Ci sono nella scrittura e particolarmente nei Vangeli e in modo forse più forte nel Vangelo secondo Giovanni delle bellissime figure di donna che di tempo in tempo particolarmente attraggono l'attenzione del nostro cuore perché ci sembrano immagini straordinariamente luminose di questa umanità nuova, liberata dalla scelta della morte e tutta avvolta di una misteriosa ricordità. E' quell'umanità che chiama Chiesa e che dunque si riconosce radicalmente coinvolta e appassionatamente chiamata alle notte con lo sposo che è Gesù il risorto. E queste notte tutti noi siamo nati a questa grande famiglia, tutti noi, poveretti, apparteniamo. Tra tutte queste figure di donna, questa Maria Magdalena, così come appare al primo fiorire dell'annuncio del risorto nel Vangelo secondo Giovanni, da molti mesi ha attirato la mia attenzione e il mio affetto. Credo soprattutto per un motivo che è intimamente connesso con la storia della nostra piccola parrocchia di Cattara che poi si rifrage della storia preziosa delle vostre famiglie, delle vostre case, che è la storia di coloro che ci hanno preceduto e che hanno seminato in noi con umile preziosità il buon seme del Vangelo, di cui fanno parte questi volpi nuovi che sono i nostri figli più piccoli, come i dodici che nella notte, attraversando il fonte battesimale, hanno lasciato l'Egitto della schiavitura e sono entrati nello spazio libero dove camminano i figli di Dio. La bellezza della chiesa. Volevo richiamare la vostra attenzione sulla straordinaria bellezza di questa donna e di come proprio per noi appunto sia, secondo me, molto opportuno che noi ne facciamo una nostra amica, una nostra sorella, una nostra madre, come nel destello di essere da lei anche fortemente rappresentati sia davanti a Dio che davanti agli uomini e all'interno anche della nostra comunità ecclesiale. Mi piacerebbe che a tutti voi ugualmente piacessi questa donna e questa madre e mi piacerebbe molto che vi sentiste interpretati da lei, dal suo modo, dalla sua struttura mentale e sentimentale, dalle sue parole. Forse a partire da queste parole, che per essere parole da attribuire alla chiesa bisogna subito dire che ci portano una fisiologia di chiesa molto inconsuente. Quali sono queste parole? Quelle che lei dice, corretto dagli apostoli, quando si accorge che la pietra è stata ribaltata dal sepolcro. Va da Pietro e dall'altro discepolo, quello amato dal Signore, e dice, hanno portato via il mio Signore e non sappiamo dove l'hanno posto. Parole povere. Il consuete, certo, per le formulazioni che noi siamo abituati a sentire, da questa madre chiesa, che certamente sente così urgente la necessità di dare a tutti i popoli della terra degli annunzi molto precisi, molto diretti, molto forti. C'è bisogno di questo. Le nazioni siedono nelle penebre e nell'ombra della morte, sono prigioniere di se stesse e molti idoli, hanno bisogno di essere come scosse e liberate da una parola forte, da un annunzio sicuro. Rispetto a questo, dunque, certo, è particolarmente povera la parola di questa donna. hanno portato via il mio Signore e non sappiamo dove l'hanno posto. E' che di fatto questa donna rappresenta la Chiesa in quella sua intenzione più segreta, più profonda, che in realtà non comprende solamente la schiera dei credenti, ma raccoglie l'umanità e il terreno. La Chiesa, nella parte più profonda del suo cuore, proprio per rispettare in sé stessa la sua sponsalità con il Cristo crocifisso e glorioso, non può che essere madre di tutti. E il suo compiacimento è proprio questo, che non ci sia creatura, che persona, anche lontanissima nel pensiero, nell'interpretazione della vita, nel costume, che è sassenta non suo. Ecco perché allora, in questi mesi sono stato molto preso da questa frase, perché mi sembra che qui allora la madre Chiesa, con una sapienza nuova, e secondo me stupefacente, sa interpretare la faticata storia e il segreto anelito di speranza di tutta l'umanità. Hanno portato un vero e il Signore. Secondo me questo è bellissimo. È bellissimo cioè che la piccola, perché è piccola, comunità dei