III DomenicaAvvento-omelia_GiovanniNicolini-Dozza20161211.mp3
Data: 11/12/2016
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Testo dell'Omelia
Ma sono un po' costretto a chiamare la vostra attenzione soprattutto sul testo del Vangelo, spero che riusciamo a chiamare qualche cosa anche dalle altre stupende parole che il Signore ci regala. Di fatto sono stato molto conquistato dalla figura di Giovanni Battista e da questa particolare situazione, è in carcere, non solo per il richiamo al carcere della dozza, ma per una quasi definizione interessante sulla figura del profeta. Il profeta in certo modo è in carcere perché è del tutto immerso in una situazione che quasi sempre è molto difficile, è molto chiusa, è molto problematica, è molto violenta e lui c'è dentro, non è che può scappar via. È dentro al carcere della storia, possiamo dire. E perciò contemporaneamente vive l'altra realtà perché Dio gli ha comunicato tutta la prospettiva del cambiamento, della novità, della pacificazione, della correzione di questa storia troppo ferita e quindi il suo cuore è pieno di questa novità. Ecco, credo sia importante sottolineare questo, che la profezia è quindi una situazione di inevitabile inquietudine. Se siete un po' inquieti, non prendetevela troppo, insomma, può essere anche un segno buono, insomma. Non è una insoddisfazione, però sapete, è quel percettire il limite e il fatto che il limite deve essere superato. Non è possibile accettare questa vicenda. Allora, prendete la prima pagina del giornale, prendete le ultime notizie di qualsiasi vicenda, quasi sempre si ha l'impressione di un carcere. È interessante, secondo me, definire anche la vicenda del cristiano in questa maniera. Non quindi in termini puramente paradisiaci, qui è tutta una fregata, però se ti muovi bene ti aspetta una situazione buona, di premio finale. È diverso, è diverso, perché in qualche modo questo dono è già tutto fatto, capite? Quando voi aprite il libro del Vangelo, e vuol dire che quindi concedete al Signore di mettersi in contatto con voi, quando ognuno di noi, nel segreto della sua stanza o nella forza dell'assemblea cristiana, si dispone ad ascoltare, è come se si aprisse un grande telone e si vedesse la realtà con occhi nuovi, e si vedesse la realtà come altrimenti non si può vederla. Però poi la cosa finisce, si chiude e ognuno ripiomba dentro nel suo... Ecco, per cui è interessante, no? Il fatto che il Vangelo dica che Giovanni viene a sapere di tutte le cose che stanno succedendo fuori dalla galera a motivo del passaggio di Gesù, perché Gesù è già liberato in questo testo. Siamo in una zona più avanzata del Vangelo secondo Matteo, siamo al capitolo 11, è vero, non siamo alle prime parole di quando ancora deve nascere. Oggi la Chiesa ci porta dentro a questo anticipo, insomma, del Vangelo, per mettere in evidenza questa situazione delicata, che è di Giovanni, ma che un po' è anche di tutti noi. E Gesù gli manda la risposta, dice andate e riferite. I cechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano ai poveri e annunciate il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scambio. Cioè c'è la buona notizia, è vero? C'è anche in casa tua, c'è anche nel tuo cuore. Perché va bene, saremo un disastro, saremo una masnada di peccatori, però abbiamo conosciuto qualche cosa che fosse il perdono, che fosse la carità, che fosse una prospettiva nuova, che fosse una consolazione, che fosse una restituzione alla speranza. Anzi, possiamo raccontare anche di più proprio. È vero? Abbiamo assistito proprio a delle vere resurrezioni della vita, vite che ci sembravano completamente annientate e che invece Dio ha fatto rifiorire. Noi stessi, forse, siamo partecipi della bontà di Dio in modo grande. È vero? Chi non deve dire fra di noi che il Signore per noi ha fatto meraviglie? Il Signore per te ha fatto meraviglie. Prova a rileggere la tua storia in un modo più semplice e insieme più profondo. Quante cose belle e grandi ha fatto il Signore per te. È vero? Quindi, di fatto, noi lo conosciamo, noi conosciamo la realtà del Vangelo. Ecco, siamo dentro a questo, capite? Ma questa è inevitabile inquietudine. Dopo hanno fatto bene a mettere anche il testo della lettera di Giacomo. Purtroppo non è tradotta Brenna e quindi continua a esortare a essere costanti. Ma invece è un pochino di più. Dice, abbi pazienza. Abbi pazienza, no? Il Signore sta venendo, la cosa si risolverà. Non devi temere, non sei abbandonato. Quindi ascoltate e aggiunge addirittura di non lamentarsi. C'è qualcuno che poi invece qualche volta si lascia condurre, porco cane, insomma, anche di peggio, perché poi le cose sembra che non vadano bene. Bisogna accettare, come cristiani, questo segno della profezia e