Ecco avete visto oggi ci sono tre assemblee riunite che ascoltano la parola del Signore. Una è questa antica assemblea di tutto un popolo nella Gerusalemme ricostruita, aggiustata un po' dopo i 70 anni dell'esilio, con molte difficoltà, un po' con i mattoni ma un po' anche con la spada è stato fatto questo recupero della vecchia città molto supata, tutto è stato un po' innovato, si ritrovano tutti insieme e ascoltano tutti insieme la parola di Dio. E' una liturgia interessante, complessa, facevo notare prima al mio diacono che proprio qui si dice che quello che deve proclamare la parola di Dio la alza, questa parola, tutti si alzano, essono un po' sempre monitori di quello che noi anche celebriamo ascoltando la parola di Dio. Dice che poi la parola di Dio viene letta a pezzi e si ferma e c'è uno che spiega quello che è stato proclamato. Questa cosa si appierà moltissimo perché per la fede ebraica solo nella lingua ebraica si può leggere la scrittura. Anche oggi, per esempio, anche a Polonia, se i nostri fratelli ebrei si riunissero in sinagoga, bisogna che ci siano almeno sette persone che conoscono l'ebraico, in maniera che uno programma e gli altri sei sorvegliano perché se sbaglia un accento, se sbaglia un accento, lo interrompono perché bisogna leggere tutto, insomma. Loro ritengono che Dio parli ebraico e che parli quella lingua lì. E quindi quella spiegazione è diventata sempre più importante perché a un certo punto l'agente ebraico non lo sapeva più. Anche ai tempi del Signore era una minoranza che conosceva bene l'ebraico. Se no, era in sinagoga e però la lingua comune era quest'altra lingua derivata che è l'aramaico e quindi le spiegazioni era che in aramaico si spiegava che cosa era stato letto in ebraico in maniera che tutti potessero capire. Poi avete visto la liturgia che ci ha portato a Nazareth, sulle colline della Galilea, in questa piccola sinagoga di paese dove Gesù ha una presenza fin da quando era ragazzo. Ormai è in giro, è vero, sta visitando tutte le sinagoge di questa zona alta della Terra Santa e capita però anche al suo paese. Allora dice che secondo il suo uso entra e programma la parola di Dio. Perché ogni ebreo maschio, adesso anche femmina, ha una certa età presso a poco dai 12 anni in su, per un passaggio che diciamo così è quasi un passaggio sacramentale, diciamo una specie di cresima, è il giorno in cui lui rispetto alla parola di Dio diventa adulto e da quel giorno di per sé ha l'autorizzazione a leggere la parola di Dio nell'assemblea. Lui si vede che è un ragazzo fatto bene, insomma assicuo, e quindi dice che era la sua abitudine, che quando andava nella loro sinagoga di paese lui leggeva la parola di Dio. Ma la terza assemblea siamo noi, la terza assemblea siamo noi, ci siamo riuniti come loro e in questo momento come loro ascoltiamo, abbiamo ascoltato la parola di Dio. Tutto questo è molto importante e tra l'altro è singolare, perché questa domenica capita in una sequenza di giorni interessanti, perché domani è la festa della conversione di San Paolo, Paolo ebreo, pariseo, rigorosissimo, persecutore di questa eresia cristiana che è nata negli ultimi tempi, fa fino a Damasco per arrasciare qualcuno che gli ha detto che è là, che ha aderito a questa deviancia dalla retta dottrina ebraica, e però vicino a Damasco viene accecato da una luce, non è a cavallo come spesso si rappresenta, è vero, però in ogni modo che sta per terra diventa acento, e si sente questa voce che gli dice ma tu perché mi perseguiti? Gli dice ma chi sei tu? Sono Gesù, eccetera. E lì c'è questo passaggio di Paolo. Non è tanto da pensare secondo me proprio come una conversione, perché quando lui anche ricorderà questo fatto, dice pensa che io ero un persecutore dei cristiani, però oggi dice sempre che tutto questo avveniva per l'adesione che lui aveva a quella fede ebraica che lui aspettava il suo compimento e la sua pienezza nell'incontro con il Messia che gli ebrei hanno aspettato fedelmente nei secoli e che finalmente è giunto alla fine dei tempi. E da quel giorno Paolo passa dalla fede ebraica alla fede cristiana e però, lo dicevo, lo accennavo all'inizio della Messa, lui è un ebreo cristiano, è un ebreo cristiano. Se vogliamo usare una certa correttezza