Celebremo la Pasqua come il grande incontro di due destelle, il terzo e il pieno di rompere e prepotente di Dio di incontrarsi con noi, di raggiungere ognuno dei suoi figli. L'amore appassionale che si arresterà solo di fronte all'ipotesi della respirazione, ma che sarà capace di entrare sino all'abisso della passione. Questo desiderio irresistibile e inarrestabile di Dio di poter abbracciare ognuna di queste sue creature, amatissime. Dall'albero, e qui certo tutto sta più dedicato e gioato, ma noi desideriamo quest'anno di trovare nel Signore il coraggio di affermarlo con permetta e pace, l'indubbittabile desiderio di tutta l'umanità. di avere in mezzo a noi, il Signore. Lui ci desidera, ma anche noi, lo desideriamo. Non siamo capaci di esprimere questo testetto. Purtroppo tante volte non siamo in grado di arrestarci davanti alla nostra disperazione e disperiamo sulla possibilità di incontrare. Ma anche in via di speranza che forse con un grido ci porta ancora questo testetto di incontrare il Signore. Certo. Non ho mai conosciuto nessuno che non abbia il testetto di incontrare il Signore. sono passato, forse accanto a molte persone con disattenzione, con prezze del cuore. Allora certo meno sono stato capace di percepire questa sentenza. ma quando Dio mi ha concesso di essere attento con affermi, in ogni anno, in ogni anno, anche in quella che ho trovato con l'apparecedenza più lontana e più apparecedente di natura, ho trovato con piena l'assenza. E Gesù è collocato da Dio proprio al confine di questi due straordinari testi. Certo questo vi da la risposta alla domanda che abbiamo più volte rispettuto a Dio in nome di Cristo. La domanda dell'antico salvo è Dio mio Dio mio Dio. Perché mi hai appassato? Perché Dio lo abbattona in mano nostra. E non c'è nulla di questo. E' un regalo totale. E' un regalo assolutamente non trastenuto. E' il regalo più totale che Dio fa con se stesso. E' Dio che nella carne del figlio si dona all'umanità un dono senza riserva. E' quello stesso figlio Dio che dalla croce grida il salvo antico Dio mio Dio mio. Perché mi hai appassato? Interpretando così anche tutti i nostri abbandoni. Ci dice infatti il secondo motivo di questo abbandono. Dio ce lo regala e quindi l'abbandona totalmente perché sia totalmente nostro. E Dio lo regala a noi che bisogna dirlo. Siamo abbandonati. Siamo abbandonati anche noi. Anche noi, molte volte noi, sentiamo nel nostro cuore il testegno di questo canto da Dio mio Dio. Perché mi hai appassato? Nelle ferite della nostra carne o in quelle del nostro spirito, nei drammi del nostro amore, nella misteriosa assurdità del nostro odio, Siamo anche noi, molte volte quasi affiorando, distinto dal cuore dell'altra. Dio mio Dio, perché mi hai appassato? Anche noi, sbarriti in giardino alzio, ci sentiamo appassati. Abbiamo cercato di riparci molte compagnie. Staviti, compagnie, compagnie limitate, idoli amati. In ogni caso, come ci avvertiva qualcuno in questi giorni, idoli brevi, che per un istante ci hanno illuso di essere capaci di riempirci il cuore. Ci hanno abbandonato anche loro perché non sono capaci di resistere davanti al Dio. I figli sono sempre un po' per cenare. E fu, perché il mondo di noi non importa il resto. E il nostro dramma è che colui al quale invece importiamo molto. In realtà, bisogna dire, ci ha abbandonato. Noi l'abbiamo abbandonato, lo so. Ma insomma, in realtà, poi ci sentiamo abbandonati anche noi. Per questo il Cristo è il grande abbandonato dal Dio. Il nostro amico è il grande abbandonato dal Dio. I nostri ragazzi a scuola, quest'anno, stanno studiando una figura singolarmente importante in tutte le culture del mondo. La figura dello straniero. La figura dello straniero è la figura dell'esiliato, dell'esilo, del proprio, del cacciato dalla sua terra. È la figura che avete ritrovato questa mattina nella straordinaria memoria della lettera dell'Apostolo ai cristiani di Filippi, quando, invitandoci a avere gli stessi sentimenti di Gesù, ci ricorda che appunto Gesù non ha tenuto come rabbina la sua appartenenza a Dio e la sua condizione di figlio, ma ha ammigliato a se stesso. E ne lo perlietta al Padre, volontariamente, è venuto in mezzo a noi, esiliato, perduto, proprio, straniero. Tant'è