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IIIDomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20130127.mp3

Data: 27/01/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ma su questa piazza del testo di Neemia mi ero già fermato alla messa a Calamosco, ho pensato di trasferirmi direttamente alla sinagoga di Nazareth, però insomma preferisco rimanere in piazza ancora, perché questo testo è molto prezioso ed è molto importante per noi e quindi oggi va da sé che insomma è una sosta forse un po' diversa dal solito che ho pensato che dobbiamo fare, perché in fondo dobbiamo molto augurarci di essere noi quell'assemblea in piazza, che in quella mattina si è sentita leggere la scrittura, la parola di Dio dall'alba fino a mezzogiorno, quindi la liturgia che al confronto le nostre sono un lampo. E questa gente che viene da una grande avventura perché ci sono fatti 70 anni di esilio, un esilio delicato, difficile, si rivelerà poi in realtà come un periodo molto molto fecondo per il popolo del Signore, però insomma ci hanno patito, lontani dal Tempio non si offrono sacrifici e nulla, è vero. La gente di là, i babilonesi, sono innamorati delle canzoni di Israele, dicono fateci le vostre canzoni, loro invece appendono ai salici le loro cetre e dicono ma come voi che facciamo a fare i canti di Dio in terra straniera. A voi dopo finiti questi 70 anni li lasciano andare a casa, ritornano a casa, aggiustano un po' le mura della città e poi c'è questa assemblea. Ecco, mi sono fermato un po' su questo perché secondo me noi siamo in questa situazione, non siamo stati esiliati, un po' sì, ci siamo esiliati, è stato un esilio molto lungo della cristianità occidentale dalla parola di Dio, per tanti motivi che adesso non possiamo rivangare, insomma, non ultimo, certo, il grande avvenimento della riforma del XVI secolo, poi la nostra controriforma e Trento e 400 anni di sospetto sulla parola di Dio, questo bisogna dirlo, insomma. Ricordo quando da studente di teologia a Roma andavo a sentire in sala stampa del concilio quello che i padri avevano discusso la mattina nell'aula conciliare e tutti i problemi e le polemiche perché si potesse ascoltare in italiano quello che era stato detto in latino per secoli, no? problemi, abbandoniamo la lingua di Dio, questo Dio che invece non ha affatto altro che desiderare sempre di comunicarsi, eppure fu decisione difficile anche quello. E poi certamente il dono del concilio, certo, e quindi questa enorme elargizione del dono, a partire proprio dal dono della parola e di questa assemblea in piazza che è anche la nostra assemblea di questa mattina, non più una chiesa piramidale, no? Cristo, Papa, Vescovi, eccetera, ma invece questo popolo del Signore, la grazia del nostro battesimo, il dono della fede, il nostro cammino insieme, la preziosità delle generazioni che ci hanno trasmesso quello che avevano ricevuto, lo splendore di questa assemblea e di questa liturgia comunitaria, tutta convocate intorno a Lui, al Signore della nostra vita. E poi, come abbiamo ascoltato anche questa mattina dall'Apostolo Paolo, i doni, fatti a te, fatti a te, fatti a te, che diventano altrettanti servizi, ministeri, che tu puoi rendere a Dio e ai tuoi fratelli, però sempre a partire da questa fraternità, è vero? Regali straordinari, tutti fortemente collegati a questa restituzione della parola. Oggi per questo che mi piace molto pensare che anche noi questa mattina siamo qui ad ascoltare questa parola per assumerla, parola che certamente denuncia anche questo lungo esilio e queste lontananze, no? Avete colto il particolare, bellissimo, che a un certo punto questi qui che leggono la parola di Dio, si accorgi che tutta la gente piange, ma com'è? Com'è che piangete? Perché si piange davanti alla parola di Dio? Perché la parola di Dio che non vuole condannare, ma vuole salvare, rivela tutto il nostro esilio, no? Ci siamo esiliati dalla parola, portavo di dirlo anche nell'atto penitenziale di questa mattina, l'abbiamo lasciata dietro le spalle, l'abbiamo smarrita, l'abbiamo