Ogni assemblea cristiana è di fatto distruita in una sinagoga. Gesù ci tiene molto a dire che finché ci sarà nel cielo e nella terra non potrà essere mutato niente della parola che lui ha regalato a questi suoi primi figli del deserto. E anzi la loro parola sembra sempre più luminosa, più ricca, più feconda. Questo certamente in gran parte è dovuto alla visita sublime che gli ebrei hanno avuto in quel tempo che noi consideriamo la pienezza dei tempi, uno di loro. Un ragazzo di Nazare, nato a Beclemme. Tutti gli ebrei maschi hanno il dovere, il compito, la possibilità di proclamare la parola di Dio nell'assemblea. La cosa comincia quando hanno dodici anni, fanno un rito che si chiama Bar Mitzvah, che è il documento della loro crescita e del loro ingresso nell'età adulta. Non ci sono preti, non ci sono sacerdoti nel mondo ebraico, ci sono ancora le grandi famiglie sacerdotali che si riconoscono perché il loro cognome porta sempre qualche residuo del linguaggio sacerdotale. Per esempio Levi, Cohen, sono tutti nomi che in ebraico vogliono dire sacerdote o persona accostata al sacerdotio. Però non ci sono più i sacrifici, quindi per loro l'assemblea è sempre un'assemblea di ascolto della parola di Dio e di lote. E il testo bellissimo che abbiamo ascoltato di Neemia appunto ci porta su questa piazza di Gerusalemme e su questa grande proclamazione della parola di Dio. Una cosa fatta molto bene, quindi la parola di Dio veniva proclamata, poi c'erano tanti gruppetti in piazza e tante persone che spiegavano quello che era stato letto. Non perché facessero una predica, ma perché in realtà in quel tempo lì pochi ebrei erano ormai dentro alla conoscenza profonda dell'ebraico. All'ebraico nella gente si era sostituita questa forma dialettale molto ricca, molto interessante, una vera e propria lingua in certo modo, che è l'aramaico, per cui la gente parlava e capiva l'aramaico e allora aveva bisogno di questa traduzione. Sono lingue vicine, ma anche piuttosto diverse tra di loro. E tutti potevano capire. La cosa singolare di quell'assemblea di ebrei è che dice che a un certo punto si accorgono che tutti piangono. E mentre viene proclamata la parola di Dio piangono. E allora c'è un intervento per dire ma oggi è un giorno di festa, non piangete più. Adesso anche andate a casa, fate un buon pranzo, vini dolci, mandate anche qualche cosa ai poveretti. E così siete contenti che non c'è nessuno escluso. Perché questo è un giorno di festa. Per i cristiani è stato sempre molto importante questo passaggio del libro di Neemia. Perché piangono e poi invece devono fare festa? Perché la parola di Dio è sempre Pasqua. Sempre. Quando noi ascoltiamo la parola di Dio, succede quello che adesso succederà anche a queste nostre due piccole sorelle. Cioè è un mistero di morte e resurrezione. Sapete che la parola battesima è una parola greca che vuol dire sepoltura. Perché sepoltura? Perché di fatto queste due piccoline oggi entrano nella morte di Cristo e risorgono alla vita nuova. E' vero? Muoiono come figlie di Adamo e rinascono come figlie di Dio. E' vero? Negli antichi fonti battesimali era un ponte grande, una vasca grande, c'erano due scalette. Si entrava da una parte e si usciva dall'altra. E' vero il battesimo è questa immersione in quest'acqua dalla quale si risorge per la vita nuova. Bene, il nostro rapporto col Vangelo è sempre così, è sempre Pasqua. Perché? Perché la parola di Dio mette a morte le cose tristi e cattive del nostro cuore e della nostra vita e fa risorgere in noi la gioia del Signore. E quindi quello che adesso celebrano le nostre due piccole sorelline di fatto è la vicenda che segna l'esistenza cristiana e l'esperienza cristiana. Ma quello che volevo un po' adesso richiamare alla vostra attenzione è quello che succede a Gesù. Gesù dunque entra in sinagoga, tutti lo conoscono perché lo fa da sempre, si alza in piedi, c'è un attetto che gli dà il rotolo della legge e quel giorno lì gli passa Isaia. Lui apre Isaia e legge alcuni versetti. Quando lui legge questi versetti, cosa gli succede? Ecco, questo mi sembra molto importante. Lui capisce chi è. Lui capisce chi è. Perché, vedete, il compito della parola