Sicuramente avete inteso che anche la proposta della parola di Dio nella liturgia di oggi tende a farci vedere che non siamo stati convocati questa mattina per una catechesi sul matrimonio. Ma le nozze e la figura delle nozze vuole essere significativa del grande dramma della storia e del grande progetto di Dio. Il progetto di Dio è quello di edificare la pace con una scommessa alta, appunto consapevole lui per primo delle asprezze, delle difficoltà, delle nostre fragilità. E non solamente nel rapporto tra l'uomo e la donna, però certamente fin dalle prime pagine delle scritture, facendo della relazione tra l'uomo e la donna un simbolo prezioso del grande tema della riconciliazione, della pace e quindi della comunione d'amore. Ricordo molti anni fa un'occasione in cui eravamo a Monteveglio e si discuteva e si rifletteva su temi di pace e di guerra. E' passata accanto alla nostra conversazione la vecchia Soragnese, allora meno vecchia di oggi, che ci ascoltò per un po' con la pensione e poi disse Ma cosa pensate di stare lì a cercare se si può fare pace in questo o in quell'altro per i grandi temi del mondo? E' il rapporto tra l'uomo e la donna che va recuperato, se non tutto è inutile. Certamente il rapporto tra l'uomo e la donna ha una potenza simbolica e di rappresentatività molto forte, circa la pace, la fragilità della pace, il conflitto e la necessità assoluta di trovare le vie della comunione. Comunione tra le diversità, comunione davanti ai muri che sembrano impossibili da abbattere. E' la grande vocazione della Chiesa. Ma pensavo di chiedervi questa mattina, a motivo del fatto che grazie a Dio abbiamo la possibilità di un incontro frequente, abbastanza ritmato, insomma. Ecco, di farvi perdere un momento di tempo con un quesito che negli ultimi 4-5 giorni mi è entrato molto fortemente nella testa e nel cuore, e che è questo tema della madre. Perché il tema è senz'altro la nozze, ma non si può evitare di notare, ecco, la potenza di presenza e anche, in qualche modo, anche il clima di difficoltà, di imbarazzo che è intorno a questa figura femminile. Non è, intanto mi sono accorto di una cosa che, potevo accorgermi, le cinquant'anni fa era meglio, insomma. Mi sono proprio accorto, come se fosse la prima volta che lei, come sapete, la madre, compare due volte solamente nel Vangelo secondo Giovanni. Qui, alle nozze di Cana, e siamo al primo segno che lui fa, e poi in fondo al Vangelo, ai piedi della croce, quando lui darà l'ultimo segno, quello del suo sangue. Già questa presenza stabilisce evidentemente una relazione tra il vino delle nozze e il sangue della croce. Però appunto mi pone una domanda, insomma, la sua presenza, qui e là, e anche il modo della sua presenza, ma particolarmente oggi, no? Perché è delicatissimo, insomma. Innanzitutto la differenza tra lei e la condizione del figlio, perché lei a queste nozze c'è. Lui e i suoi discepoli vengono chiamati, subentrano, sembrano arrivare e sopraggiungere in una storia, in una vicenda, tutta raccolta intorno a un fatto. Di per sé è una festa di nozze, ma la festa non riesce. È interessante, no? Supporre che possa essere una icona della storia e della vicenda del mondo. Un'attenzione, un progetto, un anelito, probabilmente in qualche modo in ogni pensiero, in ogni cuore umano, e però qualche cosa che li impedisce. C'è una difficoltà. E qui è significato dal fatto che non c'è il vino. E però lei ha subito questo compito, quindi va da lui e gli dice non ha lo vino. Quindi ha questa forza e questo compito di denunciare la difficoltà. Questo è molto importante, molto importante, perché noi assistiamo quotidianamente, forse appunto in un tipo di sottocultura un po' maschilista, che in ogni caso invece bisogna andare avanti, bisogna andare avanti, bisogna andare avanti, e con forme di rinuncia e di selezione anche spaventose, ma bisogna andare. E invece c'è la meraviglia e la forza di questa evidenza della crisi. Non hanno il vino. Ma poi, più sorprendente ancora, c'è la risposta di lui. La risposta di lui, che è stata tradotta malissimo, io sono molto arrabbiato con il testo di Cana, non con il testo di Cana, ma per come è stato tradotto. Adesso l'hanno aggiustato peggiorandolo, ma c'è. In ogni modo, lui le risponde, donna, che vuoi da me? In realtà lui le dice una cosa meno violenta e molto più drammatica, perché le dice propriamente alla lettera, donna, che cosa c'è