perduta, e al di là delle ragioni storiche accennate prima, è il dramma della nostra vita, questo dono che continuamente viene un po' smarrito, tanto che anche questa mattina siamo chiamati tutti dal nostro esilio, dalle nostre lontananze, la dolce potenza dello Spirito anche questa mattina ci ha portati qui insieme, e tu, per fortuna o per grazia di Dio, mi sei vicino a sostenere la mia incredulità e il mio bisogno di ritrovare la parola che illumina, che nutre. bellissima quella espressione del Salmo 18, avete sentito? Che illumina gli occhi, è vero? Perché un altro Salmo, il Salmo 35, dice alla tua luce posso vedere la luce, no? Se no i miei occhi strabici hanno visto solo male, di pecchi, motivi di accusa del fratello, no? Cose tristissime, illumina gli occhi del mio cuore, Signore, perché io possa ancora ricevere lo splendore divino del tuo Vangelo. Ecco, è questa bellezza. E perché si piange? Si piange perché evidentemente la luminosità della parola mette in luce tutte le mie tenebre, prima di tutto, la mia lontananza. Come sono stato lontano, Signore. È vero? Un po' perseguitati, forse anche da una povertà diffusa, persino nella città ricca, no? Suona il campanello, ma otto volte su dieci non c'è nessuno che ha bisogno di un documento, di quelle robe tipiche, è vero, delle burocrazie parocchiali. Suona perché ha fame. È imbarazzante, insomma, no? E d'altra parte ha fame. E quando la fila è testata troppo lunga, e sì, ci sono ancora questa settimana persone che capisco di non avere colto nel modo giusto, che non le ho servite, non le ho accolte, non ho visto in loro il fratello che questa parola ha stabilito nella potenza dello Spirito, in me e in lui, perché abbiamo lo stesso Padre. E quindi certo, la parola di Dio è in qualche modo anche una parola che dice morte, è vero, ma dice morte per dire vita. E quindi dici, no, ma non si può oggi piangere, perché è giorno di festa, no? Quindi tornate a casa adesso, prendete il pasto con gioia, perché è giorno di festa, invitate qualcuno dei vicini, se è rimasto un pochino più a secco, fate festa insieme, è giorno bello, perché non è giorno di morte se non per essere giorno di resurrezione, è vero? E tutte le domeniche questo regalo, è vero, di questo Vangelo, che si fa carne e pane di vita, e che mette a morte in noi tutto quello che è negativo, che è chiuso, che è aggressivo, che è inutilmente violento, che è oblio, è ripudio del Signore. E tutto questo avviene perché tutti possiamo risorgere, ancora una volta, alla speranza, al cammino della pace, alla vita nuova. Perché siccome qui siamo per la sua morte e la sua resurrezione, qui siamo sempre per quello, qui tutta la parola di Dio acquista la pienezza del suo significato, è vero, anche il ragazzo della parabola, che se n'era andato lontano dalla casa di suo padre, finalmente ritorna. Speriamo che il fratello maggiore si commuova ed entra anche lui a far festa. E così quell'uomo, mezzo morto sulla strada, è precipita da Gerusalemme a Gerico e nessuno può aiutarlo, neanche il sacerdote e il levita. È vero, ma entrano nello sguardo compassionevole di questo Dio che si fa addirittura straniero ed eretico per noi, che si fa samaritano e che ci cura nella potenza della sua carità. E quindi questo mistero di morte e di vita che ci accompagna continuamente e anche noi oggi a fare memoria forte della sua Pasqua, del nostro battesimo e di questo mistero di morte e resurrezione che ormai avvolge tutta la storia dell'umanità. Per cui non c'è condizione ferita e di morte che non possa ricevere la visita del datore di vita. Al punto che noi stessi, è vero, nella memoria dell'Apostolo, non siamo più semplicemente anima vivente. Ricordate, come era il progenitore. È vero, che divenne anima vivente. Ma noi non siamo semplicemente anima di vivente. Addirittura, nel mistero di Gesù, siamo tutti dei datori di vita. Non solo dei viventi, dei datori di vita. E lui che ha dato la vita per noi, è vero, ci ha in qualche modo affascinato e sedotto. Per cui anche la nostra vita, con tutte le sue strutture, diventa