che poi amerà presentarsi talvolta a noi come straniero, se ricordate. Ne parlavamo con questi giovani amici i giorni scorsi. Tutti ricorderete la parabola che dice di quell'uomo straniero, estraneo perlomeno, di quel samaritano con passione che c'è nascosto sotto quello straniero? Lui, lui che sa fare il straniero. E ricorderete forse quel tramonto di Pasqua, quando, non sapendo lui del perché della tristezza dei vogli di quei due pellegrini, a lui si dice, ma sei intusso così forestiero in Gerusalemme. Perché mi hai abbatato? Ma questa mattina, alle porte della città, l'asso scinturiale dei cittadini, queste due condizioni di esilia si sono incontrate fra noi. E noi, con affetto e forse anche soffocandolo un po', se lo siamo portati dentro la storia, dentro al cuore, dentro alle interrogazioni della nostra anima, dentro alle ferite del capito del sport, dentro a tante disperazioni che, almeno in frammento qualche volta anche noi, nella modestia della nostra esperienza, tuttavia portiamo. E il grande esitiamo è venuto in mezzo a noi, gli esitiamo in un'unità. E quindi tutto è già diverso. Certo? Si pone sempre una domanda, in questa mattina delle pavole, che rapporto c'è tra quella grande folla di discepoli e questa folla che adesso abbiamo impersonato noi per chiedere la sua croce? Che rapporto c'è? E qualcuno preferisce dire sono due folle diverse. Si fa una differenza, perché, come facevo notare a qualcuno di voi ieri sera, entrando in questa domenica straordinaria, la particolarità della memoria di Luca, in ordine a questo ingresso che abbiamo celebrato la cuore con le sue parole, appunto quella di parlare di una moltitudine di folle e di discepoli, identificando la folla e i discepoli. E tra l'altro gioivo nel mio cuore per ringraziare il Signore di questo bel titolo, che dava prima di tutto a me discepoli, che così vecchio ancora sono lì a sperare e a perdere di diventare discepoli. E soprattutto ero contentissimo per voi, discepoli, il titolo più alto secondo me, che è un'ora di vita. L'onore più alto che una creatura umana può accettare. Mi faceva piacere che lo dicesse di te, lo dicesse del più piccolo e lo dicesse del più alto. Di scepoli, una grande folla. Ebbene, verrebbe quindi la tentazione di separare, no? Questa folla di discepoli accogliente, festosa, che lo riceve, che ne riceve in bacio d'amore, che l'abbraccia, che lo festeggia, da quest'altra folla che adesso abbiamo celebrato, appunto, con le parole o dell'orgoglio di Pietro, o del tradimento, o della divisione, o del rifiuto, o del veicino. Sono due folle diverse, ma no. È la stessa folla. È la stessa folla. Sono in realtà queste due condizioni che sono nel cuore di ciascuno di noi. Se mai la domanda da farsi è il come può essere questo. Come mai quella folla festante diventa questa folla assassina o fuggitina? Come mai? Ma perché tu sei così. Perché io sono così. Perché questo è il trappa della nostra esistenza. Perché Gesù è, in senso assoluto, la grande contraddizione della mia vita. Ma mi permetto di dire, anche della tua. E dice, ma se chiedi la croce, sicuramente non lo hai. Beh, io ti dico che mentre chiedi la croce, gridi disperatamente il tuo amore. Ma questo molte volte le scritture ci avevano preparato. Noi questa cosa la conosciamo benissimo. Perché, come vi leggevo in questi giorni dei testi dei Sapienti Piani, particolarmente nei primi capitoli del libro della Sapienti Piani, perché lui è tutto quello che io non so. Lui pensa i pensieri che sono propriamente i miei e che io non faccio affiorare alla mia vita. Lui è quell'io che io non so. Ma sempre il quale io non sono mai me stesso. Perché io non sono capace di voler me. Ma finché non vorrò bene non sarò me stesso. Io non sono capace di voler me stesso. Io non sono capace di voler me stesso. E la forza dei discepoli è la stessa forza che lo respinge, che lo nega, che lo tradisce. Mi voto se c'è una figura di grandissimo interesse nella memoria particolare di Dume. Secondo me, ancora una volta è pieno. E forse non è un caso che debba essere lui poi a guidare questa colla di discepoli. E' proprio questo. Un po' presunzione, un po' credimento, un po' pianto, un po' sfidio. Un po' da una parte, un