credenti, la Chiesa, quella che voi potete anche identificare, è vero appunto in uno spazio che alla fine si riesce a circoscrivere sui registri dei battesi o addirittura sulle frequente alle messe, questa piccola comunità sapeva essere così grande per sapere interpretare in modo così stupefacente e vero la condizione di tutta l'umanità. perché questa è la condizione del nostro. è un genito, è un lamento, è un turbamento perché qualche cosa le è stato portato via. hanno portato via il mio Signore. è bellissimo leggere la storia in questa prospettiva. Qualunque persona, famiglia, situazione, luogo che ti sembri avvolto di tristezza o di lontananza, di ferita, se vuoi di errore, di tanto, secondo me, contiene potentemente questa specie di disagio perché hanno portato via il mio Signore. Alla nostra gente qui intorno, per esempio, anche nella nostra cattaria, noi non possiamo assolutamente pensare ormai di fare una certa distinzione tra il credente e il non credente, il fattolico e no, quello che va in chiesa e quello che non ci va, perché noi ci sentiamo invece tantesimi, affettuosamente tantesimi, con grande simpatia, con crescente cordialità, con tutto un popolo, una cultura, un modo di vivere che potrà anche sembrare molte volte lontano dal Signore e dalla sua chiesa, lontano dalla fede e da una certa attenzione dell'Evangelo e questo probabilmente è anche verificabile, ma è necessario invece aprirsi a una lettura più profonda del cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo e alla reale situazione delle nazioni, delle culture, dei pensieri, per avvertire in tutto questo la meraviglia di un disagio. hanno portato via il Dio Signore. Sì, perché non averlo è un disagio. Non c'è nessuno che stia bene a non avere il Signore. Come non c'è nessuno che si diverte a essere cattivo, nessuno. Se l'Evangelo del Signore è l'espressione e il dono di tutta la sua belletta, la sua bontà, la sua speranza, l'esultanza di una vita rinnovata nella pace, non c'è nessuno che lontano da questo stia bene. Non c'è nessuno che faccia apposta a starne lontano. In questo senso è grande compito di ciascuno di voi sapere ripercorrere sempre con attetuosa preziosità anche la storia di ogni persona, ma anche di ogni paesino come il nostro, ma anche di ogni popolo, proprio per scoprire le radici dei Dio di bene e anche di ogni malessere. Hanno portato via il Signore. Non pensiate che ci siano dei cuori che lo cacciano via. Non è così. Non è così perché con il Signore si sta bene. Ne siamo testimoni noi che tante volte lo sbagliamo nel nostro pensiero degli atteggiamenti della nostra vita, ma che poi pieni di dolore, rientrando in noi stessi, lo andiamo a cercare perché come facciamo a vivere senza di Lui? Tant'è che noi, la nostra esistenza, non possiamo più descriverla così, che a vivere con Lui non siamo capaci. Ma senza di Lui non siamo capaci di vivere, no? E quindi continuamente lo ritorniamo a cercare in tanti modi, tante volte in modi espressi perché cerchiamo esplicitamente la misericordia di Dio nella conversione, nella penitenza, nella domanda del perdono. poche volte anche in modi quasi istitivi e quasi inconsci andiamo sempre a cercare quelle vie della pancia che inevitabilmente spariamo, ma lontano dalle quali è insopportabile vivere. Ora non si vive, secondo me, in modo né umano né cristiano soprattutto se non si percepisce questa dolorosità di una lontananza e non perché noi di fatto vogliamo imporre il Cristo a tutti, ma perché siamo talmente affascinati da Lui e talmente certi che questo mondo che di per sé è meraviglioso e questa storia che di per sé è tutta intessuta di speranza magnifica tutto questo è stato fatto da Lui, per Lui e ogni creatura che esiste e quanto più questa creatura amata e perduta è stata proprio creata e pensata in Lui per cui questo Signore crucidisso e glorioso che noi questa mattina festeggiamo voi lo sapete che non è la lontananza ma è l'intima verità di ogni persona. Dunque sarà anche vero che noi non riusciamo a vivere con il Signore ma è assolutamente vero e forse più vero