione di San Tommaso bene che aveva bisogno di vedere il segno il Signore oggi ce lo dà ce lo dà anche nella bellezza di questi tre qua è vero e ci vengono regalati come fratelli la mano di Dio trema perché ma si può dare quella gentaglia là questi tre tesori e ha trovato niente di meglio tra le bravissime le mamme eccezionali i papà le nonne super e noi ma ce li regala e noi siamo gratissimi ai papà e alle mamme che ci abbiamo portati ci stommiamo per questi tre come fossero nostri invece sono tutti di Dio e Dio li ha messi in mano al papà e alla mamma e poi però loro hanno desiderato condividere con noi questo tesoro immenso che con mano tremante il cuore il sussulto ricevono dalla santità di Dio tienili come miei e a loro dice stai con loro come con me verranno a protestare i giovanotti fra un po' d'anni magari fantasie a dirmi oh Giovanni perché mi capita ogni tanto e mio padre non lo sopporto più guarda un peso simile ieri sera che ne ho detto di tutti coloro poi gli hai detto no ma poi mica perché guarda che quello lì è il segno della paternità di Dio ti rendi conto a far pace però digli di telefonarmi quando mi telefono mi cavo la pelle ma dico ma sei pazzo ma che ti credi di essere il Vangelo gli è scritto non esasperate i vostri figli ti rendi conto che è il segno del figlio di Dio quello lì sì con quei baffetti che risponde sempre così e beh è un segno umile ma è un segno del figlio di Dio dato a te allora capite nella meraviglia di queste relazioni che Dio ha stabilito con noi ci aiuti il buon Dio ad essere un buon segno l'uno per l'altro e anche voi insomma stateci bene perché ve lo meritate allora allora adesso facciamo così facciamo così invitiamo a messa i santi quindi il bardo qui ce li fa invocare in maniera che l'assemblea della cielo si unisca all'assemblea della terra e noi insieme terra e paradiso noi che siamo qui e tutti quelli che sono già arrivati a casa tutti insieme chiediamo di essere un'assemblea immensa che nessuno può più contare dice il libro dell'Apocalisse per fare la festosa accoglienza a questi nostri tre fratelli