po' dall'altra. Dentro e fuori da questo cordile dove si fa il gioco della verità. Chi è? E io un po' dentro. A dire, eh sì, mi vado dietro. E un po' fuori perché tu non lo conosci. Ecco, la stessa forza, noi siamo noi. E però nulla di quello che potevamo pensare prima, circa quel desiderio, nulla viene a meno. Allora, mi permetto solo di segnalare qualche cosa che in modo particolare, appunto in questa memoria ancora di Luca, della passione che abbiamo recitato insieme. Tra l'altro, eh, è bellissimo celebrare così la passione. È vero. Magari se chiediamo al Papa, facendo la proposta per tutti, è molto bello che tutti diamo voce a tutti, no? Questi due diacoli che uno dà voce a Gesù e l'altro è il grande narratore e quindi è la voce dell'Evangelista e noi che siamo la voce della Gesù. Volevo segnalarvi appunto due, due passaggi. Uno molto delicato. Subito all'inizio lo si trova. Forse allora non eravamo ancora, avvenuta pronto, ma noi non dovevamo dire niente. Ed era all'inizio, diceva. Solamente il Vangelo di Luca si ricorda un'espressione stranissima di Gesù. Stranissima, no? Giusto. Ma singolare. Dove lui dice ai suoi quando sono seduti a tavola, io ho desiderato ardentemente mangiare questa pasta. E più volte ci siamo accorti che di per sé questa parola, questo misterio, è una parola pericolosa, che in genere funziona male. E quindi lui usa una parola audacissima, quasi della coefficiente. Ho desiderato ardentemente mangiare questa pasta. Secondo me, vedete lì, in una ristura della carne di Cristo, irrompe alle nostre coscienze il sentimento di Dio. Se noi vogliamo qualche cosa ci travedere del sentimento di Dio, ecco, va affolta questa parola di Dio. Ho desiderato ardentemente mangiare questa pasta. Ci ha impiegato tantissimo arrivare. Guardate che questo arrivo a Gerusalemme non è stato preparato solamente da tutta la sua vita terrena, fin da quando l'abbiamo accolto nella nostra chiesa di San Martino, carne di bimbo. figlio di settore per i quali non c'era posto. Visitato dai lontani, oronato dal po' e perseguitato dai suoi. Ma non è solo da lì. È fin dal principio che quel viaggio è cominciato. Un viaggio straordinario. Un'avventura meravigliosa che Dio ha intessuto nella storia degli uomini. saltando sempre più dentro nella loro vicenda per cercare. Ha cercato moltissimo. Recentemente passavo, non viaggio, sempre nella scrittura, passavo accanto a quel punto dove si dice che era la loro sesta e che lui era stato. E che diceva quella donna, dammi davvero. È un altro modo di raccontare quell'incontro. e lui diceva, dammi davvero. E il padre dell'antica chiesa commenta, ha sete di lei. Ho desiderato argente di lei. Ho desiderato argente di lei. Sentite, mettetevi in questo destello a te, che Dio ha, di fare della vostra vita un banchetto con lui. Ancora più recentemente passavo per quel capododice dell'Evangelio secondo Giovanni dove si dice che nella sua bella casa di campagna, Marta serviva per una cena fatta a Gesù e l'altra era uno dei commensati. Come è bello pensare che il desiderio di Dio è che voi siate i suoi commensati. Il suo desiderio di entrare in casa nostra e di cenare con voi. Quando bussa apriti su. Questo desiderio che questa mattina noi testoriamo lanciare intorno a noi, vicino e lontano, nella speranza che questo canto del desiderio di Dio provochi qualche cosa in voi. Mi piace un po' scherzare qualche volta con qualcuno di voi dicendo Ma ti fissavano le orecchie. E allora voi prendete un po' paura perché sapete che io sono mazzo. Dice ma cos'è cosa hai pensato? Cosa hai pensato? Non penso poi niente. Ma perché penso che molte volte succeda questa cosa. Che voi pregate ardentemente per una persona che ti è cara e non è qui e in questo modo promuovete e provocate il desiderio ardente di Dio In questa persona lontana si sente come toccata, visitata. Dice ma cosa sono? Sono gli angeli che voi con la vostra preghiera ardente inviate promuovendo il desiderio ardente di Dio. Questa cosa gli resta un po' dentro evidentemente al Signore perché poco dopo quando deve dire le parole per dare la cena della Pasqua anche lì dà il corpo aggiunge una parolina che martirà un po' di Dio. Anche è stata presente tra l'altro nel cammino della nostra