← Torna alla ricerca

IIIDomenicaDiPasqua-Giovanni_Nicolini-20100418.mp3

Data: 18/04/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ecco, sì, questo appunto mi sembra sia il senso del cammino che stiamo facendo. Lui vuole evidentemente convincerci che se da una parte il fatto in sé della risurrezione è forse troppo grande, quindi né la nostra testa, né il nostro cuore riesce a contenerlo, è però prevista una grande pedagogia della vita perché lui vuole farci vedere che la risurrezione non è solo quell'evento finale, eventuale, quando la strada è finita, ma che ogni giorno appunto è Pasqua. Quindi vuole farci vedere che la risurrezione di Gesù è stato l'inizio di una storia nuova e di un pensiero nuovo della storia che ha esigito anche un certo rinnovamento delle nostre persone. Quando noi battesiamo un bambino, insomma, potremmo avere questo pensiero di dire, ma Giova c'è il bambino, perché se no non ce la fa mica, non ce la fa, perché tutto è come troppo nuovo. Questa parola novità, nuovo, di cui spesso la comunità cristiana è un po' fifa, è come è preziosa, no? Perché anzi, semmai siamo sempre troppo vecchi, siamo sempre troppo indietro. E invece tutto dovrebbe continuamente, non solo essere nuovo, ma proprio essere rinnovato. Quindi la Pasqua è la nuova logica della storia. E lo è per tutta l'umanità, e allora noi siamo un gruppettino di persone che lui ha tirato in disparte un momento per cercare di comunicare il progetto, i problemi che la cosa porta con sé e la speranza. E quindi a ognuno di noi è affidato un pezzettino di mondo, i nostri affetti, la nostra vita, il posto dove viviamo, la nostra storia, perché in quella storia noi ci assumiamo la briga e la responsabilità di portare questa speranza nuova. Tutto è Pasqua. E in questo senso, allora, anche per alcune cose che vi dirò se faccio in tempo, anche il testo del Vangelo, insomma, mi ha sempre più dominato in una direzione. Cioè, che in realtà, al di là di tanti significati simbolici che nella storia della spiegazione di questo testo sono stati dati in questi duemila anni, forse una volta tanto, magari oggi, questa memoria di questa pescata nel lago, forse bisogna prenderla così con me. Perché bisogna prenderla così con me? Appunto perché in fondo si tratta di fatti comuni. E quello che bisognerebbe verificare è che per la risurrezione non è che occorre andare in chiesa, o meno, occorre, ma cercheremo di dircelo in un angolo, perché quello che conta è la risurrezione a casa tua, nella tua testa, nel tuo cuore, nel tuo lavoro, nella tua malattia, nello sguardo dei tuoi figli, eccetera. È quello che conta. È quella lì la grande liturgia. E quindi credo che sia bene a pensare che quella sera lì lui abbia detto oh, io vado a pescare. Del resto la partita era un po' finita, bisognerete anzi dire con una certa ironia che il Vangelo era già finito, perché alla fine del capitolo 20 lui si era già concedato, l'Evangelista Giovanni, queste robe qui le ho scritte perché se non vanno bene per la fede, punto. Capitolo 21. E' cumela. E invece è significativo. L'ho sentito molto forte. Perché? Perché adesso ci siamo noi. Finita la narrazione evangelica, adesso ci siamo noi. E quindi c'è il nostro amico Pietro, che è uno qualsiasi di noi. Anche se stamattina ho pensato che mi piaceva che il Papa facesse il pescatore, sarebbe interessantissimo. Vabbè, in ogni modo. E lui dice io vado a pescare. E gli altri, che sono un gruppettino, perché anche dei bei soggetti, Tommaso, Dittodini, quello che non ci crede, Natanaele di Cana di Galilea, altro scetticone, ma può venire qualcosa di buono da Nazareth? Poi ci