ancora che in realtà non si può essere se stessi se non continuamente ricercarlo. Allora in questo senso questa donna è stupenda perché appunto è una Chiesa che, notate bene, entra in un dialogo delicatissimo con gli Apostoli, con Pietro e il discepolo amato per questa denuncia appassionata sono i suoi figli insomma a nome dei quali dice ma hanno portato via il Signore il Signore non c'è perché qualcuno l'ha rubato io non lo so chi l'ha rubato il diavolo, qualche pensiero sbagliato, qualche svettura che è stata troppo pesante, posso dire piano piano qualche svista del Buon Dio che ha fatto pesare certe volte troppo la Sua mano, non so dire ma questa che è proprio vero che incredulità è sempre una specie di ingiustizia come per noi è una specie di ingiustizia la morte o non è così che la morte è un'ingiustizia? è un'ingiustizia la solitudine è un'ingiustizia l'essere escluso è un'ingiustizia l'essere esiliati proprio è un'ingiustizia non essere voluti bene perché noi siamo fatti per questo è un'ingiustizia che ci sia qualcuno che non ha uno sguardo di affetto e una carezza di consolazione è un'ingiustizia tutto quello che è lontanata da questa carezza sublime di Dio che è il suo figlio in mezzo a noi è un'ingiustizia per qualunque persona per qualunque persona anche chi fosse costretto a vivere sotto un gioco di ipocrisia o di menzogna per oppressioni sue troppe interne che ne so psicologiche e spirituali oppure più esterne più violente politiche e culturali ma semplicemente sono persone detraviate e non sono persone attraviate allora in questa mattina di Pasqua amo questa chiesa che si reca dagli apostoli e agli ingi hanno portato via il Signore questo è il punto di parletta hanno portato via il Signore e mi piace credetemi moltissimo il fatto che a questa prima affermazione aggiunga l'altra e non sappiamo che bello che bello che che anche la chiesa sia collocata oggi in questo non sapere che è spavolgimento e nello stesso tempo affetto, speranza non soffontazione non sappiamo questo è trovarsi nella contraddizione radicale e quello che invece è la pace di una sapienza buona, niente, data che non so se sia nostalgia di altri tempi o di altre situazioni o forse, credo, più realisticamente ogni generazione ha fatto il lamento meraviglioso di questa cosa appassionata in modi diversi, in secondo linguaggio e culture diverse ma credo che sia sempre così allora, io vi chiedo se volete tovervi vicino questa meravigliosa e appeziosissima immagine di donna e madre che così profondamente interpreta la confezione del mio e del vostro cuore e che nello stesso tempo ci consenta di celebrare questa mattina la messa avverdibili il respiro, la speranza, il centro di moltitudini di persone che evidentemente non sono qui con noi che neanche ci vorrebbero venire e ragionevolmente non troverebbero forse neanche il motivo per essere qui e che sono invece così tanti di questo desiderio e di questa subito e se è bella lei sono bellissimi anche loro diversamente dalle altre memorie evangeliche intanto non la prendono in giro non dicono ma mancava un delirio come dicevano questa notte alle donne che tornavano dal sepolcro e che non c'è ancora così oppure come più crudemente proprio di lei Maria Battagliana ci interisce l'evangelista Marco perché quando loro sentono quello che lei dice venendo a sapere che è risorto e che è stato visto da lei non volevo credere a una donna così non è certo che sia quella stessa donna di cui quel pariseo padrone di casa un po' scandalizzato dell'atteggiamento benevole del Signore verso quella dondella troppo allegra sui piani di torno mentre lei gli bagnava i piedi con le sue lacrime e gli asciugava con i suoi capelli e vero quel pariseo padrone di casa dicendo ma questo non è un profeta se no saprebbe che donna è questa che donna è e lui infatti i nostri due amici della memoria secondo Giovanni non la prendono in giro non la liquidano non la traccano male ma in modo stupendo si lasciano coinvolgere dalla crisi espressa dalle sue parole di passione e non la liquidano con una formula