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IIIDomenicaDiPasqua-omelia_Giovanni_Nicolini-20130414.mp3

Data: 14/04/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Va bene, avevo deciso di parlare un po' di queste questioni delicate che le scritture pongono attraverso il testo degli atti e quello dell'Apocalisse, ma poi faccio sempre degli sbagli. So che non devo mai leggere il giornale dei Vescovi prima della messa la domenica, l'ho fatto, piglia. Sono fragilissimo, poi un nostro amico, Diacono, è stato poco bene, sono molto preoccupato. Insomma, quindi andiamo al Vangelo. E ci diciamo che, appunto, come accennavo all'inizio della messa, adesso queste domeniche che abbiamo davanti sono per evitare una certa alienazione della testa e del cuore. L'ho visto l'altro ieri perché ero a Mantua, a casa dei miei fratelli, di sangue, diciamo, e pranzavamo insieme. E a un certo punto, non so come, insomma, ho cominciato a parlare della risurrezione. Io tacevo, mangiavo del pesce e tacevo. E però alla fine mi hanno preso un po' per il collo, diciamo, ma sta risurrezione allora? E appunto ero un po' già dentro a questi testi e quindi ho detto, ma bisogna cambiare un pochino la faccenda. Anche le preghiere del messale continuano a parlare di quella risurrezione là, in fondo, quella di quando abbiamo finito qua. Però non è l'interesse principale del Signore. In realtà il Vangelo e tutte le scritture dicono pochissimo di come sarà di là, pochissimo. E invece dicono molto di come è di qua. E quindi il tema della risurrezione è importante qua. Appunto cercavo di dire all'inizio della messa, perché tutto risorge. Il fatto che lui sia risorto è per rassicurare che l'amore di Dio per tutta l'umanità ha messo nell'umanità una potenza di risurrezione assoluta. E la scommessa che noi ci dobbiamo giocare con la nostra vita è proprio quella di essere donne e uomini della speranza, fino in fondo insomma, capite? Non c'è niente che non possa risorgere. Niente. Ecco, questo è il cuore però, capito, della nostra fede. Per cui adesso per alcune domeniche, fino a Pentecoste, la scelta che la maternità della Chiesa ha fatto anche di questi testi è tutta in questa direzione. Accorgiti che c'è la risurrezione, che ce l'hai lì vicino. Di fatto questa, nella grande tradizione del Vangelo di Giovanni, è la terza volta che il Signore risorto si fa vedere. L'aveva fatto la sera di Pasqua, porte chiuse, lui era entrato, aveva fatto vedere le ferite della croce, detta pace e loro gioia. Però, vi ricordate, mancava Tommaso e domenica scorsa è stata la domenica di Tommaso perché lui è ritornato, è vero, per accontentare anche il povero Tommaso e perché anche lui potesse essere nella gioia e nella pace. Qui il testo dice esplicitamente che è la terza volta. E oggi dove siamo? Oggi siamo al lago di Tiberiade, è vero? Perché la potenza della parola di Dio si trasferisce negli avvenimenti e nei luoghi di cui parla. E rende quei luoghi e quelle vicende e quelle parole assolutamente attuali per noi. Quindi si potrebbe dire che la storia è cominciata un po' ieri sera, con quella decisione di Pietro io vado a pescare. Su questo testo si sono dati in duemila anni un'infinità di letture, noi prendiamo proprio la strada più semplice, l'ipotesi di un'avventura che invece è finita, è stata affascinante, è andata bene, poi tra il potere politico e quello religioso l'hanno preso e l'hanno fatto fuori. E quindi come tutte le cose del mondo cominciano e poi anche finiscono. E allora io vado a pescare, è il mio mestiere. E Pietro dice io vado a pescare. E gli altri ormai si è fatta amicizia fra quegli otto lì, dicono beh veniamo anche noi e vanno a pescare. Si ritorna alla vita perché niente sembra che sia successo. Infatti in quella notte non si piglia niente. Non si piglia niente. Non aveva