sono i due figli di Zebedeo, e poi ci sono altri due discepoli senza nome, quindi tutti dicono veniamo per noi, e la barchina la va. Notte, nessuna pesca. Anche questo, insomma, è interessante. Per i pescatori è abbastanza comune non prendere niente, no? Insomma, almeno noi, anche qualche pescatore che abbiamo in famiglia, ritorna sempre con dei bottini molto magri. E quindi sì, è normale. però, insomma, se fate un passettino indietro, certe volte viene da dire, no? Io, la mia vita, il chiotto, cosa è stata la tua vita? Combinato niente. Una notte senza pesca. Allora, mutato giù la rete, preso niente, ho saputo fare poco il mio mestiere, cosa è stata la tua vita? Una notte senza, senza pesca. E in più c'è quello marino, dispettosissimo, sulla riva, ed è interessante che sia Gesù. e loro non lo riconoscono. E questa roba qui fa molto pensare, perché appunto lui c'è molto di più di quello che noi pensiamo, solo che non lo riconosciamo. Certe volte lo riconosciamo dopo. Poi, ragazzi, c'era il Signore lì, non l'ho mica capita. e anche forse nel tipo, nel pezzo di mondo in cui viviamo, si può avere l'impressione che lui sia molto più presente di quanto venga in realtà riconosciuto. Lì però si va avanti e appunto gli fa un disperto, perché non c'è niente di peggio che convincere, costringere un pescatore a prendere atto che ha proprio preso niente. Avete qualche cosa da mangiare, Signore? No. No. In quel no c'è proprio tutta la povertà di una storia. E poi va bene, dice la società, te la rete, la rete viene subiena, poi tirano tutto a riva, sembra che devono essere loro a preparare, e invece c'è una cenetta già pronta. E anche questo, è nella vita. È bello pensare che quando arrivano a casa tua tu hai già preparato una bella cena. Ed è molto importante per chi è stanco, è stato a lavorare per tutto il giorno, a studiare, poi da solo, eh, però ci ha pensato, eh, a quel momento in cui sarebbe arrivato a riva. È la sera, è finita. E tu gli avevi preparato una bella mese. e poi alla fine della mese questo conclave per il Papa, così divertente, no? Altro più volti, schede, i conservatori, gli avanzati, i canadesi, no? Questa volta facciamo un sudamericano, e questa misura di Dio. Ma te mi vuoi bene? Ma te mi vuoi bene più di tutti questi qua? Mi vuoi bene? Eh, sì, ti voglio bene. Però glielo chiede una seconda volta, poi una terza volta. Qualcuno dice che gli voleva fare un bistetto, eh? Perché siccome c'era stato là quel tre volte che l'aveva tradito nel cortile del sommo sacerdote, adesso gli fa fare un po' di ritorno indietro. Ma te mi vuoi bene? Ma te mi vuoi bene? E la terza volta questo qui si è dolore che per la terza volta gli chiede ma mi vuoi bene? Mi dice ma signore, te sai tutto, te sai che ti voglio bene. Allora dai, prendi su te, eh, prendi su te il greggio. Bellissimo, no? Chiedi cosa deve saper fare, eh, uno per prendere su il greggio. Eh, devo volere un gran bene. E tutte le persone dei vostri affetti, di tutte quelle che Dio ha collegato alla vostra, alla nostra vita, insomma, eh, è perché gli vogliamo bene. Gli vogliamo bene. È vero? Eh, ci dirà altre volte che il pastore vuole talmente bene anche alle pecore, oltre che a Gesù, che dà la vita per le pecore. Eh, dici, Dio mio, come mi ha voluto bene, ve dice l'Anna, nove me ne ha dati di bambini, un po' troppo, adesso riesce a sposarli, un po', via via. No, e penso come si è fidata. È perché lei gli volesse bene. È bello questo, no? Ecco, perché vi racconto tutte queste cosine piccole? Perché mi piace pensare che questa sia la Pasqua. Eh, la Pasqua è così. È sempre una sorpresa di vita. È sempre