teologica sicura si sa che è risorto tutte le scritture dicono così non la liquidano come dicevamo con il disprezzo verso una persona che avrebbero molti motivi forse per considerare il migliore e invece da questa passione d'amore si lasciano contaminare, sedurre e se lei è corsa verso di loro perché doveva andare? perché doveva andare? è venuta da noi a dire hanno portato via il Signore cosa fate nella chiesa di Casella? siete sicuri voi lì con le vostre certezze? il Signore è risorto ci facciamo la nostra festa questo non interpreterebbe certamente il cuore del parroco e la realtà della sua situazione che non ha ancora trovato niente praticamente della fede e voi che cosa avete trovato? molto siete soddisfatti di quello che avete trovato? oppure anche voi dovete dire come quell'uomo pagano Signore io credo aiuta la mia incredulità e voi aiuta di noi tutti i nostri cari, i nostri fratelli ma quanta gente avete in casa del cuore intorno alla tavola della cucina e amici preziosissimi della strada della vostra vita che appunto non possono essere qui questa mattina e dunque allora non fregiamo il rischio che questa festa non sia per loro può darsi che loro non avvertano la diversità e la preziosità di questa mattina profumata di resurrezione e di amore ma noi non possiamo non avvertire l'affettuosa e dolorosa realtà della loro presenza accanto a noi senza che possa essere una pienezza di catto insieme con noi e allora anche noi come Pietro il discepolo amato ci facciamo coinvolgere dalla denuncia amante di questa sorella e di questa madre e come lei è corsa verso di noi anche noi corriamo con lei ed è chiaro che se le cose che sto dicendo non sono solamente il frutto della mia arterio sclerosa ma possono avere una qualche plausibilità è chiaro che allora questa corsa al sepolcro diventa ancora una crescita della meraviglia perché invece di scappare nelle aule dei distriti o nell'arcene o nel sommo sacerdote corrono al sepolcro, cioè al luogo della morte, al luogo della suprema umiliazione dell'esistenza e quindi sono straordinari capite questi apostoli che invece di controbattere alla difficoltà della storia riparendo le notizie sicure sembrano lasciarsi sedurre e trascinare a ricominciare ancora da capo perché si ricomincia sempre nel palmo e questa è la meravigliosa paternità della Chiesa io la Chiesa l'ho conosciuta così perché da bimbo, occhi affettuosi, hanno incominciato a camminare con me e poi in tutte le età della mia vita c'è stato qualche angelo della Chiesa che ha saputo sedersi nel fondo della mia difficoltà e da lì a ricominciare il cammino a me come a voi sarebbe servito meno una Chiesa in fondo un po' patrigna e un po' arcigna che si fosse limitata a ripartire ma le cose stanno così io non conosco questa Chiesa io conosco una Chiesa sempre affettuosa o perlomeno voglio conoscere solo questa certo, voglio conoscere solo questa affettuosa che tiene conto della mia ferita e delle mie temere che viene a visitarmi della mia morte che accetta di mettersi in gioco con me perché mi vuole bene questa Chiesa che è madre sotto la croce e non abbandona il figlio potrebbero anche tutti fuggire ma lei sta là sotto la croce del suo figlio questa è la meraviglia di quell'amor di Dio che noi abbiamo trovato espresso sulle labbra, nelle mani, negli occhi, negli abbracci di infinite persone che si sono fatte madre per noi venendo a visitarci nella nostra assenza e nel nostro orgoglio e corrono al sepolcro sono meravigliosi, no? questi apostoli che dunque ci danno la speranza di questa corsa della Chiesa non sui libri della sua verità ma nelle pieghe dolorose di una storia che gene perché sospira il Salvatore l'ha perduto ma lo desidera neanche sempre a conoscerlo ma in realtà ogni sua fatica esprime con chiarezza una speranza è chiaro a noi, infatti è chiaro a noi tutto questo, capite? secondo me colloca in questo momento la nostra comunità piccola insieme la nostra piccola assemblea domenicale nello spazio grande dell'umanità intera e da secondo me un significato anche semplice e forte a quello che costituisce