preso niente Pietro quando al capitolo quinto di Luca, all'inizio ancora, aveva fatto una notte senza pesca. Il Signore gli dice dai vieni andiamo fuori che proviamo. Dice ma guarda che me ne intendo io però. No andiamo lo stesso butto, dai. e si era riempita la rete e anche adesso la rete si riempirà. E si riempirà perché sulla riva lì viene uno, il testo ci dice subito è lui, è Gesù, ma nessuno lo riconosce. Perché lui è qui. Noi non lo riconosciamo ma lui è qui. E quindi dice a questa povera gente ma avete qualche cosa da mangiare? E dice no, non abbiamo niente. La mia vita cos'è stata? È una notte senza pesca. Molte volte questa settimana il campanello è suonato. E qualcuno chiedeva hai qualche cosa da darmi da mangiare? E quindi è il segno, capite, della nostra povertà. E dice provate allora a buttare la rete. Ma buttano piena di pesci. E a quel punto lì c'è uno, uno che è un po' speciale, insomma, è sempre stato nel gruppo, forse il cucchino del Signore, che osserva tutta la scena e poi dice è il Signore. E questo è il punto di fuoco. Quando qualcuno riesce a far vedere che è lui, che c'è? È qui. Mi è capitato molte volte nella mia vita. Da sentirmi all'orlo proprio. È finita, è finita, è finita. E c'è stato qualcuno che ha detto, è il Signore. Perché c'è, c'è. Vedete, non lo vediamo, ma c'è. C'è in un modo più profondo. Abbiamo però bisogno che qualcuno ce lo faccia vedere. Qualche volta mi è capitato anche di farlo vedere. È vero. Da un prete non è che si va perché le cose van bene, no? Ci diciamo da anni che quando le cose van bene uno va a Rimini, va al mare, non so. È vero. Invece quando c'è qualcuno che non va va provando al parroco e andiamo dal parroco. Tentiamo anche l'ultima carta. È vero. E però mentre lui mi dice il suo guaio, io capisco che in realtà la ragione profonda sarebbe che io per ogni dovrei far vedere che il Signore c'è. E che anche la sua rete si riempirà. E che non è vero che la sua vita è una nottata senza frutto. No, c'è ancora strada. Bisogna ricominciare. Bisogna risorgere. È il Signore. È capitato di essere vicino anche a situazioni difficili, difficili proprio. E qualcuno ha potuto indicarlo. E tutto è stato diverso. E io spero che voi anche questa mattina avesse potuto portare qui con noi, in mezzo a noi, tutto quello che in voi rischia di essere l'avvisso, no? Il no. La morte. E che poi possa accorgersi che c'è il Signore. Ed è una vicenda interessante di Pietro, no? Perché il testo italiano non ha il coraggio di tradurlo proprio alla lettera. In realtà dice che era nudo. Era nudo. E allora quando l'altro gli dice il Signore si riveste, si butta in acqua e fa questa traversata per arrivare alla riva, dove è la barca fino alla riva. Per tornare a Lui. C'è il Signore. Allora si riveste. Si riveste. Come noi abbiamo dato ai battezzati della notte di Pasqua e a quali di domenica scorsa un abito e gli abbiamo detto con l'aiuto dei tuoi cari custodiscilo questo abito. Perché? Perché gli si dice, citando San Paolo, ci siete rivestiti di Cristo. Ci siamo dei poveretti però ci siamo rivestiti di Cristo. Cari ragazzi che regalo, beh. Sotto rimango quel verme però sono rivestito di Cristo. Protegge la mia povertà, le mie condizioni di peccatore, la mia paura, la mia non voglia di morire. vi siete rivestiti di Cristo. Tenetela addosso. L'ha mollata questa roba. Quante volte l'ho persa. Quante volte qualcuno me l'ha riportata dicendomi ma per caso è tu? È la tua. Eh sì, è la mia. Ma la sono dimenticata. Mi sono stancato. L'ho sciupata. Non credo più a niente. Romettila. E Lui si rimette l'abito battesimale e si butta in acqua. È vero. Come i nostri padri avevano attraversato il mare e avevano trovato la libertà. Lui fa questa nuotata per ritrovare la luce della sua vita. Ritorna, ritorna. Puoi ritornare. Dietro, eh. Aveva