un regalo che improvvisamente viene in su. e noi siamo gli uomini e le donne di quel regalo, capite? Bisogna che a tutti i costi ci mettiamo a far diventare la vita un regalo. Non un solo una roba meritata, non solo una roba che si vince, non solo una roba che si paga, un regalo. In queste settimane appunto c'è tutta questa gente che viene a chiedere, eh, perché, non sa mica come fare la spesa, è vero, e delle pollette troppo alte del gas, e degli affitti molto indietro, insomma, problemi, eh, a Polonia, impressione, eh, procurare il regalo. Eh, bisogna preparare a tutti i costi una mezza. Eh, questo mi pare proprio il segno della Pasqua. E appunto mi pare bellissimo che quindi ci convinciamo che la celebriamo una volta all'anno, la Pasqua, ogni domenica andiamo a ripescare il senso della Pasqua andando alla divina liturgia, ma tutto questo è perché la tua Pasqua sia là dentro. E quando veniamo a messa la domenica cosa ci portiamo dentro? E cosa portiamo ad appoggiare sull'altare? Eh, i nostri incontri con la Pasqua, quelli che sono andati bene, quindi regali super belli che il buon Dio ci ha fatto, eh. Allora, mi ricordo che quando si faceva lo statuto della nostra cooperativa la di San Martino, ieri abbiamo inaugurato un super cappanone, ci siamo indebitati per 450 anni. Bene, quando si faceva così lo statuto, mi ricordo che nello statuto Lorenzo Quil di Arco non voleva che si mettesse anche i sorrisi nel bilancio è vero economico, se è in pari la cooperativa se è inattivo. È vero, ma perché l'Antonietta dopo un mese che stava lì ha fatto un sorriso e dalla sua tristezza è venuto fuori un sorriso. La Pasqua è questa gelosia di Dio che vuole che l'avvenimento di Gesù possa capitare nel cuore di molti, tanto che io lo vedo anche nelle persone che non ci credono, beh, che non sa neanche che ci sia, che ovviamente andagli a dire ma sai c'è la risurrezione ti guarderebbero un po' perplessi o ironici e lo vedo anche loro in loro la Pasqua, il nascere dei sentimenti, il rinascere di un vincolo di comunione, la capacità di far coraggio, la pazienza di star vicino, è tutto Pasqua, è questa meravigliosa, meravigliosa energia nuova che Dio ha voluto regalare all'umanità. Ed è bello perché poi invece avete visto che il testo dell'Apocalisse è assolutamente paradisiaco, l'Iste Giovanni, è vero, nell'isola di Patmos ne avete di tutti i colori, quindi vede tutta la gloria di Dio, tutti gli angeli, è vero, e vede tutta l'umanità, tutti i santi, tutti, tutti dentro nella gloria di Dio, e questo è molto importante. E noi veniamo alla domenica messa per prendere le misure di questo, perché assolutamente la zia Evelina te la lasci fuori, perché dici quella lì è una carogna, non se lo merita, ha detto male, perché, te niente, dice no, guarda che c'è anche la zia Evelina nella gloria del cielo, sono andato a messa e ho visto che accanto agli angeli e ai santi c'è anche la zia Evelina, è certo, e noi veniamo qui a messa a celebrare la liturgia precisamente per riprendere le misure di vastità, di profondità, di tenerezza, di affettuosità. No? Abbiamo, non so, consacriamo, è vero, 300 particole, ma improvvisamente dei pullman che vogliono andare al Cosmoprof, si inventano di venire a messa all'ultimo minuto e noi, come facciamo a dar da mangiare? È semplicissimo, si può spezzare. Era quello che scriveva Ivan Illich in quel libro in cui diceva ma dicono che c'è troppa gente al mondo e troppo poco pane. E lui diceva ma no, il problema è un altro, è che noi abbiamo dimenticato come si fa a spezzare e quindi subiamo molto, buttiamo via molto, bisognerebbe sapere spezzare di più. E