questo desiderio. E la vita che il Padre mi ha regalato, anch'io possa in qualche modo metterla lì. È vero. E per questo sono venuto questa mattina a Messa, ancora per potere, la mia vita rinnovata dalla sua misericordia, unirla all'offerta che lui fa di se stesso, perché tutti noi siamo in vita. e anche tu sei venuto qui nel desiderio di dare la tua vita per la tua sposa, per i tuoi figli, per il tuo sposo, per i tuoi fratelli, perché che senso ha ormai una vita che non sia data? È vero, solo così la vita ha questo significato. Se no, cosa facciamo? È vero, la conserviamo come? No, fino alla scadenza. No, no, no. È meglio regalarla subito. È vero, più che si può, tutta. Bene. E questa è la meraviglia della liturgia, comunque, di quella gente in piazza. Il testo, dopo, notate, prosegue e dice che dopo celebrano la festa. Ma senza l'illuminazione di quella parola, senza quel ritorno al Vangelo, anche la parola, rischierete di cadere di significato. Non si sa più perché la si fa. Devono fare la festa delle capanne. E dice il testo che effettivamente poi celebreranno questa festa nei versetti successivi a quelli che abbiamo proclamato. Ma a quel punto è tutta illuminata dalla parola di Dio. Permettetemi di dirvi che persino questo cuore sublime della vita e della storia che è la Messa. Io ci ho giocato la vita, malamente, ma ci ho giocato la vita per la Messa. E anche voi siete del tutto presi da questo cuore assoluto della nostra fede che è il cuore segreto del mondo. E il mondo può anche non saperlo, ma è continuamente salvato dalla potenza di questa umile liturgia che Dio ha scelto per la salvezza di tutto il mondo. Ma questo stesso tesoro che è la Messa in fondo ha rischiato di annebbiarsi del suo significato di potenza proprio perché abbiamo smarrito in modo troppo drammatico la parola di Dio. Abbiamo bisogno di questo, capite? Altrimenti anche gli eventi supremi della celebrazione della salvezza. Rischiamo di perderli. È vero, non sappiamo più che cosa sono gesti, riti, atti sacri, ma questo contrasta tutto quello che Dio ha fatto per noi. E io vedo che c'è continuamente questa tensione, che Dio continua a volersi umanizzare e noi però così in modo quasi inconsapevole continuiamo a risacralizzarlo. Lui tenta continuamente di venire nella nostra storia e noi lo isoliamo in un rito. Ma questo non è un rito, questa è la potenza della memoria dove la divina liturgia per la potenza dello spirito rende attuale e presente l'evento della morte e della risurrezione del Cristo perché tutti possiamo morire e risorgere in Lui. Ma per questo abbiamo però bisogno che invece da questa parola ci siamo esiliati. Io ricordo che quando sono andato all'università dei Gesuiti già mica tanto ragazzino è vero c'erano dei miei compagni di scuola che avevano la proibizione di leggere la Bibbia dal loro vescovo avevano la proibizione di leggere la Bibbia perché la Bibbia la dovevano leggere i presi che poi non la leggevano e si doveva aspettare la loro spiegazione e festa finita. Il concilio è stata una grande restituzione della parola. Passati 50 anni che cosa ne abbiamo fatto? Certamente il Signore ha fatto molti passi ma noi non mi stancherò mai di ripeterlo e di ripetervelo. Siamo in una situazione molto delicata perché questa eredità del Vangelo adesso è urgente. La responsabilità dell'Evangelo non è solo mia è anche tua è anche tua perché i tuoi figli o lo ricevono da te il Vangelo o molto facilmente non lo potranno ricevere da nessuno. Tutto questo è urgente. Ieri sera ero a un'assemblea di giovani di uomini e donne giovani che hanno compiti educativi all'interno dello scautismo là in Romagna siamo andati a fare una riunione. Erano 1200 persone io sono rimasto molto impressionato di questo. Dovevo parlare del desiderio di Dio ma che cavolo non c'è nessuno che ha il desiderio di Dio perché è strappato dal Vangelo noi ci siamo restituiti a un Dio che non è il Padre di Gesù Cristo che è un Dio della legge è un Dio delle regole ma che non è che non è i miei amici atei mi continuano a far vedere che