fra me e te? Quindi, denuncia una stranetà. Tra l'altro, è stata presentata come la madre, ma lui la chiama donna. E anche questo è molto singolare, proprio per la vicinanza, tra l'altro, dei due termini. Appena detto la madre, donna. Che cosa c'è fra me e te? Quasi in fondo lui volesse portare all'interno di questa sua relazione, tra lui e la madre la stessa problematicità, è vero, del fra me e te donna. E quindi la fatica della relazione, la complessità della relazione, uomo-donna, dicevamo come simbolo della complessità globale della storia. Dovrebbero nella loro diversità celebrare comunione, ma le difficoltà sono molte. Però cento anni fa il matrimonio funzionava meglio, neanche per sogno. Perché una delle tipiche vie della risoluzione del conflitto qual è? È la prepotenza di una parte sull'altra. E quindi c'è pace? Ah certo, perché se dici una parola, quindi una sberla, e quindi c'è pace sicuro. Ma non è questa la pace. Tra l'altro, questo metterebbe in evidenza la drammaticità della banalizzazione di tutti i temi della pace, per cui, secondo me, ha abbastanza ragione chi dice che la pace è un intervallo di tempo più o meno lungo tra una guerra e l'altra. È vero. E che in ogni caso, però, la pace, a partire da quella pace romana che regnava i tempi in cui è nato ed è crepato Gesù fra di noi, la pace romana è una pace imperiale, no? È una pace cimiteriale, perché chi si muove proviene a muoversi. È vero. E normalmente se c'è un conflitto, quando finisce il conflitto? Quando c'è uno che alla fine vince. in questi giorni, insomma, è vero, attraverso la morte, certo, poi alla fine si arriva che non c'è più nessuno da ammazzare. È finita. Va bene. Anche in mezzo là, vicino al petrolio, e si fa così. E quindi c'è proprio la crisi di questo, capito? Allora, a me pare molto, molto forte e denso la prima parte di questa sua risposta alla madre. Donna, ma cosa c'è fra me? Come a dire, ma vi rendete conto però di com'è la situazione? E quindi vi rendete conto di che cosa stiamo celebrando noi questa mattina nella chiesa della doccia? Perché siamo qui per la divina liturgia? E noi come ci arriviamo però a messa, stamattina come domenica scorsa e come sempre? Ci veniamo dai nostri conflitti, con i nostri conflitti, nei nostri conflitti? Io sono certo che qui, se avessimo 14 ore di tempo e un po' di fiaschi di vino da consumare davanti al cammino, potremmo tutti raccontarci con un certo ritieno e attenzione, è vero, tante situazioni di conflitto, piccole e grandi, è vero, davanti alle quali ci troviamo. Come si fa qua? Come si fa? Tante rassegnazioni al muro, inabbattibile, dentro le quali stiamo. difficoltà, estraneità, inimicizie, insuperabili, la stessa comunità ecclesiale, la stessa comunità ecclesiale, per molti aspetti, complice addirittura, o in ogni caso rassegnata, su delle divisioni insopportabili, se è vero, che Gesù e la sua Pasqua ha fatto di tutta l'umanità una unica condizione di figliolanza nei confronti di Dio, ancora prima che lo sappia, tant'è che il compito dei quattro gatti che siamo noi sarebbe quello di andare fino ai confini della terra per dire che Dio è padre e che suo figlio è venuto qui a comunicarcelo con la forza del suo sacrificio d'amore. Stamattina abbiamo a messa il nostro caro Diacono Lorenzo e quindi è evidente che il testo di Gerusalemme acquista, no? anche per dove lui abita, eccetera, così, un segno particolare di drammaticità. È vero, è questa stranezza abominevole di Gerusalemme che è la madre. Alla fine, secondo il piccolo Salmo 86-87, sarà talmente, fortemente la madre che tutti i popoli della terra diranno io sono nato là. e d'altra parte circola una ipotesi è vero tra delle culture e dei dialoghi secondo cui Gerusalemme non potrà mai essere in pace finché nel mondo ci sarà un luogo di conflitto. Se là c'è conflitto Gerusalemme non può essere in pace e quindi con una rappresentatività drammatica evidentemente. E quindi questo è il quadro della storia. ma a seconda parte della risposta dopo averle detto di questa estraneità le dice non è giunta la mia ora non è ancora arrivata la mia ora. Ora l'unanime lettura di questa affermazione di Gesù ha sempre concordato e con buoni motivi secondo me assoluti che quella ora è l'ora della croce. C'è un rimando immenso tra Cana e la croce. Qui il Signore fa il principio il principio dei Suoi segni in attesa dell'ultima ora. E noi siamo qui questa