abbiamo imparato a spezzare il tempo, abbiamo imparato che si può spezzare il cuore, non è che te potresti tenermi quel bambino lì che non so proprio doveva appoggiarlo e tu spezzi il cuore, ne fai un altro frammento, spezzi il tempo, crei un po' di spazio nella tua tavola e nel tuo affetto e lui trova un posto. È Pasqua. È Pasqua. È per quelli che mi piaceva questa mattina pensare che sarebbe bello se il Papa facesse un po' il pescatore perché il rischio il rischio qual è? È che la fede di Gesù diventa una religione come tutte le altre, con i templi, i riti, i tabernacoli. È per quelli sai che non lo riconoscono. Perché lui piace sprintellato, andare sulle rive del lago, dire avete qualcosa da mangiare, preparare lui da mangiare per gli altri, tipo fatto così, Gesù Cristo. E invece piano piano le religioni cosa fanno? Lo cacciano dentro, capite? Nel vecchio tempio. Mentre invece Gesù aveva tirato fuori Dio dal tempio e l'aveva gettato nell'umanità. Si chiede io era diventato il nostro fratello più piccolo. Però caspita era anche più bravo, beh, era il più sapiente, il più buono di noi. È per quello che l'abbia fatto fuori. Perché era troppo piccolo e troppo buono per noi. Allora bisogna lasciarlo libero, capite? Bisogna lasciare libero il figlio di Dio, di scorazzare dentro. Quindi bisogna togliere le separazioni, le divisioni e i catenacci. Bisogna toglierli. Perché? Perché è assolutamente destinato a tutti, come dice il libro dell'Apocalisse. Infatti la prova di tutto questo è che Pietro e Giovanni quando provano a dire molto meglio evidentemente di quel che provo a dire in questo momento che le cose adesso sono così perché Dio è diventato uno di noi ed è entrato nei nostri gesti, ed è entrato nel nostro pane e quando noi spezziamo il pane noi spezziamo il corpo di Dio perché tutti i suoi figli possono essere nutriti e niente, l'apparato religioso si secca enormemente. Quindi dice diamogli una buona frustata e poi cosa vi abbiamo detto? Che non dovete più dire queste stupidate. E loro vanno via tutti contenti, un po' ammacatini e loro contenti di aver preso le botte perché intanto hanno buttato lì il sassi, no? E hanno portato avanti un po' quel discorso. Eh sì, bisogna restituirlo alla storia e alla nostra storia. Il Signore bisogna riportarlo dentro. E per tutte queste cose appunto, adesso poi andiamo avanti nella messa, mi sono venute in mente per un episodio pasquale che è capitato tra domenica scorsa e stamattina. perché un mio amico che si chiama Maurizio giovane, 50 anni, cascato dentro a un'oncologia tremenda e che l'ha fatto fuori e quindi sono sei mesi che è solo a morfina sono disastri. E lui un tipo stupendo, un imbianchino meraviglioso, abita in una casetta poverissima ma le pareti sono da palazzo tè di mantolo, bellissima perché era bravissima. E poi più niente e così un mese fa insomma si chiacchierava un po' e lui mi parlava della Claudia che è questa donna con la quale lui abita da 6-7 anni alla quale vuole molto bene. Lei è una persona molto notevole, una cilena che ha dovuto fuggire durante il regime di Pinochet con la sua famiglia. insomma non so come sia la loro storia però lui mi dice siamo qui insieme da 6-7 anni e io l'avrei sposata e invece ormai non ci se la fa. E mentre lui mi dice questo ci mettiamo a ridere tutti e due e diciamo ma perché no? Proviamo. E lì è stato bravo Caffarra come rido. Sì. Non voglio ci credere è stato proprio bravo perché ha concesso tutto perché non si riuscì a fare niente. Certificato di Battesimo là dal Cile niente. Le solite traiettorie giuridiche niente da fare. No. Bene. Fai tutto e questa è