sono atei nei due fronti di un Dio che non esiste perché il Dio che esiste è il Padre di Gesù ed è quello che Gesù ha reso presente e ha pienamente rivelato come quando questa mattina nell'assemblea di Nazareth lui trova il testo di Isaia il testo di Isaia che dice che questa è l'ora dell'annuncio dell'Evangelo ai poveri della liberazione dai prigionieri e noi però invece siamo ancora dentro a tutto un mondo che è ritornato a un Dio che è difficile desiderare perché è più temibile che desiderabile perché abbiamo l'impressione certe volte che sia venuto non per salvare ma per condannare è vero e se tutto si riduce a questo oh è un momento delicato questo perché abbiamo smarrito temo il Dio della misericordia quello solo il Vangelo di Gesù lo può rivelare se non è Gesù il Signore dell'Evangelo a essere riportato dentro dei nostri cuori tutto riesca di essere molto deviato e pensare che invece il progetto di Dio è alto avete sentito anche questa mattina abbiamo sentito la meraviglia di quel testo di Paolo molto lungo oggi le letture sono un po' lunghe infatti il lezionario dice sempre formula breve per avere un pochino meno di tempo da spendere ma è meravigliosamente grande riprende l'immagine di domenica scorsa se ricordate il corpo e le membra perché lo ricorda oggi perché questa è la meraviglia che opera la parola del Signore perché il Vangelo dice il libro della sapienza che quando il Vangelo che allora era nel segno della manna scendeva sulla superficie del deserto era uguale per tutti ma si adattava al gusto di ciascuno così è meravigliosamente il Vangelo di Gesù vero? perché il Vangelo di Gesù è quello perché è Gesù è sempre lui insiste a dire l'Apostolo questa mattina però di fatto entra nella tua storia e nella tua e nella tua e anche persino nella mia e quindi opera secondo modalità diverse del dono di Dio nella infinita fantasia dello spirito questo corpo del Signore che viene nutrito di Lui perché Lui dà la vita perché noi possiamo vivere ebbene questo corpo è fatto di una varietà straordinaria dei doni perché il Vangelo come è compiuto in te non è come è compiuto in Lui è vero? e quindi c'è una unicità una meraviglia di ogni persona e ogni persona è una parola importante del Vangelo per fortuna che ci sei stamattina qui con noi perché se tu mancassi l'Evangelo sarebbe meno eroquento meno potente meno pieno grazie che ci sei qui con noi questa mattina perché ognuno dei nostri fratelli e delle nostre sorelle è prezioso siamo qui insieme non posso venire no no no è un gran peccato vieni vieni perché ogni persona è una luce nel Vangelo è vero e noi abbiamo bisogno di celebrare le nostre liturgie sempre in una grande affettuosa comunione con il Paradiso perché uno vecchio come me e ne ha persi i compagni di strada è vero intanto che veniva avanti negli annetti ma io non posso mica fare a meno di loro è vero e quindi la liturgia che celebriamo è una liturgia di festosa comunione tra il cielo e la terra si suonano le campane non solo per avvertire che è ora ma si suonano le campane per avvertire gli angeli e dire allora noi cominciamo siete pronti loro sono sempre pronti è vero e quindi siamo in comunione il cielo e la terra con noi c'è San Giovanni Battista c'è Sant'Antonio c'è San Francesco c'è Papa Giovanni c'è la tua mamma ci sono tutte le fonti del Vangelo e tutti insieme tutti insieme siamo la meraviglia di questo corpo del figlio di Dio così fecondo di bene fino ai confini della terra capite com'è importante quindi che il Vangelo non sia la predica di Giovanni che oltre che sia troppo lunga non conta niente poi stufa quello che conta è la predicazione della tua vita della tua meravigliosa vita visitata dal Vangelo raccontami il Vangelo vi ricordate quella cosa che vi ho già raccontato della fine del Vangelo secondo Giovanni no? che dice tutte queste cose qui le abbiamo scritte e sono le cose che lui ha detto e ha fatto e queste qui servono per la salvezza ma se dovessimo scrivere tutto quello che ha detto che ha fatto sto Gesù penso che non basterebbe il mondo intero per tutti