da molti anni il nostro cammino per questo faccio un appello certamente pressante, particolare e affettuoso a voi miei fratelli miei padri, miei madri, miei figli per dirvi ma questo è proprio il proprio della nostra vita quello che subito incantando l'Apostolo scrive ai suoi fratelli della chiesa dei Colossesi quando dice siccome Cristo è risolto cercate le cose di lassù io questo me lo vado a sembrare in mezzo nella scrittura perché? perché di tanto è una contraddizione perché dovrebbe dire che siccome Cristo è risolto adesso le cose di lassù le ho in qui in tasca del cuore nella testa le ho tutte le ho inquadrate le ho già organizzate le posso trasmettere posso perfino fare una tv tutta fatta di trasmissioni di certezze forse è bravo una chiesa un po' ridinco da questa no? che è fatta tutta di gente che deve continuamente cercare le cose di lassù in questi giorni e in questi giorni convivendo un po' con queste parole per me meravigliose mi venendo in mente anche i mesi passati e le nostre mattiglie presto in questa chiesa per esempio che è così ostile l'inverno perché è fredda oppure è rumorosa e con un testo che ci ha accompagnati il libro del profeta Eppecchiele per settimane e settimane e qualcuno poverino che veniva a confessarsi e mi diceva ma non finisce mai questo Eppecchiele è vero? una specie di genito perché si capiva niente dei testi troppo lunghi ci si stufava e perché? perché noi cercavamo le cose di lassù e le cose di lassù sono poi una sola e una persona sola Gesù e la nostra curiosità il nostro esercizio quotidiano è un pochino diciamo ce lo aspetta a volte la nostra partita quotidiana ma anche delizia è questa ricerca di Gesù ogni giorno ci vediamo prima che inizi la giornata di solito per cercare Gesù ma certo proprio perché viviamo accanto al sepolcro di molti proprio perché viviamo accanto alle medie al sudale di tanta povera gente proprio perché il Signore ci ha anche voluti con straordinaria perivolenza e sapienza come Lui solo sa fare condottare in una condizione per molti aspetti anche un po' carina un po' povera ogni tanto guardo certe tavolate domenicali della mia casa e dico Signore mio dove ci hai portato povera gente siamo ebbene proprio perché siamo povera gente e neanche buoni siamo e neanche capaci di voler bene proprio per questo però cerchiamo di non desistere mai da cercarlo cercate le cose di da su è l'intimo segreto della nostra vita di cristiani ed è in qualche modo capite ad ogni domenica di Pasqua secondo me il riavvio dolcissimo e fortissimo della nostra vita anche tu adesso tornando a casa tua io spero e credo e prego e chiedo per te che tu desideri con il desiderio nuovo di cercare le cose di da su e cioè di cercare questo Signore che misteriosamente e umilmente è collocato nelle fatiche dell'avvolto di giorno nel pianto di un bimbo nella sconfitta persino nella frattuazione di una fetosità familiare che nel lui qualche cosa che sembra sempre come una festa che non riesce Signore dove sei? nelle pagine troppo difficili del profeta e le chiede oppure nelle pieghe troppo consiolte del mio cuore carico di passione eppure tu ci sei Pasqua vuol dire l'inaugurazione di questa ricerca di questa passione di ricerca proprio perché questa sia la risposta più semplice più umile, più affettuosa a ogni ricerca del nostro cuore a ogni genito del nostro spirito e alla grande attesa dei popoli che desiderano tutti entrare nella grande famiglia del risotto Dio ci ha collocati in tempi e luoghi meravigliosi questa mattina il nostro cuore trabocca di riconoscenza ci avesse messo davanti degli ideali ardui e delle vette difficili da conquistare avremmo l'ha fatto siccome invece ci ha collocati in questi luoghi della ferita e della povertà siamo lieti perché ci sentiamo tutti sostenuti da quel coraggio di nostra mamma che dice hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l'hanno posto e al coraggio di questi nostri fratelli e padri che ci precedono in una corsa appassionata e sempre rinnovata per cercare Lui il Signore buono della nostra vita ma stesso attacca