voluto anche camminare sull'acqua e però non aveva la fede e affrontava. Invece adesso, da poveretto, con una buona nuotata, si va e ritorna al Signore. Questa possibilità sempre, capite? Che tutto ritorni. Sempre. Ma poi, e poi Lui che aveva chiesto da mangiare, avete qualche cosa da mangiare, quando si arriva lì alla riva, aveva già preparato Lui. la brace, il pane, il pesce, un banchetto pronto. Dove siamo noi? Vedete, il lago comincia là e noi siamo qui sulla riva del lago e troviamo questo pranzo preparato da Lui. e però con quella finezza della carità di Dio. Perché Lui ha già preparato, però dice, ma, però, porta qualche cosa di quello che hai preso tu. In realtà quello che ho preso me l'ha fatto prendere Lui. Però lo porto volentieri. E anche questa mattina porta anche tu quello che hai preso. Perché non è andato male tutto questa settimana. Ci sono delle cose belle che hai ascoltato, che hai visto, delle carezze preziose, delle parole, dei silenzi, degli eventi, delle memorie. Porta, porta, porta, porta. Porta anche tu. E quindi quello che Lui ha preparato vuole anche che si arricchisca di questa tua storia che non è vero, che non c'era più niente da fare, che non sapeva niente da mangiare. È vero. Perché invece se stai attento e se reimpari continuamente a considerare la tua vita attraverso la categoria, lo spettro del dono, ti accorgi che i doni sono moltissimi, no? Come quando Francisco d'Assisi diceva benedetto Signore che c'è il sole. Perché Lui lo viveva come un regalo, capisci? Non come una roba che per forza c'è. Allora diventa tutto dono. Porta su anche tu. Porta qui anche tu alla cena che lo mettiamo qui sull'altare, sulla mensa dell'Eucarestia. Quella che Lui ha preparato ma che vuole sia anche tua. Con la tua bellezza. E quindi è un momento importante di scambio, no? Di belle cose, di belle notizie. E la cena dice che lì sulla riva del lago diventa silenziosa. Perché? È perché sanno che è il Signore. Allora nessuno va a dirgli ma tu chi sei? Siamo qui, vedete, fratelli e sorelle carissime. Siamo qui con il Signore. Non l'avevamo riconosciuto con questi occhi. Ma percepiamo che questa è la mensa della illuminazione e della pace. Non è un'evasione. È il volto nuovo della nostra storia che da soli non siamo capaci di vedere. Adesso però lo vediamo. Ma poi però chi sa com'è quella faccenda lì? Deve andare via, non so, deve andare via. Allora a chi ci mette in mano? A chi ci affida? Allora prende Pietro quello lì l'ha rinnegato sette, otto volte insomma. È un disastro Pietro. però forse c'ha una qualità. E gli dice ma senti ma tu mi vuoi bene? Sì, sì ti voglio bene. Mi vuoi bene più di tutti gli altri? Lui non osa dare una risposta diretta. Dice tu lo sai che ti voglio bene. E dopo ancora ma mi vuoi bene? Allora te li affido te li affido mi vuoi bene? Alla fine lui diventa triste ma è la terza volta che mi chiede se ti voglio bene. Tu sai tutto tu lo sai che ti voglio bene. Sono un disgraziato un mascalzone debolissimo fragilissimo appena vado fuori di qui dirò una boiata e farò una stupidata però ti voglio bene. Questo mi permetto di consigliarvelo. Quando proprio le cose ci mettono al muro bisogna gridare però ti voglio bene eh? Vabbè che vuoi ma io ti voglio bene. e allora lui gli affida il gruppo. Eh? Come va il tuo gruppo? Perché anche tu sei così. Volti, cuore, vicende, circostanze ferite che popolano la tua vita e ti sono state affidate per quel motivo lì ti sono state affidate. Mi vuoi bene? Se mi vuoi bene allora eh? Perché? Eh perché devi volergli bene il nome suo con la forza sua perché da te cosa fai? È troppo grossa l'impresa. No? Anche ieri qui sono venuto a trovarmi un gruppo di mamme e mi permettevo di dirlo ma chi di voi può pensare di essere capace di fare la mamma? Però da Marti insomma, no? Sapete, no? L'esperienza