di Dio, il desiderio della parola di Dio, è quello di farti capire chi sei. San Paolo ci parla di un'assemblea molto varia e anche la nostra è un'assemblea molto varia. Vecchione io, piccolina lei, è vero, è bravissima persona, io mascalzone. L'assemblea è molto varia, no? Però siamo tutti insieme. Siamo tutti insieme. E tutti siamo venuti qui, anche questa mattina, a recuperare il senso della vita. Adesso c'è un po' un momento difficile per la Chiesa. E si sente un po' il pericolo che il Vangelo diventi solo un codice di leggi. Questo si può fare, questo non si può fare, questo sì, questo no. Dentro, fuori. Mentre invece, il desiderio del Vangelo è semplicemente quello di farti capire che cosa sta succedendo. E tu chi sei in tutto questo? E qual è adesso la vicenda che ci sta attraversando? Ecco, il Vangelo desidera essere la rivelazione buona della bontà della vita che Dio ci ha donato. Perché la nostra vita è molto più bella, è molto più luminosa di quello che noi possiamo sperimentare. Noi non avete idea che affetto ha il Signore per ciascuno di voi. Come vi vuole bene il Signore. E quando ci dobbiamo ricordare come Lui ci vuole bene, noi guardiamo la croce di Cristo. Ci vuole bene così. È venuto a cercarci fino alla sua passione. Ha messo lì la sua vita per noi. Volete mica che ci condanni, no? È venuto per salvarci, non è venuto per giudicare. E tutti i figli gli sono cari. L'assemblea qui oggi è abbastanza numerosa. Ma quanta gente c'è fuori? I gran più sono tutti fuori. Queste due bambine vengono batteggiate. Ma quanti bambini e bambine nascono in tutto il mondo e non sono batteggiate? Vuol dire che questi sono figli di Dio? No, assolutamente no. Assolutamente no. Irene e la Rebecca oggi ricevono il battesimo e il Signore spera attraverso di loro che attraverso la loro portà, la loro bellezza, la gioia della loro vita, e la loro amici e amiche non batteggiate capiscano che sono figli di Dio. Sarebbe un pericolo tremendo se noi facessimo intendere una cosa che è una gran balla, e cioè che qui sì c'è un'assemblea di brava gente, fuori sono tutti mascalzoni. Ah, ma questo Dio non è mica per ieri contento di sta roba. Perché noi siamo al mondo, dice, per essere il sale della terra. Siamo quattro gatti, funzioniamo così così, ma se funzionassimo bene, tutti quelli che non sono cristiani sarebbero contentissimi, probabilmente continuerebbero a non essere cristiani, ma avrebbero una certezza nuova, profonda, di essere anche loro figli di Dio, di essere anche loro amati da Dio. Quindi quello che oggi succede a queste piccoline è molto grande. Però avete visto che scherzi succede, no? Che quello che succede a Gesù, che va in sinagoga a Nazareth, gli danno quel testo di Isaia, lo legge, dice, ma porco cane, parla di me. Beh, parla anche delle bambine, beh. Eh? Avete sentito che parla anche delle bambine? Adesso loro non sanno ancora parlare. Però quando le loro mamme e i loro papà glielo ricorderanno, gli ricorderanno che oggi è stata ascoltata questa parola. Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare i poveri i lieto annuncio. Gesù dice, sono io. Ma la Rebecca dice, ma anch'io. E l'Irene dice, ah ma anch'io, anch'io. E anche tu. Eh? E anche tu. Anche tu ti riconosci dentro alla parola. Perché vedete, non è questione che sia imparare le leggi, che cosa si deve fare, che cosa non si deve fare. Non è la cosa più importante. Tanto facciamo un sacco di guai lo stesso. Quindi, cosa vuoi che serve? La legge non salva mica nessuno. Ti avverte che sei un mascalzone, però il problema non lo risolve. Invece il Vangelo, anche se sei un mascalzone, ti fa capire chi sei. Capisci? Oggi queste due piccole cominciano a capire quello che Gesù ha capito quella volta lì a Nazareth. Ma accidente, ma parla di me. Quando è che il nostro rapporto con il Vangelo è vero? Qualche volta mi succede che alla fine della messa uno viene lì, magari anche un po' per sgridarmi, e prima ci siamo visti, non so, la settimana scorsa a fare delle chiacchiere, un po', lui mi ha parlato di sé, lui viene lì e mi dice, oh ma scherzo, ma come mai che nella predica parli di me? Parlo di te? O ti salta in mente? Eh no, hai proprio