di linguaggio, quindi per esempio davanti all'ipotesi che un ebreo a un certo punto chiede il battesimo cristiano, non si deve dire, è sbagliato dire, che si è convertito al cristianesimo, si deve dire che ha riconosciuto il Messia. Il Messia che lui ha aspettato, insieme a tutto il suo popolo, per secoli e secoli, con persecuzioni e sofferenti anche tremende, finalmente è stato riconosciuto. Quindi non è una conversione, è una linealità. Alcuni miei amici e amici ebrei battezzati dicono abbiamo trovato il Messia, abbiamo riconosciuto il Messia. E quindi mettono in grande continuità la strada di prima con quella che, anche per loro è priorita, quando hanno riconosciuto in Gesù, il Cristo del Signore. E siamo noi, siamo noi. Noi abbiamo riconosciuto in Gesù, il Cristo del Signore, con qualche difficoltà, perlomeno io ho una fede un po' traballante, è vero sono sempre un po' anche in discussione con Dio. E però, certo devo dire, lo dico volentieri davanti a voi, si è toccato la vita su questa cosa, e questa è diventata la passione della mia vita, la passione del mio cuore. Mi sono ricordato di questi giorni, che ormai parecchi anni fa, un giovane che voleva venire a fare baracca con noi, insomma, a mettersi dentro la nostra piccola comunità, e io gli ho detto, ma eravamo sulle colline toscane, mi ricordo. Gli ho detto, ma tu scudimi che hai ragione anche, come fai a sapere che ti va bene richiedere di venire con noi? E lui mi ha risposto male, mi dice, ma guarda, mi piacciono molto le donne, però mi piacciono di più i salmi. Con questa affermazione, faccio ridare, dove ti prendiamo in prova, perché non è che ci diamo proprio. E poi, insomma, è un paragone che non ci piace, perché c'erano le sorelle con buoni dei vicini, quindi non si poteva, insomma, rischiare di essere meno gentili. Però è stato un innamoramento, effettivamente, è vero. Io sono sempre più convinto che la fede è un innamoramento. L'innamoramento ha sempre dentro di sé anche un elemento di pagino e quindi anche di inganno, insomma, diciamo. Di inganno nel senso che diventa la ragione del cuore talmente potente che esige tutto. Quando si innamora non ci sono mezze misure. E credo che la fede voglia anche essere così, voglia essere un innamoramento profondo. Dopo i teologi, i preti, si preoccupano di dirsi, però, di ragionarci sopra, di essere d'ascordo, di filar grito, tutto giusto. Però quello che muove tutto è questo orientamento del cuore, è vero, che non è una cosa da frati, è una cosa da cristiani. Per cui non è che dopo non si vive la vita, ma la si vive dentro all'innamoramento, è vero, dentro all'innamoramento. Di fondo anche il sacramento del matrimonio, secondo me, andrebbe ripreso, insomma. In questo momento io trovo spesso una situazione disadattata. E quindi un giovane che non vuole fare il matrimonio religioso, è vero, se ti chiedi, ma perché? Ti dice sempre che il problema è quello che dopo te la devi tenere per sempre, insomma, no? E questo è un bel problema. Non nego che sia un proverbio, però è ben altro, eh? È ben altro. Vuol dire che invece tu sei talmente innamorato di quella persona, che quella persona è diventata per te la presenza e il segno del Signore. È una cosa così il matrimonio, credo. Credo proprio che sia così. Per cui dopo quella persona che il Signore ti mette a piatto, diventa il segno della tua salvezza, il segno della tua sapienza. È vero? Non c'è bisogno di più dire che le devi obbedire, perché non puoi far niente se non passando anche attraverso quest'altra persona, che è diventata il segno del Signore nella tua vita. Quindi sempre in ogni modo, è vero, la fede è questa seduzione e questa radicalità di una scelta che non è tanto la scelta che faccio io di Lui, quanto è la scelta che Lui fa di me e a un certo punto ci si lascia prendere, no? Ci si lascia prendere per mano. Ecco, in tutto questo, questo rapporto con la parola del Signore è molto importante. Vi stiamo dicendo che poi per le vicende ebraiche sono giorni particolari, non solamente perché domani appunto è la conversione di Paolo, ma perché martedì è il giorno della memoria. E in questi giorni, soprattutto a Bologna, la comunità ebraica sta celebrando molti segni della sua memoria, dei suoi