che si fa è che la nostra vita è più grande di noi siamo inadeguati a tutto il disastro, no? Allora la strada è quella lì però ti voglio bene allora io te li affido allora io te li affido e quindi adesso l'assemblea è molto più grande perché voi avete tirato dentro tutte le persone le vicende che vi sono affidate e facci i miei agnelli è la potenza della risurrezione è la responsabilità della risurrezione è vero? Ti sono stati affidati perché da soli non potrebbero vivere allora li prendi? Ecco bene ecco è il senso di questa domenica capite? è il senso di questa domenica è la bellezza no? è la bellezza della chiesa quando i miei amici sono entrati stamattina a me siccome avevo già letto il giornale degli vescovi ho detto bravo è il vescovo di Roma bravo sì bravo anche ieri è un cantino bante è stato è stato un colpo magistrale ho deciso di parlarne perché è una roba grossa perché sono 50 anni che dicono al Papa di piantarla di stare da solo perché intanto viene la malinconia poi se uno ha paura non ha la possibilità di farsi consolare e poi nessuno può pretendere che vengono a testa che vede dappertutto dall'Oceania al Sud America e dice ma allora bisognerebbe fare la collegialità e se vanno con le regole solite organizzano un gruppo di teologi che devono studiare la collegialità un gruppo di giuristi che dicono ma allora come la combiniamo la collegialità col Papa la curia e invece lui ha fatto come il Vangelo di questa mattina no? Prima fai il fatto poi dopo si aggiusterà cosa vuol dire come lo si sistema? Ho un articolo buttato via in prima pagina per dire chissà se sono un gruppo chissà se sono una commissione ma come si farà a organizzarli con gli altri intanto lui l'ha fatto bisogna fare bisogna fare se no si inventano che devi chiedere il permesso anche di fare la pipì invece bisogna fare poi diceva Don Milani se ti dicono fermati va bene mi fermo e se no vado però se no siamo sempre fermi e lui che è quello che dovrebbe portare la guida ma è da solo ha fatto il passo capite non so che cosa vorrà dire non so niente non so niente mi fermo al fatto allora secondo articolo del giornale non è una rivoluzione è una evoluzione ma fai a quel paese no dico ma è come quando uno è nella sala d'aspetto della stazione finalmente vede la sua amorosa che arriva e uno gli dice non è una rivoluzione è un'evoluzione ma la sa perdere no è la roba che mi rimette in vita scusami bene cosa vuoi star lì a spiegarmi con che titolo chiamarla no in realtà ti tremate la pena mentre scrivi quella roba lì perché non te l'aspettavi ho il sospetto che non la desideravi per come la commenti in ogni modo lasciami il gusto della sorpresa perché non vuoi lasciarmi il gusto e la bellezza della novità sono un vecchio eh potrebbe invecchiare tutto lasciami il gusto dello stupore della meraviglia della fede della possibilità di dire insieme alla madre di Dio l'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta fa dei balletti in Dio mio salvatore perché ha guardato la mia miseria e lei dice tutti i secoli mi diranno beata lasciamo che la Chiesa possa cantare la gioia tanto si sa che siamo dei poveretti che non abbiamo niente da mangiare che non riconosciamo Gesù beh ma la volta che va dritta è lasciaci gioire concedici la festa domenicale concedici la gioia delle nostre mense di casa concedici il sorriso della persona che aspettiamo da troppo tempo restituiscici alla possibilità di guardare quasi con attenzione curiosa a un domani che tu stai preparando per tutto questo forse è necessaria una specie di infanzia spirituale insomma no che deve essere perlomeno il gusto di guardare tutto come un bel regalo appunto dicevamo che bel regalo che tu sia qui questa mattina sia benedetto il Signore che ti ha mandato con noi grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti