← Torna alla ricerca

MercolediDelleCeneri-Giovanni_Nicolini-20100217.mp3

Data: 17/02/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ecco, allora questa sera si parte. Domenica fanno il primo passo, quelli che celebrano il battesimo, sono forse un grande o un piccolino, ma questa sera proprio si parte. E appunto si parte bene. Certe volte sono piccole cose che cambiano molto però. E qui è successo che le parole che abbiamo incontrato questa sera sono state un pochino rivedute nella nuova versione delle scritture. E quindi sono molto più potenti. Non pensavo che avessero il coraggio. Anche perché soprattutto il testo della seconda lettera ai Corinti porta l'affermazione più dura, più forte, più violenta che è presente nelle scritture, nelle scritture del Nuovo Testamento, per parlare di Gesù. Perché dice che colui che non aveva conosciuto peccato, cioè appunto Gesù, diceva la vecchia traduzione Dio lo trattò da peccato in nostro favore. Ma il testo appunto è molto più incisivo, impressionante, e dice che appunto colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato. E quindi descrive l'incarnazione del Verbo che abbiamo festeggiato a Natale, il cammino di Gesù in mezzo a noi, e la sua obbedienza fino alla croce, come una immersione totale nel peccato. Lo fece peccato. Ho visto che qualche nota dice che potrebbe darsi che Paolo qui, scrivendo questa frase, intendesse parlare di una vittima per il peccato. Però è una lezione che non c'è e poi se si pensa alle triste opinioni che di questo Gesù avevano gli iscrivi, i sacerdoti, il sinedrio, è difficile pensare che lo pensassero come la vittima per il peccato. Lo pensavano un malfattore, lo pensavano un'autoidolatra, fra l'altro. e quindi l'espressione, capite, è fortissima ed è molto, molto importante. Segna in qualche modo tutto il volto della scrittura, segna in qualche modo profondissimo tutto il cammino della fede. Io ho l'impressione, cioè, che voi, che vedo avete preso un certo gusto per il Vangelo e per Gesù, vi è simpatico Gesù, credo che molto, molto dobbiamo proprio a questa rivelazione potentissima che abbiamo ricevuto dalle scritture e che anche il testo di Gioele, cioè la prima lettura profetica, mette molto in evidenza, anche qui, cambiando alcuni termini e rendendoli in modo più fedele al testo ebraico e molto più forti. Quando, per esempio, parla di lui, di Dio, dice perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira e di grande amore e fin qui tutto bene. Però sentite cosa dice adesso? Pronto a ravvedersi riguardo al male. Ravvedersi? Dio che si ravvede? Ma non si è mai sentita una roba così. Come fa a ravvedersi quello che è là tutto perfetto? E invece addirittura si converte. Si converte. Qui proprio il testo non ha avuto sufficiente sprint, però, insomma, chissà che non cambi. Dio che cambia. Ma, come fai a dirlo? I teologi saltano per aria se gli dici che Dio cambia. Dio non può essere che è sempre là, perfetto, eterno, uguale a se stesso. Ma non è così, invece. Non è così. Tutte le scritture dei padri ebrei sono pieni di questo. Quando noi eravamo in avvento, a un certo punto abbiamo letto una preghiera di Israia che dice ma noi ci dobbiamo convertire. Allora dice convertiti e noi ci convertiremo. Perché tutto il bello che è successo tra di noi è successo per questo motivo. È successo perché lui si è convertito a noi. Questa sera noi siamo qui a festeggiare la conversione di Dio. E a che cosa si è convertito? A noi. Alla nostra povera persona, alla nostra storia ferita. Si è convertito, si è commosso, ha avuto compassione, si è fermato, si è innamorato di noi. eravamo una povera creatura nuda, ferita, abbandonata nel deserto per tutti i guai che abbiamo anche combinato, eh, per carità. Non c'è giustificazione. Ma la cosa meravigliosa è che lui non è stato capace di procedere oltre noi. Perché la conversione a Dio non è mica possibile. Non è mica possibile. Ci sono delle religioni che fanno far pazzie per convertirsi a Dio, per riuscire ad arrivare là, a