dranni, delle sue persecuzioni. È vero? E quindi c'è una sottolineatura. Quindi siamo in giorni particolari. Tra l'altro poi invece nella nostra camminata quotidiana sulla parola di Dio, noi infatti qui cominciamo a leggere il Libro della Sapienza, che è un libro molto interessante e molto strano dentro alla Bibbia, tanto che gli ebrei non lo prendono come un libro santo. Innanzitutto perché non è scritto in ebraico. Non è scritto in ebraico e quindi è un libro scritto in greco. È vero? Perché è scritto in greco? Perché il Libro della Sapienza è stato fatto molto probabilmente da una persona, non da più, da una persona, che di fatto era un ebreo, ma però che già il suo bisnonno e il suo trisnonno stavano fuori dalla palestina. E i tifosi stavano proprio in greco e quindi anche lui l'ebraico non lo sapeva. Allora il Signore gli ha fatto scrivere questo libro meraviglioso, ma lui lo ha scritto in greco. E lo ha scritto con una testa un po' da greco. E quindi una delle cose interessanti di queste prossime settimane sarà verificare che la testa di un ebraico, di un ebreo, la testa di un greco sono diverse tra di loro. Il Libro della Sapienza è un po' una cosa di compromesso e giustamento. Ogni tanto l'ebreo si innamora della grecità e viceversa. Insomma, è un libro interessante perché fa vedere tutta la vicenda di questi popoli che entrano, che entrano tutti nella fede che i padri hanno custodito. Perché anche noi, sapete, anche noi ci istitiamo. Adesso non è certamente il luogo e il tempo per fermarci su questo, ma questa stessa grande riforma della Chiesa, io vi permetto di insistere, insomma, spero di non stuparvi e farvi arrabbiare, riforma della Chiesa che è in atto, è in atto una grande riforma della Chiesa da quando il 13 di marzo del 2013 è stato eletto Papa, questo argentino, questo che è venuto da terre lontane, si è avviata questa riforma. È una riforma enorme, enorme, di cui noi non possiamo in questo momento renderci pienamente conti. Che a Bologna le ultime settimane abbiamo avuto dei segnali interessanti, perché è arrivato questo romanaccio a fare il versovo, e lui è proprio un mandato da questo argentino, insomma, per cui per molti aspetti si è subito sentito anche qualche problema, per qualcuno, e certamente anche, bisogna dire, un vestito. Inutile anche per previsioni, però indubbiamente viviamo in un'epoca molto interessante, insomma, no? E insomma, una certa curiosità di quello che capita, ne lo scriverete voi in paradiso, se c'è troppo, perché un po' di tempo bisogna aspettarlo, non è che tutto venga così all'aspetto. E quindi le scritture di questa domenica è bello che siano dedicate soprattutto a questa vicenda, e quindi a questa grande assemblea in piaccia, che abbiamo descritto, compassione, eccetera, e poi all'assemblea di Nazareth. E poi al fatto che gli passano quel pezzo di Bibbia, la Bibbia è tutta a roto, ai tempi del Signore, non è un libro, sono tanti libri, tanto che la parola Bibbia, sapete, no? È una parola che viene dal greco e che vuol dire propriamente libri, perché sono tanti libri scritti in epoche diverse, da persone diverse, e perciò da quei tempi ognuno aveva i suoi rotoli, e gli passano da leggere quel rotolo che è quello del profeta Isaia che noi abbiamo ascoltato. E lui lo legge, e lo legge a noi. Anche questo è interessante, perché anche stamattina, vedete, ci sono stati lettori, poi il diavolo ha proclamato il Vangelo, ma se voi pensate a chi legge, vi legge, ci legge la parola di Dio, dovete pensare sempre a lui, è lui che ce la legge. Vi do proprio anche un piccolo consiglio, quando per caso, anche per conto vostro, camera vostra, leggete il Vangelo, non leggetelo, fatevelo leggere, non è uno scherzo, fatevelo leggere da lui, ascoltatelo come da lui, non vi è mai capitato questo? E' vero? Quando per esempio si riceveva una lettera dall'amorosa, cosa si faceva? Non la si leggeva, è vero? Ma la si faceva leggere da lei, e quindi leggendo le parole, però si voleva sentire il suo tono di voce, la sua cadenza, la sua pronuncia, è vero? Quasi il suo profumo. Perché? Perché? Era una presenza potente, è vero? Ecco, allora, il Signore legge, e anche per noi, oggi, legge questa parola, che volevo solo farvi notare, poi, che può