parlato di me, caro, io avvertivo che te facevi il furbo. Ma neanche persone. Non è vero, infatti io non volevo parlare di lui. è che di fatto il Vangelo parla di noi, il Vangelo parla di te. E questa è la grande grazia della nostra vita. Il fatto che noi siamo venuti qui anche questa mattina a recuperare il senso della nostra vita. Uno è venuto con la sfida di un dolore e l'altro con un'esultanza nel cuore. Questi qui sono venuti qui con il loro bambino tra le braccia e qualcun altro ci ha in tasca un cattivo esame clinico dell'ospedale. E tutti siamo venuti quindi a recuperare il senso della vita. Ma porco cane, ma cosa sta succedendo? Ecco, e qui il Signore, attraverso la potenza dolcissima della sua parola, restituisce ciascuno di noi alla sua identità. E com'è fatta questa identità? E' varia, avete visto tutta questa solpa della lettera ai Corinti, no? E uno è questo, e l'altro è questo, per esempio hai quello lì, hai questo problema, è vero, è varia, ma è unita. È unita. Per fortuna ci sei anche tu, perché quando tu non ci sei noi siamo più poveretti. Perché il bello è che ognuno è qui dentro col suo colore, con la sua storia e col suo carattere, ma solo mettendoci insieme siamo bellissimi. Sta finendo la settimana dei cristiani, no? Domani è la conversione di San Paolo e finisce la festa, la settimana di preghiera e di festa. Eh, ma è bellissimo, no? Che siamo diversi. Eh, è bellissimo. Non è mica vero che bisogna essere tutti in fila, tutti in Roma, tutti con i cardinali. No, e lo Spirito Santo è una fantasia, un sacco, capite? E una volta questa roba qui non la si capiva e quindi noi quando pensavamo di essere così bravi che volevamo bene a tutti, dicevamo, beh, adesso vieni beh a casina, eh? Hai fatto un po' di confusione, te, Lutero, tuoi anglicani, ma che stupidate, adesso tutti a casa, tutti a casa. E vi ricordate? È stato il Papa Giovanni che ha cambiato il gioco, è vero, dell'ecumenismo, perché invece di dire venite a casa, ha detto facciamo un giretto insieme leggendo il Vangelo e ha proposto che ci si mettesse in viaggio ascoltando insieme il Vangelo. A te cosa ti dice il Vangelo? Questo, eh? E la gente fu molto contenta quando il Papa Bergamasco Grassone tirò fuori questa idea, perché era di pace, era di speranza, era aperta e riconosceva l'esistenza di tutti nel cuore dello stesso padre. Però qualcuno ha detto al Papa, ma porco cane, ma però quanti secoli si sono persi di tempo a volersi male? Ma lui ha incalzato e dice, no, no, no, no, mica vero, perché noi siamo stati un po' osinelli, ma il Padre Eterno è stato fermo, eh? Per cui a questi qui ha fatto questo bellissimo regalo, a questi ha regalato questo e adesso è il momento di mettere insieme i regali, perché le diversità sono regali. Le diversità fanno sì che ognuno di noi sia più bello, più luminoso, più vero, proprio perché è vicino a un altro. Qualche volta quando si parla della verità si parla male della verità, almeno rispetto alla Bibbia, perché la verità non è che questo è giusto, quindi questo è sbagliato. Non è una roba di matematica. No? La verità, la verità della fede, la verità del Signore, la verità del Padre, è che invece ognuno ha il suo pezzettino, eh? E tu devi fare un grande mosaico e dice, ma porco cane, mi manca quel pezzettino lì. Ci vuole anche quello lì. La verità, cioè, la si costruisce nell'accoglienza dei pensieri, non nell'esclusione dei pensieri, no? Adesso quando hanno cominciato a venire questi nostri fratelli stranieri, che dovevano mai essere tutti con te, perché dicevano che alla fine dei tempi succede così, sempre insolito Isaia dice, come andrà a finire? Eh, dice che ci troveremo tutti insieme. Dove? A tavola. A fare una tavolata della pace. Prima ci sarà un preambolo, bisogna distruggere gli strumenti della guerra, distrutti quelli lì, ragazzi, a tavola. E' una cena meravigliosa, sono già pronti i tavoloni, le panche. E' vero, questa è la prospettiva della storia. Beh, arrivano qui, questi qui che vengono da lontano, tipo remaci, e noi invece di essere con te, ah, ma no, qui non va, chiudiamoli via, mandali via. C'è un sacco di gente che sta male in questi giorni. Eh, se volete, ho una