rampicarsi. E bisogna dire che anche in una certa tradizione secondaria un po' deviata è anche il cristianesimo bisogna dire che ha passato delle stanze e dei corridoi delicati. Era una certa moda dell'estasi, dell'andare in su, dell'elevarsi, un certo sentire dei profumi, sollevati da terra e c'è un pochino, eh, la carità, tutto abbastanza moderato. Ma non conta niente. Non conta niente. Perché quello che conta, come tante volte in questa stanza si siamo già detti, non è che noi andiamo in su verso di lui. Andare in su verso di lui è pericolosissimo. Si rischia poi di darsi una ciancia, tutta una spocchia e si rischia di mollare la vicenda di tutti. Invece no. Invece noi siamo tutti insieme. Certo, giochiamo male, quindi qualche volta siamo spietati l'uno con l'altro, ci giudichiamo, facciamo delle grandi figate, ma poi quando rientriamo in noi stessi, noi siamo tutti dei poveretti. Cosa vuoi che ci alziamo da terra? Bisogna che venga lui. E appunto è questo che noi siamo venuti a sapere, ma non a sapere, a sperimentare. Perché noi siamo qui questa sera, non perché noi siamo stati capaci di lui, ma perché lui è stato capace di noi. Perché lui ci ha amati come eravamo e come siamo. Perché lui non ha messo condizioni per la salvezza. Nelle preghiere risalta fuori, stamattina ho dovuto tutto riprendere, da cui un po' il latino non so poco, ma tutta una traduzione perché la traduzione italiana non resiste. Perché tu sei clemente con chi si converte. Eh, buona, allora bisogna che io mi converta, allora te sei clemente, ma niente affatto, è vero il rovescio. Può darsi che un po' mi converta, tanto tu sei venuto vicino e mi hai avvolto di te. Questa è la meraviglia della fede dalla quale siamo stati generati e dalla quale proveniamo. La bontà assoluta di Dio senza condizioni, il suo amore per noi senza condizioni, senza condizioni. Questa sera noi festeggiamo per questo motivo, capite, la conversione di Dio. E perché? Ma non lo so, perché non lo sappiamo. Forse ha capito che non funzionava il sistema, perché già in fondo tutto quel regalo del Sinai, della legge, certo era un buttarsi giù in mezzo a loro, è vero, e si era anche molto divertito in quei quarant'anni nel deserto. Se ricordate quando un po' impressionato e preoccupato il re Davide si accorge di avere una bellissima villa di legno di cedro e Dio ancora là nella sua tenda, dice, ma per te non ci bisogna non fare così, bisogna che gli facciamo anche noi una bella casa. Ma Dio che è claustrofobo, ha paura di stare dentro le cose, dice, no, no, no, no, no, no, no, guarda che io stavo benone nella tenda e per quel grande viaggione che ci siamo fatti ho avuto un gran gusto che la mia tenda fosse in mezzo alle tende di Israele. È bellissimo, no? Pensare a questo Dio che ha camminato con loro. Quindi, certamente dei passi di confidenza gli aveva fatti, non c'è dubbio. Eh, però, di che cosa si rendeva conto? Che non bastava, che non bastava. Una persona lucida come San Paolo cosa dice? Eh, certo, la legge è santa, eh, è santa, viene da Dio, non c'è verso che spazi, però non salva, non salva, continua a farti vedere che sei un mascalzone, però non è capace di tirarti fuori dal buco, è capace di denunciarti, ti serve abbastanza perché così la smetti di sentirti chissà che, sei un poveretto, però non ti tira fuori. E chi è che mi tirerà fuori? Lui! Mi tirerà fuori lui perché verrà, perché si caccerà nello stesso buco dove sono io. Eh, abbiamo detto la messa all'ospedale, eh, perché ci hanno fatto tutto il nostro dovere oggi. Messa là, ceneri là, a cavolo, ma lì, eh, eh, si scherza mica, eh, perché lì è proprio il buco, eh, per molti è proprio il buco. Allora, e allora lo capisci lì che cosa vuol dire che lui viene lì, che lui viene nella mia morte. Eh, allora lì lo capisci. E però, in modi diversi, mi sembra, non si può sempre capire. Ai nostri figli si può essere più attenti a insegnarli. Perché se no, facciamo sempre una religione meritocratica, no? Eh, come nelle carriere, come adesso vogliono fare, anche con gli impiegati pubblici, insomma, tutte queste complicazioni. È vero. Eh, certo, si premia sempre quello bravo. Invece, no, si raccoglie il più piccolo, si raccoglie il più povero, si raccoglie il più lontano. Io ho dei problemi, eh, per questo ragazzo straniero che prepariamo al battesimo. Una persona soava. È al dormitorio. Dico, è impossibile. È impossibile. Noi prepariamo il battesimo, il nostro caro fratello, dovrebbe essere tutto il nostro cochino, e lui al dormitorio. Beh, ce l'abbiamo dovuto lasciare. È venuto via qualche giorno per noi, è venuto a tirar su dei muri, ha dovuto chiedere permesso al dormitorio, per non perdere il letto. E dice, ma allora, se tu lo chiami, perde il letto, dopo però nessuno si occupa più di lui, bisogna che lo lascia. Sono delle robe. Come si fa? Deve essere il trattato medio, scusa. No. È il segno della salvezza per tutti noi. E' così. E Dio, capite, ci dà invece questo segno assoluto, per cui tutta la Bibbia è la storia della sua conversione. per cui non sono più rimasti spazi invisitati, non visitati, non percorsi. Non c'è nessuno più. È entrato dappertutto. E si può magari scappare via, facendo una po' di autoidolatria, pensando che non ho bisogno di lui, pensando che sono poi bravo anche senza di... Posso pensare. Ma quando faccio i conti con la mia vita, è così. Ed è bellissima questa espressione, dice, ma come è bravo Dio, che è giusto, misericordioso. e poi è pronto a ravedersi. Chissà che non si converta. E aggiunge, che se si converta, poi lasci cadere dietro una benedizione. È bellissima, no? Ne ha talmente tanta voglia di benedirci, che per un po' fa tutto l'impettito, arrabbiato, però l'hai combinato, ma non si fa. Però in realtà non è venuto qui per sgritarci. Vi ricordate, non sono venuto per giudicare, sono venuto per salvare. Chissà che non gli scappi una benedizione anche per me questa sera. Chissà. Capite la meraviglia di tutta questa storia. E il Signore, il Dio, il Padre, dice, San Paolo, lo ha fatto peccato per noi. Lo ha fatto peccato, qui in mezzo a noi. Perché doveva insegnarci che cos'è il piangere, che cos'è il pentirsi, che cos'è il camminare. Capite? Ma abbiamo avuto Dio come maestro. Abbiamo Dio come maestro. Non un maestro per andare a Dio. Per cui certo, sì, sono un po' stupido che siano così tanti stasera. Sono, non mi sono così tanti, mi sembra. Vabbè. Però è chiaro che un sacco di nostri amici non sono qui. No? E però io li penso. E stamattina ho avuto molto desiderio di fare qualche telefono alla fine e dire, vieni anche tu da lui stasera. Poi ho resistito. Perché bisogna essere delicati, non bisogna inciampare le vie di Dio. Ti ricordate, per esempio, quando nel capitolo decimo di Giovanni si parla di quella barca che esce, c'è lui su con gli altri e c'erano altre barche. Chissà chi c'era su. Eh, sono amici suoi. E quando parla del pastore ho altre pecore che non sono di questo ovile. Anche questo bisogna che io chiara. Eh, certo. Lo so che le hai. Lo so che ci sono altre barche e altri ovili. Non voglio crearti dei problemi. Eh, sai tu che sai i modi, i tempi. Dimmi se devo dire qualcosa, se devo fare qualcosa. Bene. E perché? Perché io so che in ogni caso la potenza di questa misericordia è inarrestabile. Tutto questo, capite? Segna l'inizio del viaggio. Io non lo so se poi arriveremo con questa strada fino alla Pasqua come pienezza delle cose che adesso ci stiamo dicendo stasera. È difficile prevedere perché poi c'è un po' di preghiera, poi succede qualche cosa e quindi che volto prenderà alla fine di domenica in domenica il nostro cammino verso la Pasqua che Pasqua celebreremo quest'anno. Come sarà segnata? Forse da questo che diciamo stasera po', vediamo, chissà. Certo, questo è bellissimo. Immaginate questo grande corteo adesso per 40 giorni che vuole in qualche modo celebrare i 40 anni ma che secondo una dizione molto acuta del Vangelo di Marco sostanzialmente è per dire che tutta la vita è così. Che cos'è tutta la vita? È questa gran camminata