sembrare non tanto, non tanto grande, insomma, perché lui legge questo testo, vi rivede il testo di Isaia, che lui legge a tutti, lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai cecchi, la vista, a ripetere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore. Notate, innanzitutto, i destinatari di questa parola, a chi la legge, dice, a noi, qui all'addozzo, ah, va bene, e voi chi siete? Provate a vedere chi siamo, siamo i poveri, i prigionieri, i cecchi, e gli oppressi, ah, certo, perché questa parola è portata a povera gente, che siamo noi, che noi ce lo verifichiamo, che siamo dei peccatori, che siamo dei cecchi, perché non riusciamo a vedere le cose così come sono, che siamo dei prigionieri, perché abbiamo delle passioni negative, dei rancori, delle forme di appartenenza sbagliata, che ci posseggono, e noi non riusciamo a numerarsi, e uno si rassegna, e dice, se ho fatto così, e cosa devo fare, se ho fatto così, bene, la parola del Signore è anche per te, è per tutti, è per tutti la parola del Signore, sì, ma, ma a partire da quelli che hanno più bisogno, eh, noi non siamo qui perché siamo in donne di eletti, ma perché siamo quelli che ne abbiamo più bisogno, eh, siamo i più poveri, non dal punto di vista solo di una povertà materiale, ma di una povertà morale, di una povertà psicologica, e quindi questa assemblea è un'assemblea di poveri, eh, di poveri, di poveri peccatori, di poveri peccatori, certo, siamo noi, e noi, e noi siamo visitati dalla sua bontà e da questa parola che lui ci regala per la nostra santezza, e noi siamo qui questa mattina volentieri ad ascoltarla, quando ha finito di leggere il testo di Isaia, lui fa una piccolissima omedia, non quelle stufate di Don Giovanni che non la pianta mai, che era messa durante un'eternità, lui dice solo così, oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato, e quindi che cosa vuol dire lui in quel momento? Vuol dire che lui in quel momento, con un certo tremore di anima, forse, chissà se gli c'è anche sua mamma in sinagoga, e chissà, è vero, lui dice ci sono io, e lui comincia a dire che tutta quella parola che Dio ha regalato in tutti i secoli per preparare l'avvenimento grande, in quel giorno si compie, perché è lui quello di cui quella parola parla, tutta la parola di Dio parla di lui, ma dice ma sceglieci, non c'è mai, dice che fa il sole, che fa l'osso, no, no, no, no, no, non è così, se abbiamo tempo di leggerla insieme, se ti viene un po' di raffreddore devi stare un po' in casa, avvertimi che la leggiamo insieme, per vedere insieme che è sempre di lui che la Dio parla, quindi, non solamente bisogna farsela leggerla da lui, ma per capirla bisogna anche mettersi in quella strada che parla in realtà di lui, però adesso bisogna dire un'altra cosa, e c'è anche quella parola parlando di Dio, adesso, a motivo di Gesù, parla di noi, e quindi quella parola è regalata a noi, perché noi possiamo sempre di più essere quella parola, essere quella parola, non un problema di regole, non un problema di mettersi in ordine, un problema molto più profondo, per cui, tu sei un poveretto, ma il Signore ti riempie di sé, è vero, per lo splendore e la potenza della sua parola, e tu in realtà diventi quella parola, cosa vuol dire che si diventa quella parola, sai benissimo, siamo sempre alle lettere dell'innamorata, no, è che quando lei descrive una lettera importante, tu vieni assimilato da quella parola e in certo senso diventi quella parola, perché cominci a dire, ma sì, è proprio così, ma sì, è proprio bello, ma com'è bello che gli dica queste cose, e con questa cosa, capisci, c'è una trasformazione dei tuoi pensieri, dei tuoi sentimenti, dei tuoi progetti, di tutto quello che finalmente ti sembra arrivato, di tutto quello che, certo, questo è bellissimo, e non è che io lo possieda, no, ma però mi viene regalato, e quindi continuamente, mi regali anche questo, ma io sono lontanissimo, prendilo, prendilo lo stesso, prendilo lo stesso, e quindi questa parola che è così lontana diventa sempre più vicina, sempre più vicina il tuo affetto, mi ricordo che moltissimi anni fa, quando abbiamo cominciato a fare un po' di preghiera sulla Bibbia, eravamo in un paesone qui vicino, e c'erano delle suore di cui