Chiesa. perché quando gli dà il corpo gli dice, gli dai padre, gli dice prendete questo è il mio corpo e abbiamo assolutamente che è dato per voi, che è dato. Vento no? Questo corpo dato. è vero. Il corpo di Cristo non lo si può qualificare bene se non in questo modo è partito da tutti. È un corpo dato. Non è chiuso, non è rapace, non è solitario, non è aggressivo. Com'è il corpo di Cristo? D'anni. All'imattina a dir nella mia Chiesa con la mia gente prendete questo è il mio corpo e anche se sei capito ti viene dentro un misterio sprungente che anche per te questo possa essere la teglia il tuo corpo d'anni. Dove sorride la vita se non sa dove appunto si può dire prendete e dà. dove la vita trova finalmente la sua direzione, il suo significato la direzione ultima di ogni desiderio se non fanno so niente. Prendete e dà. A quanto a questo desiderio di Dio però io volevo segnalare anche qui nel verso della passione il desiderio nostro. prima di tutto delle donne. Non dicono niente le donne. Anche lui che dice a loro che e non certi modi di corretta. Ma leggo poi che loro non desideranno. Continueranno ben pieno. Se lui ha un pochino le ha di paurino. E' bellissimo. Questa specie di contro movimento. E' vero. E' vero. E' provata a riosservare questo testo della passione. Da li sta succedendo qualche cosa. C'è una persona che si tratta di un modo nuovo. Diverso, unito. Sono delle donne. Anzi, come si espliciterà molto bene, sono male. Vanno dietro al loro figlio. E' fisico. E dunque è una umanità nuova. E' incomincia a seguire Gesù. Ha trovato il tempo. Ha trovato l'atteso, l'amato. E' solo Luca si è accorto di queste donne. E vanno dietro e piangono. Il viaggio verso la croce è breve. E ci troviamo accanto all'altra grande figura. In ogni modo certissima ed espressiva del testo. E avete già capito, no? E' solo Luca che ne parla. Ricordati di me. Ricordati di me. La meraviglia di questa prima preghiera. Quando un'anima può dire ricordati di me. Se è aperta. Se è aperta. Se è aperta. Tanto che vi do un piccolo suggerimento a proposito di questo. Perché mi sembra importantissimo per la vostra sabietà quotidiana, anche se una vostra amica, un vostro amico, un nostro, dice a voi, ricordati di me. L'accogliete con preghiosità. Perché è una preghiera. Perché si comincia a pregare quando di fatto si comincia ad avere bisogno dell'altro. Si comincia a pregare quando in qualche modo ci si appoggia all'altro. Quando finalmente si vede che la mia vita da sola non può. Ma trovo qualcosa. Ricordati di me. E non ditevi in modo troppo pomposo, subito, si dirò per te delle Ave Maria. Perché potrebbe anche non capire. Ditevi così, se ti ricordatevi. Ditelo molto seriamente. Ti ricorderò. E poi fatevi. E dopo ci pensate voi. A chi lo ricordatevi. Come lo ricordatevi. Con quale tono di voi lo ricordatevi. Con quale passione, di invocazione lo ricordatevi. Ricordati. È questo primo grande rappresentante del testiero che abbiamo. che abbiamo. Questa figura che proprio perché potrebbe essere disperata e l'altro che è di fianco dall'altra parte di lui è il segno di questa ovvietà della disperazione. Si muore perché si è fatto del male, no? Perché si muore? Perché abbiamo fatto del male. Ma tu ricordati. In questo, vedete, c'è tutto di più grande all'esterno. E tra l'altro, forse qualcuno ascolta. O in ogni caso lo spirito che sempre ascolta e li trasmette. Come sapete, crea subito un contatto lì ai piedi della croce con l'esecutore della contatto. Il capo della centurita. E qui è molto interessante perché Luca apparentemente lo tiene più lontano. Matteo e Marco, se hai presente, mettono sulle labbra di quell'uomo di per sé una parola estremamente più impegnativa, che lascia spallordini perché visto come è morto dice, ma è figlio di Dio. Invece, secondo Luca, questo capo della centuria ha bisogno ancora del tuo affetto appassionato, della tua scommessa sulla fede. Perché la fede sembra che va sommessa. Perché lui non ha detto che cosa ha detto? Questo uomo era giusto. Questo uomo era giusto. Caro capo della centuria, che bravo. Che piacere ci fa, avvertire com'è Dio non mi tenga conto di quel che è inconfinato e ti scolli da se stesso. E ti consegna lo stupore. In qualche modo