di 40 giorni, di 40 anni, non so, 3 di 400 anni perché sei in salute, è vero? E via, passo passo, passo passo fino alla casa del padre. È il grande ritorno dei peccatori a casa. Tant'è che anche quella parabola del prodigo, quella parabola cioè del ragazzo mascalzone e che ha speso tutto e che ritorna a casa e qualcuno dice che in realtà quel ragazzo che torna a casa è Adamo ed è la spirpe di Adamo perché ci siamo impadroniti del paradiso, abbiamo voluto tenerci per noi, abbiamo voluto ci arrangiamo, facciamo i fatti nostri, restate nei tre qua e siamo andati via dal giardino ma adesso adesso però si ritorna a casa. Tutta la storia del mondo ritorna a casa. Ci sono dei segni di resistenza, dei segni di difficoltà però è molto importante che impariamo a leggere bene nella storia di ogni persona, nella storia di persone che troppo rapidamente giudichiamo. Se noi ne giudichiamo le persone vuol dire che non siamo capaci di leggere in loro la scrittura di Dio, quello che Dio sta scrivendo e non con l'inchiostro come dice Paolo ma con la penna dello spirito, la storia preziosa di ogni persona. Allora questa è la festa di questa sera. Dice ma allora che cosa resta di tutta questa penitenza? Beh, eh, sì, è vero, è vero. In qualche modo a questo punto c'è un po' di imbarazzo perché poi si arriva al Vangelo che dice che bisogna disunare, che bisogna pregare, che bisogna fare la carità. mica tanto lo dice il Vangelo, mica tanto. Ah, si dice sta attento come lo fai, eh, perché se lo fai per farti tutto bello così perché sei il più bravo e il più buono della parrocchia, hai già avuto la tua ricompensa, sei mister parrocchia e buona. Dice, allora cosa devo fare? Devi far tutto nel segreto. e cos'è il segreto? Il segreto è il piacere dell'intimità con il nostro Padre e il gusto di vedere le cose con il suo sguardo. E quindi in qualche cosa che neanche si vede perché la tua vita è una vita qualsiasi ma tu sei tutto dentro e dietro la meraviglia del Padre. E quando dai una carezza a un bimbo gliela dai con l'affetto del Padre. E quando spezzi un pane per l'affamato lo spezzi col cuore del Padre che è impressionato di questo suo figlio affamato. Il segreto del Padre. Non è una gloria del mondo, capisci? È la segreta letizia della mano e del cuore di Dio che sono già dentro a questa nostra povera storia. Ci sono già. Quando ci salutiamo al mattino quando ci salutiamo la sera quando qui nella tappella è la mattina troppo presto perché siamo andati a letto troppo tardi e il Signore apri le mie latra la mia bocca proclami la tua lode. E che bello che possiamo cominciare ancora una volta la giornata così. Com'è bello che il Signore ancora una volta questa sera ci abbia riuniti per farci partire insieme verso la Pasqua. Com'è bello com'è bello com'è bella questa vita e che è ancora più bella capite? Proprio perché siamo della povera gente perché la gente che è già su che è già posto gusta meno gusta meno e invece noi gustiamo tutto vero? Coraggio bisogna gustare tutto anche di più anche quello da cui siamo rifugiti oggi anche da quella persona che ci sembra assolutamente inospitale prova a ripensare però a ripensare forse c'è qualche cosa di molto bello che ancora non abbiamo scoperto perché è certo che è così allora ringraziamo molto il Signore che si è convertito forse non lo possiamo dire tanto al di là della chiesa della dozza ma tenetevelo un po' per voi le liste però c'è sapete e se voi state attenti vedrete che con questa interpretazione si ascoltano tutte le parole del Vangelo tutte le parole della scrittura tutte tutte vedrete che è così vedrete che adesso queste domeniche è vero saranno una specie di conferma continuamente incalzante del bene assoluto che lui ci vuole questa è la promessa che scaturisce questa sera quando tornate a casa ci sarà ben qualcuno che non è venuto qui beh abbracciatelo nel nome del Signore è il vostro segreto di questa sera è il segreto del gesto di Dio consegnato a voi grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti