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IIDom_Quaresima-Giovanni_Nicolini_Dozza-20130224.mp3

Data: 24/02/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Avete sentito che Paolo scrivendo ai suoi fratelli della Chiesa di Filippi, parlando del corpo e del nostro corpo, dice il nostro misero corpo. Il tecno che è ancora più forte direbbe il corpo della nostra miseria, una definizione severa. Importantissima, come ho cercato di accennare già al vizio della messa, perché appunto riguarda tutti noi e riguarda tutta l'umanità, perché quello certo se lo abbiamo in comune, ed è una identificazione potentissima quella del corpo, perché una persona la si riconosce così, la comunica così. E anche quando noi facciamo la comunione col mistero di Gesù, chi ce l'offre ci dice il corpo di Cristo. Ecco, perché questa domenica? Perché nella grande tradizione secolare delle Chiesi, delle Nani, del cammino verso la Pasqua, oggi c'è questo prendere atto della sua corporeità e di questo essere il suo corpo rivolto verso la croce. E quindi questa specie di naufragio. Questi giorni mi sono continuamente incontrato con la persona di Giuda per tanti motivi diversi, di preghiera, un po' di ricerca. E appunto mi sembrava che volesse confidarmi che quello che poi l'ha scandalizzato è stato proprio questo naufragio, questo andare rimediabilmente verso la sconfitta, verso la fine, verso l'omprodrio. E questo è molto importante, secondo me, per noi, perché appunto ci coinvolge. Perché della fragilità della nostra corporeità, anche noi abbiamo paura, io ne ho paura. Ogni giorno, appunto, come mai vi conoscete, subisco un assalto da parte della paura, dalla paura della morte, ed è un assalto che non posso dominare. Lo devo il più possibilmente tranquillamente subire, aspettare che passi, insomma. Cerco di dire qualche salto, oppure di lavorare un po'. E quindi io capisco molto che la memoria evangelica di Luca che abbiamo ascoltato questa mattina affermi la paura di Pietro e dei suoi amici quando li avvolge questa nube, che è un coinvolgimento, infatti è il modo con il quale Dio dice che quello che sarà il cammino di questo suo figlio sarà anche il nostro. E però questo mi porta questa mattina a confidarvi così qualche pensiero delicato che vorrei non solamente rispettoso, ma anche affettuoso. E d'altra parte il venire in evidenza, insomma, di un problema, di un dramma che in questo momento la Chiesa sta attraversando. E mi pare che si possa abbastanza qualificare, insomma, come il dramma della sua miseria. La comunità ecclesiale è in questo momento, tra l'altro, nelle sue responsabilità supreme, esposte a una certa miseria. Quindi anche la costarcia di questa vicenda del conclave, un conclave molto difficile, evidentemente, insomma, sia per le circostanze in cui si svolge, sia anche per la composizione stessa del conclave. Si sorprende nella vicenda storica della Chiesa, in una situazione per molti aspetti sfrangiata, molto probabilmente che avrebbero avuto il diritto, dovere di entrare in questa elezione del Papa, non ci entrano perché non sono stati eletti cardinali in tempo e quindi sono fuori. Mi ho molto ricordato il conclave, pure dal quale poi miracolosamente è uscito Papa Giovanni, quindi deve risperare, insomma, molte volte dalle situazioni difficili. Però la domanda che mi ha accompagnato in questi giorni è questo dire, ma perché siamo in una situazione difficile? E mi sono un po' rifugiato sul monte della trasfigurazione, e su questo misero corpo, e su questo misero corpo che Dio glorifica riempiendolo della sua luce, e indicando l'umanità povera di Gesù, nella denominazione della realtà della predilezione, della macchia, di quello che bisogna ascoltare, di quello in cui si concentra tutto il misero di Dio. E questo concentrarci dunque nel misero di Dio nell'abbassamento. Dio, questa predilezione del figlio era stata detta all'inizio, prima che tutto cominciasse sulle rive del Giordano, ed è adesso detto, ripetuto, quando ormai la strada è rimediabilmente quella della croce e della morte. L'elezione di Dio è da questa parte. E credo che qui un po' nasca di Dio. Il vero Paolo parla di nemici della croce. Un po' nemici della croce lo siamo tutti. Perché? Perché abbiamo paura della croce. Perché abbiamo orrore della croce. Perché istintivamente vogliamo collocarci in dole di sicurezza a tutti i livelli, anche fisica, ma anche psicologica, ma anche