finita. Per cui domenica sera scorsa ci siamo vestiti qua e quando i fratelli hanno finito il vespro io intanto ero andato a prenderli e abbiamo fatto il matrimonio. E poi sono stati su a fare un'accelente. e poi però da mercoledì è cominciato a calare però le ha continuato a dire però ti ho sposato però ti ho sposato e poi stanotte stamattina alle 4 se ne è andato. Però sono andato là e c'era un bellissimo clima in casa loro erano arrivati il fratello la sorella i nipoti e tutti si capiva però che aveva finito una grande croce finito e finito con un bacio d'amore e quindi finito bene proprio nel giardino di Dio e tutti si piangeva in pace però prima di andare aveva già telefonato e soliti problemi di fede angoscia così ovviamente non sono più riuscito a dormire e allora è stato lì che ho sentito fortemente no? è che il Signore vuole visitare continuamente la nostra vita persino attraverso la morte persino attraverso la morte anche la morte diventa Pasqua anche la morte può diventare il grebo della vita allora sia le cose piccole che quelle grandi sia le nostre umili feste della vita sia le grandi prove della vita il pescatore Pietro vuole insegnarci questo e che quindi vale la pena anche prendere qualche sverla dai preti pur di poter portare dentro dappertutto anche dove non sarebbe previsto anche dove non si farebbe portare più avevamo deciso di farlo in camera loro loro hanno una stanza di farlo in camera loro il matrimonio no ma è bello se possiamo andare è stato bellissimo il bardo che suonava il diacono Lorenzo che ha letto il Vangelo dopo mi sono pentito di non avervelo detto ma avevo un po' paura perché dico ma se non ce la fa se hai capito però insomma è bello ecco bello perché Pasqua allora adesso la cosa che io mi permetto di domandare è che ognuno di noi in questo momento anche già nella preghiera dei fedeli ricostruisca l'orizzonte pasquale della sua vita quello del passato che sicuramente sarà ricchissimo perché altrimenti non saremmo qui se infinite volte il buon Dio non ci avesse tirati su dai nostri sepolcri di lontananza di disperazione di cattiveria è vero invece è venuto sempre a tirarci fuori e poi l'orizzonte della Pasqua che abbiamo davanti adesso è vero a partire dal nostro stesso cuore e poi le persone e poi le vicende e così fino ai confini della terra eh ti dico un'ultima propina in questi giorni a Lorenzo e a me ha scritto Andrea che ha fatto Pasqua in Africa lui insomma è andato a me gli caragli lo sa e e ci siamo andati a dire di un'idea che vuoi fare dunque il posto è gaza no? loro fanno la gaza sempre e però hanno trovato un permesso e portano giù un po' di risorse insomma per la gente è stato un milione e mezzo di persone chiusi dentro eh e che però vogliono a tutti i costi custodire i segni della bellezza della vita bell'idea sarebbe che l'estate prossima va giù un gruppetto di maestri dell'icona di quelli che dipingono questa qui quindi Andrea senz'altro e poi magari qualcun altro di noi che potesse e fare un corso di icone per le persone di gaza portargli dentro i colori di Dio ci vediamo a gaza a dipingere il volto della madre di Dio è vero e non abbiamo tante possibilità bisogna pitturare di giorno perché alla sera tolgono la luce e non c'è la luce la danno a passaggio un po' te la danno per un quarto d'ora poi la tolgono per darla un altro perché c'hanno poco e le cose vanno anche di male in peggio però questi pazzi vanno a portare i colori del Signore in mezzo alla povera città di Gagia anche questa è casqua ve lo dico perché ognuno poi così più facilmente trova anche dentro di sé ma guarda che pazzo anche con la raffa di