è più inebriante la cosa, capisci? Perché ti fa cogliere il cammino della fede nella desigliatette del Sols Valdes. E quindi, in questa grande provocazione della tua sapienza d'amore, che è quello di saper cogliere i sintomi, i primi accetti, i vagini della fede, quando appena appena si manifestano. Perché, come anche tante cose recentemente abbiamo potuto dirci, sì sì, è vero che c'è una bella differenza tra la fede e l'incredibilità, ma in questa differenza tu, tu dove sei? Sei nella fede, sei nell'incredibilità, sei lì in mezzo, dove sei? E' insondabile questo cammino. E' insondabile questo cammino. Mi guardatevi, quell'avvertimento di Gesù a quello straniero. Tu solo continua a credere. E l'altro ti risposta. Io credo, aiuta la mia incredibilità. E noi siamo soli. Io credo, aiuta la mia incredibilità. Forse il segno che credi è la percezione della tua incredibilità. Forse credete di credere e credevi niente? Adesso. Insomma, vedete, tutto si sta muovendo. E quindi l'umanità, in questi giorni, sta riscoprendo il suo nascello. Dio è delicatissimo. Lo dicevo anche delle persone con le quali sono stato a pregare qualche giorno insieme. E Dio non può permettersi una cosa. Di farsi vedere tutto il tesibello che lui ha. Non può. Perché se tu lo facessi, se lui lo facesse, tu moriresti. Non potresti più andare avanti. Saresti già interamente bruciato. Allora lo fa per accenni, per angeli, per parabole, per sentire del tempo, per occhi di persone amate. Lo fa per accenni che pure sono fulgoranti del tempo. Ma lo fa piano piano divirti nel suo desiderio di dirlo. E così piano piano cresce il tuo desiderio di dirlo. La promessa per questa settimana è questa. Che se tu ti abbandoni con pienezza di semplicità interiore, adesso non abbiamo il tempo di ritornare a certe cose che in questi giorni ci siamo detti, secondo me, importantissime, sulla liturgia. E su come bisogna saltarsi dentro. Insomma, fa costo in ogni modo di essere come un figlio. Che salta dentro in un grande gioco. E finalmente capisce che quel gioco è la realtà. La liturgia è una rappresentazione. Sì, rispetto alla quale tutto il resto è un po' finito e un po' alienazione. Anche la cena di casa tua è un dato reale. Ma è in realtà che mi mette un po' alienato rispetto alla verità assoluta, totale, di questa cena che io mi parlo. Bene, se tu potrai avere questa grazia in questi giorni di buttarti dentro in questo grande gioco che è la realtà, non solamente scoprirai dentro di te ugualmente forte il desiderio di dirlo. Per cui mi è capitato in questi giorni di consentire a una persona che me lo chiedeva come se io potessi dare il permesso, ma visto che me lo chiedeva, io glielo dà. E mi ha detto, ma sì, se vi vuole bene, ma si rende conto che vi voglio bene io, ma io voglio che lo capisca. glielo voglio gridare. Ma io gli ho detto, ma grida, perché penso che sia proprio bene. Ma cosa è che? Di essere solo lui e non essere più bene? A me se non leggere quello che mi diceva questa roba. Grida di no, ma certo. Ma certo. Dove essere solo lui che ti vuole bene? Dentro di te si non c'è una cosa enorme che ti vuole bene tutto. Sì. Perché questo desiderio non solamente ti fa capire chi è Gesù, ma ti trasforma in lui. Nell'evità di sentimenti, cioè insieme. E se lui Gesù è messo in questo confine stretto tra il desiderio di Dio e il desiderio dell'umanità, la fede di Gesù ti porta a vivere su questo frammento della storia e della creazione, che è l'essere in mezzo tra l'amore di Dio e l'amore dell'umanità. Quella amore che Dio ha voluto regalare alle umanità, ma che l'umanità ha preso. Noi non celebiamo la Pasqua davanti a un mondo che è tutto nel nulla e nella distrazione. Questo non è vero. Ci sono molti mali, ma noi in questi giorni siamo qui per celebrare l'evidenza, la forza, la potenza di questa volontà di Dio che sta già violento nel presento del cuore e nel presento della storia. Sosteniamoci molti, Dio, con l'affetto, con la preghiera, domandandoci perdono senza qualche ombra fra di noi, tutti insieme domandando perdono al Padre, riconoscendo che la nostra allontanata non è il suo desiderio. Ebbene, troveremo insieme la tutta di me di questa promessa. Dio, vi custodisca della sua pace. Grazie.