di pensiero, ma anche etica. Vogliamo essere dalla parte buona, insomma, no? Dalla parte dei giusti. Siamo qui, non siamo insieme a quelli che a poche centinaia di venti da qui stanno prendendo messa a carcere. Siamo qui. E istintivamente, quindi, dipendiamo, muniamo la nostra vita. Non la esponiamo. E improvvisamente, così, questa mattina invece, ci investe questa immagine di questa glorificazione, quindi, di per sé, sembrerebbe un miracolo di luce, di luce soprannaturale, di meraviglia di Dio, solo che invece illumina una povertà. E questo è il punto, mi sembra. Perché siamo in crisi? Perché istintivamente nemici della croce, ci collocchiamo da un'altra parte, insomma. Noi non siamo tra i reietti del mondo. Noi non vogliamo morire tra i malfattori. Noi non vogliamo essere dalla parte sbagliata, da quella diseredata, dalla quale ci si deve liberare. Noi stessi, purtroppo, io per lo meno, anche in questa settimana, sono stato molto partecipe della parte a posto. Per cui, quando la parte giù di posto, imperversa troppo, a un certo punto ti spaventi, poi ti diventi, ti difendi, e poi la respingi. No, non è possibile. Domani usci dall'ospedale, la persona non può non uscire, stava male, il suo problema clinico si è risolto. Ma non è nessuno. Non ha una carta, non ha un documento, ovviamente, non ha niente che lo leggessimi. Pare che io non l'ho visto, però a vederlo, non ha un senso. Non c'è altro niente. E quindi, l'ospedale ha fatto già molto, insomma, sono un po' di giorni, con le cose come corrono anche a questi livelli, che non possono più andare avanti. Ovviamente, telefono. Noi vogliamo stare dall'altra parte. E vogliamo le cose fatte bene, vogliamo negarle. Non deve essere così. Come devono essere le scuole cattoliche? Buono. Come devono essere le nostre associazioni? Salve, educative, non ci possono essere incidenti. E noi, che abbiamo certe responsabilità, come dobbiamo essere? Integenerli. Ma si discute se qualche cardinale può dare il conclato. è questo il punto che volevo, e lo voglio, appunto, come dico, accennare, perché poi non è che io abbia in mano la soluzione facile. anche se nello sole del tempo, non è che io abbia in mano. Molte cose dentro di me sono notate. Pensavo che il Signore mi ha dato, mi ha dato, mi ha dato decorrenza. ho dovuto ereditare, nel malgrado, quello che, per molte volte, passandoci sopra, ho pensato, no, questa è una condizione speciale sua, di quando Paolo dice, quando sono debole, e pericure inferno, allora sono forti. No, no, no, invece è così. Invece è così. e non solo ho sperimentato la debolezza, ma è vero che ho sperimentato la forza della debolezza. Là dove non puoi far altro che attaccarti all'ipotesi che Dio ti dia una mano, perché non funziona. Non funzioni fisicamente o con la testa, non funzioni dal punto di vista etico, non sei capace di fare la tua parte. Sì. E quindi mi sono, per esempio, ma ve le compito così, come roba da scambiarsi intorno al tavolo di cucina, mi sono sentito sempre meno maestro, e sempre più scolare, discesse, allievi, mi sono sentito sempre meno sicuro, e sempre più alla ricerca. L'animo della fede mi ha sorpreso evidentemente, chiedendo, ma ce l'hai la fede? non lo so, non lo so. E, e però, per la Chiesa, è molto difficile fare questa parte, è molto difficile assumere questa cosa, perché poi ci sono, appunto, delle responsabilità, e le cose devono funzionare, e se ci sono tanti poveretti che suonano il tuo cabanello, bisogna che tu abbia ben qualche cosa, no? e, ed è stata questa la crisi, fanno certi calcoli, che adesso vissano farli bene con anche queste macchine, che per esempio, anche rispetto al vocabolario dell'Evangelo, si scopre che lui, andando avanti nei capitoli dell'Evangelo, dice sempre meno, e che rispetto alla sua opera di salvezza, eccetera, opera sempre meno, e rispetto alla gente che gli è intorno, ce n'è sempre di meno, e alla fine scappano. Un'Uni arriva fino alla croce, rivolto a suo padre, a citare il Salmo 21, nel suo primo versetto, Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? E quello, questo è il punto, e quello è Dio. E quindi, c'è un imbarazzo, capite? Se noi consideriamo le cose come dall'interno, anche questa chiesa, è imbarazzata. A troverci dipendere, a dire no, ma non è così, ma, sì, è successo questo, che sono qua, che sono cattivi, e, e, costretto a dire, mi raccomando, adesso vai lì e fare retturisti, e arriva un vescovo, che rispetto al suo predecessore, deve dire, sì, fa poco quello, una scattura, cosa bruciata, a un suono di te, è che cazzo, chi si ama, dei poveretti. No, è complicata la cosa, no? Perché è complicata, perché mi intervento di dire, però arriva a casa tua, eh? Tu hai dei figli, e chi si ama? Un poveretto, come si fa? e questo è, in qualche modo, sapete, è il miracolo di Gesù, è il grande miracolo, che è anche, se volete, un miracolo letterario, e se tutta fosse una funzione, è che sarebbe, la capacità inventiva, di un mico, perché, come ha fatto? Eppure ha fatto questo, e più è diventato, tutto l'interno, più, si è rivelato, come veramente lui, è lui, è lui, ascoltato, e questa voce del padre, non si sa in che modo, e con che tonalità, di erano, da oltre, ma poi, cantano, saluto, eh? Non espongo, nel tono di voce, con cui bisogna dire le frasi, con che tonalità, si deve dire, forte, imperioso, sicuro, fragile, debolo, delicato, edificio, questo è il mio figlio, perché io, c'ho davanti il mio figlio, ferito, buono, sbagliato, è su di lui, che indico la predilezione del padre, capite? E' difficile, è normale, che Dio sia grande, sia salvo, sia eterno, sappia tutto, possa far tutto, ed è ovvio, che il gruppetto raccolto intorno a lui, sia un gruppetto di Pierini, che funziona, che vanno, ed è ovvio, che, in un certo punto, posso, porto avanti le cose, e poi, che si è che vanno in pensione, e poi, che si è che vanno in pensione, io non sono d'accordo, sull'attenzione del padre, ha fatto un bellissimo gesto, però, sono stato poi in giro, dai miei amici, a dire, testo di papà, poi mi chiamano in pensione, un po' è vero, noi cambiamo, ma noi contiamo poco, ma un vescovo, mandare in pensione, il primo dei vescovo, mandare in pensione, ma, come facciamo? E dice, ma è proprio fatica, fatevi stare, no? Sono cinquant'anni, cinquant'anni, che si discute, della commercialità, e stamattina, all'Arabia, il mio amico, è stato anche ospite, che sono ospite, ma è un vescovo traditore, perché? Perché fa parte di quelli, che sanno tutto, hanno capito tutto, e poi però, stanno al gioco, salta fuori stamattina, e dice, è il grande fatto, adesso, del prossimo padre, sarà questa collegialità, che gli mette intorno delle persone, e la piantiamo di avere questo isolato, vestito di bianco, che deve essere il centro di tutto, il cuore di tutto, il bene di tutto, il gesto di tutto, e anche lui è fragile, è dentro. Non sarebbe bella, la debolezza di nostro padre, nella festa della Sacra Famiglia, nella domenica della Sacra Famiglia, a turni, regolarci quel testo, quel libro dell'Ecclesiartico, per me è importantissimo, dove dice, quando anche tuo padre, attendesse il segno, tu rispetta, e quello verbo rispetta, non vuol dire, nella lingua, della preseitura, vuol dire, vedi lui il segno, continua a orare, il giorno prima, poche ore prima di morire, erano vicino a lui, mio padre mi chiede un servizio umile per la sua persona, e dice, mi faccio valentieri, e lui mi dice, così avrai anche questo nella tua memoria, non l'ho più dimenticato, non posso dimenticare, la debolezza di mio padre, io ho visto un padre meraviglioso, e dice, rapidamente invecchiato, e dice, che cosa è, dice io, è la domanda che Giuda si fa, di fin andare a Canusalemme, questa vicenda ha promenuto, il Cristo, è la valore di la domina, il processo di Gesù, è un processo pazzesco, è un processo pazzesco, di interessi politici, di falsa democrazia, di conquista del soffere, di invidie, di balle, è tremendo, vanno a tenere lì, neanche fa una morte nobile, capito? siamo all'overa, all'overo di Socrate con la sua città, siamo all'overo di Socrate con la sua città, e non posso, ecco, ed è questo che oggi desideravo proporvi un po' come sfida, perché poi in realtà la cosa non è che riguarda il padre, riguarda il figlio di noi, non è questione di capire se si va in conclare o non ci si va, noi non ci abbiamo la sua fortuna, e però ognuno di noi è confrontato con questo, come il mistero di Dio si appena dentro di noi. Possiamo supponere di arrivare al punto della citazione del Salmo, Dio mio, Dio mio, perché mi hai avuto? Non lo so, non lo so. Certo, mi pare che perlomeno questa mattina si possa fare un passo, ve lo propongo per la mia domanda. Proviamo a tentare una riconciliazione con le nostre ferite, con le nostre debolette, con le nostre memorie da felicità, con la nostra coscienza ferita. Proviamo a