dire un po' sullo spartiato. Spartiato, tu sei contento o mica tanto? Eh, non chiedermelo troppo. Non chiedermelo troppo. È vero, né di me, né degli altri, né della storia. Eh, che dirti, che dirti. Sono qui in questa fragilità, quindi, è vero, capite? È una certa fragilità questo essere in mezzo. Perché il Signore ci impedisce di metterci definitivamente da una parte o di rassegnarci dall'altra. E d'altra parte come potremmo, se ci dicessero di fuggire dalla galera, non rischieremmo però di fare valigie, di dire basta, non ne posso più, me ne vado. Ecco, non ce ne se può andare. Il cristiano è una persona fedele alla sua storia, sta dentro, è vero. C'è dentro a una fringitrice dalla quale scapperesti via volentieri, ma sai che però non puoi farlo, no? Ci sono quelle mie amiche di cui vi ho qualche volta parlato, appunto, alla sera escono qui a Bologna, no? Sono un piccolo gruppetto di donne, ormai di una certa età, e vanno in giro per la città a cercare i loro figli. Li hanno perduti, per motivi diversi, insomma, non ci sono più per loro. Ma loro li cercano, tutte le sere escono, e sanno che non li troveranno, però escono lo stesso. Non possono non uscire. Ecco, è un modo per stare in galera, capite? Ecco, e quindi per essere in qualche modo anche fedele alla tua condizione. Eh, non puoi scappar via, è vero. E quindi abbi pazienza. E tuttavia però, allora quel messaggio, quella domanda, eh, di Giovanni Battista, piuttosto audazio, ma sei tu o dobbiamo aspettarne un altro, insomma? Allora, come succede? Per tanti aspetti sembra che il Vangelo abbia trovato casa, per altri però siamo proprio fuori. E' interessante questo come vera sapienza e anche in fondo per una gioia più profonda. Perché la seconda parte del Vangelo invece è Gesù che parla di Giovanni Battista. E dice, ma chi siete andati a vedere? Eh, quando erano nel deserto, com'era? E cosa l'avete visto? In mezzo alle tranquille potenze del mondo, l'avete visto anche, dice, ben vestito. Ma quelli ben vestiti stanno nei palazzi dei re. E Giovanni Battista non è così. E parla benissimo di Giovanni Battista, l'ultimo profeta, davvero, e lo spiega. Dice, anzi, è un profeta di più addirittura. E' uno che è stato incaricato di camminare davanti a me, dice Gesù. E' vero? Proprio perché sia la porta che si apre. In maniera che quando succederà qualche cosa a me, dirà, no, ti ricordi Giovanni Battista? Se l'aveva già fatto capire. E' vero? Quindi, bellissima questa parte, che termina con quel discorso. Ed è beato. Chi di me non ha scandalo? E chi non si scandalizza di me? Chi è che si scandalizza del Signore? E quindi anche del suo messaggero? E chi facendo una certa misura della vita, dice, però, è un fallimento. Sarà quella derisione sotto la croce che farà dire agli spettatori cinici di tutta questa vicenda, ma ha detto che è Dio, che sarà ben capace di scendere da quella croce, no? Come mai non scende? Scendegli e gli crederemo. E lo prendono in giro con amarezza, perché tanto dalla croce come si fa a scendere? E lui effettivamente non scende. E sono beati quelli che non si scandalizzano del fatto che lui non scenderà dalla croce, perché su quella croce è salito per portare fino in fondo, è vero, la sua avventura d'amore per la salvezza di questa umanità. E' vero, si potrebbe dire anche di quelle Signore della sera, ma cosa uscite? Ma lasciate perdere. E' vero, ma roba da matti, no? Siete delle vecchie matte a fare così. Eppure loro alla sera escono per Bologna a cercare i loro figli. In questo, capite, sono messaggeri di un Dio che non si arrende mai fino alla fine. Sapete perché il Signore è così grande? Perché si è fatto così piccolo. Sapete perché il Signore, come mai il Signore può salvare tutti? Perché è per tutti, lui si è per tutto. Non è come quegli dèi che stanno sempre sul loro trono e alla fine aspettano la gente col trabocchetto di una bilancia per vedere se hai fatto bene o male o un po' così e un po' così, cui segue sentenza. No, il Dio di Israele, il Dio che è il padre di Gesù, Gesù che è il figlio di Dio, è un Dio perduto per amore. È un Dio interamente donato per amore. Cose anche meravigliose che anche intorno a noi ci capita non poche volte di scoprire. Non poche volte. Anche una persona da quale sono andato a fare una piccola visita stamattina per portargli la comunione. E' tanto chi si renderà conto di questa persona. Eppure avvicinarla vuol dire scoprire la meraviglia di una vita assolutamente tutta regalata. Credo che sia molto importante che oggi noi possiamo fare questa memoria preziosa, magari anche di qualcuno vicinissimo a noi, che noi non abbiamo poi molto valutato, ma forse conviene ripensarci, è vero? Cose meravigliose accadono nel nome e nella potenza del