lista, se volete darmi una mano, gente che non riesce a sistemare in un modo o nell'altro la sua vita. Eh, poveretti, poveretti, poveretti. E invece è il movimento della storia, eh, quello di andare avanti tutti insieme. E ci fa benissimo che arrivino persone che appartengono ad altre culture, ad altre tradizioni religiose, perché ognuno con l'altro capisce più se stesso, no? E' vero? Io vengo dalla Lombardia, che strana roba i Lombardi, vero? che ha messo in senso. A me dispiace, perché io voglio molto bene ai Lombardi. Eh, loro, molti di loro, hanno la tesi che siccome io devo salvare la mia identità, mi chiudo in bagno. A me dice, aspetta, aspetta, che io non sto con te in cucina e in sala da prato, perché io devo ricordarmi bene chi sono. E si chiudono in bagno. Ci sono dei metri. O ti chiudi in bagno, ma è una stretta necessità di qualche minuto. Dopo vieni fuori dal bagno. Mettiti a tavola. Mettiti a tavola. Bene. Allora, questa assemblea, vedete, così varia, rappresenta bene il cuore di nostro padre. Bisognerà che ci facciamo un po' questi discorsi. Adesso poi ci hanno aggiunto questa parrocchia del leader Sant'Orsula, è un po' una granetta, eh? Mi piacerebbe che un pochino qualcuno avesse voglia di dare, una mano. Per esempio, il 6 di febbraio, che è un sabato, incomincia un corso per volontari, amici, così, dentro all'oncologia pediatrica, dove ci sono i bambini molto malati. Lì, se qualcuno ci vuole andare, è una bella cosa. Io quel giorno lì non posso andarsi, perché devo andare a una riunione dei cristiani cattivi, e quindi non posso andarsi. Però dopo mi metto anch'io dentro quella roba lì. Secondo me è molto importante che noi teniamo conto, di questa parte. È attaccata a noi, non possiamo ignorarla. Ne io posso spezzarmi in due, beh, ho detto qui, come se fosse un prestigiatore. È vero. proviamo a pensarci, certo, a tenerli vicino a noi. Lì la richiesta di senso è molto grande, capite? Ah, cavolo, ma cosa sta succedendo? Ma perché? Ma perché? È vero. Lì più che trovare delle risposte, io trovo sempre la possibilità, anche importante, mi sembra, di piangere insieme, perché anch'io non lo so perché. E anch'io ho bisogno che qualcuno mi risponda a queste domande difficili. Ebbene, ecco, vedete la bellezza del Vangelo è il fatto che tutti insieme, è vero, nelle nostre diversità, capiamo le nostre diversità, ma le capiamo capendo anche che siamo tutti una cosa sola. Qui Gesù in sinagoga ha capito che era il Cristo, l'Irene e la Rebecca vengono a cominciare a capire che sono cristiane, che sono della stessa pasta, della stessa famiglia, che sono anche loro figlie di Dio, capite? Ecco, adesso facciamo questa festa del battesimo. Tutti ne approfittiamo adesso del battesimo delle due piccole per ricordarci il nostro, per ricordarci che anche lì la bontà dei nostri genitori e l'affetto dei nostri genitori, come oggi, l'affetto di questi papà e di queste mamme, ci hanno consegnato alla paternità di Dio. E siamo stati proclamati, i Suoi figli, siamo stati, abbiamo avuto l'unzione, è vero? Come dice qui il profeta Isaia, la daremo anche alle due piccole, è vero? E grande sarà la loro dignità. Capite questa roba meravigliosa, c'è qualche somaro che dice che bisognerebbe fare i battesimi solo degli adulti, così hanno capito. Intanto non si capisce niente. E poi, vedrete cosa succede anche a voi, quando diventerete vecchi come me, vi renderete conto che si capisce sempre meno, più si va avanti, meno si capisce, perché le robe diventano talmente grandi e talmente belle che uno è sempre un fringuello dentro le robe. Quindi più si va dentro meno si capisce, i figuri, cosa aspettiamo che capiscano. Ma soprattutto, l'importante, è che sia chiaro, che è proprio un regalo, che è proprio un regalo. No? Adesso la Rebecca è piuttosto evoluta anche nella sua protesina un po' anticlericale, però, non so, mica mai ve l'ha detto, voglio il battesimo, non lo voglio. Glielo si regala. La vita comincia con un regalo. Siamo tutti promossi dal regalo dell'amore di Dio. Le cose cominciano così. Adesso lo facciamo per le piccole e ricordiamo quanto con ciascuno di noi il Signore è stato buono e grande nella misericordia.