riconciliarci e a poter dire io sono così. Quando Mosè, davanti al rovetto ardente, mi dice adesso che mi manda quelli da, mi diranno ma che è che ti mando? Devo dire chi sei, come ti chiami a te? Mosè, chi è vero? E Dio gli dice io sono. Dai a dire così, che io sono, e lì ovviamente tutta la filosofia, tutta la teologia, ce l'ha messo, tutti i colori. non ho detto in cinque giorni, pensavo che lui aveva detto io sono perché io ho messo vicino quel che di un buzziere che sono io. E io sono. E allora, sapete che è una domanda forte del processo, che è un po' ma allora tu sei Sirius, ma allora non ci stracciamo ce ne veste, non c'è più bisogno di prova, è da persona. ecco, quello mio sono, che è una domanda di lui, proviamo questa mattina a chiedere al Signore la grazia serena, una riconciliazione. E lui, non sono così. Quello mio sono che ci sta dentro, sapete, della sua duvertà, che non dico che mascheriamo, ma che però totalmente, anche censuriamo, insomma, mettiamo da una parte, non ci dobbiamo troppo pensare perché sennò perdiamo anche il sogno di nostro. non ci dobbiamo perché ho molti vai da ricordare, proviamo a dire, va bene, io sono così. E in questo, diamo quindi spazio, e così, mi sembra in me, diamo spazio alla voce del Stato, perché dicendo quella primimensione, in realtà, ha gestato una rete che coinvolge tutti, perché tutti noi, dal giorno del nostro partito, siamo tutti. E siamo figli amati. Nel tra di questo, tutti siamo amati con la stessa tradizione patoglia, per il figlio amato. La vita di tutti noi è preziosa, la vita di tutta la gente che sta portando per la strada è preziosa. La vita di ogni persona che vi aspetta a casa oggi, che incontrerete, che domani farà sul passo del nostro lavoro, o del nostro dolore, o della nostra testa, ogni persona è cara, ogni uomo e ogni donna della terra è dentro questa preziosità. Tutto questo è avvenuto perché è insopportabile ricostruire le messe religiose dell'aristocratia, perché se no in paradiso ci vanno quelli più bravi, quelli più santi, quelli più santi, quelli più virtuosi, quelli che pregano di più, e no? E allora Dio ha costruito questa strada a rovesse. Ha cominciato molto in via, per voi che tornate qui sul mondo ci sono un'opera e via, perché sono un'opera che è tutta una strada che Dio ha fatto. Ma c'è il popolo più piccolo della terra, un popolo festivo, gli ebrei sono festivi, lo parlo da me, questo Dio, però se lo scusò. E lui ha il loro Dio, ha fatto prendersi i P. In Vicente P, gli ebrei portano sempre tutte le baciare, non sono quale che Dio combatta, se no non salgo a noi. Gli ebrei non sono dell'Abraccio, ma la misericordia di Dio è sempre su Dio. E' importante, dobbiamo recuperare questo senso del piccolo popolo. Noi non stiamo diventando, siamo un po' trogati di noi. La cristianità è finita, per fortuna. Bene, allora, bisogna vedere se iniziamo a fare parte di questa tutela. mi sembra potrebbe essere da adesso, io, alla settimana santa, un certo pellegrinaggio da te e te, di riconcilia che. E' vero, una donna tra di noi dovrà dire, beh, è vero che non sono tanto bella. Un'altra dovrà dire, è vero che non sono miglioritante. Un'altra dovrà dire, è vero che sono un poveretto che casca con una tela, guarda che ci sia pena, non le gusti, sono già già fatta. riconosciamo questa pobolezza che oggi però viene profanata nel compiacimento di Dio. Noi non siamo dei dei nostri figli, non siamo dei dei nostri fratelli. Nessuna donna propone essere una mamma adeguata, è impossibile, almeno, da quel che non capisco di che cosa sia di un mensola maternità. non c'è nessuno che sia tanto di fare le mani. E' però Dio lo scelte di te. Allora ho l'impressione che questo potrebbe essere una traduzione proprio perché sei tu di ascoltare. Come sempre il te, se no ricordate, rispondeva Giovanni della Verna, perché Giovanni della Verna voleva diventare come lui, allora non invitava tutto quello che il gesto faceva, ma non riusciva lui. allora cosa ha? partly sintonia non ho provato nessuno di tutto contestato di trabalhista e quindi Quindi, a presenza, proviamo a recuperare, e adesso vi direi, a recuperare il stesso profumo della nostra relazione. Si è scelto, perché ci sono tutti, ci sono i petiti, a te io faccio ci sentire qui, vai da lui, non fidare. Andiamo insieme a Chiedere e scusa, e andiamo insieme a Chiedere, per il terzo bacio di Dio, e per tutte e due abbiamo bisogno. Grazie.