eravamo diventati molto amici, allora venite a pregare con noi, ma veniamo, ora, le prime volte che si lesevano i salmi, uscivano i differenzi da questa preghiera, non si capisce niente, è tutto anche pieno di durezza, di violenza, ma noi non sentiamo niente, allora noi vogliamo bene la Madonna, mica il San Luis, e poi invece, piano piano, piano piano, piano piano, quella parola lì diventa la tua parola, perché? Perché lui è Cristo, ma tu sei un cristiano, cristiano peccatore? Sì, ma cristiano, ma cristiano, c'è un intendimento dentro di te, capisci? C'è una cosa più grande di te, più profonda di te, che capisce quella parola che tu non capiresti, il Signore ha suono dentro di te, ti trovi in una stanza qui della Casa della Carità, per sei due anni fa, ero a Diacono, e qui, a Cordicella, e c'era su Orgema, una vecchia suora santa, e aveva davanti un bambino, che era nato, proprio allo stato vegetativo, e non aveva mai fatto un passo, proprio, era come un fiore, ecco, una pianta, e, e vedevo, sono entrati in questa stanza, e lei, gli stava spiegando lo Spirito Sancio, e, allora io, ce l'ho, no, gli ho detto, ma, su Orgema, cosa fai? E gli spiego lo Spirito Sancio, e perché? E perché domenica, viene il Vescovo, e gli dà la cresima, sì, d'accordo, sono contento, ma, e lui, eh, tu gli spieghi, e lei mi ha detto, eh, ma c'è lo Spirito Santo dentro di lui, che ascolta. Questa cosa, non è vera, solo per il bambino, in stato vegetativo, è vero, anche dentro di me, il pretasso peccatore, cioè, il Signore, parla, ma lo Spirito del Signore, in noi, ascolta. È vero? E quindi questa parola, viene, viene dentro di noi. Allora, il Papa ha consigliato di comprare, un Vangelino, perché così, quando si è in fila, per pagare il fondo alla coppa, è vero, bisognerà, per stare almeno un quarto d'ora, tu puoi tirare fuori, il Vangelino, e puoi anche, lo saperlo. È importante questo, è importante. sapete, vi dico una cosa inconfidenta, che dopo dovete buttare via, è più importante che andare a Messa. Voi fate benissimo, ad andare a Messa, perché? Perché ci andate, illuminati e condotti dal Vangelo, ma c'è un pericolo, che c'è che se si filata troppo nel cassetto, il Vangelo, persino la Messa, che è il momento più alto della nostra fede, rischierà di diventare una cosa che non si capisce più. Gesti, parole strane, no? e il Vangelo, e il Vangelo, dice, che roba è? Bisogna farlo, c'è il progetto, e per, guai, se non ci vai, va bene, e se dici, vado, la subisco un po', e a partire dalla Messa, rischia un po' di subire tutto, mentre invece, non si può subire niente, non si può subire niente, dice, ma se mi ha male, eh, ma caro, certo, e non lo subisci, non la subisci, la tua malattia, ne fai un atto di obbedienza, ne fai il modo con il quale, anche tu prendi la tua croce di bellezza, e la cosa si ripete, se hai un figlio di carne che non funziona, se avete perso il lavoro, non si arriva a fine mese, e ogni cosa, anche le cose più gravi, e più brutte della vita, vengono riscattate dalla luce del maglielo, e diventano tutte modalità per celebrare, il mistero del Signore, pensate, la bellezza, la bellezza, di poter fare della nostra vita, una celebrazione, del mistero del Signore, e questa è l'importanza della parola, allora, siccome poi domani incomincia, questo libro della sapienza, se qualcuno ha voglia di metterci dentro, può cominciare, oggi pomeriggio, noi lo leggiamo per intero, per avere un'idea, e poi cominciamo, passo per passo, pezzettino per pezzettino, se volete, noi vi possiamo spedire anche, il pezzettino di ogni giorno, con un piccolo commentino fatto sotto, insomma, va bene, per darci una mano, per accogliere, questo straordinario, dono di Dio, se lo fa attraverso la storia, del piccolo popolo degli ebrei, se lo fa in pienezza, attraverso questo piccolo uomo, che è Gesù, però, c'è un fatto, che questo piccolo uomo, che si chiama Gesù, è Dio, è Dio che è diventato, uno di noi, è Dio, in mezzo a noi, è Dio, nella sua parola, è Dio, nel tuo cuore, è Dio, nel nostro volerci bene, è Dio, nelle lacrime, come nei sorrisi, nella fatica del nostro lavoro, nel dramma, di un lavoro perso, dappertutto, sempre, Lui, gioca con noi, la partita della vita, vale la pena, accoglierlo, e seguirlo.