i libri che si dovrebbero scrivere poi mi sono esagerato avevo in mente la biblioteca di Alessandria dico ma non era grossa quella lì no non basta il mondo e poi dopo mi è venuto in mente questo è vero che tu sei un libro di Dio e anche te è un po' più piccolo appena ho cominciato ma anche te è vero e tutti sono un libro di Dio perché ogni persona è un libro che dice secondo la luce dell'Evangelo ma nelle modalità della varietà dei doni dello spirito in che modo la tua vita è predicazione e annuncio del Vangelo in che modo tu rendi presente il Cristo con la povertà della tua storia e della tua persona e questo è ancora più bello è vero perché quando illumina un mascalzone fa molto più impressione che se illumina uno che è già tutto a posto è vero è molto più bello ancora è vero quindi è bellissimo che siamo un'assemblea di pecatori stamattina è vero qua e per bene c'è nessuno ah bene il miracolo è ancora più grande è vero la luce del Signore è ancora più seducente ecco siamo qui così e questo è il corpo del Signore una grande risonanza del Vangelo il Vangelo a casa tua quello che tu puoi essere per i tuoi figli come i tuoi figli non sono per te ecco allora questa assemblea capite stamattina è proprio preziosa e noi ringraziamo il Signore con un finaletto andaluso di propaganda politica possiamo sì è vero avete visto un po' di qua un po' di là che stiamo preparando questa lettura di tutta la Bibbia no? è vero quindi dalla sera dalle sette di febbraio fino al mezzogiorno del tredici di febbraio leggiamo tutta la Bibbia giorno e notte eh abbiamo bisogno di 1160 lettori però mi hanno detto che abbiamo superato la metà quindi va bene è la notte che è un pochino più è vero ci sono due modi per andare a leggere di notte il primo modo è andare a teatro quando si esce da teatro si va lì all'archicinaggio pieno centro e si legge un po' è vero altrimenti ci si fa monaci è vero i monaci è vero si alzano invece di stare qua fanno là è vero è delle ore che tutte le persone normali fanno il loro suonelino si legge la Bibbia in ogni modo al di là che ci andiamo non ci andiamo che sono tutti scherzi allora è bello no? che possa esprimere il desiderio che tutta la parola del Signore sia regalata non solamente nelle parochie come abbiamo fatto qui che l'abbiamo già fatto un po' di anni fa ma alla città per quello che abbiamo preso un posto laico un posto storico un po' in mezzo alla città per dire che si vuole ieri sera ieri pomeriggio telefonato dalla casa dell'arcivesco lui vuole leggere l'ultimo pezzettino speriamo che non si è già prenotato se no chiediamo un favore può venire a chiudere vorrà aggiungere qualche sua parola insomma beh fa piacere insomma no? che voglia venire anche lui è vero certo perché perché è un segno di unanimità è vero ma tutti i 1160 lettori saranno dei fedeli credenti tutti a posto con le regole della chiesa ah non lo so noi andiamo come in galliere ma anche però stamattina in questa chiesa io non ti chiedo se te sei a posto anzi posso supporre che come sono giù di posto io un po' di giù di posto lo sei anche te è vero ma questo non è un cibo che è stato preparato per i giusti beh ci sono dei problemi di disciplina ecclesiastica però non c'è dubbio che in ogni caso è un cibo per i peccatori figuratevi è un cibo addirittura per i morti perché questo cibo è capace di dare la vita chi ne ha bisogno allora allora noi che abbiamo questo privilegio anche questa mattina di essere nutriti del cibo degli argeli come non dobbiamo desiderare che tutti possano nutrirse a partire dai nostri fratelli più piccoli più feriti per tanti motivi più separati più isolati più messi fuori dalla pienezza della comunione ecclesiale e ma per chi si può desiderare di più se non per loro allora adesso come facciamo sempre dobbiamo cominciare però mentre recitiamo il credo a fare del coro del credo presente tutti i nostri fratelli le nostre sorelle che non sono con noi per poter proseguire la divina liturgia in alcune migliaia non solo in 1160 ma molte molte di più per un' IPT prima a d' port minutes