mattina a celebrare quest'ora è vero? Perché siamo venuti qui questa mattina? Perché qui in questa chiesa stamattina si celebra quell'ora e questo però ci mette già dentro nella risposta no? Che cosa manca? Che cosa manca? che cosa vuol dire questo vino che manca? Per cui non si possono celebrare le nozze? È quello che avviene nell'ultima ora quando dall'albero della vita che è rappresentato qui alle mie spalle venderà il frutto prezioso per tutte le stagioni capace di sanare tutte le infermità e di annullare tutte le distanze le due figure che sono sotto la croce sotto questo albero della vita guarda guarda la madre ancora e il discepolo sono il segno di una nuzialità recuperata come sotto l'albero della conoscenza del bene e del male il serpente il tentatore li aveva divisi spezzando la nuzialità con Dio e la nuzialità fra di loro qui la nuzialità si ricompone vedete l'uomo e la donna sono eccetera però anche questo è un versetto di Giovanni così complicato che adesso non ci pensiamo manco e lo lasciamo lì perché perché ancora volevo con voi farmi prendere per mano da voi spero che poi vi vengano dei pensieri e anche me li comunichiate perché a queste affermazioni come reagisce lei si mettra buona litigherà con lui gli dirà ma come niente si volta verso i servi e dice quello che vi dirà fatelo ma questo è un passaggio decisivo perché notate bene sono dei servi ma quello che lei gli dice trasforma in modo radicale la loro vita quei servi sono molto importanti nel testo delle nozze perché sono stati servi fino a quel momento ma da quando lei parla con loro loro non sono più servi ma sono discepoli di Gesù perché il discepolo di Gesù è uno che vuole fare che fa e che tenta di fare quello che lui dice capite lei gli descrive e gli dona il discepolato adesso cambiamo basta servi basta servi basta servi degli idoli ma anche basta servi della legge antica entriamo in un nuovo cammino è il Vangelo in questo nessuno è servo e tutti siete discepoli c'è un appello straordinario a questo ritornare alla parola per rigenerare la vita di ciascuno che oggi ha una urgenza assoluta anche quello che noi stiamo celebrando rischierete di diventare incomprensibile strano ritorno sempre a quell'immagine folle del mio amico siciliano teologo siciliano che ci diceva di come in Sicilia chiamavano la messa e la chiamavano cento muti e nupazzo cento persone che stanno mute e un passo che gli volta le spalle e fa dei segni strani e dei gesti strani oddio me spero che non siamo così però non possiamo non renderci conto che la stessa liturgia che è l'evento di potenza assoluta della parola evangelica che è spirito e vita la divina liturgia dove non solo la parola la si ascolta ma ci se ne nutre e lui stabilisce con noi e ciascuno di noi e tutti noi una comunione assoluta anche questo rischierebbe di in qualche modo perdere la sua possibilità di comunicazione se non ritorniamo alla diaconia della parola quello che lui vi dirà fatelo c'è un'urgenza assoluta che vi portiate a casa il Vangelo non mi stancherò mai di dirvelo non venitemi poi a dire prima c'era un bambino che stava ai piedi una nonna che voleva portarlo a messa dice no io non ci vengo lei dice ma l'abbiamo promesso adesso vieni a messa e io però le ho detto signora la prego non si può costringere a venire a messa però mentre assistevo a questo garbatissimo dialogo io avvertivo dentro di me che è così però non possiamo andare a finire così non venitemi a dire ma mio figlio non viene a messa dobbiamo chiederci perché non viene a messa e si possono dare certamente tante risposte a partire dal fatto che la messa è un dono di Dio quindi non è che può diventare una legge non è che può diventare un precetto non è che noi siamo qui questa mattina per assolvere un precetto noi siamo qui perché abbiamo fame e però è solo questa parola che può ridestare la fame la consapevolezza il bisogno di essere nutriti il grido che citando il salmo 70 dice Dio vieni a salvare io sono qui per questo stamattina e quindi questa cosa succede importante nel seguito del testo si beve insomma e a me però resta questo fatto perché a questo punto lei scompare questa madre basta non se ne parla più e però capisco che bisogna intendere questa cosa punto lì una una piccola affermazione poi forse ci vuol dire che però ci vuole una maternità eh che non si dà vangelo che non sia un atto generale voi ricordate che quando Paolo eh cita eh la sua gente i suoi figli quando parla di loro come discepoli così lui è l'appostolo ma quando dice figli che io ho generato nel dolore il verbo raffinatissimo usato a quel punto lì dice proprio la generazione femminile il parto li ha generati c'è un tema di maternità che ci sfugge che ci sfugge forse è troppo maschile la roba non so eh c'è il cibo rasto ste autorità apostoliche ma però forse ci manca una maternità che evidentemente è una maternità decisiva eh a quel punto lì lei può anche scomparire ma certo niente ci sarebbe stato se non ci fosse stata la denuncia della malcanza la risposta del figlio e quello che lei dice a noi dice a tutti quello che lui dice tanto vabbè chiuso la cosa della mamma dopo le cose vanno perché obbediscono i discepoli ma è implicito obbedisce anche lui e che cosa fa anticipa l'ora non è l'ora ma è l'ora ed è questo sapete che ci consente ci chiede che noi siamo qui questa mattina perché per grazia di Dio per grazia di Dio siamo ancora una volta ai piedi di quella croce e intorno a quella mensa del pane spezzato e del settalice versato che è la nostra salvezza per cui le nozze si fanno e si fanno con una promessa della storia che non sarebbe supponibile e che è messa in evidenza dalla competenza enologica di quel maestro di tavola insomma di quel maggior domo al quale viene fatto assaggiare il vino capri dice dopo un vino è vero così proprio l'ambruschetto qui si arriva a un vino superiore chiama lo sposo e lo sgrida perché ecco dice col vino non si fa così sai in queste feste non si fa così hai sbagliato tutto perché nelle feste della storia nella festa della vita nella festa del povero mondo cosa si fa? alla prima si dà il vino buono tutti si sbronzano la traduzione ha voluto anche evitare di dire che sono sbronzi ma proprio invece sono sbronzi a quel punto lì gli si dà quello cattivo manda giù di tutto tu invece e anche qui la traduzione è pessima hai custodito quello buono fino ad ora perché si è capovolta la storia si è capovolta perché la storia va sempre che si va dalla vita alla morte è vero che crescono le rughette senti una robina no no la pressione non me la voglio provare perché sai tanto che è vero e quindi si va giù in discesa è vero come da Terusalemme a Genco è vero urca se si precipita ma non è più così lo dirà anche l'Apostolo che se anche nel nostro corpo si va esteriormente si va esteriormente disfacendo noi siamo misteriosamente rinnovati di gloria in gloria a immagine di Lui e quindi in realtà adesso come voi ben sapete non si va più dalla vita alla morte ma sempre dalla morte alla vita sempre dalla morte alla vita no la bambina è stata buttata nella battumiera è stata trovata ma il dottore che ha fatto qui la lettura del secondo testo è vero c'è la lui in carico è venuto a dirci sta bene sta proprio bene si vede che era buttata lì da poco però insomma porco cane che succeda prima di una domenica così è vero è questa piccola a nome di tutti noi dalla sua morte certa cui era destinata va alla vita cosa che io voglio chiedere anche per chi c'è dietro di lei perché non è sopportabile che si vada alla morte si va alla vita e questa cena ci porta precisamente a tutto questo a essere uomini e donne della speranza e quindi dell'annuncio della operosità dell'attenzione dell'interpretazione intellettuale spirituale persino di una psicologia mutata che non si rassegna al vecchio ritmo del mondo perché il vino buono quello buono è stato custodito per la fine e viene anticipato alla chiesa della dozza questa mattina questo anticipo del lavoro è questo anticipo di vita capite che viene a contrastare tutte le ombre di morte che mi si addensano dentro per i miei fantasmi per le mie tristezze per le mie angosce dice cosa fai? vado a messa cosa faccia? quale evento più grande vado a frequentare? è vero sono riuscito fino a 73 anni a non andarmi a far filtrare dallo psicologo ma spero di non andarci più insomma mi ci porterete quando sarò talmente matto che non potrò esprimere la mia volontà però noi siamo qui questa mattina a recuperare la vittoria della vita sulla morte siamo qui a contemplare ancora una volta il mistero e la meraviglia di questo Dio che in Gesù si fa piccolo fino alla morte tra i malfattori capace dal suo sepolcro di discendere fino agli inferi per annunciare il Vangelo della vita a quelli che non l'hanno ancora ricevuto per prendere per mano nella iconografia del cristianesimo orientale Adamo ed Eva per dire che nulla nessuno dell'umanità può sfuggire alla potenza della sua misericordia la comunità cristiana piccola o grande che sia non può essere che un luogo di pace qui da noi non può entrare solamente chi vuole buttare fuori qualcuno ma se uno viene qui con la sua miseria come io sono qui con la mia miseria qui deve trovare un posto di accoglienza perché questa è la chiesa un luogo dove avviene quello che non si può chiedere che possa avvenire nelle giustizie del mondo che sono inevitabilmente delle giustizie vendicative per cui chi rompe paga e tiriamo su il carcere della gozza e cosa dobbiamo fare? Beh si potrebbe far meglio penso ma in ogni modo è vero ma questo invece è in assoluto il luogo della riconciliazione se non appunto di chi vuol mangiare lui e non far mangiare l'altro e vuol buttare fuori l'altro dicendo questo non può venire qui perché non è degno per cui io questa mattina ho pregato per quella persona che ha messo la bambina via e ho cercato di dire fa che sia qua ecco io ero alla chiesa di Sant'Egidio a fare la preghiera del mattutino e vedevo che c'era del posto e ho detto beh insomma falla venire spero che l'abbia proprio fatta venire spero proprio che Gerusalemme capite e Gerusalemme è una fortissima simbologia però della comunità che è della sua pienezza al motivo di Cristo e viene fatta vedere con la bellezza no? di una nuzialità possibile per ciascuno per tutti sempre ad ogni condizione non è vero che sei fuori gioco non è vero è chiaro che la vita è continuamente una sfida no? quando si sta bene si va a Rimini se si va a trovare un prete vuol dire che c'è una grazia e la grana però che cos'è? è sempre una sfida perché lui viene lì con la sua impossibilità non c'è più niente da fare ora io non è che sono lì per dirgli allora va bene sei condannato allora te fuori no? ma sono lì perché? perché come te niente di diverso da te anche te sei sei un ministro della speranza sei uno che dice no aspetta un momento facciamo due passi insieme adesso cerchiamo interroghiamo ascoltiamo perché questa è la storia nuova nella quale c'è siamo stati collocati la recenda di Cana è densa di infinite cose che io non non vi ho detto e poi moltissime che non ho capito però mi pare che appunto si possa mettere insieme attraverso Cana tutta la nostra storia tutta la vicenda bellissima no? che dice come è fatta la comunità cristiana è una meraviglia guarda sono un arlecchino di doni di caratteristiche di pensieri di tradizioni è vero insomma delle robe che non cito perché non voglio scandalizzarvi però dice ognuno ha il suo dono eh però il dono è stato fatto dallo stesso per tutti capito? è stato un regalo a te a te a te a me è vero e perché? è perché quindi vuole questa comunione di diversità questa straordinaria fantasia dello spirito eh che risplende perché noi accettiamo la scommessa di metterci insieme non di distinguerci diciamo siccome sono io non ci sei tu quello che ha ragione sono io e te quindi non puoi chi aver torto no no no no no no no no accettando questo principio di una verità che non è esclusiva ma è inclusiva per cui serve moltissimo anche la tessera la tua tessera per il mosaico preziosa non possiamo rinunciare diciamo ma c'è un pezzo di vetro non sono altro che un pezzo di vetro rotto vieni qui c'è un posto bellissimo dove puoi starci solo tu e allora solo così solo così con questa sfida che ci è chiesta di giocare anche tra di noi quindi la meraviglia delle nostre diversità non farle diventare delle opposizioni delle correnti dei gruppi e dei movimenti che stupitate è vero ma invece a partire dall'eucaristia e a convergere verso l'eucaristia la meraviglia di un mosaico che non può rinunciare nessuno di noi e che non può rinunciare a nessuno di tutti quelli che non sono con noi ma ci sono come io voglio ricordarvi ogni domenica ci sono perché ve li siete portati a messa nel pensiero nell'affetto nella memoria nella stufisia nella nostalgia nell'attesa sono tutti sono moltissimi dentro a ciascuno siamo in moltissimi anche questa mattina tutti dentro nella stessa comunione d'amore ecco quindi ringraziamo gli sposi di Cana poveretti è vero due comparsi un po' stralunate ringraziamo i grandi protagonisti lui con i suoi amici e lei ecco figura che resta ancora grande e misteriosa e che chiediamoci possa illuminare ancora e ancora di più grazie a tutti