Vangelo. Cose mirabili che ci sono già. Che ci sono già. E vedete, allora, e questo è in qualche modo il presepe che adesso bisogna costruire. Avete visto che qui alle mie spalle ci sono già delle vigiglie un po' stranotte. E' vero, con qualche discussione dietro, insomma, come mai questa barca, insomma, potete immaginare, insomma, dove si pensa mettendo la barca vicino all'altare. E quindi che cosa sarà? E la storia che stiamo vivendo, che cos'è? Una meraviglia. Di povertà e di grande dono. Di umiltà e di grande potenza. Credo che questa mattina, incominciando a preparare il presepe anche in casa, convenga molto pensare, anche a termini molto accostati, di questo presepio nostro, di questo presepio accanto a te. Perché tu, senza quella persona, oggi non saresti qui. Oggi, se non ci fosse quell'avvenimento e quella vicenda, diversi sarebbero i tuoi pensieri. Riscoprire la vita come dono, come grazia. E quindi nel mistero di questo Dio, che si nasconde totalmente nel mistero dell'amore. Che non rivendica, ma solamente salva. Dice, ma Dio non è anche un giudice? Un giudice? Sì, è un giudice per la misura assolutamente totale del volersi bene. In fondo, chi sono le persone più severe anche per la nostra vita? Non sono quelle che ci hanno sgiridato. Sono quelle che, davanti alla nostra ingiustizia, alla nostra non verità, hanno accettato, hanno accolto, non hanno desistito dal loro abbraccio d'amore per noi. E queste sono le persone che, certo, ci giudicano in modo severissimo, di fatto amandoci. Perché Dio, vedete, è fatto così. La severità del suo giudizio è l'amore. I giudizi degli uomini sono inevitabilmente dei giudizi anche punitivi, cioè laudativi. Se hai fatto bene, hai un poltrone in prima classe in paradiso. E se hai fatto molto male, ci spiace, ma Dio non è così. Dio è un amore senza fine. Approfittiamo, quindi, del fatto che avvicinandoci alla necessità di fare il presepio e avvicinandoci alla domanda di Giovanni Battista, ma sei tu, sei tu. Sì, il Signore ci conceda di riconoscerlo, appunto per questa potenza infinita della sua misericordia. È beato chi non si scandalizza di lui. Capite che cosa vuol dire, no? Ecco, che non si vergogna di questo Dio che si fa piccolo fino alla sua croce per me. Ed è bellissimo che questo caratterizzi il presepio, è vero? Perché? Perché nel presepio del tuo cuore, quello che sta più dentro, ci metterai proprio le figure, spesso anche umilissime, di coloro che si sono semplicemente spesi per te. Potrebbe rimanere una piccola coda critica nella liturgia di oggi. E dice, ma però tutte quelle robe belle che dice, i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i sordi odono, ai poveri è data la buona notizia del Vangelo. dove sono? E io mi permetto di lanciarlo a sfida come te. Per te lo sai dove sei. Lo sai. Prova a riscoprirli, prova a rivisitarli, prova a rileggere la tua storia piccola e grande in modo rinnovato, più attento. Perché quella vita di cui ti sei scandalizzato, perché sembrava proprio una vita perduta, forse non era perduta, forse era regalata. Allora, capite? Bellissimo, no? Il presepio che ognuno di noi deve ricostruire in questi giorni, con accoglienze inaspettate, con sorprese meravigliose. Perché il Signore pensa che Giovanni Battista riuscirà benissimo a vedere i ciechi che vedono, i zoppi che camminano? Perché se tu guardi con l'amore, è tutto diverso. È tutto diverso. Questa lente dell'amore di Dio ti fa vedere le cose come stanno veramente, al di là di apparenza e superficialità che ci portano a analisi e a giudici, tanto affrettati quanto superficiali, e quindi inevitabilmente angusti e ingiusti. La persona che accanto a te respira, vive, e che magari qualche volta fai anche fatica a reggere, non è che per caso sia un messaggero di Dio. Non è che quindi oggi la domanda di Giovanni Battista sei tu quello che deve venire, possa riecheggiare anche dentro di noi come domanda. Ma quell'avvenimento che ti è capitato, e quella persona di Ecebre, è proprio dentro a quel giudizio che eri così sicuro di dare, oppure c'è sotto qualche cosa, c'è dentro qualche cosa che va riscoperto. Paff! Chissà che presepe metteranno insieme le signore della parrocchia più i boy scout. Mi sembrava di cogliere un clima anche un po' bellicosetto. È vero? Ah, puntiamo sulla scommessa. Riusciranno a farlo benissimo, perché stanno andando a cercare, nei loro cuori e nelle loro memorie, la preziosità di un mondo che non credevano esistesse, ma invece c'è, nel segreto e nell'umiltà dell'esistenza delle persone, ci sono segreti meravigliosi, perché Dio, dice ancora il testo di oggi, che è un agricoltore paziente, siccome ha seminato, è lì chinato sul suo campo a vedere come anche tu possa meravigliosamente fiorire.